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  1. Android 17: con l’AI di Gemini puoi creare i tuoi widget personalizzati con una semplice frase

    Google ha svelato una delle novità più originali in arrivo su Android 17: si chiama "Create My Widget" ed è una funzione basata sull'intelligenza artificiale che permette agli utenti di creare widget completamente personalizzati per la schermata Home, descrivendoli semplicemente a parole. L'annuncio è avvenuto durante The Android Show: I/O Edition, l'evento dedicato alle novità del sistema operativo Android. Come funziona: basta scrivere cosa vuoi Il funzionamento è estremamente […]

    androidiani.net/android-17-con

  2. Android 17: con l’AI di Gemini puoi creare i tuoi widget personalizzati con una semplice frase

    Google ha svelato una delle novità più originali in arrivo su Android 17: si chiama "Create My Widget" ed è una funzione basata sull'intelligenza artificiale che permette agli utenti di creare widget completamente personalizzati per la schermata Home, descrivendoli semplicemente a parole. L'annuncio è avvenuto durante The Android Show: I/O Edition, l'evento dedicato alle novità del sistema operativo Android. Come funziona: basta scrivere cosa vuoi Il funzionamento è estremamente […]

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  3. Android 17: con l’AI di Gemini puoi creare i tuoi widget personalizzati con una semplice frase

    Google ha svelato una delle novità più originali in arrivo su Android 17: si chiama "Create My Widget" ed è una funzione basata sull'intelligenza artificiale che permette agli utenti di creare widget completamente personalizzati per la schermata Home, descrivendoli semplicemente a parole. L'annuncio è avvenuto durante The Android Show: I/O Edition, l'evento dedicato alle novità del sistema operativo Android. Come funziona: basta scrivere cosa vuoi Il funzionamento è estremamente […]

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  4. Android 17: con l’AI di Gemini puoi creare i tuoi widget personalizzati con una semplice frase

    Google ha svelato una delle novità più originali in arrivo su Android 17: si chiama "Create My Widget" ed è una funzione basata sull'intelligenza artificiale che permette agli utenti di creare widget completamente personalizzati per la schermata Home, descrivendoli semplicemente a parole. L'annuncio è avvenuto durante The Android Show: I/O Edition, l'evento dedicato alle novità del sistema operativo Android. Come funziona: basta scrivere cosa vuoi Il funzionamento è estremamente […]

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  5. Android 17: con l’AI di Gemini puoi creare i tuoi widget personalizzati con una semplice frase

    Google ha svelato una delle novità più originali in arrivo su Android 17: si chiama "Create My Widget" ed è una funzione basata sull'intelligenza artificiale che permette agli utenti di creare widget completamente personalizzati per la schermata Home, descrivendoli semplicemente a parole. L'annuncio è avvenuto durante The Android Show: I/O Edition, l'evento dedicato alle novità del sistema operativo Android. Come funziona: basta scrivere cosa vuoi Il funzionamento è estremamente […]

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  6. L’AI nel retail non è più fantascienza: 9 aziende su 10 la stanno già usando o testando

    C’è stato un periodo in cui parlare di intelligenza artificiale nel retail sembrava quasi una cosa da convegno futuristico: scaffali intelligenti, assistenti virtuali, pubblicità personalizzate, magazzini che si organizzano da soli, previsioni di vendita precise come un orologio svizzero.

    Poi, come spesso succede con la tecnologia, il futuro ha smesso di essere futuro.

    È diventato presente.

    Secondo la seconda edizione del report NVIDIA “State of AI in Retail and CPG”, pubblicato a gennaio 2025, l’AI è ormai entrata seriamente nel mondo del retail e dei beni di largo consumo. Il dato che colpisce di più è questo: l’89% dei retailer intervistati sta già usando l’intelligenza artificiale oppure sta valutando progetti, prove pilota e sperimentazioni.

    Tradotto in modo semplice: quasi 9 aziende su 10 non stanno più solo “parlando” di AI. La stanno provando, integrando, misurando.

    E questa cosa cambia parecchio il modo in cui dobbiamo guardare al commercio, ai negozi, all’e-commerce, alla logistica e perfino al lavoro quotidiano di chi sta dietro le quinte.

    L’AI non è più solo ChatGPT

    Quando diciamo “intelligenza artificiale”, molti pensano subito a ChatGPT, ai testi generati automaticamente, alle immagini create con un prompt o agli assistenti digitali che rispondono alle domande.

    Ma nel retail la partita è molto più ampia.

    L’AI sta entrando in tanti punti diversi della catena del nostro lavoro:

    marketing, advertising, customer care, analisi dei clienti, gestione degli stock, supply chain, previsioni di vendita, raccomandazioni personalizzate, contenuti per campagne pubblicitarie e assistenti digitali per lo shopping.

    Non stiamo parlando solo di un chatbot che ti dice quale paio di scarpe comprare.

    Stiamo parlando di sistemi che possono aiutare un’azienda a capire cosa vendere, dove venderlo, quando produrlo, quanto tenerne a stock, come comunicarlo e a quale cliente proporlo.

    E qui, da persona che vive quotidianamente processi, magazzini, flussi, articoli, giacenze e problemi reali di sistema, la cosa diventa molto interessante.

    Perché l’AI non è utile quando fa scena.

    È utile quando ti evita un errore, ti accorcia un processo, ti anticipa un problema o ti fa prendere una decisione migliore.

    I numeri del report NVIDIA fanno capire dove stiamo andando

    Nel report NVIDIA emergono alcuni dati molto forti.

    L’87% degli intervistati dichiara che l’AI ha avuto un impatto positivo sull’aumento dei ricavi annuali.

    Il 94% afferma che l’AI ha contribuito a ridurre i costi operativi.

    Il 97% prevede di aumentare la spesa in AI nel prossimo anno fiscale.

    Sono numeri da prendere con attenzione, come sempre quando si parla di survey aziendali, ma il messaggio è chiaro: le aziende che stanno investendo in AI iniziano a vedere risultati concreti. Non solo immagine. Non solo storytelling. Non solo innovazione da mettere nelle slide.

    Risultati.

    Più efficienza, più capacità di analisi, più produttività, più controllo sui processi.

    E soprattutto una cosa che secondo me sarà sempre più centrale: decisioni più veloci e più basate sui dati.

    La Generative AI è già dentro il marketing

    Uno dei punti più interessanti del report riguarda la Generative AI, cioè quella famiglia di tecnologie capace di generare testi, immagini, contenuti, analisi, suggerimenti e conversazioni.

    Secondo NVIDIA, oltre l’80% delle aziende retail e CPG sta già usando o testando progetti di Generative AI.

    https://www.youtube.com/watch?v=OfgU9f1KHAE&pp=ygUXbWFya2V0aW5nIGdlbmVyYXRpdmUgYWk%3D

    Gli utilizzi principali sono:

    • creazione di contenuti marketing;
    • analisi predittiva;
    • pubblicità e marketing personalizzato;
    • segmentazione dei clienti;
    • assistenti digitali per lo shopping.

    Il caso più immediato è quello del marketing.

    Oggi un brand può creare contenuti diversi per pubblici diversi, adattare campagne, generare testi, immagini, descrizioni prodotto, newsletter, annunci e post social in modo molto più rapido rispetto al passato.

    Però attenzione: secondo me qui c’è un rischio.

    Se tutti usano l’AI per generare contenuti, il vero vantaggio non sarà semplicemente “produrre di più”.

    Il vantaggio sarà produrre meglio.

    Perché una descrizione prodotto generata in automatico può essere tecnicamente corretta, ma fredda. Un post social può essere perfetto nella forma, ma vuoto. Una campagna può essere super personalizzata, ma sembrare finta.

    La differenza la farà chi saprà usare l’AI come strumento, non come sostituto del pensiero.

    L’AI può aiutarti a scrivere, segmentare, analizzare, testare.

    Ma il posizionamento, il tono, l’identità del brand e la sensibilità verso il cliente restano umani.

    Almeno per ora 🙂 .

    Il negozio fisico diventa più intelligente

    Un altro aspetto interessante riguarda i punti vendita fisici.

    Secondo il report, nei negozi l’AI viene usata soprattutto per:

    • gestione dell’inventario;
    • analisi e insight;
    • advertising adattivo.

    Qui entriamo in una zona molto concreta.

    Pensiamo a un negozio che riesce a capire meglio quali prodotti stanno finendo, quali stanno girando poco, quali taglie mancano, quali articoli dovrebbero essere riassortiti prima del weekend o prima di una promozione.

    Questo può sembrare banale, ma non lo è.

    Chi lavora nei processi sa che la differenza tra “avere il prodotto” e “non averlo” può essere enorme.

    Un cliente entra, chiede una taglia, non c’è.

    Magari l’articolo esiste in un altro negozio, magari è in magazzino, magari è bloccato in una fase di sistema, magari c’è fisicamente ma non risulta disponibile.

    L’AI può aiutare proprio lì: non nel fare magia, ma nel collegare meglio dati, disponibilità, domanda e operatività.

    Per me il punto è questo: l’intelligenza artificiale diventa veramente utile quando esce dalla teoria e arriva nei punti sporchi del processo.

    Quelli dove oggi perdiamo tempo.

    Quelli dove una giacenza non torna.

    Quelli dove il sistema dice una cosa e la realtà ne dice un’altra.

    Quelli dove il cliente finale vede solo “prodotto non disponibile”, ma dietro c’è un mondo di movimenti, magazzini, flussi, errori, ritardi e dati non allineati.

    Supply chain: qui l’AI può fare davvero la differenza

    La parte che personalmente trovo più interessante è quella sulla supply chain.

    Il report NVIDIA dice che il 59% degli intervistati ritiene che le sfide della supply chain siano aumentate nell’ultimo anno.

    E non è difficile capirlo.

    Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto: crisi geopolitiche, rincari, difficoltà nei trasporti, cambiamenti improvvisi della domanda, consumatori meno prevedibili, e-commerce sempre più esigente, omnicanalità, necessità di consegne rapide, sostenibilità, gestione delle scorte e pressione sui margini.

    In questo contesto, l’AI viene usata per migliorare efficienza, ridurre costi e rispondere meglio alle aspettative dei clienti.

    Secondo NVIDIA:

    • il 58% dice che l’AI sta aiutando a migliorare efficienza operativa e throughput;
    • il 45% la usa per ridurre i costi della supply chain;
    • il 42% la impiega per rispondere meglio alle aspettative dei clienti;
    • l’82% prevede di aumentare gli investimenti in AI per la gestione della supply chain.

    Qui secondo me siamo davanti alla parte più concreta di tutta la storia.

    Perché nel retail puoi anche avere il marketing più bello del mondo, la campagna perfetta, il sito fatto bene, l’assistente digitale che risponde in tre secondi.

    Ma se poi il prodotto non arriva, se il magazzino non è allineato, se la previsione è sbagliata, se la disponibilità è sporca, se il processo è lento, il cliente se ne accorge.

    Magari non sa cosa sia una supply chain.

    Ma sa benissimo quando un prodotto non è disponibile, quando una consegna ritarda, quando un reso è complicato o quando un’esperienza d’acquisto diventa frustrante.

    A customer expresses frustration while speaking to a retail employee at the service counter.

    L’AI non risolve processi sbagliati

    C’è però un punto che secondo me va detto chiaramente.

    L’AI non è una bacchetta magica.

    Se un’azienda ha dati disordinati, processi confusi, sistemi che non dialogano, anagrafiche sporche, ruoli poco chiari e flussi pieni di eccezioni non governate, l’AI non risolve tutto automaticamente.

    Anzi, rischia di amplificare il caos.

    Per funzionare bene, l’intelligenza artificiale ha bisogno di una base solida: dati puliti, processi leggibili, responsabilità definite, sistemi integrati e persone capaci di interpretare quello che la tecnologia restituisce.

    Questo per me è il grande tema dei prossimi anni.

    Non basterà “comprare AI”.

    Bisognerà preparare le aziende all’AI.

    Che significa mettere ordine nei dati, nei magazzini, nelle procedure, nelle codifiche, nei flussi informativi.

    Un algoritmo può aiutarti a prevedere la domanda.

    Ma se la tua giacenza non è affidabile, se l’articolo è codificato male, se il trasferimento è registrato in ritardo, se il dato nasce sporco, allora anche la previsione diventa fragile.

    La tecnologia è potente, ma non può essere più intelligente del contesto in cui viene inserita.

    Il problema dell’AI spiegabile

    Un dato del report mi ha colpito molto: una delle principali difficoltà indicate dai retailer è la mancanza di strumenti AI facili da capire e da spiegare.

    Questo è un punto enorme.

    Perché in azienda non basta che un sistema dica: “fai così”.

    Bisogna anche capire perché.

    Se l’AI suggerisce di aumentare lo stock di un prodotto, tagliare una linea, cambiare una campagna, modificare un prezzo o spostare merce da un magazzino all’altro, qualcuno deve potersi fidare di quel suggerimento.

    E per fidarsi deve capirlo.

    Non necessariamente conoscere tutta la matematica dietro l’algoritmo, ma almeno avere una spiegazione leggibile: quali dati ha considerato? Quali pattern ha visto? Quali rischi segnala? Quanto è affidabile la previsione?

    L’AI spiegabile sarà fondamentale soprattutto nei contesti operativi.

    Perché chi lavora sul campo, in negozio, in magazzino o in produzione, non può semplicemente ricevere ordini da una scatola nera.

    Deve poter discutere, verificare, correggere, portare esperienza reale.

    La migliore AI, secondo me, non sarà quella che sostituisce le persone.

    Sarà quella che rende più forti le persone brave.

    Retail, AI agent e physical AI: il prossimo passaggio

    NVIDIA parla anche di AI agent e physical AI.

    Qui si apre un capitolo molto interessante.

    Gli AI agent sono sistemi capaci di eseguire attività più complesse in autonomia: non solo rispondere a una domanda, ma seguire un processo, collegare strumenti, prendere decisioni operative entro certi limiti, coordinare azioni.

    Nel retail questo potrebbe significare assistenti che monitorano campagne, analizzano vendite, suggeriscono riordini, preparano report, leggono anomalie, controllano disponibilità, aiutano il customer service e dialogano con i sistemi aziendali.

    La physical AI, invece, porta l’intelligenza artificiale nel mondo fisico: robotica, automazione, visione artificiale, magazzini intelligenti, movimentazione, controllo qualità, store analytics.

    Ed è qui che il confine tra digitale e operativo diventa sottile.

    Perché un conto è un’AI che scrive una mail.

    Un altro conto è un’AI che aiuta a capire come muovere prodotti, persone, merci, scaffali, picking, replenishment, consegne e resi.

    Nel retail moderno, la differenza la farà sempre di più la capacità di collegare tre mondi: cliente, dato e operazione.

    Chi riuscirà a farli parlare bene avrà un vantaggio enorme.

    La mia riflessione

    La cosa più interessante di questo report non è solo che l’AI sta crescendo.

    È che sta diventando normale.

    E quando una tecnologia diventa normale, smette di essere una moda e inizia a cambiare davvero il lavoro.

    Oggi l’AI nel retail non è più solo una promessa da keynote.

    È già dentro il marketing, dentro l’e-commerce, dentro i negozi, dentro la supply chain, dentro le decisioni aziendali.

    Ma la vera domanda non è: “Useremo l’AI ?”

    La vera domanda è: saremo pronti a usarla bene ?

    Perché adottare AI non significa automaticamente innovare.

    Innovare significa usarla per migliorare processi reali, ridurre sprechi, aiutare le persone, servire meglio i clienti e prendere decisioni più intelligenti.

    Il retail del futuro non sarà fatto solo da negozi più digitali o siti più personalizzati.

    Sarà fatto da aziende capaci di leggere prima quello che sta succedendo, reagire più velocemente e costruire esperienze più coerenti tra fisico e digitale.

    E forse, alla fine, l’AI più utile non sarà quella che ci stupisce.

    Sarà quella che lavora silenziosamente dietro le quinte, sistemando problemi prima che diventino visibili.

    Un po’ come succede nei migliori processi logistici: quando funzionano bene, nessuno li nota.

    Ma quando non funzionano, se ne accorgono tutti.

    #9Su10 #ai #CHATGPT #nvidia #retail #uso
  7. È un piacere essere qui a scrivere #Xdown Stasera è veramente un social Xcassato 😉

  8. È un piacere essere qui a scrivere #Xdown Stasera è veramente un social Xcassato 😉

  9. È un piacere essere qui a scrivere #Xdown Stasera è veramente un social Xcassato 😉

  10. Stanotte ho giocato (vissuto?) #Indika per un paio d'ore e sono tentato di scrivere espressioni meme da social che non amo leggere come "mah cosa ho vistoh!1!!/ altro stupore eccessivo, rumore per nulla a caso", ma non lo farò. Mi limito a dire che la capacità di creare, ma anche solo tentare di stupire con una bozza di nuove idee (di per sé più che sufficiente) dei #videogiochi è straordinaria, ancora oggi. Anzi azzardo un rischiosissimo "soprattutto oggi"...

  11. Stanotte ho giocato (vissuto?) #Indika per un paio d'ore e sono tentato di scrivere espressioni meme da social che non amo leggere come "mah cosa ho vistoh!1!!/ altro stupore eccessivo, rumore per nulla a caso", ma non lo farò. Mi limito a dire che la capacità di creare, ma anche solo tentare di stupire con una bozza di nuove idee (di per sé più che sufficiente) dei #videogiochi è straordinaria, ancora oggi. Anzi azzardo un rischiosissimo "soprattutto oggi"...

  12. Stanotte ho giocato (vissuto?) #Indika per un paio d'ore e sono tentato di scrivere espressioni meme da social che non amo leggere come "mah cosa ho vistoh!1!!/ altro stupore eccessivo, rumore per nulla a caso", ma non lo farò. Mi limito a dire che la capacità di creare, ma anche solo tentare di stupire con una bozza di nuove idee (di per sé più che sufficiente) dei #videogiochi è straordinaria, ancora oggi. Anzi azzardo un rischiosissimo "soprattutto oggi"...

  13. Stanotte ho giocato (vissuto?) #Indika per un paio d'ore e sono tentato di scrivere espressioni meme da social che non amo leggere come "mah cosa ho vistoh!1!!/ altro stupore eccessivo, rumore per nulla a caso", ma non lo farò. Mi limito a dire che la capacità di creare, ma anche solo tentare di stupire con una bozza di nuove idee (di per sé più che sufficiente) dei #videogiochi è straordinaria, ancora oggi. Anzi azzardo un rischiosissimo "soprattutto oggi"...

  14. Uso #ExtremeProgramming da quando facevo #debugging all'università, oltre 20 anni fa.

    Una cosa non cambia: scrivere codice è facile, definirne tutto il comportamento no.

    🎤 A #PyConIT 2026 porterò un #workshop su #Python 🐍 e #TDD:
    dalle variabili al primo test, per chiarire cosa il software debba fare prima di implementarlo.

    2026.pycon.it/it/event/primi-p

    #TalksAndWorkshops #python #pytest #BestPractices

  15. Uso #ExtremeProgramming da quando facevo #debugging all'università, oltre 20 anni fa.

    Una cosa non cambia: scrivere codice è facile, definirne tutto il comportamento no.

    🎤 A #PyConIT 2026 porterò un #workshop su #Python 🐍 e #TDD:
    dalle variabili al primo test, per chiarire cosa il software debba fare prima di implementarlo.

    2026.pycon.it/it/event/primi-p

    #TalksAndWorkshops #python #pytest #BestPractices

  16. Scrivere in carcere per evadere e autorappresentarsi
    Lunedì 16 marzo alle 18.30 Fuori Binario organizza un evento di avvicinamento al quarto Festival di Letteratura Working Class, in programma dal 10 al 12 aprile a Campi Bisenzio

    La scrittura in carcere come forma di sopravvive
    perunaltracitta.org/homepage/2
    #FirenzeEDintorni #CollettivoDiFabbricaExGKN #Cultura #DirittiCarcere #FestivalDiLetteraturaWorkingClass

  17. Ricordiamo che la #Russia ha già vinto la guerra (che peraltro non c'è mai stata) e che Putin in questo momento è in prima linea a petto nudo. E questo screenshot è ciò che scrive un #PPP. Zelensky posta un video da Kupyansk e smentisce Mosca: la città non è occupata | Euronews it.euronews.com/2025/12/12/zel

    @attualita

    #Ucraina

  18. 15/08/2025 Luz (P)
    forse ho occhio solo per loro, ma osservo la presenza di #giovani #donne #libere spesso a #seno #nudo come #amazzoni che #sole e #indipendenti frequentano questi luoghi in numero nettamente superiore agli #uomini vedo configurarsi un futuro di #ginarchia in #armonia con la #natura

    resta la frequente #offerta del #seme in #attesa che la #dea #padrona e #signora rivolga la sua #attenzione a #noi #adepti

    (ho una #erezione mentre scrivo)

    #diarioerotico #servodililith

  19. 15/08/2025 Luz (P)
    forse ho occhio solo per loro, ma osservo la presenza di #giovani #donne #libere spesso a #seno #nudo come #amazzoni che #sole e #indipendenti frequentano questi luoghi in numero nettamente superiore agli #uomini vedo configurarsi un futuro di #ginarchia in #armonia con la #natura

    resta la frequente #offerta del #seme in #attesa che la #dea #padrona e #signora rivolga la sua #attenzione a #noi #adepti

    (ho una #erezione mentre scrivo)

    #diarioerotico #servodililith

  20. 15/08/2025 Luz (P)
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  21. 15/08/2025 Luz (P)
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  22. 15/08/2025 Luz (P)
    forse ho occhio solo per loro, ma osservo la presenza di #giovani #donne #libere spesso a #seno #nudo come #amazzoni che #sole e #indipendenti frequentano questi luoghi in numero nettamente superiore agli #uomini vedo configurarsi un futuro di #ginarchia in #armonia con la #natura

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    (ho una #erezione mentre scrivo)

    #diarioerotico #servodililith

  23. I consigli di Montanelli all’ambasciatrice statunitense

    Diversi [nel 1953, cone le elezioni politiche caratterizzate dalla legge maggioritaria ribatezzata “legge truffa”] erano i problemi di cui si doveva tenere conto e che complicavano l’ipotesi di un annuncio apparentemente senza problemi. Innanzitutto era indispensabile valutare l’impatto che avrebbe avuto sui partiti laici di centro, non entusiasti di un sistema troppo concentrato nelle mani della Dc e penalizzante per gli alleati minori. C’era poi una questione tempistica. In parlamento si stava già discutendo l’abrogazione della legge elettorale, quindi l’annuncio andava fatto in tempi ragionevoli e con dati precisi alla mano. Da ultimo, come si diceva, la perplessità di De Gasperi relativa alla nuova composizione di Camera e Senato non accompagnata da una issue d’impatto sull’elettorato. Si riferiva, più di ogni altra cosa, a Trieste, come annotava la signora Luce [ambasciatrice in Italia degli Stati Uniti] in chiusura di conversazione. E la questione, nel caso in cui fosse stata risolta, avrebbe potuto davvero imprimere un corso diverso agli eventi: “Quando [De Gasperi] mi accompagnò alla porta, mi chiese se sarei andata a casa per Natale. Dissi che speravo di sì. Poi, stringendomi la mano, affermò: ‘se il vostro Paese riuscirà a dare Trieste a questo governo per Natale, noi potremo farvi il regalo di annunciare che abbiamo ricontato i voti e vinto le elezioni di giugno, per poi cominciare la controversia coi comunisti. In quel caso potremmo avere qualche possibilità di vincere le future elezioni’ ” <59. Trieste, com’è noto, non tornò italiana quell’anno. Da un lato, i tempi non erano ancora maturi e, dall’altro, prevalse il senso di responsabilità di fronte a risultati e ad un parlamento ormai funzionante e legittimato <60.
    «Le elezioni non sono andate proprio a male – commentava la Luce usando un’immagine “gastronomica” – ma certamente si sono un po’ inacidite. Non offrono presagi luminosi per la nostra linea politica sulla Nato» <61. L’ambasciatrice accusava la stampa americana di aver dato un peso eccessivo al suo intervento di Milano: i giornali avevano fornito «immagini distorte e fuori dal contesto», dimenticando che solo la destra monarchico-fascista aveva esplicitamente attaccato il suo discorso <62. La conferenza del 28 maggio alla Camera di commercio di Milano è stata spesso ritenuta emblematica dell’interventismo della Luce, poiché in quella sede minacciò gravi conseguenze per il sostegno all’Italia in caso di vittoria di una delle ali estreme <63. Una tale interpretazione della vicenda, però, suscita a qualche perplessità. Esternazioni del genere non erano una novità per la diplomazia americana: John Foster Dulles in Germania aveva espresso sostanzialmente gli stessi concetti <64. Tuttavia, quelle di Milano risultarono sgradite al Dipartimento di Stato, che aveva espressamente chiesto alla Luce di non rilasciare dichiarazioni e tenere un basso profilo <65. In più, pochi giorni prima del discorso era stata la stessa ambasciatrice a fare considerazioni analoghe sui pericoli di un’eccessiva ingerenza statunitense. Scrivendo a Ferguson, amico personale nonché influente senatore repubblicano, aveva affermato che gli elementi antiamericani in Italia stavano «ansiosamente cercando prove di interferenza o pressione americana» <66.
    In questo frangente, non è azzardato ipotizzare l’influenza di una personalità importante con cui Clare Luce aveva stretto un rapporto di amicizia privilegiato: Indro Montanelli. Poco prima della partenza per l’Italia, Mrs. Luce aveva ricevuto una lettera del giornalista toscano, suo amico di lunga data <67. Augurandole un magnifico successo, che sarebbe stato «un gran bene per i due paesi», Montanelli così si rivolgeva alla Signora: «Spero di non trovarla delusa dei miei compatrioti, del loro (apparente) cinismo, della loro (superficiale) immoralità. Comunque, li affronti con coraggio, qualche volta con insolenza, e sempre con assoluta spregiudicatezza. Gl’italiani vanno pazzi per queste virtù, forse perché non conoscono la Virtù vera» <68.
    Pare proprio che l’ambasciatrice abbia seguito alla lettera i consigli del giornalista, a cui tra l’altro chiedeva, a conferma del rapporto di fiducia tra i due, un elenco di persone da incontrare a Roma. Montanelli le consigliò alcuni «manipolatori dell’opinione pubblica [sic]» <69. Da neofita della diplomazia e da scarsa conoscitrice del nostro Paese, Mrs. Luce doveva affidarsi necessariamente a qualcuno che la introducesse ai pregi e ai difetti del popolo italiano. Montanelli fu il suo “Cicerone” prima della partenza, dato che avevano passato molto tempo insieme a New York <70. Ma continuò ad essere una figura di riferimento molto ascoltata anche in Italia, suggerendo perfino vie d’uscita
    extraparlamentari. Non fu perciò solo una concezione semplicistica e grossolana della politica e della capacità americana di influenzare l’Italia a dettare il tenore dell’intervento di Milano a una settimana dal voto. Pesarono, come spesso accade, rapporti di amicizia, situazioni contingenti e tanti dubbi. Dubbi che, da quanto risulta dalla documentazione, rimasero in Clare Boothe Luce fino alla fine, facendo conoscere aspetti finora trascurati dell’ambasciatrice come, appunto, i tormenti sulle decisioni da prendere.
    [NOTE]
    59 Memorandum of conversation, C.B. Luce, A. De Gasperi, November 21, 1953, NARA, RG 84, Italy, U.S. Embassy, Rome, Records of Clare Boothe Luce 1955-1957, Lot File 64F26 (d’ora in poi RG 84, CBL), Box 4, f. Memoranda of conversations ’53.
    60 Pietro Ingrao, tra gli altri, ha sottolineato la correttezza di De Gasperi e Scelba nel prendere atto dei risultati, si veda C. Rodotà, Storia della legge truffa, cit., p. 105; M.S. Piretti, La legge truffa, cit., pp. 210-211.
    61 C.B. Luce to C.D. Jackson (Special Assistant to the President), June 19, 1953, FRUS, 1952-54, VI, pt. 2, pp. 1612-13. Si veda L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 7.
    62 C.B. Luce to C.D. Jackson, cit., pp. 1612-13.
    63 M. Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., p. 977; A. Brogi, L’Italia e l’egemonia americana, cit., p. 74. Per il testo integrale del discorso in lingua originale si veda LOC, CBLP, Box 686, f. 4, May 28, 1953. Sulle varie reazioni della stampa italiana si vedano Wide press comments on Ambassador Luce’s speech, Italian press highlights n. 229, prepared by Mutual Security Agency and United States Information Service, May 30-31, June 1, 1953, DDEL, JFD Papers, 1951-59, General correspondence and memoranda series, Box 2, f. Strictly confidential – L (4); Italian elections, C. Norberg (Acting Deputy Assistant Director, PSB) to Acting Director (Office of Coordination, PSB), May 29, 1953, DDEL, WH Office, NSC Staff Papers 1953-1961, PSB Central File Series, Box 13, f. PSB 091 Italy (3).
    64 Dulles mise in guardia i tedeschi sulla pericolosità di votare i socialdemocratici, M. Del Pero, American Pressures and their Containment in Italy during the Ambassadorship of Clare Boothe Luce, 1953-1956, «Diplomatic History», vol. 28, n. 3, june 2004, p. 418.
    65 M. Del Pero, Stati Uniti e “legge truffa”, cit., p. 505; M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 186. Significativo, inoltre, il fatto che la Luce ricevette il plauso dell’armatore genovese Ernesto Fassio, che non nascose le simpatie per il ventennio fascista ma fu sempre assai critico verso il Msi, si veda LOC, CBLP, Box 603, f. Fa-Fea 1953.
    66 C.B. Luce (Ambassador in Italy) to H.S. Ferguson (Republican Senator), May 11, 1953, NARA, RG 59, Subject files relating to Italian Affairs, 1944-1956, Lot File 58D357, Box 11, f. 380.02 Emigration 1951-54.
    67 Il giornalista trasse da un incontro-intervista del 21 marzo a New York l’articolo Clare Luce, «Corriere della Sera», 7 aprile 1953. Si veda il commento nel diario di Montanelli, citato in S. Gerbi, R. Liucci, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, Torino, 2006, p. 295.
    68 I. Montanelli a C.B. Luce, 31 marzo 1953, LOC, CBLP, Box 606, f. 3 Mod-Mon 1953.
    69 I. Montanelli a C.B. Luce, s.d. ma tra il 21 marzo, quando i due si incontrano, e il 31 marzo 1953, data in cui Montanelli ringrazia per l’approvazione dell’articolo destinato al «Corriere», LOC, CBLP, Box 606, f. Mod-Mon 1953. Altro segno della stima reciproca tra i due è un passaggio di un memorandum del 1954, in cui la Luce enumera le tante volte (sei in venti mesi) in cui si è incontrata con il giornalista, definito «un profeta di inevitabili sventure». Al sostantivo «profeta» è abbinato l’aggettivo inesistente «voluable», non è chiaro se la parola originale fosse «valuable» (prezioso) o «voluble» (loquace). Si veda Memorandum of conversation, I. Montanelli, C.B. Luce, November 20, 1954,
    NARA, RG 84, CBL, Box 4, f. Memoranda of conversations ’54.
    70 È Montanelli ad affermare di essere amico di Mrs. Luce «da molto prima che lei diventasse ambasciatrice in Italia», si veda Una gladio in borghese, Intervista a Indro Montanelli di M.G. Rossi e M. Del Pero, «Italia contemporanea», settembre 1998, n. 212, p. 647.
    Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

    #1953 #AlcideDeGasperi #ambasciatrice #caso #ClareBootheLuce #elezioni #FedericoRobbe #IndroMontanelli #legge #politiche #questione #StatiUniti #Trieste #truffa
  24. Mi pareva il caso pure stavolta di scrivere qualcosa prima di ibernarmi… e quindi questo sarà il cosa avrei tra le mani ora se non dovessi ibernarmi: i #progetti #segreti. But alas, ad orari disumani non voglio tornare così subito ad andare a dormire, e allora scrivo e poi basta… 😑️

    Allora, i progetti segreti (da affrontare uno alla volta), per cui l’altro giorno ho iniziato a vedere come sviluppare videogiochi 3D decentemente… sono segreti per un motivo, e cioè che non posso dire granché, altrimenti i Ninja faranno irruzione nella stanza di casa mia, come successo al povero gdkchan appena la settimana scorsa. (Ho già detto troppo, quindi per mia sicurezza metto un bel “ogni riferimento a cose realmente accadute è puramente casuale“.) 🤕️

    Però, non per questo non ho nulla da dire al riguardo di ciò, anzi. Il punto è che, volendo #scrivere più in #pubblico possibile, devo fare attenzione ad una cosa banale ma fondamentale, se voglio evitare incidenti spiacevoli: non tenere tutto collegato ad una mia singola identità digitale. Quindi si, posso mettermi a distribuire gratis (a scopo rigorosamente non di lucro; non sono Gary Bowser io) qualsiasi pezzo di #software che mi salta in mente, e pure scrivere tutto il processo dei mesi con cui ci arrivo, ma devo separare un po’. 🥸️

    Allora… non so quando inizio a postarci, perché dipende da cosa faccio nella pratica (sperando non vada tutto in mona per colpa del mio cervello neurodivergente), ma ho già fatto un #blog apposito. I post saranno in inglese, più tecnici, forse meno personali, ma comunque non seriosi, quindi se vi interessa leggere (e osservare, viva immagini!!!) cose fighe sul creare #videogiochi con premesse che fanno poco piacere alle multinazionali, ecco: https://go.octt.eu.org/$c9ddda9d3449/. 🥰️

    (Magari sono paranoica, ma meglio “cifrare” il link come ho fatto, per evitare che finisca archiviato un collegamento da me non distruggibile alla cosa.) Per sviare le indagini dei #Ninja, che sicuramente scopriranno i miei piani prima o poi (se non li mando in mona io…), il nome del #sito è un gioco di parole perfetto per la mia operazione (per cui dettagli più espliciti stanno già in due righe lì), e poi la presentazione… beh, loro non sanno che (per ora) io sono una sola persona, e non sanno davvero da quanto questo progetto esiste. Shish. 🤫️

    …Finita la questione vera però, sento chiedere: perché proprio #Blogger stavolta, e non WordPress? Una serie di motivi, che si ricollegano tutti a questo qui della #privacy… ma anche perché, avendo considerato a priori che su questo sito mi servirà effettivamente soltanto scrivere, non fare formattazione 𝒻𝒶𝓃𝒸𝓎, e quindi l’editor a blocchi non mi serve, Blogger è decisamente meno inmerdificato di WordPress.com. 🙏️

    Google è stranamente abbastanza decente da permettere JavaScript personalizzato, quindi potrò anche fare il colore automatico per eventuali pezzi di codice mostrati negli articoli (wow). E ancora, per quello che mi sembra e che alcuni online riportano, Blogger è molto più liberale sul tipo di contenuti che si possono pubblicare; già è difficile accada ma, se ti devono buttar giù qualcosa, ti levano solo pagine incriminate, e non l’intero sito (a differenza di Automattic…). 😊️

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    #blog #videogiochi #sito #software #privacy #pubblico #scrivere #progetti #segreti #Blogger #Ninja

  25. Ancora una volta… sito!!! Finita la confusione dell’altro ieri, ho deciso che uso Hugo come #generatore. Sembra che si possa adattare ai paradigmi originali del #sitoctt senza eccessivo sforzo, e ha anche roba sua in più conveniente; per esempio, non separa strettissimamente le pagine dai post, e in una lista di pagine recenti ci va un po’ tutto quello modificato di recente, ideale per un sito come il mio… 👀

    Non finirò tutto in tempi brevi, ma sento che almeno per questo fine settimana il deploy lo faccio… il mio cervello really non vuole che io impieghi un altro anno e mezzo a risolvere questa questione solo per poi ricominciare tutto da capo, tant’è che in qualche maniera magica non mi sto nemmeno distraendo con altre cose digitali; il 97% del tempo in cui uso attivamente un computer, sto facendo questo e basta (eccetto, tempo di scrittura del microblog non contato). Speriam. 🙏

    Ieri, a parte continuare a sistemare i metadati delle varie pagine come necessario (che è essenziale ma non ho ancora finito), ho fatto un’altra cosa (non essenziale) che serviva da secoli: la traduzione automatica delle pagine. A parte dettagli ancora da sistemare, questa volta è stato facile e non è sfumato tutto, perché ho scoperto Translate Shell, quindi fatto un mio script che gestisce i vari file, con infine Hugo che fa il resto… gestisce da solo pure la traduzione degli slug e il collegamento delle pagine, assurderello!! 🤯

    #Hugo è buono in effetti, e il suo linguaggio di templating è anche più potente di Liquid, pure se mi sembra un po’ astruso e non so quanto ci vorrà per abituarmi (…gli operatori logici sono tipo funzioni, si scrivono tutti a sinistra e prendono infiniti argomenti). Template semplici, tipo lo shortcode che mostra l’avviso sulle pagine automaticamente tradotte, l’ho saputo fare, ma se dovessi riadattare da subito e perfettamente il mio vecchio tema sitoctt… questo #sito continuerebbe ad essere vaporware; e i miei (frettolosi) tentativi di fare retrofitting del vecchio codice a questo template stock non promettono bene, quindi mi sa che per iniziare metto almeno i colori rosa e viola, e poi si vede. 👾

    A proposito di tema: in realtà, prima di qualsiasi aggiustamento o fork, dovrei effettivamente decidere se partire da questo tema semplice qui per poi sistemarlo molto, o sceglierne un altro più completo… pendo però verso la prima opzione, o con le mie esigenze rischiano di uscire hack schifose. Certamente, testare #prototipi qui non è un problema: Hugo è assurdamente veloce… non che mi serva un tempo di build di appena 500 millisecondi per 150 pagine, ma certamente brutto non è, e il prototestaggio del sito è quindi più piacevole. 😳

    Riguardo la SEO, il tema Anake non include particolari accorgimenti, quindi li andrò a prendere a mano da altri temi (come ho fatto per i riquadri ammonitivi), per avere un sito più sitabile… specialmente ora che metto in mezzo le #traduzioni, che hanno il potenziale di portare più traffico e nuovi seguaci. Vedremo se l’articolo che spero di fare proprio riguardo questa migrazione (più in là) sarà un flop oppure, grazie alla traduzione in millemila lingue (anche se per iniziare ne metterò solo 4, 2 che conosco e 2 che alla bene e peggio so leggere), tutto il mondo inizierà a parlare di sitoctt… 🤭

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    #sito #sitoctt #traduzioni #Hugo #generatore #prototipi

  26. Non l’ho messo nel post di ieri perché sarebbe venuto un papirone e comunque interessa solo ai wordpressisti, non anche a chi usa altri sistemi, però…. questo è quello che ho dovuto fare per sistemare le #serie, lo scrivo anche per reference. Mezzo casino, ma in genere coi plugin è sempre così, sono tutti diversi… invece, le categorie sono una funzionalità di #WordPress, quindi tutto si integra in automatico. 👌

    • Quasi 5 minuti spesi a orientarmi tra i menu di PublishPress Series… e ancora adesso non riesco a capire non solo perché ci siano due pagine di gestione “Serie” e “Gestione delle serie” sotto il menu Articoli che potevano essere benissimo una (la seconda è virtualmente una copia della prima, eccetto che manca il form per creare una serie), ma poi neanche perché ci sia un menu Serie separato che ospita solo la pagina Impostazioni (e allora c̛̄a̬r̷͜i̲ss̞i͈͝m̜i͚̒, o evitate il menu Articoli e mettete tutto tutto sotto il vostro, o̔̋͆p̠̫͔̆̓p̶̡̛̙̭̑ͬ̄ͮ͌͜ű͇̪̅ͭ̋r͇̙̼̙͇̥ͦͮͯ̍ͬé̛̞ͨͨ̒̍̑ͅ n̹o͇ͅṋ̶͠ m̴̤̭̾̇ͧͅe̹͈͙͌̄t͎̼͉͕̬̔̇ͤt̡̳̐ē̴̝̦̱ͪ̈́̋ͭ͘t̛̙̩̪̤̄͆̍͌e̞̟̲̥ u̸̬̣̘̹ͤ̏ͩͭn̫̼͔̟ͤ̈́̓͊͜͜͞ a͍̜͊̇ͬl̫̤͊t̵ró̶̩͌ m̡̺̩̳͔̰̬͆̉e̦n͎ͣ̀͛ṵ̡̲̻̳͉̾̚͜ͅ e il singolo tasto per le impostazioni lo mettete… beh, sotto la voce Impostazioni del CMS)… 🤧
    • Aggiungendo #post ad una serie, in automatico in cima alla pagina di ognuno di loro viene aggiunto un riquadro che indica di quale fa parte ciò che si sta leggendo, con link sia che rimandano alla pagina della serie, sia agli altri articoli, e puntata precedente e successiva in fondo alla pagina.
      • One small issue: gli articoli senza titolo non prendevano spazio nel riquadro, essendo sia invisibili che incliccabili. E, seppur il #plugin abbia una sezione di templating per personalizzare l’HTML generato, non c’è modo di far apparire il collegamento al post preso singolarmente. Per fortuna, me la sono cavata senza modificare il codice, con una hack accettabile: CSS custom per scrivere del content nella parte :after dei link sfigati. 🤯
    • Il box comunque usciva in troppe (2) pagine dove proprio non dovrebbe, nell’anteprima degli #articoli fuori dalla loro effettiva visualizzazione, rubando spazio a schermo e (credo) causando confusione. Anche qui, in realtà, l’unica opzione non rognosa è il CSS, e per fortuna con tutta la munnizza che viene scritta nel corpo di un’intera pagina dal server è facilissimo costruire dei selettori che agiscano solo nei contesti che mi interessano.
    • La pagina di ogni serie usava di default il template di #tassonomia del sito, che sarebbe ok… se solo mostrasse la descrizione. Quindi ho dovuto attivare il template lista del plugin, che invece lo fa, ma ecco altre rogne con questo… e inizialmente credevo di potermela risolvere senza modificare il #template PHP, ma alla fine ho dovuto. Per fortuna, anche se ci ho messo 3 minuti tosti a capirlo dalla documentazione fatta malino, mi è bastato creare una copia del file nella cartella root del mio tema, e modificare quella. 🔥️
      • Prima, la completa assenza della sidebar del #sito, quindi anche del link per tornare alla home o del menu di navigazione… ho dovuto modificare il sorgente. Chiamando wp_nav_menu() faccio comparire almeno la navigazione, ma il link normale l’ho messo a parte.
      • Poi, di nuovo il problema dei collegamenti senza titolo, e anche in questo caso il CSS sarebbe stato sufficiente, ma, visto che ormai c’ero già, ne ho approfittato e modificato proprio l’HTML…
    • E in tutto questo, la pagina indice delle serie usa in ogni caso il suo template e per ora quindi non c’è neanche un rimando alla home. Forse posso modificare il template senza rompere gli aggiornamenti usando lo stesso metodo dell’altro, però penso non mi sbatterò nemmeno, perché lì onestamente il link è superfluo.
      • Btw, il suo permalink default è /series-toc/, e io l’ho cambiato in /series/ perché è più logico considerando che le serie (sempre di default) stanno sotto /series/<la-serie-qualunque>/… ma ora che ci ripenso, ho scartato l’occasione per cambiare il percorso di tutto in /t-series/ in memoria di un meme che non fa più ridere… dovrei per caso rimediare solo per il funny, o lasciare così? 🕷

    Aggiungere gli articoli vecchi alle serie però, e soprattutto alle categorie, come accennavo, è si semplice, ma non facile… è il lavoro cinese di aprire la dashboard con la lista di tutte le centinaia di post, e scorrere, a volte cercando cose che già ho in mente e altre seguendo il flusso, vedendo se qualcosa attira la mia attenzione. A quel punto a volte mi basta guardare l’anteprima, altre però è troppo corta e devo aprire decine di nuove schede per rendermi conto se il contenuto è quello che penso, per capire cosa selezionare. Almeno, unica cosa buona, selezionando gli elementi su questa schermata posso aggiungerli in blocco al gruppo che mi interessa, altrimenti non immagino la sofferenza di andare uno ad uno… 🙏 (questa cosa btw non è inclusa nemmeno in molti #software di note più personali, stavolta Worpres vince)

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/12/octtseries/

    #WordPress #plugin #sito #software #serie #post #tassonomia #articoli #template