#teoria — Public Fediverse posts
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malinconia / ironia ecc. : link a interventi su OperaViva (2025)
Peppe Allegri
https://operavivamagazine.org/diserzione/Bruno Montesano
https://operavivamagazine.org/su-ironia-e-malinconia/Ilaria Bussoni
https://operavivamagazine.org/quel-che-rest
https://differx.noblogs.org/2026/08/23/malinconia-ironia-ecc-link-a-interventi-su-operaviva-2025/
#links #ricostruzioni #teoria #ZinesAuthors #BrunoMontesano #IlariaBussoni #ironia #malinconia #OperaViva #PeppeAllegri #PeppeIlConsole -
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nasce la rivista ‘altriprocedimenti’ – “filologia, critica e teoria del testo contemporaneo”
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Il titolo scelto per questo nuovo periodico, «altriprocedimenti. filologia, critica e teoria del testo contemporaneo», riecheggia l’insegna di una plaquette di poesie di Nanni Balestrini pubblicata da Scheiwiller nel garbatissimo “quadrato” di Bruno Munari nel 1965 [… ] → https://altriprocedimenti.org/sulla-rivista/
Direzione, redazione e comitato scientifico: https://altriprocedimenti.org/redazione/
n. 1, 2025:
#altriprocedimenti #CC #CreativeCommons #critica #criticaETeoriaDelTestoContemporaneo #criticaLetteraria #filologia #filologiaCriticaETeoriaDelTestoContemporaneo #italianistica #letteratura #letteraturaItaliana #NanniBalestrini #poesia #poesie #rivista #rivistaAccademica #rivistaDiCritica #SapienzaUniversitàDiRoma #Scheiwiller #scrittureComplesse #teoria #teoriaLetteraria #università #UniversitàLaSapienza
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poetry is not powtry
to be clear about words like “poetry” (for me)https://slowforward.net/2026/08/01/to-be-clear-about-words-like-poetry-for-me/
https://differx.noblogs.org/2026/08/02/poetry-is-not-powtry/
#teoria #TestiDiMgOnline #poetry #powtry #TestiDiMgInRete #TestiDiMgOnline
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🔎 Il #manuale tratta in modo avanzato la #teoria #microeconomica del #comportamento del #consumatore e del #produttore con due obiettivi: da un lato, fornire materiale di supporto agli studenti di dottorato in #Economia che affrontano il loro percorso di #Microeconomia; dall'altro, fornire uno strumento per approfondire la #teoriadellascelta del consumatore e del produttore.
Link in #OpenAccess: https://libri.unimi.it/index.php/milanoup/catalog/book/286?mtm_campaign=mastodon
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'La historia entera de la II Internacional abunda en intentos así de reunir las concepciones más diversas, objetivamente discrepantes, irreconciliables, en la teórica "unidad" de una resolución, de tal modo que el texto las tenga en cuenta a todas. Lo cual tiene como consecuencia necesaria el que esas resoluciones sean incapaces de dar orientación alguna a la acción concreta, pues en este punto tienen siempre que ser ambiguas y permitir las interpretaciones más diversas. De este modo la II Internacional -precisamente porque en sus resoluciones ignoraba cuidadosamente todas las consecuencias organizati vaspudo permitirse teoréticamente mucho sin comprometerse ni obligarse prácticamente a nada determinado. Así, pudo, por ejemplo, votar la tan radical resolución de Stuttgart acerca de la guerra, porque no contenía ninguna obligación organizativa de realizar acciones concretas y determinadas, ninguna orientación acerca de cómo actuar, ninguna garantía organizativa de la efectiva realización de la resolución.' #Lukacs, Acerca del problema de la organización #filosofía #teoría #organización #coyuntura #pueblo #marxismo #Socialismo -
'La historia entera de la II Internacional abunda en intentos así de reunir las concepciones más diversas, objetivamente discrepantes, irreconciliables, en la teórica "unidad" de una resolución, de tal modo que el texto las tenga en cuenta a todas. Lo cual tiene como consecuencia necesaria el que esas resoluciones sean incapaces de dar orientación alguna a la acción concreta, pues en este punto tienen siempre que ser ambiguas y permitir las interpretaciones más diversas. De este modo la II Internacional -precisamente porque en sus resoluciones ignoraba cuidadosamente todas las consecuencias organizati vaspudo permitirse teoréticamente mucho sin comprometerse ni obligarse prácticamente a nada determinado. Así, pudo, por ejemplo, votar la tan radical resolución de Stuttgart acerca de la guerra, porque no contenía ninguna obligación organizativa de realizar acciones concretas y determinadas, ninguna orientación acerca de cómo actuar, ninguna garantía organizativa de la efectiva realización de la resolución.' #Lukacs, Acerca del problema de la organización #filosofía #teoría #organización #coyuntura #pueblo #marxismo #Socialismo -
'Pues ni siquiera el hecho de la revolución, ni siquiera la necesidad de tomar posición ante él como problema del día, según ocurrió en el momento de la primera revolución rusa y después de ella, pudo entonces imponer una comprensión adecuada. En parte, sin duda, porque el oportunismo ha arraigado ya tan profundamente en los partidos proletarios que imposibilita un adecuado conocimiento teórico de la revolución. Pero incluso en los casos en que no se dio ese motivo, en los casos en que se dispuso de un conocimiento claro de las fuerzas motoras de la revolución, éste no pudo desarrollarse hasta constituirse en teoría de la organización revolucionaria.' Acerca del problema de la organizacion. G. Lukacs. #organización #obrera #pueblo #teoría #revolución #cita #Lukacs #Filosofía -
'Pues ni siquiera el hecho de la revolución, ni siquiera la necesidad de tomar posición ante él como problema del día, según ocurrió en el momento de la primera revolución rusa y después de ella, pudo entonces imponer una comprensión adecuada. En parte, sin duda, porque el oportunismo ha arraigado ya tan profundamente en los partidos proletarios que imposibilita un adecuado conocimiento teórico de la revolución. Pero incluso en los casos en que no se dio ese motivo, en los casos en que se dispuso de un conocimiento claro de las fuerzas motoras de la revolución, éste no pudo desarrollarse hasta constituirse en teoría de la organización revolucionaria.' Acerca del problema de la organizacion. G. Lukacs. #organización #obrera #pueblo #teoría #revolución #cita #Lukacs #Filosofía -
'Pues ni siquiera el hecho de la revolución, ni siquiera la necesidad de tomar posición ante él como problema del día, según ocurrió en el momento de la primera revolución rusa y después de ella, pudo entonces imponer una comprensión adecuada. En parte, sin duda, porque el oportunismo ha arraigado ya tan profundamente en los partidos proletarios que imposibilita un adecuado conocimiento teórico de la revolución. Pero incluso en los casos en que no se dio ese motivo, en los casos en que se dispuso de un conocimiento claro de las fuerzas motoras de la revolución, éste no pudo desarrollarse hasta constituirse en teoría de la organización revolucionaria.' Acerca del problema de la organizacion. G. Lukacs. #organización #obrera #pueblo #teoría #revolución #cita #Lukacs #Filosofía -
📖 Un’introduzione al #ragionamento logico e matematico pensata per chi vuole imparare mettendosi alla prova. Questo #manuale, invece di partire dalla #teoria e dalle #definizioni astratte, guida studentesse e studenti attraverso le #soluzioni di #problemi scelti con cura, di cui molti ispirati ai #test di #ammissione all'#università.
👉 Leggilo qui in #OpenAccess: https://libri.unimi.it/index.php/milanoup/catalog/book/291?mtm_campaign=mastodon
#Logica #TestdiAmmissione #TestUniversitari #ProblemiLogici #Matematica
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#Logica #TestdiAmmissione #TestUniversitari #ProblemiLogici #Matematica
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Mario Tronti: Qué hacer o el comunismo posible
https://fed.brid.gy/r/https://zonaestrategia.net/mario-tronti-que-hacer-o-el-comunismo-posible/
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Dolores Albarracín, psicóloga: “Contradecir una teoría conspirativa suele reforzarla”
Dolores Albarracín, psicóloga: “Contradecir una teoría... #dolores #albarracín, #psicóloga: #“contradecir #una #teoría #conspirativa #suele #reforzarla” #saludmental -
Dolores Albarracín, psicóloga: “Contradecir una teoría conspirativa suele reforzarla”
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oggi, 25 giugno, a roma, presso la libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026
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OGGI, giovedì 25 giugno, h. 18, Libreria Tomo, Roma, via degli Etruschi 4, nel contesto della rassegna “Fiori freschi”, presentazione di
SCRITTURE COMPLESSE
[dia•foria, 2026
a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
https://diaforia.org/floema/2026/03/16/scritture-complesse-parma-2023/
https://slowforward.net/2026/03/30/scritture-complesse-diaforia-parma23/con
Alessandro De Francesco, Giovanni Fontana,
Marco Giovenale,
Elvio Manganaro,
Nicolas Martino, Marco Mazzi,
Luigi Severicoordinamento
Cecilia Bello Minciacchi, Emiliano Ceresisu mobilizon:
https://mobilizon.it/events/d0f17be5-9bd8-447e-b6e9-bb4c970a7f54evento facebook:
https://www.facebook.com/events/1566887948122622*
SCRITTURE COMPLESSE raccoglie i materiali critici e grafici, la teoria e le annotazioni che hanno strutturato l’incontro dall’omonimo titolo, svoltosi a Parma nel dicembre 2023. Per osservare la sperimentazione letteraria e artistica contemporanea da più punti di osservazione.
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#AlessandroDeFrancesco #CeciliaBelloMinciacchi #confronto #critica #criticaLetteraria #diaforia #dialogo #discussione #ElvioManganaro #EmilianoCeresi #GiovanniFontana #kritik #letture #libreriaTomo #LuigiSeveri #MarcoGiovenale #MarcoMazzi #Mobilizon #NicolasMartino #presentazione #SanLorenzo #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaEpigenetica #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #teoria #TeoriaDellaLetteratura #teorie #Tomo #TomoLibreria -
oggi, 25 giugno, a roma, presso la libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026
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a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
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promemoria: giovedì 25 giugno, a roma, libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026
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25 giugno, roma, libreria tomo: presentazione di “scritture complesse”, [dia•foria 2026
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a cura di D. Poletti ed E. Manganaro
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https://slowforward.net/2026/03/30/scritture-complesse-diaforia-parma23/con
Alessandro De Francesco, Giovanni Fontana, Marco Giovenale,
Elvio Manganaro, Nicolas Martino, Marco Mazzi, Luigi Severicoordinamento
Cecilia Bello Minciacchi, Emiliano Ceresicliccare per ingrandire
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A teoria do universo ekpirótico apresenta uma visão cíclica da origem e evolução do cosmos, desafiando a noção linear e sugerindo que o universo passa por ciclos de expansão e contração.
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El método de Alquati y la vigencia de la coinvestigación
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Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi» https://bigarella.wordpress.com/2026/05/20/nella-polemica-alla-consulta-parri-contrasto-dunque-la-ben-nota-tesi-crociana-del-fascismo-parentesi/ #1945, #1946, #Anticomunismo, #BenedettoCroce, #Consulta, #Democrazia, #Fascismo, #FerruccioParri, #GabrieleGalli, #Liberalismo, #Nazionale, #Parentesi, #Polemica, #Settembre, #Teoria
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Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»
La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
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La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.
[NOTE]
43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009 -
Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»
La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
#1945 #1946 #anticomunismo #BenedettoCroce #Consulta #democrazia #fascismo #FerruccioParri #GabrieleGalli #liberalismo #nazionale #parentesi #polemica #settembre #teoria
La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.
[NOTE]
43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009 -
String Theory Emerges from "Almost Nothing" - www.caltech.edu
La #teoría de #cuerdas es una consecuencia inevitable de #juntar la #relatividad y la #mecánica #cuántica con las hipótesis de ultrasuavidad y de ceros mínimos.
Problema para quien la niegue: ¿cuáles de estos supuestos básicos estaría usted dispuesto a sacrificar?https://www.caltech.edu/about/news/string-theory-emerges-from-almost-nothing
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String Theory Emerges from "Almost Nothing" - www.caltech.edu
La #teoría de #cuerdas es una consecuencia inevitable de #juntar la #relatividad y la #mecánica #cuántica con las hipótesis de ultrasuavidad y de ceros mínimos.
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Mary Shelley imaginou um criador que recusa reconhecer a sua própria obra. A masculinidade hegemónica faz o mesmo — fabrica corpos abjectos e depois finge que não são seus.
Novo texto no Kuir Cuir sobre masculinidades gays, bissexuais e trans como fronteira constitutiva da hegemonia: "Os monstros da masculinidade."
kuircuir.pt
#cuir #masculinidades #teoria #desdeasmargenshttps://write.as/kuircuir/que-corpos-contam-texto-2-os-monstros-da-masculinidade-fcj6
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Mary Shelley imaginou um criador que recusa reconhecer a sua própria obra. A masculinidade hegemónica faz o mesmo — fabrica corpos abjectos e depois finge que não são seus.
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👀 uv risolve il caos del tooling Python in un colpo solo: addio pip, pyenv, poetry e virtualenv — tutto in 2MB scritti in Rust
https://gomoot.com/il-tooling-python-e-sempre-stato-un-disastro-uv-risolve-tutto-in-un-colpo-solo/