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Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi» https://bigarella.wordpress.com/2026/05/20/nella-polemica-alla-consulta-parri-contrasto-dunque-la-ben-nota-tesi-crociana-del-fascismo-parentesi/ #1945, #1946, #Anticomunismo, #BenedettoCroce, #Consulta, #Democrazia, #Fascismo, #FerruccioParri, #GabrieleGalli, #Liberalismo, #Nazionale, #Parentesi, #Polemica, #Settembre, #Teoria
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Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»
La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
#1945 #1946 #anticomunismo #BenedettoCroce #Consulta #democrazia #fascismo #FerruccioParri #GabrieleGalli #liberalismo #nazionale #parentesi #polemica #settembre #teoria
La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.
[NOTE]
43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009 -
Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi»
La Commissione dei 75 concluse i propri lavori il 12 gennaio 1947; il 4 marzo successivo ebbe inizio la discussione generale in aula sul progetto di Costituzione. Essa si concluse il 22 dicembre 1947. Si trattò del dibattito più lungo che mai si sia svolto in un assemblea rappresentativa italiana (ben 170 sedute). Si analizzerà qui la discussione generalissima o preliminare <43 che occupò 8 sedute (dal 4 al 12 marzo 1947) e che, come si è già detto, risulta particolarmente interessante ai fini del nostro tema di ricerca. Prima di entrare nel vivo degli interventi appare tuttavia necessario ricordare la ben nota polemica che si svolse alla Consulta nazionale tra l’allora presidente del Consiglio Ferruccio Parri e Benedetto Croce tra il settembre e l’ottobre del 1945 <44. Ciò al fine di far comprendere quanto fosse profonda la natura del dissidio sulla democrazia in seno alla classe dirigente antifascista.
#1945 #1946 #anticomunismo #BenedettoCroce #Consulta #democrazia #fascismo #FerruccioParri #GabrieleGalli #liberalismo #nazionale #parentesi #polemica #settembre #teoria
La polemica tra Croce e Parri
Il 25 settembre si insediò la Consulta e il giorno successivo Ferruccio Parri, che dal giugno era capo del governo, si presentò davanti ad essa per una specie di esposizione programmatica.
“Ora voi vedete” – disse Parri nella parte finale del suo discorso <45 – “il momento psicologico politico. Vi è una marea incomposta di malcontento che sale contro il governo, contro il regime dei partiti, ed è un fenomeno di cui non ci si deve meravigliare, perché è un fenomeno naturale della situazione italiana, con tante miserie e tanti dolori e tante inquietudini ed un così diffuso stato di insicurezza, ed aggiungiamo di interessi travolti dall’antifascismo. Aggiungiamo i delusi, gli spostati, gli avventurieri; e mettiamo in conto lo spirito di rancore e di vendetta dei colpiti, talché assistiamo a un processo di inversione per cui i rei finiscono per giudicare i giudici […]. Questo deve allarmare? Io non credo. Alla propaganda rispondiamo con la propaganda, e l’avventura, se tentasse la sorte, troverebbe una decisa risposta. Ma quello che vi deve interessare di fronte a questa situazione di incertezza e che più vi deve stare a cuore è quella che io chiamo la causa democratica. Tenete presente: da noi la democrazia è praticamente appena agli inizi. Io non so, non credo che si possano definire regimi democratici quelli che avevamo prima del fascismo. […]. Democratico ha un significato preciso, direi tecnico. Quelli erano regimi che possiamo definire e ritenere liberali”.
Interrotto da innumerevoli grida di protesta, il presidente del Consiglio constatava amareggiato: «Questi incidenti dimostrano come sia difficile pensare ad un regime democratico e quanta strada ci rimanga ancora da compiere, prima che si realizzi una vera sensibilità democratica nella vita politica italiana» <46.
Il giorno dopo Benedetto Croce, quasi a confermare queste malinconiche parole di Parri, dichiarò di voler «ribattere nettamente un giudizio storico» che aveva destato «non tanto scandalo quanto stupore». «Egli ha detto – proseguiva Croce <47 – che già prima del fascismo l’Italia non aveva avuto governi democratici. Ma questa asserzione urta in flagrante contrasto col fatto che l’Italia, dal 1860 al 1922, è stata uno dei paesi democratici d’Europa, e che il suo svolgimento fu una non interrotta e spesso accelerata ascesa alla democrazia». Croce, dopo aver tracciato quindi una sintesi dei progressi compiuti dall’Italia, anche sul piano sociale, affermava: «Democrazia senza dubbio liberale come ogni verace democrazia, perché se il liberalismo senza democrazia langue privo di materia e di stimolo, la democrazia a sua volta, senza l’osservanza del sistema e del metodo liberale si perverte e si corrompe ed apre la via alle dittature e ai dispotismi».
Le parole di Parri manifestavano dunque la consapevolezza del fallimento della democrazia italiana e ed esprimevano l’esigenza di un ripensamento critico e di un superamento del passato. Croce sottolineava invece il necessario legame fra libertà e democrazia, e accentuava il motivo della continuità col passato. Nell’ottica liberale del filosofo napoletano la democrazia veniva infatti concepita come un progresso oggettivo, economico e sociale, da cui era di fatto esclusa la soggettiva componente della partecipazione popolare.
Da questo dibattito alla Consulta, che ebbe un largo seguito sulla stampa del tempo, qualche nuovo elemento emerse. In difesa di Parri si schierarono «l’Unità» comunista, l’«Avanti» socialista e «La voce repubblicana», ma con motivazioni assai diverse: mentre i due primi con vario accento e tono sottolinearono il carattere di «classe» dell’Italia liberale idealizzata da Croce, il giornale repubblicano mise l’accento sul carattere antidemocratico dello Stato liberale e dello stesso Statuto albertino, spostando cioè l’attenzione su problemi di natura istituzionale. Solo il «Risorgimento liberale» polemizzò con Croce, anche il democristiano «Il Popolo» sostenne infatti Parri <48.
Pur nella differenza dei toni, vi è insomma nella stampa che interpreta gli orientamenti dei partiti popolari, l’accenno ad un nuovo elemento della democrazia, la quale non può essere soltanto una garanzia di libertà e di esercizio dei diritti politici ma deve diventare anche esercizio attivo di diritti sociali <49; si avvertiva l’esigenza che quei diritti sociali, che nel periodo delle due guerre si erano sviluppati anche e soprattutto nei regimi totalitari di massa come strumento di consenso, avessero pieno diritto di cittadinanza nella nuova democrazia italiana <50.
Parri, nella sua replica, trasportò verso il futuro l’ideale di democrazia, accentuando cioè l’elemento «prescrittivo» della stessa: “Alla qualifica di democrazia, alla qualifica di democratico, io annetto connotati politici determinati che non riconosco in atto neppure oggi. Oggi abbiamo una volontà democratica, e sia volontà e non velleità, non un regime, non un costume democratico” <51.
Il chiarimento non soddisfece Croce che alzò ulteriormente i toni della polemica mediante un richiamo, certamente improprio se riferito all’esponente azionista, ma rivelatore delle sue preoccupazioni politiche, ad una nuova e temuta accezione di democrazia: “Temo che qui il Parri sia sotto l’influsso dell’uso sovietico, che si cerca di promuovere in Italia e in tutto il mondo, della parola «democrazia», nel senso precisamente opposto a quello di libertà, cioè come sinonimo di dittatura o di avviamento di queste cose” <52.
Le ingiustificate accuse di filosovietismo rivolte da Croce a Parri, sono tuttavia comprensibili alla luce del clima politico di quei momenti. Che l’Italia fosse sul punto di precipitare nel baratro di una nuova dittatura (questa volta «rossa») parve a molti una certezza durante i mesi del governo Parri. Sembrava essere infatti giunta al potere nel giugno 1945 l’Italia partigiana <53, quella che, inebriata dal 25 aprile, reclamava a gran voce di godere i naturali frutti di quella vittoria; attendeva cioè la realizzazione delle ostentate promesse di giustizia sociale, di creazione di un «nuovo ordine» in cui, con il fascismo, fosse scacciata la sua potente alleata, quell’alta borghesia che proprio in quei giorni, nella fabbriche e nei gangli vitali dello Stato, viveva la sua «grande paura», vittima designata, si credeva del «vento del nord» <54.
Croce si fece dunque portavoce della diffusa preoccupazione di un esito rivoluzionario della crisi italiana, di uno spostamento a sinistra del delicato equilibrio raggiunto nel compromesso istituzionale di Salerno dell’aprile 1944 fra i partiti del Cln e la monarchia, e, all’interno del Cln, fra i sei partiti che ne facevano parte. La concezione crociana <55 della democrazia era dunque destinata a giocare in favore della continuità monarchica, del ritorno al vecchio ordinamento, della salvaguardia dei rapporti di classe tradizionali. Era indubbiamente la meno idonea ad esprimere una cultura adeguata alla fase di fondazione, o rifondazione, della democrazia. E toccò infatti a Croce assumere nel dopoguerra, in ragione del suo grande prestigio e dell’opera svolta sul terreno culturale in senso antifascista, una sorta di rappresentanza ideale del vecchio liberalismo italiano: a lui si guardava come al naturale punto di riferimento per la ricostituzione di una forza politica autenticamente liberale <56. Nella polemica alla Consulta, Parri contrastò dunque la ben nota tesi crociana del «fascismo-parentesi», opponendovi la gobbettiana concezione del regime di Mussolini come «autobiografia della nazione», ossia come rivelazione palese di tutti i mali preesistenti <57.
[NOTE]
43 Per un sintetico ma efficace commento di questa importante discussione si rinvia a AA.VV, (a cura di), Storia del Parlamento italiano, Vol. XIII, D. Novacco (a cura di), Dalla paralisi fascista al rinnovamento democratico, Palermo, Flaccovio, 1969. pp. 343-364.
44 Studiata da S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979. A tal proposito si veda anche P. Pombeni, Il peso del passato. Storia d’Italia e strategie costituzionali all’Assemblea Costituente, in G. Miccoli, G. Neppi Modona, P. Pombeni (a cura di), La grande cesura. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2001, pp. 391-393. Sulla questione ancora P. Pombeni, in Fondazione o rifondazione della democrazia?, in C. Franceschini, S. Guerrieri, G. Monina (a cura di), Le idee costituzionali della Resistenza: atti del convegno di studi, Roma 19, 20 e 21 ottobre 1995, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1997. La polemica tra Croce e Parri è citata da P. Pombeni, anche in I nodi della stabilizzazione politica in Italia e in Germania (1945-1948), in G.E. Rusconi, H. Woller, Italia e Germania. 1945-2000, Bologna, il Mulino, 2005, pp. 244-245.
45 F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 192-193.
46 Ibidem, p. 193
47 S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 106-107.
48 Per una sintetica ricostruzione del dibattito che si ebbe sulla stampa in merito a questa vicenda si rinvia nuovamente a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 108-111 e anche a P. Scoppola, La repubblica dei partiti, Bologna, il Mulino, 1997, p. 52.
49 Sull’inserimento del concetto di «cittadinanza sociale» nel costituzionalismo liberale si rinvia alla celeberrima opera di T.H. Marshall, Class, Citizenship and social development, New York, Anchor Books, 1965; tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2002 (a cura di S. Mezzadra). A tal proposito si veda anche P. Pombeni, La legittimazione del benessere: nuovi parametri di legittimazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale, in P. Pombeni (a cura di), Crisi, legittimazione, consenso, Bologna, il Mulino, 2003. Per un’ampia panoramica sulla genesi e sullo sviluppo dello Stato sociale si rinvia a G.A. Ritter, Storia dello Stato sociale, Roma-Bari, Laterza, 1996; particolarmente interessante risulta la prefazione di P. Pombeni. Sulla questione nuovamente P. Pombeni, La democrazia del benessere. Riflessioni preliminari sui parametri della legittimazione politica nell’Europa del secondo dopoguerra, in «Contemporanea. Rivista di Storia dell’Ottocento e del Novecento», IV (2001), pp.17-43
50 A tal proposito P. Scoppola, La costituzione italiana fra democrazia e diritti sociali, in G. Neppi Modona (a cura di), Cinquant’anni di Repubblica italiana, Torino, Einaudi, 1996, pp. 125 ss.
51 Ibidem, p. 114.
52 Ivi.
53 Per il fondamentale ruolo svolto da Parri nell’organizzazione della Resistenza si rinvia a F. Parri, Scritti 1915-1975, (a cura di E. Collotti, G. Rochat, G. Solaro Pelazza, P. Speziale), Feltrinelli, 1976, pp. 23-25, e più approfonditamente a S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, pp. 15-54.
54 Sulle polemiche nei confronti dell’esecutivo Parri successivamente definito da Croce addirittura come «il governo della seconda marcia su Roma» (come ricorda Giulio Andreotti, nel suo Concerto a sei voci, storia segreta di una crisi, Roma, Edizioni della bussola, 1945, p. 89) e sull’inconsistenza di un reale pericolo rivoluzionario in quei frangenti si rinvia a S. Setta, Croce, il liberalismo e l’Italia postfascista, Roma, Bonacci, 1979, pp. 98-107. Su come la rivoluzione socialista non fosse nei programmi nemmeno di Togliatti si rinvia a P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, Torino, G. Einaudi, 1990 (in particolare il vol. VII, La Resistenza, Togliatti e il partito nuovo).
55 Sulle concezioni politiche e filosofiche di Benedetto Croce si rinvia all’interessante saggio di M. Maggi, Croce filosofo politico, in B. Croce, Discorsi parlamentari, Bologna, il Mulino, 2002, pp. 13-53.
56 Su questi aspetti e sui vani tentativi di V.E. Orlando di creare un partito liberale in grado di attrarre «i voti di tutti quegli italiani i quali non sono né comunisti, né socialisti, né democristiani» si rinvia a P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1996, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 95-99.
57 Il giudizio di Piero Gobetti in La rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia, Torino, Einaudi, 1964, pp. 49-50.
Gabriele Galli, Politica della memoria e gestione del consenso nei due dopoguerra in Italia e Francia: due dibattiti parlamentari a confronto, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2009 -
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Problema para quien la niegue: ¿cuáles de estos supuestos básicos estaría usted dispuesto a sacrificar?https://www.caltech.edu/about/news/string-theory-emerges-from-almost-nothing
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O Relatório Khrushchev e a crise da burocracia stalinista.
- bsmrxmo
https://marxismo.org.br/o-relatorio-khrushchev-e-a-crise-da-burocracia-stalinista/
#Teoria #Blocosovitico #Burocraciapartidria #Burocraciasovitica #Crisedostalinismo #Crticaaostalinismo #Cultopersonalidade #Democraciaoperria #Desestalinizao #Ditaduradoproletariado #EuropaOriental #GeorgLukcs #GuerraFria #HistriadoComunismo #LeonTrotsky #Levantesoperrios #Movimentocomunista #NikitaKhrushchev #Oposiopoltica #PartidoComunista -
O Relatório Khrushchev e a crise da burocracia stalinista.
- bsmrxmo
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O Relatório Khrushchev e a crise da burocracia stalinista.
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O Relatório Khrushchev e a crise da burocracia stalinista.
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https://www.europesays.com/sk/54765/ TOP 5 temných teórii o Disney, ktoré vám navždy zmenia pohľad na rozprávky #ariel #Disney #ELSA #emily #Entertainment #fanúšik #FanúšikovskáTeória #frozen #HľadáSaNemo #MaláMorskáVíla #nemo #PríbehHračiek #Rozprávka #SedemTrpaslíkov #SK #Slovak #Slovakia #Slovenčina #Slovensko #snehulienka #teória #TheLittleMermaid #TheWaltDisneyCompany #ToyStory #Zábava
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Memórias das Ocupações de Fábrica: o resgate de uma das maiores experiências operárias do Brasil .
- bsmrxmo
https://marxismo.org.br/memorias-das-ocupacoes-de-fabrica-o-resgate-de-uma-das-maiores-experiencias-operarias-do-brasil/
#Teoria #Brasil20022007 #Cipla #Classetrabalhadora #Congressodaoci #Conscinciadeclasse #Conselhodefbrica #Controleoperrio #CrisedoCapitalismo #DireitosTrabalhistas #EditoraMarxista #EscoladeQuadros #EsquerdaMarxista #Estatizao #Fbricasocupadas #Flask #Formaopoltica -
Memórias das Ocupações de Fábrica: o resgate de uma das maiores experiências operárias do Brasil .
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Memórias das Ocupações de Fábrica: o resgate de uma das maiores experiências operárias do Brasil .
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https://www.europesays.com/hu/64638/ ezek a tények teljesen megváltoztatják a róla alkotott képünket #ChristopherLloyd #Entertainment #Filmek #HU #Hungarian #Hungary #kultfilm #Magyar #Magyarország #Movie #mozi #SciFi #Szórakozás #teória #VisszaAJövőbe
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https://www.europesays.com/it/425661/ Gattuso ct azzurro fino a giugno? La richiesta della Figc #amichevoli #AmichevoliConvocare #AmichevoliConvocareGiovani #AmichevoliGiovani #baldini #biagio #buffon #Calcio #ct #CtUnder #Football #gattuso #gigi #giovani #giugno #IT #Italia #Italy #pasqua #presto #restare #rino #sa #sì #Soccer #Sport #Sports #teoria #traghettatore #under
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Las mujeres trans son MUJERES, tengan pene o vagina. No son "caprichos", ni "tonterías", ni mucho menos, "hombres con peluca que pretenden colarse en los baños femeninos para violar a mansalva", ni compiten en categorías deportivas femeninas para "tener ventajas" basadas en teorías que son de todo menos fundamentadas en bases científicas.
#mujer #mujeres #trans #deporte #violación #tonterías #capricho #caprichos #ciencia #teoría #teorías #pene #penes #vagina #vaginas
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Las mujeres trans son MUJERES, tengan pene o vagina. No son "caprichos", ni "tonterías", ni mucho menos, "hombres con peluca que pretenden colarse en los baños femeninos para violar a mansalva", ni compiten en categorías deportivas femeninas para "tener ventajas" basadas en teorías que son de todo menos fundamentadas en bases científicas.
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Las mujeres trans son MUJERES, tengan pene o vagina. No son "caprichos", ni "tonterías", ni mucho menos, "hombres con peluca que pretenden colarse en los baños femeninos para violar a mansalva", ni compiten en categorías deportivas femeninas para "tener ventajas" basadas en teorías que son de todo menos fundamentadas en bases científicas.
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Las mujeres trans son MUJERES, tengan pene o vagina. No son "caprichos", ni "tonterías", ni mucho menos, "hombres con peluca que pretenden colarse en los baños femeninos para violar a mansalva", ni compiten en categorías deportivas femeninas para "tener ventajas" basadas en teorías que son de todo menos fundamentadas en bases científicas.
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Las mujeres trans son MUJERES, tengan pene o vagina. No son "caprichos", ni "tonterías", ni mucho menos, "hombres con peluca que pretenden colarse en los baños femeninos para violar a mansalva", ni compiten en categorías deportivas femeninas para "tener ventajas" basadas en teorías que son de todo menos fundamentadas en bases científicas.
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una macchina di effetti (fondazione primoli, 2018; the reappearing pheasant, 2022; scritture complesse, 2025)
Il contributo personale che ho potuto dare a Scritture complesse (è alle pp. 44-50) è consistito nella rielaborazione/riscrittura di un saggio, intitolato Una macchina di effetti. Alcuni pezzi di ricambio per descrizioni e teorie su scritture contemporanee, a cui ho messo mano la prima volta nel 2017-2018, e di cui ho letto una prima bozza in occasione dell’incontro alla Fondazione Primoli, Poesia degli anni 2000. Modelli, forme, contaminazioni (19 mag. 2018, a cura di Roberto Antonelli e Luigi Severi). Tradotto da Nicholas Benson come An Effects Machine. Some Spare Parts for Descriptions and Theories of Contemporary Writing, e da me integrato con appunti sul momento, il testo è diventato un brogliaccio di intervento orale in occasione di The Reappearing Pheasant, convegno e serie di letture a cura di Luigi Ballerini (New York, 2022). Il testo nella sua forma inglese definitiva può essere letto in: Iuri Moscardi, Sandro-Angelo de Thomasis (a cura di), The Acts of the Reappearing Pheasant. The Return of Experimental Italian and American Poets and Critics in New York. Considero infine quella uscita in Scritture complesse la versione italiana definitiva. (Mentre un frammento legato alla stessa espressione “macchina di effetti”, ma slegato dal saggio, si può trovare qui: https://slowforward.net/2024/12/28/tre-paragrafi-sullaffettivita-mg-2017/).
*
Tutti gli incontri di New York 2022 possono essere ripercorsi in video qui: https://slowforward.net/2022/11/18/the-re-appearing-pheasant-3-videos/
Mentre sono particolarmente orgoglioso delle parole sul mio testo, con cui Marjorie Perloff ha inaugurato il suo intervento (in incipit di serie):
*
Così come sono felice del dialogo con Charles Bernstein qui:
*
…e non meno lieto della lettura che mi è stato possibile fare, ascoltabile qui:
#AnEffectsMachine #CasaItalianaZerilliMarimò #CharlesBernstein #contaminazioni #ContemporaryWriting #ExperimentalItalianAndAmericanPoetsAndCritics #FondazionePrimoli #forme #IuriMoscardi #LuigiBallerini #LuigiSeveri #macchinaDiEffetti #MarjoriePerloff #modelli #NicholasBenson #PezziDiRicambio #PoesiaDegliAnni2000 #RobertoAntonelli #saggio #SandroAngeloDeThomasis #scritturaDiRicerca #scrittureComplesse #scrittureContemporanee #scrittureDiRicerca #SpareParts #teoria #teorie #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #TheActsOfTheReappearingPheasant #TheReappearingPheasant #traduzione #traduzioni #UnaMacchinaDiEffetti #video -
una macchina di effetti (fondazione primoli, 2018; the reappearing pheasant, 2022; scritture complesse, 2025)
Il contributo personale che ho potuto dare a Scritture complesse (è alle pp. 44-50) è consistito nella rielaborazione/riscrittura di un saggio, intitolato Una macchina di effetti. Alcuni pezzi di ricambio per descrizioni e teorie su scritture contemporanee, a cui ho messo mano la prima volta nel 2017-2018, e di cui ho letto una prima bozza in occasione dell’incontro alla Fondazione Primoli, Poesia degli anni 2000. Modelli, forme, contaminazioni (19 mag. 2018, a cura di Roberto Antonelli e Luigi Severi). Tradotto da Nicholas Benson come An Effects Machine. Some Spare Parts for Descriptions and Theories of Contemporary Writing, e da me integrato con appunti sul momento, il testo è diventato un brogliaccio di intervento orale in occasione di The Reappearing Pheasant, convegno e serie di letture a cura di Luigi Ballerini (New York, 2022). Il testo nella sua forma inglese definitiva può essere letto in: Iuri Moscardi, Sandro-Angelo de Thomasis (a cura di), The Acts of the Reappearing Pheasant. The Return of Experimental Italian and American Poets and Critics in New York. Considero infine quella uscita in Scritture complesse la versione italiana definitiva. (Mentre un frammento legato alla stessa espressione “macchina di effetti”, ma slegato dal saggio, si può trovare qui: https://slowforward.net/2024/12/28/tre-paragrafi-sullaffettivita-mg-2017/).
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Tutti gli incontri di New York 2022 possono essere ripercorsi in video qui: https://slowforward.net/2022/11/18/the-re-appearing-pheasant-3-videos/
Mentre sono particolarmente orgoglioso delle parole sul mio testo, con cui Marjorie Perloff ha inaugurato il suo intervento (in incipit di serie):
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Così come sono felice del dialogo con Charles Bernstein qui:
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…e non meno lieto della lettura che mi è stato possibile fare, ascoltabile qui:
#AnEffectsMachine #CasaItalianaZerilliMarimò #CharlesBernstein #contaminazioni #ContemporaryWriting #ExperimentalItalianAndAmericanPoetsAndCritics #FondazionePrimoli #forme #IuriMoscardi #LuigiBallerini #LuigiSeveri #macchinaDiEffetti #MarjoriePerloff #modelli #NicholasBenson #PezziDiRicambio #PoesiaDegliAnni2000 #RobertoAntonelli #saggio #SandroAngeloDeThomasis #scritturaDiRicerca #scrittureComplesse #scrittureContemporanee #scrittureDiRicerca #SpareParts #teoria #teorie #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #TheActsOfTheReappearingPheasant #TheReappearingPheasant #traduzione #traduzioni #UnaMacchinaDiEffetti #video -
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@comunismo
"Portanto, precisa-se apenas, como Habermas & Cia., omitir o atributo ‘imediato’ e, inclusive, atribuir ao trabalho, que entra ao mesmo tempo de forma indireta e indiferenciada em todos os tipos de produto, uma mística ‘criação de valor’, para chegar a esse resultado fetichista que subestima toda a força explosiva do problema”.
Robert Kurz, "A crise do valor de troca", 1986.#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Portanto, precisa-se apenas, como Habermas & Cia., omitir o atributo ‘imediato’ e, inclusive, atribuir ao trabalho, que entra ao mesmo tempo de forma indireta e indiferenciada em todos os tipos de produto, uma mística ‘criação de valor’, para chegar a esse resultado fetichista que subestima toda a força explosiva do problema”.
Robert Kurz, "A crise do valor de troca", 1986.#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Portanto, precisa-se apenas, como Habermas & Cia., omitir o atributo ‘imediato’ e, inclusive, atribuir ao trabalho, que entra ao mesmo tempo de forma indireta e indiferenciada em todos os tipos de produto, uma mística ‘criação de valor’, para chegar a esse resultado fetichista que subestima toda a força explosiva do problema”.
Robert Kurz, "A crise do valor de troca", 1986.#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Portanto, precisa-se apenas, como Habermas & Cia., omitir o atributo ‘imediato’ e, inclusive, atribuir ao trabalho, que entra ao mesmo tempo de forma indireta e indiferenciada em todos os tipos de produto, uma mística ‘criação de valor’, para chegar a esse resultado fetichista que subestima toda a força explosiva do problema”.
Robert Kurz, "A crise do valor de troca", 1986.#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"A saída objetiva da produção social dos limites da fictícia ‘objetividade do valor deve se tornar, mais cedo ou mais tarde, perceptível com toda força na superfície aparente. Que uma mercadoria, como produto material, como a vemos, seja uma ‘objetividade do valor’, essa ideia já penetrou de tal modo nos indivíduos abstratos da produção de mercadorias como um conceito fetichista de modo que os próprios ‘marxistas’ ocasionalmente se esquecem do que é realmente o ‘valor’: uma ficção social real do trabalho humano ‘objetivado’ no processo produtivo imediato."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"A saída objetiva da produção social dos limites da fictícia ‘objetividade do valor deve se tornar, mais cedo ou mais tarde, perceptível com toda força na superfície aparente. Que uma mercadoria, como produto material, como a vemos, seja uma ‘objetividade do valor’, essa ideia já penetrou de tal modo nos indivíduos abstratos da produção de mercadorias como um conceito fetichista de modo que os próprios ‘marxistas’ ocasionalmente se esquecem do que é realmente o ‘valor’: uma ficção social real do trabalho humano ‘objetivado’ no processo produtivo imediato."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"A saída objetiva da produção social dos limites da fictícia ‘objetividade do valor deve se tornar, mais cedo ou mais tarde, perceptível com toda força na superfície aparente. Que uma mercadoria, como produto material, como a vemos, seja uma ‘objetividade do valor’, essa ideia já penetrou de tal modo nos indivíduos abstratos da produção de mercadorias como um conceito fetichista de modo que os próprios ‘marxistas’ ocasionalmente se esquecem do que é realmente o ‘valor’: uma ficção social real do trabalho humano ‘objetivado’ no processo produtivo imediato."
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"A saída objetiva da produção social dos limites da fictícia ‘objetividade do valor deve se tornar, mais cedo ou mais tarde, perceptível com toda força na superfície aparente. Que uma mercadoria, como produto material, como a vemos, seja uma ‘objetividade do valor’, essa ideia já penetrou de tal modo nos indivíduos abstratos da produção de mercadorias como um conceito fetichista de modo que os próprios ‘marxistas’ ocasionalmente se esquecem do que é realmente o ‘valor’: uma ficção social real do trabalho humano ‘objetivado’ no processo produtivo imediato."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Assim, a relação entre a eliminação do trabalho produtivo vivo através da cientifização, por um lado, e a absorção do trabalho produtivo vivo por meio do processo de capitalização, ou seja, a criação de novos ramos produtivos, por outro, atinge um ponto de virada historicamente irreversível: de agora em diante será eliminado inexoravelmente mais trabalho do que aquele que pode ser absorvido. Todas as inovações tecnológicas esperadas vão em direção a uma maior eliminação do trabalho vivo, todos os novos ramos produtivos esperados devem contar com menos trabalho produtivo humano direto."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Assim, a relação entre a eliminação do trabalho produtivo vivo através da cientifização, por um lado, e a absorção do trabalho produtivo vivo por meio do processo de capitalização, ou seja, a criação de novos ramos produtivos, por outro, atinge um ponto de virada historicamente irreversível: de agora em diante será eliminado inexoravelmente mais trabalho do que aquele que pode ser absorvido. Todas as inovações tecnológicas esperadas vão em direção a uma maior eliminação do trabalho vivo, todos os novos ramos produtivos esperados devem contar com menos trabalho produtivo humano direto."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Assim, a relação entre a eliminação do trabalho produtivo vivo através da cientifização, por um lado, e a absorção do trabalho produtivo vivo por meio do processo de capitalização, ou seja, a criação de novos ramos produtivos, por outro, atinge um ponto de virada historicamente irreversível: de agora em diante será eliminado inexoravelmente mais trabalho do que aquele que pode ser absorvido. Todas as inovações tecnológicas esperadas vão em direção a uma maior eliminação do trabalho vivo, todos os novos ramos produtivos esperados devem contar com menos trabalho produtivo humano direto."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Assim, a relação entre a eliminação do trabalho produtivo vivo através da cientifização, por um lado, e a absorção do trabalho produtivo vivo por meio do processo de capitalização, ou seja, a criação de novos ramos produtivos, por outro, atinge um ponto de virada historicamente irreversível: de agora em diante será eliminado inexoravelmente mais trabalho do que aquele que pode ser absorvido. Todas as inovações tecnológicas esperadas vão em direção a uma maior eliminação do trabalho vivo, todos os novos ramos produtivos esperados devem contar com menos trabalho produtivo humano direto."
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@comunismo
"Conquanto novos ramos produtivos sejam criados nesse processo – por exemplo, na produção da microeletrônica ou na tecnologia genética –, eles são de antemão, por sua própria natureza, menos intensivos em trabalho na produção imediata. Com isso, colapsa a anterior compensação histórica, apoiada na mais-valia relativa, para o limite imanente absoluto do modo de produção capitalista. A eliminação maciça do trabalho produtivo imediato não pode mais ser compensada pela produção em massa de produtos ‘barateados’, pois essa produção em massa deixou de proporcionar uma reabsorção na produção de população trabalhadora ‘tornada supérflua’ previamente noutro lado."+++
#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Conquanto novos ramos produtivos sejam criados nesse processo – por exemplo, na produção da microeletrônica ou na tecnologia genética –, eles são de antemão, por sua própria natureza, menos intensivos em trabalho na produção imediata. Com isso, colapsa a anterior compensação histórica, apoiada na mais-valia relativa, para o limite imanente absoluto do modo de produção capitalista. A eliminação maciça do trabalho produtivo imediato não pode mais ser compensada pela produção em massa de produtos ‘barateados’, pois essa produção em massa deixou de proporcionar uma reabsorção na produção de população trabalhadora ‘tornada supérflua’ previamente noutro lado."+++
#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Conquanto novos ramos produtivos sejam criados nesse processo – por exemplo, na produção da microeletrônica ou na tecnologia genética –, eles são de antemão, por sua própria natureza, menos intensivos em trabalho na produção imediata. Com isso, colapsa a anterior compensação histórica, apoiada na mais-valia relativa, para o limite imanente absoluto do modo de produção capitalista. A eliminação maciça do trabalho produtivo imediato não pode mais ser compensada pela produção em massa de produtos ‘barateados’, pois essa produção em massa deixou de proporcionar uma reabsorção na produção de população trabalhadora ‘tornada supérflua’ previamente noutro lado."+++
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"Conquanto novos ramos produtivos sejam criados nesse processo – por exemplo, na produção da microeletrônica ou na tecnologia genética –, eles são de antemão, por sua própria natureza, menos intensivos em trabalho na produção imediata. Com isso, colapsa a anterior compensação histórica, apoiada na mais-valia relativa, para o limite imanente absoluto do modo de produção capitalista. A eliminação maciça do trabalho produtivo imediato não pode mais ser compensada pela produção em massa de produtos ‘barateados’, pois essa produção em massa deixou de proporcionar uma reabsorção na produção de população trabalhadora ‘tornada supérflua’ previamente noutro lado."+++
#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Tal declaração deixa visível q o seu conceito de valor está coagulado no conceito de fetiche; mas essa é precisamente a questão sobre a qual a esquerda, e Habermas junto com ela, não discute de forma alguma. Esses fatos provam apenas que a ‘nova esquerda’ como um todo, junto com Habermas, partilha da fetichização do valor e sua formação teórica e seus objetivos políticos não vão além dele, ou seja, sua crítica ao movimento operário ‘tradicional’ nunca toca na questão decisiva. Habermas e outros permanecem sem conceito e sem a diferenciação analítica acerca da identidade histórica entre produtividade material e produtividade relativa ao valor, q precisamente foi superada pelo capitalismo em seu movimento secular e, assim, conduzida ad absurdum."
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@comunismo
"Um fundamento teoricamente essencial desse equívoco grotesco é a incapacidade de captar a diferença entre produtividade material e produtividade relativa ao valor, entre trabalho produtivo imediato e trabalho socialmente direto no conceito de ‘trabalho produtivo’. Se a declaração de Marx da ‘ciência como força produtiva imediata’ é compreendida equivocadamente como se ela própria fosse produtora de valor, tal equívoco só pode estar baseado no preconceito intelectual moldado pelo fetiche do valor, para o qual cada nova etapa na ‘cientifização da produção’ deve aparecer claramente como um momento de eternização e consolidação do processo de abstração do valor."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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@comunismo
"Um fundamento teoricamente essencial desse equívoco grotesco é a incapacidade de captar a diferença entre produtividade material e produtividade relativa ao valor, entre trabalho produtivo imediato e trabalho socialmente direto no conceito de ‘trabalho produtivo’. Se a declaração de Marx da ‘ciência como força produtiva imediata’ é compreendida equivocadamente como se ela própria fosse produtora de valor, tal equívoco só pode estar baseado no preconceito intelectual moldado pelo fetiche do valor, para o qual cada nova etapa na ‘cientifização da produção’ deve aparecer claramente como um momento de eternização e consolidação do processo de abstração do valor."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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"Um fundamento teoricamente essencial desse equívoco grotesco é a incapacidade de captar a diferença entre produtividade material e produtividade relativa ao valor, entre trabalho produtivo imediato e trabalho socialmente direto no conceito de ‘trabalho produtivo’. Se a declaração de Marx da ‘ciência como força produtiva imediata’ é compreendida equivocadamente como se ela própria fosse produtora de valor, tal equívoco só pode estar baseado no preconceito intelectual moldado pelo fetiche do valor, para o qual cada nova etapa na ‘cientifização da produção’ deve aparecer claramente como um momento de eternização e consolidação do processo de abstração do valor."
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"Um fundamento teoricamente essencial desse equívoco grotesco é a incapacidade de captar a diferença entre produtividade material e produtividade relativa ao valor, entre trabalho produtivo imediato e trabalho socialmente direto no conceito de ‘trabalho produtivo’. Se a declaração de Marx da ‘ciência como força produtiva imediata’ é compreendida equivocadamente como se ela própria fosse produtora de valor, tal equívoco só pode estar baseado no preconceito intelectual moldado pelo fetiche do valor, para o qual cada nova etapa na ‘cientifização da produção’ deve aparecer claramente como um momento de eternização e consolidação do processo de abstração do valor."
+++#Habermas #valor #Marx #marxismo #teoriamarxistadovalor #teoria #terminologia #categoria #RobertKurz
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“É uma ironia da história que, precisamente no início dessa época histórica, a esquerda ‘marxista’ e outras tenham se afastado tanto da crítica marxiana concreta do valor ou da ‘objetividade do valor’, que precisamente hoje elas comecem a perder os últimos resquícios de lembrança da objetividade das contradições capitalistas e inclusive concebam a nova revolução tecnológica como um enorme ‘aumento do poder’ do capital e, possivelmente, como sua consolidação final, ao invés do princípio de seu desabamento objetivo.
@comunismo
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“É uma ironia da história que, precisamente no início dessa época histórica, a esquerda ‘marxista’ e outras tenham se afastado tanto da crítica marxiana concreta do valor ou da ‘objetividade do valor’, que precisamente hoje elas comecem a perder os últimos resquícios de lembrança da objetividade das contradições capitalistas e inclusive concebam a nova revolução tecnológica como um enorme ‘aumento do poder’ do capital e, possivelmente, como sua consolidação final, ao invés do princípio de seu desabamento objetivo.
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