home.social

#rifugio — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #rifugio, aggregated by home.social.

fetched live
  1. 🆘 Il rifugio antispecista @agripunk ha i giorni contati. 🆘

    Davvero vogliamo lasciare che vincano le logiche di profitto privato e di specismo ed elitismo?

    Aiutaci a salvare questa realtà resistente, dona e condividi la raccolta fondi:
    produzionidalbasso.com/project

    Perché siamo tuttɜ Agripunk!
    ✊🏾🐮🧕🏾🐭🧑🏾‍🌾🦄🐷🧜🏾🐉🐰🐶 :piccione:🧑🏾‍🦽🏳️‍🌈 :anartrans_symbol: :vegan:

    :boost_ok: PLS retoot and share!

    #antispecismo #vegan #rifugio #animaliliberati #ambra #toscana #salviamoagripunk

  2. Hai fatto il mail bombing per Agripunk?

    mastodon.bida.im/@agripunk/116

    Ci vuole un attimo ma potrebbe fare la differenza.
    Se ti serve il testo da mandare, mandami in privato la tua email che te lo giro (qui sul Fediverso non ci sono abbastanza caratteri).

    Più siamo e più forse la regione ci da retta.
    Forza! 💪

    @agripunk
    #antispecismo #rifugio #animaliliberi #vegano #antispe #Liberxtuttx

  3. Oggi vi parliamo di Natalina: è arrivata all'oasi proprio dopo le festività natalizie. Abbiamo aspettato a farvela conoscere, qui sui social, perché la realtà dei santuari si comprende meglio quando li si visita o ancora di più quando li si vive.

    Natalina è sicuramente in un posto più sicuro di prima, qui è coccolata e amata e abbiamo scoperto che ha un debole per la pizza! 🍕

    Tuttavia, già dalla discesa dal camion, una delle sue zampe risultava ferita. Grazie ad una radiografia abbiamo appurato che era danneggiata internamente da prima che arrivasse da noi. Nessuno, nell'allevamento dal quale è arrivata, la trattava con riguardo.
    Per questo motivo il futuro di Natalina, un tenero bolide rosa con due occhi di colori spaiati, è ancora incerto e volevamo aspettare prima di rendere pubblica la notizia.

    ... Le preoccupazioni sono molte, e stiamo facendo del nostro meglio per curarla.

    Se volete aiutare Natalina potete iscrivervi al nostro Teaming o fare una donazione unica, vi lasciamo tutti i nostri link, grazie a chi donerà! 🐽

    Donazione mensile a partire da 1€ - teaming.net/l-oasidinina-grupo

    Tutti i nostri link - oasidinina.carrd.co/

    #oasidinina #vegan #animali #rifugio #santuario #maiali #libertà #aiuto #supporto #teaming

  4. Aspettando l'estinzione umana @aspettandolestinzioneumana.wordpress.com@aspettandolestinzioneumana.wordpress.com ·

    Ho capito già da tempo che non sono e non sarò mai un influencer.
    Non che aspiri a diventarlo (anzi…), ma direi che un minimo di riscontro mi piacerebbe riceverlo quando, tanto per dirne una, cerco di vendere una discreta quantità di libri usati per finanziare la pappa da destinare ai mici in stallo e di colonia.
    Ho tentato questa strada su Facebook, dove al momento ho il maggior numero di follower. Risultato da quando mi sono iscritto a maggio: zero. Risultato sotto Natale, quando tutti dovrebbero essere più buoni e altruisti: zero.
    Posso capire che dare soldi sotto forma di donazione susciti qualche sospetto, ma comprando dei libri rimarrebbe comunque qualcosa di tangibile in mano; si tratta a tutti gli effetti di uno scambio equo per entrambe le parti.
    Quasi tutti i miei contatti si dichiarano animalisti, gattofili e, in alcuni casi, vegani. E parliamo di gente con lavori ben retribuiti, in alcuni casi addirittura benestante.
    È davvero uno sforzo immane per loro comprare 5 o 10 euro di libri sapendo che contribuirebbero a sfamare mici che non aiutano nemmeno personalmente?
    E non ho trovato problemi solo nella vendita dei libri usati o dei miei e-book.

    Già da tempo ho in mente di aprire un rifugio privato per gatti; rifugio privato e non associazione perché, nel secondo caso, ci sarebbero troppe teste a gestire il tutto e finiremmo per scontrarci (come ho avuto modo di appurare per altre questioni…).
    Da un punto di vista imprenditoriale e burocratico sono un inetto completo, quindi ho tentato di chiedere informazioni a chi ne sapeva più di me. Sempre su Facebook ho presentato, in diverse sedi, un annuncio nel quale chiedevo aiuto per capire come iniziare. L’ho pubblicato dividendolo in due parti: una breve e sintetica e una lunga e dettagliata. La ridotta soglia di attenzione dell’utente medio di Facebook ha spinto praticamente tutti a rispondermi senza considerare nemmeno la parte breve.
    In poche parole penso che si siano limitati a vedere la lunghezza dell’annuncio e abbiano risposto cose del tipo “Troppo lungo, non leggerò” o “Chiedi a un’associazione”.

    Se avessi voluto aprire un’associazione mi sarei rivolto a una di loro, non vi pare? Ma avendo l’intento di concentrarmi su un rifugio privato – e non conoscendone nessuno – non avrei ottenuto risposte esaustive su come eseguire, presumo, una procedura differente.
    La lunghezza dell’annuncio, invece, anticipava domande che, se letto in maniera seria, mi avrebbero sicuramente posto in un secondo momento; diciamo che ho provato a giocare d’anticipo per non perdere troppo tempo dopo.
    E così neppure in quel caso ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato. Ma scommetto che, se mi filmassi mentre compio scemenze. non solo avrei un seguito molto maggiore, ma mi darebbero anche retta.
    Mi hanno suggerito di cambiare approccio pubblicando più foto e video, ma a me piace scrivere ed è con le parole che voglio esprimermi. E il numero di utenti che mi segue non m’interessa; eppure anche conoscere poche persone competenti e disponibili sembra sia un’utopia.

    La settimana prossima dovrei svolgere un colloquio telefonico con una casa editrice per la pubblicazione di un romanzo che, neanche a farlo apposta, parla anche di gatti e influencer. Questa casa editrice pubblica nel formato print-on-demand e dovrei poter ricevere qualche consiglio utile sul fronte promozionale; tuttavia è altamente probabile che, essendo la mia una causa persa, non se ne farà niente.
    Non riuscendo a vendere un libro scritto da Umberto Eco a 1 euro, come potrei convincere qualcuno a spenderne 10 per uno scritto da me? A meno che l’editore non mi riveli una formula magica, è assolutamente impossibile che ci riesca.
    Ho capito che sono io il punto debole che rende fragile la mia limitata rete sociale. Ma la mia unica colpa è non voler essere un personaggio.
    Sembra che ormai ci sia competizione in ogni ambito, incluso quello del volontariato.
    Chi danneggio se apro anch’io un rifugio per gatti? Tolgo qualcosa a qualcuno? Non possiamo avere tutti il nostro spazio, senza intralciarci? La condivisione di un ideale non dovrebbe spingerci, semmai, a collaborare?
    Macché, se chiedo qualcosa, anche un semplice consiglio, tutti snobbano la richiesta; però loro pretendono attenzioni da prima donna, spammano, pubblicano scemenze pur di conservare visibilità. Se commenti non scendono mai dal piedistallo per rispondere. Scrivono pure in maniera sgrammaticata, ma a quanto pare sembra che l’ignoranza costituisca una virtù.
    Nella catena alimentare dei social network esisto solo per nutrire una famelica creatura chiamata ego; spero di andare di traverso a qualcuno.

    Vittorio Tatti

    https://aspettandolestinzioneumana.wordpress.com/2024/05/29/vaccino-contro-linfluenzerite/

    #annunci #eBook #egocentrismo #facebook #Gatti #gattile #idiozia #influencer #libri #pubblicità #rifugio #socialNetwork #visibilità

  5. Aspettando l'estinzione umana @aspettandolestinzioneumana.wordpress.com@aspettandolestinzioneumana.wordpress.com ·

    Si fa presto a dire gattaro (o gattara, ma per questo articolo utilizzerò il maschile). Si fa presto a pensare “Che ci vuole? Può farlo chiunque”. Si fa presto a pensare che non ci siano problemi perché basta mettere qualche pappa di tanto in tanto e poi dimenticarla in un angolo della casa perché i gatti sono indipendenti.
    No, non basta. Non basta perché, oltre a soldi, spazio e tempo, ci vuole tanta, tanta dedizione.
    Facciamo così: vi racconterò una mia giornata di tipo con i gatti di casa.

    Al momento ho undici gatti, che rimangono sempre in casa senza uscire mai.
    I sani sono ott: cinque adulti (Sole, Biondina, Tontolino, Piccolo e Arashi) e tre piccoli (Shinju, Akito e Kasumi). In una stanza a parte tengo i gatti FIV/FELV positivi: Zampa, Jacky, Lupin e Cucciolo (arrivato da poco). In un’altra stanza ancora c’è Oioioi, un gatto positivo che tende a essere aggressivo con gli altri, quindi lo devo tenere separato da tutti.
    Eccoli tutti qua in posa (più o meno…):

    I gatti positivi, così come altri prima di loro che purtroppo sono deceduti, sono stati tutti recuperati da me in prima persona, almeno quelli che venivano a mangiare dietro casa. Con alcuni non ho avuto particolari problemi perché avevano confidenza ed entravano in casa spontaneamente, ma con altri ho dovuto utilizzare una gabbia trappola e il loro recupero, a volte, ha richiesto mesi di paziente attesa e ansia costante.
    Quando non avevo ancora la possibilità di ospitarli in casa ne sono spariti molti nel corso degli anni e, oltre al ricordo, l’unica cosa che resta è il rimpianto di non essere intervenuto tempestivamente. Ma ormai quel che (non) è fatto è fatto…
    Gli ultimi presi li ho fatto castrare e testare a spese mie nel tentativo di trovare loro adozione, ma senza risultato. Già i gatti adulti sono poco desiderabili, figuriamoci quando hanno qualche patologia. In conclusione, questa è diventata anche casa loro.

    Se già la cattura è stata complicata, nemmeno l’inserimento è risultato immediato con tutti. Di norma fuori, quando erano interi (ossia non castrati), tendevano ad azzuffarsi per dominare il territorio e assicurarsi di arrivare primi alla pappa (rigorosamente cruelty free, ossia non testata sugli animali). Fuori avevano sempre almeno tre o quattro ciotole tra acqua, pappa umida e croccantini. Pappa e acqua che, in inverno, trovavano calda dopo averla intiepidita nel forno a microonde. La presenza di nuovi vicini di casa ha vanificato l’utilizzo delle cucce, così dopo aver mangiato tendevano a cercare un rifugio lontano da qui.
    Qualcuno solleverà l’obiezione che, abitando in campagna, avrei potuto anche lasciarli vivere all’aperto. Come hanno dimostrato i gatti che non sono più tornati, anche vivere vicino a un bosco li espone continuamente al pericolo: vicini di casa ostili contro i gatti, cani lasciati liberi, auto (anche se non abito vicino alla strada i gatti tendono a spostarsi), cacciatori, predatori (altri gatti, volpi, faine, lupi, etc.), malattie, freddo, fame e via dicendo.
    Il prezzo della libertà a volte si paga con la vita. E questo sapete cosa significa? Che quando un giorno non vedi uno di loro rispettare l’appuntamento con la pappa pensi subito al peggio. A volte non tornano più e non scopri perché, ma lo intuisci.

    Quindi, quando mi si è presentata l’opportunità di farli entrare in casa, non ho più esitato: prima uno, poi un altro, poi un altro ancora. Tutti dentro e problema risolto. O meglio: risolto solo il problema delle sparizioni. Anche tralasciando il fatto di essere un maniaco del controllo, penso sia normale volerli tenere costantemente in un ambiente protetto.
    Dopo aver risparmiato e sfruttato sconti vari ho acquistato prima una gabbia di degenza con le ruote e, in seguito, una fissa. Entrambe hanno più pedane e si sviluppano in larghezza e in altezza. Sono abbastanza capienti da contenere la vaschetta con la lettiera, almeno tre ciotole (acqua, pappa umida e croccantini), palline, tiragraffi, erba (saltuariamente) e cuscini con coperte o cucce.
    Ecco qui tutti i miei attrezzi di lavoro:

    Qua dentro i gatti da inserire hanno soggiornato temporaneamente per abituarsi al contatto umano e alla presenza degli altri gatti (inclusi quelli con i quali, fuori, litigavano). Gli stessi gatti che fuori litigavano ora dormono vicini, giocano e si strusciano tra loro.
    Le gabbie sono servite anche per tenerli pronti alla ricattura col trasportino per portarli dal veterinario per la castrazione. Adesso sono adibite alla degenza, a meno che non compaiano altri gatti all’orizzonte o non ne arrivi qualcuno da una colonia.

    Avere una fase di inserimento significa dilatare ulteriormente i tempi per svolgere tutte le faccende gattesche. Prima di far girare per casa i gatti positivi i sani vanno chiusi nella camera da letto. Siccome ormai sanno cosa succede quando cerco di attirarli nella stanza, qualcuno evade in cucina o si nasconde da qualche parte perché non si vuole che chiuda la porta.
    Alla fine devo dedicare sempre qualche minuto al loro recupero, ma è necessario per non farli entrare in contatto. Sarebbe sicuramente tutto molto più semplice e meno dispersivo lasciarli girare tutti senza restrizioni, ma non si può.

    Una volta aperta la porta dell’altra camera i gatti positivi girano per casa, se ne hanno voglia. A quel punto pulisco le lettiere, le coperte, le cucce e il pavimento. Cambio l’acqua, aggiungo i croccantini dove mancano e metto la pappa fresca nelle ciotole. Procedo anche al recupero delle palline, che di solito trovo nei posti più disparati.
    Adesso non c’è più questo pericolo, quindi posso operare all’interno della gabbia di degenza senza tanti patemi d’animo. Ma in passato è capitato che dovessi fare attenzione che il gatto di turno in degenza non scappasse e si azzuffasse con gli altri coinquilini. Di conseguenza dovevo chiudermi in stanza lasciando i gatti fuori, aprire la gabbia di degenza facendo attenzione che il gatto ospitato non scappasse (sarebbe stato problematico il recupero), pulire la gabbia, la lettiera e le coperte, cambiare l’acqua e le ciotole con la pappa appena messa.
    Probabilmente sembra una cosa da nulla, ma ci vuole tanto tempo per svolgere queste attività, soprattutto quando ci sono gatti in isolamento. In una parola: è estenuante. Finita la procedura – che ripeto tre volte al giorno – i gatti rientrano nella stanza e mangiano, giocano o vanno sul letto a dormire.

    Ritorniamo su questo punto: l’isolamento. Tenere isolati dei gatti vuol dire osservare un rispetto quasi maniacale di abitudini e orari. I sani sono sempre liberi, ma vengono chiusi in camera da letto quando faccio girare i positivi. Non posso limitarmi a entrare velocemente nella stanza di questi ultimi: primo perché voglio far girare per casa anche loro e secondo perché devo fare continuamente avanti e indietro per cambiare le ciotole, mettere la pappa e l’acqua fresca, pulire le lettiere, il pavimento, le coperte e le cucce, aprire o chiudere le persiane. Quindi devo poter andare avanti e indietro con un certo grado di libertà, e comunque qualche gatto potrebbe sempre sgusciare fuori o dentro nonostante un atteggiamento accorto e prudente. A questo punto abbiamo i gatti sani chiusi e i positivi in giro per casa. Anche in questo caso devo suddividere i turni tra quelli nella stanza e l’altro separato da tutti, altrimenti li terrei tutti insieme.

    Oltre alle varie fasi di pulizia e approvvigionamento dedico sempre qualche minuto al gioco. Quasi tutti gradiscono le palline, che devo cercare e recuperare ogni volta per non comprarne venti al giorno. Con queste giocano sia quando le lancio sia quando chiudo la porta e le lascio sul pavimento.
    Poi ci sono i vari controlli visivi per vedere se qualcuno è dimagrito, ha problemi a mangiare o a camminare, ha perso ciocche di pelo, etc. Soprattutto con i gatti positivi, come ho avuto modo di constatare, la situazione può precipitare dall’oggi al domani. Agli occhi di chi non si occupa di gatti può sembrare tutto un’inezia, ma non si parla quasi mai della tensione emotiva che c’è quando si apre una semplice porta di legno e si spera di non vedere il corpo senza vita di un gatto. Ma anche quando è ancora vivo e mostra i sintomi altamente debilitanti della FIV o della FELV (o di entrambe) non puoi più tirare un sospiro di sollievo. Mai più.

    A quel punto non è più questione di se, ma di quando. È un conto alla rovescia che vorresti non raggiungesse mai lo zero. Inizia la spola dal veterinario (nel mio caso ci sono volontari e volontarie che mi danno un passaggio in auto, altrimenti a piedi avrei difficoltà ad arrivarci) e l’illusione di poter ribaltare la situazione. Cerchi di prepararti mentalmente all’addio, ti ripeti scuse che andrà in un posto migliore e non soffrirà più. Sono tutte cazzate: non si è mai pronti all’addio.
    Apro una parentesi. Non credendo nemmeno nel Ponte dell’arcobaleno, per me la morte è semplicemente un differente stato della materia organica. Spero solo che gli atomi dispersi nell’ambiente non contribuiscano a creare un altro essere umano, ché quelli dovrebbero solo sparire dalla faccia del pianeta. Chiudo la parentesi.
    Quando arrivi al punto di non ritorno pensi solo che avresti dovuto farlo entrare in casa prima che si ammalasse. Pensi che l’hai accolto per salvarlo, anche se alla fine muore lo stesso. Pensi che forse si sarebbe potuto godere la vita in libertà, anche se sai che là fuori sarebbe potuto morire molto tempo prima e in modo ben peggiore.

    Non pensi che, anche se per poco, è stato al sicuro e amato. Non pensi di averlo salvato, se poi muore lo stesso. E così, alimentando la spirale, pensi a chi è ancora là fuori, a chi vaga in cerca di cibo e un riparo, a chi scappa dai cani o dalle persone, a chi si sta spegnendo sull’asfalto dopo essere stato investito, a chi sta morendo in questo stesso momento senza aver mai ricevuto una carezza. Pensi solo alle cose brutte, perché sai che al mondo le cose belle sono poche, e quasi mai riservate agli animali. Pensi a tutti gli idioti che spendono la propria ricchezza in scemenze, immaginando che, se fossi tu a essere ricco economicamente, destineresti milioni di euro solo per aprire un rifugio che possa ospitare milioni di gatti.
    Non ti interessano i ringraziamenti o gli encomi; al massimo qualche donazione di tanto in tanto, ma si vede sempre col binocolo e non è mai realmente risolutiva.

    Che tu faccia qualcosa o non faccia niente, raramente c’è la sensazione di aver deciso correttamente. Ma lo fai, anche se a volte qualcuno ti giudica male, ti rema contro o ti boicotta. Che poi è la stessa gente che dispensa consigli a destra e a manca senza mai muovere un muscolo per i gatti. Peccato che, se tutti facessimo qualcosa, il peso sostenuto da pochi verrebbe alleviato.
    Lo fai nonostante la perenne carenza di risorse e il dolore accumulato. A ogni addio il tuo cuore si sgretola e ucciderebbe metaforicamente chiunque, ma tu sei immortale perché sai di non poter cedere allo sconforto.
    Lo fai nonostante gli errori commessi, sapendo che non ripeterai gli stessi, ma anche che ce ne saranno di nuovi pronti a castigarti, come se una forza onnipotente tentasse di convincerti a smettere.
    Lo fai sapendo che niente e nessuno ti convincerà mai a desistere.

    Vittorio Tatti

    https://aspettandolestinzioneumana.wordpress.com/2024/05/13/unocchiata-nella-casa-di-un-gattaro/

    #adozione #amore #casa #gattaro #Gatti #morte #rifugio #salvezza #speranza

  6. Con questo resoconto di viaggio inizia la collaborazione con Arianna, che per lo spirito di avventura che la contraddistingue mi vien da definirla “una piccola Walter Bonatti”.

    leggi: wp.me/pjP1E-x49

    #avventura #bussola #Finlandia, #helsinky, #lapponia, #parco #rifugio #rovaniemi #saariselka #Turismo #Urho #Kekkosen #viaggi #zaino