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Monreale (PA), il Chiostro dei Benedettini
Riflessi di un viaggio misterioso di Guy de Maupassant"Il meraviglioso Chiostro di Monreale suggerisce alla mente una tale sensazione di grazia che ci si vorrebbe restare quasi per sempre… e chi non l’ha visto non può immaginare cosa sia l’armonia di un colonnato… meravigliano lo sguardo e poi affascinano, lo incantano, vi generano quella gioia artistica che le cose d’un gusto assoluto fanno penetrare nell’anima attraverso gli occhi"
Nel 1885, mentre l’Europa fremeva tra innovazioni e ombre di decadenza, Guy de Maupassant, uno dei grandi protagonisti della letteratura francese dell’Ottocento, salpò verso la Sicilia, isola enigmatica dove normanni, arabi e greci avevano intrecciato un destino di conquiste e sincretismi.
Tra le sue rovine dorate e i chiostri silenziosi, lo scrittore francese scoprì un’armonia assoluta che lo travolse, immortalata nelle pagine liriche di "La Vie Errante".
È qui, tra le colonne ipnotiche di Monreale, che nasce un racconto di estasi e mistero, capace di evocare l’essenza immortale della “perla del Mediterraneo”.
https://www.panormus.blog/pubblicazioni.php?post=69417b72aa7b6
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Il Fantasma del Turco a Palermo tra storia e mistero nel Palazzo De Cordoba
Nel cuore di Palermo, città ricca di storia e di antiche tradizioni, si cela una leggenda che intreccia mistero, nobiltà e spettri inquieti.
Il fantasma del Turco, figura avvolta nel mistero e nei secoli, continua a far parlare di sé, evocando racconti di prigionieri, monarchi stranieri e spiriti che non trovano pace.
Una narrazione suggestiva, alla scoperta di un mistero affascinante, tra le vecchie mura di un palazzo storico della città.
https://www.panormus.blog/articoli.php?id=il-fantasma-del-turco-a-palermo-tra-storia-e-mistero-nel-palazzo-de-cordoba
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Costanza d’Altavilla, la regina che cambiò le sorti della Sicilia
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CALENDARIO DEI PROVERBI SICILIANI: Sabato 24 Agosto 2024
Chi fa l'ossequioso davanti, ti sparla alle spalle
.... capita ....
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Sicilia, Messina e la Leggenda di Mata e Grifone
La leggenda narra che molto tempo fa, nel 1190, in una Sicilia dominata da diverse culture, viveva una bellissima giovane cristiana di nome Mata (o Marta). Mata era conosciuta per la sua bellezza e virtù, e molti giovani del luogo desideravano sposarla.
L’Arrivo di Grifone
Un giorno, un gigante saraceno di nome Hassas Ibn-Hammar, conosciuto come Grifone, arrivò a Messina. Grifone era un guerriero temuto e rispettato, ma quando vide Mata, rimase colpito dalla sua bellezza e decise di volerla come sua sposa.
Il Rifiuto di Mata
Mata, fedele alle sue radici cristiane e spaventata dalla figura imponente di Grifone, rifiutò la sua proposta. Grifone, però, non si arrese e cercò di conquistarla con doni e promesse.
La Conversione di Grifone
Col tempo, Grifone si innamorò profondamente di Mata e decise di cambiare per lei. Si convertì al cristianesimo, prendendo il nome di Grifo, e dimostrò il suo amore e la sua devozione. Questo gesto toccò il cuore di Mata, che alla fine accettò di sposarlo.
L’Unione e la Pace
Il matrimonio tra Mata e Grifone simboleggiò l’unione di due culture diverse e portò pace e prosperità alla città di Messina. La loro storia d’amore divenne un simbolo di integrazione e armonia.
C'è però un'altra versione della leggenda, durante la Terza Crociata, tra il 1190 e il 1191, Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, passò per Messina. La città era sotto il controllo di dominatori, e Riccardo decise di aiutare i messinesi. Fece costruire o rinforzare una struttura sul colle di fronte alla fortezza di San Salvatore, chiamata “Matagrifone”, che significa “ammazza il ladro” (in questo caso, il Grifone).
Secondo la leggenda, i dominatori abbandonarono la città dopo l’intervento di Riccardo, e i messinesi, per celebrare la loro libertà, crearono due grandi figure in cartapesta a cavallo, rappresentanti Mata e Grifone.
Oggi, la leggenda di Mata e Grifone è celebrata ogni anno a Messina con una processione che si svolge dal 10 al 14 agosto, le statue giganti di Mata e Grifone vengono portate per le vie della città, accompagnate da musica e danze, in una festa che celebra l’amore, la cultura e la storia della città.
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A Palermo per la Madonna di Mezz'agosto (così una volta veniva chiamata l'Assunta), fece la sua comparsa una "varicedda", ossia una piccola "vara" creata dai bambini dei quartieri, recante una piccola statua, possibilmente di cera, e lo "Stellario", che per quindici giorni a partire da primo di agosto portavano di vicolo in vicolo e raccoglievano le offerte che ufficialmente servivano per abbellire la varicedda o per preparare quella dell'anno successivo.
Di fatto, i proventi delle offerte, si davano alle famiglie più bisognose del quartiere per fare la spesa.
I protagonisti erano gruppi di bambini fra i sei e i tredici anni, questa pratica “infantile” viene così descritta nel 1881 dall’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè nel libro "Spettacoli e feste popolari siciliane":
«Al cominciare d’agosto sogliono i fanciulli palermitani condurre certe loro barette per le vie più popolate della città; e sopravi, circondata da molti ceri accesi, una Madonna detta di mezz’agosto, con alla testa uno stellario, e ai piedi una mezzaluna sotto i sandali. A quando a quando innanzi a qualche uscio o balcone, nel quale siano persone a guardare, fermano al suono d’un campanello portato dal padrone della baretta, ovvero da altro amico cui quello abbia in affetto, la bara, e uno dei compagni alza la voce argentina cantando qualche strofetta d’una laude sicilianizzata che, sebbene di origine letteraria come per lo più sono i canti religiosi, tutto il popolo conosce, e alcuni leggono stampata.»
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