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#armadeicarabinieri — Public Fediverse posts

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  1. ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

    La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
    Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

    I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

    Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

    TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

    Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

    Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

    Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

    Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

    SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

    Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

    #NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

  2. ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

    La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
    Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

    I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

    Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

    TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

    Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

    Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

    Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

    Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

    SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

    Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

    #NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

  3. ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

    La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
    Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

    I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

    Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

    TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

    Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

    Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

    Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

    Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

    SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

    Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

    #NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

  4. ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

    La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
    Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

    I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

    Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

    TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

    Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

    Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

    Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

    Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

    SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

    Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

    #NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

  5. ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

    La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri - la "grande unità elementare" dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare - per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law).
    Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

    I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

    Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

    TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

    Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

    Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

    Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

    Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

    SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

    Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

    #NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

  6. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea

    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

    @attualita

  7. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea

    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

    @attualita

  8. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea


    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

  9. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea


    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

  10. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea


    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

  11. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea


    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

  12. La Direzione Investigativa Antimafia nell'ambito del ciclo EMPACT dell'Unione Europea


    Il ciclo EMPACT, attivo dal 2012, coinvolge circa 60 Paesi tra Stati membri, partner terzi e agenzie internazionali, attraverso un ampio ventaglio di azioni operative coordinate a livello europeo.
    In tale contesto, la partecipazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) conferma il ruolo dell'Italia nella costruzione di una strategia comune orientata al contrasto efficace della criminalità organizzata transnazionale e al rafforzamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Nel quadro di EMPACT 2026+, la partecipazione della DIA — in coordinamento operativo con la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza — si inserisce in una più ampia strategia europea di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, confermando il ruolo dell'Italia quale attore qualificato nella definizione e nell'attuazione di un approccio condiviso, volto al rafforzamento della cooperazione multilivello e al consolidamento della sicurezza dell'Unione europea.

    Per il biennio 2026-2027, l'Italia parteciperà a 26 azioni operative sotto il coordinamento dello SCIP (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, assumendo altresì il ruolo di co-driver del progetto, evoluzione della precedente priorità HRCN (High Risk Criminal Network). Tale impegno ribadisce la determinazione del nostro Paese nel contrasto alle reti criminali strutturate e transnazionali.

    La Direzione Investigativa Antimafia ha preso parte al Kick-off Meeting (riunione di avvio) della priorità MTCNI (Most Threatening Criminal Networks and Individuals), svoltosi presso il quartier generale di Europol all'Aia il 16 e 17 febbraio 2026. L'incontro ha definito le linee d'azione dell'Unione europea per il quadriennio 2026-2029 nel contrasto alle organizzazioni criminali di maggiore pericolosità e impatto transnazionale, contribuendo — attraverso Europol — alla definizione delle direttrici strategiche del ciclo EMPACT 2026-2029.

    La DIA ha partecipato ai lavori in ragione del significativo coinvolgimento nelle Azioni Operative del nuovo ciclo EMPACT 2026+, ricoprendo anche il ruolo di Co-Action Leader dell'Azione Operativa 3.1 "Prevention & Administrative Approach", dedicata al rafforzamento dell'approccio amministrativo nella prevenzione e nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia legale.

    La priorità si fonda su un modello multidisciplinare che integra cooperazione internazionale di polizia, analisi strategica, strumenti investigativi e misure di natura preventiva e amministrativa, con l'obiettivo di incidere in modo strutturale sulle reti criminali più complesse, operanti nello spazio europeo.

    Nel corso dell'incontro è stato riconosciuto il valore dell' esperienza italiana nel settore della prevenzione amministrativa antimafia. Il modello nazionale — fondato sul monitoraggio delle imprese, sulle verifiche preventive e sull'applicazione della normativa in materia di documentazione antimafia — costituisce un sistema integrato finalizzato a tutelare l'economia legale e a rafforzare la resilienza dei contesti economici di fronte ai tentativi di infiltrazione criminale.

    #EMPACT #DIA #ARMADEICARABINIERI #GUARDIADIFINANZA #POLIZIADISTATO #SCIP

  13. I CARABINIERI IN PRIMA LINEA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE NELL'AREA PRIORITARIA DEI REATI AMBIENTALI

    La cooperazione internazionale si conferma un fattore imprescindibile per garantire risultati concreti nella lotta ai crimini ambientali, che per loro natura superano facilmente i confini nazionali. I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per il contrasto ai reati ambientali, con un riconoscimento crescente a livello europeo e globale.

    Il ​kick-off del ciclo EMPACT 2026-2029 ​si è svolto il ​5 febbraio 2026 a ​L'Aia, nei Paesi Bassi, presso la sede centrale di Europol.​ Questo evento ha segnato l'inizio ufficiale del nuovo ciclo quadriennale, in linea con l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea delle priorità in materia di criminalità per il periodo 2026-2029.

    L'Italia ​ha presentato la sua ​leadership strategica ​nell'area prioritaria dei ​reati ambientali, con i ​Carabinieri Forestali ​designati come co-driver per questa linea d'azione. ​L'Arma dei Carabinieri è riconosciuta come la più grande forza di polizia specializzata in ambito ambientale a livello europeo e sarà responsabile del coordinamento delle azioni operative insieme a Europol, guidando direttamente tre specifiche iniziative di contrasto in sinergia con le forze di polizia di Spagna, Francia, Portogallo e Slovacchia.

    L'evento ha sottolineato ​la cooperazione transfrontaliera, con la partecipazione degli Stati membri dell'UE, delle agenzie dell'UE (Europol, Eurojust, CEPOL), dei partner internazionali (Interpol, UNODC) e delle ONG (ad esempio, WWF-Traffic). ​

    Sono state confermate le ​sette priorità in materia di criminalità ​per il ciclo 2026–2029:

    • Distruggere le reti e gli individui criminali più pericolosi
    • Affrontare i crimini online (attacchi informatici, sfruttamento sessuale dei minori online, frode online)
    • Lotta al traffico di droga
    • Lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani
    • Contrastare i reati con armi da fuoco ed esplosivi
    • Interruzione delle reti di criminalità ambientale
    • Lotta ai crimini economici e finanziari (frode IVA, crimini contro la proprietà intellettuale) ​

    Il lancio ha anche posto le basi per lo sviluppo di ​piani d'azione operativi (OAP), con coordinatori e driver nazionali incaricati di organizzare operazioni congiunte durante tutto il ciclo.

    Per saperne di più
    europol.europa.eu/crime-areas-

    #armadeicarabinieri #carabinieriforestale #carabinieriforestali #europol #cicloEMPACT

    @news

  14. I CARABINIERI IN PRIMA LINEA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE NELL'AREA PRIORITARIA DEI REATI AMBIENTALI

    La cooperazione internazionale si conferma un fattore imprescindibile per garantire risultati concreti nella lotta ai crimini ambientali, che per loro natura superano facilmente i confini nazionali. I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per il contrasto ai reati ambientali, con un riconoscimento crescente a livello europeo e globale.

    Il ​kick-off del ciclo EMPACT 2026-2029 ​si è svolto il ​5 febbraio 2026 a ​L'Aia, nei Paesi Bassi, presso la sede centrale di Europol.​ Questo evento ha segnato l'inizio ufficiale del nuovo ciclo quadriennale, in linea con l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea delle priorità in materia di criminalità per il periodo 2026-2029.

    L'Italia ​ha presentato la sua ​leadership strategica ​nell'area prioritaria dei ​reati ambientali, con i ​Carabinieri Forestali ​designati come co-driver per questa linea d'azione. ​L'Arma dei Carabinieri è riconosciuta come la più grande forza di polizia specializzata in ambito ambientale a livello europeo e sarà responsabile del coordinamento delle azioni operative insieme a Europol, guidando direttamente tre specifiche iniziative di contrasto in sinergia con le forze di polizia di Spagna, Francia, Portogallo e Slovacchia.

    L'evento ha sottolineato ​la cooperazione transfrontaliera, con la partecipazione degli Stati membri dell'UE, delle agenzie dell'UE (Europol, Eurojust, CEPOL), dei partner internazionali (Interpol, UNODC) e delle ONG (ad esempio, WWF-Traffic). ​

    Sono state confermate le ​sette priorità in materia di criminalità ​per il ciclo 2026–2029:

    • Distruggere le reti e gli individui criminali più pericolosi
    • Affrontare i crimini online (attacchi informatici, sfruttamento sessuale dei minori online, frode online)
    • Lotta al traffico di droga
    • Lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani
    • Contrastare i reati con armi da fuoco ed esplosivi
    • Interruzione delle reti di criminalità ambientale
    • Lotta ai crimini economici e finanziari (frode IVA, crimini contro la proprietà intellettuale) ​

    Il lancio ha anche posto le basi per lo sviluppo di ​piani d'azione operativi (OAP), con coordinatori e driver nazionali incaricati di organizzare operazioni congiunte durante tutto il ciclo.

    Per saperne di più
    europol.europa.eu/crime-areas-

    #armadeicarabinieri #carabinieriforestale #carabinieriforestali #europol #cicloEMPACT

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  15. I CARABINIERI IN PRIMA LINEA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE NELL'AREA PRIORITARIA DEI REATI AMBIENTALI

    La cooperazione internazionale si conferma un fattore imprescindibile per garantire risultati concreti nella lotta ai crimini ambientali, che per loro natura superano facilmente i confini nazionali. I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per il contrasto ai reati ambientali, con un riconoscimento crescente a livello europeo e globale.

    Il ​kick-off del ciclo EMPACT 2026-2029 ​si è svolto il ​5 febbraio 2026 a ​L'Aia, nei Paesi Bassi, presso la sede centrale di Europol.​ Questo evento ha segnato l'inizio ufficiale del nuovo ciclo quadriennale, in linea con l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea delle priorità in materia di criminalità per il periodo 2026-2029.

    L'Italia ​ha presentato la sua ​leadership strategica ​nell'area prioritaria dei ​reati ambientali, con i ​Carabinieri Forestali ​designati come co-driver per questa linea d'azione. ​L'Arma dei Carabinieri è riconosciuta come la più grande forza di polizia specializzata in ambito ambientale a livello europeo e sarà responsabile del coordinamento delle azioni operative insieme a Europol, guidando direttamente tre specifiche iniziative di contrasto in sinergia con le forze di polizia di Spagna, Francia, Portogallo e Slovacchia.

    L'evento ha sottolineato ​la cooperazione transfrontaliera, con la partecipazione degli Stati membri dell'UE, delle agenzie dell'UE (Europol, Eurojust, CEPOL), dei partner internazionali (Interpol, UNODC) e delle ONG (ad esempio, WWF-Traffic). ​

    Sono state confermate le ​sette priorità in materia di criminalità ​per il ciclo 2026–2029:

    • Distruggere le reti e gli individui criminali più pericolosi
    • Affrontare i crimini online (attacchi informatici, sfruttamento sessuale dei minori online, frode online)
    • Lotta al traffico di droga
    • Lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani
    • Contrastare i reati con armi da fuoco ed esplosivi
    • Interruzione delle reti di criminalità ambientale
    • Lotta ai crimini economici e finanziari (frode IVA, crimini contro la proprietà intellettuale) ​

    Il lancio ha anche posto le basi per lo sviluppo di ​piani d'azione operativi (OAP), con coordinatori e driver nazionali incaricati di organizzare operazioni congiunte durante tutto il ciclo.

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    #armadeicarabinieri #carabinieriforestale #carabinieriforestali #europol #cicloEMPACT

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  16. Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

    La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

    L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

    L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

    La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

    Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

    #carabinieri #armadeicarabinieri #ros #ICAN #ndrangheta #PoliziaCantonaleZurigo #Poliziafederaleelvetica #latitante

    @attualita

  17. Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

    La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

    L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

    L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

    La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

    Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

    #carabinieri #armadeicarabinieri #ros #ICAN #ndrangheta #PoliziaCantonaleZurigo #Poliziafederaleelvetica #latitante

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  18. Truffa ai danni dell’Unione Europea erogando falsi corsi di formazione: tra Lombardia e Puglia nei guai in sette nell’indagine della Procura Europea - EPPO condotta dai CC Tutela Lavoro

    Il 25 novembre 2025 nelle province di Milano, Brescia e Foggia il Nucleo Operativo Tutela del Lavoro dei Carabinieri di Milano e della Sezione EPPO del Nucleo Investigativo Carabinieri del capoluogo lombardo hanno dato esecuzione a un'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari e a una misura interdittiva di inibizione dei contratti con la pubblica amministrazione e dell'esercizio di incarichi dirigenziali presso persone giuridiche e imprese, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Brescia su richiesta della Procura Europea - Sede di Milano, nei confronti di tre imprenditori italiani (due agli arresti domiciliari e uno sottoposto a misure interdittive). Gli individui sono ritenuti responsabili, in associazione tra loro, dei reati di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.

    L'indagine si è concentrata sulla verifica delle procedure di erogazione dei fondi UE alle aziende attraverso il "Fondo Nuove Competenze" ed è stata condotta attraverso un'ampia operazione di intercettazioni tecniche, analisi dei flussi finanziari condotta in coordinamento con l'Unità di Supporto all'Autorità Giudiziaria della Banca d'Italia e interviste a oltre 200 dipendenti. Ciò ha consentito agli investigatori di documentare le attività di due gruppi aziendali che fornivano servizi di consulenza, organizzando corsi di formazione fittizi per circa 1.500 dipendenti di 32 aziende, anche tramite una piattaforma digitale dedicata.

    L'indagine ha accertato che il danno complessivo ai fondi pubblici e dell'Unione Europea ammonta a circa 40 milioni di euro a fronte del "Fondo Nuove Competenze", destinato a coprire una parte significativa degli stipendi dei dipendenti durante la partecipazione a corsi di formazione per il miglioramento delle loro competenze. Inoltre, gli indagati hanno condotto complesse operazioni finanziarie attraverso le quali hanno trasferito e investito i proventi della frode in attività commerciali, acquistando immobili tramite società immobiliari appositamente costituite nelle aree di Milano e Brescia per un valore di circa 20 milioni di euro.

    Contemporaneamente, sono stati eseguiti altri sette mandati di perquisizione nei confronti di altre sette persone fisiche e giuridiche sotto inchiesta per gli stessi reati, ma non sottoposte a misure cautelari.

    In totale, sette persone sono sotto inchiesta per vari ruoli nell'elaborata attività fraudolenta ai danni dell'Unione Europea, insieme a sette società utilizzate per perseguire lo stesso obiettivo.

    I Carabinieri per la tutela del Lavoro operano alle dipendenze funzionali del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il personale dei Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro, in servizio presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro, dipende funzionalmente dal Dirigente preposto alla sede territoriale dell'Ispettorato e gerarchicamente dal comandante dell'articolazione del Comando CC Tutela del Lavoro; il personale addetto ai Nuclei Operativi di Gruppo (complessivamente sono istituiti 5 Gruppi, con sedi a Venezia, Milano, Roma, Napoli (con competenza interregionale) e Palermo (con competenza sulla Sicilia)), a seguito dell'avvio dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, dipende funzionalmente dai rispettivi Ispettorati Interregionali.

    La Procura europea (EPPO) è un organismo indipendente dell'Unione europea operativo dal 1º giugno 2021 incaricato di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE. L'EPPO è competente per i seguenti reati a danno del bilancio dell'UE: Frodi, Corruzione, Riciclaggio, Frodi IVA transfrontaliere. A livello nazionale i Procuratori europei delegati sono responsabili dello svolgimento di indagini penali nei 24 paesi partecipanti, ed operano in piena indipendenza dalle autorità nazionali.

    #Armadeicarabinieri

    #carbinieritutelalavoro

    #EPPO

    #ProcuraEuropea

  19. Truffa ai danni dell’Unione Europea erogando falsi corsi di formazione: tra Lombardia e Puglia nei guai in sette nell’indagine della Procura Europea - EPPO condotta dai CC Tutela Lavoro

    Il 25 novembre 2025 nelle province di Milano, Brescia e Foggia il Nucleo Operativo Tutela del Lavoro dei Carabinieri di Milano e della Sezione EPPO del Nucleo Investigativo Carabinieri del capoluogo lombardo hanno dato esecuzione a un'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari e a una misura interdittiva di inibizione dei contratti con la pubblica amministrazione e dell'esercizio di incarichi dirigenziali presso persone giuridiche e imprese, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Brescia su richiesta della Procura Europea - Sede di Milano, nei confronti di tre imprenditori italiani (due agli arresti domiciliari e uno sottoposto a misure interdittive). Gli individui sono ritenuti responsabili, in associazione tra loro, dei reati di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.

    L'indagine si è concentrata sulla verifica delle procedure di erogazione dei fondi UE alle aziende attraverso il "Fondo Nuove Competenze" ed è stata condotta attraverso un'ampia operazione di intercettazioni tecniche, analisi dei flussi finanziari condotta in coordinamento con l'Unità di Supporto all'Autorità Giudiziaria della Banca d'Italia e interviste a oltre 200 dipendenti. Ciò ha consentito agli investigatori di documentare le attività di due gruppi aziendali che fornivano servizi di consulenza, organizzando corsi di formazione fittizi per circa 1.500 dipendenti di 32 aziende, anche tramite una piattaforma digitale dedicata.

    L'indagine ha accertato che il danno complessivo ai fondi pubblici e dell'Unione Europea ammonta a circa 40 milioni di euro a fronte del "Fondo Nuove Competenze", destinato a coprire una parte significativa degli stipendi dei dipendenti durante la partecipazione a corsi di formazione per il miglioramento delle loro competenze. Inoltre, gli indagati hanno condotto complesse operazioni finanziarie attraverso le quali hanno trasferito e investito i proventi della frode in attività commerciali, acquistando immobili tramite società immobiliari appositamente costituite nelle aree di Milano e Brescia per un valore di circa 20 milioni di euro.

    Contemporaneamente, sono stati eseguiti altri sette mandati di perquisizione nei confronti di altre sette persone fisiche e giuridiche sotto inchiesta per gli stessi reati, ma non sottoposte a misure cautelari.

    In totale, sette persone sono sotto inchiesta per vari ruoli nell'elaborata attività fraudolenta ai danni dell'Unione Europea, insieme a sette società utilizzate per perseguire lo stesso obiettivo.

    I Carabinieri per la tutela del Lavoro operano alle dipendenze funzionali del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il personale dei Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro, in servizio presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro, dipende funzionalmente dal Dirigente preposto alla sede territoriale dell'Ispettorato e gerarchicamente dal comandante dell'articolazione del Comando CC Tutela del Lavoro; il personale addetto ai Nuclei Operativi di Gruppo (complessivamente sono istituiti 5 Gruppi, con sedi a Venezia, Milano, Roma, Napoli (con competenza interregionale) e Palermo (con competenza sulla Sicilia)), a seguito dell'avvio dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, dipende funzionalmente dai rispettivi Ispettorati Interregionali.

    La Procura europea (EPPO) è un organismo indipendente dell'Unione europea operativo dal 1º giugno 2021 incaricato di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE. L'EPPO è competente per i seguenti reati a danno del bilancio dell'UE: Frodi, Corruzione, Riciclaggio, Frodi IVA transfrontaliere. A livello nazionale i Procuratori europei delegati sono responsabili dello svolgimento di indagini penali nei 24 paesi partecipanti, ed operano in piena indipendenza dalle autorità nazionali.

    #Armadeicarabinieri

    #carbinieritutelalavoro

    #EPPO

    #ProcuraEuropea

  20. Truffa ai danni dell’Unione Europea erogando falsi corsi di formazione: tra Lombardia e Puglia nei guai in sette nell’indagine della Procura Europea - EPPO condotta dai CC Tutela Lavoro


    Il 25 novembre 2025 nelle province di Milano, Brescia e Foggia il Nucleo Operativo Tutela del Lavoro dei Carabinieri di Milano e della Sezione EPPO del Nucleo Investigativo Carabinieri del capoluogo lombardo hanno dato esecuzione a un'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari e a una misura interdittiva di inibizione dei contratti con la pubblica amministrazione e dell'esercizio di incarichi dirigenziali presso persone giuridiche e imprese, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Brescia su richiesta della Procura Europea - Sede di Milano, nei confronti di tre imprenditori italiani (due agli arresti domiciliari e uno sottoposto a misure interdittive). Gli individui sono ritenuti responsabili, in associazione tra loro, dei reati di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.

    L'indagine si è concentrata sulla verifica delle procedure di erogazione dei fondi UE alle aziende attraverso il "Fondo Nuove Competenze" ed è stata condotta attraverso un'ampia operazione di intercettazioni tecniche, analisi dei flussi finanziari condotta in coordinamento con l'Unità di Supporto all'Autorità Giudiziaria della Banca d'Italia e interviste a oltre 200 dipendenti. Ciò ha consentito agli investigatori di documentare le attività di due gruppi aziendali che fornivano servizi di consulenza, organizzando corsi di formazione fittizi per circa 1.500 dipendenti di 32 aziende, anche tramite una piattaforma digitale dedicata.

    L'indagine ha accertato che il danno complessivo ai fondi pubblici e dell'Unione Europea ammonta a circa 40 milioni di euro a fronte del "Fondo Nuove Competenze", destinato a coprire una parte significativa degli stipendi dei dipendenti durante la partecipazione a corsi di formazione per il miglioramento delle loro competenze. Inoltre, gli indagati hanno condotto complesse operazioni finanziarie attraverso le quali hanno trasferito e investito i proventi della frode in attività commerciali, acquistando immobili tramite società immobiliari appositamente costituite nelle aree di Milano e Brescia per un valore di circa 20 milioni di euro.

    Contemporaneamente, sono stati eseguiti altri sette mandati di perquisizione nei confronti di altre sette persone fisiche e giuridiche sotto inchiesta per gli stessi reati, ma non sottoposte a misure cautelari.

    In totale, sette persone sono sotto inchiesta per vari ruoli nell'elaborata attività fraudolenta ai danni dell'Unione Europea, insieme a sette società utilizzate per perseguire lo stesso obiettivo.

    I Carabinieri per la tutela del Lavoro operano alle dipendenze funzionali del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il personale dei Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro, in servizio presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro, dipende funzionalmente dal Dirigente preposto alla sede territoriale dell'Ispettorato e gerarchicamente dal comandante dell'articolazione del Comando CC Tutela del Lavoro; il personale addetto ai Nuclei Operativi di Gruppo (complessivamente sono istituiti 5 Gruppi, con sedi a Venezia, Milano, Roma, Napoli (con competenza interregionale) e Palermo (con competenza sulla Sicilia)), a seguito dell'avvio dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, dipende funzionalmente dai rispettivi Ispettorati Interregionali.

    La Procura europea (EPPO) è un organismo indipendente dell'Unione europea operativo dal 1º giugno 2021 incaricato di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE. L'EPPO è competente per i seguenti reati a danno del bilancio dell'UE: Frodi, Corruzione, Riciclaggio, Frodi IVA transfrontaliere. A livello nazionale

    i Procuratori europei delegati sono responsabili dello svolgimento di indagini penali nei 24 paesi partecipanti, ed operano in piena indipendenza dalle autorità nazionali.

    #Armadeicarabinieri

    #carbinieritutelalavoro

    #EPPO

    #ProcuraEuropea

    @news

  21. ## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

    È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

    Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: - condividere informazioni tra loro; - coordinare le indagini; - informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

    Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

    Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

    Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

    La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

    Leggi tutto il Dossier qui

    poliverso.org/display/0477a01e

    #FoodFraud #Frodialimentari #OPSON #Agromafie #ItalianSounding
    #contraffazionegroalimentare
    #Ispettoratocentraledellatuteladellaqualitàedellarepressionefrodi
    #Icqrf #agropirateria #Armadeicarabinieri #GuardiadiFinanza

  22. ## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

    È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

    Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: - condividere informazioni tra loro; - coordinare le indagini; - informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

    Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

    Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

    Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

    La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

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  23. ## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

    È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

    Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: - condividere informazioni tra loro; - coordinare le indagini; - informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

    Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

    Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

    Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

    La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

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  24. ## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

    È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

    Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: - condividere informazioni tra loro; - coordinare le indagini; - informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

    Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

    Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

    Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

    La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

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    #FoodFraud #Frodialimentari #OPSON #Agromafie #ItalianSounding
    #contraffazionegroalimentare
    #Ispettoratocentraledellatuteladellaqualitàedellarepressionefrodi
    #Icqrf #agropirateria #Armadeicarabinieri #GuardiadiFinanza

  25. ## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

    È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

    Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: - condividere informazioni tra loro; - coordinare le indagini; - informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

    Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

    Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

    Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

    La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

    Leggi tutto il Dossier qui

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    #FoodFraud #Frodialimentari #OPSON #Agromafie #ItalianSounding
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    #Icqrf #agropirateria #Armadeicarabinieri #GuardiadiFinanza

  26. La Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali

    Il 14 novembre del 1970 venne elaborata a Parigi la Convenzione universalmente riconosciuta come il primo strumento legislativo sulle misure da adottare per interdire e impedire gli illeciti relativi all’importazione, all’esportazione e al trasferimento di proprietà dei beni culturali.

    Nel 2020, a distanza di 50 anni, l’UNESCO indisse, in ricordo di quella data, la Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di estrema attualità,

    In seno alla Giornata Internazionale, The Journal of Cultural Heritage Crime, La Sapienza Università di Roma e Art Crime Project APS hanno organizzato il Convegno di Studi Database e archivi per il contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale. L’iniziativa è giunta al terzo appuntamento, dopo aver dato voce nelle precedenti edizioni alle principali istituzioni preposte alla tutela e alla ricerca accademica impegnate, ognuna per le proprie finalità, al contrasto dei fenomeni illeciti contro il patrimonio culturale e, successivamente, ai musei italiani quali presidi impegnati nel quotidiano nella promozione di una cultura della legalità.

    Nella giornata presso Sapienza Università di Roma e’ stata la volta dell’incontro tra le istituzioni nazionali ed internazionali impegnate contro il traffico illecito dei beni culturali, gli scavi clandestini e i rischi a cui sono soggetti i luoghi della cultura e la dolorosa dispersione del patrimonio archeologico e culturale, in particolare l’interesse era sui database e gli archivi creati per supportare il lavoro di contrasto al traffico illecito ed ai crimini contro il patrimonio. All’azione fondamentale dei corpi di polizia dedicati alla lotta a tutte le azioni illecite contro il patrimonio, in primis i Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale, si affianca l’attività delle più importanti organizzazioni internazionali, istituzioni universitarie e centri di ricerca che interverranno illustrando i progetti in corso, aventi come oggetto lo studio scientifico del patrimonio disperso, i materiali provenienti da sequestro, la gestione dei depositi, gli studi sulla provenienza e sull’autenticità dei manufatti che entrano nelle collezioni museali.

    Nel corso della giornata e’ stato conferito il Premio ‘Paolo Giorgio Ferri‘, alla sua prima edizione, istituito in memoria del magistrato che ha dedicato la propria vita professionale alla tutela del patrimonio culturale e al contrasto del traffico illecito di beni culturali. Il riconoscimento nasce con l’intento di onorare, con cadenza annuale, personalità che si siano distinte per l’impegno, la competenza e la visione nel campo della protezione dei beni culturali. La scelta di intitolarlo a Paolo Giorgio Ferri, figura centrale nelle politiche italiane di recupero e restituzione, ha voluto ribadire il valore etico e giuridico del suo contributo, che ha ridefinito un modello di cooperazione tra magistratura, forze di polizia e istituzioni museali a livello internazionale. Il premio assegnato in questa occasione rappresenta il simbolo di una continuità ideale tra la memoria e l’attualità del contrasto ai crimini contro il patrimonio.

    La Giornata del 14 novembre come un momento di incontro e di scambio di buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti nella lotta alla cultura dell’illegalità e del crimine contro il patrimonio, ma anche di riflessione sulle modalità di narrazione e sensibilizzazione dei pubblici verso una sempre più attenta e collaborativa cultura della legalità.

    #carabinieriTPC
    #ArmadeiCarabinieri
    #TUTELAPATRIMONIOCULTURALE

  27. La Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali

    Il 14 novembre del 1970 venne elaborata a Parigi la Convenzione universalmente riconosciuta come il primo strumento legislativo sulle misure da adottare per interdire e impedire gli illeciti relativi all’importazione, all’esportazione e al trasferimento di proprietà dei beni culturali.

    Nel 2020, a distanza di 50 anni, l’UNESCO indisse, in ricordo di quella data, la Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di estrema attualità,

    In seno alla Giornata Internazionale, The Journal of Cultural Heritage Crime, La Sapienza Università di Roma e Art Crime Project APS hanno organizzato il Convegno di Studi Database e archivi per il contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale. L’iniziativa è giunta al terzo appuntamento, dopo aver dato voce nelle precedenti edizioni alle principali istituzioni preposte alla tutela e alla ricerca accademica impegnate, ognuna per le proprie finalità, al contrasto dei fenomeni illeciti contro il patrimonio culturale e, successivamente, ai musei italiani quali presidi impegnati nel quotidiano nella promozione di una cultura della legalità.

    Nella giornata presso Sapienza Università di Roma e’ stata la volta dell’incontro tra le istituzioni nazionali ed internazionali impegnate contro il traffico illecito dei beni culturali, gli scavi clandestini e i rischi a cui sono soggetti i luoghi della cultura e la dolorosa dispersione del patrimonio archeologico e culturale, in particolare l’interesse era sui database e gli archivi creati per supportare il lavoro di contrasto al traffico illecito ed ai crimini contro il patrimonio. All’azione fondamentale dei corpi di polizia dedicati alla lotta a tutte le azioni illecite contro il patrimonio, in primis i Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale, si affianca l’attività delle più importanti organizzazioni internazionali, istituzioni universitarie e centri di ricerca che interverranno illustrando i progetti in corso, aventi come oggetto lo studio scientifico del patrimonio disperso, i materiali provenienti da sequestro, la gestione dei depositi, gli studi sulla provenienza e sull’autenticità dei manufatti che entrano nelle collezioni museali.

    Nel corso della giornata e’ stato conferito il Premio ‘Paolo Giorgio Ferri‘, alla sua prima edizione, istituito in memoria del magistrato che ha dedicato la propria vita professionale alla tutela del patrimonio culturale e al contrasto del traffico illecito di beni culturali. Il riconoscimento nasce con l’intento di onorare, con cadenza annuale, personalità che si siano distinte per l’impegno, la competenza e la visione nel campo della protezione dei beni culturali. La scelta di intitolarlo a Paolo Giorgio Ferri, figura centrale nelle politiche italiane di recupero e restituzione, ha voluto ribadire il valore etico e giuridico del suo contributo, che ha ridefinito un modello di cooperazione tra magistratura, forze di polizia e istituzioni museali a livello internazionale. Il premio assegnato in questa occasione rappresenta il simbolo di una continuità ideale tra la memoria e l’attualità del contrasto ai crimini contro il patrimonio.

    La Giornata del 14 novembre come un momento di incontro e di scambio di buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti nella lotta alla cultura dell’illegalità e del crimine contro il patrimonio, ma anche di riflessione sulle modalità di narrazione e sensibilizzazione dei pubblici verso una sempre più attenta e collaborativa cultura della legalità.

    #carabinieriTPC
    #ArmadeiCarabinieri
    #TUTELAPATRIMONIOCULTURALE

  28. La Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali

    Il 14 novembre del 1970 venne elaborata a Parigi la Convenzione universalmente riconosciuta come il primo strumento legislativo sulle misure da adottare per interdire e impedire gli illeciti relativi all’importazione, all’esportazione e al trasferimento di proprietà dei beni culturali.

    Nel 2020, a distanza di 50 anni, l’UNESCO indisse, in ricordo di quella data, la Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di estrema attualità,

    In seno alla Giornata Internazionale, The Journal of Cultural Heritage Crime, La Sapienza Università di Roma e Art Crime Project APS hanno organizzato il Convegno di Studi Database e archivi per il contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale. L’iniziativa è giunta al terzo appuntamento, dopo aver dato voce nelle precedenti edizioni alle principali istituzioni preposte alla tutela e alla ricerca accademica impegnate, ognuna per le proprie finalità, al contrasto dei fenomeni illeciti contro il patrimonio culturale e, successivamente, ai musei italiani quali presidi impegnati nel quotidiano nella promozione di una cultura della legalità.

    Nella giornata presso Sapienza Università di Roma e’ stata la volta dell’incontro tra le istituzioni nazionali ed internazionali impegnate contro il traffico illecito dei beni culturali, gli scavi clandestini e i rischi a cui sono soggetti i luoghi della cultura e la dolorosa dispersione del patrimonio archeologico e culturale, in particolare l’interesse era sui database e gli archivi creati per supportare il lavoro di contrasto al traffico illecito ed ai crimini contro il patrimonio. All’azione fondamentale dei corpi di polizia dedicati alla lotta a tutte le azioni illecite contro il patrimonio, in primis i Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale, si affianca l’attività delle più importanti organizzazioni internazionali, istituzioni universitarie e centri di ricerca che interverranno illustrando i progetti in corso, aventi come oggetto lo studio scientifico del patrimonio disperso, i materiali provenienti da sequestro, la gestione dei depositi, gli studi sulla provenienza e sull’autenticità dei manufatti che entrano nelle collezioni museali.

    Nel corso della giornata e’ stato conferito il Premio ‘Paolo Giorgio Ferri‘, alla sua prima edizione, istituito in memoria del magistrato che ha dedicato la propria vita professionale alla tutela del patrimonio culturale e al contrasto del traffico illecito di beni culturali. Il riconoscimento nasce con l’intento di onorare, con cadenza annuale, personalità che si siano distinte per l’impegno, la competenza e la visione nel campo della protezione dei beni culturali. La scelta di intitolarlo a Paolo Giorgio Ferri, figura centrale nelle politiche italiane di recupero e restituzione, ha voluto ribadire il valore etico e giuridico del suo contributo, che ha ridefinito un modello di cooperazione tra magistratura, forze di polizia e istituzioni museali a livello internazionale. Il premio assegnato in questa occasione rappresenta il simbolo di una continuità ideale tra la memoria e l’attualità del contrasto ai crimini contro il patrimonio.

    La Giornata del 14 novembre come un momento di incontro e di scambio di buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti nella lotta alla cultura dell’illegalità e del crimine contro il patrimonio, ma anche di riflessione sulle modalità di narrazione e sensibilizzazione dei pubblici verso una sempre più attenta e collaborativa cultura della legalità.

    #carabinieriTPC
    #ArmadeiCarabinieri
    #TUTELAPATRIMONIOCULTURALE

  29. Furti d'auto hi-tech: smantellata a Palermo e Milano un'organizzazione criminale con collegamenti internazionali

    Il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, con il supporto della Compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo di Milano, ha eseguito 5 decreti di perquisizione e 3 sequestri preventivi d'urgenza di conti correnti nei confronti di 3 indagati, accusati di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, alla ricettazione e alla diffusione di strumenti informatici illeciti.

    L'operazione si inserisce in un'attività più ampia coordinata da Eurojust, l'Agenzia dell'Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale, e condotta in parallelo anche in Francia e nel Regno Unito. Le indagini sono partite da elementi forniti dagli inquirenti francesi, che avevano individuato una banda dedita alla produzione e rivendita di dispositivi elettronici in grado di avviare auto con chiavi non codificate, aggirando i sistemi di sicurezza di numerosi marchi automobilistici di fascia alta.

    Il principale sospettato costruiva dispositivi elettronici personalizzati dal 2022. Vendeva altoparlanti riprogrammati (sì, altoparlanti!) in grado di sbloccare auto di lusso. I prezzi variavano da 3.000 a 50.000 euro a dispositivo, distribuiti in 17 paesi europei e in tutto il mondo tramite messaggistica crittografata. La polizia francese ha notato un picco nei furti di specifici modelli di veicoli e ha ricondotto il furto a questi altoparlanti modificati.

    Tra i principali interlocutori del leader francese è emerso un palermitano — già noto alle forze dell'ordine — ritenuto figura tecnica di spicco e già imputato in un procedimento per fatti analoghi. Secondo la Procura di Palermo, il gruppo avrebbe trasformato il furto d'auto in un business tecnologico globale, progettando e commercializzando dispositivi capaci di bypassare i sistemi di sicurezza dei veicoli di lusso.

    Gli indagati avrebbero potuto contare anche su complici insospettabili, tra cui il titolare di un'officina autorizzata di un noto marchio automobilistico, che avrebbe fornito chiavi originali successivamente inviate in Cina per la decodifica. Il principale sospettato si sarebbe recato più volte a Dubai per testare l'efficacia dei dispositivi su auto di fascia alta.

    Consapevoli della natura illegale delle loro attività, gli indagati avrebbero cercato di cancellare ogni traccia compromettente, commentando tra loro gli arresti dei "concorrenti" europei. Le indagini hanno rivelato che i dispositivi venivano venduti anche online e nella sede milanese della società riconducibile agli indagati spesso ad acquirenti noti per reati di furto d'auto.

    Per eludere eventuali sequestri, i proventi sarebbero stati versati su conti correnti online, anche all'estero, ora sottoposti a sequestro preventivo. Durante le perquisizioni, i Carabinieri hanno rinvenuto in un'abitazione a Palermo un laboratorio tecnologico dotato di strumentazione avanzata per la realizzazione dei dispositivi, e in un locale a Milano due apparecchi OBD (On-Board Diagnostics) completi di chiavi auto, uno dei quali pronto per la spedizione, oltre a un elenco dettagliato degli invii effettuati in tutto il mondo.

    #furtiautohitech

    #Armadeicarabinieri

    #cooperazioneinternazionaledipolizia

  30. Furti d'auto hi-tech: smantellata a Palermo e Milano un'organizzazione criminale con collegamenti internazionali

    Il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, con il supporto della Compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo di Milano, ha eseguito 5 decreti di perquisizione e 3 sequestri preventivi d'urgenza di conti correnti nei confronti di 3 indagati, accusati di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, alla ricettazione e alla diffusione di strumenti informatici illeciti.

    L'operazione si inserisce in un'attività più ampia coordinata da Eurojust, l'Agenzia dell'Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale, e condotta in parallelo anche in Francia e nel Regno Unito. Le indagini sono partite da elementi forniti dagli inquirenti francesi, che avevano individuato una banda dedita alla produzione e rivendita di dispositivi elettronici in grado di avviare auto con chiavi non codificate, aggirando i sistemi di sicurezza di numerosi marchi automobilistici di fascia alta.

    Il principale sospettato costruiva dispositivi elettronici personalizzati dal 2022. Vendeva altoparlanti riprogrammati (sì, altoparlanti!) in grado di sbloccare auto di lusso. I prezzi variavano da 3.000 a 50.000 euro a dispositivo, distribuiti in 17 paesi europei e in tutto il mondo tramite messaggistica crittografata. La polizia francese ha notato un picco nei furti di specifici modelli di veicoli e ha ricondotto il furto a questi altoparlanti modificati.

    Tra i principali interlocutori del leader francese è emerso un palermitano — già noto alle forze dell'ordine — ritenuto figura tecnica di spicco e già imputato in un procedimento per fatti analoghi. Secondo la Procura di Palermo, il gruppo avrebbe trasformato il furto d'auto in un business tecnologico globale, progettando e commercializzando dispositivi capaci di bypassare i sistemi di sicurezza dei veicoli di lusso.

    Gli indagati avrebbero potuto contare anche su complici insospettabili, tra cui il titolare di un'officina autorizzata di un noto marchio automobilistico, che avrebbe fornito chiavi originali successivamente inviate in Cina per la decodifica. Il principale sospettato si sarebbe recato più volte a Dubai per testare l'efficacia dei dispositivi su auto di fascia alta.

    Consapevoli della natura illegale delle loro attività, gli indagati avrebbero cercato di cancellare ogni traccia compromettente, commentando tra loro gli arresti dei "concorrenti" europei. Le indagini hanno rivelato che i dispositivi venivano venduti anche online e nella sede milanese della società riconducibile agli indagati spesso ad acquirenti noti per reati di furto d'auto.

    Per eludere eventuali sequestri, i proventi sarebbero stati versati su conti correnti online, anche all'estero, ora sottoposti a sequestro preventivo. Durante le perquisizioni, i Carabinieri hanno rinvenuto in un'abitazione a Palermo un laboratorio tecnologico dotato di strumentazione avanzata per la realizzazione dei dispositivi, e in un locale a Milano due apparecchi OBD (On-Board Diagnostics) completi di chiavi auto, uno dei quali pronto per la spedizione, oltre a un elenco dettagliato degli invii effettuati in tutto il mondo.

    #furtiautohitech

    #Armadeicarabinieri

    #cooperazioneinternazionaledipolizia

  31. auto esce fuori strada, morto il giovane carabiniere Sebastiano Marrone

    Auto esce fuori strada alle porte di San Severo, muore sul colpo giovane carabiniere. Il fatto è successo…
    #Italy #Europe #Europa #EU #armadeicarabinieri #Incidentistradali #Italia #italy #notizie #sebastianomarrone
    europesays.com/2561037/

  32. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, in visita in Argentina, Paese membro della FIEP

    Nella circostanza si sono svolti incontri per il rafforzamento della cooperazione con il Direttore Nazionale della Gendarmería Nacional, Comandante Generale Claudio Miguel Brilloni, e il Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina.

    Lo Stato sud-americano partecipa con la sua Gendarmeria Nazionale alla #FIEP (fiep.org/), un'associazione di Gendarmerie e Forze di Polizia nazionali con Status Militare.

    L'obiettivo della FIEP (che iniziò la sua attività con le forze militari di Francia, Italia, Spagna e Portogallo) è quello di ampliare e rafforzare le relazioni reciproche, promuovere una riflessione innovativa e attiva sulle forme di cooperazione di polizia e valorizzare il suo modello di organizzazione e strutture all'estero.

    L'Associazione facilita, in conformità agli accordi internazionali vigenti e alle normative nazionali, lo scambio di informazioni ed esperienze nei seguenti settori: Risorse umane (compresa la formazione e il reclutamento); Organizzazione del servizio; Nuove tecnologie e logistica; Affari Internazionali.

    A corollario della sua visita il Comandante Generale #Luongo è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro della Policía Federal Argentina.
    A seguire, si é tenuto l’incontro con l’Ambasciatore d’Italia, Min. Plen. Fabrizio Lucentini, e i Carabinieri in servizio presso l'Ambasciata di Buenos Aires.

    #ArmadeiCarabinieri

  33. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, in visita in Argentina, Paese membro della FIEP

    Nella circostanza si sono svolti incontri per il rafforzamento della cooperazione con il Direttore Nazionale della Gendarmería Nacional, Comandante Generale Claudio Miguel Brilloni, e il Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina.

    Lo Stato sud-americano partecipa con la sua Gendarmeria Nazionale alla #FIEP (fiep.org/), un'associazione di Gendarmerie e Forze di Polizia nazionali con Status Militare.

    L'obiettivo della FIEP (che iniziò la sua attività con le forze militari di Francia, Italia, Spagna e Portogallo) è quello di ampliare e rafforzare le relazioni reciproche, promuovere una riflessione innovativa e attiva sulle forme di cooperazione di polizia e valorizzare il suo modello di organizzazione e strutture all'estero.

    L'Associazione facilita, in conformità agli accordi internazionali vigenti e alle normative nazionali, lo scambio di informazioni ed esperienze nei seguenti settori: Risorse umane (compresa la formazione e il reclutamento); Organizzazione del servizio; Nuove tecnologie e logistica; Affari Internazionali.

    A corollario della sua visita il Comandante Generale #Luongo è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro della Policía Federal Argentina.
    A seguire, si é tenuto l’incontro con l’Ambasciatore d’Italia, Min. Plen. Fabrizio Lucentini, e i Carabinieri in servizio presso l'Ambasciata di Buenos Aires.

    #ArmadeiCarabinieri

  34. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, in visita in Argentina, Paese membro della FIEP

    Nella circostanza si sono svolti incontri per il rafforzamento della cooperazione con il Direttore Nazionale della Gendarmería Nacional, Comandante Generale Claudio Miguel Brilloni, e il Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina.

    Lo Stato sud-americano partecipa con la sua Gendarmeria Nazionale alla #FIEP (fiep.org/), un'associazione di Gendarmerie e Forze di Polizia nazionali con Status Militare.

    L'obiettivo della FIEP (che iniziò la sua attività con le forze militari di Francia, Italia, Spagna e Portogallo) è quello di ampliare e rafforzare le relazioni reciproche, promuovere una riflessione innovativa e attiva sulle forme di cooperazione di polizia e valorizzare il suo modello di organizzazione e strutture all'estero.

    L'Associazione facilita, in conformità agli accordi internazionali vigenti e alle normative nazionali, lo scambio di informazioni ed esperienze nei seguenti settori: Risorse umane (compresa la formazione e il reclutamento); Organizzazione del servizio; Nuove tecnologie e logistica; Affari Internazionali.

    A corollario della sua visita il Comandante Generale #Luongo è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro della Policía Federal Argentina.
    A seguire, si é tenuto l’incontro con l’Ambasciatore d’Italia, Min. Plen. Fabrizio Lucentini, e i Carabinieri in servizio presso l'Ambasciata di Buenos Aires.

    #ArmadeiCarabinieri

  35. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, in visita in Argentina, Paese membro della FIEP

    Nella circostanza si sono svolti incontri per il rafforzamento della cooperazione con il Direttore Nazionale della Gendarmería Nacional, Comandante Generale Claudio Miguel Brilloni, e il Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina.

    Lo Stato sud-americano partecipa con la sua Gendarmeria Nazionale alla #FIEP (fiep.org/), un'associazione di Gendarmerie e Forze di Polizia nazionali con Status Militare.

    L'obiettivo della FIEP (che iniziò la sua attività con le forze militari di Francia, Italia, Spagna e Portogallo) è quello di ampliare e rafforzare le relazioni reciproche, promuovere una riflessione innovativa e attiva sulle forme di cooperazione di polizia e valorizzare il suo modello di organizzazione e strutture all'estero.

    L'Associazione facilita, in conformità agli accordi internazionali vigenti e alle normative nazionali, lo scambio di informazioni ed esperienze nei seguenti settori: Risorse umane (compresa la formazione e il reclutamento); Organizzazione del servizio; Nuove tecnologie e logistica; Affari Internazionali.

    A corollario della sua visita il Comandante Generale #Luongo è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro della Policía Federal Argentina.
    A seguire, si é tenuto l’incontro con l’Ambasciatore d’Italia, Min. Plen. Fabrizio Lucentini, e i Carabinieri in servizio presso l'Ambasciata di Buenos Aires.

    #ArmadeiCarabinieri

  36. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, in visita in Argentina, Paese membro della FIEP

    Nella circostanza si sono svolti incontri per il rafforzamento della cooperazione con il Direttore Nazionale della Gendarmería Nacional, Comandante Generale Claudio Miguel Brilloni, e il Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina.

    Lo Stato sud-americano partecipa con la sua Gendarmeria Nazionale alla #FIEP (fiep.org/), un'associazione di Gendarmerie e Forze di Polizia nazionali con Status Militare.

    L'obiettivo della FIEP (che iniziò la sua attività con le forze militari di Francia, Italia, Spagna e Portogallo) è quello di ampliare e rafforzare le relazioni reciproche, promuovere una riflessione innovativa e attiva sulle forme di cooperazione di polizia e valorizzare il suo modello di organizzazione e strutture all'estero.

    L'Associazione facilita, in conformità agli accordi internazionali vigenti e alle normative nazionali, lo scambio di informazioni ed esperienze nei seguenti settori: Risorse umane (compresa la formazione e il reclutamento); Organizzazione del servizio; Nuove tecnologie e logistica; Affari Internazionali.

    A corollario della sua visita il Comandante Generale #Luongo è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro della Policía Federal Argentina.
    A seguire, si é tenuto l’incontro con l’Ambasciatore d’Italia, Min. Plen. Fabrizio Lucentini, e i Carabinieri in servizio presso l'Ambasciata di Buenos Aires.

    #ArmadeiCarabinieri

  37. Criptovalute e cooperazione internazionale. Il ruolo dei Carabinieri Antifalsificazione Monetaria


    Il Generale Gianluca Vitagliano (foto) del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, un reparto specializzato in indagini nell'ambito della contraffazione monetaria, del falso documentale e dei crimini digitali connessi all'uso di criptovalute, è recentemente intervenuto al Digital Innovation Forum – ComoLake 2025 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, evento che ha riunito oltre 3.500 partecipanti, 240 relatori, 80 startup e 50 aziende, confermandosi come una delle principali piattaforme europee di confronto tra scienza, economia e istituzioni.

    Il Generale Vitagliano ha indicato come il ruolo dei CC Antifalsificazione Monetaria include la tutela del cittadino e del sistema finanziario, con un'azione di contrasto all'uso illecito delle #criptovalute, che sono considerate un mondo in espansione e potenzialmente fertile per la criminalità se non soggette a prevenzione e contrasto.
    Il comando traccia le transazioni all'interno della #blockchain tra wallet, seguendo i codici dei wallet per la de-anonimizzazione e la ricostruzione del motivo della transazione.
    Per questo scopo, vengono impiegate nuove strumentazioni come il tracciamento basato su open source intelligence e l'analisi dei social media.
    Il comandante ha evidenziato che il controllo è particolarmente complesso a causa della natura interconnessa del mondo delle criptovalute, con la ricerca di "paradisi criminali" in paesi come quelli dell'Africa o dell'Asia, o in nazioni non collaboranti con le forze dell'ordine.
    Il reparto collabora attivamente con l' #UnioneEuropea e istituzioni accademiche nazionali ed europee, dimostrando una forte vocazione internazionale.

    Il Reparto venne costituito sin dal 19 ottobre 1992**, in ottemperanza al D.M. del 22 gennaio 1992 che, nel quadro della ripartizione degli obiettivi tra le varie Forze di Polizia, riconosceva all’Arma dei Carabinieri il consolidato interesse nel settore del falso nummario.

    Il 15 giugno 1999, il Nucleo veniva elevato a Comando di Corpo e ridenominato - come attualmente - "Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria".

    Il 28 giugno 2021 con il Regolamento del Consiglio Europeo n.138/2001 il Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria veniva riconosciuto quale Autorità Nazionale per l’Arma dei Carabinieri (G.U. Unione Europea del 10 marzo 2009).

    Con l'istituzione di tale Comando si è voluta assicurare una qualificata presenza dell’Arma dei Carabinieri a livello nazionale ed internazionale nel delicato settore della prevenzione e del contrasto al falso nummario.

    I militari effettivi al Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, individuati attraverso una preliminare selezione, vengono specializzati nel particolare settore mediante la frequenza di specifici Corsi inerenti in diversi ambiti operativi di competenza, attraverso l’apprendimento del quadro normativo di riferimento e delle migliori prassi operative.

    Il 12 luglio 2021, veniva istituita la Sezione Operativa di Napoli.

    Il Reparto risultava pertanto articolato su una struttura di Comando e due Sezioni Operative: di Roma, con competenza al Centro-Nord, e di Napoli, con competenza al Centro-Sud.

    Il 4 ottobre 2021 è stata infine istituita la Sezione Criptovalute con il compito di contrastare le emergenti dinamiche criminali legate all’utilizzo illecito delle criptovalute e l’uso di piattaforme informatiche illegali per la vendita di valuta ed altri prodotti contraffatti di specifica competenza del Comando (documenti d’identità, dati e supporti relativi a carte di pagamento, assegni e valori bollati) fornendo anche supporto specialistico ai Comandi territoriali dell’Arma e all’ Autorità Giudiziaria in campo nazionale.

    #Armadeicarabinieri

    #cooperazioneinternazionaledipolizia

    @news

  38. Criptovalute e cooperazione internazionale. Il ruolo dei Carabinieri Antifalsificazione Monetaria

    Il Generale Gianluca Vitagliano (foto) del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, un reparto specializzato in indagini nell'ambito della contraffazione monetaria, del falso documentale e dei crimini digitali connessi all'uso di criptovalute, è recentemente intervenuto al Digital Innovation Forum – ComoLake 2025 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, evento che ha riunito oltre 3.500 partecipanti, 240 relatori, 80 startup e 50 aziende, confermandosi come una delle principali piattaforme europee di confronto tra scienza, economia e istituzioni.

    Il Generale Vitagliano ha indicato come il ruolo dei CC Antifalsificazione Monetaria include la tutela del cittadino e del sistema finanziario, con un'azione di contrasto all'uso illecito delle #criptovalute, che sono considerate un mondo in espansione e potenzialmente fertile per la criminalità se non soggette a prevenzione e contrasto.
    Il comando traccia le transazioni all'interno della #blockchain tra wallet, seguendo i codici dei wallet per la de-anonimizzazione e la ricostruzione del motivo della transazione.
    Per questo scopo, vengono impiegate nuove strumentazioni come il tracciamento basato su open source intelligence e l'analisi dei social media.
    Il comandante ha evidenziato che il controllo è particolarmente complesso a causa della natura interconnessa del mondo delle criptovalute, con la ricerca di "paradisi criminali" in paesi come quelli dell'Africa o dell'Asia, o in nazioni non collaboranti con le forze dell'ordine.
    Il reparto collabora attivamente con l' #UnioneEuropea e istituzioni accademiche nazionali ed europee, dimostrando una forte vocazione internazionale.

    Il Reparto venne costituito sin dal 19 ottobre 1992**, in ottemperanza al D.M. del 22 gennaio 1992 che, nel quadro della ripartizione degli obiettivi tra le varie Forze di Polizia, riconosceva all’Arma dei Carabinieri il consolidato interesse nel settore del falso nummario.

    Il 15 giugno 1999, il Nucleo veniva elevato a Comando di Corpo e ridenominato - come attualmente - "Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria".

    Il 28 giugno 2021 con il Regolamento del Consiglio Europeo n.138/2001 il Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria veniva riconosciuto quale Autorità Nazionale per l’Arma dei Carabinieri (G.U. Unione Europea del 10 marzo 2009).

    Con l'istituzione di tale Comando si è voluta assicurare una qualificata presenza dell’Arma dei Carabinieri a livello nazionale ed internazionale nel delicato settore della prevenzione e del contrasto al falso nummario.

    I militari effettivi al Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, individuati attraverso una preliminare selezione, vengono specializzati nel particolare settore mediante la frequenza di specifici Corsi inerenti in diversi ambiti operativi di competenza, attraverso l’apprendimento del quadro normativo di riferimento e delle migliori prassi operative.

    Il 12 luglio 2021, veniva istituita la Sezione Operativa di Napoli.

    Il Reparto risultava pertanto articolato su una struttura di Comando e due Sezioni Operative: di Roma, con competenza al Centro-Nord, e di Napoli, con competenza al Centro-Sud.

    Il 4 ottobre 2021 è stata infine istituita la Sezione Criptovalute con il compito di contrastare le emergenti dinamiche criminali legate all’utilizzo illecito delle criptovalute e l’uso di piattaforme informatiche illegali per la vendita di valuta ed altri prodotti contraffatti di specifica competenza del Comando (documenti d’identità, dati e supporti relativi a carte di pagamento, assegni e valori bollati) fornendo anche supporto specialistico ai Comandi territoriali dell’Arma e all’ Autorità Giudiziaria in campo nazionale.

    #Armadeicarabinieri

    #Cooperazioneinternazionaledipolizia

  39. Criptovalute e cooperazione internazionale. Il ruolo dei Carabinieri Antifalsificazione Monetaria

    Il Generale Gianluca Vitagliano (foto) del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, un reparto specializzato in indagini nell'ambito della contraffazione monetaria, del falso documentale e dei crimini digitali connessi all'uso di criptovalute, è recentemente intervenuto al Digital Innovation Forum – ComoLake 2025 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, evento che ha riunito oltre 3.500 partecipanti, 240 relatori, 80 startup e 50 aziende, confermandosi come una delle principali piattaforme europee di confronto tra scienza, economia e istituzioni.

    Il Generale Vitagliano ha indicato come il ruolo dei CC Antifalsificazione Monetaria include la tutela del cittadino e del sistema finanziario, con un'azione di contrasto all'uso illecito delle #criptovalute, che sono considerate un mondo in espansione e potenzialmente fertile per la criminalità se non soggette a prevenzione e contrasto.
    Il comando traccia le transazioni all'interno della #blockchain tra wallet, seguendo i codici dei wallet per la de-anonimizzazione e la ricostruzione del motivo della transazione.
    Per questo scopo, vengono impiegate nuove strumentazioni come il tracciamento basato su open source intelligence e l'analisi dei social media.
    Il comandante ha evidenziato che il controllo è particolarmente complesso a causa della natura interconnessa del mondo delle criptovalute, con la ricerca di "paradisi criminali" in paesi come quelli dell'Africa o dell'Asia, o in nazioni non collaboranti con le forze dell'ordine.
    Il reparto collabora attivamente con l' #UnioneEuropea e istituzioni accademiche nazionali ed europee, dimostrando una forte vocazione internazionale.

    Il Reparto venne costituito sin dal 19 ottobre 1992**, in ottemperanza al D.M. del 22 gennaio 1992 che, nel quadro della ripartizione degli obiettivi tra le varie Forze di Polizia, riconosceva all’Arma dei Carabinieri il consolidato interesse nel settore del falso nummario.

    Il 15 giugno 1999, il Nucleo veniva elevato a Comando di Corpo e ridenominato - come attualmente - "Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria".

    Il 28 giugno 2021 con il Regolamento del Consiglio Europeo n.138/2001 il Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria veniva riconosciuto quale Autorità Nazionale per l’Arma dei Carabinieri (G.U. Unione Europea del 10 marzo 2009).

    Con l'istituzione di tale Comando si è voluta assicurare una qualificata presenza dell’Arma dei Carabinieri a livello nazionale ed internazionale nel delicato settore della prevenzione e del contrasto al falso nummario.

    I militari effettivi al Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, individuati attraverso una preliminare selezione, vengono specializzati nel particolare settore mediante la frequenza di specifici Corsi inerenti in diversi ambiti operativi di competenza, attraverso l’apprendimento del quadro normativo di riferimento e delle migliori prassi operative.

    Il 12 luglio 2021, veniva istituita la Sezione Operativa di Napoli.

    Il Reparto risultava pertanto articolato su una struttura di Comando e due Sezioni Operative: di Roma, con competenza al Centro-Nord, e di Napoli, con competenza al Centro-Sud.

    Il 4 ottobre 2021 è stata infine istituita la Sezione Criptovalute con il compito di contrastare le emergenti dinamiche criminali legate all’utilizzo illecito delle criptovalute e l’uso di piattaforme informatiche illegali per la vendita di valuta ed altri prodotti contraffatti di specifica competenza del Comando (documenti d’identità, dati e supporti relativi a carte di pagamento, assegni e valori bollati) fornendo anche supporto specialistico ai Comandi territoriali dell’Arma e all’ Autorità Giudiziaria in campo nazionale.

    #Armadeicarabinieri

    #Cooperazioneinternazionaledipolizia

  40. Lotta internazionale alla detenzione illegale ed al commercio di beni artistici e culturali. I carabinieri restituisco alla Bolivia un antico vaso cerimoniale

    Un antico vaso cerimoniale, appartenente allo Stato della Bolivia, è stato restituito dal Comandante del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale durante una cerimonia nella sede dell’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia a Roma.

    Il bene è stato rinvenuto nel mese di aprile 2024 dal personale della Sezione Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Verbano Cusio Ossola (VB) nel corso di un controllo a un soggetto di origini boliviane, fermato a bordo di un convoglio ferroviario diretto dalla Svizzera all’Italia. All’uomo è stato contestato il possesso ingiustificato del manufatto in ceramica con alcune decorazioni, che è apparso subito di particolare importanza. A seguito del ritrovamento è intervenuto personale del Nucleo Carabinieri #TPC di Torino, che ha proceduti al sequestro del bene, poiché non corredato da alcuna certificazione che ne attestasse il lecito possesso o la documentazione di esportazione dal paese d’origine e d’ingresso per l’Italia.

    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Verbania, in collaborazione con gli esperti culturali della Bolivia, hanno permesso di accertare che l’oggetto sacro era stato illecitamente prelevato dal sito archeologico di Tiwanaku (Bolivia) in tempi non noti e, in seguito, posto illecitamente in commercio all’interno di un negozio di souvenir e acquistato dall’uomo che lo ha portato con sé rientrando in Italia, dove risiede stabilmente.

    La restituzione dei manufatti stranieri ai Paesi di provenienza è un’occasione di riflessione sulla normativa di tutela del patrimonio culturale mondiale, che in Italia è divenuta particolarmente stringente a seguito della riforma legislativa del marzo 2022 in forza della quale è ora considerato reato (punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 5.165), il comportamento di chi importa beni culturali provenienti da delitto oppure rinvenuti a seguito di ricerche svolte senza autorizzazione dell’Autorità locale competente, ovvero esportati da un altro Stato in violazione della legge di tutela di quel Paese (art. 518 decies c.p.).

    #ArmadeiCarabinieri
    #TUTELAPATRIMONIOCULTURALE

    @news

  41. Lotta internazionale alla detenzione illegale ed al commercio di beni artistici e culturali. I carabinieri restituisco alla Bolivia un antico vaso cerimoniale

    Un antico vaso cerimoniale, appartenente allo Stato della Bolivia, è stato restituito dal Comandante del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale durante una cerimonia nella sede dell’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia a Roma.

    Il bene è stato rinvenuto nel mese di aprile 2024 dal personale della Sezione Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Verbano Cusio Ossola (VB) nel corso di un controllo a un soggetto di origini boliviane, fermato a bordo di un convoglio ferroviario diretto dalla Svizzera all’Italia. All’uomo è stato contestato il possesso ingiustificato del manufatto in ceramica con alcune decorazioni, che è apparso subito di particolare importanza. A seguito del ritrovamento è intervenuto personale del Nucleo Carabinieri #TPC di Torino, che ha proceduti al sequestro del bene, poiché non corredato da alcuna certificazione che ne attestasse il lecito possesso o la documentazione di esportazione dal paese d’origine e d’ingresso per l’Italia.

    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Verbania, in collaborazione con gli esperti culturali della Bolivia, hanno permesso di accertare che l’oggetto sacro era stato illecitamente prelevato dal sito archeologico di Tiwanaku (Bolivia) in tempi non noti e, in seguito, posto illecitamente in commercio all’interno di un negozio di souvenir e acquistato dall’uomo che lo ha portato con sé rientrando in Italia, dove risiede stabilmente.

    La restituzione dei manufatti stranieri ai Paesi di provenienza è un’occasione di riflessione sulla normativa di tutela del patrimonio culturale mondiale, che in Italia è divenuta particolarmente stringente a seguito della riforma legislativa del marzo 2022 in forza della quale è ora considerato reato (punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 5.165), il comportamento di chi importa beni culturali provenienti da delitto oppure rinvenuti a seguito di ricerche svolte senza autorizzazione dell’Autorità locale competente, ovvero esportati da un altro Stato in violazione della legge di tutela di quel Paese (art. 518 decies c.p.).

    #ArmadeiCarabinieri
    #TUTELAPATRIMONIOCULTURALE

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  42. Lotta internazionale alla detenzione illegale ed al commercio di beni artistici e culturali. I carabinieri restituisco alla Bolivia un antico vaso cerimoniale

    Un antico vaso cerimoniale, appartenente allo Stato della Bolivia, è stato restituito dal Comandante del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale durante una cerimonia nella sede dell’Ambasciata dello Stato Plurinazionale della Bolivia a Roma.

    Il bene è stato rinvenuto nel mese di aprile 2024 dal personale della Sezione Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Verbano Cusio Ossola (VB) nel corso di un controllo a un soggetto di origini boliviane, fermato a bordo di un convoglio ferroviario diretto dalla Svizzera all’Italia. All’uomo è stato contestato il possesso ingiustificato del manufatto in ceramica con alcune decorazioni, che è apparso subito di particolare importanza. A seguito del ritrovamento è intervenuto personale del Nucleo Carabinieri #TPC di Torino, che ha proceduti al sequestro del bene, poiché non corredato da alcuna certificazione che ne attestasse il lecito possesso o la documentazione di esportazione dal paese d’origine e d’ingresso per l’Italia.

    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Verbania, in collaborazione con gli esperti culturali della Bolivia, hanno permesso di accertare che l’oggetto sacro era stato illecitamente prelevato dal sito archeologico di Tiwanaku (Bolivia) in tempi non noti e, in seguito, posto illecitamente in commercio all’interno di un negozio di souvenir e acquistato dall’uomo che lo ha portato con sé rientrando in Italia, dove risiede stabilmente.

    La restituzione dei manufatti stranieri ai Paesi di provenienza è un’occasione di riflessione sulla normativa di tutela del patrimonio culturale mondiale, che in Italia è divenuta particolarmente stringente a seguito della riforma legislativa del marzo 2022 in forza della quale è ora considerato reato (punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 5.165), il comportamento di chi importa beni culturali provenienti da delitto oppure rinvenuti a seguito di ricerche svolte senza autorizzazione dell’Autorità locale competente, ovvero esportati da un altro Stato in violazione della legge di tutela di quel Paese (art. 518 decies c.p.).

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  43. Gaza ed il dopo-conflitto: un ruolo anche per i carabinieri italiani

    L'Italia si sta posizionando per svolgere un ruolo operativo nella fase post-conflitto a Gaza. La soluzione più concreta prevede l'impiego dei Carabinieri per addestrare e supportare le future forze di sicurezza locali, seguendo modelli di successo già implementati in Cisgiordania e in altre regioni. Come ha spiegato il Ministro degli Esteri, Tajani: "siamo pronti a fare la nostra parte e inviare i nostri Carabinieri il giorno dopo la fine del conflitto".

    L'approccio italiano si intreccia con i negoziati sul cessate il fuoco e la governance di transizione. L'ambito d'azione includerebbe attività di polizia di prossimità, gestione graduale dell'ordine pubblico, protezione di siti sensibili e supporto alle indagini, in coordinamento con i partner europei e regionali.

    L'esperienza pregressa conta. Il CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units) di Vicenza addestra da anni unità di polizia per contesti post-crisi; la missione MIADIT in Palestina a Gerico ha già formato migliaia di operatori in tecniche di polizia, gestione dell'ordine pubblico, indagini e tutela del patrimonio culturale.

    Il valico di Rafah rimane cruciale per la fase umanitaria e la riapertura controllata dei valichi. La riattivazione della missione europea al confine con l'Egitto fornisce un canale operativo per l'assistenza, il controllo e la protezione dei flussi.

    La presenza italiana richiede un quadro politico credibile. Il governo si sta concentrando su un processo in tre fasi: cessate il fuoco, accordo politico e ricostruzione. In questo contesto, sono in gioco le pressioni internazionali e gli sforzi diplomatici che coinvolgono attori regionali e gli Stati Uniti.

    Perché i Carabinieri? I Carabinieri, una forza di polizia a struttura militare, combinano capacità di mediazione civile e disciplina operativa. Sono adatti alle zone grigie degli ambienti postbellici, dove la protezione dei civili, la garanzia dei servizi essenziali e il ripristino della fiducia tra le parti sono fondamentali.

    Cosa aspettarsi nell'immediato. Il modello più probabile il giorno dopo la pace è "addestrare e consigliare": squadre dell'Arma a fianco delle unità locali per attività di polizia di prossimità, scene del crimine, monitoraggio dei valichi e protezione delle infrastrutture critiche.

    Per l'Italia, si tratta di un test di credibilità nel Mediterraneo. Se l'operazione avrà successo, Roma consoliderà il suo ruolo di fornitore di sicurezza e rafforzerà i canali con i partner europei e arabi; in caso contrario, si correrà il rischio di incorrere in costi operativi e reputazionali.

    Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso sia l'intenzione che l'obbligo morale dell'Italia di essere presente nelle regioni colpite da conflitti, sottolineando in particolare l'importanza dell'approccio nazionale alla pace, della cultura dell'inclusione e della capacità unica di promuovere il dialogo. Intervenendo durante un dibattito con Matteo Renzi alla Stazione Leopolda, Crosetto ha affrontato il potenziale coinvolgimento dei Carabinieri nel piano di pace dell'amministrazione Trump per Gaza. Ha sottolineato il lungo impegno dell'Italia per la pace attraverso la sua partecipazione attiva alle missioni delle Nazioni Unite, alle operazioni europee e alle iniziative della NATO. Il Ministro ha sottolineato che le forze armate italiane non solo sono altamente addestrate, ma portano con sé anche una distinta "italianità", una qualità che le distingue in contesti internazionali in cui la presenza militare può spesso essere percepita come un'imposizione o un simbolo di potere.

    Crosetto ha spiegato come l'esercito e i Carabinieri italiani siano stati in grado di creare fiducia in diverse regioni, tra cui il Libano, dove stanno attualmente contribuendo all'addestramento delle forze di polizia locali. Questa fiducia, ha spiegato, nasce dalla capacità delle forze armate italiane di interagire con le comunità in modo rispettoso e inclusivo, trattando le persone come pari piuttosto che da una posizione di superiorità. Questo approccio affonda le sue radici nella vasta esperienza dei Carabinieri che operano in migliaia di città italiane, dove interagiscono con cittadini di ogni estrazione sociale, dagli anziani ai funzionari locali, promuovendo un senso di connessione e comprensione che portano con sé ovunque vadano.

    Il Ministro ha inoltre descritto la situazione attuale come l'inizio di un lungo e impegnativo percorso verso la pace, che richiede pazienza, perseveranza e lo sforzo collettivo di tutte le parti coinvolte. Nonostante le difficoltà future, Crosetto ha espresso un cauto ottimismo, affermando che la comunità internazionale, che comprende nazioni arabe, paesi occidentali e persino la Russia, ha mostrato un raro livello di unità nel sostenere il processo di pace. Questa cooperazione senza precedenti, ha sostenuto, offre la speranza per un futuro in cui sia Israele che il popolo palestinese possano coesistere nel rispetto dei loro diritti e delle loro aspirazioni.

    #carabinieri

    #armadeicarabinieri

    #Gaza

    #israele

    #Palestina

    #Rafah

    #Coespu

    #miadit

  44. Gaza ed il dopo-conflitto: un ruolo anche per i carabinieri italiani

    L'Italia si sta posizionando per svolgere un ruolo operativo nella fase post-conflitto a Gaza. La soluzione più concreta prevede l'impiego dei Carabinieri per addestrare e supportare le future forze di sicurezza locali, seguendo modelli di successo già implementati in Cisgiordania e in altre regioni. Come ha spiegato il Ministro degli Esteri, Tajani: "siamo pronti a fare la nostra parte e inviare i nostri Carabinieri il giorno dopo la fine del conflitto".

    L'approccio italiano si intreccia con i negoziati sul cessate il fuoco e la governance di transizione. L'ambito d'azione includerebbe attività di polizia di prossimità, gestione graduale dell'ordine pubblico, protezione di siti sensibili e supporto alle indagini, in coordinamento con i partner europei e regionali.

    L'esperienza pregressa conta. Il CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units) di Vicenza addestra da anni unità di polizia per contesti post-crisi; la missione MIADIT in Palestina a Gerico ha già formato migliaia di operatori in tecniche di polizia, gestione dell'ordine pubblico, indagini e tutela del patrimonio culturale.

    Il valico di Rafah rimane cruciale per la fase umanitaria e la riapertura controllata dei valichi. La riattivazione della missione europea al confine con l'Egitto fornisce un canale operativo per l'assistenza, il controllo e la protezione dei flussi.

    La presenza italiana richiede un quadro politico credibile. Il governo si sta concentrando su un processo in tre fasi: cessate il fuoco, accordo politico e ricostruzione. In questo contesto, sono in gioco le pressioni internazionali e gli sforzi diplomatici che coinvolgono attori regionali e gli Stati Uniti.

    Perché i Carabinieri? I Carabinieri, una forza di polizia a struttura militare, combinano capacità di mediazione civile e disciplina operativa. Sono adatti alle zone grigie degli ambienti postbellici, dove la protezione dei civili, la garanzia dei servizi essenziali e il ripristino della fiducia tra le parti sono fondamentali.

    Cosa aspettarsi nell'immediato. Il modello più probabile il giorno dopo la pace è "addestrare e consigliare": squadre dell'Arma a fianco delle unità locali per attività di polizia di prossimità, scene del crimine, monitoraggio dei valichi e protezione delle infrastrutture critiche.

    Per l'Italia, si tratta di un test di credibilità nel Mediterraneo. Se l'operazione avrà successo, Roma consoliderà il suo ruolo di fornitore di sicurezza e rafforzerà i canali con i partner europei e arabi; in caso contrario, si correrà il rischio di incorrere in costi operativi e reputazionali.

    Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso sia l'intenzione che l'obbligo morale dell'Italia di essere presente nelle regioni colpite da conflitti, sottolineando in particolare l'importanza dell'approccio nazionale alla pace, della cultura dell'inclusione e della capacità unica di promuovere il dialogo. Intervenendo durante un dibattito con Matteo Renzi alla Stazione Leopolda, Crosetto ha affrontato il potenziale coinvolgimento dei Carabinieri nel piano di pace dell'amministrazione Trump per Gaza. Ha sottolineato il lungo impegno dell'Italia per la pace attraverso la sua partecipazione attiva alle missioni delle Nazioni Unite, alle operazioni europee e alle iniziative della NATO. Il Ministro ha sottolineato che le forze armate italiane non solo sono altamente addestrate, ma portano con sé anche una distinta "italianità", una qualità che le distingue in contesti internazionali in cui la presenza militare può spesso essere percepita come un'imposizione o un simbolo di potere.

    Crosetto ha spiegato come l'esercito e i Carabinieri italiani siano stati in grado di creare fiducia in diverse regioni, tra cui il Libano, dove stanno attualmente contribuendo all'addestramento delle forze di polizia locali. Questa fiducia, ha spiegato, nasce dalla capacità delle forze armate italiane di interagire con le comunità in modo rispettoso e inclusivo, trattando le persone come pari piuttosto che da una posizione di superiorità. Questo approccio affonda le sue radici nella vasta esperienza dei Carabinieri che operano in migliaia di città italiane, dove interagiscono con cittadini di ogni estrazione sociale, dagli anziani ai funzionari locali, promuovendo un senso di connessione e comprensione che portano con sé ovunque vadano.

    Il Ministro ha inoltre descritto la situazione attuale come l'inizio di un lungo e impegnativo percorso verso la pace, che richiede pazienza, perseveranza e lo sforzo collettivo di tutte le parti coinvolte. Nonostante le difficoltà future, Crosetto ha espresso un cauto ottimismo, affermando che la comunità internazionale, che comprende nazioni arabe, paesi occidentali e persino la Russia, ha mostrato un raro livello di unità nel sostenere il processo di pace. Questa cooperazione senza precedenti, ha sostenuto, offre la speranza per un futuro in cui sia Israele che il popolo palestinese possano coesistere nel rispetto dei loro diritti e delle loro aspirazioni.

    #carabinieri

    #armadeicarabinieri

    #Gaza

    #israele

    #Palestina

    #Rafah

    #Coespu

    #miadit

  45. Gaza ed il dopo-conflitto: un ruolo anche per i carabinieri italiani

    L'Italia si sta posizionando per svolgere un ruolo operativo nella fase post-conflitto a Gaza. La soluzione più concreta prevede l'impiego dei Carabinieri per addestrare e supportare le future forze di sicurezza locali, seguendo modelli di successo già implementati in Cisgiordania e in altre regioni. Come ha spiegato il Ministro degli Esteri, Tajani: "siamo pronti a fare la nostra parte e inviare i nostri Carabinieri il giorno dopo la fine del conflitto".

    L'approccio italiano si intreccia con i negoziati sul cessate il fuoco e la governance di transizione. L'ambito d'azione includerebbe attività di polizia di prossimità, gestione graduale dell'ordine pubblico, protezione di siti sensibili e supporto alle indagini, in coordinamento con i partner europei e regionali.

    L'esperienza pregressa conta. Il CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units) di Vicenza addestra da anni unità di polizia per contesti post-crisi; la missione MIADIT in Palestina a Gerico ha già formato migliaia di operatori in tecniche di polizia, gestione dell'ordine pubblico, indagini e tutela del patrimonio culturale.

    Il valico di Rafah rimane cruciale per la fase umanitaria e la riapertura controllata dei valichi. La riattivazione della missione europea al confine con l'Egitto fornisce un canale operativo per l'assistenza, il controllo e la protezione dei flussi.

    La presenza italiana richiede un quadro politico credibile. Il governo si sta concentrando su un processo in tre fasi: cessate il fuoco, accordo politico e ricostruzione. In questo contesto, sono in gioco le pressioni internazionali e gli sforzi diplomatici che coinvolgono attori regionali e gli Stati Uniti.

    Perché i Carabinieri? I Carabinieri, una forza di polizia a struttura militare, combinano capacità di mediazione civile e disciplina operativa. Sono adatti alle zone grigie degli ambienti postbellici, dove la protezione dei civili, la garanzia dei servizi essenziali e il ripristino della fiducia tra le parti sono fondamentali.

    Cosa aspettarsi nell'immediato. Il modello più probabile il giorno dopo la pace è "addestrare e consigliare": squadre dell'Arma a fianco delle unità locali per attività di polizia di prossimità, scene del crimine, monitoraggio dei valichi e protezione delle infrastrutture critiche.

    Per l'Italia, si tratta di un test di credibilità nel Mediterraneo. Se l'operazione avrà successo, Roma consoliderà il suo ruolo di fornitore di sicurezza e rafforzerà i canali con i partner europei e arabi; in caso contrario, si correrà il rischio di incorrere in costi operativi e reputazionali.

    Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso sia l'intenzione che l'obbligo morale dell'Italia di essere presente nelle regioni colpite da conflitti, sottolineando in particolare l'importanza dell'approccio nazionale alla pace, della cultura dell'inclusione e della capacità unica di promuovere il dialogo. Intervenendo durante un dibattito con Matteo Renzi alla Stazione Leopolda, Crosetto ha affrontato il potenziale coinvolgimento dei Carabinieri nel piano di pace dell'amministrazione Trump per Gaza. Ha sottolineato il lungo impegno dell'Italia per la pace attraverso la sua partecipazione attiva alle missioni delle Nazioni Unite, alle operazioni europee e alle iniziative della NATO. Il Ministro ha sottolineato che le forze armate italiane non solo sono altamente addestrate, ma portano con sé anche una distinta "italianità", una qualità che le distingue in contesti internazionali in cui la presenza militare può spesso essere percepita come un'imposizione o un simbolo di potere.

    Crosetto ha spiegato come l'esercito e i Carabinieri italiani siano stati in grado di creare fiducia in diverse regioni, tra cui il Libano, dove stanno attualmente contribuendo all'addestramento delle forze di polizia locali. Questa fiducia, ha spiegato, nasce dalla capacità delle forze armate italiane di interagire con le comunità in modo rispettoso e inclusivo, trattando le persone come pari piuttosto che da una posizione di superiorità. Questo approccio affonda le sue radici nella vasta esperienza dei Carabinieri che operano in migliaia di città italiane, dove interagiscono con cittadini di ogni estrazione sociale, dagli anziani ai funzionari locali, promuovendo un senso di connessione e comprensione che portano con sé ovunque vadano.

    Il Ministro ha inoltre descritto la situazione attuale come l'inizio di un lungo e impegnativo percorso verso la pace, che richiede pazienza, perseveranza e lo sforzo collettivo di tutte le parti coinvolte. Nonostante le difficoltà future, Crosetto ha espresso un cauto ottimismo, affermando che la comunità internazionale, che comprende nazioni arabe, paesi occidentali e persino la Russia, ha mostrato un raro livello di unità nel sostenere il processo di pace. Questa cooperazione senza precedenti, ha sostenuto, offre la speranza per un futuro in cui sia Israele che il popolo palestinese possano coesistere nel rispetto dei loro diritti e delle loro aspirazioni.

    #carabinieri

    #armadeicarabinieri

    #Gaza

    #israele

    #Palestina

    #Rafah

    #Coespu

    #miadit

  46. Furti di auto di lusso: carabinieri smantellano organizzazione con l'aiuto di poliziotti spagnoli e belgi

    Una rete criminale organizzata altamente specializzata, responsabile del furto di oltre 100 auto ibride di lusso, è stata smantellata con successo in un'importante operazione internazionale guidata dai Carabinieri italiani, con il significativo supporto di Europol ed Eurojust.

    I veicoli rubati, tra cui modelli ibridi di alta gamma, hanno un valore totale stimato di almeno 3 milioni di euro. Il gruppo criminale di lingua russa, composto principalmente da cittadini moldavi, si è concentrato sui veicoli ibridi di alta gamma nel nord Italia e nella ricca regione spagnola di Marbella. Una volta rubate, le auto e i loro componenti, come carrozzeria, batterie e parti meccaniche, sono stati trasportati attraverso il porto europeo di Anversa verso mercati illegali internazionali, dove sono stati venduti o riutilizzati per usi illeciti.

    L'operazione, avvenuta il 7 ottobre 2025, ha portato all'arresto di nove persone a Reggio Emilia e Lombardia. Oltre agli arresti, le forze dell'ordine hanno sequestrato 35.000 euro in contanti e 150.000 euro in criptovalute.

    L'operazione ha coinvolto circa 100 agenti provenienti da diversi paesi, tra cui agenti della Guardia Civil spagnola dislocati in Belgio e Italia, nonché squadre dei Carabinieri italiani di stanza in Spagna e Belgio ed infine dalla Romania (Directorate for Investigating Organized Crime and Terrorism, DIICOT). Anche esperti di criptovalute provenienti da Belgio, Italia e Spagna sono stati coinvolti nelle ricerche per proteggere e recuperare asset digitali illeciti. È stato istituito un centro di coordinamento presso #Eurojust, mentre #Europol ha inviato esperti e un ufficio mobile in Italia e Belgio per supportare le indagini.

    La rete criminale operava con un livello di sofisticatezza simile alla precisione di tipo militare. Gli investigatori hanno scoperto una serie di tattiche utilizzate dal gruppo, tra cui squadre dedicate al furto d'auto, al deposito e alla contraffazione. I criminali utilizzavano localizzatori GPS per monitorare i veicoli presi di mira e strumenti elettronici per bypassare i sistemi di sicurezza avanzati. Hanno anche alterato i numeri di telaio e le targhe di auto dismesse per camuffare i veicoli rubati. Sono stati inoltre identificati collegamenti con compagnie di navigazione e affiliati criminali, che hanno facilitato il transito di auto rubate attraverso il porto di Anversa. L'indagine ha inoltre rivelato un complesso sistema di pagamento che coinvolgeva diverse piattaforme e wallet di criptovalute, con trasferimenti di criptovalute per un valore di circa 1 milione di euro.

    Europol ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento della fase internazionale dell'indagine, riunendo investigatori di tutti i paesi coinvolti e ospitando riunioni operative presso la propria sede centrale. Ha inoltre fornito supporto alle autorità nazionali attraverso analisi e condivisione di intelligence e continuerà a offrire supporto in loco.

    Eurojust ha supportato una squadra investigativa congiunta (#JIT #SIC) istituita nel 2024 dalle autorità italiane e spagnole per smantellare la rete della criminalità organizzata. L'indagine ha visto la collaborazione di diverse agenzie delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia Giudiziaria Federale di Anversa in Belgio, i #Carabinieri di Reggio Emilia in Italia e la Guardia Civil in Spagna. L'operazione è stata supportata dalla rete @ON, finanziata dalla Commissione Europea e guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

    #Armadeicarabinieri

    #operazionepalma

  47. Furti di auto di lusso: carabinieri smantellano organizzazione con l'aiuto di poliziotti spagnoli e belgi

    Una rete criminale organizzata altamente specializzata, responsabile del furto di oltre 100 auto ibride di lusso, è stata smantellata con successo in un'importante operazione internazionale guidata dai Carabinieri italiani, con il significativo supporto di Europol ed Eurojust.

    I veicoli rubati, tra cui modelli ibridi di alta gamma, hanno un valore totale stimato di almeno 3 milioni di euro. Il gruppo criminale di lingua russa, composto principalmente da cittadini moldavi, si è concentrato sui veicoli ibridi di alta gamma nel nord Italia e nella ricca regione spagnola di Marbella. Una volta rubate, le auto e i loro componenti, come carrozzeria, batterie e parti meccaniche, sono stati trasportati attraverso il porto europeo di Anversa verso mercati illegali internazionali, dove sono stati venduti o riutilizzati per usi illeciti.

    L'operazione, avvenuta il 7 ottobre 2025, ha portato all'arresto di nove persone a Reggio Emilia e Lombardia. Oltre agli arresti, le forze dell'ordine hanno sequestrato 35.000 euro in contanti e 150.000 euro in criptovalute.

    L'operazione ha coinvolto circa 100 agenti provenienti da diversi paesi, tra cui agenti della Guardia Civil spagnola dislocati in Belgio e Italia, nonché squadre dei Carabinieri italiani di stanza in Spagna e Belgio ed infine dalla Romania (Directorate for Investigating Organized Crime and Terrorism, DIICOT). Anche esperti di criptovalute provenienti da Belgio, Italia e Spagna sono stati coinvolti nelle ricerche per proteggere e recuperare asset digitali illeciti. È stato istituito un centro di coordinamento presso #Eurojust, mentre #Europol ha inviato esperti e un ufficio mobile in Italia e Belgio per supportare le indagini.

    La rete criminale operava con un livello di sofisticatezza simile alla precisione di tipo militare. Gli investigatori hanno scoperto una serie di tattiche utilizzate dal gruppo, tra cui squadre dedicate al furto d'auto, al deposito e alla contraffazione. I criminali utilizzavano localizzatori GPS per monitorare i veicoli presi di mira e strumenti elettronici per bypassare i sistemi di sicurezza avanzati. Hanno anche alterato i numeri di telaio e le targhe di auto dismesse per camuffare i veicoli rubati. Sono stati inoltre identificati collegamenti con compagnie di navigazione e affiliati criminali, che hanno facilitato il transito di auto rubate attraverso il porto di Anversa. L'indagine ha inoltre rivelato un complesso sistema di pagamento che coinvolgeva diverse piattaforme e wallet di criptovalute, con trasferimenti di criptovalute per un valore di circa 1 milione di euro.

    Europol ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento della fase internazionale dell'indagine, riunendo investigatori di tutti i paesi coinvolti e ospitando riunioni operative presso la propria sede centrale. Ha inoltre fornito supporto alle autorità nazionali attraverso analisi e condivisione di intelligence e continuerà a offrire supporto in loco.

    Eurojust ha supportato una squadra investigativa congiunta (#JIT #SIC) istituita nel 2024 dalle autorità italiane e spagnole per smantellare la rete della criminalità organizzata. L'indagine ha visto la collaborazione di diverse agenzie delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia Giudiziaria Federale di Anversa in Belgio, i #Carabinieri di Reggio Emilia in Italia e la Guardia Civil in Spagna. L'operazione è stata supportata dalla rete @ON, finanziata dalla Commissione Europea e guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

    #Armadeicarabinieri

    #operazionepalma

  48. Furti di auto di lusso: carabinieri smantellano organizzazione con l'aiuto di poliziotti spagnoli e belgi

    Una rete criminale organizzata altamente specializzata, responsabile del furto di oltre 100 auto ibride di lusso, è stata smantellata con successo in un'importante operazione internazionale guidata dai Carabinieri italiani, con il significativo supporto di Europol ed Eurojust.

    I veicoli rubati, tra cui modelli ibridi di alta gamma, hanno un valore totale stimato di almeno 3 milioni di euro. Il gruppo criminale di lingua russa, composto principalmente da cittadini moldavi, si è concentrato sui veicoli ibridi di alta gamma nel nord Italia e nella ricca regione spagnola di Marbella. Una volta rubate, le auto e i loro componenti, come carrozzeria, batterie e parti meccaniche, sono stati trasportati attraverso il porto europeo di Anversa verso mercati illegali internazionali, dove sono stati venduti o riutilizzati per usi illeciti.

    L'operazione, avvenuta il 7 ottobre 2025, ha portato all'arresto di nove persone a Reggio Emilia e Lombardia. Oltre agli arresti, le forze dell'ordine hanno sequestrato 35.000 euro in contanti e 150.000 euro in criptovalute.

    L'operazione ha coinvolto circa 100 agenti provenienti da diversi paesi, tra cui agenti della Guardia Civil spagnola dislocati in Belgio e Italia, nonché squadre dei Carabinieri italiani di stanza in Spagna e Belgio ed infine dalla Romania (Directorate for Investigating Organized Crime and Terrorism, DIICOT). Anche esperti di criptovalute provenienti da Belgio, Italia e Spagna sono stati coinvolti nelle ricerche per proteggere e recuperare asset digitali illeciti. È stato istituito un centro di coordinamento presso #Eurojust, mentre #Europol ha inviato esperti e un ufficio mobile in Italia e Belgio per supportare le indagini.

    La rete criminale operava con un livello di sofisticatezza simile alla precisione di tipo militare. Gli investigatori hanno scoperto una serie di tattiche utilizzate dal gruppo, tra cui squadre dedicate al furto d'auto, al deposito e alla contraffazione. I criminali utilizzavano localizzatori GPS per monitorare i veicoli presi di mira e strumenti elettronici per bypassare i sistemi di sicurezza avanzati. Hanno anche alterato i numeri di telaio e le targhe di auto dismesse per camuffare i veicoli rubati. Sono stati inoltre identificati collegamenti con compagnie di navigazione e affiliati criminali, che hanno facilitato il transito di auto rubate attraverso il porto di Anversa. L'indagine ha inoltre rivelato un complesso sistema di pagamento che coinvolgeva diverse piattaforme e wallet di criptovalute, con trasferimenti di criptovalute per un valore di circa 1 milione di euro.

    Europol ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento della fase internazionale dell'indagine, riunendo investigatori di tutti i paesi coinvolti e ospitando riunioni operative presso la propria sede centrale. Ha inoltre fornito supporto alle autorità nazionali attraverso analisi e condivisione di intelligence e continuerà a offrire supporto in loco.

    Eurojust ha supportato una squadra investigativa congiunta (#JIT #SIC) istituita nel 2024 dalle autorità italiane e spagnole per smantellare la rete della criminalità organizzata. L'indagine ha visto la collaborazione di diverse agenzie delle forze dell'ordine, tra cui la Polizia Giudiziaria Federale di Anversa in Belgio, i #Carabinieri di Reggio Emilia in Italia e la Guardia Civil in Spagna. L'operazione è stata supportata dalla rete @ON, finanziata dalla Commissione Europea e guidata dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

    #Armadeicarabinieri

    #operazionepalma

    @news