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#ndrangheta — Public Fediverse posts

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  1. I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

    Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

    I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

    Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

    Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

    Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

    Per saperne di più:
    interpol.int/Crimes/Organized-

    #ndrangheta #ican

  2. I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

    Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

    I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

    Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

    Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

    Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

    Per saperne di più:
    interpol.int/Crimes/Organized-

    #ndrangheta #ican

  3. I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

    Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

    I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

    Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

    Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

    Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

    Per saperne di più:
    interpol.int/Crimes/Organized-

    #ndrangheta #ican

  4. I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

    Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

    I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

    Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

    Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

    Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

    Per saperne di più:
    interpol.int/Crimes/Organized-

    #ndrangheta #ican

  5. I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

    Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

    I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

    Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

    Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria "holding criminale". I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

    Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul "fenomeno ‘Ndrangheta". Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

    Per saperne di più:
    interpol.int/Crimes/Organized-

    #ndrangheta #ican

  6. @Tagesspiegel @tagesspiegel-nachrichten-Tagesspiegel Das erinnert mich an Francesco Sbano, der wie kaum ein anderer Autor seit den 1990er in den Abgründen der italienischen #Ndrangheta recherchiert hat und dafür mehr als einmal mit dem Tod bedroht wurde. Ebenso Roberto Saviano, der als Autor der Buchvorlagen zu #ZeroZeroZero und #Gomorrha seit Jahren unter Polizeischutz steht.

    de.wikipedia.org/wiki/Francesc
    de.wikipedia.org/wiki/Roberto_
    en.wikipedia.org/wiki/Stefano_

  7. @Tagesspiegel @tagesspiegel-nachrichten-Tagesspiegel Das erinnert mich an Francesco Sbano, der wie kaum ein anderer Autor seit den 1990er in den Abgründen der italienischen #Ndrangheta recherchiert hat und dafür mehr als einmal mit dem Tod bedroht wurde. Ebenso Roberto Saviano, der als Autor der Buchvorlagen zu #ZeroZeroZero und #Gomorrha seit Jahren unter Polizeischutz steht.

    de.wikipedia.org/wiki/Francesc
    de.wikipedia.org/wiki/Roberto_
    en.wikipedia.org/wiki/Stefano_

  8. @Tagesspiegel @tagesspiegel-nachrichten-Tagesspiegel Das erinnert mich an Francesco Sbano, der wie kaum ein anderer Autor seit den 1990er in den Abgründen der italienischen #Ndrangheta recherchiert hat und dafür mehr als einmal mit dem Tod bedroht wurde. Ebenso Roberto Saviano, der als Autor der Buchvorlagen zu #ZeroZeroZero und #Gomorrha seit Jahren unter Polizeischutz steht.

    de.wikipedia.org/wiki/Francesc
    de.wikipedia.org/wiki/Roberto_
    en.wikipedia.org/wiki/Stefano_

  9. Riciclavano per Camorra e 'Ndrangheta: una operazione internazionale smantella rete criminale transfrontaliera

    Una rete criminale internazionale coinvolta nel riciclaggio dei profitti derivanti dalla cocaina per gruppi criminali organizzati italiani, tra cui #Camorra e '#Ndrangheta, è stata smantellata a seguito di un'indagine finanziaria transfrontaliera. Guidata dalla Gendarmeria Nazionale francese in collaborazione con i #Carabinieri italiani, la #Fedpol svizzera e con il supporto delle autorità di Belgio, Bulgaria, Germania ed Ecuador, sotto il coordinamento di #Europol ed #Eurojust, l'operazione ha tracciato flussi finanziari illeciti attraverso società fittizie, false fatture e investimenti in beni di lusso.

    Un cittadino montenegrino, designato come obiettivo di alto valore da Europol e ricercato in diverse giurisdizioni europee, è stato arrestato a Cannes, in Francia, insieme ad altri sette sospettati durante perquisizioni coordinate in Francia, Italia, Belgio e Svizzera il 23 febbraio 2026. La rete, collegata al traffico di cocaina su larga scala dal Sud America ai porti europei, utilizzava criptovalute, veicoli di lusso con compartimenti occultati e una struttura societaria multinazionale. I beni sequestrati includono immobili di lusso per un valore di oltre 5 milioni di euro e diverse entità societarie.

    Europol ha supportato le indagini dal 2023, fornendo analisi finanziarie avanzate, comunicazioni sicure e interventi sul campo. Nel 2024 è stata istituita una Squadra Investigativa Congiunta (#SIC / #JIT) tra Francia, Italia e Svizzera, successivamente ampliata per includere ulteriori paesi partner. Il finanziamento operativo è stato fornito dalla rete @ON, gestita dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

    #trafficodicocainadalSudAmericaaiportieuropei
    #reteatON
    #GendarmeriaNazionalefrancese

  10. Riciclavano per Camorra e 'Ndrangheta: una operazione internazionale smantella rete criminale transfrontaliera

    Una rete criminale internazionale coinvolta nel riciclaggio dei profitti derivanti dalla cocaina per gruppi criminali organizzati italiani, tra cui #Camorra e '#Ndrangheta, è stata smantellata a seguito di un'indagine finanziaria transfrontaliera. Guidata dalla Gendarmeria Nazionale francese in collaborazione con i #Carabinieri italiani, la #Fedpol svizzera e con il supporto delle autorità di Belgio, Bulgaria, Germania ed Ecuador, sotto il coordinamento di #Europol ed #Eurojust, l'operazione ha tracciato flussi finanziari illeciti attraverso società fittizie, false fatture e investimenti in beni di lusso.

    Un cittadino montenegrino, designato come obiettivo di alto valore da Europol e ricercato in diverse giurisdizioni europee, è stato arrestato a Cannes, in Francia, insieme ad altri sette sospettati durante perquisizioni coordinate in Francia, Italia, Belgio e Svizzera il 23 febbraio 2026. La rete, collegata al traffico di cocaina su larga scala dal Sud America ai porti europei, utilizzava criptovalute, veicoli di lusso con compartimenti occultati e una struttura societaria multinazionale. I beni sequestrati includono immobili di lusso per un valore di oltre 5 milioni di euro e diverse entità societarie.

    Europol ha supportato le indagini dal 2023, fornendo analisi finanziarie avanzate, comunicazioni sicure e interventi sul campo. Nel 2024 è stata istituita una Squadra Investigativa Congiunta (#SIC / #JIT) tra Francia, Italia e Svizzera, successivamente ampliata per includere ulteriori paesi partner. Il finanziamento operativo è stato fornito dalla rete @ON, gestita dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

    #trafficodicocainadalSudAmericaaiportieuropei
    #reteatON
    #GendarmeriaNazionalefrancese

  11. Gratteri, l’intercettazione dei boss: “È il peggiore che abbiamo, peggio di Falcone e Borsellino. Ma è ancora vivo?”

    Le intercettazioni - Il boss Albanese allo zio parlando del magistrato: “È un figlio di puttana. Il peggiore che abbiamo”.

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

    #Ndrangheta #Magistratura #Gratteri #NicolaGratteri

  12. Gratteri, l’intercettazione dei boss: “È il peggiore che abbiamo, peggio di Falcone e Borsellino. Ma è ancora vivo?”

    Le intercettazioni - Il boss Albanese allo zio parlando del magistrato: “È un figlio di puttana. Il peggiore che abbiamo”.

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

    #Ndrangheta #Magistratura #Gratteri #NicolaGratteri

  13. Gratteri, l’intercettazione dei boss: “È il peggiore che abbiamo, peggio di Falcone e Borsellino. Ma è ancora vivo?”

    Le intercettazioni - Il boss Albanese allo zio parlando del magistrato: “È un figlio di puttana. Il peggiore che abbiamo”.

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

    #Ndrangheta #Magistratura #Gratteri #NicolaGratteri

  14. L’oscuro intreccio fra finanza corsara, mafia ed eversione nera degli anni Settanta

    Nell’estate del 1974, nell’ambito delle indagini sulla morte del commissario Luigi Calabresi affiorò una “pista nera” che conduceva ad un grosso traffico d’armi con la Svizzera. Un anno dopo le prime indiscrezioni sulla “pista svizzera”, il quotidiano l’Unità tornava sull’argomento con due articoli di Mauro Brutto (24 e 25 Settembre 1975) nell’ambito delle indagini sul sequestro e la morte di Cristina Mazzotti. Siamo a pochi giorni dalle rivelazioni di Ballinari sul ruolo di Cicchellero nel riciclaggio del denaro dei sequestri ed è appena giunta la notizia che la polizia elvetica ha trovato, in una banca di Chiasso, banconote provenienti dai sequestri Mazzotti, Getty, Riboli, Malabarba e Vallino. Mauro Brutto scriveva: “I momenti più oscuri vissuti dal nostro paese in questi ultimi anni potrebbero avere una matrice comune con il più inquietante fenomeno mai apparso nella storia della delinquenza italiana, quello appunto dei sequestri di persona.” Richiamandosi alla “pista svizzera” di cui il giornale aveva parlato un anno prima, Brutto aggiunge che Calabresi si interessava “al traffico d’armi che, attraverso i boss internazionali del contrabbando, raggiungeva l’Italia, diretto alle organizzazioni eversive fasciste.” Secondo il cronista, Calabresi aveva individuato a Lugano la centrale che smistava le armi in Italia: la strada delle armi era la stessa che percorrevano, in senso opposto, i capitali esportati clandestinamente. Calabresi, sempre secondo il cronista dell’Unità, aveva anche identificato il responsabile della centrale luganese, ossia Ettore Cicchellero, personaggio chiave di quei traffici internazionali finanziati con il denaro sporco dei sequestri. Molti indizi portavano a pensare che le armi del traffico tra Svizzera e Italia fossero indirizzate al terrorismo nero e che il traffico si incrociasse in Svizzera con i canali del traffico di droga e di sigarette gestiti dalla criminalità organizzata.
    L’anno successivo, nel corso di un’inchiesta in Valtellina sulle attività del Mar, il giornalista Brutto aveva scritto che due collaboratori di Fumagalli, Roberto Colombo e Antonio Sirtori, erano in contatto con autorevoli esponenti mafiosi come “don Ignazio”, ossia quel Vincenzo Arena delegato da Liggio al controllo del traffico di stupefacenti al Nord. Arena, a sua volta, risultava legato ad Antonio Squeo, già coinvolto nella inchiesta per la strage di Brescia, e a Donato Convertino, indiziato per stupefacenti, entrambi titolari di autofficine collegate alla Oia di Fumagalli. E ancora, Arena aveva rapporti con un noto truffatore internazionale, Ugo Ratti, legato a sua volta a Tom Ponzi.
    Si delinea così un oscuro intreccio fra finanza corsara, mafia ed eversione nera si erano rafforzati negli anni seguenti, con il dilagare da un lato di fenomeni criminali quali rapine e sequestri, dall’altro di attentati terroristici e stragi.
    L’on. Pio La Torre, membro della Commissione parlamentare antimafia, dopo la cattura di Liggio aveva incontrato a Milano magistrati e dirigenti dei Corpi di Polizia. In un’intervista all’Unità (21.7.1974) aveva detto: “Una parte dei proventi dei sequestri è stata utilizzata per finanziare il terrorismo nero.”
    Non si è mai indagato realmente sui rapporti tra Fumagalli e Cicchellero ma diversi indizi, da Calabresi in poi, fanno sospettare l’esistenza di un possibile collegamento Liggio-Fumagalli-Cicchellero.
    Scrive “Giorni” del febbraio 1977 che “se Cicchellero potesse essere interrogato dalle nostre autorità molti misteri potrebbero essere chiariti”. E l’elenco che segue è lungo e inquietante: “Potrebbero saltare fuori i nomi di potenti ‘padrini’ politici a cui probabilmente inviava denari in vista di campagne elettorali… Potrebbe fornire particolari sulla famosa riunione tenuta da Luciano Liggio a Gandria (a 4 km. da Lugano) con esponenti di ‘Cosa nostra’, alcuni uomini politici italiani, il principe Junio Valerio Borghese e molti altri. Con Ettore Cicchellero si potrebbe parlare dei suoi rapporti con gli esponenti dell’‘internazionale nera’, con Gianni Nardi, con gli altri fascisti esuli e con i capi della ‘cosca’ tirrenica della mafia calabrese… Potrebbe dire chi regge, a livello ‘insospettabile’, il traffico d’armi fra la Germania e l’Italia (per non parlare di droga e diamanti). E, infine, rivelare chi sono i veri capi dei
    Concutelli e Vallanzasca… e dirci chi ha convinto Vallanzasca ad accettare le offerte dei neo-fascisti per diventare, in coppia con Concutelli, un ‘manovale di lusso’ della strategia della tensione.” Sicuramente l’anonimo articolista di “Giorni” mostrava di essere ben informato, e spicca, in questo senso, il riferimento ai rapporti fra la destra eversiva e le cosche tirreniche della n’drangheta.
    Ci siamo allontanati parecchio dalle carte processuali ma questa integrazione con le fonti a stampa dell’epoca è parsa utile per delineare un quadro d’insieme prima di esaminare alcuni spunti offerti dal materiale dell’inchiesta della Procura di Milano. Le carte milanesi non parlano di rapporti di Cicchellero con il terrorismo di destra né di una presenza di fascisti all’interno dell’organizzazione contrabbandiera. E’ verosimile che per la polizia tributaria incaricata delle indagini il colore politico fosse indifferente ai fini dell’accertamento dei reati. Tuttavia, esaminando le cartelle degli imputati, si può rilevare che, in almeno una decina di casi, i precedenti penali rimandano a comportamenti non strettamente identificabili con quelli del contrabbandiere “puro”. Allo spedizioniere napoletano Francesco Tavassi, per esempio, venivano sequestrate due pistole, una delle quali con matricola abrasa; in casa aveva una collezione di trentadue sveglie e aveva avuto due condanne per lesioni colpose. Il genovese Vincenzo Giarelli aveva in fedina lesioni personali e detenzione di munizioni per pistola, e ad un altro genovese, Pio Carossino, venivano trovate banconote di un sequestro. Infine sempre a Genova, lo spedizioniere Giovanni Pittaluga aveva precedenti per rissa e detenzione abusiva di armi e munizioni; mentre per il suo socio, Remo Beccalli, figuravano furto continuato e rapina. Emilio Manera per commercio di sostanze stupefacenti, il siracusano Giuseppe Zampardi, che operava a Trezzano, aveva già subìto condanne per lesioni e porto d’armi abusivo. Armando Marzani, condannato a nove anni per rapina, aveva collezionato una lunga serie di furti aggravati e percosse.
    Si denota quindi come l’evoluzione della figura del contrabbandiere non è più “pura”, ma che amplia i suoi orizzonti criminali.
    Vale anche la pena di segnalare la presenza, nel collegio dei difensori, dell’avvocato Vladimiro Sarno, noto estremista di destra ed intimo amico di Giorgio Pisanò. Insieme ad alcuni imputati minori, Sarno si occupava della difesa di due personaggi che rivestivano ruoli importanti nell’organizzazione: il noto Alberto Dugnani, titolare della Nuova Kelsea, e la signora Desdemona Calatroni, alias Mafalda, alias Maria, la quale aveva funzioni di recapito per tutta l’organizzazione “facendo da ponte” con Ettore Cicchellero.
    Qualche considerazione sulla natura dei “traffici” dell’organizzazione Cicchellero viene offerta dall’esame dei rapporti di p.g. dedicati al movimento di vagoni ferroviari che raggiungono l’Italia attraverso Vienna. Secondo la dogana austriaca, i vagoni entrati in Italia fra il 1974 e il 1976 sarebbero stati 99. Di questi 99, i vagoni intercettati dalla Tributaria italiana furono 5: due a Chiasso, uno a Milano e due a Forlì. In questi cinque vagoni vennero trovate e sequestrate circa 40 tonnellate di t.l.e. [tabacchi lavorati esteri], nascoste sotto le solite coperture. Non risulta che sia stata trovata “merce di contrabbando” di altra natura. Degli altri 94 carri ferroviari, 32 “non figurano entrati in Italia” e non si sa che fine abbiano fatto. Dei restanti sessantadue si appura che 55 raggiunsero varie località del triangolo industriale e vennero “scaricati” secondo le modalità di cui abbiamo già parlato; altri tre approdarono a Roma, uno a Sarno, due entrarono nel porto di La Spezia facendo perdere le proprie tracce, uno raggiunse il porto franco di Trieste per trasferire il carico in un container che, pochi giorni dopo, veniva imbarcato con destinazione Ashod (Israele). E’ poco probabile che l’organizzazione Cicchellero spedisse in Israele un container di sigarette. Qualche perplessità la destano anche i tre vagoni destinati a Roma; questi furono importati dall’International Shipping Agency di Franco Danesi e ufficialmente contenevano carbone di legna. Normalmente le merci di copertura vanno dalle balle di cotone a scatoloni contenenti mangimi, vetri o lampade etc; tutte merci di peso specifico simile o comunque compatibile con quello dei cartoni di sigarette, ma il peso specifico del carbone è assai superiore. Sdoganati a Roma i tre vagoni vennero scaricati ad Aprilia e a Pomezia. Si tratta di zone a quel tempo controllate dalla banda della Magliana, guidata dal Franco Giuseppucci che, fra l’altro, trafficava in armi.
    Abbiamo già detto che una parte consistente del traffico contrabbandiero dalla Svizzera e dalla Francia verso l’Italia avveniva per mezzo dei ben noti Tir. Grazie ai falsi sigilli applicati in partenza, gli autotreni potevano viaggiare praticamente indisturbati fino al luogo in cui poi era scaricata clandestinamente la merce.
    Sul traffico d’armi dalla Svizzera attraverso i valichi di frontiera scriveva il giornalista Carlo Brambilla (L’Unità, 8.2.1977): “Nel Varesotto c’è una “zona franca” per mercanti d’armi e neofascisti. La base del contrabbando d’armi e stupefacenti è a Luino. Dai 5 valichi di Ponte Tresa, Cremenaga, Zenna, Fornasette e Palone passano ogni giorno carichi di armi pesanti destinate in buona parte al Medio Oriente e grossi carichi di droga per il mercato interno.”
    E sullo stesso giornale, il 7.9.1977, Giovanni Laccabò scriveva da Luino: “Attraverso i ‘buchi’ della frontiera svizzera (sbarre alzate di notte e nessun controllo) transitano i TIR con le armi nel cassone. Si conoscono caratteristiche dei mezzi e imballaggi adottati.” Nelle carte dell’inchiesta milanese due Tir soltanto risultano intercettati e sequestrati nel novembre 1975 nei pressi di Pavia. La Polizia Tributaria sequestrava circa 20 tonnellate di t.l.e. in scatoloni di cartone celati all’interno di balle di cotone, ma non vi era traccia di altra “merce” (XI/1 e XX/1). Indizi di notevole interesse su un rilevante traffico d’armi invece emergono da una agenda sequestrata al broker genovese Enrico De Marchi e rinvenuta in un faldone di reperti (XXI/1). La città doriana ha dato i natali a numerosi De Marchi, fra i quali, oltre all’Enrico in oggetto, è bene ricordarne almeno due. Non si può escludere, infatti, che fra questi tre De Marchi possa esistere qualche rapporto di parentela. Il più noto è l’avvocato Giancarlo, rappresentante del Msi nel consiglio comunale di Genova e uomo di Borghese, arrestato il 12.11.1973 nell’ambito dell’inchiesta sulla Rosa dei Venti con l’imputazione di cospirazione contro lo Stato e secondo la stampa anche traffico d’armi.
    […] I numeri romani rimandano ai fascicoli dell’inchiesta (procedimenti penali N. 1284/76 – A e N. 3168/75 – A del Tribunale di Milano) dove si trovano gli originali dei documenti […]
    Jacopo Marchi, Il contrabbando di tabacchi lavorati esteri in Italia. La figura di Ettore Cicchellero 1950-1980, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2012-2013

    Carlo Fumagalli sarà attivo negli anni ’70 con il gruppo Mar in Valtellina. Nell’articolo: I fascisti “rivoluzionari” di G. CEREDA la Rivista Anarchica, anno 2 nr. 10 del febbraio 1972 si afferma che «Il valtellinese movimento d’azione rivoluzionaria è uno dei gruppi fascisti più interessanti nella storia dinamitarda degli ultimi due anni». L’articolo completo è in: http://www.arivista.org/index.php?nr=10&pag=10_05.htm. Fatte salve una serie di affermazioni approssimative o sbagliate in relazione ai fatti della Resistenza, di cui conviene non tener conto, il racconto del dopo Resistenza una qualche concretezza ce l’ha, per lo meno gli attentati ai tralicci sono veramente avvenuti e l’indagine della Procura della Repubblica ha portato poi ad un processo con condanne. Significativo questo passo con relativa nota della ricerca di F. CATALANO, La Resistenza nel Lecchese e nella Valtellina, cit., pp. 131-132; la nota dice: “Fra tutte le moltissime testimonianze relative, può essere interessante anche confrontare l’articolo di L’Express” del 9 settembre 1974 nell’inchiesta sulle trame nere (p. 52 e sgg. e in particolare p. 59): ‘Le SID a suivi, avec la meme punctualité et les memes silences, la troisième ramification de la Trame noire: celle du groupe de Carlo Fumagalli, le plus dangereux de ses aventuriers. En 1943 M. Fumagalli était, à 19 ans, le chef tout-puissant du marquis de la Valtellina, la vallée alpestre des confins de la Suisse qui dèbouche sur le lac de Como. Un condoctière, courageau mais avide. Il avait monté une filière pour les Juifs qui tentaient de passer en Suisse. Dès que le malhereux arrivaient sur ses terres, il les dépouillait de tout ce que ils possedaient, et il les livrait aux Allemands. Alfin qu’il n’y ait pas de traces. Et, de fait, personne n’en a jamais parlé. A la retraite dès l’age de 20 ans, M. Fumagalli n’avait plus que deux passe-temps: gagner de l’argent et fignaler des attentats. A Milan, c’était un secret de polichinelle’ “. Oltre a questo, vi è anche il riferimento ai passaggi di frontiera prezzolati, specialità poi delle formazioni di Carlo Fumagalli nella zona di Tirano. Un certo atteggiamento del clero che, non solo non appoggiava più il fascismo (tranne casi isolati), ma talvolta si assumeva in prima persona rischi personali, come appunto nell’episodio di Sondalo e dei prigionieri alleati che don Valletta addirittura scorta fino al confine con la Svizzera. Notizie su il Mar e Carlo Fumagalli in: L. LANZA, Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, Eleuthera, Milano, 1997; http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=537
    Gabriele Fontana e Massimo Fumagalli, Formazioni Patriottiche e Milizie di fabbrica in Alta Valtellina. 1943-1945, Associazione Culturale Banlieu

    #1974 #1976 #1977 #armi #Austria #banda #CarloFumagalli #contrabbando #CosaNostra #destra #EttoreCicchellero #eversione #finanza #Genova #intreccio #JacopoMarchi #lUnità #LuigiCalabresi #Magliana #MAR #MauroBrutto #Milano #nDrangheta #neofascisti #persona #PioLaTorre #Roma #sequestri #Svizzera #tabacchi #terroristi #Trieste #Valtellina
  15. Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

    La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

    L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

    L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

    La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

    Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

    #carabinieri #armadeicarabinieri #ros #ICAN #ndrangheta #PoliziaCantonaleZurigo #Poliziafederaleelvetica #latitante

    @attualita

  16. Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

    La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

    L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

    L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

    La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

    Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

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  17. Il contesto in cui si formò la Banda della Magliana

    Destrutturata sul finire del 1976 l’epopea marsigliese, rea di aver ostentato pubblicamente trasversalità e connivenze occulte del proprio agire <665, saranno ancora i sequestri di persona la chiave di volta per il riassestamento dei vuoti originatisi all’interno del network. Complici l’endemica conflittualità <666 a cui fu relegato sin da genesi il circondario romano, e la predominanza di un meticciato malavitoso sintesi dell’orizzonte frontaliero su cui andarono a stabilirsi quelle che il sociologo Martone ha brillantemente definito “mafie di mezzo” <667, Roma assistette alla germinazione del primo sodalizio di matrice autoctona. Si trattò di un processo tutt’altro che spontaneo, il cui movente va ricercato nelle fotografie sbiadite della periferia a sud della capitale. Un filo nero preesistente alle notorie gesta della tanto romanzata Banda della Magliana e la cui veemenza simbolica è raccolta nelle fondamenta del Fungo, noto ristorante del quartiere Eur e luogo di ritrovo di rampolli neofascisti e ambasciatori della mala nostrana. Un rapporto di P.S datato 18 ottobre 1975, ed il cui sunto è riportato – per bocca del funzionario Ferdinando Guarino – nelle “eccedenze” <668 del procedimento Olimpia <669, esprime la cifra dei personalismi condensati nell’epicentro laziale: “Altre alleanze le aveva stipulate … con Giuseppe Nardi la banda della Magliana. Infatti, vorrei ricordare a riguardo che nel 1975 Paolo De Stefano, elemento della famiglia De Stefano, vale a dire Paolo e … ed altri importanti esponenti della ‘ndrangheta, della … di Reggio Calabria vennero sorpresi al ristorante il Fungo, vennero sorpresi al
    ristorante … da personale della Squadra Mobile che era ivi in servizio per la cattura del latitante Saverio Mammoliti. Insieme a Paolo De Stefano vi era, appunto, Giuseppe Nardi, vi era anche Giuseppe Piromalli e Pasquale Condello. […] A Roma. Ristorante all’EUR di Roma. E … addosso al Piromalli fu anche rinvenuta una banconota proveniente dal riscatto di Paul Ghetty junior, una banconota di 50 mila lire…” <670.
    Con Nardi, Piromalli, Condello e i De Stefano, al Fungo furono identificati anche altri uomini, delinquenti autoctoni dalle spiccate qualità intermediatorie. Saranno loro, assieme agli esuli mafiosi sbarcati nella metropoli in cerca di fortune, a costituire quel capitale sociale che renderà unica l’esperienza del cartello maglianese. Si tratta di una questione di primaria importanza negli studi sulla malavita romana, assunta a metronomo della sua coriacea vivacità politica in ragione della varianza di legami ponte raffigurabili da suddetti individui. Si può notare, quindi, come in virtù di tale ragionamento sia fallace – e anacronistica – l’interpretazione maggioritaria che scorge nel sequestro del Duca Grazioli Lante della Rovere (1977) la conditio sine qua non del sistema “Magliana”. Siffatta impostazione è percepibile nel vizio metodologico alla sua base, inficiante l’erroneo posizionamento di prospettiva nel campo. Ad un’indagine sui motivi del riuscito condizionamento territoriale (power syndacate) <671 da parte dei gruppuscoli rionali convogliati nella Banda, non è seguita un’altrettanta metodica esplorazione sul versante organizzativo dei traffici illeciti (enterprise syndacate) <672, rendendo parziale il tentativo di porre in risalto le ambivalenze organizzative <673 insite nel suo gene. Ecco perché, in considerazione del nostro quesito di ricerca, diviene centrale comprendere di quali meccanismi intermediatori si sia popolata l’anticamera maglianese ed in quali termini operativi l’eversione nera abbia inciso nell’organizzazione delle attività criminali. In tale prospettiva vanno inquadrate le condotte di certe figure cerniera, la cui versatilità nel network funse da sintesi nell’interlocuzione tra sodalizi storici e criminalità comune. È il caso di Gianfranco Urbani detto “er pantera”, commensale del romanissimo Manlio Vitale nella riunione dell’Eur, e riconosciuto da personalità del calibro di Maurizio Abbatino e Antonio Mancini quale anello di congiunzione con le cosche del mandamento centrale e della Piana di Gioia Tauro. Un oscuro consigliere il cui operato intersecò anche l’assassinio del giudice Occorsio, legatosi nel suo ultimo periodo di vita al confidente ‘ndranghetista Totò D’Agostino, stroncato anch’esso poche settimane (2 novembre del ’76) dopo la morte del magistrato da una raffica di mitra esplosa da uomini del clan Papalia <674. In un contesto a forte radicamento sociale, i maglianesi hanno rimarcato scelte tipiche delle esperienze criminali indo-asiatiche, prediligendo la costruzione di due livelli di capitale sociale: quello bridging <675, il cui accesso sarebbe stato garantito a gruppi eterogenei in collegamento reciproco; e quello linking <676, indispensabile per il drenaggio di risorse economico-politiche con i soggetti muniti di forte autorità nella scala sociale. Dunque, non sembrerebbe lasciata al caso la scelta di imbastire relazioni anche con gli altri due sodalizi tradizionali, rappresentati sul territorio con paradossale antiteticità. Mentre la camorra cutoliana, interessata alla preservazione di fette di controllo sul litorale tirrenico, investì della dote di ambasciatore lo spregiudicato Nicolino Selis, futuro leader della batteria di rapinatori proveniente da Acilia, Cosa Nostra si interfacciò con le neofite formazioni autoctone riproponendo lo schema bidirezionale tipico della mafia palermitana. Il livello d’interlocuzione politica fu delegato al gruppo di faccendieri orbitante attorno a Domenico Balducci, Ernesto Diotallevi, Flavio Carboni, Danilo Sbarra e Francesco Pazienza. Il gradino inferiore, invece, vide la primazia di un uomo transitato in ogni fase della storia criminale capitolina. Per via della sua pubblica vocazione fascista, Danilo Abbruciati, detto “er camaleonte”, si rivelò un fedele servitore del federalismo sovversivo citato nelle pagine che ci precedono <677. Racconta Maurizio Abbatino in un interrogatorio del 18 novembre 1992 <678: “Qualche tempo prima dell’omicidio Balducci, su invito di Danilo Abbruciati, io, lo stesso Abbruciati, Edoardo Toscano e Renato De Pedis, avevamo incontrato Ernesto Diotallevi, il quale, se non ricordo male, aveva un banco presso i mercati generali, dove avvenne l’incontro. Abbruciati ci presentò al Diotallevi come esponenti della Banda della Magliana. L’incontro, per quanto noi ne sapevamo, aveva lo scopo di istituire, in funzione dell’approvvigionamento di eroina a noi necessaria, un contatto con dei siciliani, facenti capo, a Roma, a Pippo Calò, il quale li rappresentava. Infatti, il Diotallevi era in rapporti con Calò e dunque l’incontro poteva esserci di una qualche utilità, tanto che, proprio a seguito di esso, apprendemmo che il gruppo di Testaccio aveva aperto un suo canale di rifornimento di eroina con la famiglia Bontate di Palermo, eroina che dividevano con noi. In realtà, per Abbruciati, il farci incontrare con il Diotallevi aveva anche lo scopo di dimostrare un suo peso specifico nell’ambito della malavita romana, necessario a lui onde porsi come interlocutore, su Roma, della mafia stessa” <679.
    [NOTE]
    665 Albert Bergamelli pagherà con la vita le rivelazioni seguenti al suo arresto. Il 31 agosto 1982 verrà assassinato nel carcere di Ascoli Piceno dall’ex brigatista Paolo Duongo. Jacques Renè Berenguer, invece, venne ritrovato senza vita nel carcere di Nizza il 14 dicembre 1988.
    666 E. CICONTE, L’assedio. Storia della criminalità a Roma da Porta Pia a Mafia Capitale, Carrocci editore, Roma, 2021, pag. 95.
    667 V. MARTONE, Le mafie di mezzo. Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio, Donzelli, Roma, 2017.
    668 B. TOBAGI, L’uso delle fonti giudiziarie per la ricerca storica: problemi di metodo, di conservazione, di accessibilità, Archivi memoria di tutti le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo direzione generale per gli archivi, 2014.
    669 Tribunale Di Reggio Calabria Corte Di Assise Seconda Sezione P.P. Olimpia Sentenza Procedimento Penale Olimpia Nr. 46/93 R.G.N.R. D.D.A. Nr. 72/94 R. G.I.P. D.D.A N. 3/99 Sentenza N. 18/96 R.G. Assise, p. 676. Deposizione dott. Guarino Ferdinando, funzionario di P.S.
    670 Ibidem.
    671 A. BLOCK, East West Side. Organizing crime in New York 1930-1950, University College Cardiff Press, Cardiff, 1980.
    672 ibidem.
    673 R. SCIARRONE, Il capitale sociale della mafia. Relazioni esterne e controllo del territorio, Quaderni di Sociologia, n. XVIII, 1998.
    674 Il nesso tra l’omicidio Occorsio e la morte di D’Agostino e ben centrato dal testo di E. CICONTE, L’assedio. Storia della criminalità a Roma da Porta Pia a Mafia Capitale, Carrocci editore, Roma, 2021, pag. 101. Di pregevole fattura anche il contributo di A. BECCARIA, F. REPICI, M. VADUDANO, I soldi della P2, Sequestri, casinò, mafie e neofascismo: la lunga scia che porta a Licio Gelli, Paper First editore, Roma, 2021, pp. 30-33.
    675 T.W. LO, Beyond Social Capital: Triad Organized Crime in Hong Kong and China, The british Journal of criminology, 50, n. V, pp. 851-868.
    676 Ibidem.
    677 Il collante fra questi due livelli va ricercato nelle speculazioni edili avviate sul finire degli anni Settanta in Sardegna. Le rivelazioni di Flavio Carboni dinnanzi al Tribunale penale di Roma in data 5 giugno 1994 raccontano della possibilità di investire i capitali di provenienza illecita in attività formalmente lecite, convogliando ingenti somme di denaro versate da Diotallevi, Abbruciati, Giuseppucci e piccoli esponenti del terrorismo nero. Le operazioni si sarebbero svolte sotto l’egida di Domenico Balducci, noto usuraio vicino a Danilo Sbarra, al finanziere italo svizzero Lay Ravello e al Carboni stesso. Il Balducci, in questa sua opera di intermediazione, sarebbe così divenuto referente
    privilegiato di Calò, latitante a Roma sotto il falso nome di Mario Agliarolo (o Mario Salamandra) e futuro padrino di battesimo proprio del figlio di Ernesto Diotallevi.
    679 Tribunale di Roma, sentenza-ordinanza contro Abbatino Maurizio + altri, n. 1164/87A G.I., n. 8800/86A P.M, giudice istruttore dott. Otello Lupacchini, giugno 1993, pag. 93.
    Giuliano Benincasa, Criminalità Organizzata. Sviluppo, metamorfosi e contaminazione dei rapporti fra criminalità organizzata ed eversione neofascista: ibridazione del metodo del metodo mafioso o semplice convergenza oggettiva?, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2020-2021

    #Ndrangheta #1975 #1976 #1977 #banda #camorra #CosaNostra #droga #eversione #GiulianoBenincasa #Magliana #nera #rapimenti #roma

  18. Italienische Polizei nimmt bei Razzia hochrangigen Mafia-Boss fest

    Mehr als 20 Jahre saß Mafia-Boss Piromalli im Gefängnis. Nach seiner Entlassung soll der heute 80-Jährige wieder an entscheidender Stelle in Kalabrien mitgemischt haben. Ermittler nahmen ihn und weitere Verdächtige nun bei einer Razzia fest.

    ➡️ tagesschau.de/ausland/europa/i

    #Ndrangheta #Mafia

  19. Was das Urteil im Mammut-Mafia-Prozess bedeutet

    Im Juli hat das Landgericht Duisburg das letzte Urteil im bisher größten Mafia-Prozess gesprochen. Erst zum dritten Mal wurde von einem deutschen Gericht dabei festgestellt, dass die 'Ndrangheta in Deutschland existiert. Von M. Panek.

    ➡️ tagesschau.de/investigativ/maf

    #Ndrangheta #Mafia

  20. Allora lo fate questo golpe?

    Il golpe Borghese (operazione Tora-Tora)
    Il tentativo di golpe, conosciuto successivamente come golpe Borghese, dal nome del principe Junio Valerio Borghese <54, è l’esempio forse più lampante di quella collusione tra poteri istituzionali, para-istituzionali ed illegali che formavano il doppio Stato. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, notte dell’Immacolata, avvenne il più volte rimandato <55 tentativo di colpo di stato. Durante la notte ci furono movimenti sospetti di reparti militari attorno alla capitale e alcuni neofascisti, guidati dal leader di AN Stefano Delle Chiaie, entrarono al ministero degli Interni per prelevare più di duecento mitragliette mentre uomini di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta attendevano un ordine per intervenire nelle rispettive regioni. Vennero inoltre interrotte le comunicazioni in alcuni centralini di diversi ministeri. In questo quadro Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia massonica P2, era incaricato di arrestare il Presidente della Repubblica Saragat ma al golpe venne dato l’alt all’ultimo momento dal generale Borghese per ignote ragioni mai chiarite.
    Anche in questo caso la lunga ombra atlantica della P2 ci mette lo zampino con Licio Gelli che riuscì ancora una volta a intrecciare e a far convergere gli interessi di più “istituzioni” (mafiosa/’ndranghetista – politica – militare) nel “gioco grande”, come usava chiamare la collusione tra gruppi criminali e istituzioni il giudice Giovanni Falcone.
    Gli attori in campo:
    Il fronte nazionale.
    Il Fronte nazionale si costituì ufficialmente il 13 settembre del 1968, come organizzazione extra-parlamentare di destra ma non “neofascista” per consentire a tutti coloro che volessero combattere contro il comunismo di confluirvi sotto la guida prestigiosa di una medaglia d’oro al V.M. come Junio Valerio Borghese. I rappresentanti ufficiali delle organizzazioni di destra, MSI ed Ordine nuovo, ebbero inoltre il vantaggio di inserirvi i propri elementi senza compromettersi, in forma occulta e tacita <56.
    Nessuna contrapposizione, quindi, fra Avanguardia nazionale ed Ordine nuovo, ma la confluenza politica ed operativa nel “Fronte nazionale” diretto da un iscritto al Movimento sociale italiano della statura di Junio Valerio Borghese. Il coordinamento fra gruppi ufficialmente distinti e collocati su posizioni distanti fra esse, come Ordine nuovo e Movimento sociale italiano (Avanguardia nazionale è disciolta ufficialmente nel 1965) fu così garantito da Junio Valerio Borghese, la sola figura di spicco sul piano nazionale ed internazionale negli ambienti militari.
    La divisione Affari riservati del ministero degli Interni, in una nota informativa del 23 febbraio 1971 riferita al Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese scrive: “Fn è inserito in un gioco di industriali, Cia, Psu, militari, al fine di favorire non tanto un colpo di Stato, ma un colpo d’ordine”.
    Quello che si prefigurava il principe nero rappresentava quindi gli interessi e le aspirazioni dei “poteri forti”, primo fra tutti quello militare. Borghese aveva probabilmente in mente di fare un governo “bianco” riconosciuto da Israele, Stati uniti, Germania federale ecc. sostenuto dalle baionette delle Forze armate, per fare piazza pulita dei comunisti (PCI e sinistra extraparlamentare) usando le leggi ordinarie.
    Avanguardia Nazionale e i rapporti con i servizi segreti
    “Ankara, Atene, ora Roma viene!”
    Slogan formazione neofasciste degli anni 60/70
    L’estrema destra Avanguardia Nazionale fu fondata il 25 aprile del 1960 da Stefano Delle Chiaie, dopo l’uscita dal MSI e dal Centro Studi Ordine Nuovo. Nell’estate del 1964 Delle Chiaie fu contattato da presunti emissari del generale Giovanni De Lorenzo, allora Comandante dell’Arma dei Carabinieri intenzionato ad avviare, come già scritto in precedenza, il golpe noto come Piano Solo ma Avanguardia Nazionale, non fidandosi, negò la propria partecipazione.
    I rapporti di Avanguardia Nazionale con i servizi di informazione, prima con l’Ufficio affari riservati, poi con il SID, hanno origini risalenti ai primi anni 60, quando l’area di AN, tramite il giornalista Mario Tedeschi, fu coinvolta dall’Ufficio affari riservati del Ministero dell’interno nell’attività di affissione dei “manifesti cinesi”, una campagna di attacco al partito comunista apparentemente proveniente dalla sua sinistra. Tale attività fu ammessa dallo stesso Delle Chiaie che la ricondusse ad una iniziativa dell’Ufficio affari riservati, condivisa tatticamente da AN come valida manifestazione di “guerra psicologica” nei confronti del partito comunista. A prova della “copertura” fornita all’operazione da parte delle forze dell’ordine, secondo quanto riferisce Vincenzo Vinciguerra, Delle Chiaie avrebbe appreso da un funzionario della Questura che la immediata liberazione di alcuni avanguardisti fermati durante l’affissione dei manifesti era stata frutto di un preciso intervento in tal senso <57. Nell’operazione fu coinvolta AN a livello nazionale e non soltanto a Roma. La collaborazione tra AN e l’Ufficio affari riservati fu riferita poi dal capitano Labruna, che diceva di averla appresa da Giannettini e da Guido Paglia. Tale circostanza trovava conferma nelle dichiarazioni di Giannettini e nella nota relazione su “attività di Avanguardia nazionale e gruppi collegati” consegnata da Guido Paglia (noto giornalista dalle simpatie neofasciste) al Sid e non trasmessa all’autorità Tra i sodali del Fn di Borghese troviamo, prima nei moti di Reggio del ’70 poi nell’operazione Tora-Tora, Avanguardia Nazionale (AN). Organizzazione politica di giudiziaria. La relazione fu invece utilizzata, secondo Vinciguerra (149), proprio come prova di affidabilità del servizio nei confronti di Delle Chiaie, con il quale Labruna si incontrò in Spagna poco dopo la ricezione della nota. Labruna faceva così sapere a Delle Chiaie che il Sid sapeva che il coinvolgimento di A.N. nel golpe Borghese era passato proprio attraverso la struttura di intelligence del Ministero dell’interno, ma teneva la cosa segreta. I contatti istituzionali di Delle Chiaie all’estero non furono peraltro occasionali, come dimostrano altresì gli incontri di questo con Labruna e con lo stesso Federico Umberto D’Amato. <58
    Cosa Nostra e ‘ndrangheta
    “Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”
    Gaspare Pisciotta, bandito e compagno di Salvatore Giuliano
    Se al nord erano già pronti gruppi misti di civili e militari sullo stile dei nuclei Gladio, al sud per negoziare l’appoggio delle truppe mafiose al putsch, giunsero i Sicilia, dall’altra parte del mondo, alcuni tra i maggiori ricercati che difficilmente si sarebbero avventurati in un viaggio del genere per inseguire miraggi senza fondamento alcuno. Durante la riunione a casa del boss Calderone, capo della famiglia catanese, venne comunicato che in Italia si stava preparando un colpo di Stato di marca fascista con a capo il principe Borghese, che godeva dell’appoggio di settori politici e di altre istituzioni. Per un effettivo controllo del sud vuole la partecipazione della mafia con mille o duemila uomini. In cambio i golpisti promettevano ai siciliani una revisione dei processi e delle condanne, anche quelle già passate in giudicato, con occhio benevolo.
    I mafiosi erano dubbiosi nello stringere alleanze coi fascisti a causa dello storico precedente del prefetto Mori e della lotta che quest’ultimo fece alla mafia, prima di essere deposto da Mussolini. Però sapevano che era importantissimo far uscire di prigione alcuni importanti boss per rafforzare l’organizzazione. Decisero così di avere un incontro a Roma con Borghese, il quale spiegherà nel dettaglio il piano “Tora-Tora” (dal nome in codice dell’attacco a Pearl Harbour). Golpisti e Cosa Nostra raggiungono un’intesa su tutto, compresi i dettagli operativi.
    Dalla parte opposta dello stretto erano invece pronti gli ‘ndranghetisti delle cosche Nirta (sull’Aspromonte) e De Stefano (a Reggio Calabria). Il 26 ottobre 1969 avvenne una prima riunione a Montalto tra i vertici della ‘ndrangheta e uomini dei servizi segreti per decidere se e come partecipare al futuro golpe. Dal 1993 in poi la collaborazione di numerosi pentiti consentì di ricostruire i contatti intercorsi nel 1970 ad Archi tra i potentissimi De Stefano e il principe Borghese. ‘Ndrangheta, Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, in particolare, rappresentavano in quel periodo i soggetti di un patto che però vide protagoniste anche altre forze occulte della società italiana, la massoneria e i servizi deviati. Ci sarebbe stata un’occasione, riferita dal noto pentito Giuseppe Albanese, in cui tutti i poteri occulti si sarebbero incontrati, attraverso i loro rappresentanti, in una tenuta di proprietà di Borghese lungo la Costa degli dei, laddove peraltro, durante la seconda metà degli anni ’70, si riscontrò la presenza di alcuni campi paramilitari per l’addestramento alla guerriglia.
    I collaboratori indicarono villa “La Spagnola”, ma questa non rientrò mai nei patrimoni di Borghese.
    Limitrofa a questa struttura era però situata la villa di Bruno Tassan Din, braccio destro di Angelo Rizzoli, editore del Corriere della Sera, iscritto negli elenchi della P2 e implicato in alcune delle vicende più misteriose della storia italiana. Alla riunione, che si sarebbe tenuta alla Spagnola, secondo le segnalazioni dei collaboratori di giustizia, avrebbero preso parte il gran maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1970 e 1979 e uomo di fiducia di Licio Gelli, Lino Salvini; il marchese Felice Genovese Zerbi assieme al fratello Carmelo iscritto alla P2; i generali con tessera P2 Gianadelio Maletti e Vito Miceli; l’ammiraglio Gino Birindelli; Edgardo Sogno. Al summit sarebbe stato presente anche il fondatore di Avanguardia nazionale Stefano Delle Chiaie, il cui nome collegava l’eversione nera alla massoneria e alla ‘ndrangheta, e importanti figure del panorama politico calabrese e italiano.59
    Anche in questa occasione si evidenzia come certi eventi tragici del nostro Paese siano nati da convergenze di interessi tra gruppi criminali e parti deviate dello Stato.
    L’interesse statunitense
    Per capire come anche gli americani sapessero tutto da tempo e probabilmente seguivano con attenzione lo svilupparsi della vicenda per poi confermare un possibile appoggio al golpe, è importante ricordare le parole di Tommaso Buscetta di fronte ai giudici Falcone e Borsellino. Il pentito dichiarerà infatti che una volta tornato negli States dopo il meeting in Sicilia viene arrestato dall’FBI, e a sorpresa la prima domanda che gli viene posta è: “Allora lo fate questo golpe?” e alla sua prudente risposta, “Quale golpe?”, specificano “Quello con Borghese!”. <60
    Il fallimento del golpe venne così spiegato sempre da Buscetta, il quale aggiunge che “In quei giorni c’era la flotta russa nel Mediterraneo, e agli americani non piaceva questa coincidenza…”.
    [NOTE]
    54 Junio Valerio Borghese, ex-comandante della X Flottiglia MAS e sottocapo di stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana della RSI. Fonda nel 1968, un anno prima di uscire dal MSI, il Fronte Popolare; movimento politico di estrema destra che avrà contatti strettissimi con Avanguardia Nazionale e un ruolo di primo piano nei fatti di Reggio Calabria del ’70.
    55 Camillo Arcuri,2004, Colpo di Stato, Milano: BUR FuturoPassato
    56 Una nota della divisione Affari riservati del 25 novembre 1968 conferma il quadro, segnalando che il “Fronte nazionale” è stato in realtà costituito nella primavera del 1968, e che fra i suoi dirigenti ci sono gli ordinovisti Giulio Maceratini e Rutilio Sermonti.
    57 Camillo Arcuri, ibid.
    58 Giovanni Pellegrino, “Il terrorismo, le stragi ed il contesto storico-politico”. relazione dell’onorevole Pelligrino alla commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi.
    59 Giovani comunisti di Bovalino Marina (RC), Legami tra estrema destra reggina, ‘ndrangheta e massoneria, 13 Luglio 2013, http://digilander.libero.it/fmiccoli10/legami.htm
    60 Interrogatorio di Tommaso Buscetta nell’agosto del 1984 ai magistrati di Palermo
    Giulia Fiordelli, Dalla Konterguerilla ad Ergenekon. Evoluzioni del Derin Devlet, tra mito e realtà nella Turchia contemporanea: analogia con la stay-behind italiana, Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2012-2013

    #Ndrangheta #1970 #8 #CosaNostra #GiuliaFiordelli #GolpeBorghese #neofascisti #ON #P2 #segreti #servizi #StatiUniti #ToraTora

  21. How new narratives are breaking the mafia’s code of silence.

    The release of a video game that revisits the origins of the phenomenon in Sicily has reignited the debate about how the arts have portrayed the notorious criminal organisations — with varying degrees of success.

    mediafaro.org/article/20250713

    #Mafia #Sicily #CosaNostra #Camorra #Ndrangheta #Crime #Omerta #Italy #VideoGame #Film #Cinema #Movie #Longread

  22. How new narratives are breaking the mafia’s code of silence.

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  23. How new narratives are breaking the mafia’s code of silence.

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  24. How new narratives are breaking the mafia’s code of silence.

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  25. Kaum jemand kennt das Innere der Mafia so gut wie Roberto Saviano. In seinem neuen Buch "Treue" geht es um die Rolle der Töchter, Geliebten und Ehefrauen der Mafiosi. Die kriminellen Strukturen bestimmen ihr Leben - und häufig auch ihren Tod.#ItalienischeMafia #Camorra #Ndrangheta #Italien #OrganisierteKriminalität #RobertoSaviano #Rezensionen #Mafia #Gewalt #MordundTotschlag
    "Treue" von Roberto Saviano: Frauen in der Mafia - grausame Gewalt und brutale Kontrolle
  26. CW: Asse Calabria-Stoccarda. L'abbraccio della 'Ndrangheta alla Germania

    Il 1° aprile forze dell'ordine italiane e tedesche hanno eseguito 29 arresti in un'indagine sulla 'Ndrangheta.

    Coinvolti 20 indagati in Italia accusati di associazione a delinquere ed estorsione. Misure cautelari (arresti domiciliari e custodia cautelare) anche per avvocati e commercialisti, tutti con l'aggravante mafiosa.

    L'operazione ha colpito le cosche Greco di Cariati e Farao-Marincola di Cirò Marina. Giorgio Greco è stato identificato come il 'vertice e reggente' del clan di Cariati. Era presumibilmente responsabile di impartire ordini e controllare attività illecite come estorsioni e appalti pubblici.

    Le indagini hanno rivelato attività criminali come traffico di droga e frodi alimentari.

    I membri dell'organizzazione criminale sono sospettati di aver commesso vari crimini, tra cui formazione e supporto a un'organizzazione criminale straniera, incendio doloso, divulgazione di informazioni riservate, traffico di droga, riciclaggio di denaro e tentato omicidio. Inoltre, sono coinvolti in frodi elaborate riguardanti prodotti alimentari di alta qualità e attrezzature per la produzione di pizza.

    Il coordinamento è stato effettuato da Eurojust, con oltre 350 agenti coinvolti. Allo scopo era stata costituita una “Squadra Investigativa Comune” (JIT/SIC) tra Forze di Polizia italiane e tedesche (Polizia di Stato italiana e la Kriminalpolizeidirektion di Waiblingen). Fondamentale è stato il ruolo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha supportato l’operazione nell’ambito del progetto “I CAN”, volto a contrastare la presenza della criminalità organizzata italiana all’estero.

    La 'ndrangheta ha esteso la sua influenza anche in Germania negli ultimi decenni, investendo pesantemente in attività economiche legali, riciclando i proventi delle attività criminali. Settori chiave sono l'edilizia, il commercio all'ingrosso, la ristorazione e il settore immobiliare. La Germania è infatti considerata un hub importante per il riciclaggio di denaro proveniente dalle attività illecite della 'ndrangheta in Italia. Vengono utilizzati complessi schemi finanziari per nascondere l'origine criminale dei fondi. Inoltre l'organizzazione criminale di origine calabrese controlla gran parte del traffico di cocaina in Europa, con la Germania come uno dei mercati principali. Le cosche calabresi hanno stabilito solidi legami con gruppi criminali locali per la distribuzione della droga.

    Ci sono state indagini su tentativi di infiltrazione della 'ndrangheta nella politica e nelle istituzioni tedesche, anche se su scala minore rispetto all'Italia. Le autorità tedesche hanno intensificato gli sforzi negli ultimi anni per contrastare l'espansione, attraverso indagini, sequestri di beni e collaborazione internazionale. Tuttavia, la penetrazione della criminalità organizzata calabrese rimane una sfida significativa per la sicurezza in Germania.

    Vi fu un tragico episodio, avvenuto il 15 agosto 2007, che evidenziò in modo drammatico l'escalation della presenza della 'ndrangheta in Germania e la necessità di una risposta coordinata a livello internazionale per contrastarla: la strage di Duisburg verificatasi in un ristorante etnico della città della Renania Settentrionale-Vestfalia. Sei uomini di origine italiana, tutti affiliati alla 'ndrangheta, furono uccisi a colpi d'arma da fuoco all'interno del ristorante. Si trattava di un regolamento di conti tra cosche rivali, il clan Pelle-Vottari e il clan Nirta-Strangio, entrambi originari di San Luca in Calabria.

    L'omicidio multiplo è stato considerato uno degli episodi più cruenti dell'espansione della 'ndrangheta in Germania e del suo scontro interno per il controllo del territorio e del traffico di droga. Fu allora che le indagini rivelarono che la 'ndrangheta aveva stabilito una solida presenza in Germania, infiltrandosi in attività economiche legali e riciclando i proventi delle attività criminali.

    #ndrangheta #progettoICAN #cooperazioneinternazionaledipolizia

  27. CW: Asse Calabria-Stoccarda. L'abbraccio della 'Ndrangheta alla Germania

    Il 1° aprile forze dell'ordine italiane e tedesche hanno eseguito 29 arresti in un'indagine sulla 'Ndrangheta.

    Coinvolti 20 indagati in Italia accusati di associazione a delinquere ed estorsione. Misure cautelari (arresti domiciliari e custodia cautelare) anche per avvocati e commercialisti, tutti con l'aggravante mafiosa.

    L'operazione ha colpito le cosche Greco di Cariati e Farao-Marincola di Cirò Marina. Giorgio Greco è stato identificato come il 'vertice e reggente' del clan di Cariati. Era presumibilmente responsabile di impartire ordini e controllare attività illecite come estorsioni e appalti pubblici.

    Le indagini hanno rivelato attività criminali come traffico di droga e frodi alimentari.

    I membri dell'organizzazione criminale sono sospettati di aver commesso vari crimini, tra cui formazione e supporto a un'organizzazione criminale straniera, incendio doloso, divulgazione di informazioni riservate, traffico di droga, riciclaggio di denaro e tentato omicidio. Inoltre, sono coinvolti in frodi elaborate riguardanti prodotti alimentari di alta qualità e attrezzature per la produzione di pizza.

    Il coordinamento è stato effettuato da Eurojust, con oltre 350 agenti coinvolti. Allo scopo era stata costituita una “Squadra Investigativa Comune” (JIT/SIC) tra Forze di Polizia italiane e tedesche (Polizia di Stato italiana e la Kriminalpolizeidirektion di Waiblingen). Fondamentale è stato il ruolo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha supportato l’operazione nell’ambito del progetto “I CAN”, volto a contrastare la presenza della criminalità organizzata italiana all’estero.

    La 'ndrangheta ha esteso la sua influenza anche in Germania negli ultimi decenni, investendo pesantemente in attività economiche legali, riciclando i proventi delle attività criminali. Settori chiave sono l'edilizia, il commercio all'ingrosso, la ristorazione e il settore immobiliare. La Germania è infatti considerata un hub importante per il riciclaggio di denaro proveniente dalle attività illecite della 'ndrangheta in Italia. Vengono utilizzati complessi schemi finanziari per nascondere l'origine criminale dei fondi. Inoltre l'organizzazione criminale di origine calabrese controlla gran parte del traffico di cocaina in Europa, con la Germania come uno dei mercati principali. Le cosche calabresi hanno stabilito solidi legami con gruppi criminali locali per la distribuzione della droga.

    Ci sono state indagini su tentativi di infiltrazione della 'ndrangheta nella politica e nelle istituzioni tedesche, anche se su scala minore rispetto all'Italia. Le autorità tedesche hanno intensificato gli sforzi negli ultimi anni per contrastare l'espansione, attraverso indagini, sequestri di beni e collaborazione internazionale. Tuttavia, la penetrazione della criminalità organizzata calabrese rimane una sfida significativa per la sicurezza in Germania.

    Vi fu un tragico episodio, avvenuto il 15 agosto 2007, che evidenziò in modo drammatico l'escalation della presenza della 'ndrangheta in Germania e la necessità di una risposta coordinata a livello internazionale per contrastarla: la strage di Duisburg verificatasi in un ristorante etnico della città della Renania Settentrionale-Vestfalia. Sei uomini di origine italiana, tutti affiliati alla 'ndrangheta, furono uccisi a colpi d'arma da fuoco all'interno del ristorante. Si trattava di un regolamento di conti tra cosche rivali, il clan Pelle-Vottari e il clan Nirta-Strangio, entrambi originari di San Luca in Calabria.

    L'omicidio multiplo è stato considerato uno degli episodi più cruenti dell'espansione della 'ndrangheta in Germania e del suo scontro interno per il controllo del territorio e del traffico di droga. Fu allora che le indagini rivelarono che la 'ndrangheta aveva stabilito una solida presenza in Germania, infiltrandosi in attività economiche legali e riciclando i proventi delle attività criminali.

    #ndrangheta #progettoICAN #cooperazioneinternazionaledipolizia

  28. Asse Calabria-Stoccarda. L'abbraccio della 'Ndrangheta alla Germania

    Il 1° aprile forze dell'ordine italiane e tedesche hanno eseguito 29 arresti in un'indagine sulla 'Ndrangheta.

    Coinvolti 20 indagati in Italia accusati di associazione a delinquere ed estorsione. Misure cautelari (arresti domiciliari e custodia cautelare) anche per avvocati e commercialisti, tutti con l'aggravante mafiosa.

    L'operazione ha colpito le cosche Greco di Cariati e Farao-Marincola di Cirò Marina. Giorgio Greco è stato identificato come il 'vertice e reggente' del clan di Cariati. Era presumibilmente responsabile di impartire ordini e controllare attività illecite come estorsioni e appalti pubblici.

    Le indagini hanno rivelato attività criminali come traffico di droga e frodi alimentari.

    I membri dell'organizzazione criminale sono sospettati di aver commesso vari crimini, tra cui formazione e supporto a un'organizzazione criminale straniera, incendio doloso, divulgazione di informazioni riservate, traffico di droga, riciclaggio di denaro e tentato omicidio. Inoltre, sono coinvolti in frodi elaborate riguardanti prodotti alimentari di alta qualità e attrezzature per la produzione di pizza.

    Il coordinamento è stato effettuato da Eurojust, con oltre 350 agenti coinvolti. Allo scopo era stata costituita una "Squadra Investigativa Comune" (JIT/SIC) tra Forze di Polizia italiane e tedesche (Polizia di Stato italiana e la Kriminalpolizeidirektion di Waiblingen). Fondamentale è stato il ruolo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha supportato l’operazione nell’ambito del progetto “I CAN”, volto a contrastare la presenza della criminalità organizzata italiana all’estero.

    La 'ndrangheta ha esteso la sua influenza anche in Germania negli ultimi decenni, investendo pesantemente in attività economiche legali, riciclando i proventi delle attività criminali. Settori chiave sono l'edilizia, il commercio all'ingrosso, la ristorazione e il settore immobiliare. La Germania è infatti considerata un hub importante per il riciclaggio di denaro proveniente dalle attività illecite della 'ndrangheta in Italia. Vengono utilizzati complessi schemi finanziari per nascondere l'origine criminale dei fondi. Inoltre l'organizzazione criminale di origine calabrese controlla gran parte del traffico di cocaina in Europa, con la Germania come uno dei mercati principali. Le cosche calabresi hanno stabilito solidi legami con gruppi criminali locali per la distribuzione della droga.

    Ci sono state indagini su tentativi di infiltrazione della 'ndrangheta nella politica e nelle istituzioni tedesche, anche se su scala minore rispetto all'Italia. Le autorità tedesche hanno intensificato gli sforzi negli ultimi anni per contrastare l'espansione, attraverso indagini, sequestri di beni e collaborazione internazionale. Tuttavia, la penetrazione della criminalità organizzata calabrese rimane una sfida significativa per la sicurezza in Germania.

    Vi fu un tragico episodio, avvenuto il 15 agosto 2007, che evidenziò in modo drammatico l'escalation della presenza della 'ndrangheta in Germania e la necessità di una risposta coordinata a livello internazionale per contrastarla: la strage di Duisburg verificatasi in un ristorante etnico della città della Renania Settentrionale-Vestfalia. Sei uomini di origine italiana, tutti affiliati alla 'ndrangheta, furono uccisi a colpi d'arma da fuoco all'interno del ristorante. Si trattava di un regolamento di conti tra cosche rivali, il clan Pelle-Vottari e il clan Nirta-Strangio, entrambi originari di San Luca in Calabria.

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    #ndrangheta #progettoICAN #cooperazioneinternazionaledipolizia
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  29. CW: Dazi tra Canada e USA. E se a trarre vantaggio fosse la criminalità organizzata transfrontaliera?

    La professoressa Anna Sergi (Essex University, esperta di #ndrangheta e delle sue propaggini globali) fornisce un interessante ed originale punto di vista, basato su suoi studi pregressi, sulla ricaduta dei #dazi imposti da Trump e sui controdazi canadesi.
    Per saperne di più, la sua #newsletter 'Ndrangheta Critical Notes | Note Critiche sulla 'Ndrangheta (in inglese ed italiano) su #substack

    substack.com/home/post/p-15893

    #NdranghetaCriticalNotes #annasergi

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  30. CW: Dazi tra Canada e USA. E se a trarre vantaggio fosse la criminalità organizzata transfrontaliera?

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