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1000 results for “laviro_sennomo”

  1. Noi Parents For Future seguiamo fin dall’inizio la vicenda GKN e la straordinaria resistenza operaia dei lavoratori dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze).

    I dipendenti occuparono la fabbrica, creando il "Collettivo di Fabbrica GKN" per resistere
    fino a ottenere un finanziamento finalizzato alla realizzazione di iniziative alternative, salvando l'azienda e i posti di lavoro.

    Info: insorgiamo.org/

    #gkn
    #insorgiamo
    #transizioneecologica
    #economia
    #giustiziaclimatica

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  2. Noi Parents For Future seguiamo fin dall’inizio la vicenda GKN e la straordinaria resistenza operaia dei lavoratori dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze).

    I dipendenti occuparono la fabbrica, creando il "Collettivo di Fabbrica GKN" per resistere
    fino a ottenere un finanziamento finalizzato alla realizzazione di iniziative alternative, salvando l'azienda e i posti di lavoro.

    Info: insorgiamo.org/

    #gkn
    #insorgiamo
    #transizioneecologica
    #economia
    #giustiziaclimatica

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  3. Noi Parents For Future seguiamo fin dall’inizio la vicenda GKN e la straordinaria resistenza operaia dei lavoratori dello stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze).

    I dipendenti occuparono la fabbrica, creando il "Collettivo di Fabbrica GKN" per resistere
    fino a ottenere un finanziamento finalizzato alla realizzazione di iniziative alternative, salvando l'azienda e i posti di lavoro.

    Info: insorgiamo.org/

    #gkn
    #insorgiamo
    #transizioneecologica
    #economia
    #giustiziaclimatica

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  4. Oggi 8 e domani 9 giugno abbiamo l’occasione di affermare con forza le nostre scelte: cinque Sì per difendere i diritti e respingere le politiche di un governo repressivo e la complicità della finta opposizione.
    La mobilitazione non deve finire qui: proseguiamo la lotta contro le logiche di guerra, l’aumento delle spese militari, i tagli alla sanità e le complicità nel genocidio.
    .
    .
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    #referendum #referendum8e9giugno #ReferendumCittadinanza #collettivostipaturi #lungro #ungra #lotta #insorgiamo #calabria #lavoratori #lavoro #pd #avs #m5s #manifestazione

  5. Oggi 8 e domani 9 giugno abbiamo l’occasione di affermare con forza le nostre scelte: cinque Sì per difendere i diritti e respingere le politiche di un governo repressivo e la complicità della finta opposizione.
    La mobilitazione non deve finire qui: proseguiamo la lotta contro le logiche di guerra, l’aumento delle spese militari, i tagli alla sanità e le complicità nel genocidio.
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    #referendum #referendum8e9giugno #ReferendumCittadinanza #collettivostipaturi #lungro #ungra #lotta #insorgiamo #calabria #lavoratori #lavoro #pd #avs #m5s #manifestazione

  6. Oggi 8 e domani 9 giugno abbiamo l’occasione di affermare con forza le nostre scelte: cinque Sì per difendere i diritti e respingere le politiche di un governo repressivo e la complicità della finta opposizione.
    La mobilitazione non deve finire qui: proseguiamo la lotta contro le logiche di guerra, l’aumento delle spese militari, i tagli alla sanità e le complicità nel genocidio.
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    #referendum #referendum8e9giugno #ReferendumCittadinanza #collettivostipaturi #lungro #ungra #lotta #insorgiamo #calabria #lavoratori #lavoro #pd #avs #m5s #manifestazione

  7. Oggi 8 e domani 9 giugno abbiamo l’occasione di affermare con forza le nostre scelte: cinque Sì per difendere i diritti e respingere le politiche di un governo repressivo e la complicità della finta opposizione.
    La mobilitazione non deve finire qui: proseguiamo la lotta contro le logiche di guerra, l’aumento delle spese militari, i tagli alla sanità e le complicità nel genocidio.
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    #referendum #referendum8e9giugno #ReferendumCittadinanza #collettivostipaturi #lungro #ungra #lotta #insorgiamo #calabria #lavoratori #lavoro #pd #avs #m5s #manifestazione

  8. Oggi 8 e domani 9 giugno abbiamo l’occasione di affermare con forza le nostre scelte: cinque Sì per difendere i diritti e respingere le politiche di un governo repressivo e la complicità della finta opposizione.
    La mobilitazione non deve finire qui: proseguiamo la lotta contro le logiche di guerra, l’aumento delle spese militari, i tagli alla sanità e le complicità nel genocidio.
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    #referendum #referendum8e9giugno #ReferendumCittadinanza #collettivostipaturi #lungro #ungra #lotta #insorgiamo #calabria #lavoratori #lavoro #pd #avs #m5s #manifestazione

  9. 5) sede di lavoro
    Se l’#assunzione non è ancora avvenuta, la #COB deve essere inviata entro 10 giorni dall’esito positivo: oltre quel termine, l’incentivo decade.
    Dal 2026: resta attivo lo #sgraviostrutturale per gli under 30, con agevolazione del 50% dei contributi per 36 mesi. Inoltre, la bozza della #leggedibilancio prevede un nuovo incentivo parziale per le imprese della ZES.
    Dunque, chi vuole beneficiare dell’esonero totale 2025 deve agire ora. La finestra si chiude tra poche settimane. 3/3

  10. La Spagna riconosce il lavoro di Francesca Albanese su Gaza e diritto internazionale.
    Da Roma, invece, nessun riconoscimento: l’orgoglio nazionale vale solo per gli italiani che piacciono al Governo.

    #FrancescaAlbanese #Gaza #DirittiUmani #DirittoInternazionale #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  11. CPI sanzionata da USA e Israele. Sanchez ricorda che si tratta di "sanzioni molto concrete: bloccare i conti correnti, limitazione dei movimenti, isolamento professionale, vale a dire impedire loro di esercitare il proprio lavoro con indipendenza". "La Ue non può restare con le braccia conserte davanti a questa persecuzione".
    "Per questo oggi chiediamo alla Commissione di attivare lo Statuto di Blocco, perché queste misure abusive non abbiano effetto in Europa". (Rainews)

    #Sanchez #Cpi #UE #USA

  12. > Oggi è la festa internazionale də lavoratorə, una giornata di celebrazione dei diritti conquistati, ma ci sono lavori che non vengono riconosciuti come tali e non hanno tutele.

    > Il sex work è uno di quei lavori, che viene criminalizzato, stigmatizzato e invisibilizzato.

    > Non riconoscerlo non lo fa sparire. Significa lasciare migliaia di persone senza protezione, esposte a violenze, ricatti e abusi, spesso senza la possibilità di rivolgersi alle istituzioni senza rischiare conseguenze peggiori. Significa negare accesso alla salute, alla giustizia e a condizioni di lavoro più sicure.

    > In questa giornata, stiamo con tutte lə sex worker che affrontano criminalizzazione, stigma e violenza solo per fare il proprio lavoro!

    > Non c'è giustizia del lavoro senza riconoscere tuttə lə lavoratorə. Non c'è giustizia sociale senza includere tuttə!

    — SWIPE 🇮🇹

    #1M #LaboroSessuale #SWIPE #LaboroSessualeÉLaboro #Italia #M1 #SexWorkIsWork #Italy #MayDay2026

  13. > Oggi è la festa internazionale də lavoratorə, una giornata di celebrazione dei diritti conquistati, ma ci sono lavori che non vengono riconosciuti come tali e non hanno tutele.

    > Il sex work è uno di quei lavori, che viene criminalizzato, stigmatizzato e invisibilizzato.

    > Non riconoscerlo non lo fa sparire. Significa lasciare migliaia di persone senza protezione, esposte a violenze, ricatti e abusi, spesso senza la possibilità di rivolgersi alle istituzioni senza rischiare conseguenze peggiori. Significa negare accesso alla salute, alla giustizia e a condizioni di lavoro più sicure.

    > In questa giornata, stiamo con tutte lə sex worker che affrontano criminalizzazione, stigma e violenza solo per fare il proprio lavoro!

    > Non c'è giustizia del lavoro senza riconoscere tuttə lə lavoratorə. Non c'è giustizia sociale senza includere tuttə!

    — SWIPE 🇮🇹

    #1M #LaboroSessuale #SWIPE #LaboroSessualeÉLaboro #Italia #M1 #SexWorkIsWork #Italy #MayDay2026

  14. > Oggi è la festa internazionale də lavoratorə, una giornata di celebrazione dei diritti conquistati, ma ci sono lavori che non vengono riconosciuti come tali e non hanno tutele.

    > Il sex work è uno di quei lavori, che viene criminalizzato, stigmatizzato e invisibilizzato.

    > Non riconoscerlo non lo fa sparire. Significa lasciare migliaia di persone senza protezione, esposte a violenze, ricatti e abusi, spesso senza la possibilità di rivolgersi alle istituzioni senza rischiare conseguenze peggiori. Significa negare accesso alla salute, alla giustizia e a condizioni di lavoro più sicure.

    > In questa giornata, stiamo con tutte lə sex worker che affrontano criminalizzazione, stigma e violenza solo per fare il proprio lavoro!

    > Non c'è giustizia del lavoro senza riconoscere tuttə lə lavoratorə. Non c'è giustizia sociale senza includere tuttə!

    — SWIPE 🇮🇹

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  15. > Oggi è la festa internazionale də lavoratorə, una giornata di celebrazione dei diritti conquistati, ma ci sono lavori che non vengono riconosciuti come tali e non hanno tutele.

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  16. > Oggi è la festa internazionale də lavoratorə, una giornata di celebrazione dei diritti conquistati, ma ci sono lavori che non vengono riconosciuti come tali e non hanno tutele.

    > Il sex work è uno di quei lavori, che viene criminalizzato, stigmatizzato e invisibilizzato.

    > Non riconoscerlo non lo fa sparire. Significa lasciare migliaia di persone senza protezione, esposte a violenze, ricatti e abusi, spesso senza la possibilità di rivolgersi alle istituzioni senza rischiare conseguenze peggiori. Significa negare accesso alla salute, alla giustizia e a condizioni di lavoro più sicure.

    > In questa giornata, stiamo con tutte lə sex worker che affrontano criminalizzazione, stigma e violenza solo per fare il proprio lavoro!

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  17. Scopri come creare un agente AI locale con n8n 🤖

    Una guida pratica per automatizzare flussi di lavoro sfruttando l’intelligenza artificiale, senza dipendere da servizi esterni. Ideale per chi vuole più controllo, privacy e flessibilità.

    👉 risposteinformatiche.it/creare

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  20. Scopri come creare un agente AI locale con n8n 🤖

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  21. Scopri come creare un agente AI locale con n8n 🤖

    Una guida pratica per automatizzare flussi di lavoro sfruttando l’intelligenza artificiale, senza dipendere da servizi esterni. Ideale per chi vuole più controllo, privacy e flessibilità.

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  22. Cura e Digitale. Spazi di condivisione e confronto

    Teatro di Sociodramma, lunedì 11 maggio alle ore 18:00 CEST

    Contesto. L’onda del cambiamento

    Nel giro di pochi anni, la tecnologia digitale è diventata parte strutturale delle nostre vite: organizza il tempo, ridisegna gli spazi (sociali, culturali, politici), riformula i bisogni quotidiani e i modi di relazione. Questo va al di là delle scelte individuali, di quali app usiamo o quali social frequentiamo: il mondo è cambiato. Per questo diventa urgente fermarsi, fare il punto e confrontarsi insieme su come stiamo vivendo questo cambiamento, per riattivare la nostra capacità di consapevolezza e controllo, attenzione e possibilità di scegliere come viverlo.

    Cosa si fa? Spazio di incontro e dialogo simmetrico

    Proponiamo un percorso fatto di momenti di incontro in gruppo e di persona per confrontarsi sulle difficoltà che affrontiamo nell’uso del digitale: da come internet cambia la nostra capacità di fare attenzione, all’odio sui social, all’uso compulsivo al quale certe app e i dispositivi invitano.

    • Si tratta di incontri alla pari, a partire dalle esperienze personali, senza “giusto” e “sbagliato”: vorremmo creare uno spazio sicuro, dove siano la cura e l’ascolto a contare, non le competenze tecniche.

    • Non è un percorso terapeutico ma un cerchio di parola collettivo, spontaneo e circolare, in cui condividere esperienze, domande e pratiche quotidiane, in si possano formare legami, creare consapevolezza e darsi supporto.

    • Sul lungo termine, questo percorso può servire anche a comprendere i bisogni e le aspettative che realmente abbiamo rispetto alla tecnologia e, facendo rete, avviare azioni concrete per transitare a infrastrutture digitali alternative ed etiche.

    Quando e dove? Costa qualcosa?

    Le prossime date sono:

    👉 LUNEDÌ 27 APRILE, approfondiremo il tema Intelligenza Artificiale, e in particolare i suoi costi.

    Che impatto ha l'arrivo massiccio e improvviso dell'IA..

    • Sull'apprendimento, sulle capacità cognitive, sulla creatività, sul lavoro?

    • Cosa implica in termini concreti questa massa sempre crescente di dati? Quante risorse, minerali, energia servono, e quante ne serviranno ancora? 

    👉 LUNEDÌ 11 MAGGIO, sarà invece dedicato all'impatto delle app, di internet, dei dispositivi sulle relazioni: da come i social hanno modificato il concetto di amicizia, a come le dating app cambiano il modo di vivere le relazioni sentimentali

    entrambe le date dalle ore 18.00 alle 20.30

    al TEATRO DI SOCIODRAMMA di VIA CARTOLERIA 18, a BOLOGNA

    Seguiranno altri incontri: troverete un calendario aggiornato su cuco.noblogs.org

    Gli incontri sono gratuiti e aperti a chiunque, chiediamo un’offerta libera (il costo di un caffè) per lo spazio che ci ospita, per aiutare a coprire le spese di riscaldamento. Se possibile, fateci sapere che ci siete: basta una mail a [email protected]


    Perché “Cura”?

    La cura è intesa come attenzione, prendersi a cuore, responsabilità condivisa e costruzione di senso. Significa affrontare le difficoltà non come individui atomizzati e in competizione, ma pensarle come il frutto di scelte collettive. Questo vale anche per il digitale: quali tecnologie accettiamo, quali rifiutiamo, collettivamente? Quale uso del digitale nutre la società, e quale invece la vampirizza, trasformando le persone in risorse da sfruttare? Come può la tecnologia essere a servizio delle persone, e non viceversa?

    Informazioni e contatto: [email protected] cell. 351 934 1395

    balotta.org/event/cura-e-digit

  23. Cura e Digitale: spazio di condivisione e di confronto

    Teatro di Sociodramma, lunedì 27 aprile alle ore 18:00 CEST

    Contesto. L’onda del cambiamento

    Nel giro di pochi anni, la tecnologia digitale è diventata parte strutturale delle nostre vite: organizza il tempo, ridisegna gli spazi (sociali, culturali, politici), riformula i bisogni quotidiani e i modi di relazione. Questo va al di là delle scelte individuali, di quali app usiamo o quali social frequentiamo: il mondo è cambiato. Per questo diventa urgente fermarsi, fare il punto e confrontarsi insieme su come stiamo vivendo questo cambiamento, per riattivare la nostra capacità di consapevolezza e controllo, attenzione e possibilità di scegliere come viverlo.

    Cosa si fa? Spazio di incontro e dialogo simmetrico

    Proponiamo un percorso fatto di momenti di incontro in gruppo e di persona per confrontarsi sulle difficoltà che affrontiamo nell’uso del digitale: da come internet cambia la nostra capacità di fare attenzione, all’odio sui social, all’uso compulsivo al quale certe app e i dispositivi invitano.

    • Si tratta di incontri alla pari, a partire dalle esperienze personali, senza “giusto” e “sbagliato”: vorremmo creare uno spazio sicuro, dove siano la cura e l’ascolto a contare, non le competenze tecniche.

    • Non è un percorso terapeutico ma un cerchio di parola collettivo, spontaneo e circolare, in cui condividere esperienze, domande e pratiche quotidiane, in si possano formare legami, creare consapevolezza e darsi supporto.

    • Sul lungo termine, questo percorso può servire anche a comprendere i bisogni e le aspettative che realmente abbiamo rispetto alla tecnologia e, facendo rete, avviare azioni concrete per transitare a infrastrutture digitali alternative ed etiche.

    Quando e dove? Costa qualcosa?

    Le prossime date sono:

    👉 LUNEDÌ 27 APRILE, approfondiremo il tema Intelligenza Artificiale, e in particolare i suoi costi.

    Che impatto ha l'arrivo massiccio e improvviso dell'IA..

    • Sull'apprendimento, sulle capacità cognitive, sulla creatività, sul lavoro?

    • Cosa implica in termini concreti questa massa sempre crescente di dati? Quante risorse, minerali, energia servono, e quante ne serviranno ancora? 

    👉 LUNEDÌ 11 MAGGIO, sarà invece dedicato all'impatto delle app, di internet, dei dispositivi sulle relazioni: da come i social hanno modificato il concetto di amicizia, a come le dating app cambiano il modo di vivere le relazioni sentimentali

    entrambe le date dalle ore 18.00 alle 20.30

    al TEATRO DI SOCIODRAMMA di VIA CARTOLERIA 18, a BOLOGNA

    Seguiranno altri incontri: troverete un calendario aggiornato su cuco.noblogs.org

    Gli incontri sono gratuiti e aperti a chiunque, chiediamo un’offerta libera (il costo di un caffè) per lo spazio che ci ospita, per aiutare a coprire le spese di riscaldamento. Se possibile, fateci sapere che ci siete: basta una mail a [email protected]


    Perché “Cura”?

    La cura è intesa come attenzione, prendersi a cuore, responsabilità condivisa e costruzione di senso. Significa affrontare le difficoltà non come individui atomizzati e in competizione, ma pensarle come il frutto di scelte collettive. Questo vale anche per il digitale: quali tecnologie accettiamo, quali rifiutiamo, collettivamente? Quale uso del digitale nutre la società, e quale invece la vampirizza, trasformando le persone in risorse da sfruttare? Come può la tecnologia essere a servizio delle persone, e non viceversa?

    Informazioni e contatto: [email protected] cell. 351 934 1395

    balotta.org/event/cura-e-digit

  24. Amiche e amici della Sci-Fi Universe, siete pronti a:

    ➡ segnare sul calendario?
    ➡ chiedere le ferie al lavoro?
    ➡ prenotare la camera?

    Perché è giunto il momento: le date e la location della quarta edizione della Sci-Fi Universe sono online!🔥

    🪐 L’appuntamento è per il week-end del 16 e 17 gennaio 2027, sempre al Parc Hotel di Peschiera del Garda!🪐

    #SciFiUniverse #SciFiUniverseIt #SFU #QuartaEdizione #News #LeDate #Annuncio #Convention #Fantascienza #Scienza #Panel #Workshop #SciFi #SFU2027

  25. Cambio di rotta: vince l’economia aperta

    Le discussioni riguardo all’impostazione politico-economica da assumere si risolsero spesso in dibattiti verbali, senza svolte concrete. L’idea predominante di politica economica era sostanzialmente quella dello smantellamento dei controlli esistenti e della restaurazione del potere padronale in nome dell’efficienza e dell’iniziativa privata. In questo clima, il dibattito riguardo ai princìpi generali di gestione dell’economia del paese venne presto risolto dalla decisione più importante presa nel dopoguerra; l’abbandono progressivo di un’ormai difficile politica di protezionismo e di chiusura degli scambi con l’estero, a favore di un orientamento dell’economia italiana verso una politica di apertura commerciale e di intensificazione degli scambi esteri. <21 Tale indirizzo di liberalizzazione progressiva rappresentava probabilmente una scelta obbligata per l’economia italiana. L’Italia è da sempre caratterizzata da una scarna presenza di materie prime; tutti i prodotti naturali come il legno, il carbone, il ferro, il petrolio, o l’uranio, fondamentali per lo sviluppo industriale, non sono presenti nel suolo o sottosuolo italiano. Per l’economia italiana, il concetto di sviluppo industriale è necessariamente connesso a quello di sviluppo delle importazioni, dovendo l’industria obbligatoriamente rifornirsi di materie prime provenienti dall’estero. L’idea di sviluppo delle importazioni esige parallelamente lo sviluppo delle esportazioni, e quindi una necessaria apertura commerciale crescente. <22 L’Italia perciò non si trovò di fronte alla scelta apparente tra sviluppo come economia chiusa e sviluppo come economia aperta, come ampiamente discusso in precedenza, ma di fatto si trovò a scegliere fra sviluppo industriale come economia aperta e rinuncia totale allo sviluppo industriale.
    La situazione all’interno del paese fu chiara, nei confronti del Nord la politica dei governi di centro si orientò soprattutto verso un intervento a sostegno della ripresa industriale; già nel corso del 1947 il Tesoro si preoccupò di prestare aiuto ad un certo numero di imprese minacciate dalla crisi e di anticipare somme consistenti all’Iri. <23 Dal settembre di quello stesso anno, il Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica cominciò ad operare a sostegno di specifici provvedimenti a favore dia dei movimenti d’esportazione sia dei processi di ristrutturazione industriale. <24 Fu altrettanto importante l’accordo che il governo italiano concluse nella seconda metà del 1947 con l’Export-Import Bank per la concessione di un prestito ingente, con l’obiettivo di consentire alle imprese industriali italiane l’acquisto negli Stati Uniti di materie prime, macchine e beni strumentali. Tramite gli aiuti dell’Erp (European Recovery Program) vennero acquisite ulteriori attrezzature; con una parte dei prestiti dell’Erp fu possibile finanziare l’acquisto, per gran parte negli Stati Uniti, di macchinari per un ammontare complessivo di oltre 255 milioni di dollari fra l’aprile del 1948 e la fine del 1951. La maggior parte di questi fondi, più del 70 percento, vennero equamente distribuiti fra l’industria siderurgica, impegnata a finanziare i programmi di integrazione verticale del ciclo produttivo, quella elettrica per la costruzione di centrali termoelettriche, e quella metalmeccanica. <25
    Il governo, potendo ricorrere sempre più liberamente al commercio estero, puntò sostanzialmente a rafforzare le industrie di base, garantendo parte dei mezzi finanziari per accrescere l’importazione delle attrezzature richieste per la riconversione degli impianti e per il superamento del ritardo tecnologico. Le imprese mantennero la loro libertà, impiegarono liberamente la manodopera e destinarono gli investimenti secondo le loro linee guida; lo Stato invece, contribuì in maniera decisiva a rendere possibile sia il rilancio della produzione, che la riduzione dei costi e l’aggiornamento della tecnologia tramite nuovi macchinari. I maggiori aiuti in tal senso, furono concessi all’industria metalmeccanica, addirittura in misura maggiore anche all’industria tessile, fino ad allora esportatrice per eccellenza. Si trattò di una vera e propria scommessa, infatti alla fine della guerra l’Europa centro-occidentale, che assorbiva negli anni pre-conflitto circa il 60 per cento dell’export italiano, risultava devastata sia dal tracollo economico tedesco sia dalla grave flessione della domanda verificatasi in Francia ed in Inghilterra. Inoltre, con l’inizio della “guerra fredda”, molti canali commerciali promettenti furono impossibilitati dall’essere raggiunti; in tal senso fu soprattutto l’industria meccanica che ne risentì visto che aveva già aperto dei canali con l’Europa orientale. <26
    Nel complesso però, gli impianti dell’industria italiana erano per buona parte di recente fabbricazione, ad eccezione dell’industria tessile. La situazione italiana quindi, non si trovava in particolare difficoltà rispetto al resto d’Europa; il grande divario era nei confronti degli Stati Uniti. <27
    Di fatto, per realizzare consistenti e rapidi aumenti di produttività nel settore metalmeccanico, furono sufficienti l’adozione di alcuni procedimenti tecnici più aggiornati e una migliore utilizzazione delle risorse attraverso varie economie esterne, una maggiore specializzazione delle maestranze, e alcuni perfezionamenti dell’organizzazione del lavoro.
    L’industria italiana poteva dunque affrontare i rischi di una liberalizzazione degli scambi, così pure il Tesoro che poteva ormai contare su consistenti riserve valutarie.
    La decisione di aprire l’economia italiana agli scambi con l’estero non implicava necessariamente che l’apertura dovesse avvenire verso gli altri paesi europei. Parlando in maniera molto poco concreta, l’industria italiana avrebbe potuto rivolgersi ai mercati presenti nel bacino del Mediterraneo o nel continente sudamericano. Di fatto però le possibilità a cui si trovò di fronte non erano molte; i paesi balcanici erano entrati a far parte dell’area di influenza sovietica; i rimanenti paesi mediterranei erano sotto l’influsso economico o politico francese o britannico; l’America Latina era legata sempre più strettamente agli Stati Uniti; in questo tipo di contesto le scelte furono quasi obbligate. <28 L’Italia al termine del conflitto si era venuta a trovare nella sfera d’influenza statunitense, e gli Stati Uniti, volendo creare un blocco europeo saldamente integrato dal punto di vista economico e politico, incoraggiò apertamente il riattivarsi degli scambi commerciali fra paesi europei, vedendo con favore l’inserimento dell’economia italiana nel blocco europeo. Sotto questo aspetto, è da notare come da un lato gli Stati Uniti comprendessero le difficoltà che l’industria europea incontrava nei confronti di quella americana, non insistendo perciò per una liberalizzazione degli scambi europei con l’area del dollaro, e dall’altro come invece premessero affinché venissero liberalizzati al più presto gli scambi all’interno dell’area europea. Ragioni economiche e ragioni politiche spinsero il governo italiano verso una rapida liberalizzazione nei confronti dei mercati europei. Il confronto diretto con economie più avanzate e industrializzate doveva risultare decisivo per l’evoluzione strutturale dell’economia italiana, nei suoi aspetti positivi e negativi.
    Una volta stabilita la linea della liberalizzazione commerciale, questa fu seguita con continuità e prontezza. La precedenza venne data al commercio con i paesi europei, nei confronti dei quali le limitazioni quantitative alle importazioni vennero presto abolite. Dal settembre 1949, in seguito all’accordo di Annecy, si procedette a una revisione dei dazi così come era stato convenuto fra tutti i paesi membri dell’Oece; venne approvata una nuova tariffa doganale, che comportava una revisione delle tariffe in senso liberista per tutti i paesi partecipanti. Bisogna ricordare che all’indomani della guerra, nel 1946, le importazioni dei paesi Oece (Organizzazione europea per la cooperazione economica) non sottoposte a vincoli di licenza erano appena il 3,5 per cento delle importazioni totali, e tale percentuale crebbe al 23 per cento nel 1949, al 50 per cento nel 1952, al 99 per cento nel 1954. Se le vecchie tariffe doganali in vigore, approvate nel lontano 1921 e basate su dazi ad valorem erano state ormai vanificate per via dell’inflazione, risultò decisiva la decisione di abolire le restrizioni quantitative all’importazione per un gruppo di merci che forniva il 45 per cento delle importazioni italiane dai paesi dell’area occidentale. Mentre le limitazioni quantitative venivano ridotte rapidamente, la revisione dei dazi doganali avvenne con maggiore gradualità. Dal 1948 l’Italia cominciò a stipulare una serie di accordi multilaterali con altri paesi europei, allo scopo di facilitare i pagamenti e garantire crediti reciproci. Come già ricordato, alla fine del 1946 l’Italia fu ammessa al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale; nel 1949 aderì all’Oece, nel 1950 all’Unione europea dei pagamenti, nel 1953 alla Ceca, per poi culminare tale processo di integrazione europea con la stipulazione del Trattato di Roma del 1957 che diede origine al mercato comune europeo con la CEE.
    A sostenere l’opportunità di smantellare le vecchie barriere protezionistiche furono soprattutto Cesare Merzagora e La Malfa, ministro del Commercio con l’estero dal luglio 1951. Ideologia condivisa anche dal presidente della Confindustria Angelo Costa, ma non da alcuni grandi gruppi. Per molti la via solcata da La Malfa avrebbe rappresentato un suicidio economico, per questo dovette condurre una dura battaglia a sostegno di una linea di condotta che mirava, con l’ampliamento dei mercati, a promuovere la crescita dell’economia italiana in modo tale da consentire sia l’equilibrio dei conti con l’estero sia una crescita del reddito nazionale. <29
    Inizialmente venne mantenuto un livello di produzione relativamente più elevato rispetto ad altri paesi a favore di alcune produzioni agricole, quali il grano, lo zucchero e il vino, e produzioni industriali, quali i filati, le automobili, i trattori e gli apparecchi elettrici. Nonostante ciò si procedette speditamente all’eliminazione di vincoli e contingentamenti e alla riduzione della maggior parte delle aliquote doganali. Guardando i dati, effettivamente entro la fine del 1953 l’Italia giunse a liberalizzare quasi completamente, e prima di ogni altra nazione, le importazioni dai paesi membri dell’Oece, sia per i prodotti agricoli e le materie prime sia per i manufatti e i semilavorati.
    Molte misure protettive interne come incentivi alle imprese, agevolazioni fiscali e altre forme di aiuto dirette o indirette, controbilanciarono la progressiva liberalizzazione degli scambi. <30 I governi di centro, in questo periodo di mutamento del sistema politico-economico, una volta riusciti nella rischiosa impresa di avviare l’integrazione dell’economia italiana nel mercato internazionale, si trovarono a dover mediare le reazioni che questo passaggio necessario aveva suscitato in un ambiente che non si era mai cimentato in una sfida simile.
    Dal 1950, anche per via degli effetti dell’opera di mobilitazione determinata pure in Europa dalla guerra di Corea, sia la produzione industriale che gli investimenti superarono i massimi valori prebellici. Inoltre in quel periodo, il bilancio statale si avviava verso il pareggio e il reddito nazionale tornava a riportarsi ai livelli prebellici. Risultati di un certo spessore, come sottolineato dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella e dal ministro del Tesoro Giuseppe Pella, se si tiene presente che all’epoca della Liberazione il reddito cadde a meno della metà del 1938. <31 D’altro canto però, bisogna tener presente che il reddito pro capite italiano era in ogni caso un terzo di quello francese e inglese, e meno di un quinto di quello nordamericano. Del resto pesavano nettamente gli oltre due milioni di disoccupati. Un ampio numero di persone versava in condizioni di miseria e di indigenza, non solo nel Mezzogiorno ma pure in alcune aree del Centro e del Nord sebbene in dimensioni più contenute, stando ai dati raccolti dalle inchieste parlamentari condotte fra il 1952 e il 1953.
    Versando il paese in condizioni non particolarmente agiate, gran parte del mondo politico reputò la competizione con le aree forti dell’economia europea una scommessa temeraria anche se da un punto di vista obbligata per un paese come l’Italia con un’economia essenzialmente di trasformazione e privo di materie prime. La necessità di migliorare la competitività della nostra industria urgeva per reggere all’urto della concorrenza straniera. L’industria italiana era basata essenzialmente su prodotti a scarso contenuto tecnologico e su processi labour intensive, perciò era necessario mantenere basso il costo della manodopera, oltre ad accrescere le economie di scala; gli ostacoli per mantenere basso il costo della manodopera non erano certamente pochi, visto che si andava contro le opposizioni prospettate dai sindacati e dai partiti di sinistra.
    La riconversione dalle strutture autarchiche ereditate dal periodo fra i due conflitti mondiali a un sistema aperto e competitivo non fu un passaggio semplice neanche per il mondo imprenditoriale. L’industria italiana, ad eccezione di pochi casi come le fibre sintetiche e i derivati dalla distillazione del petrolio, non aveva le forze necessarie per avventurarsi in nuovi settori di produzione. Il percorso seguito fu così quello di concentrarsi intorno al blocco automobilistico, meccanico, siderurgico e a quello cementiero, con poche incursioni nel comparto dei beni d’investimento.
    Non si può stabilire con certezza la piega che avrebbe potuto prendere il sistema industriale italiano nel caso in cui il governo avesse adottato fin dal dopoguerra, come ipotizzato, una politica di piano. <32 Ciò che si è potuto costatare è che sia i vincoli e le norme che regolavano il sistema monetario e l’interscambio fra l’Europa e gli Stati Uniti, sia le relazioni stabilite da tempo con Francia e Germania concorrevano all’integrazione dell’Italia nell’area euroatlantica.
    L’iniziale inserimento nel mercato internazionale fu conseguito tramite alcuni passi eccessivamente forzati, come la drastica svalutazione della lira rispetto al dollaro da 225 a 575 lire, dovuta principalmente alle pressioni e agli interessi finanziari dei settori più direttamente legati alle esportazioni.
    [NOTE]
    21 Si veda P. Barucci, op. cit.; secondo l’autore la decisione italiana di aprire la propria economia agli scambi con l’estero, era stata presa su pressioni degli Stati Uniti, fin dal 1945. Si veda anche P. Saraceno, Finanziamenti per settori, mercati di utilizzo dei crediti esteri ed altri elementi che condizionano la politica economica italiana, in P. Saraceno, a cura di P. Barucci, Ricostruzione e pianificazione (1943-1948), Giuffrè Editore, Milano, 1974. Saraceno mette in luce il rapporto economico tra Stati Uniti e Italia; rapporto che avrebbe potuto condizionare la spinta degli Stati Uniti nei confronti della liberalizzazione italiana.
    22 Pone particolare enfasi a favore di questa linea, Demaria, nella già citata relazione al convegno di Pisa nel 1942. Secondo Demaria, l’isolamento dell’economia italiana fra le due guerre era la misura più esatta del mancato sviluppo.
    23 Si veda G. La Bella, L’Iri nel dopoguerra, Edizioni studium, Roma, 1983; il testo approfondisce le dinamiche relative all’Iri nel dopoguerra e come il Tesoro abbia aiutato le sue numerose imprese.
    24 Si vedano G. Amato, Il governo dell’industria in Italia, Il Mulino, Bologna, 1972, pp. 47 e sgg; P. Saraceno, La riattivazione dell’industria italiana, in P. Saraceno et al., a cura di N. Gallerano, L’altro dopoguerra: Roma e il Sud, Franco Angeli, Milano, 1985.
    25 Consultare M. Pelaja, Ricostruzione e politica siderurgica, in Italia contemporanea, Milano, 1982; riguardo un quadro sui problemi di riconversione del settore siderurgico affrontati sin dai primi negoziati internazionali, si veda G. Carli, Cinquant’anni di vita italiana, Economica Laterza, Roma-Bari, 1993, pp. 51-52. Per quanto riguarda il settore elettrico, consultare B. Bottiglieri, L’industria elettrica dalla guerra agli anni del miracolo economico, in B. Bottiglieri et al., a cura di V. Castronovo, Dal dopoguerra alla nazionalizzazione 1945-1962, Laterza, Roma-Bari, 1994. Si veda anche nell’opera appena citata, L. De Paoli, Programmi di investimenti e nuove tecniche.
    26 Si veda V. Castronovo, L’industria italiana, pp. 266 e sgg, in V. Castronovo et al., La ricostruzione nella grande industria, Bari, Laterza, 1978.
    27 Per avere un quadro generale sul profilo d’insieme e dei vari settori, vedere Confederazione generale dell’industria italiana, L’industria italiana alla metà del secolo XX, Roma, 1953
    28 Anche prima dell’inizio della guerra fredda, la ripresa dei rapporti commerciali con i paesi dell’Est europeo era stata vietata dalla Commissione alleata di controllo. Si veda in tal proposito G. Gualerni, Ricostruzione e industria: per un’interpretazione della politica industriale nel secondo dopoguerra, 1943-1951, Vita e pensiero, Milano, 1980.
    29 Si veda a cura della segreteria generale del C.I.R., Lo sviluppo dell’economia italiana nel quadro della ricostruzione e della cooperazione europea, aa. vv., Roma, 1952; A. O. Hirschman, Potenza nazionale e commercio estero, in A.O. Hirschman et al., a cura di F. Asso e M. De Cecco, Il Mulino, Bologna, 1987.
    30 G. Amato, op. cit.
    31 S. Ricossa e E. Tuccimei (a cura di), La Banca d’Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948, Laterza, Roma, 1992
    32 Per un’analisi approfondita delle prospettive economiche in questione si vedano M. De Cecco, Lo sviluppo dell’economia italiana e la sua collocazione internazionale, in Rivista internazionale di scienze economiche e commerciali, 1971; V. Zamagni, Una scommessa sul futuro: l’industria italiana nella ricostruzione (1946-1952), in V. Zamagni et al., a cura di E. Di Nolfo, R. Rainero e B. Vigezzi, L’Italia e la politica di potenza in Europa (1945-1950), Marzorati, Milano, 1988.
    Emanuele Zema, Come l’economia italiana si apre al mondo dopo la ricostruzione, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

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  26. Wo, la giornata di oggi è fuoco per il #sitocto. Per quanto no postaggio, perché vabbè abbiamo capito che ad agosto persino gli spiriti riposano… con infinita calma, progettando all’infinito negli infiniti momenti morti di questi ultimi infiniti giorni di ferie, sono leggermente più vicina all’infinito, tant’è che quella migrazione a nuovo generatore che un tempo sembrava infinita… non è stata ultimata, ok, ma il #sito aggiornato è effettivamente già #online, ed è mejo de prima. 😇

    Visto che è sitocto, facetevi il girocto: sitoctt.octt.eu.org. Ci sono troppe migliorie rispetto a prima… tipo che la home ora lista tutte le ultime pagine aggiornate, e non più un muro di testo… o che ho rifatto la struttura dei contenuti, dividendo tutto in 3 categorie distinte più logicamente di prima (cosa riflessa sugli URL)… e bo lol che palle le liste. 😵‍💫

    Come al solito, però: il lavoro non è finito. Come UX dovrebbe essere superiore al passato, però #Hugo (il generatore) non crea in automatico tutte le metapagine che potrebbero servire (nemmeno tutte quelle che avevo prima con staticoso), e nemmeno le fa il tema che ho preso come base (Ananke), che nemmeno lista le categorie e i tag del post sulle rispettive pagine… vabbè, da tweakkar. Il fatto che però non ci sia più un enorme menù, ma una roba molto essenziale, fa proprio bene alla testa. 😶

    Sul lato grafico devo ancora fare aggiustamenti vari, ma il discostamento dal vecchio #design (con dovuta moderazione) è da un lato voluto (oltre che, dall’altro, necessario per un rilascio così rapido): non è una cattiva idea fare un passo indietro per ripensare, ad esempio, se il vecchio contrasto del testo con lo sfondo non fosse troppo forte, o la vecchia struttura HTML+CSS non fosse troppo sminchiata (…tanto da essere utilizzabile su browser senza alcun supporto al CSS moderno, ma non su quelli con supporto parziale). E poi ora si vede la copertina di pagine e post, che è kekkissimo!!! ☺️

    Al netto di qualche link interno rotto (per i vecchi da fuori ho sistemato tutti i redirect, e ci è voluto non poco), e dei refusi di templating, il nuovo #sitoctt è già pacifico. Ora che ho la vera calma sistemerò queste schifezze, aggiungerò ricerca e commenti, e pure altre traduzioni (che per l’inglese hanno funzionato per molte pagine… ma non tutte, ???). Per diverse lingue, mi spacca tutta la zona dei metadati alla cima del Markdown… dovrò inevitabilmente complicare il mio codice per gestire quelli a parte. 😳 (La prossima localizzazione sarebbe il francese, per onorare lo Stato che ha arrestato Durov, ma evidentemente bisogna aspettare!)

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