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Studi / Cosa si mangiava a Pompei? Dai reperti organici nuovi dati sull’allevamento e l’alimentazione nella città vesuviana
Elena Percivaldi
Tra i tanti aspetti affascinanti dell’antica Pompei, pochi sono tanto concreti e quotidiani quanto il cibo. Ora grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, La Sapienza di Roma e l’Università di York, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports indaga in profondità le abitudini alimentari dei pompeiani.
L’indagine prende in esame isotopi1 stabili del carbonio (δ13C) e dell’azoto (δ15N) per comprendere l’origine delle proteine e dei carboidrati consumati sia dagli esseri umani che dagli animali domestici. Il risultato è una ricostruzione inedita della filiera alimentare e delle strategie di produzione agro-zootecnica in uso a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.
La ricchezza di Pompei: una miniera organica unica
Pochi siti archeologici restituiscono una tale quantità di materiale organico conservato come Pompei. L’eruzione del Vesuvio ha infatti sigillato per quasi due millenni resti animali, vegetali, semi, ossa, persino le feci, permettendo oggi di investigare aspetti concreti della vita quotidiana, come la dieta, l’allevamento e le pratiche agricole.
Datteri trovati a PompeiIl team ha analizzato i resti di 67 individui tra umani e animali (suini, ovini, caprini e cani), provenienti da contesti pompeiani già scavati negli anni precedenti, dimostrando come le metodologie moderne siano in grado di far parlare materiali raccolti anche decenni fa.
Dieta pompeiana: cereali, legumi e… non solo
Gli isotopi di carbonio indicano un consumo prevalente di piante C3, come frumento, orzo, legumi (fave, ceci, lenticchie) e ortaggi. Si tratta di specie largamente diffuse in tutto il bacino mediterraneo, adatte ai suoli vulcanici e al clima mite della Campania.
Fichi, altro ritrovamento eccezionale oggetto dello studioLa presenza di tracce di piante C4, come il miglio, suggeriscono che anche alimenti considerati “poveri” erano parte della dieta, specie per le classi meno abbienti o per il bestiame. Il miglio, poco pregiato rispetto al grano, è nutriente e si conserva facilmente: un alimento ideale in contesti urbani e militari.
Gli animali da allevamento: una gestione differenziata
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l’analisi isotopica degli animali da allevamento. Nei suini, in particolare, gli studiosi hanno riscontato una dieta molto varia: alcuni risultano nutriti con vegetali di tipo C4 (forse scarti alimentari o pastoni), altri con alimenti più naturali. L’ipotesi è che a Pompei esistessero allevamenti sia semi-intensivi in ambito urbano che di gestione domestica.
Una pagnotta carbonizzata trovata sul sitoDiverso il caso di capre e pecore, la cui alimentazione sembra più coerente e derivata dal pascolo all’aperto. Ciò lascia ipotizzare la presenza di allevamenti estensivi, forse praticati nelle aree collinari attorno alla città, a integrazione delle economie urbane.
La carne era davvero per tutti?
Un altro dato chiave emerge dalla distribuzione dell’azoto (δ15N), un chiaro indicatore dell’apporto proteico di origine animale nella dieta. In base a quanto emerso, i pompeiani sembra consumassero carne in maniera abbastanza regolare ma non troppo abbondante, e che preferissero quella di origine suina e ovina. Ma non tutti potevano permettersi di metterla in tavola, e anche chi ne aveva la possibilità non lo faceva tutti i giorni.
Casa del Tiaso, affresco con animali domestici e selvaticiPer le classi popolari, la fonte proteica principale restavano legumi e, con ogni probabilità, i prodotti ittici, derivanti dallo sfruttamento delle risorse acquatiche. Dati, questi, già peraltro oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “L’altra Pompei” tenutasi presso la Palestra Grande del sito lo scorso anno.
Leggi anche
Il mare nel piatto: pesce e garum
Le analisi confermano un consumo significativo di risorse marine. Il pesce, documentato già dalle fonti antiche e da numerosi resti ritrovati nei thermopolia, le taverne molto numerose anche a Pompei, faceva parte integrante della dieta. Lo si mangiava non solo fresco, ma anche sotto forma di garum, la celebre salsa di pesce fermentato diffusa in tutto l’Impero.
Leggi anche
I valori isotopici riscontrati nei resti dei pompeiani e dei loro animali ci confermano che il mare era una risorsa sfruttata intensamente, non solo per il commercio, ma anche per l’alimentazione quotidiana.
Il ruolo dei cani e le reti alimentari
Lo studio ha riguardato anche i cani, spesso trascurati in questo tipo di studi. I loro valori isotopici mostrano diete simili a quelle dei padroni, probabilmente dettate dalla prassi di gettar loro gli avanzi di cucina. I cani, in altre parole, mangiavano quel che mangiava il padrone, o quasi: un dato importante per ricostruire le abitudini di vita dei pompeiani e anche la loro gestione degli animali domestici.
Archeologia molecolare e futuro della ricerca
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, la ricerca dimostra come l’archeologia non termini affatto con lo scavo: “Grazie a tecniche come l’analisi isotopica, possiamo rielaborare materiali raccolti anche molti anni fa e ottenere dati nuovi, preziosi e imprevedibili. Pompei è un laboratorio vivo di archeologia del presente”.
Con un terzo della città ancora da scavare e grazie all’archivio di materiali organici già raccolto, il potenziale scientifico della città è ovviamente immenso. I prossimi studi potrebbero concentrarsi sulle differenze di dieta tra classi sociali, in base al genere e all’età, e chiarire anche l’impatto delle rotte commerciali sull’alimentazione urbana.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=rnuu4ggBfYg
- Si tratta di atomi che hanno numero di massa diverso rispetto ad altri dello stesso elemento: due isotopi hanno quindi lo stesso numero di protoni (cioè lo stesso numero atomico) ma diverso numero di neutroni. ↩︎
#alimentazioneRomana #allevamento #archeologia #archeologiaMolecolare #dietaAntica #eruzione79DC_ #garum #isotopi #legumi #pesce #pompei #studi #Vesuvio
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Studi / Cosa si mangiava a Pompei? Dai reperti organici nuovi dati sull’allevamento e l’alimentazione nella città vesuviana
Elena Percivaldi
Tra i tanti aspetti affascinanti dell’antica Pompei, pochi sono tanto concreti e quotidiani quanto il cibo. Ora grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, La Sapienza di Roma e l’Università di York, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports indaga in profondità le abitudini alimentari dei pompeiani.
L’indagine prende in esame isotopi1 stabili del carbonio (δ13C) e dell’azoto (δ15N) per comprendere l’origine delle proteine e dei carboidrati consumati sia dagli esseri umani che dagli animali domestici. Il risultato è una ricostruzione inedita della filiera alimentare e delle strategie di produzione agro-zootecnica in uso a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.
La ricchezza di Pompei: una miniera organica unica
Pochi siti archeologici restituiscono una tale quantità di materiale organico conservato come Pompei. L’eruzione del Vesuvio ha infatti sigillato per quasi due millenni resti animali, vegetali, semi, ossa, persino le feci, permettendo oggi di investigare aspetti concreti della vita quotidiana, come la dieta, l’allevamento e le pratiche agricole.
Datteri trovati a PompeiIl team ha analizzato i resti di 67 individui tra umani e animali (suini, ovini, caprini e cani), provenienti da contesti pompeiani già scavati negli anni precedenti, dimostrando come le metodologie moderne siano in grado di far parlare materiali raccolti anche decenni fa.
Dieta pompeiana: cereali, legumi e… non solo
Gli isotopi di carbonio indicano un consumo prevalente di piante C3, come frumento, orzo, legumi (fave, ceci, lenticchie) e ortaggi. Si tratta di specie largamente diffuse in tutto il bacino mediterraneo, adatte ai suoli vulcanici e al clima mite della Campania.
Fichi, altro ritrovamento eccezionale oggetto dello studioLa presenza di tracce di piante C4, come il miglio, suggeriscono che anche alimenti considerati “poveri” erano parte della dieta, specie per le classi meno abbienti o per il bestiame. Il miglio, poco pregiato rispetto al grano, è nutriente e si conserva facilmente: un alimento ideale in contesti urbani e militari.
Gli animali da allevamento: una gestione differenziata
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l’analisi isotopica degli animali da allevamento. Nei suini, in particolare, gli studiosi hanno riscontato una dieta molto varia: alcuni risultano nutriti con vegetali di tipo C4 (forse scarti alimentari o pastoni), altri con alimenti più naturali. L’ipotesi è che a Pompei esistessero allevamenti sia semi-intensivi in ambito urbano che di gestione domestica.
Una pagnotta carbonizzata trovata sul sitoDiverso il caso di capre e pecore, la cui alimentazione sembra più coerente e derivata dal pascolo all’aperto. Ciò lascia ipotizzare la presenza di allevamenti estensivi, forse praticati nelle aree collinari attorno alla città, a integrazione delle economie urbane.
La carne era davvero per tutti?
Un altro dato chiave emerge dalla distribuzione dell’azoto (δ15N), un chiaro indicatore dell’apporto proteico di origine animale nella dieta. In base a quanto emerso, i pompeiani sembra consumassero carne in maniera abbastanza regolare ma non troppo abbondante, e che preferissero quella di origine suina e ovina. Ma non tutti potevano permettersi di metterla in tavola, e anche chi ne aveva la possibilità non lo faceva tutti i giorni.
Casa del Tiaso, affresco con animali domestici e selvaticiPer le classi popolari, la fonte proteica principale restavano legumi e, con ogni probabilità, i prodotti ittici, derivanti dallo sfruttamento delle risorse acquatiche. Dati, questi, già peraltro oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “L’altra Pompei” tenutasi presso la Palestra Grande del sito lo scorso anno.
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Il mare nel piatto: pesce e garum
Le analisi confermano un consumo significativo di risorse marine. Il pesce, documentato già dalle fonti antiche e da numerosi resti ritrovati nei thermopolia, le taverne molto numerose anche a Pompei, faceva parte integrante della dieta. Lo si mangiava non solo fresco, ma anche sotto forma di garum, la celebre salsa di pesce fermentato diffusa in tutto l’Impero.
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Il ruolo dei cani e le reti alimentari
Lo studio ha riguardato anche i cani, spesso trascurati in questo tipo di studi. I loro valori isotopici mostrano diete simili a quelle dei padroni, probabilmente dettate dalla prassi di gettar loro gli avanzi di cucina. I cani, in altre parole, mangiavano quel che mangiava il padrone, o quasi: un dato importante per ricostruire le abitudini di vita dei pompeiani e anche la loro gestione degli animali domestici.
Archeologia molecolare e futuro della ricerca
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, la ricerca dimostra come l’archeologia non termini affatto con lo scavo: “Grazie a tecniche come l’analisi isotopica, possiamo rielaborare materiali raccolti anche molti anni fa e ottenere dati nuovi, preziosi e imprevedibili. Pompei è un laboratorio vivo di archeologia del presente”.
Con un terzo della città ancora da scavare e grazie all’archivio di materiali organici già raccolto, il potenziale scientifico della città è ovviamente immenso. I prossimi studi potrebbero concentrarsi sulle differenze di dieta tra classi sociali, in base al genere e all’età, e chiarire anche l’impatto delle rotte commerciali sull’alimentazione urbana.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=rnuu4ggBfYg
- Si tratta di atomi che hanno numero di massa diverso rispetto ad altri dello stesso elemento: due isotopi hanno quindi lo stesso numero di protoni (cioè lo stesso numero atomico) ma diverso numero di neutroni. ↩︎
#alimentazioneRomana #allevamento #archeologia #archeologiaMolecolare #dietaAntica #eruzione79DC_ #garum #isotopi #legumi #pesce #pompei #studi #Vesuvio
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Studi / Cosa si mangiava a Pompei? Dai reperti organici nuovi dati sull’allevamento e l’alimentazione nella città vesuviana
Elena Percivaldi
Tra i tanti aspetti affascinanti dell’antica Pompei, pochi sono tanto concreti e quotidiani quanto il cibo. Ora grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, La Sapienza di Roma e l’Università di York, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports indaga in profondità le abitudini alimentari dei pompeiani.
L’indagine prende in esame isotopi1 stabili del carbonio (δ13C) e dell’azoto (δ15N) per comprendere l’origine delle proteine e dei carboidrati consumati sia dagli esseri umani che dagli animali domestici. Il risultato è una ricostruzione inedita della filiera alimentare e delle strategie di produzione agro-zootecnica in uso a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.
La ricchezza di Pompei: una miniera organica unica
Pochi siti archeologici restituiscono una tale quantità di materiale organico conservato come Pompei. L’eruzione del Vesuvio ha infatti sigillato per quasi due millenni resti animali, vegetali, semi, ossa, persino le feci, permettendo oggi di investigare aspetti concreti della vita quotidiana, come la dieta, l’allevamento e le pratiche agricole.
Datteri trovati a PompeiIl team ha analizzato i resti di 67 individui tra umani e animali (suini, ovini, caprini e cani), provenienti da contesti pompeiani già scavati negli anni precedenti, dimostrando come le metodologie moderne siano in grado di far parlare materiali raccolti anche decenni fa.
Dieta pompeiana: cereali, legumi e… non solo
Gli isotopi di carbonio indicano un consumo prevalente di piante C3, come frumento, orzo, legumi (fave, ceci, lenticchie) e ortaggi. Si tratta di specie largamente diffuse in tutto il bacino mediterraneo, adatte ai suoli vulcanici e al clima mite della Campania.
Fichi, altro ritrovamento eccezionale oggetto dello studioLa presenza di tracce di piante C4, come il miglio, suggeriscono che anche alimenti considerati “poveri” erano parte della dieta, specie per le classi meno abbienti o per il bestiame. Il miglio, poco pregiato rispetto al grano, è nutriente e si conserva facilmente: un alimento ideale in contesti urbani e militari.
Gli animali da allevamento: una gestione differenziata
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l’analisi isotopica degli animali da allevamento. Nei suini, in particolare, gli studiosi hanno riscontato una dieta molto varia: alcuni risultano nutriti con vegetali di tipo C4 (forse scarti alimentari o pastoni), altri con alimenti più naturali. L’ipotesi è che a Pompei esistessero allevamenti sia semi-intensivi in ambito urbano che di gestione domestica.
Una pagnotta carbonizzata trovata sul sitoDiverso il caso di capre e pecore, la cui alimentazione sembra più coerente e derivata dal pascolo all’aperto. Ciò lascia ipotizzare la presenza di allevamenti estensivi, forse praticati nelle aree collinari attorno alla città, a integrazione delle economie urbane.
La carne era davvero per tutti?
Un altro dato chiave emerge dalla distribuzione dell’azoto (δ15N), un chiaro indicatore dell’apporto proteico di origine animale nella dieta. In base a quanto emerso, i pompeiani sembra consumassero carne in maniera abbastanza regolare ma non troppo abbondante, e che preferissero quella di origine suina e ovina. Ma non tutti potevano permettersi di metterla in tavola, e anche chi ne aveva la possibilità non lo faceva tutti i giorni.
Casa del Tiaso, affresco con animali domestici e selvaticiPer le classi popolari, la fonte proteica principale restavano legumi e, con ogni probabilità, i prodotti ittici, derivanti dallo sfruttamento delle risorse acquatiche. Dati, questi, già peraltro oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “L’altra Pompei” tenutasi presso la Palestra Grande del sito lo scorso anno.
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Le analisi confermano un consumo significativo di risorse marine. Il pesce, documentato già dalle fonti antiche e da numerosi resti ritrovati nei thermopolia, le taverne molto numerose anche a Pompei, faceva parte integrante della dieta. Lo si mangiava non solo fresco, ma anche sotto forma di garum, la celebre salsa di pesce fermentato diffusa in tutto l’Impero.
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Il ruolo dei cani e le reti alimentari
Lo studio ha riguardato anche i cani, spesso trascurati in questo tipo di studi. I loro valori isotopici mostrano diete simili a quelle dei padroni, probabilmente dettate dalla prassi di gettar loro gli avanzi di cucina. I cani, in altre parole, mangiavano quel che mangiava il padrone, o quasi: un dato importante per ricostruire le abitudini di vita dei pompeiani e anche la loro gestione degli animali domestici.
Archeologia molecolare e futuro della ricerca
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, la ricerca dimostra come l’archeologia non termini affatto con lo scavo: “Grazie a tecniche come l’analisi isotopica, possiamo rielaborare materiali raccolti anche molti anni fa e ottenere dati nuovi, preziosi e imprevedibili. Pompei è un laboratorio vivo di archeologia del presente”.
Con un terzo della città ancora da scavare e grazie all’archivio di materiali organici già raccolto, il potenziale scientifico della città è ovviamente immenso. I prossimi studi potrebbero concentrarsi sulle differenze di dieta tra classi sociali, in base al genere e all’età, e chiarire anche l’impatto delle rotte commerciali sull’alimentazione urbana.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=rnuu4ggBfYg
- Si tratta di atomi che hanno numero di massa diverso rispetto ad altri dello stesso elemento: due isotopi hanno quindi lo stesso numero di protoni (cioè lo stesso numero atomico) ma diverso numero di neutroni. ↩︎
#alimentazioneRomana #allevamento #archeologia #archeologiaMolecolare #dietaAntica #eruzione79DC_ #garum #isotopi #legumi #pesce #pompei #studi #Vesuvio
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Studi / Cosa si mangiava a Pompei? Dai reperti organici nuovi dati sull’allevamento e l’alimentazione nella città vesuviana
Elena Percivaldi
Tra i tanti aspetti affascinanti dell’antica Pompei, pochi sono tanto concreti e quotidiani quanto il cibo. Ora grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, La Sapienza di Roma e l’Università di York, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports indaga in profondità le abitudini alimentari dei pompeiani.
L’indagine prende in esame isotopi1 stabili del carbonio (δ13C) e dell’azoto (δ15N) per comprendere l’origine delle proteine e dei carboidrati consumati sia dagli esseri umani che dagli animali domestici. Il risultato è una ricostruzione inedita della filiera alimentare e delle strategie di produzione agro-zootecnica in uso a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.
La ricchezza di Pompei: una miniera organica unica
Pochi siti archeologici restituiscono una tale quantità di materiale organico conservato come Pompei. L’eruzione del Vesuvio ha infatti sigillato per quasi due millenni resti animali, vegetali, semi, ossa, persino le feci, permettendo oggi di investigare aspetti concreti della vita quotidiana, come la dieta, l’allevamento e le pratiche agricole.
Datteri trovati a PompeiIl team ha analizzato i resti di 67 individui tra umani e animali (suini, ovini, caprini e cani), provenienti da contesti pompeiani già scavati negli anni precedenti, dimostrando come le metodologie moderne siano in grado di far parlare materiali raccolti anche decenni fa.
Dieta pompeiana: cereali, legumi e… non solo
Gli isotopi di carbonio indicano un consumo prevalente di piante C3, come frumento, orzo, legumi (fave, ceci, lenticchie) e ortaggi. Si tratta di specie largamente diffuse in tutto il bacino mediterraneo, adatte ai suoli vulcanici e al clima mite della Campania.
Fichi, altro ritrovamento eccezionale oggetto dello studioLa presenza di tracce di piante C4, come il miglio, suggeriscono che anche alimenti considerati “poveri” erano parte della dieta, specie per le classi meno abbienti o per il bestiame. Il miglio, poco pregiato rispetto al grano, è nutriente e si conserva facilmente: un alimento ideale in contesti urbani e militari.
Gli animali da allevamento: una gestione differenziata
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l’analisi isotopica degli animali da allevamento. Nei suini, in particolare, gli studiosi hanno riscontato una dieta molto varia: alcuni risultano nutriti con vegetali di tipo C4 (forse scarti alimentari o pastoni), altri con alimenti più naturali. L’ipotesi è che a Pompei esistessero allevamenti sia semi-intensivi in ambito urbano che di gestione domestica.
Una pagnotta carbonizzata trovata sul sitoDiverso il caso di capre e pecore, la cui alimentazione sembra più coerente e derivata dal pascolo all’aperto. Ciò lascia ipotizzare la presenza di allevamenti estensivi, forse praticati nelle aree collinari attorno alla città, a integrazione delle economie urbane.
La carne era davvero per tutti?
Un altro dato chiave emerge dalla distribuzione dell’azoto (δ15N), un chiaro indicatore dell’apporto proteico di origine animale nella dieta. In base a quanto emerso, i pompeiani sembra consumassero carne in maniera abbastanza regolare ma non troppo abbondante, e che preferissero quella di origine suina e ovina. Ma non tutti potevano permettersi di metterla in tavola, e anche chi ne aveva la possibilità non lo faceva tutti i giorni.
Casa del Tiaso, affresco con animali domestici e selvaticiPer le classi popolari, la fonte proteica principale restavano legumi e, con ogni probabilità, i prodotti ittici, derivanti dallo sfruttamento delle risorse acquatiche. Dati, questi, già peraltro oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “L’altra Pompei” tenutasi presso la Palestra Grande del sito lo scorso anno.
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Il mare nel piatto: pesce e garum
Le analisi confermano un consumo significativo di risorse marine. Il pesce, documentato già dalle fonti antiche e da numerosi resti ritrovati nei thermopolia, le taverne molto numerose anche a Pompei, faceva parte integrante della dieta. Lo si mangiava non solo fresco, ma anche sotto forma di garum, la celebre salsa di pesce fermentato diffusa in tutto l’Impero.
Leggi anche
I valori isotopici riscontrati nei resti dei pompeiani e dei loro animali ci confermano che il mare era una risorsa sfruttata intensamente, non solo per il commercio, ma anche per l’alimentazione quotidiana.
Il ruolo dei cani e le reti alimentari
Lo studio ha riguardato anche i cani, spesso trascurati in questo tipo di studi. I loro valori isotopici mostrano diete simili a quelle dei padroni, probabilmente dettate dalla prassi di gettar loro gli avanzi di cucina. I cani, in altre parole, mangiavano quel che mangiava il padrone, o quasi: un dato importante per ricostruire le abitudini di vita dei pompeiani e anche la loro gestione degli animali domestici.
Archeologia molecolare e futuro della ricerca
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, la ricerca dimostra come l’archeologia non termini affatto con lo scavo: “Grazie a tecniche come l’analisi isotopica, possiamo rielaborare materiali raccolti anche molti anni fa e ottenere dati nuovi, preziosi e imprevedibili. Pompei è un laboratorio vivo di archeologia del presente”.
Con un terzo della città ancora da scavare e grazie all’archivio di materiali organici già raccolto, il potenziale scientifico della città è ovviamente immenso. I prossimi studi potrebbero concentrarsi sulle differenze di dieta tra classi sociali, in base al genere e all’età, e chiarire anche l’impatto delle rotte commerciali sull’alimentazione urbana.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=rnuu4ggBfYg
- Si tratta di atomi che hanno numero di massa diverso rispetto ad altri dello stesso elemento: due isotopi hanno quindi lo stesso numero di protoni (cioè lo stesso numero atomico) ma diverso numero di neutroni. ↩︎
#alimentazioneRomana #allevamento #archeologia #archeologiaMolecolare #dietaAntica #eruzione79DC_ #garum #isotopi #legumi #pesce #pompei #studi #Vesuvio
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Studi / Cosa si mangiava a Pompei? Dai reperti organici nuovi dati sull’allevamento e l’alimentazione nella città vesuviana
Elena Percivaldi
Tra i tanti aspetti affascinanti dell’antica Pompei, pochi sono tanto concreti e quotidiani quanto il cibo. Ora grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, La Sapienza di Roma e l’Università di York, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports indaga in profondità le abitudini alimentari dei pompeiani.
L’indagine prende in esame isotopi1 stabili del carbonio (δ13C) e dell’azoto (δ15N) per comprendere l’origine delle proteine e dei carboidrati consumati sia dagli esseri umani che dagli animali domestici. Il risultato è una ricostruzione inedita della filiera alimentare e delle strategie di produzione agro-zootecnica in uso a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.
La ricchezza di Pompei: una miniera organica unica
Pochi siti archeologici restituiscono una tale quantità di materiale organico conservato come Pompei. L’eruzione del Vesuvio ha infatti sigillato per quasi due millenni resti animali, vegetali, semi, ossa, persino le feci, permettendo oggi di investigare aspetti concreti della vita quotidiana, come la dieta, l’allevamento e le pratiche agricole.
Datteri trovati a PompeiIl team ha analizzato i resti di 67 individui tra umani e animali (suini, ovini, caprini e cani), provenienti da contesti pompeiani già scavati negli anni precedenti, dimostrando come le metodologie moderne siano in grado di far parlare materiali raccolti anche decenni fa.
Dieta pompeiana: cereali, legumi e… non solo
Gli isotopi di carbonio indicano un consumo prevalente di piante C3, come frumento, orzo, legumi (fave, ceci, lenticchie) e ortaggi. Si tratta di specie largamente diffuse in tutto il bacino mediterraneo, adatte ai suoli vulcanici e al clima mite della Campania.
Fichi, altro ritrovamento eccezionale oggetto dello studioLa presenza di tracce di piante C4, come il miglio, suggeriscono che anche alimenti considerati “poveri” erano parte della dieta, specie per le classi meno abbienti o per il bestiame. Il miglio, poco pregiato rispetto al grano, è nutriente e si conserva facilmente: un alimento ideale in contesti urbani e militari.
Gli animali da allevamento: una gestione differenziata
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda l’analisi isotopica degli animali da allevamento. Nei suini, in particolare, gli studiosi hanno riscontato una dieta molto varia: alcuni risultano nutriti con vegetali di tipo C4 (forse scarti alimentari o pastoni), altri con alimenti più naturali. L’ipotesi è che a Pompei esistessero allevamenti sia semi-intensivi in ambito urbano che di gestione domestica.
Una pagnotta carbonizzata trovata sul sitoDiverso il caso di capre e pecore, la cui alimentazione sembra più coerente e derivata dal pascolo all’aperto. Ciò lascia ipotizzare la presenza di allevamenti estensivi, forse praticati nelle aree collinari attorno alla città, a integrazione delle economie urbane.
La carne era davvero per tutti?
Un altro dato chiave emerge dalla distribuzione dell’azoto (δ15N), un chiaro indicatore dell’apporto proteico di origine animale nella dieta. In base a quanto emerso, i pompeiani sembra consumassero carne in maniera abbastanza regolare ma non troppo abbondante, e che preferissero quella di origine suina e ovina. Ma non tutti potevano permettersi di metterla in tavola, e anche chi ne aveva la possibilità non lo faceva tutti i giorni.
Casa del Tiaso, affresco con animali domestici e selvaticiPer le classi popolari, la fonte proteica principale restavano legumi e, con ogni probabilità, i prodotti ittici, derivanti dallo sfruttamento delle risorse acquatiche. Dati, questi, già peraltro oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “L’altra Pompei” tenutasi presso la Palestra Grande del sito lo scorso anno.
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Il mare nel piatto: pesce e garum
Le analisi confermano un consumo significativo di risorse marine. Il pesce, documentato già dalle fonti antiche e da numerosi resti ritrovati nei thermopolia, le taverne molto numerose anche a Pompei, faceva parte integrante della dieta. Lo si mangiava non solo fresco, ma anche sotto forma di garum, la celebre salsa di pesce fermentato diffusa in tutto l’Impero.
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Il ruolo dei cani e le reti alimentari
Lo studio ha riguardato anche i cani, spesso trascurati in questo tipo di studi. I loro valori isotopici mostrano diete simili a quelle dei padroni, probabilmente dettate dalla prassi di gettar loro gli avanzi di cucina. I cani, in altre parole, mangiavano quel che mangiava il padrone, o quasi: un dato importante per ricostruire le abitudini di vita dei pompeiani e anche la loro gestione degli animali domestici.
Archeologia molecolare e futuro della ricerca
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, la ricerca dimostra come l’archeologia non termini affatto con lo scavo: “Grazie a tecniche come l’analisi isotopica, possiamo rielaborare materiali raccolti anche molti anni fa e ottenere dati nuovi, preziosi e imprevedibili. Pompei è un laboratorio vivo di archeologia del presente”.
Con un terzo della città ancora da scavare e grazie all’archivio di materiali organici già raccolto, il potenziale scientifico della città è ovviamente immenso. I prossimi studi potrebbero concentrarsi sulle differenze di dieta tra classi sociali, in base al genere e all’età, e chiarire anche l’impatto delle rotte commerciali sull’alimentazione urbana.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=rnuu4ggBfYg
- Si tratta di atomi che hanno numero di massa diverso rispetto ad altri dello stesso elemento: due isotopi hanno quindi lo stesso numero di protoni (cioè lo stesso numero atomico) ma diverso numero di neutroni. ↩︎
#alimentazioneRomana #allevamento #archeologia #archeologiaMolecolare #dietaAntica #eruzione79DC_ #garum #isotopi #legumi #pesce #pompei #studi #Vesuvio
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Radeon Software For Linux Dropping #AMD's Proprietary OpenGL/Vulkan Drivers
»The release notes mention AMD #AMF will also no longer be included with users encouraged instead to target the Video Acceleration API (VA-API) within Mesa for their multimedia accelerated needs.«
Sehr gut, dann wird bald jede Software VA-API bei AMD-GPUs unterstützen müssen, auch #Handbrake!
https://www.phoronix.com/news/Radeon-Software-Drop-Prop-GL-VK
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https://www.europesays.com/ch-fr/76754/ Il avait suivi Volkan Oezdemir au Qatar. Le photographe fribourgeois Adrien Perritaz figure parmi les lauréats des «Swiss Press Photo» 2026 #Arts #ArtsMartiaux #Divertissement #Entertainment #Fribourg #Instagram #récompense #RéseauxSociaux #Suisse #VolkanOezdemir
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#ESA:
"
Asche breitet sich über dem Mars aus
"
"Wahrnehmbare Veränderungen auf dem Mars brauchen oft Millionen von Jahren, doch die Sonde Mars Express der ESA hat eingefangen, wie sich eine Decke aus dunkler Asche innerhalb weniger Jahrzehnte über den Planeten ausbreitet."https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Germany/Asche_breitet_sich_ueber_dem_Mars_aus
15.4.2026
#Asche #FUBerlin #HRSC #Mars #MarsExpress #MEX #Olivin #Planetologie #Pyroxen #Raumfahrt #Raumsonde #SpaceFlight #UtopiaPlanitia #Vulkanismus
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For the second time, incredibly lucky that the rocket was able to complete its mission despite a solid rocket motor failure. Absolute respect for the adaptability and responsiveness of the rocket's guidance and control technology. But these boosters... in their current form, are truly dangerously unreliable.
#Centaur #Feststoffbooster #GEO #GSSAP7 #GSSAP8 #Rakete #Raumfahrt #rocketry #SpaceFlight #SLC41 #SRM #SSC #ULA #USA #USSF87 #Vulcan
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#ULA:
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ULA Vulcan Rocket Successfully Launches the Future of Defense
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""Early during flight, the team observed a significant performance anomaly on one of the four solid rocket motors. Despite the observation, the Vulcan booster and Centaur performed nominally and delivered the spacecraft directly to geosynchronous orbit,’"12.2.2026
#Centaur #Feststoffbooster #GEO #GSSAP7 #GSSAP8 #Rakete #Raumfahrt #rocketry #SpaceFlight #SLC41 #SRM #SSC #USA #USSF87 #Vulcan
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3/3
"... Ĉi tiuj altprezaj trinkaĵoj estas konataj kiel "bonaj akvoj" kaj venas el naturaj fontoj kiel vulkanaj rokoj, degelanta glacia glacio aŭ nebulgutoj. Ili eĉ povas esti ĉerpitaj rekte el nuboj..."
Ĉi tie estas la BBC artikolo en la franca pri tiu temo:
🐊🐊🐊
https://www.bbc.com/afrique/articles/ckk5ke44g40oMallonga #podkasto pri la sama temo ( ankaŭ en la franca 🐊🐊🐊):
#esperanto #naturo #polucio #lang_eo
#afriko #business #pollution #medio #franca #francio #politics #nestle -
I've never seen more hangs with ROCm 7 than at the Tyburn Tree.
Just tried to use on a 760M with 32GB of RAM. I had to resort to Vulkan.
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Kolejny cios dla Boeinga. NASA traci cierpliwość i anuluje ważny element księżycowej rakiety
Koszmar wizerunkowy i finansowy Boeinga trwa w najlepsze. Po głośnej aferze ze statkiem Starliner, który uwięził astronautów na Międzynarodowej Stacji Kosmicznej na dziewięć miesięcy, NASA zadaje firmie kolejny bolesny cios.
Z powodu gigantycznych opóźnień i przekroczenia budżetu agencja rezygnuje z kluczowego elementu rakiety księżycowej, za który miał odpowiadać amerykański gigant.
Relacje na linii Boeing – NASA są obecnie napięte do granic możliwości. Najnowsze doniesienia wskazują, że amerykańska agencja kosmiczna postanowiła znacząco przebudować swój flagowy program księżycowy Artemis, a główną ofiarą tych zmian jest wart 3,2 miliarda dolarów kontrakt podpisany z Boeingiem w 2022 roku.
Kasa płynie, postępów brak
Sprawa dotyczy potężnego, górnego stopnia rakiety (Exploration Upper Stage – EUS), który miał być sercem zmodernizowanej wersji ogromnej rakiety SLS (Block 1B). Ten zaawansowany element miał być wyposażony w większe zbiorniki paliwa i cztery potężne silniki RL10, co miało umożliwić transport cięższych ładunków i załogi na Księżyc w późniejszych fazach programu.
Problem w tym, że projekt zamienił się w finansową studnię bez dna. Raport biura audytorskiego NASA wykazał, że koszty stworzenia samego stopnia EUS drastycznie wymknęły się spod kontroli – z początkowo szacowanych 982 milionów dolarów w 2017 roku, kwota ta urosła do prognozowanych 2,8 miliarda dolarów. Co gorsza, termin oddania sprzętu przesunął się z 2021 na 2027 rok, co bezpośrednio zagrażało harmonogramowi misji Artemis 4.
NASA wybiera alternatywę
Agencja powiedziała wreszcie „dość”. Zdecydowano się anulować kosztowną aktualizację rakiety do wersji Block 1B i pozostać przy jej obecnej, sprawdzonej konfiguracji. Ten ruch ma pozwolić na utrzymanie szybszego tempa lotów, ale oznacza również wyrzucenie do kosza całego projektu EUS od Boeinga.
Według nieoficjalnych informacji agencji Bloomberg, NASA zamierza zastąpić rozwiązanie Boeinga górnym stopniem Centaur V (pochodzącym z rakiety Vulcan), produkowanym przez United Launch Alliance (ULA). Sytuacja jest o tyle ironiczna, że ULA to spółka joint venture należąca po połowie do… Boeinga i Lockheed Martin. Mimo to, odcięcie od wyłącznego kontraktu to dla Boeinga potężny cios finansowy (wymuszający dzielenie się zyskami) i kolejna rysa na reputacji.
Utracone zaufanie
Odstawienie Boeinga na boczny tor w programie Artemis dobitnie pokazuje, że problemy firmy sięgają znacznie głębiej niż tylko nieudane loty komercyjne na ISS. Amerykański gigant lotniczy będzie musiał wykonać tytaniczną pracę, aby odbudować zaufanie NASA i udowodnić, że wciąż potrafi być wiarygodnym, strategicznym partnerem w podboju kosmosu. Szczególnie że w tle cały czas pręży muskuły SpaceX, które jest gotowe przejąć każdy ułamek kosmicznego tortu. Zatem Boeing na Księżyc nie poleci – ale Apple, owszem…
#BoeingNASA #eksploracjaKosmosu #EUS #ExplorationUpperStage #misjaNaKsiężyc #opóźnieniaBoeing #programArtemis #rakietaSLS #statekStarliner #UnitedLaunchAlliance
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Kolejny cios dla Boeinga. NASA traci cierpliwość i anuluje ważny element księżycowej rakiety
Koszmar wizerunkowy i finansowy Boeinga trwa w najlepsze. Po głośnej aferze ze statkiem Starliner, który uwięził astronautów na Międzynarodowej Stacji Kosmicznej na dziewięć miesięcy, NASA zadaje firmie kolejny bolesny cios.
Z powodu gigantycznych opóźnień i przekroczenia budżetu agencja rezygnuje z kluczowego elementu rakiety księżycowej, za który miał odpowiadać amerykański gigant.
Relacje na linii Boeing – NASA są obecnie napięte do granic możliwości. Najnowsze doniesienia wskazują, że amerykańska agencja kosmiczna postanowiła znacząco przebudować swój flagowy program księżycowy Artemis, a główną ofiarą tych zmian jest wart 3,2 miliarda dolarów kontrakt podpisany z Boeingiem w 2022 roku.
Kasa płynie, postępów brak
Sprawa dotyczy potężnego, górnego stopnia rakiety (Exploration Upper Stage – EUS), który miał być sercem zmodernizowanej wersji ogromnej rakiety SLS (Block 1B). Ten zaawansowany element miał być wyposażony w większe zbiorniki paliwa i cztery potężne silniki RL10, co miało umożliwić transport cięższych ładunków i załogi na Księżyc w późniejszych fazach programu.
Problem w tym, że projekt zamienił się w finansową studnię bez dna. Raport biura audytorskiego NASA wykazał, że koszty stworzenia samego stopnia EUS drastycznie wymknęły się spod kontroli – z początkowo szacowanych 982 milionów dolarów w 2017 roku, kwota ta urosła do prognozowanych 2,8 miliarda dolarów. Co gorsza, termin oddania sprzętu przesunął się z 2021 na 2027 rok, co bezpośrednio zagrażało harmonogramowi misji Artemis 4.
NASA wybiera alternatywę
Agencja powiedziała wreszcie „dość”. Zdecydowano się anulować kosztowną aktualizację rakiety do wersji Block 1B i pozostać przy jej obecnej, sprawdzonej konfiguracji. Ten ruch ma pozwolić na utrzymanie szybszego tempa lotów, ale oznacza również wyrzucenie do kosza całego projektu EUS od Boeinga.
Według nieoficjalnych informacji agencji Bloomberg, NASA zamierza zastąpić rozwiązanie Boeinga górnym stopniem Centaur V (pochodzącym z rakiety Vulcan), produkowanym przez United Launch Alliance (ULA). Sytuacja jest o tyle ironiczna, że ULA to spółka joint venture należąca po połowie do… Boeinga i Lockheed Martin. Mimo to, odcięcie od wyłącznego kontraktu to dla Boeinga potężny cios finansowy (wymuszający dzielenie się zyskami) i kolejna rysa na reputacji.
Utracone zaufanie
Odstawienie Boeinga na boczny tor w programie Artemis dobitnie pokazuje, że problemy firmy sięgają znacznie głębiej niż tylko nieudane loty komercyjne na ISS. Amerykański gigant lotniczy będzie musiał wykonać tytaniczną pracę, aby odbudować zaufanie NASA i udowodnić, że wciąż potrafi być wiarygodnym, strategicznym partnerem w podboju kosmosu. Szczególnie że w tle cały czas pręży muskuły SpaceX, które jest gotowe przejąć każdy ułamek kosmicznego tortu. Zatem Boeing na Księżyc nie poleci – ale Apple, owszem…
#BoeingNASA #eksploracjaKosmosu #EUS #ExplorationUpperStage #misjaNaKsiężyc #opóźnieniaBoeing #programArtemis #rakietaSLS #statekStarliner #UnitedLaunchAlliance
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Street Fighter au cinéma : Paramount dévoile un casting spectaculaire pour 2026 (PHOTOS)
La franchise culte de jeux vidéo Street Fighter s’apprête à revenir sur grand écran avec un film en prises de vues réelles. Paramount, Legendary et Capcom unissent leurs forces pour offrir une production ambitieuse, attendue le 14 octobre 2026. Le film promet de marier hommage aux classiques des années 90 et modernité pour une nouvelle génération de spectateurs.
Un tournage ambitieux pour un univers légendaire
Une adaptation fidèle mais modernisée
Le prochain film Street Fighter est actuellement en production sous la direction de Kitao Sakurai. Il ambitionne de retranscrire l’énergie et la frénésie de la saga originale tout en proposant un récit contemporain. Tourné en IMAX, le long-métrage s’annonce comme une expérience visuelle immersive, fidèle à l’esprit des combats et des personnages emblématiques qui ont marqué des millions de joueurs à travers le monde.
PublicitésUne histoire ancrée dans les années 90
L’intrigue se déroule en 1993, lorsque les célèbres combattants Ryu et Ken Masters, longtemps séparés, sont rappelés pour participer au World Warrior Tournament. Chun-Li, mystérieuse et déterminée, les recrute pour ce tournoi impitoyable où s’entremêlent rivalité, destin et affrontements spectaculaires. Au-delà des combats, le scénario mettra en scène une conspiration mortelle qui obligera les héros à affronter non seulement leurs ennemis mais également leurs propres démons.
Un casting digne des légendes du jeu
Des stars pour incarner les combattants iconiques
Le film réunit un casting prestigieux mêlant jeunes talents et figures établies. Andrew Koji endossera le rôle de Ryu, tandis que Noah Centineo donnera vie à Ken Masters. Callina Liang incarnera Chun-Li, et Joe « Roman Reigns » Anoa’i se glissera dans la peau du redoutable Akuma. Du côté des antagonistes, David Dastmalchian interprétera M. Bison, Cody Rhodes sera Guile et Curtis « 50 Cent » Jackson incarnera Balrog.
PublicitésDes apparitions inattendues
Le projet promet également des surprises pour les fans avec Jason Momoa dans le rôle de Blanka, Orville Peck en Vega et Olivier Richters en Zangief. Hirooki Goto, Rayna Vallandingham, Alexander Volkanovski, Kyle Mooney et Mel Jarnson complètent le casting, incarnant respectivement E. Honda, Juli, Joe, Marvin et Cammy. Cette distribution massive illustre la volonté de Paramount et Legendary de créer un univers riche et fidèle aux fans de la saga.
Une production qui allie spectacle et immersion
Des combats spectaculaires et chorégraphiés
Le tournage en IMAX permettra de capturer l’intensité des affrontements et la complexité des mouvements emblématiques des personnages. Le réalisateur Kitao Sakurai s’engage à restituer la précision et l’énergie des combats tout en offrant une narration fluide et captivante. Chaque duel, chaque mouvement de poing ou de pied devrait refléter l’essence même du jeu vidéo, pour le plus grand plaisir des spectateurs.
PublicitésUne sortie très attendue
Prévu pour le 14 octobre 2026, le film Street Fighter est déjà l’objet d’une forte anticipation parmi les fans de la franchise et les amateurs de cinéma d’action. Paramount et Legendary espèrent capitaliser sur l’héritage des jeux vidéo et leur popularité mondiale pour créer un événement cinématographique majeur. L’association avec Capcom garantit également que l’univers et les personnages respectent l’esprit original, tout en introduisant de nouvelles intrigues et interactions inédites à l’écran.
Vers un renouveau de la franchise
Un hommage à la saga originale
Au-delà de l’action, le film se veut un hommage aux classiques des années 90, respectant l’esthétique, les rivalités et l’esprit des premiers jeux. L’histoire de Ryu et Ken, entre amitié et rivalité, promet de captiver aussi bien les nostalgiques que les spectateurs découvrant la franchise pour la première fois.
PublicitésUne passerelle entre fans et nouvelle génération
Cette adaptation ambitionne de séduire un public large : les anciens joueurs retrouveront leurs personnages favoris dans un cadre cinématographique grandiose, tandis qu’une nouvelle génération pourra découvrir l’univers Street Fighter à travers une expérience visuelle et narrative renouvelée.
Le film Street Fighter s’annonce comme une production ambitieuse, mêlant hommage et modernité. Avec un casting impressionnant et des combats en IMAX, Paramount, Legendary et Capcom préparent un événement majeur pour le cinéma d’action en 2026. Les fans attendent avec impatience de découvrir la confrontation entre Ryu et Ken dans un tournoi épique.
#Akuma #AndrewKoji #Capcom #ChunLi #cinémaDAction #film #filmAdaptation #IMAX #JasonMomoa #Ken #Legendary #MBison #NoahCentineo #Paramount #Ryu #StreetFighter
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Street Fighter au cinéma : Paramount dévoile un casting spectaculaire pour 2026 (PHOTOS)
La franchise culte de jeux vidéo Street Fighter s’apprête à revenir sur grand écran avec un film en prises de vues réelles. Paramount, Legendary et Capcom unissent leurs forces pour offrir une production ambitieuse, attendue le 14 octobre 2026. Le film promet de marier hommage aux classiques des années 90 et modernité pour une nouvelle génération de spectateurs.
Un tournage ambitieux pour un univers légendaire
Une adaptation fidèle mais modernisée
Le prochain film Street Fighter est actuellement en production sous la direction de Kitao Sakurai. Il ambitionne de retranscrire l’énergie et la frénésie de la saga originale tout en proposant un récit contemporain. Tourné en IMAX, le long-métrage s’annonce comme une expérience visuelle immersive, fidèle à l’esprit des combats et des personnages emblématiques qui ont marqué des millions de joueurs à travers le monde.
PublicitésUne histoire ancrée dans les années 90
L’intrigue se déroule en 1993, lorsque les célèbres combattants Ryu et Ken Masters, longtemps séparés, sont rappelés pour participer au World Warrior Tournament. Chun-Li, mystérieuse et déterminée, les recrute pour ce tournoi impitoyable où s’entremêlent rivalité, destin et affrontements spectaculaires. Au-delà des combats, le scénario mettra en scène une conspiration mortelle qui obligera les héros à affronter non seulement leurs ennemis mais également leurs propres démons.
Un casting digne des légendes du jeu
Des stars pour incarner les combattants iconiques
Le film réunit un casting prestigieux mêlant jeunes talents et figures établies. Andrew Koji endossera le rôle de Ryu, tandis que Noah Centineo donnera vie à Ken Masters. Callina Liang incarnera Chun-Li, et Joe « Roman Reigns » Anoa’i se glissera dans la peau du redoutable Akuma. Du côté des antagonistes, David Dastmalchian interprétera M. Bison, Cody Rhodes sera Guile et Curtis « 50 Cent » Jackson incarnera Balrog.
PublicitésDes apparitions inattendues
Le projet promet également des surprises pour les fans avec Jason Momoa dans le rôle de Blanka, Orville Peck en Vega et Olivier Richters en Zangief. Hirooki Goto, Rayna Vallandingham, Alexander Volkanovski, Kyle Mooney et Mel Jarnson complètent le casting, incarnant respectivement E. Honda, Juli, Joe, Marvin et Cammy. Cette distribution massive illustre la volonté de Paramount et Legendary de créer un univers riche et fidèle aux fans de la saga.
Une production qui allie spectacle et immersion
Des combats spectaculaires et chorégraphiés
Le tournage en IMAX permettra de capturer l’intensité des affrontements et la complexité des mouvements emblématiques des personnages. Le réalisateur Kitao Sakurai s’engage à restituer la précision et l’énergie des combats tout en offrant une narration fluide et captivante. Chaque duel, chaque mouvement de poing ou de pied devrait refléter l’essence même du jeu vidéo, pour le plus grand plaisir des spectateurs.
PublicitésUne sortie très attendue
Prévu pour le 14 octobre 2026, le film Street Fighter est déjà l’objet d’une forte anticipation parmi les fans de la franchise et les amateurs de cinéma d’action. Paramount et Legendary espèrent capitaliser sur l’héritage des jeux vidéo et leur popularité mondiale pour créer un événement cinématographique majeur. L’association avec Capcom garantit également que l’univers et les personnages respectent l’esprit original, tout en introduisant de nouvelles intrigues et interactions inédites à l’écran.
Vers un renouveau de la franchise
Un hommage à la saga originale
Au-delà de l’action, le film se veut un hommage aux classiques des années 90, respectant l’esthétique, les rivalités et l’esprit des premiers jeux. L’histoire de Ryu et Ken, entre amitié et rivalité, promet de captiver aussi bien les nostalgiques que les spectateurs découvrant la franchise pour la première fois.
PublicitésUne passerelle entre fans et nouvelle génération
Cette adaptation ambitionne de séduire un public large : les anciens joueurs retrouveront leurs personnages favoris dans un cadre cinématographique grandiose, tandis qu’une nouvelle génération pourra découvrir l’univers Street Fighter à travers une expérience visuelle et narrative renouvelée.
Le film Street Fighter s’annonce comme une production ambitieuse, mêlant hommage et modernité. Avec un casting impressionnant et des combats en IMAX, Paramount, Legendary et Capcom préparent un événement majeur pour le cinéma d’action en 2026. Les fans attendent avec impatience de découvrir la confrontation entre Ryu et Ken dans un tournoi épique.
#Akuma #AndrewKoji #Capcom #ChunLi #cinémaDAction #film #filmAdaptation #IMAX #JasonMomoa #Ken #Legendary #MBison #NoahCentineo #Paramount #Ryu #StreetFighter