home.social

Search

19 results for “ellenich”

  1. Le istituzioni della CEE e la Grecia dei colonnelli

    Uno dei primi temi sul tavolo sin dall’estate del 1967 era rappresentato naturalmente dalla situazione politica che viveva il più antico partner commerciale europeo, la Grecia, all’indomani del golpe del 21 aprile <93.
    Dal 1961, anno della firma del primo accordo di Associazione siglato dal governo moderato di Kostantinos Karamanlis <94, le relazioni tra i Sei e la monarchia ellenica si erano infatti mantenute sostanzialmente buone, ma l’avvio di un’ennesima dittatura militare nel cuore dell’Europa “atlantista”, sotto influenza occidentale, non avrebbe potuto rimanere senza conseguenze.
    Il Commissario italiano si trovò così a dover prendere da subito in carico una situazione molto delicata, che coinvolgeva da vicino gli stessi organi di Associazione. Edoardo Martino si era del resto già interessato in prima persona alle vicende istituzionali greche, mentre ricopriva ancora la carica di Presidente della Commissione politica parlamentare a Strasburgo. Già nel maggio 1967, a poche settimane dai fatti di Atene, si era fatto relatore di una risoluzione congiunta insieme all’eurodeputato olandese Schuijt, co-presidente del Consiglio di Associazione, che invitava di fatto l’Europa ad un’interruzione immediata delle sue relazioni diplomatiche con il Paese.
    “[…] Quanto accaduto in Grecia ci preoccupa come se fosse accaduto in casa nostra, perché abbiamo sempre sostenuto in quest’aula, e fuori, che l’accordo di associazione non rappresenta altro che un primo e necessario passo per la completa partecipazione greca alla nostra opera di costruzione di un’Europa unita e democratica. […] La Comunità stessa, in queste condizioni, non ha potuto assumere alcuna posizione ufficiale. Il Consiglio dei ministri dell’associazione, che avrebbe dovuto riunirsi per approvare la relazione annuale da presentare alla Commissione parlamentare mista, non è stato convocato. E poi, come convocare la Commissione parlamentare mista se il Parlamento ellenico non esiste più? […] In questo Parlamento che costituisce presidio democratico delle libertà europee noi sappiamo, signor Presidente, qual è oggi il nostro compito, il nostro dovere: è intanto quello di denunciare l’estrema gravità della situazione determinata dal Colpo di Stato. Per questo abbiamo presentato una interrogazione con discussione, invocando l’urgenza. Ma il nostro compito e il nostro dovere è anche quello di favorire con ogni mezzo il ritorno alla normalità democratica del Paese amico. A questa normalità la Grecia non può non ritornare se essa desidera veramente continuare con noi sulla via dell’unità europea. E ci auguriamo che essa vi torni al più presto” <95.
    E’ noto come una simile intransigenza fosse condivisa negli stessi mesi dalla maggioranza dell’Assemblea parlamentare, e dallo stesso Jean Rey, in procinto di assumere la guida della prima Commissione unificata, ma al contempo come fosse ben lontana dal riguardare le cancellerie dei Sei e le loro rappresentanze a Bruxelles <96.
    Se la dimensione di una necessaria stabilità geopolitica del continente si trovava giocoforza confermata come prevalente, si stava provando in ogni caso ad agire, pur nei ristretti margini consentiti al Berlaymont, senza poter però affondare del tutto il colpo. Dopo diverse settimane d’interruzione, e qualche avvicendamento, spesso dai risvolti drammatici, nella composizione dei membri di parte greca, i lavori del Consiglio di Associazione ripresero già dal luglio seguente <97.
    L’autunno seguente vide protagonista la nota vicenda della mancata concessione di un prestito di 10 milioni di dollari che la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe dovuto concedere al governo greco entro il 31 ottobre 1967, nell’ambito delle convenzioni finanziarie rientranti nei precedenti accordi. Il parere negativo fornito da Palais Berlaymont ad un’operazione del genere non riuscì ad essere superato dal Consiglio dei ministri economici delle Comunità, che, non trovando l’unanimità in materia, fu costretto per una volta ad allinearsi agli indirizzi della Commissione <98. Tutto ciò poteva però difficilmente scalfire una situazione comunque contrassegnata da una certa dose di ambivalenza e per certi versi di malcelato imbarazzo, almeno da parte di alcuni ambienti comunitari, che era destinata a trascinarsi ancora a lungo, in sostanza fino al più generale stravolgimento politico che avrebbe interessato il Paese ellenico e l’intera area sudeuropea nel 1974-1975. Imbarazzo tanto più evidente alla luce dei fatti che nel frattempo stavano accadendo nel mondo d’Oltrecortina <99, e che contribuivano ad offuscare sempre più l’immagine delle istituzioni europee agli occhi dell’opinione pubblica dei Sei, oramai particolarmente sensibile a certi temi. Ancora all’inizio del 1969, il dibattito a Strasburgo non mancava di evocare in chiave polemica lo stato dei rapporti tra Bruxelles ed Atene. L’aver distinto all’interno del Consiglio di Associazione gli aspetti del dialogo inter-istituzionale e culturale da quelli più eminentemente commerciali <100 non poteva di certo bastare a fugare le critiche di una parte consistente dell’Assemblea parlamentare, e di questo lo stesso Martino si dimostrava ben consapevole. Nel corso della seduta del 7 maggio 1969, ad esempio, il Commissario alle Relazioni Esterne fu coinvolto in prima persona dalle sollecitazioni giunte nei giorni e nelle settimane precedenti da vari parlamentari. La richiesta ufficiale di abbandono di ogni ambiguità nelle relazioni con il regime ellenico da parte della Comunità fu perorata a Strasburgo in primis da Carlo Scarascia Mugnozza, all’epoca presidente della Commissione politica del Parlamento e, come si è visto, successore proprio di Martino allo stesso incarico <101. Richiami in questa direzione erano in realtà già arrivati, a fine gennaio, dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, e una parte degli europarlamentari soprattutto di area social-democratica aveva avuto buon gioco nel riprenderli <102.
    Nel ricordare quanto fatto, anche dietro sua iniziativa, già poco dopo gli avvenimenti del 1967, ad esempio con gli appelli portati avanti dal Parlamento, in quell’occasione Martino non si sottraeva dal ritornare, non senza accenti polemici, sulle responsabilità da attribuire ad altri organi delle Comunità presenti nelle istituzioni bilaterali – bien sur il Consiglio CE – per la mancata interruzione generale di tutti i rapporti, stigmatizzando come non tutto fosse in suo potere, e, anzi, la Commissione fosse suo malgrado relegata ad classico ruolo ancillare da parte dei Sei governi centrali e dei loro apparati diplomatici.
    “[…] Non farò torto all’onorevole Romeo ricordandogli che l’accordo di Atene […] è stato concluso tra la Comunità e gli Stati membri, da una parte; e lo Stato ellenico dall’altra; e che il Consiglio d’associazione è quindi composto, per quanto concerne la Comunità, dal Consiglio e dalla Commissione della C.E.E. Ne consegue che la linea di azione comunitaria è definita dalle istituzioni della Comunità e che pertanto nessuna decisione relativa all’ applicazione dell’accordo di Atene può essere presa dalla sola Commissione. Questo non significa, naturalmente, che la Commissione sia rimasta indifferente nei riguardi del regime costituzionale di un Paese che aspira a divenire membro della Comunità: se n’è anzi vivamente preoccupata e ne ha discusso in Consiglio, […] ed è giunta, con il Consiglio, alla conclusione che si dovesse soprassedere alla discussione di taluni sviluppi futuri, limitandosi, per il momento, alla gestione ordinaria dell’accordo […]” <103.
    Dunque, ancora una volta, se si era in cerca di responsabilità politiche queste non dovevano essere indirizzate a Palais Berlaymont, che aveva fatto tutto quanto – poco, si conveniva <104 – in suo potere per prendere le distanze per lo meno in termini di indirizzo politico da un regime manifestamente autoritario, mantenendo netta la distinzione tra gestione “ordinaria” dell’accordo del 1961, che doveva proseguire, e prospettive di più lungo termine, sospese a tempo indeterminato.
    Nei dodici mesi seguenti, lo stallo proseguì in definitiva senza significativi passi in avanti, mantenendo il commissario italiano in una situazione di involontaria ambiguità che non si fatica a cogliere nella documentazione privata giuntaci come mal sopportata <105. L’interruzione totale delle relazioni tra Bruxelles ed Atene poteva evidentemente essere decisa solo ad un livello intergovernativo, e la diplomazia comunitaria altro non poteva fare se non bloccare almeno la cooperazione istituzionale (su tutti lo scambio di visite da parte di delegazioni parlamentari) prevista dal Consiglio di Associazione, in attesa di un ritorno ad un pieno assetto democratico delle istituzioni elleniche, ancora tuttavia imprevedibile nelle tempistiche. E d’altra parte anche a Bruxelles cominciò a pesare non poco la preoccupazione che una chiusura complessiva dei rapporti col Paese ellenico potesse aggravare ulteriormente la già tragica situazione politica interna <106.
    Dove non arrivava la politica, potevano tuttavia giungere iniziative di carattere personale, in una dinamica che può spiegare bene certi aspetti del funzionamento degli organi CE in contesti simili. Nel corso del 1968 infatti, Martino si interessò in prima persona, su segnalazione e per tramite del suo gabinetto politico guidato all’epoca da Paolo Antici, al destino del professor Spyros Calogeropoulos Stratis, docente di Diritto Internazionale all’Università di Atene, già Segretario del Movimento Europeista greco, che il governo del colonello Papadopoulos aveva collocato a riposo anzitempo <107. Per le sue posizioni, l’accademico poteva annoverarsi tra i tanti dissidenti della dittatura, che per questo motivo si era indirettamente proposto per un’ancora imprecisata collaborazione scientifica con gli uffici della Commissione, di cui fu avvertito tramite il suo segretario personale Raymond Rifflet lo stesso presidente Rey. Superando qualche perplessità iniziale derivata dalla difficoltà nell’individuare un progetto scientifico chiaro da affidare al giurista <108, anche grazie all’intervento di Martino e del suo gabinetto la Divisione del personale della CEE decise in senso favorevole nell’autunno 1968.
    Il progressivo stabilizzarsi del regime dittatoriale greco, ratificato dalla nuova Costituzione del 1968, comportò quindi una prima battuta d’arresto per gli sforzi compiuti dalle Comunità europee sulla strada di una nuova e più assertiva politica estera. Quasi a fare da contraltare a quanto precede, la parallela vicenda dell’altrettanto difficile proseguimento delle relazioni diplomatiche con Ankara, gettate oramai da diversi anni, e di cui Martino fu di nuovo protagonista.
    [NOTE]
    93 Sul tema si rimanda, per una prima analisi coeva ai fatti, al lavoro di Mario CERVI, Dove va la Grecia? Dal colpo di Stato al referendum, Mursia, Milano 1968. D’interesse anche il volume di S. ROUSSEAS, Grecia contemporanea, Feltrinelli, Milano 1968. Si veda anche R. CLOGG e G. YANNOPOULOS (a cura di), Greece under military rule, London 1972, e R. CLOGG, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2013, in particolare pp. 152-165. Da segnalare infine, per un punto di vista limitato alle sole relazioni italo-greche, il recente P. SOAVE, La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico 1967-1975, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014.
    94 I negoziati del 1958-1961 confluiti nel primo accordo di Associazione sono richiamati in breve da G. BOSSUAT e A. LEGENDRE, Il ruolo della Commissione nelle relazioni esterne, in M. DUMOULIN (a cura di), cit., pp. 374-375. Per una ricostruzione più approfondita dei rapporti tra Grecia e CE nel ventennio 1961-1981 si rimanda invece al saggio di P. PAPASTRATIS, Opening the Gates to Enlargement. The debate on the Entry of Greece, in A. LANDUYT-D.PASQUINUCCI (a cura di), Gli allargamenti della CE/UE. 1961-2004, tomo I, il Mulino, Bologna 2005, pp. 289-302.
    95 ASUE, EM 76 “Association CEE-Grèce 13 mars/20 octobre 1967”, verbale dell’Assemblea parlamentare europea, seduta di lunedì 8 maggio 1967.
    96 Per questi anni cfr. A. VARSORI, L’Occidente e la Grecia: dal colpo di Stato militare alla transizione alla democrazia (1967-1976), in DEL PERO-GAVIN-GUIRAO-ID, Democrazie, op.cit., pp. 5-94, in particolare sulle diverse reazione al golpe tra USA e CE si veda pp. 20-24.
    97 ASUE, EM 76, Compte-rendu sommaire de la 49e reunion du Comité d’Association CE-Grèce, Secretariat Exécutif de la Commission des Communautes Europeennes, Bruxelles, 19 juillet 1967, confidentiel.
    98 Il ruolo di Edoardo Martino nel dipanarsi della vicenda non può per onestà definirsi rilevante, ma erano note da tempo le sue posizioni personali in merito ai segnali da dare, da parte europea, verso il nuovo corso avviato ad Atene. Si veda la documentazione in ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce” (23 octobre 1967- 24 avril 1968), Nota confidenziale per i membri della Commissione, s.d. ma collocabile nel marzo 1968.
    99 Il riferimento non può che andare alla Primavera di Praga e all’onda emotiva che questa provocò immancabilmente nel corso del 1968 anche in Europa occidentale. La posizione di condanna netta dell’intervento sovietico e della cosiddetta “dottrina Breznev” da parte delle CE per voce di Martino ne favoriva l’accreditamento in sede internazionale come istituzione a difesa delle libertà democratiche e di autodeterminazione di ogni popolo, difficilmente conciliabile, agli occhi dell’opinione pubblica, con il perdurare di rapporti ufficiali con una dittatura militare. Si veda in ASUE, EM48, La distensione in Europa e l’invasione della Cecoslovacchia, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo il 1° ottobre 1968.
    100 Già nel novembre 1968 il commissario democristiano evidenziava, dati alla mano, come il caso greco fosse l’unico in cui il volume complessivo degli scambi import-export con i Sei non fosse diminuito a causa della congiunturale contrazione dell’economia globale ormai incipiente, e anzi fosse aumentato fino a raggiungere i 59,2 miliardi di dollari totali. In ASUE, EM48, Les investissements étrangers dans la Grèce, relazione da presentare alla Commissione Esecutiva, s.d. ma collocabile entro il 1° dicembre 1968.
    101 ASUE, EM 48, L’Associazione CE-Grecia dopo il colpo di Stato, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo, 7 maggio 1969.
    102 Ibidem, EM 80 Association CEE-Grèce (novembre 1968-mars 1969), Rapport sur la situation en Grèce du M. van der Stoel presenté à l’Assemblé Consultative du Conseil de l’Europe du 28 janvier 1969.
    103 ASUE, EM 48, L’Associazione Ce-Grecia dopo il colpo di Stato, cfr. supra.
    104 Non mancano infatti, né nei commenti personali alle note preparate dalla Direzione Generale I, né nei suoi interventi pubblici, reiterati cenni all’insufficienza dei margini decisionali concessi alla Commissione.
    105 L’intervento sopra richiamato è solo uno dei tanti che vede Martino protagonista di polemiche su questo tema nel periodo.
    106 Un pericolo che si avvertiva spesso nelle comunicazioni tra i vari uffici della Commissione inerenti alla crisi greca, e che per esempio ricorre prima del mancato prestito al governo greco da parte della BEI.
    107 ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce”, Prof. Calogeropoulos Stratis a Edoardo Martino, Atene, 1° febbraio 1968.
    108 Nota a mano probabilmente dello stesso Levi Sandri: “D’accordo, ma quale può essere un tema “accettabile” dalla maggioranza dei commissari?” in ASUE, EM 77, Paolo Antici a Giovanni Falchi, capo di gabinetto del Vicepresidente (e commissario alle Politiche Sociali, ndr) Lionello Levi Sandri, Bruxelles 6 marzo 1968, confidenziale.
    Lorenzo Meli, L’europeismo italiano nell’“età delle crisi”. Il contributo dei politici democristiani alla Commissione Esecutiva CE (1967-1984), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2015-2016

    #1967 #1968 #CEE #colonnelli #colpo #Comunità #dittatura #Europa #Grecia #Italia #LorenzoMeli #Sei #stato

  2. Had a shitty Apple support experience today with my AirPods Pro 3.

    My right AirPod started having a strange whistle/echo sound that eventually turns into a high pitched squeak making them unusable the last couple weeks.

    Bunch of pretext leading up to this, but their solution is that they’re working on a software update that will fix them that will be released someday in the future. 🙄😡

    Like sure… sell me hardware that’s “not broken”, but then make me wait for software to make them usable? Like WTF!? How is that acceptable?

  3. If you have a #VisionPro, I recently jumped back into the Theater app and watched some of their pre-rendered Immersive content. Particularly the Junkyard Nebula movie.

    Probably the highest quality visuals I’ve ever seen in VR. Somehow higher quality than what’s currently being captured with the Ursa camera, perfect focus, super sharp, fast motion that somehow doesn’t make you nauseous.

    It really shows off what’s possible with Apple’s Immersive video format.

    youtu.be/7RNOYWabDfU?si=D4jyft

  4. I created USDZ files of my old #MacOSX Puma (10.1) and Jaguar (10.2) boxes. They look great on #VisionPro!

    Sadly don’t have a Cheetah (10.0) box because my first Mac shipped with it already installed (dual booted OS 9.1 and 10.0). Those were the days.… 😂

    icloud.com/iclouddrive/030dTJa

    icloud.com/iclouddrive/08aHSbV

  5. I’m working on a #SwiftUI “admin” utility macOS app that’s pretty information dense and probably should be very hierarchical (for editing #CloudKit entities).

    Is this navigationSplitView navigation structure too wild (possible)?

    It’s kind of a 3 + 1 column Split View, but the 4th “column” is just an (optional) inspector view on the detail view. The content column would be a small table of entities (instead of a list view like most apps).

  6. Fun little effect we added in the latest release of @remainders. It snows if you create Christmas countdown! #christmascountdown #swiftui #Christmas

  7. Fun little effect we added in the latest release of @remainders. It snows if you create Christmas countdown! #christmascountdown #swiftui #Christmas

  8. Fun little effect we added in the latest release of @remainders. It snows if you create Christmas countdown! #christmascountdown #swiftui #Christmas

  9. Fun little effect we added in the latest release of @remainders. It snows if you create Christmas countdown! #christmascountdown #swiftui #Christmas

  10. #Grecia
    Con 141 voti favorevoli e 159 contrari, il Parlamento ellenico ha respinto la mozione di sfiducia, presentata da #SYRIZA|LEFT e co-firmata da #PASOK|S&D, #NA|LEFT e #PE|Sinistra anti-establishment, nei confronti del governo di Kyriakos #Mitsotakis (#ND|EPP), presentata dopo che l'opposizione ha accusato il governo di ostacolare un'indagine su un incidente ferroviario che ha causato la morte di 57 persone.

    @OsservatorioEsteri

  11. Angel Reese makes WNBA history in Dream debut, reminding fans her impact travels with her

    In her first regular-season game with Atlanta, Reese helped seal a comeback win, reached 50 career double-doubles…
    #NewsBeep #News #US #USA #UnitedStates #UnitedStatesOfAmerica #WNBA #AllishaGray #AngelReese #AtlantaDream #ChicagoSky #Dreamdebut #EllenSchmidt #Minneapolis #Minnesota #minnesota-lynx #NazHillmon #RhyneHoward #Sports #Te-HinaPaopao #tinacharles #WNBAhistory
    newsbeep.com/us/636566/

  12. Dal 29/11/2025 al 12/04/2026, Villa Caffarelli ai Musei Capitolini ospita La Grecia a Roma: oltre 150 opere greche che raccontano come l’arte ellenica ha plasmato l’Urbe. 🗿🏺
    Bronzi, sculture, ceramiche e rarità in un percorso unico. @cultura #roma #museiLazio #musei

    artenazionale.it/mostre/roma/g

  13. #Elezioni #Grecia #Primarie #SYRIZA
    Stefanos #Kasselakis eletto nuovo leader di SYRIZA, di conseguenza sarà il nuovo leader dell'opposizione nel Parlamento Ellenico.

    @OsservatorioEsteri

  14. #Elezioni #Grecia #Primarie #SYRIZA
    Stefanos #Kasselakis eletto nuovo leader di SYRIZA, di conseguenza sarà il nuovo leader dell'opposizione nel Parlamento Ellenico.

    @OsservatorioEsteri

  15. #Elezioni #Grecia #Primarie #SYRIZA
    Stefanos #Kasselakis eletto nuovo leader di SYRIZA, di conseguenza sarà il nuovo leader dell'opposizione nel Parlamento Ellenico.

    @OsservatorioEsteri

  16. Angel Reese makes WNBA history in Dream debut, reminding fans her impact travels with her

    In her first regular-season game with Atlanta, Reese helped seal a comeback win, reached 50 career double-doubles…
    #NewsBeep #News #US #USA #UnitedStates #UnitedStatesOfAmerica #WNBA #AllishaGray #AngelReese #AtlantaDream #ChicagoSky #Dreamdebut #EllenSchmidt #Minneapolis #Minnesota #minnesota-lynx #NazHillmon #RhyneHoward #Sports #Te-HinaPaopao #tinacharles #WNBAhistory
    newsbeep.com/us/636566/

  17. Wie real sind globale Bedrohungen für unsere #Zivilisation? Die Doku von Jannis Funk und Jakob Schmidt geht nüchtern und persönlich den Risiken von #Klimawandel, #KI, #Pandemien und #Nuklearwaffen nach.

    Ausgelöst durch die Geburt seiner #Tochter fragt Jannis: Wie sicher ist unsere Zukunft bis ins 22. Jahrhundert?

    Ein Produktion von Radio Bremen über Verantwortung und mögliche Wendepunkte.

    ardaudiothek.de/sendung/die-vi

    #Elternschaft #Gesellschaft #RadioBremen #Kinder #Klimazukunft #Klimafolgen

  18. Mario Di Vito, Global Sumud Flotilla, l’incudine delle rogatorie sulle inchieste aperte a Roma, Il Manifesto, 6 maggio 2026

    LE MOSSE DELLA PROCURA C’è bisogno dell’ok di Nordio per chiedere a Tel Aviv di collaborare alle indagini

    Le inchieste della procura di Roma sugli assalti israeliani alla Flotilla, sia quello di ottobre sia quello della settimana scorsa, sono appese alle rogatorie internazionali in cui si domanda «collaborazione» a Tel Aviv su un punto in particolare: i nomi dei militari coinvolti nelle operazioni che hanno fermato le navi della spedizione umanitaria. Infatti, al momento, i fascicoli affidati dal capo Francesco Lo Voi all’aggiunta Lucia Lotti e al sostituto Stefano Opilio hanno sì delle ipotesi di reato (sequestro di persona, rapina, tortura e danneggiamento a rischio di naufragio) ma non hanno indagati, sono cioè ancora a carico di ignoti.
    NEL GIRO di questa settimana i pm invieranno al ministero della Giustizia la richiesta di rogatoria per i fatti di ottobre (un lavoro durato mesi, con decine di testimonianze in corso di traduzione) e poi, dal momento della trasmissione degli atti, partirà un conto alla rovescia: via Arenula ha 30 giorni per decidere il da farsi. Potrebbe limitarsi a trasmettere gli atti alle autorità israeliane, potrebbe opporre il proprio diniego se venisse ravvisata una qualche ipotesi di pericoli per la sicurezza nazionale o altri interessi essenziali dello Stato, oppure potrebbe non fare niente. E in quel caso la palla tornerebbe alla procura, che avrebbe facoltà di procedere in autonomia rivolgendosi direttamente all’ambasciata in Israele. Va da sé che quest’ultima strada rappresenterebbe per chi indaga un vicolo sostanzialmente cieco. Ci sono poche speranze sul fatto che da Tel Aviv decidano di offrire la loro collaborazione, ma un intervento del ministero sarebbe quantomeno una sponda utile a non far cadere il caso nel nulla. Una scelta politica: questa eventualità significherebbe per il governo italiano sfidare in maniera diretta quello israeliano, cosa che sin qui non è mai accaduta, nonostante i rapporti non siano più così distesi com’erano fino a non molti mesi fa.
    TUTTO QUESTO, come detto, riguarda le vicende di ottobre. L’inchiesta consta di due parti complementari: la prima riguarda quello che è successo in acque internazionali alle navi battenti bandiera italiana e, dunque, la procura della Capitale ha tutti i titoli per indagare. La seconda, invece, è incentrata su quanto accaduto all’equipaggio della Flotilla dal momento della sua deportazione in Israele, prima nel porto di Ashdod e poi nel carcere di Ketziot. Agli atti risultano oltre quaranta testimonianze di torture e vessazioni di vario ordine e grado. Ma c’è un problema di giurisdizione: si tratta infatti di delitto politico commesso all’estero in danno di un cittadino italiano e per procedere è necessaria una richiesta ministeriale. Il precedente più noto, in questo senso, è quello dell’omicidio di Giulio Regeni avvenuto in Egitto nel 2016, con le autorità del Cairo che furono a dir poco reticenti e ora il processo va avanti a stento in assenza degli imputati. Se possibile, il comportamento di Tel Aviv sarà ancora meno amichevole.
    PER QUANTO riguarda il fascicolo aperto sui fatti della settimana scorsa, al momento il lavoro di Lotti e Opilio è ancora nelle sue fasi primordiali. Intanto aumenta il numero degli esposti. Oltre a quelli sull’abbordaggio di 22 barche al largo delle coste di Creta e sulla situazione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, portati in Israele e ancora in stato di detenzione, ieri sono arrivate in procura una denuncia dell’attivista Tony La Piccirella e un’integrazione del legal team della Flotilla con un focus sulla nave Tam Tam, assaltata «all’interno della zona di ricerca e soccorso ellenica» mentre peraltro stava (vanamente) chiedendo aiuto via radio proprio alla guardia costiera greca. Allo stato attuale delle cose, sempre a carico di ignoti, si procede per sequestro di persona, ma è probabile che i reati ipotizzati aumenteranno di numero. E l’iter ricomincerà da capo: bisognerà ascoltare i testimoni, verbalizzare i loro racconti, tradurli, produrre un incartamento e poi inviarlo al ministero della Giustizia per la trasmissione a Israele. Ci vorranno mesi.
    NEL MENTRE Ávila e Abukeshek resteranno detenuti almeno fino a domenica e dall’Italia nessuno sta intervenendo. « Il silenzio e l’inerzia istituzionali rappresentano non solo complicità politica, ma potrebbero tradursi anche in responsabilità per omissione», avvertono in un comunicato gli avvocati della Rete di resistenza legale. Che chiedono, con urgenza, «l’attivazione immediata di ogni strumento diplomatico e giudiziario per il rilascio di Thiago e Saif».
    ilmanifesto.it/global-sumud-fl

    #nordiorogatoria #thiago_Avila #saifabukeshek #nordio #Israele

    @news