home.social

Search

11 results for “donno”

  1. Milliardenplus bei Steuern – Klingbeil sieht dennoch "keine Spielräume"

    Die Hoffnungen waren groß, vor allem in der Union. Mehr Steuereinnahmen sollten Entlastungen bei der Stromsteuer finanzieren. Doch das wird nach den neusten Zahlen schwierig.

    Zum Artikel auf t-online.de

    #klingbeil #steuern #haushalt #bundestag #wirtschaft

  2. Plastik als Zeitzeuge der Menschheit

    Kunststoffe werden erst seit knapp einem Jahrhundert in größerem Umfang hergestellt. Dennoch sind ihre Überreste inzwischen weltweit verbreitet und finden sich auch in den Sedimentschichten von Seen, Flüssen und Meeren. Dort könnten sie langfristig zu einem wenig ruhmreichen Zeugnis menschlicher Aktivitäten werden.

    Ein internationales Forschungsteam unter Beteiligung des Leibniz-Instituts für Ostseeforschung Warnemünde hat sich mit der Frage beschäftigt, ob sich diese winzigen Kunststoffpartikel als geologische Zeitmarker eignen. Dafür haben die Forschenden die bisherigen wissenschaftlichen Erkenntnisse zusammengetragen und bewertet.

    Das Ganze basiert auf der Idee, dass sich nicht nur die Menge der Kunststoffe geändert hat, sondern auch die verwendeten Kunststoffarten.

    Diese Entwicklung könnte sich in Sedimenten widerspiegeln. Ältere Schichten könnten andere Kunststoffe enthalten als jüngere. Möglicherweise lassen sich sogar einzelne Ereignisse wie die COVID-19-Pandemie anhand veränderter Kunststoffeinträge erkennen.

    Das wäre auch für die Diskussion um das Anthropozän nicht uninteressant, das als offizielle Einheit der Erdgeschichte 2024 allerdings abgelehnt wurde.

    Die Idee, menschliche Aktivitäten anhand ihrer Spuren in geologischen Ablagerungen nachzuweisen, ist ja auch gar nicht neu.

    So haben beispielsweise die Industrialisierung und die oberirdischen Atomwaffentests den Gehalt an radioaktivem Kohlenstoff-14 in der Atmosphäre deutlich verändert. Auch künstliche Radionuklide aus den Atomwaffentests lassen sich weltweit in Sedimenten nachweisen und gelten als mögliche Kennzeichen des Anthropozäns.

    Wäre es nicht schön, wenn wir es mal schaffen könnten, weniger zerstörerische Spuren zu hinterlassen?

    Quelle
    Ivar do Sul et al. (2026), Earth-Science Reviews
    doi.org/10.1016/j.earscirev.20

    #plastik #mikroplastik #mensch #anthropocene #leibniz #Geologie #Umwelt #wissenschaft #wisskomm #anysci

  3. Fundermax-Chef: „Man darf die Industrie nicht abschreiben“

    Fundermax kann seine Kapazitäten nicht auslasten. Chef Gernot Schöbitz über fehlende Neubauten, hohe Energiekosten und warum er dennoch zuversichtlich ist.

    kleinezeitung.at/artikel/41376

    #_WirtschaftGeld #_Kärnten #_StVeit #_Energiekosten #_Industrie

  4. Dogs have a nose for cancer. An Indian startup is betting on them

    As Rs 25,000 full-body scans overpromise and underdeliver, Dognosis is relying on man's best friend to detect cancer early at a third of the cost

    Tune in to today's Daybreak.

    Listen on Spotify: open.spotify.com/show/2N3NVn7d

    Or Apple Podcasts: podcasts.apple.com/in/podcast/

    Or YouTube: youtube.com/playlist?list=PLGo

  5. Steuerschätzung 2027: Mehr Geld, aber "keine neuen Spielräume"

    Trotz aktueller Krisen kann der Bund im kommenden Jahr mit mehr Steuereinnahmen rechnen als zunächst erwartet. Dennoch rechnet Finanzminister Klingbeil nicht mit mehr Spielräumen für den Haushalt.

    ➡️ tagesschau.de/inland/innenpoli

    #Klingbeil #Steuereinnahmen #Finanzminister

  6. Meine Frau löst gerade ihren Haushalt in #Giessen auf. Vielleicht ist ja für eine*n was dabei:

    kleinanzeigen.de/s-bestandslis

    Momentan gibt es einen Ikea Ausziehtisch, einen Schaukelstuhl, eine Ikea Recamiere/Schlafsofa.

    Bisher noch nicht eingestellt: Ikea Fernsehtisch, Billy Oxberg, AEG Waschtrockner, Siemens Spülmaschine, Metall Garderobe mit Spiegel.

    Wenn ihr euch den Preis nicht leisten könnt, aber dennoch was braucht, Nachricht an mich. #gießen #kleinanzeigen #fedikleinanzeigen

  7. Zuletzt beendetes Hörbuch auf dem Weg zur #TimeLash - #DoctorWho - Bessie Come Home - von Paul Magrs. Der klassische gelbe Edwardian Roadster ist nicht nur voller Geschichten, Bessie kann sie auch erzählen - einem Schrottplatz Betreiber namens Mr. Foreman. Pure Nostalgie in eine Rahmenhandlung gepackt, die dennoch neugierig macht auf alles, was sie noch nicht erzählt. Brachte mich bis Erbach (Odenwald) und verdient nostalgische 3+ von 5 Whomobiles. #audiobooks

  8. Il paradosso dell’ossicodone e la protesi articolare

    Quando l’analgesico preoperatorio diventa un predittore di esito sfavorevole

    Il problema del dolore cronico pre-chirurgico

    L’osteoartrite grave di anca e ginocchio è una delle principali indicazioni alla chirurgia protesica, ma il percorso che conduce la sala operatoria è spesso lastricato di anni di terapia antidolorifica. Tra i farmaci più frequentemente impiegati in questa fase pre-chirurgica figurano gli oppioidi forti, in primis l’ossicodone, prescritto per controllare un dolore cronico da moderato a severo che i FANS o il paracetamolo non riescono più a contenere.

    Il paradosso emerge con forza dalla letteratura degli ultimi anni: il paziente che assume ossicodone o altri oppioidi nelle settimane e nei mesi precedenti l’artroprotesi — al fine di migliorare la propria qualità di vita in attesa dell’intervento — si trova dopo la chirurgia in una posizione significativamente più svantaggiata rispetto a chi non ha mai assunto oppioidi. Più dolore nel postoperatorio, più complicanze, più consumo di farmaci, esiti funzionali inferiori e un rischio sensibilmente più alto di dipendenza cronica da oppioidi.

    Dimensioni del fenomeno: quanti pazienti arrivano all’intervento già in terapia oppioide?

    I dati nordamericani, i più robusti disponibili, sono eloquenti. In uno studio su 84.932 pazienti sottoposti a artroprotesi totale di ginocchio (TKR), il 41,4% risultava in trattamento con oppioidi nei tre mesi precedenti l’intervento; i tre principi attivi più prescritti erano idrocodone/paracetamolo, ossicodone/paracetamolo e ossicodone in monoterapia. In un’analisi su 66.950 pazienti con TKR, il 34,8% di coloro che assumevano oppioidi preoperatoriamente diveniva utilizzatore cronico nel follow-up, contro il 5,0% del gruppo naive agli oppioidi — un rapporto di quasi 7 a 1.

    In Europa, e in Italia in particolare, i tassi di utilizzo preoperatorio di oppioidi forti sono storicamente inferiori rispetto al Nord America, ma la tendenza è in crescita, trainata dall’invecchiamento della popolazione, dalla maggiore durata delle liste d’attesa chirurgiche e dalla progressiva — seppur ancora cauta — apertura culturale verso la terapia con oppioidi nel dolore non oncologico.

    Il paradosso in numeri: outcome peggiori su più fronti

    La letteratura converge su un quadro coerente e preoccupante. I pazienti con uso preoperatorio di oppioidi — inclusi quelli in terapia con ossicodone — presentano, rispetto ai pazienti naive:

    • Punteggi di outcome riferiti dal paziente (PRO) significativamente peggiori nel postoperatorio: una metanalisi su 7.356 pazienti sottoposti a TKR o THR ha documentato una differenza standardizzata delle medie (SMD) di −0,53 (IC 95%: −0,75; −0,32, p < 0,0001), indicativa di un danno clinicamente rilevante in termini di dolore e funzione.
    • Maggiore tasso di complicanze: infezioni della protesi, necessità di revisione chirurgica, ritardo nella guarigione della ferita, più lunghe degenze ospedaliere e tassi di riammissione più elevati.
    • Rischio aumentato di uso prolungato di oppioidi nel postoperatorio: il pregresso utilizzo è il singolo più forte predittore di dipendenza oppioide a lungo termine dopo artroprotesi.
    • Più alti livelli di dolore postoperatorio e maggiore consumo di analgesici nelle prime settimane dopo l’intervento, con implicazioni per la riabilitazione e il recupero funzionale.
    • Maggiori costi sanitari complessivi legati alle complicanze e alle riammissioni.

    Perché accade? I meccanismi fisiopatologici

    Il deterioramento degli esiti post-chirurgici nei pazienti pretrattati con oppioidi non è casuale né imputabile esclusivamente al profilo di comorbidità — sebbene i pazienti in terapia oppioide tendano ad avere più condizioni concomitanti. I meccanismi biologici identificati includono:

    • Iperalgesia indotta da oppioidi (OIH): l’esposizione cronica agli agonisti μ produce una paradossale ipersensibilità al dolore, mediata da fenomeni di neuroplasticità a livello spinale e sopraspinale. Il paziente in OIH percepisce il dolore postoperatorio con un’intensità amplificata rispetto al paziente naive.
    • Tolleranza farmacologica: le dosi standard di analgesici oppioidi nel postoperatorio risultano spesso insufficienti nei pazienti pretrattati, rendendo necessari regimi analgesici più aggressivi o combinazioni multimodali più complesse.
    • Sensibilizzazione centrale: l’input nocicettivo cronico, combinato con l’esposizione prolungata agli oppioidi, modifica l’elaborazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale, peggiorando la risposta funzionale all’intervento chirurgico.
    • Effetti immunosoppressori degli oppioidi: l’ossicodone, come altri agonisti μ, esercita effetti immunomodulanti che possono favorire le infezioni periprotesiche e ritardare la guarigione tissutale.
    • Effetti sul microbiota intestinale e sulla motilità: la stipsi oppioide-indotta e le alterazioni del microbioma intestinale possono influenzare la risposta infiammatoria perioperatoria.

    Ossicodone in ortopedia: da soluzione a problema?

    L’ossicodone ha una lunga storia nell’analgesia perioperatoria ortopedica. Studi italiani e internazionali hanno documentato l’efficacia della formulazione a rilascio prolungato (CR) e dell’associazione ossicodone/naloxone nel controllo del dolore postoperatorio da artroprotesi di ginocchio e anca, con un profilo gastrointestinale migliorato dall’azione periferica del naloxone. Il farmaco è indicato per il dolore da moderato a severo e la sua efficacia analgesica — con un rapporto morfina equivalente di circa 1:1,5 per via orale — è ben documentata.

    Il problema non è l’ossicodone in sé: usato appropriatamente nel perioperatorio, o nella gestione del dolore postoperatorio acuto a breve termine, mantiene un profilo rischio/beneficio accettabile. Il paradosso emerge quando l’oppioide viene impiegato per mesi nel preoperatorio, come misura di ‘ponte’ in attesa dell’intervento, in un contesto in cui le liste d’attesa chirurgiche si allungano e il dolore cronico dell’osteoartrite avanzata diventa ingestibile con i soli analgesici di primo livello.

    Implicazioni cliniche: cosa fare prima dell’intervento?

    Le linee guida dell’American Society for Enhanced Recovery (ASER) e le consensus statement perioperatorie convergono su alcune raccomandazioni chiave per i pazienti in terapia oppioide cronica candidati ad artroprotesi:

    • Stratificazione del rischio: identificare sistematicamente i pazienti in terapia oppioide preoperatoria e considerarli ad alto rischio per complicanze e dipendenza postoperatoria.
    • Riduzione preoperatoria degli oppioidi: dove clinicamente fattibile, avviare un programma strutturato di tapering preoperatorio dell’ossicodone nelle settimane precedenti l’intervento. Studi specifici hanno mostrato che la riduzione preoperatoria del carico oppioide migliora gli esiti funzionali.
    • Ottimizzazione dell’analgesia multimodale non oppioide: sfruttare al massimo il potenziale di paracetamolo, FANS/COX-2 inibitori (in assenza di controindicazioni), gabapentinergici e terapie topiche nel preoperatorio per ridurre il fabbisogno di oppioidi.
    • Blocchi locoregionali: l’utilizzo di tecniche anestetiche locoregionali (blocco del nervo femorale, adductor canal block, blocco perinervoso della spalla) riduce significativamente il consumo di oppioidi perioperatori e può essere pianificato anche nella fase preoperatoria.
    • Counseling informato: il paziente deve essere chiaramente informato che l’uso preoperatorio di oppioidi può ridurre i benefici attesi dall’artroprotesi in termini di dolore e funzione, favorendo una partecipazione attiva alle strategie di riduzione.
    • Nuovi analgesici come alternativa: farmaci come suzetrigine (bloccante selettivo di Nav1.8), attualmente in fase di valutazione regolatoria, potrebbero offrire in futuro un’alternativa analgesica perioperatoria efficace senza i rischi degli oppioidi.

    Il contesto italiano: liste d’attesa, oppioidi e il nodo irrisolto

    In Italia, il paradosso dell’ossicodone preoperatorio si inserisce in un contesto ulteriormente complicato dalle lunghe liste d’attesa per le artroprotesi nel Servizio Sanitario Nazionale. Un paziente con osteoartrite severa di ginocchio che attende anche 18-24 mesi per l’intervento si trova spesso nella condizione di dover scegliere tra tollerare un dolore invalidante o ricorrere a una terapia oppioide che, come emerge dai dati, potrebbe compromettere il risultato dell’intervento tanto atteso.

    La Legge 38/2010 sul diritto alla terapia del dolore ha ampliato significativamente l’accesso agli oppioidi in Italia, con effetti positivi innegabili per i pazienti oncologici e per molti con dolore cronico non oncologico. Tuttavia, la governance clinica dell’uso preoperatorio degli oppioidi in ortopedia rimane un ambito poco esplorato: mancano percorsi strutturati per la gestione e la riduzione del carico oppioide nelle settimane che precedono l’artroprotesi, e la comunicazione tra il medico di base o il reumatologo — che prescrivono l’analgesico — e il chirurgo ortopedico è spesso carente.

    Commento editoriale

    Il ‘paradosso dell’ossicodone e della protesi articolare’ non è una critica al farmaco in sé, né alla legittima esigenza di controllare il dolore nei mesi che precedono la chirurgia. È un monito contro la gestione frammentata del percorso terapeutico del paziente ortopedico: la prescrizione dell’oppioide e la pianificazione dell’intervento avvengono spesso in silos separati, senza che il rischio del pretrattamento oppioide venga esplicitamente discusso e gestito come variabile modificabile.

    La letteratura è chiara: il paziente che arriva all’artroprotesi pretrattato con ossicodone ha outcome peggiori, e questo è in parte un risultato prevenibile. Il chirurgo ortopedico, il medico di medicina generale, l’algologo e il reumatologo devono lavorare in un’ottica integrata, identificando per tempo i pazienti a rischio e implementando strategie di riduzione preoperatoria del carico oppioide che, pur complesse, hanno dimostrato di migliorare i risultati chirurgici. La lista d’attesa, in questo senso, può paradossalmente diventare un’opportunità terapeutica: il tempo che separa la diagnosi dall’intervento andrebbe utilizzato non solo per aspettare, ma per preparare il paziente in modo ottimale — anche farmacologicamente.

    Bedard, N. A., Pugely, A. J., Westermann, R. W., Duchman, K. R., Glass, N. A., & Callaghan, J. J. (2017). Opioid use after total knee arthroplasty: trends and risk factors for prolonged use. The Journal of Arthroplasty, 32(8), 2390–2394. https://doi.org/10.1016/j.arth.2017.03.014

    Smith, S. R., Bido, J., Collins, J. E., Yang, H., Katz, J. N., & Losina, E. (2017). Impact of preoperative opioid use on total knee arthroplasty outcomes. The Journal of Bone and Joint Surgery, 99(10), 803–808. https://doi.org/10.2106/JBJS.16.01200

    Pivec, R., Issa, K., Naziri, Q., Kapadia, B. H., Bonutti, P. M., & Mont, M. A. (2014). Opioid use prior to total hip arthroplasty leads to worse clinical outcomes. International Orthopaedics, 38(6), 1159–1165. https://doi.org/10.1007/s00208-013-2033-z

    Goplen, C. M., Verbeek, W., Kang, S., Jones, C. A., Voaklander, D. C., Churchill, T. A., & Beaupre, L. A. (2019). Preoperative opioid use is associated with worse patient outcomes after total joint arthroplasty: a systematic review and meta-analysis. BMC Musculoskeletal Disorders, 20, 234. https://doi.org/10.1186/s12891-019-2619-y

    Chapman, C. R., & Vierck, C. J. (2017). The transition of acute postoperative pain to chronic pain: an integrative overview of research on mechanisms. The Journal of Pain, 18(4), 359.e1–359.e38. https://doi.org/10.1016/j.jpain.2016.11.004

    Richebé, P., Capdevila, X., & Rivat, C. (2018). Persistent postsurgical pain: pathophysiology and preventative pharmacologic considerations. Anesthesiology, 129(3), 590–607. https://doi.org/10.1097/ALN.0000000000002238

    Cherubino, P., Raucci, U., Valentini, G., & Colombo, M. (2015). Il ruolo dell’associazione ossicodone/naloxone nella gestione del dolore in ortopedia. Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, 41(Suppl. 1), S40–S48.

    Wick, E. C., Grant, M. C., & Wu, C. L. (2017). Postoperative multimodal analgesia pain management with nonopioid analgesics and techniques: a review. JAMA Surgery, 152(7), 691–697. https://doi.org/10.1001/jamasurg.2017.0898

    Gritsenko, K., Khelemsky, Y., Kaye, A. D., Vadivelu, N., & Urman, R. D. (2014). Multimodal therapy in perioperative analgesia. Best Practice & Research Clinical Anaesthesiology, 28(1), 59–79. https://doi.org/10.1016/j.bpa.2014.03.001

    Salaffi, F., Stancati, A., Silvestri, C. A., Ciapetti, A., & Grassi, W. (2004). Minimal clinically important changes in chronic musculoskeletal pain intensity measured on a numerical rating scale. European Journal of Pain, 8(4), 283–291. https://doi.org/10.1016/j.ejpain.2003.09.004

    #analgesiaPerioperatoria #artroprotesi #chirurgiaOrtopedica #doloreCronico #farmacologia #iperalgesia #medicinaInterna #oppioidi #ossicodone #osteoartrite #protesiArticolare #terapiaDelDolore
  9. Last Minute Tipps zur SPIEL 2026

    Ein Gastbeitrag von Prisma

    Die SPIEL in Essen ist nicht nur die größte internationale Analogspielmesse, sondern auch ein jährlicher Anlaufpunkt für jene Menschen, die haptische und gesellige Spiele sehr lieben. Die SPIEL ist voll, sie ist laut und das Herumlaufen wird irgendwann anstrengend. Aber ist dieser riesige Haufen Spiele, mit echten Würfeln, Spielbrettern und Karten, mit echten Menschen (vor Ort!) und mit echten Emotionen! Uns alle führt die Begeisterung für dieses Hobby zusammen. Aus der ganzen Welt! Wo gibt es die heißen Neuigkeiten? Wo gibts ein Schnäppchen? Und warum nicht gleich mit den Herstellern vor Ort quasseln? Und natürlich Probespielen was das Zeug hält, wenn man denn einen Platz bekommt. Nicht immer leicht. Und natürlich die klassische Frage zum Schluss: Wie weit habe ich mein Budget überzogen? (Nur um 10%? Juhu!!)

    Ich habe es die letzten Jahre leider nie auf die SPIEL geschafft und so war ich neugierig nach langer Zeit die Grugahallen wieder zu betreten. Bei der SPIEL ist immer so ein besonderes Gefühl. Die Reizüberflutung mit so viel coolem Zeug, von denen man nur einen Bruchteil erfahren, oder gar mitnehmen kann. Meine Spielfavoriten mögen nicht eure sein, aber dennoch möchte ich hier einen Eindruck und ein paar persönliche Empfehlungen geben.

    NAC Wargames in Halle 3 (3N300) bieten historische Strategiespiele, mit verschiedenen Zeitepochen im Fokus, an. Ins Auge fiel mir sogleich ein Hex and Counter Wargame, bei dem man den kompletten Zweiten Weltkrieg in Europa bespielt. Dies in relativ kurzer Zeit, für ein Spiel dieser Art. Leider habe ich den Titel nicht mehr parat und er ist noch nicht auf der Verlagswebsite zu sehen, aber ihr werdet es sofort erkennen. Für 35 Euro scheint es mir ein gutes Geschäft zu sein und ich hätte garantiert ein Exemplar mitgenommen, wäre mein Budget nicht schon überzogen … ihr wisst schon. Dann demnächst per Bestellung oder beim nächsten mal. NAC hat weitere Wargames mit historischem Kontext, unter anderem „Falklands – Malvinas 1982“. Fast doppelt so teuer, aber sehr spannend. Zur nächsten SPIEL werde ich darauf achten, weniger Rollenspielmaterial und mehr Brettspiele zu kaufen, allerdings habe ich auch eine andere Schwäche…

    … nämlich Battletech. Catalyst Games ist vor Ort, allerdings hatten die nur die neuen und aktuellen Battletech-Produkte und Leviathans da. Kein Shadowrun. Sowohl bei Catalyst, aber auch beim Fantasy Encounter, oder – noch besser – beim Sci-Fi-Trader in Halle 1, war Battletech reichlich vorhanden. Hier meine dringende Empfehlung, gebt darauf acht, wo ihr was kauft! Beispielsweise ist der Fantasy Encounter der einzige Spieleladenhändler der viele (Rollen)spiele quer durch die Bank da hat. Es sind natürlich nicht alle Verlage auf der Messe, so dass man da auch so manches Tolles entdeckt. Aber worauf ich hinaus will ist folgendes: Beim Encounter kostet z.B. die Battletech Gothic Box über 100 Euro. Beim Sci-Fi-Trader kostet sie nur 50 Euro! Das sind 50 happige Euro Unterschied! Auch andere aktuelle Battletech-Produkte sind beim Trader günstiger. Also Augen auf! Der Sci-Fi-Trader hat übrigens auch etwas älteres Battletech-Material dabei, wer interessiert sein sollte.

    Sound of Drums (3Q200), stellt ebenfalls Strategiespiele im historischem Kontext her. Unter anderem hatten die ein umfangreiches Strategiespiel über den Kalten Krieg da, dessen Name mir leider entfallen ist. Definitiv einen Besuch wert!

    Beim Mantikore Verlag in Halle 1 gibt es Romane und allerlei Solo-Spielbücher, für die der Verlag eigentlich bekannt ist. Das neue Solo-Spielbuch „Die Diebin von Ederbrynn“ habe ich gleich mitgenommen und mir vom Autor Jörg Benne vor Ort signieren lassen.

    Großartig: es gibt auch „Dracula“ als Spielbuch. Das war mir noch nicht bekannt, also musste dieses backsteindicke Buch ebenfalls mit.

    Apropos Dracula: Sumerian Games in Halle 2 (2E525) hat den Prototypen eines Social Deduction Kartenspiels dabei, bei dem ein Spieler insgeheim den Vampir spielt. Sein Ziel: die anderen Spieler in Vampire zu verwandeln, die dann auf seiner Seite spielen. Das Ziel der anderen Spieler ist es, die Vampire zu vernichten, bevor es zu spät ist. Der Autor ist ein Einzelkämpfer aus Costa Rica und will die Produktion via Crowdfunding finanzieren. Ich habe ein sehr nettes Gespräch mit ihm geführt, das Spiel aber leider nicht spielen können. Er hat die comichaften, aber höchst stimmungsvollen, Illustrationen selbst angefertigt und hat bereits Erweiterungen im Auge.

    Generell konnte man so manchen Prototypen, oder wenigstens einen Boxentwurf, bei verschiedenen Verlagen sehen. So gab es eine Prototypbox zum Videospiel „Metal Slug“, samt einiger Minis. Für mich persönlich viel interessanter war aber die Prototypbox für „Wars of Arran“, ebenfalls mit ein paar Minis. Comic-Enthusiasten kennen vielleicht das Fantasy-Universum (z.B.: „ELFEN“), welches beim Splitter Verlag in Deutschland erscheint. Spannend, was da noch kommt.

    In Halle 1 findet man auch Officina Mengini (1B611). Er Verlag hat mit „Last Sabbath“ ein Journaling Game vorgelegt, in dem man solo oder mit mehreren Spielern in die Haut von Hexen schlüpft. Das Spiel kommt im A4-Heftformat und ist aufwendig produziert. Für 15 Euro macht man da auch nichts falsch.

    Durch eine besonders hohe Produktqualität und Stimmung zeichnet sich „Doomsong“, ebenfalls in Halle 1, aus. Das Rollenspiel war mir komplett neu. Ich weiß kaum etwas darüber, aber da sollte man mal zum Staunen vorbeigehen. Doomsong scheint ein krass finsteres Mittelalter zu bespielen und die Verlagsmitarbeiter vor Ort waren sehr stimmungsvoll als Nonne und Pfarrer verkleidet.

    Chaosium hat alle aktuellen und neuen Cthulhu-Produkte da und wenn man sich die Preise so ansieht, ist das schon ordentlich teuer. Oder vielleicht doch nicht so ganz, denn einerseits ist die Produktqualität dafür hervorragend und andererseits ist der Preis keine Szeneneuigkeit. Wenn man für das aktuelle Call of Cthulhu zwischen 100 und 130 Euro zahlt, sind im Schuber Spieler- und Spielleiterbuch im Hardcover, vollfarbig und mit guter Bindung drin. Ebenso im Schuber ist das SL-Paket mit Schirm und anderen Dingen. Wenn man sich nun D&D im Vergleich anguckt, ist man bei etwa 50 Euro pro Buch, also bei drei Büchern, insgesamt mit 150 Euro – ohne SL-Schirm – dabei. Alles ist also relativ, wenn auch der Geldbeutel Santiy-Würfe macht.

    Beim neuen, echt schicken, Innsmouth-Buch ist man mit 50 Euro im Boot. Da mag man finanziell auf dem Weg zum Devil’s Reef sein, aber das ist auch nicht unbedingt teurer als so manches D&D-Buch. Apropos Innsmouth: Früher wäre das ein Pflichtkauf gewesen, aber ich habe schon die ältere Version und ich hörte, dass man das aktuelle verschlimmbessert haben soll (Achtung: Gerücht!).

    Bei Uhrwerk in Halle 1 gabs nicht nur Rollenspiele wie Mini-D20 und Slum Dogs, sondern auch eine Aktion: 15 Euro pro 1kg altem Kram, hauptsächlich Star Trek und anderes. Das wurde auch reichlich von den Bersuchern angenommen.

    Bei Ulisses (Halle 1) habe ich mir vom „alten Mann“ Jan Schmied (vgl. „Alte Männer spielen alte Spiele“ auf YouTube) höchstpersönlich einen Universal-SL-Schirm für DSK heraussuchen lassen. Michael Mingers habe ich einige Jahre nicht mehr gesehen und ihn dabei fast nicht mehr erkannt. Dafür trug der Gute eindeutig das beste T-Shirt auf der Messe (natürlich Battletech, natürlich das Motiv von der alten Box mit dem blauen Kriegshammer).

    Bei Nackter Stahl (Halle 1) habe ich mir ein Bonbon bei der Arcane Codex Würfelaktion erwürfelt. Es gab zwar eine Neuigkeit, aber leider noch kein neues Regionenbuch. Alles andere war natürlich da. Was mir aber nicht half, weil ich davon schon alles habe.

    Leider gab es auch ein paar Enttäuschungen:

    Das Atlantis aus Hamburg hatte leider nur Würfel und Würfelmatten im Gepäck. Schade. Aber ich kann nicht sagen, wie es in den letzten Jahren war.

    Beim Cyberpunk TCG gab es sogar echten Unmut! Kurz nach Messeeröffnung waren alle Demoplätze für den Rest des Tages (!) belegt. Die haben sich sogar hinter Wänden abgeschottet, nur eine Seite war offen, aber abgesperrt, so als würde Arasaka höchstpersönlich irgend ein VIP Event abhalten. (Vielleicht auch ganz passend, wenn man darüber nachdenkt.) Die Verkaufsbegrenzung pro Tag hat da auch nicht gerade geholfen.

    Ein kleiner Einblick kann dem Gesamterlebnis der SPIEL nicht gerecht werden. Es gibt noch viel viel mehr Tolles zu sehen und zu spielen. Ein Tag reicht nicht wirklich aus und trotzdem kann man eine ganze Menge aus nur einem Tag rausholen. Doch bevor ich die Tastatur zur Seite lege, noch ein letzter Tipp: Liebhaber von ganz altem D&D-Material sollten bei Mondiversi (1B611) vorbeischauen.

    Mondiversi-Stand

    Welche Spiele euch auch interessieren mögen, zu diese Zeitpunkt stehen der Samstag und der Sonntag noch aus. Vielleicht ist dieser Einblick, sind diese Tipps von Nutzen, in jedem Falle wünsche ich euch viel Spaß auf der SPIEL!

    Euer Prisma

    #DND #penandpaper #pnpde #Rollenspiel #Spiel
  10. Mehr KI-Training, weniger Datenschutz

    EU-Länder einig beim Daten-Omnibus

    Geschäftsgeheimnisse schützen, Datenschutz schwächen, personenbezogene Daten für KI-Training freigeben: Am gestrigen Mittwoch haben sich die EU-Länder auf ihre Position zum Daten-Omnibus verständigt. Sie wird für Diskussionen sorgen.

    Künftig soll es in der EU weniger Cookie-Banner geben – aber nicht zu wenige, geht es nach den EU-Mitgliedstaaten. Zudem sollen personenbezogene Daten einfacher verwendet dürfen, um damit Künstliche Intelligenz zu trainieren.

    Das sind zwei der Punkte, auf die sich die EU-Länder in den Verhandlungen zum Daten-Omnibus geeinigt (PDF) haben, wie gestern die irische Ratspräsidentschaft verkündete. Mit dieser Position wird der EU-Rat in die Trilog-Verhandlungen ziehen, sobald sich das EU-Parlament ebenfalls auf eine gemeinsame Position verständigt hat. Dies soll im Februar der Fall sein.

    Mit dem Gesetzespaket will die EU-Kommission die Nutzung von Daten vereinfachen, Regeln entschlacken und überlappende Gesetze harmonisieren. Während die Deregulierungsagenda der Kommission bei der Wirtschaft auf offene Ohren gestoßen ist, kritisierten Gewerkschaften, Verbraucherschutzorganisationen und zahlreiche zivilgesellschaftliche Gruppen sie als „größten Rückschritt für digitale Grundrechte“.

    Cookie-Revolution bleibt aus

    Nur ein Punkt wurde in der Zivilgesellschaft positiv aufgenommen: So hatte die EU-Kommission vorgeschlagen, die Cookie-Flut spürbar einzuschränken. Demnach sollen Websites und andere Online-Dienste die Auswahl von Nutzer:innen respektieren, ob sie diese tracken dürfen oder nicht. Dieses Häkchen könnten die Nutzer:innen an einer zentralen Stelle aktivieren, etwa in ihrem Browser, und würden sich hiermit regelmäßig wiederkehrende Cookie-Abfragen vieler Websites für mindestens ein halbes Jahr ersparen.

    Diesen Ansatz lehnt der EU-Rat jetzt jedoch ab. Stattdessen wollen die Länder die bislang geltenden Regeln der ePrivacy-Richtlinie beibehalten, dafür aber die Liste der Zwecke erweitern, bei denen die Zustimmung der Nutzer:innen entfallen würde. Keine Zustimmung wäre etwa dann nötig, wenn ein Cookie für die Erbringung einer Dienstleistung, für die Reichweitenmessung oder zur Gewährleistung der Sicherheit des Endgeräts der Nutzer:innen erforderlich ist, führt der Rat aus. Damit würden wohl einige Cookie-Banner verschwinden, allerdings zum Preis einer teils einfacheren Verfolgung von Nutzer:innen im Netz.

    Gegen den Vorschlag der Kommission hatten sich Länder wie Deutschland und Frankreich gestellt, sie warnen vor möglichen negativen Folgen für die europäische Wirtschaft. Dass sie sich durchsetzen würden, hatte sich bereits im Sommer abgezeichnet. Ganz zufrieden sind sie dennoch nicht. Regierungskreisen zufolge hat sich Deutschland, das gemeinsam mit Österreich und Estland gegen die Rats-Position gestimmt hat, unter anderem eine Folgenabschätzung im Vorfeld gewünscht. Darin hätte die Kommission ermitteln sollen, wie sich die Änderung auswirken würde.

    Gesperrt hatte sich Deutschland zudem gegen den Plan des Rats, Nutzer:innen nach einer erteilten Cookie-Zustimmung oder ‑Ablehnung vier Monate lang nicht mehr erneut zu fragen. Aus deutscher Sicht sind drei Monate genug. Außerdem schlug die Bundesregierung Ausnahmen vor, damit Online-Dienste bereits vor dem Ablauf der Frist erneut um Erlaubnis zum Tracking fragen dürfen.

    KI-Training mit sensiblen Daten

    Umstritten in den Rats-Verhandlungen war auch der Umgang mit personenbezogenen Daten. Hierbei war die Kommission mit dem Vorschlag angetreten, die derzeit geltende Definition zu ändern und pseudonymisierte Daten künftig vom Geltungsbereich der Datenschutz-Grundverordnung (DSGVO) auszunehmen. Dies soll KI-Unternehmen erleichtern, potenziell sensible Daten von Nutzer:innen ohne Erlaubnis oder Einwilligung für das Training ihrer KI-Systeme zu verwenden.

    Geeinigt hat sich der Rat nun darauf, die Definition personenbezogener Daten vordergründig nicht zu ändern. Allerdings will er neue Regeln in Bezug auf Pseudonymisierung einführen, um KI-Training zu erleichern. Dabei helfen soll unter anderem der Europäische Datenschutzausschuss, der technische und juristische Tipps geben soll. Diese sollen gewährleisten, dass Techniken wie Pseudonymisierung und Anonymisierung einheitlich ausgelegt und angewandt werden – und letztlich dafür sorgen, dass einzelne Menschen nicht so leicht identifiziert werden können, wie es üblicherweise bei pseudonymisierten Daten möglich ist.

    Außerdem soll das KI-Training mit personenbezogenen Daten auch ohne Pseudonymisierung erlaubt sein, wenn dies im „berechtigten Interesse“ der Unternehmen liegt. Die – durchaus wacklige – Rechtsgrundlage soll weiterhin Artikel 6 der DSGVO bleiben, einschließlich eines Widerspruchsrechts. Zusätzlich schlägt der Rat vor, die Kommission solle im Rahmen eines eigenen Berichts ergründen, ob die Auflagen für kleine und mittlere Betriebe verhältnismäßig sind.

    Insgesamt entspricht die Einigung zum Datenschutz jenem Kompromiss, über den netzpolitik.org Anfang Oktober berichtet hatte. Gegen diesen Vorschlag hatten Datenschützer:innen protestiert, die NGO noyb schreibt etwa von „digitaler Enteignung“ europäischer Bürger:innen im Interesse von KI-Unternehmen.

    Darüber hinaus will der Rat die DSGVO auch in anderen Punkten schwächen. So soll das Auskunftsrecht entfallen, wenn es sich um „unbegründete oder exzessive Anfragen“ handelt. Wissenschaftlicher Forschung wiederum soll die Verarbeitung personenbezogener Daten einfacher gemacht werden, indem gezielte Ausnahmen von bestimmten Verpflichtungen eingeführt werden.

    Schutz von Geschäftsgeheimnissen

    Die letzten Verhandlungsrunden drehten sich vor allem um den Data Act. In dem relativ jungen Gesetz geht es darum, insbesondere Daten aus dem Internet of Things (IoT) leichter nutzbar zu machen. Dem können jedoch Geschäftsgeheimnisse der Herstellerfirmen im Weg stehen. Deren Schutz will der Rat stärken: Geschäftsgeheimnisse, die sich womöglich in den Datenflüssen finden lassen, sollten erst dann offengelegt werden müssen, wenn sich alle Beteiligten ausdrücklich zu Vertraulichkeit verpflichtet haben. Ferner sollen Maßnahmen sicherstellen, dass solche Geheimnisse nicht in Länder außerhalb der EU abfließen.

    Zugleich soll öffentlichen Einrichtungen, die über Daten des öffentlichen Sektors verfügen, sowie Unternehmen, die diese Daten nutzen wollen, mit schlankeren und EU-weit geltenden Regeln geholfen werden. Allerdings nicht uneingeschränkt: Öffentliche Stellen können sehr großen Unternehmen, sogenannten Gatekeepern, zusätzliche Bedingungen für die Datennutzung auferlegen und höhere Entgelte in Rechnung stellen.

    Nach der Reform ist vor der Reform

    Auf Anfrage gibt eine Sprecherin des Digitalministeriums an, Deutschland setze sich seit Beginn der Verhandlungen zum Omnibus-Paket für „ambitionierte Anpassungen der europäischen Digitalgesetzgebung“ ein. Ziel sei es, „spürbare Verbesserungen und Vereinfachungen zu erreichen, insbesondere für kleine und mittlere Betriebe und Start-Ups“.

    Der von der Ratspräsidentschaft zuletzt vorgelegte Text werde dem Ambitionsanspruch Deutschlands jedoch nicht gerecht, so die Sprecherin: „Rote Linien für uns waren insbesondere der bessere Schutz von Geschäftsgeheimnissen und Vereinfachungen für KMU bei der DSGVO. Wir werden mit aller Kraft weiterhin für unsere Position werben und fordern die EU-Kommission auf, diese im Zuge des anstehenden Digital Fitness Check zu berücksichtigen.“

    Besagter Fitness Check soll das Zusammenspiel der verschiedenen EU-Vorschriften und ihre Auswirkungen auf Unternehmen untersuchen, eine öffentliche Konsultationhierfür fand vergangenen Winter statt. Die Omnibus-Gesetzespakete, die noch verhandelt werden oder wie der KI-Omnibus bereits abgeschlossen sind, sollen nur den Auftakt einer weitreichenden Deregulierung bilden.

    Tomas Rudl ist in Wien aufgewachsen, hat dort für diverse Provider gearbeitet und daneben Politikwissenschaft studiert. Seine journalistische Ausbildung erhielt er im Heise-Verlag, wo er für die Mac & i, c’t und Heise Online schrieb. Kontakt: E-Mail (OpenPGP), Bluesky. Dieser Beitrag ist eine Übernahme von netzpolitik, gemäss Lizenz Creative Commons BY-NC-SA 4.0.

Share on Mastodon

Enter the server where you have an account.