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  1. Il paradosso dell’ossicodone e la protesi articolare

    Quando l’analgesico preoperatorio diventa un predittore di esito sfavorevole

    Il problema del dolore cronico pre-chirurgico

    L’osteoartrite grave di anca e ginocchio è una delle principali indicazioni alla chirurgia protesica, ma il percorso che conduce la sala operatoria è spesso lastricato di anni di terapia antidolorifica. Tra i farmaci più frequentemente impiegati in questa fase pre-chirurgica figurano gli oppioidi forti, in primis l’ossicodone, prescritto per controllare un dolore cronico da moderato a severo che i FANS o il paracetamolo non riescono più a contenere.

    Il paradosso emerge con forza dalla letteratura degli ultimi anni: il paziente che assume ossicodone o altri oppioidi nelle settimane e nei mesi precedenti l’artroprotesi — al fine di migliorare la propria qualità di vita in attesa dell’intervento — si trova dopo la chirurgia in una posizione significativamente più svantaggiata rispetto a chi non ha mai assunto oppioidi. Più dolore nel postoperatorio, più complicanze, più consumo di farmaci, esiti funzionali inferiori e un rischio sensibilmente più alto di dipendenza cronica da oppioidi.

    Dimensioni del fenomeno: quanti pazienti arrivano all’intervento già in terapia oppioide?

    I dati nordamericani, i più robusti disponibili, sono eloquenti. In uno studio su 84.932 pazienti sottoposti a artroprotesi totale di ginocchio (TKR), il 41,4% risultava in trattamento con oppioidi nei tre mesi precedenti l’intervento; i tre principi attivi più prescritti erano idrocodone/paracetamolo, ossicodone/paracetamolo e ossicodone in monoterapia. In un’analisi su 66.950 pazienti con TKR, il 34,8% di coloro che assumevano oppioidi preoperatoriamente diveniva utilizzatore cronico nel follow-up, contro il 5,0% del gruppo naive agli oppioidi — un rapporto di quasi 7 a 1.

    In Europa, e in Italia in particolare, i tassi di utilizzo preoperatorio di oppioidi forti sono storicamente inferiori rispetto al Nord America, ma la tendenza è in crescita, trainata dall’invecchiamento della popolazione, dalla maggiore durata delle liste d’attesa chirurgiche e dalla progressiva — seppur ancora cauta — apertura culturale verso la terapia con oppioidi nel dolore non oncologico.

    Il paradosso in numeri: outcome peggiori su più fronti

    La letteratura converge su un quadro coerente e preoccupante. I pazienti con uso preoperatorio di oppioidi — inclusi quelli in terapia con ossicodone — presentano, rispetto ai pazienti naive:

    • Punteggi di outcome riferiti dal paziente (PRO) significativamente peggiori nel postoperatorio: una metanalisi su 7.356 pazienti sottoposti a TKR o THR ha documentato una differenza standardizzata delle medie (SMD) di −0,53 (IC 95%: −0,75; −0,32, p < 0,0001), indicativa di un danno clinicamente rilevante in termini di dolore e funzione.
    • Maggiore tasso di complicanze: infezioni della protesi, necessità di revisione chirurgica, ritardo nella guarigione della ferita, più lunghe degenze ospedaliere e tassi di riammissione più elevati.
    • Rischio aumentato di uso prolungato di oppioidi nel postoperatorio: il pregresso utilizzo è il singolo più forte predittore di dipendenza oppioide a lungo termine dopo artroprotesi.
    • Più alti livelli di dolore postoperatorio e maggiore consumo di analgesici nelle prime settimane dopo l’intervento, con implicazioni per la riabilitazione e il recupero funzionale.
    • Maggiori costi sanitari complessivi legati alle complicanze e alle riammissioni.

    Perché accade? I meccanismi fisiopatologici

    Il deterioramento degli esiti post-chirurgici nei pazienti pretrattati con oppioidi non è casuale né imputabile esclusivamente al profilo di comorbidità — sebbene i pazienti in terapia oppioide tendano ad avere più condizioni concomitanti. I meccanismi biologici identificati includono:

    • Iperalgesia indotta da oppioidi (OIH): l’esposizione cronica agli agonisti μ produce una paradossale ipersensibilità al dolore, mediata da fenomeni di neuroplasticità a livello spinale e sopraspinale. Il paziente in OIH percepisce il dolore postoperatorio con un’intensità amplificata rispetto al paziente naive.
    • Tolleranza farmacologica: le dosi standard di analgesici oppioidi nel postoperatorio risultano spesso insufficienti nei pazienti pretrattati, rendendo necessari regimi analgesici più aggressivi o combinazioni multimodali più complesse.
    • Sensibilizzazione centrale: l’input nocicettivo cronico, combinato con l’esposizione prolungata agli oppioidi, modifica l’elaborazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale, peggiorando la risposta funzionale all’intervento chirurgico.
    • Effetti immunosoppressori degli oppioidi: l’ossicodone, come altri agonisti μ, esercita effetti immunomodulanti che possono favorire le infezioni periprotesiche e ritardare la guarigione tissutale.
    • Effetti sul microbiota intestinale e sulla motilità: la stipsi oppioide-indotta e le alterazioni del microbioma intestinale possono influenzare la risposta infiammatoria perioperatoria.

    Ossicodone in ortopedia: da soluzione a problema?

    L’ossicodone ha una lunga storia nell’analgesia perioperatoria ortopedica. Studi italiani e internazionali hanno documentato l’efficacia della formulazione a rilascio prolungato (CR) e dell’associazione ossicodone/naloxone nel controllo del dolore postoperatorio da artroprotesi di ginocchio e anca, con un profilo gastrointestinale migliorato dall’azione periferica del naloxone. Il farmaco è indicato per il dolore da moderato a severo e la sua efficacia analgesica — con un rapporto morfina equivalente di circa 1:1,5 per via orale — è ben documentata.

    Il problema non è l’ossicodone in sé: usato appropriatamente nel perioperatorio, o nella gestione del dolore postoperatorio acuto a breve termine, mantiene un profilo rischio/beneficio accettabile. Il paradosso emerge quando l’oppioide viene impiegato per mesi nel preoperatorio, come misura di ‘ponte’ in attesa dell’intervento, in un contesto in cui le liste d’attesa chirurgiche si allungano e il dolore cronico dell’osteoartrite avanzata diventa ingestibile con i soli analgesici di primo livello.

    Implicazioni cliniche: cosa fare prima dell’intervento?

    Le linee guida dell’American Society for Enhanced Recovery (ASER) e le consensus statement perioperatorie convergono su alcune raccomandazioni chiave per i pazienti in terapia oppioide cronica candidati ad artroprotesi:

    • Stratificazione del rischio: identificare sistematicamente i pazienti in terapia oppioide preoperatoria e considerarli ad alto rischio per complicanze e dipendenza postoperatoria.
    • Riduzione preoperatoria degli oppioidi: dove clinicamente fattibile, avviare un programma strutturato di tapering preoperatorio dell’ossicodone nelle settimane precedenti l’intervento. Studi specifici hanno mostrato che la riduzione preoperatoria del carico oppioide migliora gli esiti funzionali.
    • Ottimizzazione dell’analgesia multimodale non oppioide: sfruttare al massimo il potenziale di paracetamolo, FANS/COX-2 inibitori (in assenza di controindicazioni), gabapentinergici e terapie topiche nel preoperatorio per ridurre il fabbisogno di oppioidi.
    • Blocchi locoregionali: l’utilizzo di tecniche anestetiche locoregionali (blocco del nervo femorale, adductor canal block, blocco perinervoso della spalla) riduce significativamente il consumo di oppioidi perioperatori e può essere pianificato anche nella fase preoperatoria.
    • Counseling informato: il paziente deve essere chiaramente informato che l’uso preoperatorio di oppioidi può ridurre i benefici attesi dall’artroprotesi in termini di dolore e funzione, favorendo una partecipazione attiva alle strategie di riduzione.
    • Nuovi analgesici come alternativa: farmaci come suzetrigine (bloccante selettivo di Nav1.8), attualmente in fase di valutazione regolatoria, potrebbero offrire in futuro un’alternativa analgesica perioperatoria efficace senza i rischi degli oppioidi.

    Il contesto italiano: liste d’attesa, oppioidi e il nodo irrisolto

    In Italia, il paradosso dell’ossicodone preoperatorio si inserisce in un contesto ulteriormente complicato dalle lunghe liste d’attesa per le artroprotesi nel Servizio Sanitario Nazionale. Un paziente con osteoartrite severa di ginocchio che attende anche 18-24 mesi per l’intervento si trova spesso nella condizione di dover scegliere tra tollerare un dolore invalidante o ricorrere a una terapia oppioide che, come emerge dai dati, potrebbe compromettere il risultato dell’intervento tanto atteso.

    La Legge 38/2010 sul diritto alla terapia del dolore ha ampliato significativamente l’accesso agli oppioidi in Italia, con effetti positivi innegabili per i pazienti oncologici e per molti con dolore cronico non oncologico. Tuttavia, la governance clinica dell’uso preoperatorio degli oppioidi in ortopedia rimane un ambito poco esplorato: mancano percorsi strutturati per la gestione e la riduzione del carico oppioide nelle settimane che precedono l’artroprotesi, e la comunicazione tra il medico di base o il reumatologo — che prescrivono l’analgesico — e il chirurgo ortopedico è spesso carente.

    Commento editoriale

    Il ‘paradosso dell’ossicodone e della protesi articolare’ non è una critica al farmaco in sé, né alla legittima esigenza di controllare il dolore nei mesi che precedono la chirurgia. È un monito contro la gestione frammentata del percorso terapeutico del paziente ortopedico: la prescrizione dell’oppioide e la pianificazione dell’intervento avvengono spesso in silos separati, senza che il rischio del pretrattamento oppioide venga esplicitamente discusso e gestito come variabile modificabile.

    La letteratura è chiara: il paziente che arriva all’artroprotesi pretrattato con ossicodone ha outcome peggiori, e questo è in parte un risultato prevenibile. Il chirurgo ortopedico, il medico di medicina generale, l’algologo e il reumatologo devono lavorare in un’ottica integrata, identificando per tempo i pazienti a rischio e implementando strategie di riduzione preoperatoria del carico oppioide che, pur complesse, hanno dimostrato di migliorare i risultati chirurgici. La lista d’attesa, in questo senso, può paradossalmente diventare un’opportunità terapeutica: il tempo che separa la diagnosi dall’intervento andrebbe utilizzato non solo per aspettare, ma per preparare il paziente in modo ottimale — anche farmacologicamente.

    Bedard, N. A., Pugely, A. J., Westermann, R. W., Duchman, K. R., Glass, N. A., & Callaghan, J. J. (2017). Opioid use after total knee arthroplasty: trends and risk factors for prolonged use. The Journal of Arthroplasty, 32(8), 2390–2394. https://doi.org/10.1016/j.arth.2017.03.014

    Smith, S. R., Bido, J., Collins, J. E., Yang, H., Katz, J. N., & Losina, E. (2017). Impact of preoperative opioid use on total knee arthroplasty outcomes. The Journal of Bone and Joint Surgery, 99(10), 803–808. https://doi.org/10.2106/JBJS.16.01200

    Pivec, R., Issa, K., Naziri, Q., Kapadia, B. H., Bonutti, P. M., & Mont, M. A. (2014). Opioid use prior to total hip arthroplasty leads to worse clinical outcomes. International Orthopaedics, 38(6), 1159–1165. https://doi.org/10.1007/s00208-013-2033-z

    Goplen, C. M., Verbeek, W., Kang, S., Jones, C. A., Voaklander, D. C., Churchill, T. A., & Beaupre, L. A. (2019). Preoperative opioid use is associated with worse patient outcomes after total joint arthroplasty: a systematic review and meta-analysis. BMC Musculoskeletal Disorders, 20, 234. https://doi.org/10.1186/s12891-019-2619-y

    Chapman, C. R., & Vierck, C. J. (2017). The transition of acute postoperative pain to chronic pain: an integrative overview of research on mechanisms. The Journal of Pain, 18(4), 359.e1–359.e38. https://doi.org/10.1016/j.jpain.2016.11.004

    Richebé, P., Capdevila, X., & Rivat, C. (2018). Persistent postsurgical pain: pathophysiology and preventative pharmacologic considerations. Anesthesiology, 129(3), 590–607. https://doi.org/10.1097/ALN.0000000000002238

    Cherubino, P., Raucci, U., Valentini, G., & Colombo, M. (2015). Il ruolo dell’associazione ossicodone/naloxone nella gestione del dolore in ortopedia. Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, 41(Suppl. 1), S40–S48.

    Wick, E. C., Grant, M. C., & Wu, C. L. (2017). Postoperative multimodal analgesia pain management with nonopioid analgesics and techniques: a review. JAMA Surgery, 152(7), 691–697. https://doi.org/10.1001/jamasurg.2017.0898

    Gritsenko, K., Khelemsky, Y., Kaye, A. D., Vadivelu, N., & Urman, R. D. (2014). Multimodal therapy in perioperative analgesia. Best Practice & Research Clinical Anaesthesiology, 28(1), 59–79. https://doi.org/10.1016/j.bpa.2014.03.001

    Salaffi, F., Stancati, A., Silvestri, C. A., Ciapetti, A., & Grassi, W. (2004). Minimal clinically important changes in chronic musculoskeletal pain intensity measured on a numerical rating scale. European Journal of Pain, 8(4), 283–291. https://doi.org/10.1016/j.ejpain.2003.09.004

    #analgesiaPerioperatoria #artroprotesi #chirurgiaOrtopedica #doloreCronico #farmacologia #iperalgesia #medicinaInterna #oppioidi #ossicodone #osteoartrite #protesiArticolare #terapiaDelDolore
  2. europesays.com/es/734223/ Estados Unidos aprueba el fármaco de Revolution que duplica la supervivencia en cáncer de páncreas – Expansión #empresas/industria #ES #España #Farmacología #Health #medicina #Salud #Spain

  3. China aprueba oveporexton para narcolepsia tipo 1 desde 16 años, antes que FDA/EMA. Agonista oral de orexina 2 reduce somnolencia y cataplejía en ensayos globales. aidoo.news/noticia/6RQoB8

    #Salud #Neurologia #Farmacologia #EnsayosClinicos #Medicamentos

  4. #reflexion

    El peligroso mito de que todo lo natural es saludable

    Existe una moda muy extraña en pleno siglo XXI donde la gente camina por el mundo creyendo que la naturaleza es una especie de enfermera buena que solo produce cosas para cuidarnos la salud. Nos han lavado el cerebro con comerciales y videos de internet que repiten que lo natural es sinónimo de bondad, limpieza y bienestar, mientras que todo lo hecho en un laboratorio es malo por defecto. Esta idea no solo es ridícula, sino que es una completa mentira que puede mandar a cualquiera directo al hospital en menos de lo que se cuenta. La naturaleza no es bonita ni pacífica; es un campo de batalla donde los árboles, las plantas y los hongos fabrican químicos sumamente potentes y peligrosos para defenderse de los animales que se los quieren comer. Que algo crezca de la tierra no significa que debas meterlo a tu licuadora por las mañanas.

    Si usamos la lógica más simple del mundo, descubriremos que las drogas más destructivas del planeta y los venenos más letales de la historia humana son totalmente naturales. La planta de coca, la amapola y la marihuana vienen de una semilla, crecen con el agua de la lluvia y reciben la luz del sol todos los días, pero sus efectos en el cuerpo humano cambian por completo la mente de las personas en un abrir y cerrar de ojos. Si te vas por el lado de los venenos, la cicuta es una hierba verde común y corriente que mató al filósofo Sócrates hace miles de años, y el curare es el jugo natural de una planta que los cazadores usan en sus flechas para congelar los pulmones de sus presas en menos de 3 minutos. Hay hongos silvestres con colores hermosos que si los muerdes por accidente, te destruyen el hígado y los riñones en 24 horas sin que ningún doctor pueda salvarte la vida.

    El verdadero problema de la herbolaria y de la medicina natural es que la gente común ignora la farmacología y no entiende el poder de las dosis. Una planta puede tener una sustancia que te quite el dolor de cabeza, pero si te tomas 5 tazas en lugar de una, te puedes provocar una hemorragia interna o un paro al corazón. Los medicamentos de las farmacias, aunque a muchos les asuste la palabra química, muchas veces nacen de esas mismas plantas, pero con la gran ventaja de que en el laboratorio se mide con exactitud milimétrica la cantidad de sustancia para que te cure sin matarte en el intento. Seguir creyendo que todo lo verde es saludable es una muestra gigantesca de ignorancia. La naturaleza merece respeto y miedo, no una confianza ciega que te puede hacer dar un viaje intergaláctico directo al cementerio solo por seguir los consejos de un falso gurú de las redes sociales como Instagram.

    — S.P. Filósofa Urbana

    #Salud #Natural #Herbolaria #Mitos #SentidoComun #Farmacologia #Naturismo

  5. Encuesta: usuarios de GLP-1 (Ozempic/Wegovy) muestran menor vínculo entre impulsividad, alcohol y violencia; la semaglutida reduce el “craving” por alcohol. Pero es observacional: no prueba causalidad. aidoo.news/noticia/Wl1Jjo

    #Ciencia #Farmacologia #SaludMental #Alcohol #Investigacion

  6. Eduardo Recoder, CEO de Faes Farma: "La ley del medicamento del Gobierno está más cerca de perjudicar a la industria local que de ayudarla"

    fed.brid.gy/r/https://www.elmu

  7. A les últimes formacions i sortides etnobotàniques que he fet ha sortit el tema dels làtex de les compostes (aka asteraceae).

    Sembla que hi ha la creença que tots els làtex són tòxics. I no és certa.

    Recordar per exemple que els enciams (els de veritat i cultivats decentment; eco i de varietats tradicionals), en tenen fins i tot abans d'espigar-se.

    Aquest està format per les lactones sesquiterpèniques lactucina i lactucopicrina. Agonistes de l'adenosina que actuen sobre el sistema nerviós central com a relaxants del múscul involuntari però també del voluntari i disminueixen l'alliberació de citoquines proinflamatòries.
    Protegeixen els teixits de l'estrès, son sedants, analgèsiques, antitussives i hipotensores. A part d'estimular la producció i secreció d'enzims i sucs digestius pel seu gust amarg i per les seves virtuts sedants que afavoreixen el sistema nerviós parasimpàtic, imprescindible per una bona digestió.

    Ah, i important, el seu efecte és completament contrari al de la cafeïna...

    #farmacognosia #farmacologia #fitoterapia #dietasaludable #inflamacion #sibo #lactuca #etnobotanica #varietatstradicionals #varietatsantigues #agroecologia

  8. Luz activa una cloroquina modificada para atacar células madre tumorales y bloquear la autofagia; en ratones actúa solo donde se ilumina, con menos daño al tejido sano. Aún es preliminar. aidoo.news/noticia/Wegp9w

    #Ciencia #Oncologia #CSIC #Catalunya #Farmacologia

  9. Ensayo en The Lancet: la semaglutida (Ozempic) redujo el consumo excesivo de alcohol en 26 semanas, pero el estudio es pequeño y con sesgos. aidoo.news/noticia/xBzAbA

    #Medicina #Alcoholismo #Obesidad #Farmacología #EnsayosClinicos

  10. Informe AEMPS: la homeopatía no supera el placebo en ninguna patología y puede implicar riesgos; en España hay productos registrados por seguridad, pero sin indicación terapéutica. aidoo.news/noticia/6AqqJY

    #España #AEMPS #Homeopatia #MedicinaBasadaEnEvidencia #Farmacologia

  11. Informe AEMPS: la homeopatía no supera el placebo en ninguna patología y puede implicar riesgos; en España hay productos registrados por seguridad, pero sin indicación terapéutica. aidoo.news/noticia/6AqqJY

    #España #AEMPS #Homeopatia #MedicinaBasadaEnEvidencia #Farmacologia

  12. Gallinas como biofábricas: transgenes en genes activos (ACTB/GAPDH) evitaron silenciamiento epigenético y mantuvieron expresión por meses. Podría abaratar proteínas terapéuticas en huevos; falta validación en animales. aidoo.news/noticia/6mPPgJ

    #Ciencia #Medicina #Genetica #Farmacologia #Avicultura

  13. Episodi 54: Heparina en l’IAMO

    https://media.blubrry.com/empod_cat/op3.dev/e/audios.empod.cat/Ep54_HeparinaIAMO.mp3

    Podcast: Play in new window | Download

    En aquest episodi expandim l’entrada del blog emermedpirineus que parla de quan s’ha de posar l’heparina en l’Infart Agut de Miocardi Oclusiu (IAMO) que anirà a cateterisme per desobstruir l’artèria.

    Dediquem una bona estona a desgranar els articles científics que sostenen que s’ha d’administrar l’abans possible.

    Menys és més

    No sol·licitar sistemàticament una gasometria arterial per avaluar hipercàpnia en pacients amb dispnea aguda.

    Al portal dianasalud.com trobem un article del 2025 que ens ajuda a decidir en quines ocasions podem evitar fer una gasometria arterial a un pacient amb sospita d’insuficiència respiratòria hipercàpnica; això estalviaria una de cada tres gasometries arterials, amb la disminució de complicacions i temps que suposaria.

    UrgemMot

    L’Albert va veure en el programa de triatge que hematoquèzia s’escriu amb Z i no amb C com en castellà.

    I en Xavi ens presenta un recull d’UrgemMots del diccionari d’urgem.cat que tenen relació amb el tema d’aquest episodi.

    Recomanacions

    L’Albert ens presenta emergencing.app[ES], una aplicació per a mòbil, feta per un infermer de SEM. Ens fa la feina, suposem que via agents d’IA, de revisar la literatura científica cercant temes rellevants per urgències i emergències. Ens els presenta agrupats per especialitat i temes, en resums traduïts al castellà, també en versions d’àudio sintètic i també en pòdcasts curts que grava ell mateix.

    En Xavi ens presenta la Guia PRAN[ES], la Guia Terapèutica Antimicrobiana del Sistema Nacional de Salut és una aplicació desenvolupada en el marc del Pla Nacional davant de la Resistència als Antibiòtics (PRAN) amb l’objectiu d’optimitzar i homogeneïtzar la prescripció dels tractaments antibiòtics i, així, disminuir el risc d’aparició de microorganismes resistents. Està adreçada a professionals sanitaris d’Atenció Primària, Pediatria, Urgències, Odontologia i centres sociosanitaris.

    Transcripció de l’àudio

    Tall d’àudio inicial: Es caulets, de Trèvol

    Programari: Debian, OBS, vdo.ninja, Audacity, Ardour, Nvidia Broadcast

    #Farmacologia #Heparina #IAMO #Infart
  14. Episodi 53: Dolor a urgències

    https://media.blubrry.com/empod_cat/op3.dev/e/audios.empod.cat/Ep53_DolorUrgencies.mp3

    Podcast: Play in new window | Download

    En aquest episodi en Xavi ens parla del concepte de l’oligoanalgèsia, a qui i com afecta i com hauríem de tractar el dolor a urgències. Ho explica fent servir l’actualització del 2025 de la guia de tractament del dolor de l’EUSEM

    Menys és més

    Per aquest Menys és Més us portem un mite de la medicina d’urgències que hem consultat al llibre Myths in Emergency Medicine. El mite que volem desmentir és el que diu que els col·liris anestèsics no són segurs en les úlceres corneals

    Aquest mite té el seu origen en casos publicats d’afectes adversos com queratitis o infeccions. Aquests casos es refereixen a l’ús abusiu, no prescrit d’aquests col·liris.

    Doncs bé, s’han anat publicant articles que rebaten aquesta afirmació. Diversos estudis aleatoritzats han mostrat l’eficàcia i seguretat d’aquests col·liris, tots conclouen que no hi ha cap risc d’efectes adversos o retard en el guariment d’aquestes úlceres corneals simples.

    És cert que aquests estudis exclouen aquelles úlceres amb característiques que podríem anomenar complicades, com la presentació més enllà de les 36 hores, la presència d’òxid o infecció o la patologia ocular prèvia. En tots els estudis s’administraven antibiòtics tòpics.

    Per tant, podem prescriure als nostres pacients amb úlceres corneals simples l’aplicació de gotes de col·liri anestèsic de forma segura. Si fem cas d’aquests estudis es podrien aplicar, si ho necessiten, fins a una gota de col·liri cada mitja hora durant dos dies. Els nostres pacients ho agrairan.

    UrgemMot

    L’Albert ens explica algunes locucions del llibre Ensenya’m la llengua, d’Antoni Beltran, relacionades amb el tema de l’episodi que li han agradat perquè li recorden el parlar dels seus avis:

    En català fem servir expressions com tenir mal de… en comptes de dolor de…, per exemple, tenim mal de cap o d’esquena en comptes de dolor de cap o d’esquena.

    També un mot ben nostrat com ser sofert, referint-nos a aquelles persones que suporten bé el dolor i planyot, un antònim que potser només es fa servir a casa seva.

    I en Xavi ens presenta un recull d’UrgemMots del diccionari d’urgem.cat relacionats amb el dolor:

    I també del llibre Ensenya’m la llengua, en destaca: el mal de pedra, per als còlics renals i biliars, la burxada, quan el dolor és punxant, i el fet d’estar cruixit després de fer una gran activitat física.

    Recomanacions

    L’Albert ens presenta l’Escala de Valoració del dolor de LEGO, una versió gens “acadèmica” de l’Escala Visual Analògica (EVA) per la valoració del dolor que fa servir ninots de LEGO per descriure els valors de l’escala. Tot i que no hi ha cap literatura que n’avali l’ús li agrada perquè la fa menys subjectiva.

    I en Xavi ens recomana el lloc web de referència quirúrgica de la AO Foundation.
    Aquesta organització, fundada l’any 1958 a Suïssa per un grup de cirurgians amb l’objectiu d’estudiar i millorar el tractament quirúrgic de les fractures, és la institució líder mundial en educació, recerca i innovació en el camp de la cirurgia ortopèdica i traumatològica. La seva web ens ajuda a identificar i descriure fractures, amb recomanacions sobre el tractament.

    Transcripció de l’àudio

    Tall d’àudio inicial: Es caulets, de Trèvol

    Programari: Debian, OBS, vdo.ninja, Audacity, Ardour, Nvidia Broadcast

    #Dolor #Farmacologia
  15. #datocurioso

    ¿Sabían que el paracetamol es uno de los pocos fármacos de uso masivo cuyo mecanismo exacto de acción sigue siendo un enigma para la ciencia moderna?

    Aunque fue sintetizado por primera vez en 1878, su mecanismo no funciona como el de la mayoría de los analgésicos comunes (AINEs), ya que posee una actividad antiinflamatoria casi nula en los tejidos periféricos. La investigación sugiere que su eficacia radica en una interacción compleja con el sistema nervioso central, específicamente en la modulación de las vías serotoninérgicas y la inhibición de la síntesis de prostaglandinas en el cerebro.

    La farmacología advierte un proceso de oxidación en el hígado. Una pequeña parte del compuesto se convierte en NAPQI, un metabolito altamente reactivo que, en condiciones normales, es neutralizado por el glutatión. La saturación de este proceso por ingesta excesiva es lo que provoca la hepatotoxicidad, convirtiendo a la dosificación precisa en la única barrera técnica entre su efectividad terapéutica y el daño celular irreversible.

    #Ciencia #Farmacología #Historia #Medicina

  16. #datocurioso

    ¿Sabías que el paracetamol (acetaminofén) se conoce desde 1877, pero se tardó casi 70 años en empezar a usarlo de forma generalizada?

    El compuesto fue sintetizado por primera vez por Harmon Northrop Morse en la Universidad Johns Hopkins. Sin embargo, en aquella época, los médicos preferían usar otros analgésicos y antipiréticos derivados del alquitrán de hulla, como la fenacetina y la acetanilida, a pesar de sus peligrosos efectos secundarios (como la metahemoglobinemia).

    No fue hasta la década de 1940 cuando un par de bioquímicos, Lester Boyer y Julius Axelrod, redescubrieron que el paracetamol era el metabolito activo y mucho menos tóxico de la fenacetina. Demostraron su seguridad y eficacia.

    Su uso no se popularizó hasta 1955, cuando se lanzó al mercado estadounidense bajo la marca Tylenol Elixir for Children, y en el Reino Unido como Panadol. Así que, aunque la molécula es antigua, su historia de uso es relativamente moderna.

    #Paracetamol #Medicina #Historia #Ciencia #Farmacología #Salud

  17. #datocurioso

    ¿Sabían que el principio activo de la aspirina, uno de los medicamentos más comunes y consumidos del mundo moderno, tiene sus raíces en la sabiduría de la herbolaria antigua y en la corteza de un árbol específico?

    Durante milenios, médicos y curanderos de diversas culturas (sumeria, egipcia, griega y nativos americanos) utilizaron la corteza del sauce blanco para aliviar el dolor y reducir la fiebre. Hipócrates, el padre de la medicina, ya recomendaba masticar hojas de sauce o hacer té de su corteza.

    El ingrediente activo responsable de este efecto es la salicina.

    No fue hasta el siglo XIX que los científicos occidentales aislaron la salicina y la sintetizaron en un laboratorio. En 1897, el químico de la compañía alemana Bayer, Felix Hoffmann, logró sintetizar una versión más estable y menos irritante para el estómago: el ácido acetilsalicílico.

    Bayer lo comercializó bajo el nombre de "Aspirina" en 1899, marcando un puente perfecto entre un remedio natural milenario y la farmacología industrial moderna.

    #Aspirina #Herbolaria #Medicina #Historia #Farmacologia #Salud #SauceBlanco #HistoriaDeLaCiencia #Bayer

  18. europesays.com/es/227040/ Un macroestudio confirma que millones de personas toman un fármaco contra el infarto sin necesitarlo: “Vamos a ahorrar millones de euros” | Ciencia #cardiologia #Ciencia #CNIC #ES #España #Farmacología #Health #infartos #Medicamentos #medicina #Salud #Spain #ValentínFuster

  19. INOVAÇÃO | E se técnicas de IA ajudassem a saúde pública, reposicionando antivіrais para atender problemas causados por vírυs altamente infeccіosos? Essa é uma das sugestões da tese desenvolvida no Programa de Pós-Graduação em Ciências Farmacêuticas da UFPR que recebeu menção honrosa no Prêmio Capes de 2025. 👏🏽

    Leia em ciencia.ufpr.br/portal/?p=27123

    Vírus de RNA, machine learning... Quer entender conceitos que embasaram a pesquisa? Explicamos no link. 👀

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  20. La triaca fue una cara panacea, antídoto o alexifármaco que tuvo un uso muy extendido geográfica y temporalmente, durante dos milenios, hasta el siglo XIX. No tenía una formulación concreta, pero solía tener varias decenas de ingredientes y tardarse días o años en estar lista para su uso. 🏛️Museo de los Hospicios Civiles de Lyon #salud #health #farmacologia #pharmacology

  21. +1 livro da Editora UNESP em formato digital!
    📗 Farmacovigilância: da teoria à prática
    Download em: doi.org/10.7476/9786557140307

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