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232 results for “Antropia”

  1. От $1 млрд на благо человечества до оценки в $500 млрд: как OpenAI за 10 лет превратилась в «машину для сжигания денег»

    11 декабря 2015 года мир узнал об OpenAI — некоммерческой лаборатории, созданной Илоном Маском, Питером Тилем, Ридом Хоффманом и другими титанами Кремниевой долины. Они пообещали $1 млрд на разработку ИИ, свободного от коммерческого давления, исключительно «на благо человечества». Спустя десять лет от этой благородной миссии не осталось и следа. Сегодня OpenAI — это коммерческий гигант с рыночной оценкой в $500 млрд и 800 млн еженедельных пользователей ChatGPT. А Илон Маск из главного мецената превратился в злейшего врага, запустив конкурента xAI и завалив бывших партнеров судебными исками.

    habr.com/ru/companies/finam_br

    #искусственный_интеллект #openai #стартап #венчурные_инвестиции #chatgpt #бизнес #antropic #claude #илон_маск #сэм_альтман

  2. Бум ИИ: новый «пузырь доткомов» или реальная революция?

    С момента запуска ChatGPT в конце 2022 года капитализация американского фондового рынка выросла на $21 трлн. По данным The Economist, более половины этого роста ($11.55 трлн) приходится всего на десять технологических гигантов, включая Amazon, Broadcom, Meta и, конечно, Nvidia. Этот инвестиционный бум стал ключевым драйвером американской экономики. В первой половине 2025 года он обеспечил весь рост ВВП США. В то же время треть всех венчурных инвестиций на Западе направляется в ИИ-стартапы. Эта активность объясняется убеждением, что ИИ кардинально изменит экономику. Инвесторы из Sequoia Capital считают, что революция ИИ превзойдёт по масштабу даже промышленную революцию, а некоторые, как Гэвин Бейкер из Atreides Management, и вовсе говорят о гонке за создание «цифрового бога».

    habr.com/ru/companies/finam_br

    #искусственный_интеллект #бум #бум_ии #пузырь #пузырь_доткомов #chatgpt #сэм_альтман #antropic

  3. Бум ИИ: новый «пузырь доткомов» или реальная революция?

    С момента запуска ChatGPT в конце 2022 года капитализация американского фондового рынка выросла на $21 трлн. По данным The Economist, более половины этого роста ($11.55 трлн) приходится всего на десять технологических гигантов, включая Amazon, Broadcom, Meta и, конечно, Nvidia. Этот инвестиционный бум стал ключевым драйвером американской экономики. В первой половине 2025 года он обеспечил весь рост ВВП США. В то же время треть всех венчурных инвестиций на Западе направляется в ИИ-стартапы. Эта активность объясняется убеждением, что ИИ кардинально изменит экономику. Инвесторы из Sequoia Capital считают, что революция ИИ превзойдёт по масштабу даже промышленную революцию, а некоторые, как Гэвин Бейкер из Atreides Management, и вовсе говорят о гонке за создание «цифрового бога».

    habr.com/ru/companies/finam_br

    #искусственный_интеллект #бум #бум_ии #пузырь #пузырь_доткомов #chatgpt #сэм_альтман #antropic

  4. 🚨 New Video: AI Is Not A Tool. It’s A Weapon.

    Silicon Valley is racing to automate your life. They want you to write without reading and code without thinking. They call it progress, but the reality is built on a foundation of theft, exploitation, and deceit.

    In this video, I talk about why I refuse to use generative "AI" on Terminal Tilt. We look at the human cost in the Global South, the industrial-scale theft of creative work, and the environmental reality of a plagiarism machine.

    100% Human made. No AI. :NoAI:

    ▶️ YouTube: youtube.com/watch?v=cGD27wtF4Rg

    📺 PeerTube: gnulinux.tube/w/rPQ7FpsjyEv4AQ

    Support the mission: ☕ ko-fi.com/terminaltilt | liberapay.com/terminaltilt

    #TerminalTilt #NoAI #YouTube #PeerTube #Video #AI #GenerativeAI #ArtificialIntelligence #Ethics #Privacy #Environment #ClimateChange #HumanRights #LaborRights #FOSS #Linux #HumanMade #SmallCreator #QueerCreator #DisabledCreator #DigitalSovereignty #TechEthics #GNULinux #GNU #Linux #OpenAI #ChatGPT #Microsoft #CoPilot #Google #Gemini #Antropic #Claude #ClaudeCode

  5. La aparición de enfermedades zoonóticas es uno de los efectos de la llamada #pandemia #ambiental, acelerada y/o causada por actividades humanas.

    diario16plus.com/el-deseo-huma

    Artículo: La paradoja de la pérdida de biodiversidad y la aparición de nuevas formas de vida, ligadas a efectos antrópicos (PDF): dialnet.unirioja.es/descarga/a

    Revista Astrágalo: revistascientificas.us.es/inde

  6. Ritorna Mauro Balboni con L’orsa che mangiava ciliegie

    Indice dei contenuti

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    • ​L’orsa che mangiava ciliegie
      • Un racconto di crisi e cambiamento
      • Le domande che dobbiamo farci
    • Il rewilding e la coesistenza tra uomo e natura selvatica
      • La resilienza naturale contro la crisi delle risorse
    • ​Mauro Balboni

    ​L’orsa che mangiava ciliegie

    ​(Mauro Balboni, in uscita a inizio 2026)​

    L’orsa che mangiava ciliegie. I castori che nuotano sotto i palazzi della city finanziaria. Il lupo in giardino. Le foreste ripariali a 20 km da piazza Duomo. Le scale dei fiumi dove passano i grandi storioni dopo 60 anni di assenza. La foresta lasciata evolvere secondo le sue leggi. I bisonti di Giulio Cesare e Asterix. I miracolosi boschi delle risorgive nella pianura più cementificata d’Europa. E molto altro.Cos’è: un bestiario da leggende metropolitane? No: sono incontri reali con la nuova natura europea. La wilderness diversamente selvaggia che sta prendendo forma nel primo continente che la wilderness la cancellò quasi dovunque. Eppure, sta ritornando. Qui e là, a brandelli, più spesso che no ferocemente avversati.

    Un racconto di crisi e cambiamento

    ​L’orsa che mangiava ciliegie di Mauro Balboni racconta inevitabilmente la crisi ecologica e climatica che stiamo vivendo, e non potrebbe essere diversamente.

    Ma, per una volta, dalla parte di quello che sta provando ad adattarsi. Quello che ogni anno aggiunge un anello nel tronco anche se deformato da siccità e inquinanti ambientali. Quello che è tornato a scorrere dove non scorreva più. Quello che riappare su montagne da dove pensavamo di averlo scacciato per sempre. Quello che non ha voce ma deve essere fatto conoscere, per evitare che venga perso di nuovo.

    Le domande che dobbiamo farci

    Sono incontri che spalancano la porta direttamente sui grandi temi del nostro tempo: il clima, la difesa dagli eventi metereologici estremi, i servizi ecosistemici, la vivibilità dell’ambiente costruito, l’overtourism. Che ci parlano di amnesia ecologica generazionale, di rewilding, di quale ruolo per le aree protette. Di quale futuro ci aspetta.

    L’orsa che mangiava ciliegie ci conduce ad affrontare domande per le quali non abbiamo ancora risposte, ma che forse aprono uno spiraglio di speranza: quell’orsa, quei castori, quelle nuove foreste, quegli storioni sono qui per rimanerci? Sono ecologicamente reversibili, i disastri dell’Epoca Umana?​

    Il rewilding e la coesistenza tra uomo e natura selvatica

    ​Il concetto di “rewilding” non è più una visione romantica, ma un approccio pratico alla conservazione, basato sul lasciare spazio ai processi naturali e sul ritorno, spesso spontaneo, delle specie chiave. Il fenomeno narrato da Balboni si inserisce perfettamente in questo contesto europeo, dove i lupi tornano ad attraversare le Alpi e i castori rimodellano i corsi d’acqua a ridosso delle aree urbane. Questo ritorno della fauna selvatica pone però un’ardua sfida: la coesistenza. Se da un lato il ripristino della biodiversità porta benefici tangibili, come una maggiore resilienza agli eventi climatici estremi o la fornitura di servizi ecosistemici essenziali, dall’altro lato, richiede una profonda revisione del rapporto tra uomo e fauna selvatica. Il libro di Balboni, dunque, non celebra solo il trionfo della natura, ma indaga anche le complesse dinamiche sociali, economiche e culturali che si attivano quando la wilderness irrompe nella quotidianità antropizzata.​

    La resilienza naturale contro la crisi delle risorse

    Questa prospettiva, ricca di incontri sorprendenti, offre un contrasto significativo con le preoccupazioni più drammatiche espresse dall’autore in merito alla sicurezza alimentare e alla gestione delle risorse, temi centrali nel suo precedente saggio, “Il pianeta dei frigoriferi” (2022). Dopo aver analizzato lucidamente le criticità strutturali e globali dell’impronta umana sulle risorse, l’autore in questa nuova opera rivolge lo sguardo ai segnali di resilienza che la natura, nonostante tutto, continua a offrire. L’orsa che mangiava ciliegie si presenta quindi come un invito a considerare i meccanismi di adattamento del mondo naturale non come un’alternativa alle soluzioni tecnologiche o politiche, ma come una parte essenziale e forse decisiva per immaginare un futuro sostenibile, dove uomo e natura possano trovare un nuovo equilibrio.

    ​Mauro Balboni

    Mauro Balboni è nato a Bolzano nel 1958 e vive oggi in Svizzera (dopo essere passato per Austria e Inghilterra). Si è laureato in Scienze Agrarie all’Università di Bologna. È stato dirigente di livello internazionale nell’agroindustria, per la quale ha lavorato sia nella ricerca & sviluppo che negli affari governativi. Ha lavorato oltre 30 anni nella ricerca e sviluppo della grande industria agrochimica, la maggior parte dei quali come dirigente con responsabilità europee e globali. Ha vissuto a Milano, Bologna, Vienna, Oxford, Zurigo. Oggi risiede tra la Svizzera e il lago di Garda, dove ha trovato la sua vera life mission, quella di conservare un biotopo di prati magri e i suoi legittimi residenti: le “carote ametista”, le cavallette dalle ali blu, le api, le farfalle e le orchidee rare. Dal 2017 scrive sui temi della sicurezza alimentare globale e dell’impronta del cibo sulle risorse e gli ecosistemi, prima con Il Pianeta mangiato e più recentemente con Il pianeta dei frigoriferi (edito da Scienza Express e uscito a maggio 2022). Nel resto del suo tempo gira l’Europa con il camper, a piedi o in bicicletta anche alla ricerca di agricolture e di cibi presenti, passati e futuri.

    #Balboni #Resilienza #Rewilding #saggio

  7. "Il nostro tragitto storico-sociale volge inevitabilmente al “virtuale”. Dobbiamo però essere consapevoli che questo processo deve giungere a compimento salvaguardando tutti gli “spazi antropologici”."

    Interessantissime le riflessioni del prof. #Dursi su #AgendaDigitale, ma forse gli "spazi antropologici" non vanno salvaguardati, quanto piuttosto conquistati: il cyberspazio è un nuovo habitat che va antropizzato con la cultura e la consapevolezza digitale diffusa

    agendadigitale.eu/cultura-digi

  8. Acquicella, a Catania c’è un fiume da riscoprire

    Catania ha un fiume che ne attraversa i margini, e neanche lo sa. Non è il Simeto, che talora è pressocchè in secca e che comunque non tocca la città. E’ un corso d’acqua perenne, il Vallone Acquicella, che – però – nel Piano paesaggistico è stato retrocesso a canale con una motivazione ingiustificata, quella di aver subito interventi ‘antropici’, ossia di

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2023/07/01/acquicella-a-catania-ce-un-fiume-da-riscoprire/

    #acquicella #comune-di-catania #parco-monte-po-vallone-acquicella #regione-siciliana #soprintendenza-catania

  9. dip 037, per ale

    sono passate appena due settimane, poco più, dalla scomparsa di Alessandro, e non è facile parlarne. non è neanche “necessario” estroflettere riflessioni o memorie, se è per questo. diciamo che – nonostante dip sia un diario in pubblico – il pudore resta ed è bene che sia così.

    quello che però, sicuramente, direi sicurissimamente, si accompagna ai vari tratti emotivi dei giorni scorsi è un mio risentimento, un’insofferenza. verso quella schiera di figure dell’album letterario che improvvisamente leggono alcuni libri e vedono (quel che vogliono vedere in) alcune cose. vedono cose. allucinano volentieri.

    non si tratta solo di coccodrilli, ci sono anche patologie della sfera apparentemente antropica.

    (ma stop).

    #Ale #AlessandroBroggi #diarioInPubblico #dip #dip037 #dip037

  10. «Спасибо». Пожалуйста, с нас миллион $

    Недавно в X (Твиттере) один пользователь задался вопросом - сколько денег OpenAI потеряла из-за того, что люди говорят своим LLM спасибо и пожалуйста (не дословно). Сэм Альтман ответил на это: " tens of millions of dollars well spent--you never know ", что можно перевести как: " десятки миллионов долларов были потрачены не зря, никогда не знаешь [на чем выиграешь] . Сложно судить, как здесь происходит на самом деле. В первую голову пришло, что такие простые завершающие сообщения можно обрабатывать отдельно. Делают ли это OpenAI , Antropic и тд не известно. Я решил провести небольшой поверхностный тест на реальных диалогах. В качестве подопытных выбирал рассуждающие модели, как наиболее ресурсозатратные.

    habr.com/ru/articles/902810/

    #ai #llm #gpt #openai #сэм_альтман

  11. Impact Pitch Night 2025

    Digital Hub, Bonn-Zentrum, Dienstag, 18. November um 17:00 MEZ

    Ihr habt eine Idee, die wirklich etwas verändert?

    Dann gehört sie auf die Bühne! Bei der Impact Pitch Night am 18. November im DIGITALHUB Bonn bringen wir gesellschaftlich oder ökologisch wirksame Ideen ins Rampenlicht. Egal ob Konzept oder Prototyp, allein oder im Team – Hauptsache: aus der Region Bonn/Rhein-Sieg. Die besten Ideen prämieren wir mit Preisgeldern bis zu 3.000 €. Bewerbungsschluss ist der 12. Oktober 2025.

    Wer kann mitmachen?

    • Gründungsinteressierte und Gründer:innen aus der Region, mit oder ohne Bezug zu einer der beteiligten Hochschulen

    • Studierende, Alumni und Mitarbeitende der Hochschule Bonn-Rhein-Sieg, Alanus Hochschule oder Universität Bonn

    • Alle, die eine gemeinwohlorientierte Idee haben und den Mut, sie zu zeigen

    • Einzelpersonen und Teams willkommen

    Was suchen wir?

    • Technologische Lösungen für ökologische oder soziale Herausforderungen

    • Nachhaltige Produkte oder Dienstleistungen mit Impact

    • Geschäftsmodelle, die Wirkung vor Gewinnmaximierung stellen

    Egal, ob Prototyp, Konzept oder bereits am Markt – entscheidend ist: Eure Idee zielt aufs Gemeinwohl und hat das Potenzial, konkret etwas zu verändern.

     

    Was gibt es zu gewinnen?

    • 1. Platz: 3.000 €

    • 2. Platz: 2.000 €

    • 3. Platz: 1.000 €

    • Sonderpreis: Aufnahme ins Auswahlcamp des Impact Factory Inkubators von Anthropia (s.u.)

    • Exklusives Pitch-Coaching für alle Finalteams

    Und vor allem: Sichtbarkeit, Feedback und Vernetzung mit einem Netzwerk aus Expert:innen, Hochschulen und Unterstützer:innen.

     

    Wie könnt ihr euch bewerben?

    Ihr reicht eure Idee in Form eines Pitch-Decks mit maximal 14 Folien ein.

    Wichtig: Euer Pitch-Deck wird nicht im Rahmen einer Präsentation vorgestellt, sondern als eigenständige Bewerbung gelesen und bewertet. Das heißt: Alle wichtigen Inhalte müssen klar, strukturiert und ohne zusätzliche Erklärung im Deck erkennbar sein. Wenn ihr zur Impact Pitch Night am 18.11.2025 eingeladen werdet, könnt ihr euer Deck selbstverständlich noch einmal für den Live-Pitch auf der Bühne überarbeiten.

    Das Pitch Deck kann auf deutsch oder englisch eingereicht werden. 

    Hier der Link zum Bewerbungsformular: https://www.uni-bonn.de/de/forschung-lehre/transfer/transfercenter-enacom/veranstaltungen/anmeldungen/wintersemester-2025/anmeldung-impact-pitch-night_2025

    Quelle: https://www.h-brs.de/de/centim/impact-pitch-call , https://bq8eh.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1f8JAEjGcfF860vK2bfJaMqDEU/jdaQA6HmePA_

    bonn.jetzt/event/impact-pitch-

  12. Impact Pitch Night 2025

    Digital Hub, Bonn-Zentrum, Dienstag, 18. November um 17:00 MEZ

    Ihr habt eine Idee, die wirklich etwas verändert?

    Dann gehört sie auf die Bühne! Bei der Impact Pitch Night am 18. November im DIGITALHUB Bonn bringen wir gesellschaftlich oder ökologisch wirksame Ideen ins Rampenlicht. Egal ob Konzept oder Prototyp, allein oder im Team – Hauptsache: aus der Region Bonn/Rhein-Sieg. Die besten Ideen prämieren wir mit Preisgeldern bis zu 3.000 €. Bewerbungsschluss ist der 12. Oktober 2025.

    Wer kann mitmachen?

    • Gründungsinteressierte und Gründer:innen aus der Region, mit oder ohne Bezug zu einer der beteiligten Hochschulen

    • Studierende, Alumni und Mitarbeitende der Hochschule Bonn-Rhein-Sieg, Alanus Hochschule oder Universität Bonn

    • Alle, die eine gemeinwohlorientierte Idee haben und den Mut, sie zu zeigen

    • Einzelpersonen und Teams willkommen

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    • Technologische Lösungen für ökologische oder soziale Herausforderungen

    • Nachhaltige Produkte oder Dienstleistungen mit Impact

    • Geschäftsmodelle, die Wirkung vor Gewinnmaximierung stellen

    Egal, ob Prototyp, Konzept oder bereits am Markt – entscheidend ist: Eure Idee zielt aufs Gemeinwohl und hat das Potenzial, konkret etwas zu verändern.

     

    Was gibt es zu gewinnen?

    • 1. Platz: 3.000 €

    • 2. Platz: 2.000 €

    • 3. Platz: 1.000 €

    • Sonderpreis: Aufnahme ins Auswahlcamp des Impact Factory Inkubators von Anthropia (s.u.)

    • Exklusives Pitch-Coaching für alle Finalteams

    Und vor allem: Sichtbarkeit, Feedback und Vernetzung mit einem Netzwerk aus Expert:innen, Hochschulen und Unterstützer:innen.

     

    Wie könnt ihr euch bewerben?

    Ihr reicht eure Idee in Form eines Pitch-Decks mit maximal 14 Folien ein.

    Wichtig: Euer Pitch-Deck wird nicht im Rahmen einer Präsentation vorgestellt, sondern als eigenständige Bewerbung gelesen und bewertet. Das heißt: Alle wichtigen Inhalte müssen klar, strukturiert und ohne zusätzliche Erklärung im Deck erkennbar sein. Wenn ihr zur Impact Pitch Night am 18.11.2025 eingeladen werdet, könnt ihr euer Deck selbstverständlich noch einmal für den Live-Pitch auf der Bühne überarbeiten.

    Das Pitch Deck kann auf deutsch oder englisch eingereicht werden. 

    Hier der Link zum Bewerbungsformular: https://www.uni-bonn.de/de/forschung-lehre/transfer/transfercenter-enacom/veranstaltungen/anmeldungen/wintersemester-2025/anmeldung-impact-pitch-night_2025

    Quelle: https://www.h-brs.de/de/centim/impact-pitch-call , https://bq8eh.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1f8JAEjGcfF860vK2bfJaMqDEU/jdaQA6HmePA_

    bonn.jetzt/event/impact-pitch-

  13. Impact Pitch Night 2025

    Digital Hub, Bonn-Zentrum, Dienstag, 18. November um 17:00 MEZ

    Ihr habt eine Idee, die wirklich etwas verändert?

    Dann gehört sie auf die Bühne! Bei der Impact Pitch Night am 18. November im DIGITALHUB Bonn bringen wir gesellschaftlich oder ökologisch wirksame Ideen ins Rampenlicht. Egal ob Konzept oder Prototyp, allein oder im Team – Hauptsache: aus der Region Bonn/Rhein-Sieg. Die besten Ideen prämieren wir mit Preisgeldern bis zu 3.000 €. Bewerbungsschluss ist der 12. Oktober 2025.

    Wer kann mitmachen?

    • Gründungsinteressierte und Gründer:innen aus der Region, mit oder ohne Bezug zu einer der beteiligten Hochschulen

    • Studierende, Alumni und Mitarbeitende der Hochschule Bonn-Rhein-Sieg, Alanus Hochschule oder Universität Bonn

    • Alle, die eine gemeinwohlorientierte Idee haben und den Mut, sie zu zeigen

    • Einzelpersonen und Teams willkommen

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    • Nachhaltige Produkte oder Dienstleistungen mit Impact

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    Egal, ob Prototyp, Konzept oder bereits am Markt – entscheidend ist: Eure Idee zielt aufs Gemeinwohl und hat das Potenzial, konkret etwas zu verändern.

     

    Was gibt es zu gewinnen?

    • 1. Platz: 3.000 €

    • 2. Platz: 2.000 €

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    • Sonderpreis: Aufnahme ins Auswahlcamp des Impact Factory Inkubators von Anthropia (s.u.)

    • Exklusives Pitch-Coaching für alle Finalteams

    Und vor allem: Sichtbarkeit, Feedback und Vernetzung mit einem Netzwerk aus Expert:innen, Hochschulen und Unterstützer:innen.

     

    Wie könnt ihr euch bewerben?

    Ihr reicht eure Idee in Form eines Pitch-Decks mit maximal 14 Folien ein.

    Wichtig: Euer Pitch-Deck wird nicht im Rahmen einer Präsentation vorgestellt, sondern als eigenständige Bewerbung gelesen und bewertet. Das heißt: Alle wichtigen Inhalte müssen klar, strukturiert und ohne zusätzliche Erklärung im Deck erkennbar sein. Wenn ihr zur Impact Pitch Night am 18.11.2025 eingeladen werdet, könnt ihr euer Deck selbstverständlich noch einmal für den Live-Pitch auf der Bühne überarbeiten.

    Das Pitch Deck kann auf deutsch oder englisch eingereicht werden. 

    Hier der Link zum Bewerbungsformular: https://www.uni-bonn.de/de/forschung-lehre/transfer/transfercenter-enacom/veranstaltungen/anmeldungen/wintersemester-2025/anmeldung-impact-pitch-night_2025

    Quelle: https://www.h-brs.de/de/centim/impact-pitch-call , https://bq8eh.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1f8JAEjGcfF860vK2bfJaMqDEU/jdaQA6HmePA_

    bonn.jetzt/event/impact-pitch-

  14. Biocentrismo e crisi ambientale: In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli

    Indice dei contenuti

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    • L’evoluzione di un’idea selvaggia
      • L’etimologia del conflitto: dal deserto sacro alla minaccia
      • Le colonne dell’ambientalismo americano
      • Olmsted e il diritto al godimento popolare
      • L’Orso e l’etica della coesistenza in Italia
    • La wilderness come specchio della crisi globale
      • Dalla foresta alla città: la wilderness interiore
      • Dalle osservazioni di Olmsted alle alluvioni climatiche
    • La Wilderness oggi in Italia: dove siamo davvero
      • Ambientalismo radicale
    • L’impegno “senza riserve”
      • Dal trascendentalismo all’azione
      • Perché leggere Sioli oggi
    In difesa della natura selvaggia Marco Sioli saggio Elèuthera Agosto 2025 160 https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=617

    ​In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli è un saggio fondamentale e urgente, che traccia la storia del concetto di wilderness americana per riflettere sulla crisi ecologica contemporanea.​ Il libro analizza la nascita dell’ambientalismo attraverso figure chiave come John Muir, Aldo Leopold e Henry David Thoreau, mostrando il conflitto tra protezionismo biocentrico (la natura ha valore intrinseco) e antropocentrismo (la natura come risorsa).

    L’evoluzione di un’idea selvaggia

    L’etimologia del conflitto: dal deserto sacro alla minaccia

    In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli (Elèuthera) non è una semplice ricostruzione storica, ma un viaggio attraverso l’evoluzione della Wilderness: da spazio geografico a campo di battaglia culturale e politico. La tesi del libro è netta: la “natura selvaggia” non è una realtà fissa, ma un’idea in continuo mutamento, una costruzione culturale che ogni epoca ha interpretato secondo le proprie paure e le proprie visioni del mondo.

    In origine, wilderness evocava il deserto sacro, un luogo ostile e caotico, spesso associato al male, all’ordine “selvaggio” da domare. L’antropocentrismo ne fece un territorio da conquistare, più che da comprendere. A dominare era la paura del non controllato.

    Con il trascendentalismo questa percezione si ribalta. In Henry David Thoreau la wilderness diventa un santuario morale, la fonte di una verità più profonda. John Muir, padre del protezionismo americano, porta questa intuizione alle estreme conseguenze, affermando il valore intrinseco degli ecosistemi. Celebre la sua frase:

    “Migliaia di persone stanche, nervose e troppo civilizzate stanno cominciando a scoprire che andare sui monti è tornare a casa… la natura selvaggia è una necessità.”

    Oggi, nella crisi ecologica globale, la wilderness non è più percepita come minaccia, ma come ciò che rischia di scomparire sotto la pressione del capitalismo estrattivo. Sioli utilizza questa evoluzione semantica per mostrare come la wilderness sia un campo di tensione: tra chi la vede come comunità vivente e chi come deposito di risorse.

    Le colonne dell’ambientalismo americano

    Il saggio ruota attorno a quattro figure monumentali che hanno fondato l’ambientalismo statunitense, integrando filosofia, politica e paesaggio.

    Henry David Thoreau è la radice filosofica. L’esperienza di Walden e la vita semplice diventano un esercizio morale: “in wildness is the preservation of the world”. La wilderness è soprattutto un luogo interiore.

    Frederick Law Olmsted, celebre per Central Park, introduce la dimensione sociale: la natura come bene comune. Per lui, gli spazi verdi devono essere accessibili a tutti e svolgere una funzione democratica. Nel suo rapporto su Yosemite (1865) denuncia il rischio della privatizzazione e difende l’integrità degli ecosistemi come condizione per la salute collettiva.

    John Muir, fondatore del Sierra Club, è la voce spirituale e radicale del protezionismo. Difende Yosemite e le aree selvagge non in nome dell’utilità, ma perché esistono. Un biocentrismo netto, che vede gli ecosistemi come comunità interdipendenti dotate di pari dignità.

    Aldo Leopold, con A Sand County Almanac, porta questo pensiero a maturazione etica. La sua Land Ethic estende la nozione di comunità includendo suoli, acque, piante e animali. Non più uomo contro natura, ma uomo dentro la natura. È il ponte tra protezionismo e ecologia moderna.

    Queste quattro visioni, pur diverse, costruiscono l’ossatura dell’ambientalismo contemporaneo.

    Olmsted e il diritto al godimento popolare

    Olmsted porta nella storia dell’ambientalismo un’idea rivoluzionaria: la natura come diritto sociale. Central Park non è un’opera estetica, ma un progetto politico. In una società industriale sempre più alienata, gli spazi verdi diventano luoghi di cura, uguaglianza, riequilibrio.

    Nel suo rapporto su Yosemite, Olmsted non difende solo la bellezza del paesaggio, ma il suo ruolo ecologico: la tutela delle sorgenti, delle foreste, dei corsi d’acqua. Comprende che il paesaggio naturale è una struttura fragile e interdipendente. La sua visione anticipa l’idea della wilderness come bene comune: non un lusso, ma una forma di giustizia.

    L’Orso e l’etica della coesistenza in Italia

    La controversia italiana sugli orsi è la prova più immediata della distanza tra la visione biocentrica di Muir e Leopold e l’antropocentrismo politico attuale. Muir vedeva negli orsi creature da trattare con rispetto, “giardinieri” dei boschi; ricordava che l’uomo è spesso “il loro più grande nemico”.

    Oggi, invece, la risposta istituzionale a incidenti con la fauna selvatica consiste spesso nell’abbattimento dell’animale, come se l’istinto naturale fosse un crimine. Si punisce la natura quando non si conforma alle regole umane. È il contrario della Land Ethic, che vede nell’interdipendenza il fondamento della convivenza.

    Il problema non è la sicurezza, ma l’educazione ambientale. Senza consapevolezza dei diritti degli animali e dei limiti umani, la coesistenza è impossibile. Ci muoviamo nei boschi come se fossero parchi giochi, ignorando le responsabilità che comporta entrare nel territorio dell’altro. La politica, invece di educare, usa la paura come leva propagandistica.

    La wilderness come specchio della crisi globale

    Dalla foresta alla città: la wilderness interiore

    Se i grandi parchi americani sono lontani o compromessi, la domanda è: dove si colloca oggi la wilderness? Sioli risponde seguendo Leopold: nella capacità di costruire una wilderness interiore e politica.

    La Land Ethic diventa il ponte tra natura incontaminata e città. Significa estendere il concetto di comunità anche a suoli, acqua, animali urbani, micro-ecosistemi. Non proteggere per lasciare intatto, ma agire in armonia con ciò che resta.

    La sfida è creare spazi di coesistenza: micro-riserve, corridoi ecologici, giardini “selvatici”, margini periurbani rinaturalizzati. Non potendo più andare nel bosco di Thoreau, dobbiamo portare il bosco nelle scelte quotidiane.

    Dalle osservazioni di Olmsted alle alluvioni climatiche

    La fragilità idrica di oggi ha radici antiche. Olmsted denunciava già nel XIX secolo come il disboscamento compromettesse le sorgenti e destabilizzasse i fiumi. Muir e Leopold parlavano dell’acqua come membro della comunità ecologica, non come semplice risorsa.

    Oggi queste intuizioni risuonano nelle alluvioni italiane: consumo di suolo, cementificazione, canali artificiali, ignoranza delle dinamiche naturali. La crisi climatica amplifica problemi creati da decenni di gestione predatoria.

    La difesa della wilderness, nel XXI secolo, è anche lotta per la rinaturalizzazione dei fiumi: restituire spazio all’acqua significa restituire equilibrio alle comunità che la abitano.

    La Wilderness oggi in Italia: dove siamo davvero

    1. Parchi nazionali sotto pressione
    L’Italia ha zone di pregio straordinario (Gran Paradiso, Abruzzo-Lazio-Molise, Foreste Casentinesi), ma la pressione antropica è altissima: strade, seconde case, turismo intensivo, frammentazione degli habitat. La wilderness esiste, ma è spesso circondata o invasa.
    2. Il caso degli orsi: la coesistenza mancata
    Le tensioni sugli orsi trentini rivelano un problema culturale prima che gestionale: non conosciamo più gli animali che abitano i nostri territori. Educazione ecologica quasi assente, politica oscillante tra allarme e propaganda.
    3. I fiumi canalizzati e la crisi idrica
    Molti corsi d’acqua italiani sono stati rettificati, arginati o trasformati in canali. Questa perdita di naturalità aumenta il rischio di alluvioni e riduce la biodiversità. La “wilderness fluviale” è quasi scomparsa, ma progetti di rinaturazione (come sul Po o sul Tagliamento) mostrano una strada possibile.
    4. Le micro-wilderness periurbane
    Dove il paesaggio selvaggio è rarefatto, nascono isole di naturalità spontanea: ex cave, zone umide residuali, boschi periurbani, margini agricoli abbandonati. Non sono luoghi “puri”, ma possono diventare laboratori di Land Ethic applicata.
    5. Il consumo di suolo: la minaccia invisibile
    L’Italia perde ogni giorno nuovi ettari sotto asfalto e cemento. È la forma più silenziosa di distruzione della natura: non fa notizia, ma erode habitat, corridoi ecologici e possibilità future di protezione.

    Ambientalismo radicale

    Sioli affronta anche la risposta più estrema alla distruzione degli ecosistemi: l’eco-anarchismo di Edward Abbey e il movimento Earth First!. Se Muir difendeva la wilderness attraverso il valore intrinseco, questi gruppi trasformano quell’etica in azione diretta contro l’estrattivismo globale.

    Le guerre, l’industrializzazione e gli esperimenti nucleari sono per Sioli i veri motori della devastazione. Abbey, con The Monkey Wrench Gang, propone il sabotaggio come forma di resistenza. Earth First! radicalizza: sette punti di eco-anarchismo che considerano la Terra un soggetto dotato di diritti inviolabili.

    È la reazione disperata a un sistema che tratta la natura come un deposito infinito.

    L’impegno “senza riserve”

    Dal trascendentalismo all’azione

    Il percorso tracciato da Sioli è un invito all’impegno. Dalla contemplazione di Thoreau al militante protezionismo di Muir, fino all’etica ecologica di Leopold, l’evoluzione dell’ambientalismo mostra che la filosofia non basta più: deve tradursi in prassi politica.

    Se la Land Ethic non diventa azione, se l’interdipendenza resta teoria, l’etica si svuota. Come ricorda Sioli, citando Abbey: una filosofia che non agisce è “la rovina dell’anima”.

    Perché leggere Sioli oggi

    In difesa della natura selvaggia è un saggio essenziale per comprendere la crisi ecologica contemporanea. Offre gli strumenti per leggere fenomeni attuali — dagli orsi alle alluvioni — attraverso un’etica che supera l’antropocentrismo.

    Sioli costruisce un ponte tra Yosemite e le nostre città: mostra che la wilderness non è un altrove, ma una condizione del nostro stesso essere.
    Leggerlo significa ritrovare le radici profonde di un impegno senza riserve.

    Difendere la natura non è proteggere un luogo lontano: è proteggere quello che siamo.

    #ambientalismo #Biocentrismo #crisiClimatica #eleuthera #LandEthic #Wilderness

  15. "#GeertWilders in Olanda, #MarineLePen in Francia, #GiorgiaMeloni e #MatteoSalvini in Italia, #AliceWeidel in Germania hanno nel mirino un nemico comune: il Green deal europeo.

    L'Italia insieme all'Ungheria di #Orban si è già opposta al piano delle "case green".

    Un fronte reazionario che contesta l'evidenza scientifica delle cause antropiche dell'emergenza climatica, nonostante l'aumento delle calamità naturali."

    #cambiamentoClimatico #elezionieuropee2024 #ClimateCrisis
    #24maggio

    left.it/2024/05/23/uno-spettro

  16. misschiavanza senza chiavina = trasformazione squalotica (nuova mia istanza Sharkey!!!)

    Visto che ormai si sa che ho il piacere di fare tanta e spessa roba inutile, mi è venuta in mente la possibilità per un nuovo progetto semi-segreto assurdo — “distopico”, se lo chiedete ai pallosi — che per ora chiamerò con il nome in codice di D.I.T... Della serie che, se il mio Regno del Terrore Octoso non si è mai adeguatamente concretizzato ai tempi dei miei primi social federati hostati su quella merdaccia di Raspino, e né tantomeno lo ha fatto allo stato recente con la Spacc BBS, con una cosa del genere non ci sarà praticamente scampo alcuno per l’umanità sfortunata abbastanza da entrarci in contatto!!! 😇😈

    Senza entrare già troppo nel merito, allora, avevo chiesto al mio compare Claudio Antropico (che lui è bravo a programmare intere cose tutto da solo) di farmi una app al volo per istituire e gestire il terrore e, almeno per iniziare a vedere un po’ il tutto nella pratica teorica, gli ho detto di usare NodeBB… ma non sembra funzionare, banalmente, ci sono rogne (la parte admin della app funziona, ma il punto principale no). E allora, visto che comunque probabilmente per questa cosa sarebbe meglio una struttura social a microblog, nonché un flusso in ingresso di dati non indifferente da una rete di informazione globale perlopiù informale, quindi la Spacc BBS sarebbe comunque un ripiego imperfetto… se devo fare la fatica di sistemare io il programma, allora tanto vale che metto su ‘sto Misskey. 🔑

    Ed ecco che mi sembra già di riassaporare quei tempi col Raspino… molto agrodolci, perché la speranza era reale, ma l’hardware era da buttare… e invece oggi siamo più in una situazione opposta, ops. Vabbé, in sostanza è stato un vero bordello, contemporaneamente sia peggio che meglio di come mi ricordavo… perché in questo caso potevo usare Docker, ma il Dockerfile di Misskey a quanto pare è rotto (e te pareva). Ma vabbé… ho evitato di perdermi d’animo e ho provato invece Sharkey, che è un fork… e quello si è installato, ma la federazione non pareva funzionare (e te pareva). Ovviamente a causa di ciò ho perso tempo a vuoto, ho perso mezz’ora di sonno per niente, e stamattina per disperazione ho provato un altro fork invano, IceShrimp… per poi accorgermi che il problema era lo stesso che avevo avuto con NodeBB tempo fa, e cioè che avevo mancato una (1) riga di configurazione in nginx. Mannaggia!!! 🥴

    Comunque ecco qui, ora c’è shark.octt.eu.org — che fortunatamente non è andata giù dopo aver aggiunto soli due (2) relay, a differenza dei tempi bui di miss.octt.eu.org (rest in miss, you will NOT be pissed…) — e per ora io sarò lì a parlare probabilmente da sola… quindi, se mi gira, dopo imposto l’inoltro verso Telegram. Ma ancora non so in realtà se userò normalmente il profilo appena creato, se ne creerò uno aggiuntivo in italiano (visto che questo ormai è ufficialmente viziato dall’inglese), o aspetterò di avere i miei spiriti virtuali pronti sotto il mio controllo ad essere scatenati malamente… l’infrastruttura di base è già pronta, e non ho dovuto chiedere un singolo centesimo di tasse ai miei sudditi per realizzarla, a differenza dei regnanti del nostro paese. 💥

    #Fediverso #istanza #Misskey #octospacc #fediverse #Sharkey #instance

  17. La aparición de enfermedades zoonóticas es uno de los efectos de la llamada #pandemia #ambiental, acelerada y/o causada por actividades humanas.

    diario16plus.com/el-deseo-huma

    Artículo: La paradoja de la pérdida de biodiversidad y la aparición de nuevas formas de vida, ligadas a efectos antrópicos (PDF): dialnet.unirioja.es/descarga/a

    Revista Astrágalo: revistascientificas.us.es/inde

  18. Acquicella, a Catania c’è un fiume da riscoprire

    Catania ha un fiume che ne attraversa i margini, e neanche lo sa. Non è il Simeto, che talora è pressocchè in secca e che comunque non tocca la città. E’ un corso d’acqua perenne, il Vallone Acquicella, che – però – nel Piano paesaggistico è stato retrocesso a canale con una motivazione ingiustificata, quella di aver subito interventi ‘antropici’, ossia di

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2023/07/01/acquicella-a-catania-ce-un-fiume-da-riscoprire/

    #acquicella #comune-di-catania #parco-monte-po-vallone-acquicella #regione-siciliana #soprintendenza-catania

  19. Acquicella, a Catania c’è un fiume da riscoprire

    Catania ha un fiume che ne attraversa i margini, e neanche lo sa. Non è il Simeto, che talora è pressocchè in secca e che comunque non tocca la città. E’ un corso d’acqua perenne, il Vallone Acquicella, che – però – nel Piano paesaggistico è stato retrocesso a canale con una motivazione ingiustificata, quella di aver subito interventi ‘antropici’, ossia di

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2023/07/01/acquicella-a-catania-ce-un-fiume-da-riscoprire/

    #acquicella #comune-di-catania #parco-monte-po-vallone-acquicella #regione-siciliana #soprintendenza-catania

  20. Acquicella, a Catania c’è un fiume da riscoprire

    Catania ha un fiume che ne attraversa i margini, e neanche lo sa. Non è il Simeto, che talora è pressocchè in secca e che comunque non tocca la città. E’ un corso d’acqua perenne, il Vallone Acquicella, che – però – nel Piano paesaggistico è stato retrocesso a canale con una motivazione ingiustificata, quella di aver subito interventi ‘antropici’, ossia di

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2023/07/01/acquicella-a-catania-ce-un-fiume-da-riscoprire/

    #acquicella #comune-di-catania #parco-monte-po-vallone-acquicella #regione-siciliana #soprintendenza-catania

  21. Acquicella, a Catania c’è un fiume da riscoprire

    Catania ha un fiume che ne attraversa i margini, e neanche lo sa. Non è il Simeto, che talora è pressocchè in secca e che comunque non tocca la città. E’ un corso d’acqua perenne, il Vallone Acquicella, che – però – nel Piano paesaggistico è stato retrocesso a canale con una motivazione ingiustificata, quella di aver subito interventi ‘antropici’, ossia di

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