home.social

Search

287 results for “Rufferito_Bandito”

  1. Diciamolo in italiano @diciamoloinitaliano.wordpress.com@diciamoloinitaliano.wordpress.com ·

    Il “Generatore automatico di itanglese Corporate”

    Di Antonio Zoppetti

    Ho già riferito della feroce critica di Italo Calvino nei confronti dell’antilingua: “L’italiano di chi non sa dire ho fatto ma deve dire ho effettuato” in cui “la lingua viene uccisa”. La questione era stata lanciata nel 1965 dalle pagine de Il Giorno (3 febbraio), attraverso l’esempio di un rapporto dei carabinieri in cui le dichiarazioni veraci e spontanee del testimone erano trascritte in un burocratese astratto che fuggiva da ogni concretezza. E così l’affermazione: “Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata” diveniva: “Non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante”, mentre l’accensione della stufa diventava “avviamento dell’impianto termico” e i “fiaschi di vino” “prodotti vinicoli”.

    “L’italiano da un pezzo sta morendo — denunciava lo scrittore — “e sopravviverà soltanto se riuscirà a inventare una lingua strumentalmente moderna; ma non è detto che, al punto in cui è, riesca ancora a farcela.”

    Nell’articolo c’era anche una polemica rivolta contro le riflessioni di Pasolini, che l’anno precedente aveva per la prima volta salutato la compiuta unificazione linguistica dell’italiano, dopo tanti secoli di fratture tra la lingua scritta dei ceti colti o degli scrittori e quella orale delle masse dialettofone (“Nuove questioni linguistiche”, Rinascita n. 51, 26 dicembre 1964, pp. 19-22). Pasolini, nel prendere atto che tutti, finalmente, ricorrevano a uno stesso italiano unitario, notava però che era molto tecnologico, perché, finita l’epoca degli scrittori, arrivava soprattutto dai centri industriali del nord. Passando dalle descrizioni alle valutazioni, aveva rilevato come questa lingua fosse poco espressiva, rispetto per esempio ai dialetti, perché aveva un fine perlopiù comunicativo, ed era dunque un po’ piatta e omologata. Per Calvino, al contrario, il linguaggio tecnologico non aveva affatto una valenza negativa, e se Pasolini si concentrava soprattutto sul rapporto tra italiano e dialetti – che nel nuovo scenario precipitavano ancor più a codici marginali – Calvino guardava invece al rapporto con “le lingue straniere”. E aveva replicato:

    “Se il linguaggio ‘tecnologico’ di cui ha scritto Pasolini (cioè pienamente comunicativo, strumentale, omologatore degli usi diversi) si innesta sulla lingua non potrà che arricchirla, eliminarne irrazionalità e pesantezze, darle nuove possibilità (…); se si innesta sull’antilingua ne subirà immediatamente il contagio mortale e anche i termini ‘tecnologici’ si tingeranno del colore del nulla.”

    “L’italiano da un pezzo sta morendo — denunciava lo scrittore — “e sopravviverà soltanto se riuscirà a inventare una lingua strumentalmente moderna; ma non è detto che, al punto in cui è, riesca ancora a farcela.”

    Come è andata a finire?

    Le acute intuizioni di Pasolini, accolte dagli intellettuali e dai linguisti di allora “con un coro di fischi” – per citare Claudio Marazzini – si sono rivelate profetiche. Ormai tutti sono concordi nel rilevare che le principali innovazioni lessicali arrivano dagli ambiti di settore e della tecnologia, ma se negli anni Sessanta i centri di irradiazione della lingua erano le città del nord, oggi si sono spostati al di fuori del Paese, e il lessico ci arriva d’oltreoceano direttamente in inglese: i fiaschi di vino e le bottiglierie hanno ceduto il posto a nuove forme di packaging per i nuovi Wine Bar e per il settore del Food che rappresenta un asset portante del Made in Italy (insieme a un altro Must: quello dell’italian design); il nuovo linguaggio tecnologico non è più fatto dai nativi italiani, che si limitano a importare e a ripetere le cose e i concetti presi direttamente dall’anglosfera, legittimandone l’uso senza volerli o saperli tradurre, adattare o reinventare nella nostra lingua. E mentre i dialetti – seppur ancora vivi in alcune regioni – hanno perso terreno e in alcune aree (per esempio a Milano) sono scomparsi, più che con le lingue straniere l’italiano si sta confrontando quasi esclusivamente con l’angloamericano, che lo sta facendo regredire.

    Quanto all’antilingua, non è diventata un modello che si è esteso fuori dai propri ambiti di settore, ma – come temeva Calvino – negli anni Duemila il nuovo linguaggio tecnologico anglicizzato si sta sempre più inserendo nell’antilingua, più che nella lingua.

    Il “Gas” e il “Tubolario”

    All’inizio degli anni Ottanta, due illustri professori ormai scomparsi – l’epidemiologo Pierluigi Morosini dell’Istituto Superiore di Sanità e l’esperto di statistica Marco Marchi dell’Università di Pisa – avevano condotto degli studi sul linguaggio poco trasparente dei piani sanitari che circolavano in quegli anni. E avevano raccolto e analizzato una serie interminabile di frasi stereotipate, generiche e astratte che a quei tempi caratterizzavano non solo i documenti della burocrazia tecnica del settore, ma più in generale anche il modo di esprimersi tipico del politichese, del sindacalese o dell’aziendalese degli anni Settanta. In modo colto e provocatorio – agganciandosi agli esperimenti della letteratura combinatoria o potenziale di autori patafisici come Raymond Queneau (e in parte anche Calvino), in seguito sfociata in giochi di scrittura automatica – provarono a utilizzare una serie di parti astruse ricavate dalle direttive di ambito sanitario per costruire un “Generatore Automatico di piani Sanitari” (Gas) formato da tasselli che si potevano combinare tra loro in ogni modo per dare vita a delle frasi strutturalmente corrette ma prive di ogni significato concreto, per esempio:

    Il metodo partecipativo / presuppone / la puntuale corrispondenza fra obiettivi istituzionali e risorse / con criteri non dirigistici / fattualizzando e concretizzando / nel contesto di un sistema integrato / un indispensabile salto di qualità.

    Ogni elemento poteva essere sostituito da altre nove varianti intercambiabili, e attraverso delle ricombinazioni casuali si potevano ottenere milioni di frasi incomprensibili. L’idea era allora stata sviluppata attraverso una semplice tabella, in cui era il lettore a leggere i moduli nell’ordine che preferiva. Ebbe comunque un grandissimo successo, e nel 1982 ne fu ricavato un gioco immesso sul mercato dalla ditta Sebino, il “Tubolario”, che era appunto un tubo segmentato che permetteva di ruotare gli elementi di ogni frase combinandoli in tutti i modi manualmente. Ne furono realizzate tre versioni dedicate rispettivamente al linguaggio della politica, dello sport e dell’amore. La notizia dell’esperimento fu addirittura ripresa in prima pagina sul Corriere della Sera in articolo intitolato “10 milioni di frasi inutili”.

    Dall’antilingua all’itanglese

    A quei tempi l’astrusità comunicativa si poggiava ancora sull’italiano, ma oggi è l’inglesorum a incarnare lo stesso modello. Se Calvino si rammaricava del fatto che “avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano e pensano nell’antilingua” e denunciava come ogni giorno “centinaia di migliaia di nostri concittadini” traducessero mentalmente la lingua italiana in questa “lingua inesistente”, oggi i piani sanitari, ma anche della scuola e delle istituzioni guardano all’inglese e si esprimono sempre più spesso in un gergo che si può chiamare “itanglese”. L’italiano, dunque, invece di essere capace di “inventare una lingua strumentalmente moderna” si sta rinnovando attraverso la sua ibridazione con la lingua delle multinazionali, più che della “perfida Albione”.

    In un pezzo su Il fatto quotidiano (10 agosto 2025) intitolato “Inglesorum: la neolingua dei grattacielisti milanesi”, Daniela Ranieri ne ha messo in risalto soprattutto l’aspetto edulcorante e allo stesso tempo manipolatorio: “Si sa: quando ci vogliono infinocchiare, i cosiddetti governanti usano l’inglese (‘Jobs act’, ‘Flattax’)”. Ma anche il presidente onorario della Crusca Marazzini ha evidenziato che oggi è l’inglese a svolgere la vecchia funzione del burocatichese: “Basta scorrere i vari comunicati in cui si è discusso l’uso di termini come hot spot, voluntary desclosure, stepchild adoption, whistleblower, home restaurant, caregiver, revenge porn, data breach, compliance, booster e via dicendo. (…) C’è dunque chi coltiva amorevolmente gli anglismi in una miscela di oscurità burocratica, come comodo moltiplicatore di pseudoconcetti che arricchiscono il vaniloquio retorico ammantato di esibita tecnocrazia (“Ecologia degli idiomi nazionali: sostenibilità delle lingue e salute dell’italiano” in L’italiano e la sostenibilità, a cura di Biffi, Dell’Anna, Gualdo, goWare, Firenze 2023, pp. 166-167).
    E così, proprio mentre il fenomeno della scrittura automatica sta ormai esplodendo attraverso le nuove modalità tecnologiche della cosiddetta intelligenza artificiale ribattezzata AI invece di IA, ho voluto provare ad aggiornare il vecchio “Gas” di Marchi e Morosini, che non è più rappresentativo del modo di “uccidere la lingua” dei tempi del Tubolario. Ho allora cercato di dare vita a un nuovo “Generatore di itanglese Corporate” in grado di esprimere in modo più moderno la confluenza nell’antilingua del linguaggio tecnologico anglicizzato, come temeva Calvino.

    Il “Generatore automatico di itanglese Corporate”

    Con qualche titubanza, e non senza emozione, voglio perciò presentare a tutti questo preziosissimo strumento in cui la “stupidità artificiale” riesce finalmente a eguagliare quella umana (o per lo meno italiana). Credo possa costituire una risorsa imprescindibile – informatizzata grazie ai potenzi mezzi messi a disposizione da Italofonia.info – in grado di dare vita a 7 milioni di “testi alla cock”, come si potrebbe definirli con ironico disprezzo. Si possono generare a caso automaticamente (se preferite: attraverso una randomizzazione Writing Machine Generated) e si possono copia-incollare e riutilizzare per una nuova comunicazione english based al passo con i tempi. Per esempio:

    Mediante l’analisi dei case history, un endorser di un’azienda leader deve saper scegliere, evitando ogni possibile misunderstanding, il processo di mentoring del proprio staff elaborando con un approccio multitasking il business di qualsiasi competitor, avvalendosi quando serve di appositi hub dedicati al customer care.

    CLICCA QUI PER CONSULTARE IL GENERATORE AUTOMATICO DI ITANGLESE CORPORATE!

    Buon divertimento.

    #anglicismiNellItaliano #antilingua #generatoreAutomaticoDiItanglese #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano

  2. Diciamolo in italiano @diciamoloinitaliano.wordpress.com@diciamoloinitaliano.wordpress.com ·

    In Italia gli anglicismi avanzano, mentre in Francia esplodono le denunce

    Di Antonio Zoppetti

    L’altro giorno leggevo che la Carta acquisti destinata alle fasce sociali deboli, ma più nota come “social card”, è stata reintrodotta con il nome di “Carta dedicata a te”, il che non impedisce ai giornalisti di “sintetizzare il concetto” attraverso l’inglese, anche quando cozza con l’immagine che raffigura una tessera in italiano, che comunque è messo in secondo piano, sfumato o semplicemente cancellato come se non esistesse.

    Questo modo di dare le notizie, invece di produrre un effetto estraniante e suscitare delle reazioni infastidite, ha ormai subito un processo di normalizzazione, in una cultura – che ho definito appunto “coloniale” – dove sempre più concetti e oggetti si esprimono nella lingua superiore dell’anglosfera.

    Perciò, davanti ai gatticidi – visto che i killer hanno sostituito gli assassini – si parla di un ipotetico serial killer dei gatti di Cogne che per essere catturato avrebbe bisogno di un profiler.

    La lingua dei mezzi di informazione, che un tempo – quando le masse erano ancora in gran parte dialettofone – ha contribuito enormemente a unificare l’italiano, oggi lo sta invece anglicizzando. La conseguenza è che questo stilema linguistico anglomane normalizzato si estende, viene preso come modello, ripetuto e interiorizzato anche dalla gente in un processo di assuefazione. E così accade che qualcuno preferisca chiamare il proprio gatto con un nome in inglese – Joy – perché siamo ormai in presenza di una “diglossia lessicale” dove tutto ciò che suona in inglese è più solenne, moderno e preferibile a cominciare dal “profiler”.

    L’insostituibile e innovativo concetto di profiler

    Chi diamine è un “profiler”? Perché non parliamo di “profilatore”?

    La premessa è che dal 2000 al 2006 è andata in onda sulla Rai una serie intitolata Profiler, affiancata da un’espressione italiana (Intuizioni mortali) secondo la logica che dagli anni Novanta si è imposta anche al cinema. Le multinazionali statunitensi esportano i propri prodotti con denominazioni inglesi intoccabili a partire dai titoli dei film (dunque siamo passati da Guerre stellari a Star Wars, dall’Uomo Ragno a Spiderman, dal Monopoli al Monopoly). Questa espansione dell’inglese dei mercati ha da tempo portato a utilizzare l’inglese per denominare qualunque ruolo professionale o carica lavorativa (dai manager sino ai pet sitter), in una più ampia anglicizzazione delle funzioni e dei processi del settore (outsourcing, joint venture, part time…). Dunque, lo psicologo criminale che ha il compito di individuare un profilo psicologico di chi commette un delitto diviene profiler, che inizialmente si introduce e diviene popolare attraverso l’intrattenimento televisivo, e poi si emula nella realtà attraverso una compiaciuta alberto-sordità che ci spinge a voler fare gli americani. Profiler finisce dunque per ricavarsi un significato tecnico legato alla criminologia assente nell’inglese (dove profiler è un generico disegnatore di profili oppure una macchina sagomatrice). In questo contesto, l’esperto “inviato da fuori” – cioè il deus ex machina che ci proviene dall’anglosfera – si esprime con i concetti di quella lingua, e guai a tradurli! Non avrebbero la stessa portata, e la prima cosa da fare, davanti all’inglese incipiente è quello di difenderne l’autonomia, nel tentativo di dimostrare che esprime qualcosa di diverso dall’italiano: profiler (sott. criminale) non è proprio come profilatore (criminale).

    Per comprendere come agiscono i serial killer dell’italiano basta leggere il blog di un’università italiana che ci spiega come stanno le cose (e ci educa) in una guida pratica per diventare “profiler”:

    Se sei uno studente appassionato di giustizia penale e sei affascinato dalla risoluzione di casi complessi, potresti aver sentito parlare della figura del profiler criminale. (…) È fondamentale distinguere tra profilo criminale strumento investigativo e la figura del criminologo. Il criminologo studia le cause sociali, psicologiche e culturali del crimine, mentre il profiler si concentra su raccogliere indizi sulla scena del crimine, le tracce forensi e la dinamica del reato per ricostruire il profilo psicologico dell’autore e orientare le indagini. (…) Diventare un profiler criminale richiede un percorso di specializzazione ben preciso. Tuttavia, è importante sottolineare che in Italia la figura del criminal profiler non è ancora inquadrata ufficialmente.

    Da notare che non c’è alcuno sforzo di chiamare le cose in italiano, profiler è introdotto senza alternative, come qualcosa di necessario, e accanto alla forma ibrida (profiler criminale) viene introdotta anche la variante inglese completa con inversione sintattica (criminal profiler). Si chiama così. Punto.

    Sarebbe però interessante avere un profiler linguistico che analizzi il profilo psicologico malato di chi concepisce certe idiozie che sembrano sgorgare dalla scrittura di un’intelligenza artificiale (denominata AI invece di IA, of course).

    In Italia – si legge nell’articolo – il “criminal profiler” non è ancora una realtà, e dietro quell’ancora c’è una ben precisa visione di un’italietta arretrata rispetto a quella americana; ma verrà il giorno che anche noi primitivi ci evolveremo e finalmente anche da noi ci sarà un esercito di criminal profiler con le loro insostituibili competenze che derivano dal chiamare le cose in inglese.

    Il paradosso comunicativo di una simile propaganda è che mentre il criminal profiler è venduto come un traguardo che comprende “pattern e motivazioni attraverso le tecniche del criminal profiling” e del “profiling psiologico” (“profilazione” non è una parola contemplata), non esiste una laurea specifica in criminal profiling, dunque non resta che intraprendere un percorso in “Laurea in Psicologia Forense o in Giurisprudenza” per poi specializzarsi “con master criminologia online, corso criminal profiling o master in criminologia.”

    Insomma, tocca ancora ricorrere alle risorse italiane per aspirare a definirsi con un concetto in inglese.

    Il pezzo si conclude con la spassosa indicazione di come diventare profiler dell’Fbi, uno sbocco occupazionale che – come è noto a tutti – rappresenta un’opportunità tra le più gettonate per gli studenti italiani formati a spese nostre che genereranno ricchezze per i Paesi che se li accaparreranno nella cosiddetta fuga dei cervelli.

    Colpisce che una simile comunicazione di un ateneo italiano sia caratterizzata da queste baggianate. Colpisce soprattutto lo stile semplice e lineare nel formare il periodo, che ricorda molto quello dei pensierini dei bambini delle elementari, che assurge invece a esprimere qualcosa di più complesso solo attraverso i paroloni in inglese.

    Questo comunque – che piaccia o meno – è il nuovo “italiano”.

    L’anglicizzazione è un fenomeno mondiale

    Tullio De Mauro – dopo aver passato una vita a negare che l’itanglese fosse un problema (cfr. “Gli anglicismi? No problem, my dear”) – nel 2016 si è dovuto ricredere davanti ai nuovi dati, e ha cambiato prospettiva arrivando ad ammettere che siamo ormai in presenza di un vero e proprio “tsunami anglicus” che sta travolgendo non solo l’italiano, visto che il fenomeno è planetario.

    Gli anglicismi sono l’effetto collaterale della globalizzazione che esporta l’inglese come lingua internazionale dei mercati, come ho provato a ricostruire in un libro che analizza il caso italiano. Ma a colonizzare il mondo con la terminologia e il lessico d’oltreoceano non c’è in gioco solo il globalese delle multinazionali e la supremazia culturale, economica e sociale degli Stati Uniti. Queste enormi pressioni esterne si confrontano con le pressioni interne legate alle lingue locali che nei singoli Paesi arginano questo fenomeno.

    In Italia purtroppo, le pressioni interne della nostra classe dirigente – dalla politica alla cultura, dalla scienza alla tecnica – puntano al prestigio dell’inglese e dunque agevolano questo processo, invece di frenarlo.

    E noi cittadini cosa possiamo fare davanti a questo scempio, a parte brontolare? Niente. Siamo in balia di questa newlingua di classe, un ibrido traboccante di orgoglioso inglese con cui si educano i nuovi italiani, spesso dall’alto, e spesso in modo istituzionale, a partire dal governo, dalle Poste italiane, dalle Ferrovie dello stato, dagli atenei universitari…

    Non possiamo che guardare questo scempio infastiditi e impotenti, mentre ci sono linguisti che invece di deprecare tutto ciò, negano che l’interferenza dell’inglese sia preoccupante senza addurre motivazioni plausibili, e brindano alla modernità di questo nuovo inglese coloniale, che chiamano internazionale, come si brindava sul Titanic.

    In Francia, invece, esistono delle leggi che tutelano il francese e i francesi, e nel linguaggio istituzionale e ufficiale è vietato usare parole straniere (anche se queste si declinano quasi sempre con l’angloamericano). Naturalmente l’anglomania e gli anglicismi impazzano anche lì, ma il fenomeno è attenuato a partire dai giornali, mentre l’Académie française (come la Real Academia Española del resto) stigmatizza le parole inglesi e crea alternative autoctone che diffonde, e che spesso sono recepite anche dai giornali, in un contesto politico che tutela i cittadini e la trasparenza della comunicazione. E così esistono commissioni per l’arrecchimento del francese e banche terminologiche ufficiali che traducono ogni tecnicismo, per cui il ricorso all’inglese diventa una scelta espressiva sociolonguistica e non una necessità, come da noi.

    Le oltre 90 denunce di Daniel De Poli e dell’associazione Francophonie Avenir

    In Francia, davanti all’anglicizzazione è possibile intervenire da un punto di vista legale, e fare causa agli enti che non rispettano le leggi. Come fa Daniel De Poli che mi ha segnalato la sua nuova “rivoluzione francese” sul piano della lingua.

    Membro dell’associazione per la difesa della lingua francese Francophonie Avenir, tra giugno e luglio scorsi, Daniel ha dato vita a una delle più massicce e sistematiche operazioni di denuncia mai realizzate, inoltrando ben 90 lettere destinate alle università, alla Corte di Cassazione, al consiglio di Stato e a tutti gli enti pubblici francesi – compreso trenitalia.fr – che utilizzano illegalmente gli anglicismi che sulla carta dovrebbero invece evitare. Chi vuol vedere quello che sta facendo, può consultare la pagine dell’associazione che raccoglie tutti i Ricorsi amichevoli presso università e collettività; ma decine e decine di altre lettere – mi scrive – sono in preparazione e a tutte queste seguiranno i ricorsi in tribunale veri e propri, se non sortiranno effetti.

    “La cosa importante da ricordare è che solo un’azione legale può produrre risultati nella lotta contro gli anglicismi” mi ha spiegato. “Se si inviano semplici lettere di protesta, spesso non succede nulla. Ma davanti al rischio di un’azione legale, i lupi si fanno agnelli e di solito provvedono a eliminare gli anglicismi. Per gli altri che non si adeguano, invece, saranno i tribunali a imporre loro di conformarsi e a multarli.”

    Questa linea sta funzionando, e Daniel è stato definito da Le Figaro “il cacciatore di anglicismi che è diventato il benevolo terrore della stampa francofona”. L’agguerrito contrattacco all’anglomania ha già portato a molte condanne, come quella dell’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine di cui ho già riferito in passato, o quella dell’Università di Bordeaux condannata lo scorso dicembre per l’uso di anglicismi nella sua segnaletica (un elenco di tutte altre condanne è disponibile sul sito di Francophonie Avenir).

    Questi ricorsi legali non solo portano all’eliminazione dei singoli anglicismi illeciti, ma finiscono con il creare un clima culturale in antitesi a quello anglomane, in una stigmatizzazione del “franglais”, visto che il problema non sono i singoli anglicismi, ma l’anglomania da cui scaturiscono. Dunque in Francia davanti all’anglicizzazione esiste – ed è possibile – una resistenza, mentre in Italia ci sono solo i “collaborazionisti” – per riprendere le parole del filosofo francese Michel Serres – della dittatura dell’inglese; e l’itanglese prospera proprio a partire dal linguaggio istituzionale.

    #anglicismiNelFrancese #anglicismiNellItaliano #francese #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #politicaLinguistica #rassegnaStampa

  3. I contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani

    Come ha sottolineato Mary Ellen Reese, nonostante «le attività della Chiesa cattolica costituiscano uno dei fili rossi alla base degli intrecci della storia dello spionaggio», il ruolo del Vaticano durante la “guerra di spie” del secondo dopoguerra è quasi impossibile da ricostruire <460. Certo è, tuttavia, che la Santa Sede era attivamente coinvolta nella battaglia anticomunista sin dall’inizio. Già nel ’43 Pio XII si era mostrato «turbato dai successi militari dei russi» e «angosciato anzitutto dalla minaccia bolscevica» <461, un atteggiamento che avrebbe poi reso il Vaticano, durante la guerra fredda, una sorta di “avamposto” simbolico della cristianità cattolica in lotta contro l’ateismo di stampo sovietico. Per i servizi segreti occidentali, di conseguenza, la Santa Sede avrebbe costituito un legame imprescindibile e, come si vedrà, anche l’ODEUM Roma avrebbe investito quantità non indifferenti di tempo ed energia nella costituzione di legami con ambienti vicini al Santo Padre.
    L’ODEUM Roma e i legami con esponenti del clero cattolico
    “Im Falle eines Ablebens des Papstes so wäre unter den augenblicklichen Verhältnissen das konklave [sic.] aus zwanzig italienischen und vierunddreissig ausländischen Kardinälen zusammengesetzt. Diese Zusammensetzung würde bei der Papstwahl die Wahl eines Ausländers vermuten lassen. In einem solchen Falle neigen wir eher dazu den Angehörigen eines grossen Landes, zum Beispiel Amerikas, auszuschliessen […]. Als „Arbeitshypothese“ […] würden wir bei einer etwaigen Papstwahl mit einem Angehörigen einer kleinen Nation, die kein wesentliches Gewicht auf der internationalen Ebene besitzt, rechnen können. Sicher würde eine solche Entwicklung in Italien Unmut und Trauer auslösen”. <462
    Con queste parole Johannes [Gehlen] avrebbe chiuso il suo report del ‘50 sulle previsioni di eventuali future elezioni papali, secondo le stime dell’ODEUM Roma. Nel 1958, con la morte di Eugenio Pacelli e l’elezione al soglio pontificio dell’italiano Angelo Giuseppe Roncalli, si sarebbe dimostrata l’erroneità delle su citate valutazioni di Johannes <463. È in qualche modo sconcertante la suddetta affermazione dell’ex fisico nucleare, soprattutto alla luce delle sue presunte ampie e abituali frequentazioni con alcuni ambienti vaticani, delle quali si parlerà a breve, e le quali sembrerebbero indicare una certa base di conoscenza della tradizione di elezione di papi italiani. Come hanno sottolineato anche Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, i contatti con la Santa Sede sarebbero stati di grande importanza per l’Organisation Gehlen e per la CIA per due motivi in particolare. Innanzitutto presso il Vaticano giungevano quotidianamente notizie da ogni angolo della terra, utili ai servizi segreti degli stati occidentali. In secondo luogo, il sostegno di certi ambienti vaticani avrebbe, da una parte, facilitato eventuali future collaborazioni con servizi d’intelligence occidentali di stati di forte impronta cattolica, mentre, dall’altra, si sarebbe rivelato utile nella lotta contro i paesi sotto influenza sovietica e di stampo ateo <464. Quali erano quindi i contatti grazie a cui Johannes e il suo gruppo avrebbero analizzato le politiche della Santa Sede? E si può parlare di una vera e propria collaborazione, anche in senso spionistico, tra l’Organisation Gehlen e certi ambienti vaticani, attraverso l’ODEUM Roma?
    Lo SMOM e Willy Friede come “artefici” dei primi contatti con gli ambienti vaticani
    Per scoprire a quando risalgono i primi contatti di Johannes con gli ambienti vaticani, bisogna guardare innanzitutto al periodo da lui trascorso negli ambienti dello SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] a fianco a von Thun-Hohenstein. Come è stato detto in precedenza, l’ex fisico nucleare si era riavvicinato a von Thun-Hohenstein, un suo amico di vecchia data, già nel biennio ’46-’47, quindi poco dopo il proprio rientro in Italia. Grazie alla mediazione del conte altoatesino, Johannes sarebbe quindi dapprima stato inserito, come si è visto, a titolo volontario all’interno di alcune commissioni dell’Ordine nel ’47 e poi, a partire dal ’48, avrebbe funto come addetto alla Segreteria particolare di von Thun-Hohenstein e come assistente privato di quest’ultimo. È stato dimostrato in precedenza che tali attività avrebbero costituito una mera copertura per l’operato d’intelligence dell’ex fisico nucleare, copertura che gli avrebbe anche permesso di tessere i primi contatti con gli ambienti vaticani.
    Tali primi contatti, come dimostrano i report inviati da Johannes al fratello [Reinhard Gehlen], avrebbero compreso anche quello con il barone Stanislao Pecci, plenipotenziario dello SMOM presso il Vaticano. Tuttavia eventuali speranze di tessere forti e fruttuosi legami con il Vaticano tramite Pecci sarebbero presto andate deluse. Secondo l’ex fisico nucleare, Pecci era «del tutto inutile come fonte d’informazione sia per Ferdinand [von Thun-Hohenstein] che per me, in quanto gli mancano le capacità necessarie» <465. Inoltre il barone, come già ricordato, era considerato la guida del cosiddetto “partito d’opposizione” che riuniva gli antagonisti di von Thun-Hohenstein di via Condotti, circostanza che avrebbe reso una collaborazione tra Pecci e Johannes impossibile <466. Tuttavia lo SMOM avrebbe offerto anche altre possibilità all’ex fisico nucleare, non tanto rispetto alla costituzione di legami con la Santa Sede, ma piuttosto per quanto riguarda la raccolta di informazioni e un’analisi di quest’ultima. Infatti, in qualità di addetto e responsabile della segreteria particolare di von Thun-Hohenstein, Johannes avrebbe avuto, a suo dire, accesso a gran parte della documentazione disponibile concernente i contatti tra lo SMOM e il Vaticano <467. È allora lecito supporre che molte informazioni riguardanti la Santa Sede e mandate dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach [cittadina dove era situata la sede dei servizi segreti della Germania Ovest] tra il ’48 e il ’49 si sarebbero almeno parzialmente basate sulle carte conservate e gestite presso la suddetta segreteria.
    Accanto ai succitati sbocchi che lo SMOM avrebbe offerto a Johannes per avvicinarsi agli ambienti vaticani o, almeno, di raccogliere informazioni utili ai fini d’intelligence su questi ultimi, si sarebbe rivelata fondamentale la mediazione di Willy Friede. Quest’ultimo, come è stato detto in precedenza, si era legato a figure del clero romano già prima di iniziare, a partire dal ’48, a collaborare con Johannes e il suo nascente gruppo spionistico. Infatti un documento BND lo descrive come «consulente e funzionario dei Gesuiti», senza però chiarire i dettagli di questa presunta attività di Friede per il suddetto Ordine religioso <468. Il nuovo membro dell’ODEUM Roma era in ottimi rapporti con vari esponenti gesuiti e, se si vuole prestare fede a quanto affermato dai documenti della CIA, Friede sarebbe addirittura stato il vero artefice di tutti legami più importanti dell’ODEUM Roma con il Vaticano <469. Inoltre, seppur in misura minore rispetto a Friede, anche Guignot e von Fransecky avrebbero contribuito ad ampliare la rete di contatti del gruppo romano con gli ambienti vaticani. Così, ad esempio, è provato che Guignot si occupasse della raccolta d’informazioni sul conto di vari membri del clero francese470, oltre al fatto che si fosse recato varie volte in Vaticano a scopi non meglio specificati <471. Infine Guignot sembra essere stato in contatto con il cardinale francese Eugène Tisserant, decano del collegio cardinalizio e successivamente archivista e bibliotecario della Santa Romana Chiesa <472. Von Fransecky, da parte sua, coltivava rapporti con il già citato Sigismund von Braun, influente ex legato d’ambasciata del Terzo Reich presso la Santa Sede e futuro diplomatico della RFT.
    Grazie a questi due “canali”, lo SMOM, da una parte, e i membri dell’ODEUM Roma dall’altra, nel ’50 Johannes era ormai riuscito a costruirsi una serie di contatti con gli ambienti vaticani, come dimostra un documento risalente al maggio dello stesso anno. Stando a quanto affermato dall’ex fisico nucleare, l’ODEUM Roma si era messo in contatto, fra gli altri, con rappresentanti della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, fra cui Bruno Wüstenberg, allora impiegato presso l’ufficio responsabile delle relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Federale Tedesca <473. Un ulteriore contatto citato nel documento è monsignor Karl Bayer <474, membro della Commissione di Assistenza papale per prigionieri di guerra tedeschi in Italia e futuro Segretario generale della Caritas Internationalis, oltre a collaboratore della già citata rete di Hudal e Rauff presso il Collegio Teutonico <475.
    Anche se i contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani sembrano essere dunque stati numerosi, è tuttavia difficile stabilire quanti di essi risalgano davvero alla mediazione di Johannes. Un indizio a tal proposito offre un ulteriore documento del BND [servizio segreto della Germania Federale], in cui viene citato un passaggio, tratto da un curriculum redatto da Johannes nel ’51, che getta luce sui legami del capo dell’ODEUM Roma con ambienti vaticani:
    “Es scheint erwähnenswert, daß gelegentlich einer apostolischen Visitation im Orden 1950 der vom Heiligen Vater beauftragte Apostolische Visitator, Erzbischof Ilario Alcini, mir nach Abschluß der Visitation persönlich mitteilte, daß sein Bericht an den Heiligen Vater meine Person und die geleistete Arbeit anerkennend erwähnt […] und auch auf das Kuriosum hinweise, daß hier ein Protestant in der Behandlung heikeler [sic.] innerkatholischer Interessen mit behutsamem Takt und in einem rein katholischen Sinne vorgegangen sei” <476.
    Anche se non emerge dal documento per quale precisa ragione l’arcivescovo Alcini avrebbe dovuto menzionare Johannes e il suo impiego al servizio di von Thun-Hohenstein in un report del 1950, successivo, quindi, all’allontanamento dell’ex fisico nucleare dallo SMOM, si potrebbe supporre quale forte impatto positivo il “report Alcini”, sottoposto al papa in persona, avrebbe avuto sui rapporti tra l’ODEUM Roma e il Vaticano. Di ciò sembra essere stato consapevole anche l’autore del succitato documento, il quale, dopo aver citato l’appena menzionato passaggio del curriculum di Johannes del ’51, annota: «Detto ciò, diventa chiaro come il protestante Dr. Gehlen si sia procurato i contatti col Vaticano» <477.
    [NOTE]
    460 M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
    461 Segretissimo Rapporto dell’Ufficio Esteri dell’ambasciata tedesca di Bruxelles, 23 febbraio 1943, in N. Tranfaglia, La “Santissima Trinità”. Mafia, Vaticano e servizi segreti all’assalto dell’Italia 1943-1947, Bompiani, Milano 2011, p. 5.
    462 Wolken über dem Throne Petri, Johannes Gehlen, 17 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 025. Nel caso di un decesso del papa, nelle condizioni attuali il Conclave sarebbe composto da venti cardinali italiani e trentaquattro cardinali stranieri. Tale composizione lascerebbe supporre l’elezione di uno straniero nelle prossime elezioni papali. In tal caso tenderemmo piuttosto ad escludere l’elezione di un candidato appartenente a una qualche nazione grande, come l’America […]. Come “ipotesi di lavoro” […] potremmo piuttosto prevedere, nel caso di eventuali elezioni papali, la nomina di un candidato appartenente a una nazione piccola, priva di un peso determinante a livello internazionale. Un tale sviluppo sarebbe certamente in Italia causa di malcontento e dispiacere.
    463 Ibidem.
    464 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 59-60.
    465 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
    466 Ibidem.
    467 Bericht N° 19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079.
    468 Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
    469 Control Form Willy Heinrich Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, cartella Friede, Willy Heinrich, doc. 004.
    470 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, allegato a Bericht N° 10, 13 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
    471 Note de frais pour le bien de l’Ordre, Guignot, 18 luglio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 622.
    472 Subject: Rome Group, Reinhard Gehlen a James Critchfield, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000123.
    473 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 119.
    474 Ibidem.
    475 E. Klee, Persilscheine und falsche Pässe, cit., pp. 27-28.
    476 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507. Sembra degno di nota che, in occasione di una visita apostolica presso l’Ordine nel 1950, l’arcivescovo Ilario Alcini, visitatore apostolico nominato dal Santo Padre, alla fine della visita mi abbia riferito personalmente che il suo resoconto indirizzato al Santo Padre menzioni con apprezzamento la mia persona e il lavoro da me svolto […], sottolineando anche la curiosa circostanza che in questo caso un protestante [Johannes fa riferimento a se stesso] abbia gestito delicate questioni interne al mondo cattolico con sensibile tatto e in un senso pienamente cattolico.
    477 Ibidem.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    #1943 #1949 #1950 #anticomunismo #CIA #Federale #FerdinandVonThunHohenstein #Germania #JohannesGehlen #Malta #ODEUM #ordine #OrganisationGehlen #Ovest #PioXII #Pullach #ReinhardGehlen #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #SigismundVonBraun #StanislaoPecci #Vaticano #WillyFriede

  4. Nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta

    Gli episodi appena analizzati – lo “scandalo SMOM” e le tensioni emerse in occasione della valutazione dell’Organisation Gehlen e del suo potenziale da parte della CIA – rappresentano senz’altro un “punto basso” nei primi anni della carriera di Johannes nel campo dell’intelligence. Per tutta l’estate di quell’anno, durante l’assenza del loro capo, il futuro dei restanti tre membri del gruppo romano, Guignot, von Fransecky e Friede, sarebbe restato appeso a un filo. Nel caso di Alix von Fransecky la sensazione di insicurezza era particolarmente forte: ella, al pari di Johannes, aveva perso il lavoro da segretaria presso lo SMOM dopo gli eventi del giugno 1949. Un documento dell’agosto dello stesso anno attesta inoltre che von Fransecky e gli altri membri dell’ODEUM Roma non avevano ricevuto nessun tipo di indicazione riguardo il da farsi durante l’assenza di Johannes, né erano stati informati sulla possibile data di rientro di quest’ultimo <272. La situazione economica, infine, sembrava aver reso le circostanze ancor più preoccupanti per i tre membri del gruppo, come scriveva Guignot in una lettera al suo capo nel settembre del ’49:
    “Ferner ist es unerlässlich, dass unsere materielle Situation genau festgelegt wird. Sie kennen besser als alle anderen unsere Lage. Es ist nun heute schon der 21. September und Alix und Friede haben noch nicht ihr Monatsgeld erhalten. Wir haben kaum leben können und sind am Ende unserer Kräfte seit einigen Tagen. Wir haben es nur dadurch geschafft, dass wir alles zusammen getan haben, was wir hatten. Diese Situation darf sich aber nicht mehr wiederholen” <273.
    È importante a questo punto rilevare che i documenti consultati non offrono alcuna delucidazione riguardo alle modalità di soluzione dell’appena citata situazione di stallo in cui l’ODEUM Roma si trovava nell’estate del ’49. Il documento “Tätigkeiten in Rom”, di cui si è parlato prima, risale chiaramente al periodo di assenza di Johannes dall’Italia e rispecchia le concrete difficoltà dell’ODEUM Roma durante il biennio ’47-’49, ma non si trovano carte che gettino luce sulle dinamiche successive. Certo è solo che l’ex fisico nucleare stava ancora in Germania a fine ottobre – da ormai tre mesi circa – aspettando direttive da parte di Pullach <274. Quando esattamente Johannes sia infine tornato a Roma non è facile stabilire, ma è probabile che ciò sia accaduto nel novembre del ’49 <275. La CIA aveva deciso di mantenere in vita l’ODEUM Roma sotto la guida di Johannes, probabilmente grazie all’ennesimo intervento di Reinhard a favore del fratello maggiore. Tuttavia i problemi dell’ex fisico nucleare erano lontani dall’essere finiti. Sullo sfondo degli eventi dell’anno passato, nella primavera del ’50, infatti, sarebbero arrivati importanti cambiamenti per il gruppo romano dell’Organisation Gehlen. Tuttavia per comprendere appieno gli eventi sia del ’49 che del ‘50 è necessario analizzare dapprima non solo l’attività dei singoli membri dell’ODEUM Roma, a partire dal ’48, ma anche alcuni elementi dei loro rapporti interpersonali.
    Come già detto, nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta attraverso il reclutamento dei tre membri del gruppo, Guignot, Friede e von Fransecky. Mentre da una parte i documenti dimostrano come questi tre personaggi abbiano di fatto costituito la base operativa del gruppo romano, non risulta però d’altra parte altrettanto facile stabilire il loro preciso inquadramento e le loro funzioni. Innanzitutto è da mettere in evidenza il carattere eterogeneo del gruppo stesso. Mentre Guignot proveniva da un contesto spionistico-militare, grazie al servizio svolto agli ordini di Petain, Friede e von Fransecky non erano qualificabili come esponenti del mondo dell’intelligence, almeno in senso stretto. Inoltre, mentre l’ex Jugendführer e la giovane aristocratica erano entrambi cittadini tedeschi finiti in un modo o nell’altro a Roma, il legame di Guignot con la Germania si era venuto a costituire grazie alla sua attività collaborazionista durante la guerra. Tuttavia era probabilmente proprio questa eterogeneità dell’ODEUM Roma ad aver convinto Johannes del potenziale del suo gruppo: la Roma del secondo dopoguerra era una vera e propria “capitale delle spie” che brulicava di agenti dei più diversi servizi segreti, di avventurieri e mercenari; un ambiente, in breve, che richiedeva caratteristiche specifiche da parte di chi intendeva sfruttarlo a scopi spionistici. Il carattere plurinazionale e multilinguistico del gruppo sembrava, in tal senso, promettente. Come avrebbe allora Johannes gestito la divisione dei compiti fra i suoi tre dipendenti? E come si sarebbe configurata la gerarchia interna tra i singoli membri? Un documento del ’49 riesce a fare un po’ di chiarezza a tal proposito. Si tratta di una lunga lettera di Johannes scritta al fratello Reinhard che comprende anche una lista delle relative paghe, per il mese di ottobre, di von Fransecky, Friede e Guignot. L’importo degli stipendi ricevuti lascia intravedere una certa “gerarchia”: mentre nel caso dei primi due l’importo risulta essere rispettivamente di 80 e 100 dollari americani, Guignot avrebbe ricevuto uno stipendio di ben 150 dollari, quasi il doppio di von Fransecky <276.
    Von Fransecky: un sostegno prezioso
    Per quanto riguarda l’attività svolta dalla giovane aristocratica tedesca per l’ODEUM Roma, ella, anche se ufficialmente impiegata come segretaria di Johannes <277, avrebbe comunque avuto un ruolo non indifferente nell’aiutare l’ex fisico nucleare ad allacciare dei rapporti con importanti esponenti della stampa, della politica e degli ambienti universitari tedeschi <278. Ciò emerge già con chiarezza se si considera che era probabilmente stata von Fransecky a presentare Johannes al proprio patrigno, il celebre archeologo tedesco Curtius. Inoltre, come già detto, la giovane aristocratica era stata ufficialmente assunta come segretaria presso la Segreteria Estera dello SMOM e avrebbe in tal modo assistito Johannes e von Thun-Hohenstein nella loro “missione”. Dopo il brusco allontanamento dei due uomini dallo SMOM, von Fransecky si sarebbe subito occupata di trovarsi una nuova attività di copertura. Grazie ai suoi eccellenti contatti con la comunità tedesca in Italia e con importanti esponenti dell’alta società nella RFT, infatti, ella «non avrebbe dovuto avere difficoltà a trovare un qualche impiego a Roma» <279. In effetti nell’autunno del ’49 von Fransecky, dietro approvazione di Johannes, stava ormai tentando di inserirsi nell’ambito del rinascente apparato estero della RFT in Italia <280. Oltre a una possibile posizione presso la futura ambasciata tedesca a Roma, stando a quanto riferito da Johannes, l’unico membro femminile dell’ODEUM Roma avrebbe avuto anche concrete possibilità di essere assunta dalla multinazionale statunitense Amexco (American Express Company) presso la sede romana di tale ditta <281. Inoltre sarebbe stato sempre attraverso il tramite di Alix von Fransecky, che, sempre nell’autunno del ’49, Johannes avrebbe tentato di procurarsi un’attività di copertura come giornalista presso il NWDR <282 (Nordwestdeutscher Rundfunk), la stazione radiofonica per la Germania nordoccidentale, vicenda che sarà analizzata più avanti <283.
    Nonostante siano scarsi gli indizi contenuti nelle carte del BND sul conto di von Fransecky, risulta comunque interessante l’analisi di una lettera da lei mandata nel ’50 a un certo “Giesecke”, la cui identità non è del tutto chiara, anche se sembra essere stato membro del rinascente corpo diplomatico tedesco-federale <284. La suddetta lettera scritta da von Fransecky, oltre al chiaro intento di mettersi a disposizione in vista dell’imminente processo di selezione del personale per la nuova ambasciata, contiene un dettaglio interessante, ovvero l’indicazione di essere in quel periodo impiegata «presso l’“International Tobacco Company”» e, inoltre, di avere un rapporto di collaborazione con esponenti della «International Correspondence for Press and Radio», entrambi con sede a Roma <285. Mentre appare logico perché von Fransecky non menzioni il proprio impiego presso l’Organisation Gehlen, è tuttavia interessante che ella afferma di star lavorando per le due succitate ditte, della cui esistenza non sembra esservi alcuna traccia. Non è stato infatti possibile trovare una qualche fonti che attesti la loro esistenza: una ricerca nel Reading Room della CIA e nei documenti messi a disposizione dal BND e dall’ACS non ha prodotto risultati per quanto riguarda sia l’International Tobacco Company che l’International Correspondence for Press and Radio. È a questo punto plausibile che si tratti di due ditte di copertura della CIA, messe a disposizione di von Fransecky per arricchire il proprio curriculum durante il periodo di ricerca lavoro. Accanto a ciò, dal succitato documento emergono altri due elementi di grande interesse. In primo luogo, lo sforzo fatto da von Fransecky per entrare a far parte dello staff della nuova ambasciata tedesco-federale in Italia conferma che ella non abbia svolto solamente le mansioni di una segretaria o impiegata d’ufficio. Il suo inserimento nell’ambiente diplomatico della RFT avrebbe comportato degli ovvi vantaggi per l’attività d’intelligence dell’ODEUM Roma e, senza dubbio, era questo aspetto a costituire una delle principali motivazioni. In secondo luogo, è interessante notare come l’indirizzo del mittente nel documento sia «Via Flaminia 357», ovvero l’indirizzo di residenza di Johannes e Agda Gehlen. Ciò sembra confermare quanto già detto prima, ovvero che il rapporto tra il capo dell’ODEUM Roma e la sua collaboratrice sia stato innanzitutto basato sull’amicizia. In generale, al di là del rapporto con Johannes, von Fransecky sembra aver svolto la funzione di “collante” dell’ODEUM Roma con la centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach, trasmettendo comunicazioni e note dall’uno all’altro e occupandosi degli aspetti organizzativi e logistici necessari per lo svolgimento dell’attività del gruppo. Inoltre ella inizialmente era l’unico membro dell’ODEUM Roma ad aver ricevuto una formazione nell’uso di inchiostro “invisibile” (la cosiddetta G-Tinte) <286.
    [NOTE]
    272 Meldung, Betr.: Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezueglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 agosto 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134.
    273 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    Inoltre è indispensabile che la nostra situazione materiale venga regolamentata in modo preciso. Lei conosce meglio di chiunque altro la nostra condizione. Ormai è già il 21 settembre e Alix e Friede ancora non hanno ricevuto il loro stipendio mensile. Siamo riusciti appena a sopravvivere e da alcuni giorni siamo allo sfinimento. Ce l’abbiamo solo fatta mettendo insieme tutto quello che avevamo. Questa situazione non deve però più ripetersi.
    274 Lettera di Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 25 ottobre 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 059.
    275 Nota su Avv. Carlo Miglioli, Rom, 8 novembre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000261.
    276 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    277 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
    278 Il duplice ruolo giocato da von Fransecky sia in ambito d’intelligence che come segretaria è dimostrato, fra gli altri, da un report scritto da Johannes, in cui si riferisce a lei come «mia informatrice», cfr. Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 1° gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 150.
    279 Aktennotiz über Rücksprache mit Ludwig Adam Grefen von Strachwitz am 28.7.1949, 29 luglio 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 404.
    280 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408; Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    281 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    282 Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    283 Per la vicenda Johannes-NWDR, che sarà trattata nel paragrafo 5.2., risulta essere illuminante in particolar modo una serie di documenti del BND, tutti risalenti al 1950, cfr. BND-Archiv, 220815, doc. 16, 17, 19, 37, 47.
    284 Lettera di Alix von Fransecky a “Fr. Giesecke”, 10 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 018.
    285 Ibidem.
    286 Aktennotiz über Einweisung Frl. F. am 21.3. und 1.4.49 im Clubhaus, 22 aprile 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000367.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    Nel portare avanti i propri programmi scientifici attraverso il reclutamento degli scienziati nazisti con missioni parallele simili a Paperclip <726, il JIOA [Joint Intelligence Objectives Agency] fu limitato con le nuove politiche della Germania Ovest e, soprattutto, con la normativa della NATO <727 e dei Paesi che amministravano la Germania.
    Lo stesso non accadde per la CIA in quanto facente parte dei servizi segreti aveva molta più libertà di azione e riusciva a non farsi condizionare dalle nuove normative in Germania. Così, quest’ultima continuò a reclutare gli agenti a scapito di Paperclip che, nel frattempo, modificò il suo nome in Defense Scientist Immigration Program (DEFSIP). Anche la CIA, poco a poco, iniziò a modificare la sua struttura come quando, per esempio, cedette l’Organizzazione Gehlen alla Germania Ovest sotto il cancelliere Konrad Herman Josef Adenauer che la rinominò BND (Bundesnachrichtendienst) <728. Ci sono, inoltre, dei documenti come quello della CIA del 1952 indirizzato all’OSI, in cui traspare preoccupazione che l’Operazione Paperclip potesse venire messa in pericolo dalla normativa NATO e dai negoziati con la Germania Ovest <729.
    [NOTE]
    727 Hunt L., Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, St. Martin’s Press – Thomas Dunne Books, New York, 1991, pag. 182
    728 Jacobsen, A. M., Operation Paperclip: the secret intelligence program that brought nazi scientists to America, Back Bay Books, New York, 2014, pag. 376
    729 CIA Digital Archives, Document Number (FOIA) /ESDN (CREST): 519cd81b993294098d5161a0, FOIA ERR, Special Collection, Nazi War Crimes Disclosure Act, 20 febbraio 1952
    Luca Mershed, L’Operazione Odessa e la diffusione del nazismo in Argentina e nelle Americhe, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Anno Accademico 2018-2019

    #1948 #1949 #1950 #AlixVonFransecky #BND #CIA #Federale #GTinte #Germania #JohannesGehlen #LucaMershed #ODEUM #OrganisationGehlen #Ovest #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi

  5. Nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta

    Gli episodi appena analizzati – lo “scandalo SMOM” e le tensioni emerse in occasione della valutazione dell’Organisation Gehlen e del suo potenziale da parte della CIA – rappresentano senz’altro un “punto basso” nei primi anni della carriera di Johannes nel campo dell’intelligence. Per tutta l’estate di quell’anno, durante l’assenza del loro capo, il futuro dei restanti tre membri del gruppo romano, Guignot, von Fransecky e Friede, sarebbe restato appeso a un filo. Nel caso di Alix von Fransecky la sensazione di insicurezza era particolarmente forte: ella, al pari di Johannes, aveva perso il lavoro da segretaria presso lo SMOM dopo gli eventi del giugno 1949. Un documento dell’agosto dello stesso anno attesta inoltre che von Fransecky e gli altri membri dell’ODEUM Roma non avevano ricevuto nessun tipo di indicazione riguardo il da farsi durante l’assenza di Johannes, né erano stati informati sulla possibile data di rientro di quest’ultimo <272. La situazione economica, infine, sembrava aver reso le circostanze ancor più preoccupanti per i tre membri del gruppo, come scriveva Guignot in una lettera al suo capo nel settembre del ’49:
    “Ferner ist es unerlässlich, dass unsere materielle Situation genau festgelegt wird. Sie kennen besser als alle anderen unsere Lage. Es ist nun heute schon der 21. September und Alix und Friede haben noch nicht ihr Monatsgeld erhalten. Wir haben kaum leben können und sind am Ende unserer Kräfte seit einigen Tagen. Wir haben es nur dadurch geschafft, dass wir alles zusammen getan haben, was wir hatten. Diese Situation darf sich aber nicht mehr wiederholen” <273.
    È importante a questo punto rilevare che i documenti consultati non offrono alcuna delucidazione riguardo alle modalità di soluzione dell’appena citata situazione di stallo in cui l’ODEUM Roma si trovava nell’estate del ’49. Il documento “Tätigkeiten in Rom”, di cui si è parlato prima, risale chiaramente al periodo di assenza di Johannes dall’Italia e rispecchia le concrete difficoltà dell’ODEUM Roma durante il biennio ’47-’49, ma non si trovano carte che gettino luce sulle dinamiche successive. Certo è solo che l’ex fisico nucleare stava ancora in Germania a fine ottobre – da ormai tre mesi circa – aspettando direttive da parte di Pullach <274. Quando esattamente Johannes sia infine tornato a Roma non è facile stabilire, ma è probabile che ciò sia accaduto nel novembre del ’49 <275. La CIA aveva deciso di mantenere in vita l’ODEUM Roma sotto la guida di Johannes, probabilmente grazie all’ennesimo intervento di Reinhard a favore del fratello maggiore. Tuttavia i problemi dell’ex fisico nucleare erano lontani dall’essere finiti. Sullo sfondo degli eventi dell’anno passato, nella primavera del ’50, infatti, sarebbero arrivati importanti cambiamenti per il gruppo romano dell’Organisation Gehlen. Tuttavia per comprendere appieno gli eventi sia del ’49 che del ‘50 è necessario analizzare dapprima non solo l’attività dei singoli membri dell’ODEUM Roma, a partire dal ’48, ma anche alcuni elementi dei loro rapporti interpersonali.
    Come già detto, nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta attraverso il reclutamento dei tre membri del gruppo, Guignot, Friede e von Fransecky. Mentre da una parte i documenti dimostrano come questi tre personaggi abbiano di fatto costituito la base operativa del gruppo romano, non risulta però d’altra parte altrettanto facile stabilire il loro preciso inquadramento e le loro funzioni. Innanzitutto è da mettere in evidenza il carattere eterogeneo del gruppo stesso. Mentre Guignot proveniva da un contesto spionistico-militare, grazie al servizio svolto agli ordini di Petain, Friede e von Fransecky non erano qualificabili come esponenti del mondo dell’intelligence, almeno in senso stretto. Inoltre, mentre l’ex Jugendführer e la giovane aristocratica erano entrambi cittadini tedeschi finiti in un modo o nell’altro a Roma, il legame di Guignot con la Germania si era venuto a costituire grazie alla sua attività collaborazionista durante la guerra. Tuttavia era probabilmente proprio questa eterogeneità dell’ODEUM Roma ad aver convinto Johannes del potenziale del suo gruppo: la Roma del secondo dopoguerra era una vera e propria “capitale delle spie” che brulicava di agenti dei più diversi servizi segreti, di avventurieri e mercenari; un ambiente, in breve, che richiedeva caratteristiche specifiche da parte di chi intendeva sfruttarlo a scopi spionistici. Il carattere plurinazionale e multilinguistico del gruppo sembrava, in tal senso, promettente. Come avrebbe allora Johannes gestito la divisione dei compiti fra i suoi tre dipendenti? E come si sarebbe configurata la gerarchia interna tra i singoli membri? Un documento del ’49 riesce a fare un po’ di chiarezza a tal proposito. Si tratta di una lunga lettera di Johannes scritta al fratello Reinhard che comprende anche una lista delle relative paghe, per il mese di ottobre, di von Fransecky, Friede e Guignot. L’importo degli stipendi ricevuti lascia intravedere una certa “gerarchia”: mentre nel caso dei primi due l’importo risulta essere rispettivamente di 80 e 100 dollari americani, Guignot avrebbe ricevuto uno stipendio di ben 150 dollari, quasi il doppio di von Fransecky <276.
    Von Fransecky: un sostegno prezioso
    Per quanto riguarda l’attività svolta dalla giovane aristocratica tedesca per l’ODEUM Roma, ella, anche se ufficialmente impiegata come segretaria di Johannes <277, avrebbe comunque avuto un ruolo non indifferente nell’aiutare l’ex fisico nucleare ad allacciare dei rapporti con importanti esponenti della stampa, della politica e degli ambienti universitari tedeschi <278. Ciò emerge già con chiarezza se si considera che era probabilmente stata von Fransecky a presentare Johannes al proprio patrigno, il celebre archeologo tedesco Curtius. Inoltre, come già detto, la giovane aristocratica era stata ufficialmente assunta come segretaria presso la Segreteria Estera dello SMOM e avrebbe in tal modo assistito Johannes e von Thun-Hohenstein nella loro “missione”. Dopo il brusco allontanamento dei due uomini dallo SMOM, von Fransecky si sarebbe subito occupata di trovarsi una nuova attività di copertura. Grazie ai suoi eccellenti contatti con la comunità tedesca in Italia e con importanti esponenti dell’alta società nella RFT, infatti, ella «non avrebbe dovuto avere difficoltà a trovare un qualche impiego a Roma» <279. In effetti nell’autunno del ’49 von Fransecky, dietro approvazione di Johannes, stava ormai tentando di inserirsi nell’ambito del rinascente apparato estero della RFT in Italia <280. Oltre a una possibile posizione presso la futura ambasciata tedesca a Roma, stando a quanto riferito da Johannes, l’unico membro femminile dell’ODEUM Roma avrebbe avuto anche concrete possibilità di essere assunta dalla multinazionale statunitense Amexco (American Express Company) presso la sede romana di tale ditta <281. Inoltre sarebbe stato sempre attraverso il tramite di Alix von Fransecky, che, sempre nell’autunno del ’49, Johannes avrebbe tentato di procurarsi un’attività di copertura come giornalista presso il NWDR <282 (Nordwestdeutscher Rundfunk), la stazione radiofonica per la Germania nordoccidentale, vicenda che sarà analizzata più avanti <283.
    Nonostante siano scarsi gli indizi contenuti nelle carte del BND sul conto di von Fransecky, risulta comunque interessante l’analisi di una lettera da lei mandata nel ’50 a un certo “Giesecke”, la cui identità non è del tutto chiara, anche se sembra essere stato membro del rinascente corpo diplomatico tedesco-federale <284. La suddetta lettera scritta da von Fransecky, oltre al chiaro intento di mettersi a disposizione in vista dell’imminente processo di selezione del personale per la nuova ambasciata, contiene un dettaglio interessante, ovvero l’indicazione di essere in quel periodo impiegata «presso l’“International Tobacco Company”» e, inoltre, di avere un rapporto di collaborazione con esponenti della «International Correspondence for Press and Radio», entrambi con sede a Roma <285. Mentre appare logico perché von Fransecky non menzioni il proprio impiego presso l’Organisation Gehlen, è tuttavia interessante che ella afferma di star lavorando per le due succitate ditte, della cui esistenza non sembra esservi alcuna traccia. Non è stato infatti possibile trovare una qualche fonti che attesti la loro esistenza: una ricerca nel Reading Room della CIA e nei documenti messi a disposizione dal BND e dall’ACS non ha prodotto risultati per quanto riguarda sia l’International Tobacco Company che l’International Correspondence for Press and Radio. È a questo punto plausibile che si tratti di due ditte di copertura della CIA, messe a disposizione di von Fransecky per arricchire il proprio curriculum durante il periodo di ricerca lavoro. Accanto a ciò, dal succitato documento emergono altri due elementi di grande interesse. In primo luogo, lo sforzo fatto da von Fransecky per entrare a far parte dello staff della nuova ambasciata tedesco-federale in Italia conferma che ella non abbia svolto solamente le mansioni di una segretaria o impiegata d’ufficio. Il suo inserimento nell’ambiente diplomatico della RFT avrebbe comportato degli ovvi vantaggi per l’attività d’intelligence dell’ODEUM Roma e, senza dubbio, era questo aspetto a costituire una delle principali motivazioni. In secondo luogo, è interessante notare come l’indirizzo del mittente nel documento sia «Via Flaminia 357», ovvero l’indirizzo di residenza di Johannes e Agda Gehlen. Ciò sembra confermare quanto già detto prima, ovvero che il rapporto tra il capo dell’ODEUM Roma e la sua collaboratrice sia stato innanzitutto basato sull’amicizia. In generale, al di là del rapporto con Johannes, von Fransecky sembra aver svolto la funzione di “collante” dell’ODEUM Roma con la centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach, trasmettendo comunicazioni e note dall’uno all’altro e occupandosi degli aspetti organizzativi e logistici necessari per lo svolgimento dell’attività del gruppo. Inoltre ella inizialmente era l’unico membro dell’ODEUM Roma ad aver ricevuto una formazione nell’uso di inchiostro “invisibile” (la cosiddetta G-Tinte) <286.
    [NOTE]
    272 Meldung, Betr.: Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezueglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 agosto 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134.
    273 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    Inoltre è indispensabile che la nostra situazione materiale venga regolamentata in modo preciso. Lei conosce meglio di chiunque altro la nostra condizione. Ormai è già il 21 settembre e Alix e Friede ancora non hanno ricevuto il loro stipendio mensile. Siamo riusciti appena a sopravvivere e da alcuni giorni siamo allo sfinimento. Ce l’abbiamo solo fatta mettendo insieme tutto quello che avevamo. Questa situazione non deve però più ripetersi.
    274 Lettera di Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 25 ottobre 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 059.
    275 Nota su Avv. Carlo Miglioli, Rom, 8 novembre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000261.
    276 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    277 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
    278 Il duplice ruolo giocato da von Fransecky sia in ambito d’intelligence che come segretaria è dimostrato, fra gli altri, da un report scritto da Johannes, in cui si riferisce a lei come «mia informatrice», cfr. Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 1° gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 150.
    279 Aktennotiz über Rücksprache mit Ludwig Adam Grefen von Strachwitz am 28.7.1949, 29 luglio 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 404.
    280 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408; Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    281 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    282 Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    283 Per la vicenda Johannes-NWDR, che sarà trattata nel paragrafo 5.2., risulta essere illuminante in particolar modo una serie di documenti del BND, tutti risalenti al 1950, cfr. BND-Archiv, 220815, doc. 16, 17, 19, 37, 47.
    284 Lettera di Alix von Fransecky a “Fr. Giesecke”, 10 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 018.
    285 Ibidem.
    286 Aktennotiz über Einweisung Frl. F. am 21.3. und 1.4.49 im Clubhaus, 22 aprile 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000367.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    Nel portare avanti i propri programmi scientifici attraverso il reclutamento degli scienziati nazisti con missioni parallele simili a Paperclip <726, il JIOA [Joint Intelligence Objectives Agency] fu limitato con le nuove politiche della Germania Ovest e, soprattutto, con la normativa della NATO <727 e dei Paesi che amministravano la Germania.
    Lo stesso non accadde per la CIA in quanto facente parte dei servizi segreti aveva molta più libertà di azione e riusciva a non farsi condizionare dalle nuove normative in Germania. Così, quest’ultima continuò a reclutare gli agenti a scapito di Paperclip che, nel frattempo, modificò il suo nome in Defense Scientist Immigration Program (DEFSIP). Anche la CIA, poco a poco, iniziò a modificare la sua struttura come quando, per esempio, cedette l’Organizzazione Gehlen alla Germania Ovest sotto il cancelliere Konrad Herman Josef Adenauer che la rinominò BND (Bundesnachrichtendienst) <728. Ci sono, inoltre, dei documenti come quello della CIA del 1952 indirizzato all’OSI, in cui traspare preoccupazione che l’Operazione Paperclip potesse venire messa in pericolo dalla normativa NATO e dai negoziati con la Germania Ovest <729.
    [NOTE]
    727 Hunt L., Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, St. Martin’s Press – Thomas Dunne Books, New York, 1991, pag. 182
    728 Jacobsen, A. M., Operation Paperclip: the secret intelligence program that brought nazi scientists to America, Back Bay Books, New York, 2014, pag. 376
    729 CIA Digital Archives, Document Number (FOIA) /ESDN (CREST): 519cd81b993294098d5161a0, FOIA ERR, Special Collection, Nazi War Crimes Disclosure Act, 20 febbraio 1952
    Luca Mershed, L’Operazione Odessa e la diffusione del nazismo in Argentina e nelle Americhe, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Anno Accademico 2018-2019

    #1948 #1949 #1950 #AlixVonFransecky #BND #CIA #Federale #GTinte #Germania #JohannesGehlen #LucaMershed #ODEUM #OrganisationGehlen #Ovest #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi

  6. Ore 10:29 di oggi
    Mosca: “Liberati altri due insediamenti nel #Kursk

    Le forze armate russe hanno dichiarato di aver liberato gli insediamenti di #Rubanshchina e #Zaoleshenka nella regione di Kursk nelle ultime 24 ore, ha riferito il Ministero della Difesa.

    Fatto Quotidiano

  7. 2/ OhMyGerd this video is pure gold! After reading the previous post you can hear it in her own voice 👼🏾
    #NinaSimone
    #time #IsItAlive?
    #WhereDoesItGo?

    youtu.be/OXeh742_jak

  8. Ho domandato alla Cana in quali porzioni d’Italia i cani sono più amati. Lei ha chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi ha riferito. Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  9. Ho domandato alla Cana in quali porzioni d’Italia i cani sono più amati. Lei ha chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi ha riferito. Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  10. Ho domandato alla Cana in quali porzioni d’Italia i cani sono più amati. Lei ha chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi ha riferito. Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  11. Ho domandato alla Cana in quali porzioni d’Italia i cani sono più amati. Lei ha chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi ha riferito. Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  12. Ho domandato ai miei due cani in quali porzioni d’italia i cani sono più amati. loro hanno
    chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi hanno riferito.
    Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  13. Ho domandato ai miei due cani in quali porzioni d’italia i cani sono più amati. loro hanno
    chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi hanno riferito.
    Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  14. Ho domandato ai miei due cani in quali porzioni d’italia i cani sono più amati. loro hanno
    chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi hanno riferito.
    Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  15. Ho domandato ai miei due cani in quali porzioni d’italia i cani sono più amati. loro hanno
    chiesto su alcune chat frequentate da cani. Questo è quello che mi hanno riferito.
    Non so quanto sia statisticamente attendibile.
    #sondaggipercani #caniamati #cani #italia #cane

  16. #Severodonetsk resta l’epicentro dell’offensiva delle forze russe, dove lo scontro è «terrificante» secondo quanto riferito dal presidente #Zelensky: per sostenere l’assalto nella città nel #Donbass, Mosca ha inviato altri battaglioni tattici e le sue forze stanno cercando di sfondare a #Slavyansk, colpendo il più possibile con l’#artiglieria.
    La Stampa

  17. "L'Ucraina sta usando la musica come arma contro gli "invincibili" missili ipersonici di Putin. Una squadra di guerra elettronica, il gruppo Night Watch, è riuscita a bloccare i segnali satellitari dei missili russi sostituendoli con una canzone-parodia della propaganda del Cremlino. Il risultato, secondo quanto riferito, sarebbe l'abbattimento di 19 missili Kinzhal nelle ultime 2 settimane".

    ilmessaggero.it/schede/missili

    #IlMessaggero #Giornalismo #Informazione #Guerra #Russia #Ucraina #Propaganda

  18. LIONS AND TIGERS AND…GROO?
    Dark Horse Comics, Sergio Aragonés, and Mark Evanier return with yet another Groo adventure in Groo: In the Wild! Written by Eisner Award-winning creators Sergio Aragonés and Mark Evanier, illustrated by Sergio Aragonés, lettered by Stan Sakai, and colored by Carrie Strachan, Groo and his faithful friend Rufferto find themselves in a new land with...
    comiccrusaders.com/exclusive-a
    #groo #serio aragones #dark horse #comics

  19. LIONS AND TIGERS AND…GROO?
    Dark Horse Comics, Sergio Aragonés, and Mark Evanier return with yet another Groo adventure in Groo: In the Wild! Written by Eisner Award-winning creators Sergio Aragonés and Mark Evanier, illustrated by Sergio Aragonés, lettered by Stan Sakai, and colored by Carrie Strachan, Groo and his faithful friend Rufferto find themselves in a new land with...
    comiccrusaders.com/exclusive-a
    #groo #serio aragones #dark horse #comics

  20. Ieri a Nablus, un attacco dell'esercito ha ucciso un palestinese nel campo profughi di #Balata. Ahmed Abu Janid, 21 anni, è stato colpito alla testa durante gli scontri con l'esercito, secondo il Ministero della Salute palestinese.
    Uomini armati hanno sparato contro le forze che hanno risposto al fuoco e è stato colpito un uomo, ha riferito l'esercito.
    Tre palestinesi sono stati uccisi dal fuoco dell'IDF la scorsa settimana: un 15enne nel campo profughi di #Dheisheh vicino a #Betlemme e un 17enne e un 22enne negli scontri con l'esercito israeliano a #Dan, nel nord della Cisgiordania." 5🔚

  21. Ieri a Nablus, un attacco dell'esercito ha ucciso un palestinese nel campo profughi di #Balata. Ahmed Abu Janid, 21 anni, è stato colpito alla testa durante gli scontri con l'esercito, secondo il Ministero della Salute palestinese.
    Uomini armati hanno sparato contro le forze che hanno risposto al fuoco e è stato colpito un uomo, ha riferito l'esercito.
    Tre palestinesi sono stati uccisi dal fuoco dell'IDF la scorsa settimana: un 15enne nel campo profughi di #Dheisheh vicino a #Betlemme e un 17enne e un 22enne negli scontri con l'esercito israeliano a #Dan, nel nord della Cisgiordania." 5🔚

  22. Ieri a Nablus, un attacco dell'esercito ha ucciso un palestinese nel campo profughi di #Balata. Ahmed Abu Janid, 21 anni, è stato colpito alla testa durante gli scontri con l'esercito, secondo il Ministero della Salute palestinese.
    Uomini armati hanno sparato contro le forze che hanno risposto al fuoco e è stato colpito un uomo, ha riferito l'esercito.
    Tre palestinesi sono stati uccisi dal fuoco dell'IDF la scorsa settimana: un 15enne nel campo profughi di #Dheisheh vicino a #Betlemme e un 17enne e un 22enne negli scontri con l'esercito israeliano a #Dan, nel nord della Cisgiordania." 5🔚

  23. "Un palestinese di 15 anni è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze israeliane durante degli scontri in Cisgiordania nella tarda notte di lunedì, ha riferito il ministero della Sanità a #Ramallah.
    Secondo i media palestinesi, l'esercito israeliano stava conducendo un raid nel campo profughi di #Dheisheh, a sud di #Bethlehem, quando sono scoppiati gli scontri. ⬇2

  24. "Un palestinese di 15 anni è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze israeliane durante degli scontri in Cisgiordania nella tarda notte di lunedì, ha riferito il ministero della Sanità a #Ramallah.
    Secondo i media palestinesi, l'esercito israeliano stava conducendo un raid nel campo profughi di #Dheisheh, a sud di #Bethlehem, quando sono scoppiati gli scontri. ⬇2

  25. "Un palestinese di 15 anni è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze israeliane durante degli scontri in Cisgiordania nella tarda notte di lunedì, ha riferito il ministero della Sanità a #Ramallah.
    Secondo i media palestinesi, l'esercito israeliano stava conducendo un raid nel campo profughi di #Dheisheh, a sud di #Bethlehem, quando sono scoppiati gli scontri. ⬇2

  26. "Un palestinese di 15 anni è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalle forze israeliane durante degli scontri in Cisgiordania nella tarda notte di lunedì, ha riferito il ministero della Sanità a #Ramallah.
    Secondo i media palestinesi, l'esercito israeliano stava conducendo un raid nel campo profughi di #Dheisheh, a sud di #Bethlehem, quando sono scoppiati gli scontri. ⬇2

  27. #Siversk
    I soldati di Mosca continuano l'#avanzata anche in direzione di Siversk. Le truppe di Putin sarebbero poi recentemente avanzate a sud-est di #ChasivYar. Filmati geolocalizzati pubblicati il ​​29 ottobre mostrano che, secondo quanto riferito, elementi del gruppo Spetsnaz russo "Akhmat" del 2° Battaglione di difesa territoriale dei fucilieri motorizzati, penetrati lungo l'autostrada #T0504 #Bakhmut-#Kostyantynivka a sud-est di Chasiv Yar.
    Il Messaggero

  28. #Siversk
    I soldati di Mosca continuano l'#avanzata anche in direzione di Siversk. Le truppe di Putin sarebbero poi recentemente avanzate a sud-est di #ChasivYar. Filmati geolocalizzati pubblicati il ​​29 ottobre mostrano che, secondo quanto riferito, elementi del gruppo Spetsnaz russo "Akhmat" del 2° Battaglione di difesa territoriale dei fucilieri motorizzati, penetrati lungo l'autostrada #T0504 #Bakhmut-#Kostyantynivka a sud-est di Chasiv Yar.
    Il Messaggero

  29. #Siversk
    I soldati di Mosca continuano l'#avanzata anche in direzione di Siversk. Le truppe di Putin sarebbero poi recentemente avanzate a sud-est di #ChasivYar. Filmati geolocalizzati pubblicati il ​​29 ottobre mostrano che, secondo quanto riferito, elementi del gruppo Spetsnaz russo "Akhmat" del 2° Battaglione di difesa territoriale dei fucilieri motorizzati, penetrati lungo l'autostrada #T0504 #Bakhmut-#Kostyantynivka a sud-est di Chasiv Yar.
    Il Messaggero

  30. #Siversk
    I soldati di Mosca continuano l'#avanzata anche in direzione di Siversk. Le truppe di Putin sarebbero poi recentemente avanzate a sud-est di #ChasivYar. Filmati geolocalizzati pubblicati il ​​29 ottobre mostrano che, secondo quanto riferito, elementi del gruppo Spetsnaz russo "Akhmat" del 2° Battaglione di difesa territoriale dei fucilieri motorizzati, penetrati lungo l'autostrada #T0504 #Bakhmut-#Kostyantynivka a sud-est di Chasiv Yar.
    Il Messaggero