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  1. Con nuovo nome ormai il vecchio gruppo spionistico era ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND a Roma

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence [con sede a Pullach] legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
    Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

    E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
    Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

    Dopo il ’56: l’ODEUM Roma dalla nascita del Bundesnachrichtendienst alla fine dell’“era gehleniana”
    Nel ’56 il servizio segreto di Pullach era dunque diventato un organo tedesco-federale a tutti gli effetti. Finalmente Reinhard aveva raggiunto la meta tanto desiderata: lavorare esclusivamente alle dipendenze della RFT, trasformando il suo rapporto con la CIA su un piano di cooperazione paritaria e non più di subalternità. In questo nuovo contesto l’ODEUM Roma, da parte sua, continuava a lavorare alle dipendenze del “Servizio Strategico” di Langkau, con il nuovo nome in codice “AK 14”, ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND nella capitale italiana, come emergeva anche nella sua stessa nuova dicitura ufficiale tedesca di BND-Außenstelle Rom. Il gruppo avrebbe continuato a operare sempre sotto guida di Johannes, al quale vennero attribuiti nuovi codici interni e ulteriori nomi di copertura, come “501”, “V-24 013” e “Dr. Keller”. L’ODEUM Roma, ormai “AK14”, dipendeva da allora in poi dall’ufficio “502/K” del “Servizio Strategico” <567. A partire dal 1° aprile 1956, come dimostrano i documenti, l’ex fisico nucleare avrebbe ricevuto uno stipendio mensile di 2.430 marchi <568 e il 2 gennaio dell’anno successivo avrebbe firmato il contratto per l’impiego come dipendente pubblico di categoria II della RFT a tempo indeterminato <569. Solo due mesi dopo la firma di tale contratto la centrale di Pullach avrebbe richiesto un aumento per Johannes, argomentando che egli «è capo della base estera di Roma sin dall’autunno del ’46, la quale è stata da lui costituita nonostante le generali condizioni difficili e attraverso molteplici sacrifici personali» <570. Per motivare ulteriormente la suddetta richiesta di aumento, nel documento si continuava poi con una descrizione della presente e futura posizione di Johannes: “Die Tätigkeit des Leiters der Aussenstelle Rom […] ist eine besonders wichtige und verantwortungsvolle, da in Rom als der Drehscheibe der europäischen Politik eine Vielzahl von Fäden zusammenlaufen und damit Rom ein für den BND besonders wichtiges Zentrum darstellt. An den Leiter der Aussenstelle Rom werden deshalb besonders hohe menschliche und fachliche Anforderungen gestellt” <571. Guignot e von Fransecky dopo il ‘56 Per quanto riguarda invece gli altri membri “di vecchia data” dell’ODEUM Roma, come Guignot e von Fransecky, il loro inquadramento nel neonato BND, dal punto di vista burocratico-amministrativo, risultò più difficile. In generale, «l’evoluzione della composizione del personale del BND a partire dal 1956», ha opportunamente sottolineato Wolf, «non può essere ricostruita facilmente, come invece accade nel caso di altri organi federali», proprio a causa delle caratteristiche del tutto particolari del servizio segreto di Pullach <572. Così, ad esempio, nel caso del “Servizio Strategico” il personale veniva gestito separatamente dal resto del BND. La conseguenza fu una generale “decentralizzazione” della gestione del personale dei vari reparti del servizio segreto; una dinamica che sembrò essere tollerata dalla Cancelleria federale <573. Sullo sfondo di quanto appena detto, non è al momento possibile ricostruire con precisione le dinamiche e le conseguenze del passaggio di Guignot e von Fransecky al BND. Tuttavia, sulla base delle più recenti ricerche sul tema e di alcune tracce documentarie, è possibile almeno fornire qualche ipotesi plausibile sull’inquadramento e sull’attività dei due collaboratori di Johannes all’interno del BND. Nel caso di Guignot, essendo egli di nazionalità francese e inoltre un collaborazionista condannato a morte nell’immediato dopoguerra, la probabilità di diventare impiegato pubblico della RFT sarebbe stata sin dall’inizio bassissima o addirittura nulla. Di conseguenza è lecito ipotizzare che egli, a partire dal ’56, sia stato inquadrato come “collaboratore Y”, categoria che raccoglieva il «personale esterno all’impiego pubblico» del BND <574. Il pagamento dello stipendio di tali “collaboratori Y” avveniva tramite il fondo “Spese generali” del BND, che sfuggiva per lo più al controllo del governo tedesco e permetteva così a Reinhard di continuare a impiegare molti personaggi dal passato compromesso, come lo stesso Guignot, anche dopo l’”ufficializzazione” del proprio servizio d’intelligence <575. In effetti, come ha dimostrato l’analisi di Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, Guignot avrebbe continuato a lavorare per il BND, probabilmente sempre in qualità di “collaboratore Y”, sino al ’64, anno in cui morì di tumore <576. Si può collegare all’esempio del collaborazionista francese anche un’ulteriore “consuetudine” della politica del personale del BND durante “l’era gehleniana”: il reclutamento di partner o conviventi dei collaboratori. Infatti dopo la morte di Guignot sarebbe stata la moglie Therese a succedergli nella sua funzione di membro del gruppo romano <577. Come già detto, il reclutamento di coniugi non era per nulla inusuale nel BND. Infatti all’inizio degli anni Sessanta ben 290 coppie sposate lavoravano per il nuovo servizio segreto estero della RFT <578. È opportuno specificare a questo punto che l’analisi delle attività del collaborazionista francese per il servizio segreto tedesco-federale dopo il ’56 non rientra negli obiettivi di questa ricerca, per tale motivo ci si limiterà a rapidi accenni a riguardo. È probabile che Guignot abbia continuato a svolgere il ruolo di “anello di collegamento” tra il BND e il SDECE, essendo in contatto sin dal ’55 con Enrico Dell Bello, un informatore del suddetto organo di spionaggio francese <579. Inoltre Guignot avrebbe giocato un ruolo non indifferente nelle attività più generali portate avanti da Johannes dopo il ’56, a cui si accennerà più avanti. Nel caso di Alix von Fransecky risultano del tutto assenti, dai documenti analizzati per questa ricerca, informazioni circa il suo passaggio al BND. È tuttavia lecito supporre che ella, a differenza di Guignot, sia diventata dipendente pubblica dopo il ’56, in quanto cittadina tedesca e, inoltre, priva di possibili o pesanti legami con i regimi nazista o fascista. Tale ipotesi sembra confermata, inoltre, dal fatto che nel ’68 von Fransecky, come già accennato in precedenza, avrebbe ricevuto una medaglia al merito della RFT per i suoi servizi come «impiegata di Bonn» <580. Tuttavia non è stato finora possibile ricostruire la natura precisa di tali servizi, ma è probabile che essi siano collegati al BND e all’ODEUM Roma. È inoltre possibile ipotizzare che lo stesso conferimento della medaglia a von Fransecky, avvenuto nel 1968, sia stato motivato anche da aspetti di natura “politica” interni al BND, dato che la suddetta data coincise con quella del pensionamento di Reinhard. [NOTE] 567 Ivi, p. 438; Festsetzung der Grundvergütung Johannes Gehlen, 30 ottobre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 007. 568 Auszahlungsanordnung Johannes Gehlen, 5 dicembre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 013. 569 Dienstvertrag Johannes Gehlen, 2 gennaio 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 016. 570 Betrifft: Höherstufung von V-24013, 15 marzo 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 021. 571 Ibidem. Quella del capo della base estera di Roma […] è un’attività di grande importanza e responsabilità, proprio perché a Roma, crocevia della politica europea, convergono numerosi fili, rendendo quindi Roma un centro di particolare importanza per il BND. Per la posizione di capo della base estera di Roma sono quindi richiesti requisiti di competenza umana e professionale particolarmente elevati. 572 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 485. 573 Ivi, p. 486. 574 Ivi, p. 499. 575 Ivi, pp. 499-511. 576 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 69. 577 Ibidem. 578 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 491. 579 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 68-69. 580 Elenco onorificenze conferite, in «Bundesanzeiger», 15 maggio 1968, URL: < https://upload.wikimedia.org/wikipedia/de/c/c4/Bundesanzeiger-1968-05-28-Seite-2.pdf&gt; (sito visitato il 10 maggio 2021).
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  2. Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare

    Con l’arrivo al potere di Hitler nel gennaio 1933, la cosiddetta Machtübernahme – termine che ormai gli storici preferiscono usare al posto di Machtergreifung, per sottolineare la nomina di Hitler a Cancelliere in modo non violento, secondo modalità democratico-parlamentari -, molte cose sarebbero cambiate, non solo per la Germania ma anche per l’Italia. Seguì infatti un rapido avvicinamento tra Hitler e Mussolini, il loro intervento congiunto a sostegno di Francisco Franco nella guerra civile spagnola e il generale consolidamento dell’alleanza tra i due paesi, dimostrato poi anche dall’importante ruolo giocato da Mussolini durante la Conferenza di Monaco del ’38 <74. Nello stesso anno, a maggio, si era svolta la visita di Stato del dittatore tedesco in Italia, che avrebbe consolidato ulteriormente l’alleanza italo-tedesca. Insomma, gli anni Trenta videro il primo decennio fascista chiudersi e il secondo aprirsi, con una serie di apparenti successi italiani: la vittoria in Libia, la conquista dell’Etiopia e la ritrovata alleanza con la Germania contribuivano a rafforzare l’immagine di leader forte a cui Mussolini aveva da sempre ambito. Tuttavia quegli stessi eventi, d’altro canto, sarebbero anche stati l’inizio di una serie di tragedie che avrebbero, da lì a breve, colpito la penisola e l’Europa intera sotto forma della guerra e di tutte le sue terribili conseguenze. Dopo l’avvento delle leggi razziali del ’38 in Italia, le comunità ebree e zingare si sarebbero trovate di fronte a una macchina statale potente e brutale, che agiva attraverso organi come la famigerata OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo). Insomma, la graduale escalation di un antisemitismo incoraggiato e sostenuto dallo stesso stato, dapprima visibile in Germania a partire dal ’33, infine avrebbe anche raggiunto l’Italia.
    Nazista convinto o semplice opportunista? L’iscrizione alla NSDAP
    Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare. Era un cittadino tedesco residente in Italia fin dalla nascita, cresciuto da una coppia di medici ebrei. Anche se il suo rapporto con i Baum era quello di figlio adottivo e non biologico e la coppia non sembra essere stata sul piano religioso praticante – considerando che aveva acconsentito al battesimo del figlio adottivo – è comunque legittimo ipotizzare per Johannes una certa sensibilità nei confronti della “questione ebraica” e dell’antisemitismo dilagante in quegli anni. È certamente difficile ricostruire i suoi atteggiamenti e le sue posizioni nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo e dei rispettivi regimi e pertanto a tal riguardo si possono formulare solo ipotesi. Nel 2002 la figlia di Johannes dichiarò che a casa del padre «non si parlava mai di nazismo» e che la famiglia era «profondamente democratica» <75. Tuttavia nel ’34, a tre anni dal conseguimento del titolo di dottore in Scienze economiche, come già accennato, Johannes si sarebbe iscritto al Partito nazionalsocialista. Come si evince da un curriculum del 1959, tale iscrizione sarebbe avvenuta «nell’ambito dell’inquadramento nel Partito di tutti i tedeschi residenti all’estero» <76. Ciò che emergerebbe dal suddetto documento del ’59 è che quindi, a un solo anno dalla nomina di Hitler a cancelliere, la Germania nazista avrebbe disposto l’obbligo, valido per tutti i cittadini residenti al di fuori dei confini del Terzo Reich, di iscriversi alla NSDAP. Tuttavia non si trova nessuna prova che un simile obbligo sia mai esistito. Anzi, se si considera che nel 1933 solo il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (istituzione culturale a sostegno dei cittadini tedeschi residenti all’estero) contò ben due milioni di membri in tutto il mondo <77, l’impresa di un’iscrizione “coatta” di un simile numero di persone nella NSDAP risulterebbe quasi impossibile. Si ricordi, a tal proposito, che nemmeno a chi faceva richiesta di diventare membro delle SS era richiesto l’iscrizione al partito <78; dunque come poteva essere obbligatoria per un cittadino tedesco residente all’estero?
    Si può ipotizzare, quindi, che con la succitata affermazione si sarebbe trattato, da parte di Johannes, di un tentativo di trovare una giustificazione per la sua iscrizione al partito attraverso una presunta misura costrittiva, atteggiamento comune e diffusissimo nella Germania del secondo dopoguerra. Rimane quindi impossibile stabilire, in base ai documenti da me analizzati, quale sia stata, per il futuro capo dell’ODEUM Roma, la vera ragione per affiliarsi alla NSDAP un anno dopo l’instaurarsi del regime hitleriano. I motivi potrebbero essere stati di natura meramente pragmatica e pratica: infatti, da lì a poco, come già anticipato, il primogenito dei Gehlen avrebbe fatto la scelta di lasciare per la prima volta per un periodo più lungo Roma, dopo il periodo scolastico trascorso all’estero, e di trasferirsi in Germania per continuare la propria carriera accademica.
    Nel frattempo, accanto ai progetti accademici e lavorativi, anche la vita privata di Johannes iniziò a cambiare. Il 18 maggio 1933 sposò la cittadina svedese Agda Torborg Paulson a Roma con rito civile <79. Agda aveva sette anni meno del marito ed era originaria della città di Norrköping in Svezia centro-orientale. È degno di nota che gli unici membri della famiglia Gehlen ad essere presenti in occasione del matrimonio del 18 maggio del ’33 presso il municipio di Roma furono Reinhard e la moglie <80. La madre dei fratelli, Katharina, era morta nel ’23, mentre Walther Gehlen e i restanti due figli, per ragioni sconosciute, decisero di non prendere parte al matrimonio di Johannes e Agda.
    Johannes Gehlen nella Germania hitleriana: da Lipsia agli esperimenti nucleari di Heidelberg
    Seguendo la sua grande passione per le scienze naturali, manifestatasi, come si è visto, già durante il liceo, nel ’35 Johannes si trasferì insieme alla moglie nella metropoli sassone di Lipsia e si iscrisse presso l’Università locale per studiare fisica, matematica e astronomia. A partire dal ’39, dopo la laurea, egli si sarebbe iscritto al corso di dottorato in Scienze naturali, sempre a Lipsia, che avrebbe concluso con successo nell’estate del ’42 <81. Sembra che Johannes abbia dimostrato, già prima del conseguimento del titolo di dottore di ricerca in Scienze naturali, il suo grande talento accademico. Infatti, tra il ’40 e il ’42, egli venne parallelamente impiegato dall’Università di Lipsia come assistente di due eminenti professori di fisica e matematica <82. È probabile che con tale impiego, unitamente al suo impegno di ricerca in generale, si possa spiegare l’esenzione di Johannes dalla leva militare. Nell’estate del 1942 la guerra era ormai cominciata da ben tre anni e mentre gran parte degli uomini tedeschi tra i 18 e i 50 anni era stata via via reclutata nella Wehrmacht, Johannes Gehlen, dopo un breve periodo di addestramento militare di base dal 2 agosto al 15 ottobre del ’38, sarebbe stato registrato come “indisponibile”, attraverso una Unabkömmlichstellung, ottenendo di fatto un’esenzione dal servizio militare, per via della sua ricerca presso l’Università di Lipsia e poi, come si vedrà, presso il Kaiser-Wilhelm-Institut di Heidelberg <83. Ciò è degno di nota se si considera l’andamento bellico a partire dal ’42, che avrebbe inaugurato la parabola discendente del Terzo Reich, comportando un disperato bisogno di soldati. Inoltre presso altri istituti coinvolti in ricerche per conto dello stato nazista, come quello di Riems, gli scienziati responsabili avrebbero non di rado dovuto lottare duramente per la Unabkömmlichstellung di impiegati e ricercatori <84. I compiti assegnati a Johannes durante gli anni 1939-1945 devono dunque essere stati reputati di grande importanza per il Reich. Ciò sarebbe stato dimostrato dallo stesso passaggio, effettuato da Johannes nel ’42, dall’Università di Lipsia al già menzionato Kaiser-Wilhelm-Institut (KWI) di Heidelberg, un prestigioso polo di ricerca allora guidato dal futuro premio Nobel e pioniere della fisica nucleare moderna Walther Bothe. A Heidelberg Johannes sarebbe diventato assistente di Wolfgang Gentner, a sua volta assistente e stretto collaboratore dello stesso Bothe, insieme al quale avrebbe lavorato «a un progetto del Ministero del Reich per lo sviluppo economico» <85.
    A Heidelberg Johannes sarebbe stato attivamente coinvolto nella costruzione, supervisionata da Bothe, di un ciclotrone, inquadrabile nell’ambito delle ricerche per le armi nucleari per conto del ministero della Difesa del Reich <86. Tali ricerche, com’è ormai noto, avrebbero fatto leva anche sulla mano d’opera di prigionieri di guerra sovietici a partire dal ’43 <87. Nonostante nessun tipo di arma nucleare sia mai stato prodotto o testato dalla Germania nazista, i lavori di Bothe a Heidelberg, insieme a quelli di Werner Heisenberg del KWI di Berlino, avrebbero comunque contribuito alla successiva produzione della bomba atomica per mano degli Stati Uniti <88.
    Soddisfatto del proprio lavoro e lodato dai suoi superiori per l’impegno presso l’istituto di Heidelberg, nel 1940 per Johannes sarebbe arrivato un ulteriore momento di soddisfazione e gioia. Nacque infatti la figlia Christina, l’unica della coppia, che avrebbe goduto del privilegio di una famiglia multilingue e multiculturale. Il padre avrebbe riservato a lei le stesse attenzioni che egli aveva a suo tempo ricevuto dai Baum, assicurandole un’eccellente educazione e, da adulta, un lavoro con lo “zio Reinhard” presso il BND <89.
    Accanto al lavoro svolto per conto del KWI di Heidelberg, Johannes avrebbe anche accettato incarichi di traduzione. Avendo tenuto, per quattro semestri, un corso di Economia italiana presso la Scuola interpreti dell’Istituto superiore di commercio di Lipsia tra il ’41 e il ’42 <90, è probabile che fu grazie a questa sua attività che venne scelto come traduttore del testo “Che cosa vuole l’Italia? di Virginio Gayda” <91. Quest’ultimo, allora direttore del «Giornale d’Italia», «era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l’interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini» <92. Fascista convinto e celebre sostenitore delle teorie razziste, Gayda nel ’40 pubblicò il su citato volume “Che cosa vuole l’Italia?”, un tentativo di analisi delle politiche estere fasciste in tempi di guerra. Nel 1941 sarebbe uscita la versione tedesca con il titolo “Was will Italien?”, attraverso la traduzione appunto, come si legge sulla prima pagina, di «Dr. Johannes Gehlen» <93. Ciò confermerebbe quanto sottolineato da Christina Gehlen rispetto al padre, ovvero che egli sia stato un “all-round-man”, sempre alle prese con una serie d’impegni e con una grande capacità di multi-tasking.
    Dopo quasi sei anni di conflitto armato, l’estate del ’45 e la pace tanto desiderata avrebbero comportato importanti cambiamenti per la Germania e per tutto il mondo. Per Johannes, nell’immediato, la fine della guerra significò la perdita del posto di lavoro, a causa di un sostanziale venir meno di fondi presso il KWI <94. Così il caos che avrebbe accompagnato il crollo dello stato nazista, l’occupazione del paese e le trattative per l’assetto postbellico del paese misero Johannes davanti a una prospettiva per niente rosea: nell’estate del ’45 egli si trovò con la moglie e la figlia di appena cinque anni nella Heidelberg occupata dalle truppe statunitensi, disoccupato e, come molti tedeschi, con grandi timori sul futuro. Il processo di denazificazione aveva preso il suo avvio e come iscritto al partito ed ex partecipe negli esperimenti sul ciclotrone è possibile ipotizzare che Johannes fosse particolarmente preoccupato del proprio futuro professionale come scienziato nella Germania postbellica. Quindi, a guerra appena finita, egli fece la scelta di portare al “sicuro” la famiglia, mandando la moglie Agda con la figlia in Svezia, dove sarebbero entrambe rimaste con alcuni parenti fino al ’47. Johannes, invece, non disponendo dei documenti necessari all’espatrio, rimase in Germania, costretto ad affrontare un futuro incerto tra le macerie dell’ex Reich nazista. La figlia Christina ricorda così le difficoltà vissute allora dal padre: «lui non poteva uscire, è rimasto lì e ha fatto la fame perché non c’era da mangiare. Tanta fame che è finito in ospedale, non si reggeva in piedi» <95.
    Le incertezze di Johannes sarebbero durate ancora fino alla fine del ’45, quando finalmente sarebbe riuscito a contattare il fratello Reinhard. Quest’ultimo, all’epoca, aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense, con la proposta di ricostruire un nuovo servizio segreto tedesco postbellico; la nascita dell’Organisation Gehlen, di conseguenza, era vicina. Sentendosi in dovere di assistere il fratello, Reinhard mise in moto il gruppo di uomini che aveva radunato attorno a sé alla fine del conflitto. Nel ’46, come si vedrà, egli avrebbe infatti chiesto ad alcuni dei suoi collaboratori più fidati di “occuparsi” di Johannes <96. Così, nella primavera dello stesso anno, Reinhard sarebbe riuscito a far rientrare Johannes illegalmente a Roma <97. A quel punto, come si vedrà, era ormai stata presa una decisione che avrebbe ben presto radicalmente cambiato la vita di quest’ultimo. Infatti, tra l’estate del ’45 e i primi mesi del ’46, Reinhard avrebbe proposto al fratello maggiore un impiego all’interno della neonata Organisation Gehlen, e non uno qualunque: Johannes avrebbe dovuto dare vita alla prima “base estera” della rete d’intelligence tedesca nella capitale italiana, l’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    74 Per i rapporti tra la Germania nazista e l’Italia fascista cfr. J. Petersen, Hitler, Mussolini: Die Entstehung der Achse Berlin-Rom 1933-1936, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, Band 43, Niemeyer, Tübingen 1973; C. Göschel, Mussolini e Hitler: Storia di una relazione pericolosa, Laterza, Roma-Bari 2019.
    75 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, proc.pen. 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    76 Gehlen Johannes (Giovanni), Lebenslauf, 22 febbraio 1959, BND-Archiv, P1_2160_03, doc. 003.
    77 Auslandsdeutsche, Bundeszentrale für politische Bildung, URL: https://web.archive.org/web/20121029175531/http://www.bpb.de/nachschlagen/lexika/handwoerterbuch-politisches-system/40236/auslandsdeutsche?p=3 (sito visitato il 18 gennaio 2021).
    78 Lo dimostra, fra le altre cose, il caso del maggiore delle SS Karl Hass, il cui ingresso nelle SS risale al ’33, mentre si sarebbe iscritto al NSDAP solo nel ’37. Net Project LOS ANGELES, CIC, 1949, FOIA CIA, NWCDA, Army CIC Nets in Eastern Europe, doc.1.
    79 Estratto per riassunto dal registro degli Atti di matrimonio dell’anno 1933, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 047
    80 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit.; Curriculum Vitae Reinhard Gehlen, 1950, FOIA CIA, NWCDA, Gehlen, Reinhard Vol. 1, doc. 0088.
    81 Zeugnis zu Verleihung des Grades eines Doktors der Naturwissenschaften, Facoltà di Filosofia dell’Università di Lipsia, 24 agosto 1942, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 041.
    82 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    83 Ibidem.
    84 Per il caso delle Riemser Anstalten cfr. J.U. Lichte, Die Forschung auf der Insel Riems von 1933 bis 1945 unter besonderer Berücksichtigung der NS-Zwangsarbeiter, tesi di dottorato, Facoltà di medicina dell’Università Ernst-Moritz-Arndt, Greifswald 2011, URL: https://epub.ub.uni-greifswald.de/frontdoor/deliver/index/docId/716/file/DissLichteJanUlrich.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    85 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    86 Ibidem.
    87 Ein dunkles Kapitel: Wissenschaft in der NS-Diktatur, Universität Heidelberg, pp. 23-28, qui p. 26, URL: https://books.ub.uni-heidelberg.de/heibooks/reader/download/72/72-4-7141-1-10-20160715.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    88 Per storia ed evoluzione della bomba atomica, in particolarmente in ambito statunitense, cfr. B.C. Reed, The History and Science of the Manhattan Project, Springer, Berlin 2019.
    89 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    90 Zeugnis, Dolmetscher-Institut der Handelshochschule Leipzig, 23 luglio 1943, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 43.
    91 V. Gayda, Che cosa vuole l’Italia?, Edizioni de Il Giornale d’Italia, Roma 1940.
    92 P. Monelli, Roma 1943, Mondadori, Milano 1979, p. 323.
    93 V. Gayda, Was will Italien?, Goten-Verlag H. Eisentraut, Leipzig 1941.
    94 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    95 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, op.cit., p. 448.
    96 Nota, BND, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_02_OT, doc. 45.
    97 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 54; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 26.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  3. @radife @steve @Artula @peer

    Nun ja. Wenn man als Nazi 12 Jahre gewirkt hatte und Menschen auf dem Gewissen hatte, wenn man Kommunisten verfolgt hatte und Sozialdemokraten, was würde man dann machen, wenn die Kommunisten kommen? Man würde doch wohl zu denen gehen, die sie am meisten hassen, oder? Das ist auch aufgegangen. Viele Nazis blieben bis zu ihrem Tod unbehelligt. Es ist nicht nur eine Mär. Ich habe mal nachgeguckt, was aus den Lagerkommandanten des KZs #Lichtenburg geworden ist, in dem mein Großonkel inhaftiert war:

    so-isser-der-ossi.de/2024/02/2

    Alle (!) waren in den Westen gegangen.

    Die ganz harten Nazis sind mit Hilfe der Kirche und der Amis (!!!) nach Argentinien geflohen. Die #Kirche hatte die Fluchtrute #Klosterlinie genannt. Die Amis tauften sie dann in #Rattenlinie um.

    de.wikipedia.org/wiki/Rattenli

    Kirche und Amis hatten eins gemeinsam: Sie hassten Kommunisten. Die Nazis konnten dann in Lateinamerika noch gute Dienste bei der Bekämpfung des #Kommunismus leisten.

    Im Westen wurden sie auch gebraucht: Sie haben die #OrganisationGehlen aufgebaut.

    de.wikipedia.org/wiki/Organisa

    Heute bekannt als #BND.

  4. @lyrokain

    Tschuldigung, aber #Mielke wurde für den Mord an zwei Polizisten angeklagt: Er hatte sie 1931 abgemurkst. Die These, dass das MfS aus Nazis bestand, kannste stecken lassen.

    de.wikipedia.org/wiki/Erich_Mi

    Das war ne kommunistische Organisation, die West-Organisationen waren antikommunistisch. Da passten die Nazis ziemlich gut rein.

    Ist übrigens auch interessant zu gucken, welche Politiker*innen in der NSDAP waren. Es gibt Listen für Ost und West.

    de.wikipedia.org/wiki/Liste_eh

    Viel Spaß!

    #Osten #Westen #Nazis #NoNazis

    #Verfassungsschutz #OrganisationGehlen #BND #Antifaschismus

  5. @lyrokain

    Tschuldigung, aber #Mielke wurde für den Mord an zwei Polizisten angeklagt: Er hatte sie 1931 abgemurkst. Die These, dass das MfS aus Nazis bestand, kannste stecken lassen.

    de.wikipedia.org/wiki/Erich_Mi

    Das war ne kommunistische Organisation, die West-Organisationen waren antikommunistisch. Da passten die Nazis ziemlich gut rein.

    Ist übrigens auch interessant zu gucken, welche Politiker*innen in der NSDAP waren. Es gibt Listen für Ost und West.

    de.wikipedia.org/wiki/Liste_eh

    Viel Spaß!

    #Osten #Westen #Nazis #NoNazis

    #Verfassungsschutz #OrganisationGehlen #BND #Antifaschismus

  6. @lyrokain

    Tschuldigung, aber #Mielke wurde für den Mord an zwei Polizisten angeklagt: Er hatte sie 1931 abgemurkst. Die These, dass das MfS aus Nazis bestand, kannste stecken lassen.

    de.wikipedia.org/wiki/Erich_Mi

    Das war ne kommunistische Organisation, die West-Organisationen waren antikommunistisch. Da passten die Nazis ziemlich gut rein.

    Ist übrigens auch interessant zu gucken, welche Politiker*innen in der NSDAP waren. Es gibt Listen für Ost und West.

    de.wikipedia.org/wiki/Liste_eh

    Viel Spaß!

    #Osten #Westen #Nazis #NoNazis

    #Verfassungsschutz #OrganisationGehlen #BND #Antifaschismus

  7. @lyrokain

    Tschuldigung, aber #Mielke wurde für den Mord an zwei Polizisten angeklagt: Er hatte sie 1931 abgemurkst. Die These, dass das MfS aus Nazis bestand, kannste stecken lassen.

    de.wikipedia.org/wiki/Erich_Mi

    Das war ne kommunistische Organisation, die West-Organisationen waren antikommunistisch. Da passten die Nazis ziemlich gut rein.

    Ist übrigens auch interessant zu gucken, welche Politiker*innen in der NSDAP waren. Es gibt Listen für Ost und West.

    de.wikipedia.org/wiki/Liste_eh

    Viel Spaß!

    #Osten #Westen #Nazis #NoNazis

    #Verfassungsschutz #OrganisationGehlen #BND #Antifaschismus

  8. @lyrokain

    Tschuldigung, aber #Mielke wurde für den Mord an zwei Polizisten angeklagt: Er hatte sie 1931 abgemurkst. Die These, dass das MfS aus Nazis bestand, kannste stecken lassen.

    de.wikipedia.org/wiki/Erich_Mi

    Das war ne kommunistische Organisation, die West-Organisationen waren antikommunistisch. Da passten die Nazis ziemlich gut rein.

    Ist übrigens auch interessant zu gucken, welche Politiker*innen in der NSDAP waren. Es gibt Listen für Ost und West.

    de.wikipedia.org/wiki/Liste_eh

    Viel Spaß!

    #Osten #Westen #Nazis #NoNazis

    #Verfassungsschutz #OrganisationGehlen #BND #Antifaschismus

  9. @TheOneSwit

    Nein. Die Bedingungen sind diese: In den Medien, die den Diskurs beherrschen, wird immer wieder gesagt: Der Osten hat die Nazivergangenheit nicht aufgearbeitet, überall waren und sind Nazis. Wir dagegen hatten 1968 und das fehlt halt im Osten, weshalb da die Nazis sind und immer waren.

    Das ist die Ausgangslage und dagegen kann man jetzt versuchen in Social Media und mit einem kleinen Blog anzugehen. Die Berichterstattung über den Osten ist einseitig. Es wird mit Ekel auf den Osten herabgeblickt und damit vom eigenen Versagen abgelenkt.

    2) Sollen wir wirklich anfangen darüber zu reden, was in den ersten 34 Jahren der Bundeswehr war? Sollen wir anfangen darüber zu reden, was in den ersten Jahren der Bundesrepublik war? #OrganisationGehlen?

    de.wikipedia.org/wiki/Organisa

    Oder #Rommel.

    „Die Bundeswehr ehrte ihn im Jahre 1961 mit der Benennung der Generalfeldmarschall-Rommel-Kaserne in Augustdorf und 1965 mit der Rommel-Kaserne in Dornstadt bei Ulm. Die Rommel-Kaserne in Osterode am Harz wurde inzwischen geschlossen. Die Bundesmarine taufte 1969 einen Zerstörer der Lütjens-Klasse auf den Namen Rommel.“

    de.wikipedia.org/wiki/Erwin_Ro

    Rommel war ein führender Generalfeldmarschall in einem deutschen Angriffskrieg. Er war ein glühender Verehrer Hitlers. Sorry Leute, nach solchen Menschen kann man keine Straßen und erst recht keine Kasernen benennen.

    Die Kasernen heißen übrigens heute noch so.

    Und weißte, wer ein Rommel-Denkmal eingeweiht hat? #Filbinger. Kannste Dir echt nicht ausdenken. Filbinger war ein #Nazi-Richter verantwortlich für mehrere Todesurteile, NSDAP-Mitglied. Danach dann #CDU und Ministerpräsident von BaWü bis 1978. Er war von 1973 bis 1979 auch einer der stellvertretenden Bundesvorsitzenden der CDU.

    de.wikipedia.org/wiki/Hans_Fil

    Bitteschön, dankeschön, 1968 my ass.

    In der DDR gab es keine Hindenburg-Straßen oder Straßen, die nach Nazi-Funktionären benannt waren. Eher nach russischen Generälen. Und nach Stalin (hüstl), die Stalinalleen wurden dann aber auch irgendwann umbenannt.