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  1. Capitolo 425: Parigi Mi Appartiene

    Inoltrandomi nell’inverno, tra plaid, tazze d’orzo e termosifoni accesi, il bisogno di viaggiare si fa più acceso, più urgente. E quale modo migliore di partire se non quello di mettere uno o due film ambientati nella città dove ami di più viaggiare? Il nuovo capitolo comincia così con tanta Parigi, tra le scale di Montmartre e il bianco e nero della Nouvelle Vague, per poi dirigersi verso altri lidi (Corea, Nevada, Washington e… beh, Hawkins). In questi giorni c’è anche stata la prima proiezione stampa del mio 2026 e tutto sembra dunque avvolgersi intorno a una strepitosa normalità.

    Dililì a Parigi (2018): Quando cercavo qualcosa da vedere su Mubi sono rimasto subito catturato dal frame di questo film d’animazione, che vedeva un gruppo di persone discendere le scale di Montmartre a bordo di un carretto per le consegne. Con me ci vuole davvero poco a vendermi qualcosa: se vedo Montmartre, schiaccio play. Mi sono trovato di fronte a un film davvero interessante, innanzitutto nella realizzazione: ogni inquadratura mescola immagini reali di, non so, un’edicola, un palazzo, una vetrina, inserite sul contesto animato del film (un po’ il contrario di quanto avvenuto ad esempio in Roger Rabbit, dove erano i personaggi animati a inserirsi nel mondo reale). Siamo a Parigi, ovviamente, nei primi anni del ventesimo secolo: è la Parigi della Belle Epoque, dove una bambina franco-canaca fa amicizia con un corriere. Attraverso questo incontro, la piccola Dililì conosce alcune delle più grandi personalità dell’epoca (Louis Pasteur, Henri Toulouse-Lautrec, Marie Curie, Sarah Bernhardt, Gustave Eiffel, Louise Michel e ancora, Picasso, Monet, Renoir, Proust, Matisse, Colette, Rodin, Debussy e molti altri), grazie alle quali tenta di sventare il piano di una setta segreta che sta rapendo tutte le bambine della città. Il film di Ocelot, nella sua tenera ingenuità, è ammirevole come detto per tutto l’apparato tecnico, ma anche per il modo in cui la storia scivola tra le vie di una Parigi stupenda, palpabile, impossibile da non amare. Una gemma d’animazione, dove la scoperta continua di personaggi celebri della Parigi di quei tempi è probabilmente la cosa più simpatica da seguire. Se amate la Ville Lumiere, non potete non vederlo.
    •••½

    Parigi Ci Appartiene (1961): Come vedrete tra un paio di mesi nel film Nouvelle Vague di Linklater, verso la fine degli anni 50 tra i critici dei Cahiers du Cinema era partita una sorta di smania di voler dirigere un film. Jacques Rivette comincia a girare questo nel 1958 (quasi contemporaneamente a Truffaut, alle prese con I 400 Colpi), che però riuscirà a concludere solo tre anni più tardi. In una Parigi labirintica, lontana da quella borghese mostrata fino ad allora nel cinema francese, ma sui tetti, nei monolocali delle cameriere, tra le strade deserte, una giovane studentessa di letteratura entra nel giro di una compagnia teatrale, dove tutti non fanno che parlare del presunto suicidio di un loro amico, attivista politico. Infatuata da un esiliato statunitense amico della vittima e al tempo stesso intrigata dal mistero che c’è intorno alla storia, la ragazza indaga per scoprire la verità. Girato per le strade della città rubando immagini senza permessi, come nella tradizione dell’epoca, Rivette mette in scena una sorta di noir fuori dai canoni tradizionali, con probabilmente qualche lungaggine di troppo, ma con anche un fascino irresistibile. Rivette impreziosisce il suo film con un bellissimo cameo di Jean Luc Godard, che ai tempi ancora non aveva fatto il suo debutto dietro la macchina da presa. Non è un film facilissimo da seguire, l’intreccio si perde spesso tra le chiacchiere della banda di amici e dura forse più del necessario, ma se volete fare un salto nella Parigi nascosta di quei tempi, in una città vera, pulsante, vibrante, senza immagini da cartolina, allora aprite Mubi e dategli una chance.
    •••½

    No Other Choice (2025): Park Chan-wook non lo devo presentare io, ci mancherebbe. Il regista di film straordinari come Old Boy, Thirst (che hanno aggiunto da poco su Prime, recuperatelo!) o del più recente Decision To Leave ha aperto i cinema del 2026 con la sua ultima fatica, una commedia nera che, sotto strati di humor nero e violenza pop, mette in scena una critica profonda al capitalismo (forse più interessante rispetto al film nel suo complesso). Il padre di una famiglia apparentemente perfetta si ritrova improvvisamente senza lavoro, a causa di diversi tagli al personale. Nei mesi successivi, per evitare che persone più qualificate vengano scelte al posto suo durante i colloqui, mette in piedi un piano per eliminarle. Il film è divertente, funziona, è girato da dio (ovviamente) e ci sono alcune scene che valgono da sole il prezzo del biglietto (ad esempio la scena del primo omicidio, con i due “litiganti” che cercano di comunicare nonostante la musica dello stereo a tutto volume), il punto è che forse da un film di Park non voglio uscire divertito, ma estasiato. Insomma, è tutta una questione di aspettative, per il resto il film è impeccabile e non posso che consigliare di vederlo.
    •••½

    Sidney (1996): Era l’unico film della filmografia di Paul Thomas Anderson che ancora non avevo visto: il suo esordio dietro la macchina da presa. Philip Baker Hall (il Sidney del titolo) incontra un uomo distrutto, seduto su un marciapiede, senza soldi, senza speranze: è John C. Reilly, ormai un derelitto. Sidney, una sorta di Mr Wolf più anziano, gli offre un caffè e decide di aiutarlo a rimettersi in piedi. Finiranno a Reno, la “piccola Las Vegas”, dove cominciano una nuova vita, il passato però non dorme mai. Vagamente ispirato a Bob il Giocatore di Melville, quest’opera prima di PTA mette già in mostra le grandissime qualità di un regista che, nel giro di tre anni, ci avrebbe regalato film pazzeschi come Boogie Nights e Magnolia. La qualità principale di questo film è che ogni scena ti innesca molte domande e non hai idea della direzione che prenderà la storia, almeno fino al finale dove ogni cosa appare finalmente chiara. Da segnalare nel cast anche Gwyneth Paltrow e Samuel L. Jackson. Bello.
    •••½

    Due Single a Nozze (2005): Specializzato in buddy movies (da Fred Claus a 2 Cavalieri a Londra, con l’eccezione di The Judge), il regista David Dobkin con questa commedia più o meno demenziale centra il cult della vita, il guilty pleasure per antonomasia. Vince Vaughn e Owen Wilson sono due avvocati che amano imbucarsi ai matrimoni di perfetti sconosciuti per poter conoscere qualche ragazza. Al matrimonio dell’anno, quello della figlia del potente senatore Christopher Walken, Owen Wilson si innamora dell’altra figlia di lui, Rachel McAdams, già promessa a un odioso Bradley Cooper (che ai tempi ancora non aveva girato Una Notte da Leoni). Il film è in linea di massima piuttosto sciocco, ma non posso farci niente: mi fa pisciare dalle risate. Menzione speciale per il clamoroso Chazz di Will Ferrell, che in pochi minuti ruba la scena con il suo citatissimo “Ma’, il polpettone!!”, spedendo il film nel paradiso delle commedie cult (o quanto meno in purgatorio). Scemo quanto spassoso: lo trovate su Prime.
    •••½

    Stranger Things: Un’Ultima Avventura (2026): Un ultimo sguardo indietro prima di lasciarci alle spalle Stranger Things. Sulla serie ho già espresso alcune considerazioni nel capitolo precedente e questo backstage diretto da Martina Radwan non è nient’altro che un lungo contenuto extra di quelli che una volta si trovavano facilmente nei cofanetti in dvd, mentre ora viene spacciato per documentario su Netflix. In soldoni si tratta di un vero e proprio making of della quinta stagione dello show: mi sarebbe piaciuto trovare qualche intervista ai protagonisti, qualche vera e propria chicca, in realtà scorre tutto senza colpo ferire, dalla costruzione dei set al trucco, agli effetti speciali. Menzione a parte per la bellissima scena in cui il cast legge per la prima volta lo script dell’ultima puntata, momento emotivamente altissimo che, con tutta probabilità, vale da solo tutto il “film”. Ai fan più accaniti piacerà.
    •••

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  2. Capitolo 407: Gli Spiriti di Maggio

    Questo mese sto guardando pochi film, lo so, è incredibile. Un po’ è colpa della primavera, che mi porta fuori casa più di quanto vorrei, un po’ del lavoro, che mi trattiene al pc anche negli orari che solitamente dedico al cinema, un po’ è colpa degli ultimi ritocchi di – udite! udite! – un libro che sono in procinto di pubblicare, La Strada Altrove. Al momento opportuno farò un post dedicato, per dirvi di più, per ora posso anticipare che si tratta di una storia autobiografica passata in giro per il mondo, tra Parigi, Berlino, New York e tante altre città, un racconto di formazione tra le inquietudini della generazione post-universitaria, oltre che una guida emozionale di città meravigliose (in cui ci sarà spazio per tante citazioni cinematografiche, vero faro di ogni mio viaggio). A ogni modo, sarà disponibile online e in libreria dal 15 giugno, vi terrò aggiornati, che lo vogliate o no! Ora però passiamo ai film, che mi sono dilungato un po’ troppo.

    Margini (2022): Su RaiPlay trovate questo bel film di Niccolò Falsetti, che avevo già avuto il piacere di vedere in sala un paio d’anni or sono. Premio del pubblico alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, questo film d’esordio, prodotto tra gli altri dai Manetti Bros, è divertente, scanzonato, ti costringe a fare i conti con il peso dei tuoi sogni ma sa farlo con leggerezza e vitalità. Siamo a Grosseto, una ventina d’anni fa: tre ragazzi che suonano in una band punk locale, stanchi di doversi sempre spostare ovunque per suonare e per sentire le band che amano, decidono di organizzare il concerto di un celebre gruppo statunitense là da loro, con tutti gli oneri del caso: trovare una location, trovare l’attrezzatura e soprattutto trovare i soldi. Il cinema può anche essere una cosa semplice, basta avere belle idee. Una bella sorpresa, da vedere.
    •••½

    Tendaberry (2024): Altra opera prima, stavolta di Haley Elizabeth Anderson. L’incipit e la conclusione sono davvero emozionanti, nel mezzo ci sono tante cose da dire e una voce non sempre del tutto coerente. Ma quanta passione, quanta emozione, quanta voglia di urlare “cinema”! La vicenda segue i passi di una ragazza a Brooklyn, con un figlio in grembo e un ragazzo costretto a tornare in Ucraina dalla famiglia. Una storia di formazione che ha incantato il Sundance e che ora trovate su Mubi. “Non voglio essere un cumulo di tristezza”, dice la protagonista: diamine, che voglia di abbracciarla, in quel momento. Lunga vita al cinema indipendente, alle riprese con le luci naturali, alle interpretazioni sporche, alla macchina a mano. Da vedere.
    •••½

    Gloria! (2024): Ho seguito i David di Donatello e mi sono preso una mezza cotta per Margherita Vicario, che non conoscevo. Incuriosito dai tanti premi ricevuti, ho recuperato il suo film d’esordio dello scorso anno, la storia di una servetta in un istituto di educande del 1800. La ragazza scopre per caso un pianoforte in un magazzino e comincia a suonarlo di nascosto, dimostrando passione e talento per una musica molto più moderna rispetto ai canoni dell’epoca. Nato come omaggio alle tante donne musiciste dell’800, a cui è sempre stato impedito di esprimersi e comporre, a differenza dei colleghi maschi, è un piccolo film pieno di vitalità e gioia. Mi sono proprio divertito.
    •••½

    Game Night (2018): Opera seconda di John Francis Daley e Jonathan Goldstein, una commedia simpatica e con un buon cast, dove però si ha costantemente l’impressione che si siano divertiti più loro a girarlo che noi a guardarlo. Rachel McAdams e suo marito Jason Bateman sono dei malati di giochi da tavola, giochi di ruolo, quiz: qualunque cosa, purché si giochi. Una sera il fratello di lui organizza una serata interattiva, con finti rapimenti e indagini, dove però qualcosa va storto: qualcuno viene rapito davvero. Equivoci, qualche gag divertente e poco altro, buono per una serata a cervello spento, senza pretese.
    •••

    Amore e Guerra (1975): Negli anni 70 Woody Allen è stato investito da un’ispirazione senza precedenti. Ogni suo film era composto da trovate irresistibili, riflessioni emozionanti, seppur comiche e un’aura di genialità che nei decenni successivi è andata un po’ a fasi alterne (anche se il cinema – e noi con lui – ringrazia). Qui Allen omaggia i classici della letteratura russa, mischiandoli con suggestioni e citazioni di Bergman, raccontando la storia di un inetto che, senza volerlo, diventa un eroe militare. Esilarante quanto sofisticato, è una collezione di battute memorabili, tra cui quella di una strepitosa Diane Keaton: “Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire, e soffrire è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Io spero che tu prenda appunti”. La vita sarebbe migliore se si guardassero più spesso i film di Woody Allen.
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    Gli Spiriti dell’Isola (2022): Erano due anni buoni che aspettavo di fare un rewatch di questo bellissimo film di Martin McDonagh, uno dei grandi geni del nostro tempo (è l’unico drammaturgo, oltre a un certo William Shakespeare, che a 27 anni ha avuto quattro suoi spettacoli rappresentati simultaneamente nei teatri del West End di Londra). In un villaggio di poche anime due migliori amici si ritrovano improvvisamente ai ferri corti, mentre al di là del mare imperversano gli spari della guerra civile irlandese. Una tragicommedia dove la disperazione esistenziale tra chi non vuole più sprecare un minuto della sua vita e chi invece non vuole rassegnarsi alla solitudine si snoda come una scazzottata psicologica, in un’escalation di rappresaglie da far impallidire la guerra civile che percepiamo dall’altra parte del mare. Colin Farrell e Brendan Gleeson sono perfetti, in questo film beffardo, tragico, ironico e, soprattutto, infinitamente dolce. Nove candidature agli Oscar (di cui addirittura quattro per gli interpreti) e zero statuette. Un filmone.
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    #amoreEGuerra #Cinema #commenti #daVedere #diCheParla #film #gameNight #gliSpiritiDellIsola #gloria_ #margini #recensione #significato #spiegazione #tendaberry

  3. Now watching:

    'Red Eye'

    • directed by Wes Craven
    • written by Carl Ellsworth
    _
    • with Rachel McAdams, Cillian Murphy, Brian Cox, Jayma Mays, Jack Scalia, Robert Pine, Kyle Gallner.....

    #redeye #wescraven - #nowwatching #firstwatch - #cinema #cinemastodon #film #filmastodon #movies #moviesmastodon - #letterboxd #trakt

  4. Capitolo 436: Le Onde del Cinema

    Tra Pasqua e Resistenza, aprile si avvia inesorabilmente alla conclusione (di già??). Per il momento sto a quota sedici film visti e me ne mancano giusto un paio per rendere questo mese il miglior aprile degli ultimi cinque anni, da un mero punto di vista cinematografico (ma ne esistono altri?). Oltre ai film ho finito di guardare Portobello di Marco Bellocchio, che ho trovato una serie coinvolgente (nonostante la fotografia sottoesposta, di cui avevo già parlato), che ti fa davvero fumare di rabbia. Inoltre, ho raggiunto quota 240 ritratti (e quindi film) per il mio progetto Film People, dove sul nuovo sito è ora possibile condividere il proprio film preferito anche se si è impossibilitati a partecipare fisicamente al progetto: dateci un’occhiata e fatemi sapere che ne pensate (e soprattutto scrivete il vostro film preferito)!

    My Father’s Shadow (2025): Provo sempre una certa soddisfazione a vedere un film proveniente da una nazione di cui non avevo mai visto nulla prima (anche perché così posso aggiungerlo a questa lista). Ma è ancor più soddisfacente vedere un’opera prima così viva, piena, coinvolgente. Il film d’esordio di Akinola Davies Jr, per l’appunto il primo film nigeriano mai visto in vita mia, è di una bellezza che colpisce sin dalle prime scene. Un padre, spesso assente per intere settimane causa lavoro, torna nel villaggio dove vive la sua famigliola per prendere i due figlioletti e stavolta portarli con sé nella capitale Lagos per una gita nella città in cui lavora, proprio nel giorno in cui ci sono le celebri elezioni del 1993. Per i ragazzi è l’occasione per trascorrere del tempo con il padre, ma anche per conoscere realtà di cui non sapevano nulla: la città, con il suo caos, le sue sfumature, i suoi incontri, ma soprattutto il peso della Storia, che sta per incombere sui nigeriani. Quello di Akinola Jr, che ha scritto il film insieme a suo fratello, è un racconto liberamente autobiografico, girato con un linguaggio cinematografico non banale, nonostante un plot twist forse un po’ troppo telefonato. Ma poco importa, quello che è interessante è il viaggio, non la destinazione. Bellissimo, lo trovate su Mubi.
    •••½

    Lo Straniero (2025): Una volta, da qualche parte, ho letto: “vedere un uomo depresso che fuma e sta zitto, non si può chiamare film”. Ecco, è un po’ quello che penso del nuovo film del sempre bravo Ozon, che stavolta si cimenta con l’opera letteraria di Camus, immergendola in una splendida fotografia in bianco e nero. Nella Algeri occupata, un uomo apparentemente apatico e senza alcun emozione partecipa al funerale della propria madre e il giorno seguente comincia una relazione con una donna. Un incontro sulla spiaggia cambierà il suo destino. Il problema di questo, come di molti film simili, è la scarsa disponibilità dello spettatore di provare empatia per il protagonista, tanto respingente quanto, di conseguenza, il film stesso. Questo appare chiaro quando l’uomo condivide lo schermo con un prete, inveendo, mostrando finalmente qualche emozione: non a caso sarà proprio quella la scena migliore del film. Ad aggravare il tutto, una sala, quella del Cinema Giulio Cesare, dove si moriva di caldo (quel giorno c’erano stati 25°, forse sarebbe stato il caso di accendere un minimo di aria). Camus raccontava la storia di un uomo “straniero” rispetto alla società, alle convenzioni: Ozon lo rende un asociale. Non mi è piaciuto (ma che belle immagini).
    ••½

    Le Onde del Destino (1996): Immaginatevi di trovarvi nel 1996, in un mondo senza troppe informazioni, senza sapere che tipo di regista sia Lars Von Trier, senza trailer su youtube, senza critici online, senza Una Vita da Cinefilo. Pensate di trovarvi davanti al cinema, vedere la locandina con una bella coppia di innamorati e proporre alla vostra ragazza (o al vostro ragazzo) di andare a vedere questo film così “romantico”. Ecco, immaginatevi la scena e poi pensate a questa coppietta che si guarda un film così. Un po’ di contesto: la dimessa, infantile e religiosa Emily Watson vive in un paesino scozzese. Si innamora, ricambiata, di un operaio (Stellan Skarsgard) che lavora su una piattaforma petrolifera nel mare del Nord. Si sposano, sembrano felici, nonostante la distanza, finché un incidente non cambia per sempre le loro vite: è qui che il film prende una strada totalmente inaspettata, disturbante, scioccante. Diviso in capitoli, come capita spesso nei film di Von Trier, e costellato da canzoni clamorose in apertura di ogni capitolo (ma clamorose davvero: da Your Song e Goodbye Yellow Brick Road di Elton John, a Suzanne di Leonard Cohen, fino a Child in Time dei Deep Purple e moltissime altre), è il film che apre la cosiddetta trilogia del cuore d’oro (che si completa con Idioti e Dancer in the Dark). C’è un momento, nella seconda parte del film, in cui cominci davvero ad arrancare, a non poterne più di tante vessazioni, poi però c’è quel finale… Vabbè, non dico altro. Film stupendo (lo trovate su Mubi).
    ••••

    Rolling Thunder (1977): Nel capitolo precedente vi raccontavo della mia recente lettura del libro Cinema Speculation di Quentin Tarantino, in cui il regista veste i panni del (magnifico) critico cinematografico per raccontare alcuni film visti quando era adolescente. Tra questi c’è questo revenge movie diretto da John Flynn e scritto nientepopodimeno che da Paul Schrader (sceneggiatore di Taxi Driver, per dirne uno). William Devane, dopo sette anni di prigionia in Vietnam, torna nel suo paesotto insieme a un giovane Tommy Lee Jones. Qui è un eroe per tutti, solo che per suo figlio di nove anni è uno sconosciuto mentre la moglie si è già promessa sposa allo sceriffo locale. Questa sua nuova vita quotidiana va totalmente all’aria quando una banda di messicani (capeggiata da Roscoe del telefilm Hazzard) uccide moglie e figlio, menomando il protagonista, che si ritrova con un uncino al posto della mano e con un unica cosa in testa: la vendetta. Film di genere che ha il suo perché, ma si incarta nelle mani di un regista che vorrebbe imitare Peckinpah, ma che invece ha come merito soprattutto di aver ispirato il giovane Tarantino, che qualche decennio dopo prenderà in prestito alcune idee di questa storia per girare un certo Kill Bill. Discreto, meriterebbe un remake fatto bene.
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    Taverna Paradiso (1978): Rocky e i suoi fratelli. Stallone fa il suo esordio dietro la macchina da presa dirigendosi in questo racconto che ha diversi punti in comune con il capolavoro di Visconti, evidente ispirazione per l’attore-regista. Sly aveva scritto la sceneggiatura ancora prima rispetto a Rocky, ma riuscì a trovare i fondi per girarla solo dopo il successo planetario del film sul pugile di Philadelphia. In una Hell’s Kitchen degradata (oggi uno dei quartieri più ricercati di Manhattan) si muovono tre fratelli molto diversi tra loro: Stallone è lo sbruffone senza arte né parte, con tante idee e la lingua lunga, gli altri due sono un gigante buono (ma con poco sale in zucca) e un ex reduce di guerra, l’unico che sembra avere un cervello e la testa sulle spalle. Stallone capisce che l’unico modo per fare soldi è convincere il fratello più forte a diventare un atleta di wrestling (lotta libera a dire il vero, essendo incontri reali e non combinati: una volta lo chiamavamo “catch”). Non tutto funziona a dovere, ad esempio due personaggi in apparenza importanti che a un certo punto del film spariscono nel nulla, ma c’è molto cuore e soprattutto un paio di cose molto fiche: Tom Waits, che suona il pianoforte in un locale, e la scena, visivamente strepitosa, del match decisivo che si svolge sotto la pioggia, su un ring ormai ridotto a una enorme pozzanghera. Non troppo male, non troppo bene.
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    Mean Girls (2004): Capisci che stai guardando per la prima volta il film di Mark Waters fuori tempo massimo quando, invece di restare ammaliato da Linsday Lohan o Rachel McAdams, pensi a quanto ti piace Tina Fay, che nel film interpreta il ruolo della loro professoressa di matematica. Lohan è la nuova arrivata in un liceo dell’Illinois di cui cerca di capire immediatamente le dinamiche: ci sono i nerd, il belloccio, i reietti (con cui stringe amicizia) e, soprattutto, le “barbie” (ovvero una perfida Rachel McAdams e una tonta Amanda Seyfried). Succedono tante cose che si possono facilmente trovare in un film ambientato in un liceo statunitense, ma è tutto avvolto da buone idee, gag più o meno simpatiche, oltre che da un alone di “Mtv Generation” che, visto oggi, ha davvero un qualcosa di nostalgico. Non mancano idee né una certa dose di scemenza adolescenziale, che ha reso questo film un piccolo cult generazionale. Bello, ma avrei voluto vederlo vent’anni fa.
    •••½

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    #Cinema #film #leOndeDelDestino #loStraniero #meanGirls #myFatherSShadow #recensione #rollingThunder #tavernaParadiso
  5. Movie TV Tech Geeks #MovieNews #SamRaimi #SendHelp #RachelMcAdams Rachel McAdams Goes All-In on Survival Training in New Sneak Peek at Sam Raimi's 'Send Help' [Exclusive] dlvr.it/TRXdwB

  6. Send Help is tense and funny. Most of the movie is these two ppl interacting. Along with Sam Raimi's talent for grossness. He tells a dark story here. But masterfully slips in a joke a few times.

    Rachel McAdams is having a ball. Such a good job by her & Dylan O'Brien

    There are no simple answers in this. You laugh, you cringe, and you become very uncomfortable.

    CW blood, gore, death, abusive behaviour

    #Film #SendHelp #Movies #SamRaimi

  7. Sam Raimi lâche Rachel McAdams sur une île déserte pour une satire sociale qui cogne fort. Ma critique de #SendHelp est en ligne sur le site ! 🏝️🩸 #SamRaimi #Cinema #Thriller

    critiksmoviz.fr/2026/02/11/sen

  8. Send Help | Trailer | Hulu

    #horror#Trailers#horrormovies#SendHelp – @hulu Hostile colleagues Linda (Rachel McAdams) and Bradley (Dylan O’Brien) become stranded on a deserted island, the only survivors of a plane crash. On the island, they must overcome past grievances and work together to survive, but ultimately, it’s a battle of wills and wits to make […]

    #ad #horror #SendHelp #Trailers

    horrornerdonline.com/2026/04/s