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  1. La Tête dans le Guidon : notre podcast sur le cyclo-cross de Namur et l’émergent du sport en Wallonie et à Bruxelles

    Le cyclo-cross wallon fait-il enfin sa mue ? Sport-roi de l’hiver en Flandre, la discipline semble avoir encore du mal à percer dans le sud du pays, comme si la frontière linguistique empêchait l’attrait des labourés. Pourtant, de nombreux jeunes repoussent les obstacles et tentent de se faire une place dans ce monde particulier. Cela s’est particulièrement vu à la Coupe du monde de Namur, sur un circuit mythique tracé sur les pentes de la Citadelle. Pour la première fois, quatre Belges francophones étaient au départ des courses élites au programme, dimanche dernier : la championne de Belgique Marion Norbert-Riberolle (aux origines françaises) et trois néophytes, Emeline Detilleux, venue du VTT, Juline Delcommune, championne de Wallonie-Bruxelles de cyclo-cross, et Antoine Jamin, aussi adepte du VTT, mais déjà en bonne place sur les cyclo-cross chez les juniors.

    Nous avons interrogé Emeline Detilleux, Juline Delcommune et Antoine Jamin sur leurs ambitions et leur vision de l’avenir du cyclo-cross en Wallonie et à Bruxelles. Des questions également soumises à Gérard Bulens, ancien manager d’équipe professionnelle et aujourd’hui consultant pour la télévision et en charge du club bruxellois qui s’occupe notamment de Juline Delcommune. Et il se confirme bien qu’un projet wallon pourrait voir le jour, si les étoiles s’alignent prochainement.

    L’épisode et les interviews ont été enregistrés le 14 décembre 2025 lors de la 4e manche de la Coupe du monde de cyclo-cross à Namur.

    Rendez-vous sur CyclismeRevue.be et Blueprint.pm pour découvrir tous les épisodes de La Tête dans le Guidon, l’émission qui questionne le cyclisme, les mains sur les cocottes !

    https://www.podtrac.com/pts/redirect.mp3/shows.blueprint.pm/la-tete-dans-le-guidon/LTDLG14.mp3

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    Vous serez prévenus de la sortie de tout nouvel épisode sur ce site, sur Blueprint.pm et en vous abonnant au podcast sur vos plateformes d’écoute préférées (ou en cliquant sur les liens ci-dessous). Vous pouvez également vous abonner en cherchant « La Tête dans le Guidon » dans Podcast Addict, Pocket Casts, Overcast, Apple Podcasts, Spotify…

     

     

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    #AntoineJamin #CoupeDuMonde #cycloCross #ÉmelineDetilleux #GérardBulens #JulineDelcommune #LaTêteDansLeGuidon #Namur #Podcast

  2. La Tête dans le Guidon : notre podcast dans les coulisses du départ du Tour de France 2025

    Le Tour de France reste la course la plus médiatisée de l’année, celle qui attire le plus d’attention, le plus de public, qui génère le plus d’attentes sportives et économiques, qui profite le plus aux régions traversées. Ce mastodonte du calendrier cycliste draine plus de 1.500 journalistes accrédités, plus d’un millier de véhicules sur les routes, plus de 30.000 personnes en charge de la sécurité… pour suivre les 184 participants qui se disputeront le maillot jaune, une victoire d’étape, un moment de gloire.

    Cette année, le départ de la 112e édition est organisé à Lille, dans le nord de la France, dans une région baignée dans le cyclisme depuis plus d’un siècle. Et si la première étape se dispute le samedi 5 juillet, les jours précédant l’épreuve sont tout autant animés. Conférences de presse, présentation des équipes, fan park… On vous propose dans ce nouveau numéro de La Tête dans le Guidon, avec CyclismeRevue et Blueprint, de découvrir comment les coureurs et équipes gèrent ce compte à rebours jusqu’au départ pour 21 étapes et trois semaines de course.

    N’hésitez pas à commenter et à nous indiquer sur les réseaux sociaux ce que vous pensez de ce nouveau format particulier, dans les coulisses du peloton.

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    https://www.podtrac.com/pts/redirect.mp3/shows.blueprint.pm/la-tete-dans-le-guidon/LTDLG13.mp3

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    #ASO #CyclismeSurRoute #GrandDépart #Lille #Podcast #TourDeFrance

  3. Diciamolo in italiano @diciamoloinitaliano.wordpress.com@diciamoloinitaliano.wordpress.com ·

    Dal “climate change” al “regime change”: il “linguistic change” dell’itanglese

    Di Antonio Zoppetti

    Mentre scrivo sullo sfondo dell’ennesima guerra scoppiata all’improvviso, in una diretta su Rai News – anche il nome dei canali della tv di Stato la dice lunga sulla nostra anglicizzazione – si parla in modo ossessivo di “regime change”. È il nuovo picco di stereotipia che caratterizza la comunicazione mediatica, quando di punto in bianco tutti i giornalisti, in preda a una coazione a ripetere, si mettono a usare la stessa espressione come se non esistessero altre parole. E il più delle volte la stereotipia si manifesta con il ripetere l’inglese, come è accaduto il 17 marzo 2020 con il “lockdown che da quel momento in poi è divenuto l’unica parola possibile per esprimere quello che sino al giorno prima gli stessi giornalisti avevano chiamato serrata, chiusura, zona rossa… e che in Francia e Spagna si è chiamato “confinamento”.

    E così, mentre sui giornali francesi si parla in queste ore di “changer (changement) de règime” e su quelli spagnoli di “cambio de régimen” sui nostri è tutto un pullulare dell’espressione inglese in un abbandono dell’italiano che caratterizza le scelte linguistiche dei collaborazionisti della dittatura dell’inglese che formano la nostra attuale egemonia culturale.

    Naturalmente – lo preciso perché c’è sempre qualche cretino che scambia simili considerazioni per complottismo – non c’è nessuna sala dei bottoni in cui si decidono simili strategie comunicative, che sono solo il frutto dell’effetto gregge. La nuova intellighenzia di destra, sinistra, centro (e di chi crede di essere fuori da questi schemi) è fatta da un’élite che si forma in inglese, che ritiene l’inglese una lingua superiore e rilancia le notizie che arrivano dall’anglosfera preferibilmente con parole inglesi.

    L’introduzione di “regime change” è recente, e non si deve leggere come un caso isolato. Stando ai grafici di Google libri l’espressione si è fatta strada timidamente negli anni Duemila, anche se i picchi di stereotipia di questi giorni sembrano destinati ad affermare e rinforzare l’espressione che inevitabilmente entrerà anche nel linguaggio della gente, se non si smetterà di preferirla e di divulgarla in una sorta di pedagogia linguistica che educa all’uso dell’inglese. Ad agevolare questa nomenclatura c’è un’altra espressione che viene presentata come più moderna e internazionale di quella in italiano, il climate change al posto del cambiamento climatico, una scelta sociolinguistica preferita dagli anglomani che non ha scalzato l’italiano ma si è affermata come un modello di maggior prestigio ostentato dagli addetti ai lavori.

    Se una rondine non fa primavera, due rondini cambiano le carte in tavola, e climate change + regime change si saldano insieme in una potenziale nuova regola formativa fatta da una parola inglese seguita da change con inversione sintattica (cioè con una diversa collocazione delle parole rispetto all’italiano). Il che significa che si creano le condizioni per potenziali future nuove espressioni sullo stesso schema destinate a rafforzare il linguistic change che ci sta portando dall’italiano all’itanglese, esattamente come dall’election day e dal family day si passa allo schema ibrido del matematica day e delle altre decine di espressioni del genere dal numero potenzialmente infinito.

    Mentre i linguisti che considerano gli anglicismi come dei “prestiti” isolati son lì a classificarli con le loro bizzarre categorie concettuali o a contarli per dimostrare che sono pochi, che sono soggetti a rapida obsolescenza o che tanto sono tutti di bassa frequenza, non si accorgono che l’interferenza dell’inglese è uno tsunami di ben altra portata e che per misurarne gli effetti c’è bisogno di un altro approccio. Questi linguaioli sono rimasti fermi agli anni Ottanta e all’allarme del Morbus Anglicus denunciato da Arrigo Castellani – quando il fenomeno degli anglicismi ha cominciato a prendere piede con una consistenza numericamente preoccupante – ma negli ultimi quarant’anni il riversamento dell’inglese costituisce un flusso costante in continuo aumento, che ho chiamato la panspermia del virus anglicus. La panspermia è un meccanismo riproduttivo che consiste nel seminare migliaia e migliaia di larve nell’ambiente, e anche se la maggior parte è destinata a morire e divenire cibo per altri animali, qualcuna sopravvive, attecchisce e si riproduce. Gli alti numeri compensano la mortalità della prole. I singoli anglicismi che si radicano al punto di finire nei vocabolari della lingua “italiana” e che attualmente si possono quantificare in circa 4.000 (con una tendenza di aumento impressionante per numeri, frequenze e velocità di attecchimento) seguono una modalità molto simile, sono solo l’effetto collaterale di un riversamento dell’inglese di ordini di grandezza superiore. Un riversamento che non coinvolge più solo il lessico e le singole parole, ma porzioni d’inglese sempre più ampie e complesse, con inversioni sintattiche e implicazioni morfologiche (cioè la formazione delle flessioni e delle suffissazioni delle parole).

    Per comprenderlo non bisogna certo essere dei linguisti, anzi a volte il non esserlo aiuta a vedere le cose in modo meno superficiale e ideologizzato. In attesa che regime change sia annoverato nei dizionari (inizialmente dei neologismi, come climate change), per avere un’idea di cosa stia accadendo alla lingua italiana basta cercare “change” per esempio tra le notizie di Google.

    Accanto ai recentissimi articoli sul regime change, spicca la frequenza di climate change impiegato nei titoli di giornale di ogni tipo, da la Repubblica (“Reti strategiche tra guerre e climate change”) al Sole24ore (“Pasta, la crescita della produzione e i rischi del climate change”), ma si ritrova ovunque, sul sito della Croce Rossa (“Climate change colpisce più vulnerabili. CRI impegnata per ridurre impatto ambientale, fare formazione e informazione”), sulle riviste di enologia come Wine News (“Il climate change colpisce di più il vino europeo: nei vigneti italiani due gradi in più dal 1980”), su quelle di diritto bancario (“Stato e imprese nella climate change litigation”)…

    Una terza occorrenza di espressioni a base “change” che si è ormai affermata nel mondo del lavoro è costituita dal change management (es.: Sole24oreDesign e Change Management: incontro con Nicola Favini a Parigi, 21 maggio 2025”; oppure su Data Manager Online: “Le 4 P del Change Management”). Ma si trova di tutto, da un maestro del trasformismo come Arturo Brachetti che diventa leggenda del quick change (“Brachetti ritorna al Teatro Alfieri con “SOLO – the legend of Quick Change”) al driving change di ManagerItalia (“Driving Change: la Business Community si incontra sul campo. Si tratta di ‘Driving Change’, il format che, in un’unica giornata, unisce formazione e confronto con esperti su temi caldi del management”); si va dalla filosofia del change presentata da PadovaOggi (“Change makers’ lab: guida al cambiamento la tua impresa! Un laboratorio pratico per giovani imprenditori, start-upper e manager pronti a trasformare il cambiamento in opportunità di crescita e innovazione”) agli articoli di sport che prevedono manifestazioni come BOXING FOR CHANGE (Proseguono gli incontri dei nostri Campioni Ambassador con le scolaresche di ogni parte d’Italia) o lo Sport for Change della Fondazione Milan.

    È vero che questo riversamento dell’inglese compare soprattutto nei titoloni dei giornali, e che poi spesso all’interno dell’articolo gli anglicismi sono anche spiegati, affiancati dall’italiano e sono dunque molto più rarefatti, ma un linguista senza le fette di salame sugli occhi (per chi capisce solo l’inglese: slices of salami on the eyes) dovrebbe sapere che i titoloni li leggono tutti, al contrario degli articoli, e dunque il loro impatto sulla lingua è enorme e andrebbe misurato, invece di negarlo con la scusa che poi tanto leggendo il pezzo gli anglicismi sarebbero “pochi”. In questa gerarchia – che ho chiamato diglossia lessicale – che vede l’inglese impiegato come etichetta e come sovralingua da sovrapporre all’italiano che viene coperto e schiacciato, colpiscono soprattutto i nomi delle manifestazioni, mostre o eventi che sono tutti in inglese. E a proposito di change si può segnalare Music for Change (“uno degli appuntamenti più attesi della scena musicale italiana”), il “Change in Cardiology 2025” di TrendSanità, il Change Maker Milano, il progetto tutto siciliano contro la violenza di genere nel mondo del vino riportato da PalermoToday denominato “ Grapes of Change”, il “Change The World Model United Nations 2025” di Rai Scuola per confrontarsi sui grandi temi della politica globale…

    Questi e altre decine e decine di esempi dell’attuale linguistic change, che, da soli, possono apparire al linguaiolo anglomane come qualcosa di occasionale e di passeggero, non vanno considerati singolarmente, lo ripeto: vanno sommati tra loro. Solo così si comprende che l’attuale l’interferenza dell’inglese è un fenomeno di proporzioni mai viste, che non si limita ai 3 o 4 anglicismi a base change (per chi si vergogna dell’italiano: change based) che penetrano nei dizionari.

    A questo punto, chi si domanda perché prenda piede il regime change credo che abbia tutti gli elementi per intuire la risposta: è il linguistic change, ovvero l’imposizione mediatica della newlingua sulla veterolingua come nel Grande Fratello orwelliano. E le stesse considerazioni valgono per tutti gli altri anglicismi utilizzati accanto a change che spicca nei titoli: management, ambassador, mackers, start-upper… ogni parola è una porta che spalanca a decine e decine di altre espressioni inglesi tra loro collegate che si riversano nei giornali e nella lingua degli specialisti che è sempre più ibridata e sempre meno italiana. Il problema non sono i singoli anglicismi ma l’anglomania.

    Ma i negazionisti – non mi vengono parole più appropriate – fanno finta di non vedere la realtà e liquidano la faccenda concludendo che l’anglicizzazione dell’italiano sarebbe tutta un’illusione ottica.

    #anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa

  4. Venezuela, il cortile di casa in fiamme

    Petrolio, dottrina Trump e fine del diritto internazionale

    img genrata da IA – dominio pubblico

    di M. Sommella

    C’è un’immagine che torna quando laria si fa pesante e la storia smette di camminare per riforme e ricomincia a correre per strappi: lorologio dellapocalisse. Il Doomsday Clock, lo strumento simbolico del Bulletin of the Atomic Scientists, nel 2025 è stato portato a 89 secondi dalla mezzanotte, il punto più vicino di sempre. Non è folclore. È un termometro dellepoca: rischio nucleare, crisi climatica, tecnologie destabilizzanti, erosione della fiducia e delle regole minime della convivenza internazionale. Quando la normalità” si sbriciola, ogni crisi locale smette di essere locale: diventa un precedente, un test, una prova generale.

    La crepa, stavolta, si è aperta a Caracas.

    Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, a Caracas, la cronaca ha cambiato natura. Esplosioni e sorvoli a bassa quota, blackout a intermittenza, panico nei quartieri, la sensazione fisica della vulnerabilità che entra nelle case. Le ricostruzioni iniziali hanno parlato di siti militari e infrastrutture strategiche colpite tra la capitale e larea costiera. Nel giro di poche ore, fonti statunitensi hanno rivendicato la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, trasferiti fuori dal paese e portati davanti a un tribunale federale negli Stati Uniti.

    Qui bisogna fermarsi un attimo, perché la parola operazionerischia di anestetizzare la sostanza. Unazione militare su una capitale, accompagnata dal prelievo del capo dello Stato e dal suo trasferimento coercitivo in un altro paese, non è una missione mirata”. È un colpo di Stato dallalto: un golpe eseguito dallesterno, con laviazione e le forze speciali al posto dei generali locali. È la sovranità trattata come un dettaglio amministrativo. È il diritto internazionale ridotto a carta straccia quando intralcia linteresse imperiale. Ed è un messaggio al mondo: se si può rapire un presidente e processarlo come se fosse il sindaco di un distretto ribelle, allora ogni confine diventa opzionale e ogni garanzia revocabile.

    Maduro, comparso in aula, ha parlato di rapimento e ha rivendicato la propria legittimità. Che si condivida o meno la sua linea politica non cambia il nucleo: qui non è in gioco lopinione su un governo, è in gioco la possibilità che la forza diventi norma. Quando la forza diventa norma, le regole non saltano: vengono riscritte. E il problema non resta confinato al Venezuela.

    Per capire come si arriva a un salto così esplicito bisogna guardare la traiettoria, non listante. Caracas 2026 non cade dal cielo: si incastra in una genealogia lunga, antica e insieme modernissima, dove lAmerica Latina viene trattata come area di disciplina e proprietà.

    La dottrina Monroe, due secoli dopo, in versione cortilee in versione 4.0

    Nel 1823 la dottrina Monroe venne presentata come barriera contro le potenze europee: niente nuove colonizzazioni nel continente americano. Nella pratica storica, quel principio si trasformò in una licenza di intervento permanente: lemisfero occidentale come sfera dinfluenza esclusiva degli Stati Uniti. La formula cambia, il lessico si aggiorna, ma la sostanza resta impressionante: la sovranità altrui è tollerata finché non smentisce lordine del padrone.

    Con Trump questa genealogia compie un salto di sincerità brutale. Il linguaggio non finge più di essere umanitario” o civilizzatore: parla da proprietario. La retorica non maschera più l’interesse, lo rivendica. E dentro questa logica il Venezuela è un nodo strategico, non un accidente morale: energia, rotte, alleanze alternative, multipolarismo, e soprattutto la possibilità – intollerabile per limpero che un paese del Sud del mondo provi a usare la ricchezza nazionale come leva sociale e non come rendita per le multinazionali.

    È qui che cortile di casasmette di essere metafora e diventa programma. Ricostruzioni e dossier istituzionali hanno descritto negli ultimi anni una pressione crescente sul Venezuela fatta di sanzioni, misure finanziarie, enforcement navale, isolamento diplomatico e cornici securitarie. Latto del 3 gennaio 2026 non è un fulmine in un cielo sereno: è la conclusione provvisoria di una linea che, a ogni passaggio, ha spostato un po’ più in alto la soglia del lecito”.

    Perché la stagione bolivariana diventa intollerabile

    Per comprendere la posta in gioco bisogna tornare alla fine degli anni Novanta. Con la vittoria elettorale di Hugo Chávez nel 1998 e la stagione bolivariana, il Venezuela non inaugura soltanto un ciclo politico: inaugura una rottura simbolica. Lidea che la rendita petrolifera possa essere piegata almeno in parte a un progetto di diritti sociali: alfabetizzazione, sanità diffusa, accesso più largo allistruzione, politiche abitative, sostegno alimentare. In un continente dove, per secoli, la ricchezza è stata una cascata che scorre solo verso lalto, quella scelta ha un significato sovversivo: cambia lorizzonte di ciò che i poveri considerano possibile.

    Nel 2005 lUNESCO riportò il risultato della campagna di alfabetizzazione e la proclamazione del Venezuela come territorio libero dallanalfabetismosecondo i parametri della campagna. È un dettaglio che qualcuno liquida come propaganda, ma il punto è più profondo: quando la politica decide di far entrare chi non contava nella stanza dei bottoni, produce effetti materiali e soprattutto produce una nuova aspettativa collettiva. E le aspettative, per il potere, sono più pericolose delle parole.

    Accanto alla redistribuzione, c’è l’elemento partecipativo: comunas, consigli comunali, tentativi di decisione dal basso. Al di là delle caricature, lidea era una: far contare i barrios. E qui si accende la miccia dellodio imperiale. Non si perdona lidea che un paese di servizionellordine globale possa trasformarsi in soggetto, possa rivendicare sovranità sociale e non solo sovranità formale.

    La reazione, storicamente, segue un copione. Isolamento, demonizzazione, crisi economica indotta o aggravata, costruzione di unopposizione responsabilepronta a subentrare, e poi il salto delleccezione: colpi di Stato, invasioni, operazioni speciali. È una grammatica che lAmerica Latina conosce fin troppo bene.

    Dal copione storico al metodo operativo

    Non serve alcuna fantasia per vedere la continuità. Guatemala 1954: riforma agraria e interessi economici; colpo di Stato e restaurazione. Cile 1973: socialismo elettorale spazzato via e sostituito dal laboratorio del terrore e del neoliberismo. Panama 1989: lex alleato Noriega trasformato in narco-dittatorenel momento in cui non serve più, e poi catturato e processato negli Stati Uniti. Quel passaggio non è un ricordo marginale: è la prova che il prelievodel leader e la sua trasformazione in imputato in un tribunale statunitense è già stato usato come dispositivo politico. Caracas 2026 ne è l’evoluzione, più brutale e più simbolica.

    Venezuela 2002: tentativo di golpe contro Chávez, durato quanto basta per capire che la mobilitazione popolare può rovesciare il rovesciamento. Da allora il conflitto entra in una lunga fase di pressione multilivello: economica, mediatica, diplomatica, finanziaria. La forza non si presenta subito come bomba: spesso si presenta come sanzione, come blocco, come procedura”.

    Le sanzioni come guerra che non dice il suo nome

    Quando si parla di Venezuela, lOccidente ama raccontarsi una favola morale: puniamo i cattivi. Ma la realtà materiale delle misure coercitive unilaterali è un’altra: colpiscono soprattutto chi non decide nulla. Quartieri popolari, ospedali, salari, accesso ai beni essenziali. È una violenza che si traveste da burocrazia.

    Nel tempo, report e analisi istituzionali hanno ricostruito la progressiva intensificazione del regime sanzionatorio statunitense e le sue ricadute: restrizioni finanziarie, limiti sulle transazioni legate al governo e alla compagnia petrolifera statale, effetti indiretti su pagamenti, importazioni, assicurazioni, logistica. È importante dirlo senza giri di parole: quando tagli lossigeno economico a un paese, il bersaglio reale è la vita quotidiana.

    La relatrice speciale ONU sulle misure coercitive unilaterali, dopo una visita in Venezuela, ha descritto limpatto negativo delle sanzioni su economia e diritti e ha richiamato la necessità di valutare e rivedere misure che colpiscono la popolazione. Non è un dettaglio umanitarioseparato dalla politica: è la politica stessa quando diventa punizione economica per piegare una volontà collettiva.

    In questa luce, il 3 gennaio 2026 non appare più come evento improvviso. Appare come lultimo gradino di una scala: prima la pressione economica, poi lassedio finanziario, poi lenforcement navale, poi la cornice securitaria, infine latto di forza diretto sulla capitale. È una continuità, non una rottura.

    Il petrolio: la posta in gioco che spiega tutto

    Sotto il suolo venezuelano si trova una delle più grandi riserve provate di greggio al mondo. LEnergy Information Administration statunitense indica per il 2023 circa 303 miliardi di barili di riserve provate, legate soprattutto alla Faja dellOrinoco. I numeri variano in base a definizioni, qualità del greggio e recuperabilità economica, ma il punto geopolitico resta: il Venezuela è un rubinetto strategico. Qui la retorica occidentale mostra il suo rovescio. Quando ti dicono democrazia, spesso stanno dicendo proprietà”. La domanda reale è una: chi decide del destino di quelle risorse, il popolo venezuelano o il complesso finanziario-militare con le sue compagnie energetiche? Ed è qui che la logica coloniale si svela: limpero che ha saccheggiato mezzo mondo accusa Caracas di rubare” petrolio e ricchezze che apparterrebbero agli Stati Uniti. È il rapinatore che grida al ladro mentre punta la pistola.

    Per rendere digeribile un blitz militare su una capitale, serve una metamorfosi semantica: una guerra deve diventare unoperazione di polizia. È l’alchimia classica del dominio. Non stai facendo guerra: stai ripristinando legalità”. Non stai violando sovranità: stai proteggendo la sicurezza. Non stai strangolando un popolo: stai punendo i cattivi”. Nel caso venezuelano, letichetta madre è narcoterrorismo. È un termine comodo perché cancella la politica e lascia solo la caccia. Se laltro è “narco, non ha storia. Se laltro è “terrorista”, non ha diritti. Se laltro è “cartello, non è un popolo: è un bersaglio. E qui entra in scena lespressione più tossica: Cartel de los Soles.

    Cartel de los Soles: una formula elastica che diventa categoria di eccezione

    Prima ancora che politica, la questione è linguistica. Cartelloevoca una struttura compatta, un comando unico, un organigramma. Ma molte letture critiche hanno osservato che Cartel de los Solesfunziona soprattutto come etichetta ombrello: una formula che semplifica e compatta, trasformando un insieme di accuse e sospetti in un’entità monolitica. InSight Crime, ad esempio, ha spiegato come lespressione venga spesso usata per descrivere presunte reti o segmenti coinvolti nel traffico, ma senza le caratteristiche chiare di un cartello unico e centralizzato; e ha anche sottolineato che il terreno dell’“antiterrorismonon è automaticamente unautorizzazione legale alluso della forza.

    Quel che rende la storia ancora più grave è la sua istituzionalizzazione. Il 25 luglio 2025, il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC, ha annunciato la sanzione del Cartel de los Soles come Specially Designated Global Terrorist, sostenendo che il gruppo sarebbe guidatoda Maduro e altri alti funzionari e che fornirebbe supporto materiale a organizzazioni criminali designate. Nel comunicato, il Tesoro spiega anche che il nome deriverebbe dalle insegne a solesulle uniformi di ufficiali militari venezuelani. Non stiamo discutendo la correttezza di un comunicato. Stiamo osservando un meccanismo.

    Quando un governo decide di trasformare unetichetta elastica in categoria deccezione, compie un atto politico: sposta il terreno del possibile. Terrorista” non è un insulto. È una chiave amministrativa e culturale che apre sequestri, interdizioni, extraterritorialità, normalizzazione delleccezione. È il timbro che consente di raccontare la forza come giustizia”.

    C’è poi un elemento che merita attenzione proprio perché rompe lo schema noi contro loro. Alcune critiche molto dure alla narrazione del Cartel de los Soles non arrivano soltanto da fonti venezuelane o latinoamericane, ma anche da figure che hanno operato ai vertici del sistema internazionale antidroga. Pino Arlacchi, già direttore esecutivo dellUNODC, ha definito questa narrazione una grande bufala e ha richiamato dati UNODC che collocano il Venezuela su valori marginali rispetto ai grandi teatri della coltivazione di coca, sostenendo che il paese non sarebbe un epicentro produttivo comparabile a Colombia, Perù e Bolivia.

    Non si tratta di assolvereo di fare tifoserie. Si tratta di riconoscere una cosa: letichetta cartello, quando viene usata come categoria totale, tende a cancellare la complessità e a diventare un dispositivo retorico utile a rendere la guerra presentabile. E quando la parola diventa il grimaldello per bombardare e rapire, la questione smette di essere polemica: diventa difesa delle regole minime del mondo.

    La scuola delle prove fabbricate: lIraq e il dovere della memoria

    A questo punto il richiamo allIraq non è un paragone emotivo. È un dovere storico. Nel 2002-2003 la narrazione delle armi di distruzione di massavenne presentata come certezza. Poi arrivarono le conclusioni ufficiali: lIraq Survey Group, nel rapporto finale (Duelfer Report), concluse che non esistevano gli stockpile operativi invocati per giustificare linvasione. Il Senato statunitense, con la sua inchiesta sullintelligence prebellica, evidenziò valutazioni profondamente problematiche. La conseguenza non fu un errore neutro: fu un terremoto umano e geopolitico. Il punto, per il Venezuela, è semplice: quando una menzogna strategica funziona una volta, diventa opzione di sistema. Cambia letichetta, resta il metodo. Ieri WMD, oggi narcoterrorismo. Ieri liberazione, oggi applicazione della legge. Il risultato è lo stesso: la parola prepara il missile.

    Il mare come cappio: quando lenforcement diventa blocco

    Il bombardamento e il sequestro sono latto più spettacolare, ma non sono lunico livello. Il livello decisivo, spesso invisibile al grande pubblico, è marittimo. Il mare è il sistema circolatorio del pianeta: una quota enorme del commercio mondiale viaggia via nave. Controllare rotte, assicurazioni, pagamenti, porti e tanker significa poter strangolare uneconomia senza dichiarare guerra.

    Nei primi giorni di gennaio 2026, questo dispositivo ha assunto una forma apertamente armata: intercettazioni e sequestri di navi legate a traffici venezuelani, incluse operazioni che hanno coinvolto una petroliera connessa alla Russia e la reazione durissima di Mosca, che ha parlato di pirateria e violazione della legalità marittima. Qui la coercizione diventa procedura. Linterdizione armata viene raccontata come routine amministrativa. E il risultato è un mondo in cui leccezione è normalità: oggi una nave, domani una rotta, dopodomani unintera economia. Quando trasformi il mare in un rubinetto politico, puoi decidere chi respira e chi soffoca.

    È la forma più “pulita” del potere imperiale: non occupi, non annetti, non dichiari guerra; tagli ossigeno e aspetti che la società si stremi, poi ti presenti come soluzione. In questo senso, la dimensione navale non è un dettaglio tecnico. È la cintura che stringe il cappio.

    Se si guarda la sequenza con freddezza, il quadro diventa nitido. Prima la demonizzazione. Poi lassedio economico, che si giustifica come pressione miratae in realtà colpisce il corpo sociale. Poi lenforcement navale, che trasforma il commercio in un campo minato giuridico e militare. Poi la trasformazione retorica del conflitto in operazione di polizia. Infine la bomba e il sequestro. Questo è il cuore del dossier: Caracas non è solo Caracas. È un test. È la prova di quanto può essere spostata la soglia del possibile senza che il sistema internazionale reagisca in modo efficace.

    Fine del diritto internazionale: la frattura che diventa sistema

    La Carta ONU vieta luso della forza salvo legittima difesa da unaggressione armata o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Nel caso venezuelano, la giustificazione scivola nella retorica dell’“applicazione della leggee del narcoterrorismo, ma il fatto resta: bombardamenti e prelievo coercitivo di un capo di Stato non sono diplomazia. Sono imposizione. Quando la forza pretende di diventare norma, il problema non è più il Venezuela soltanto. È il mondo. Perché il diritto internazionale, ridotto a manuale di buone maniere per i deboli, diventa una decorazione: vincolante solo per chi non può permettersi di violarlo. L’Europa, in queste dinamiche, spesso completa il quadro con il suo doppio standard. Se la stessa cosa la compie un nemico, si parla di aggressione; se la compie Washington, tutto si annacqua in formule prudenti. È una frattura morale che diventa pratica politica: le regole valgono solo quando non disturbano lalleato principale.

    Dal Venezuela al mondo: la casella Iran e la tentazione dellincendio globale

    L’aggressione al Venezuela non è un incidente locale. È un precedente che riallinea le placche. Se si può bombardare una capitale, sequestrare un presidente, trasformare un paese in narco-Statoe far scorrere loperazione nel circuito dellaccettabile, allora la soglia del possibile si sposta ancora più in alto.

    E la prossima casella, da tempo, è l’Iran. La memoria dellIraq non è un esercizio storico: è un avvertimento. Quando torna a circolare un lessico di urgenza, minaccia assoluta, inevitabilità, conviene ricordare che quel copione è già stato usato e che il prezzo umano lo pagano sempre i popoli. Anche la cronaca recente registra segnali di escalation: nel giugno 2025 Reuters ha riportato un attacco statunitense a siti nucleari iraniani, indicando una soglia già forzata. Il punto, qui, è sistemico: un impero in difficoltà non diventa automaticamente prudente. Spesso diventa aggressivo. E quando laggressività si combina con dottrine di supremazia, controllo marittimo e propaganda, la miccia può diventare globale. Il Doomsday Clock, in questo senso, non è un oracolo. È una metafora che si avvicina troppo alla cronaca.

    Stare dalla parte giusta: internazionalismo dei popoli, non tifo per gli apparati

    Di fronte a questo quadro sarebbe facile scivolare nel fatalismo o, al contrario, nel tifo geopolitico. Ma se lasse morale resta il popolo, la risposta è più concreta di quanto sembri. Nel caso venezuelano significa difendere un principio elementare: le risorse di un popolo appartengono a quel popolo, non alla potenza che ha più portaerei, più basi e più canali televisivi. Significa pretendere una condanna chiara dellaggressione e del precedente giuridico che istituisce. Significa chiedere la sospensione delle misure coercitive che colpiscono la popolazione. Significa sostenere reti di solidarietà, sindacati, movimenti, diaspora latinoamericana. Significa soprattutto smontare la propaganda: far vedere il petrolio dietro la morale, la dottrina Monroe dietro la legalità, la parola cartellodietro la guerra.

    Difendere oggi il Venezuela significa difendere tutti, perché il messaggio che passa da Caracas è universale: chi prova a usare le proprie risorse naturali per la giustizia sociale può essere trasformato in narco-Stato, in terrorista”, in minaccia alla sicurezza, e dunque in bersaglio legittimo. Se questo precedente passa senza risposta, limpero non ottiene solo petrolio. Impone una nuova normalità: la violenza travestita da legalità, la menzogna elevata a dottrina, leccezione stabilizzata come regola.

    Fonti principali

    Bulletin of the Atomic Scientists sul Doomsday Clock.
    Reuters, Associated Press, Sole 24 Ore, House of Commons Library sulle ricostruzioni dell’operazione del 3 gennaio 2026.
    U.S. Energy Information Administration sulle riserve petrolifere venezuelane.
    UNESCO sulla campagna di alfabetizzazione.
    ONU-HRC sulla valutazione degli effetti delle misure coercitive unilaterali.
    InSight Crime sulla natura del Cartel de los Soles e sui profili giuridici della designazione.
    U.S. Treasury/OFAC sulla designazione e sulle motivazioni ufficiali.
    Duelfer Report e inchiesta del Senato USA sull’intelligence pre-Iraq.
    Le Monde e comunicazioni/ricostruzioni su sequestri navali e reazioni russe.
    Reuters sul fronte Iran (giugno 2025).

    #america #bolivariana #geopolitica #guerra #imperialismo #maduro #monroe #petrolio #trump #USA #venezuela
  5. Apple TV+ – podsumowanie premier #133

    Zapraszam do 133. wydania przeglądu nowości i zapowiedzi Apple TV+.

    Aplikacja Apple TV dla Androida!

    Użytkownicy smartfonów z Androidem jeżeli chcieliby na swoich mobilnych urządzeniach obejrzeć np. nowy sezon „Severance” już mogą pobrać natywną aplikację Apple TV na ich platformę.

    Trailer premiery filmowej roku od Apple TV+ 2025 – „F1” →

    Apple TV+ stawia na film „F1” z Bradem Pittem jako największą produkcję kinową roku, reżyserowaną przez Josepha Kosinskiego („Top Gun: Maverick”), we współpracy z Sir Lewisem Hamiltonem.

    Ostatnio dostaliśmy trailer tej produkcji.

     

    Premiera odbędzie się 27 czerwca, a później film -trafi na Apple TV+. Po rozczarowaniach kasowych w 2024 roku Apple ogranicza liczbę produkcji kinowych, stawiając głównie na filmy prosto do streamingu.

    „Severance” najpopularniejszym serialem Apple TV+, wyprzedził „Ted Lasso”!

    Apple potwierdziło, że „Severance” stał się najchętniej oglądanym serialem w historii Apple TV+, wyprzedzając dotychczasowego lidera – „Ted Lasso”.

    W ciągu pierwszego miesiąca po premierze drugiego sezonu „Severance” przyciągnął więcej unikalnych widzów niż jakikolwiek inny tytuł na platformie. Ponadto serial znacząco zwiększył liczbę subskrypcji Apple TV+, powodując 126% wzrost w styczniu.

    Finał drugiego sezonu zaplanowano na 21 marca, a jego popularność prawdopodobnie jeszcze wzrośnie. Apple nie ogłosiło jeszcze oficjalnie trzeciego sezonu, ale prace nad scenariuszem już trwają.

    Premiera miesiąca „The Gorge” →

    W Walentynki zadebiutował film „The Gorge” z Anya Taylor-Joy i Milesem Tellerem.

    Całość Apple Oryginał Film zrealizuje w kooperacji ze Skydance.

    Film zbiera mieszane opinie krytyków.

    Peter Hammond at Deadline:

    Teller i Taylor-Joy są dobrze dobrani i sprawiają, że ta historia miłosna jest wiarygodna wbrew wszelkim przeciwnościom, a oboje okazują się również gwiazdami akcji pierwszej rangi. Bez wątpienia ten film byłby naturalny dla kin, nawet Imax, ale niestety dla AMC, produkcja Skydance dla Apple Original Films trafiła do streamingu.

    Courtney Howard writes at Variety:

    Chociaż film często opiera się na ogólnym zarysie, wyróżnia się, gdy pokazuje, że jest wystarczająco pomysłowy, aby dostarczyć nieoczekiwanych wrażeń. Założenie zawiera więcej niż odrobinę intrygi, łącząc sci-fi, romans, horror i akcję w powolnym studium postaci.

    Keith Philips at TV Guide:

    Kiedy The Gorge skupia się na charyzmatycznych kochankach, którzy zakochują się w sobie, walcząc z przerażającym zagrożeniem, co ma miejsce przez większość czasu, jest to w każdym calu rozrywka, którą każdy zaintrygowany tym opisem chciałby być.

    Osobiście uważam, że to przeciętna produkcja, która mogłaby trwać spokojnie o dwadzieścia minut mniej, ale każdy musi tutaj wyrobić sobie sam opinię. Na pewno ten film nie jest całkowitą stratą czasu, więc sprawdzajcie śmiało!

    Opis fabuły:

    Dwójka doskonale wyszkolonych agentów (Miles Teller i Anya Taylor-Joy) zostaje wyznaczona do pełnienia funkcji w wieżach strażniczych po przeciwnych stronach rozległego i ściśle tajnego wąwozu, chroniąc świat przed nieujawnionym, tajemniczym złem, które czai się w jego wnętrzu. Nawiązują więź na odległość, starając się zachować czujność w obronie przed niewidzialnym wrogiem. Kiedy kataklizm zagrażający ludzkości zostaje im ujawniony, muszą współpracować w teście siły fizycznej i psychicznej, aby utrzymać tajemnicę w wąwozie, zanim będzie za późno.

    2. sezon „Surface” →

    Dostaliśmy także 2. sezon rozgrywającego się w gronie elit San Francisco serialu „Surface” z Gugu Mbatha-Raw („The Morning Show”) w roli Sophie – kobiety, która doznała traumatycznego urazu głowy, który pozostawił ją z ekstremalną utratą pamięci, uważaną za wynik próby samobójczej.

    Gdy Sophie wyrusza w podróż, by z pomocą męża i przyjaciół poskładać swoje życie w całość, zaczyna kwestionować, czy prawda, którą jej powiedziano, jest w rzeczywistości prawdą, którą żyła. Poprzez zwroty akcji i szokujący trójkąt miłosny, ten seksowny, podniosły thriller pyta: Co by było, gdybyś obudził się pewnego dnia i nie znał swoich sekretów?

    W serialu występuje także jedna z czołowych gwiazd serialu „Ted Lasso” – Phil Dunster.

    „Surface” to opowieść o odkrywaniu samego siebie, która zastanawia się, czy jesteśmy zaprogramowani, aby stać się tym, kim jesteśmy, czy też wybieramy własną tożsamość.

    „Goldie” →

    Zainspirowany wielokrotnie nagradzanym animowanym filmem krótkometrażowym Emily Brundige z 2019 roku o tej samej nazwie, „Goldie” podąża za tytułową bohaterką – gigantyczną dziewczyną o wielkim sercu, która wyrusza na epickie przygody ze swoimi najlepszymi przyjaciółmi w ich ukochanym miasteczku Boysenberg.

    W 13 półgodzinnych odcinkach wspólnie uczą się, że bycie innym jest czymś, co należy świętować, i że na tym świecie jest miejsce dla każdego – nawet dla gigantów.

    „Onside: Major League Soccer” →

    Na platformie zadebiutował także nowy serial dokumentalny opowiadający o kulisach rozgrywek MLS, do których transmisji Apple TV+ ma wyłączne prawa.

    Wyjdź poza boisko z osobowościami, które napędzają MLS. Dzięki bezprecedensowemu dostępowi do zawodników, trenerów i klubów, ta seria odkrywa elektryzujące momenty i wciągające historie, które sprawią, że sezon 2024 będzie niezapomniany.

    26 lutego – trailer „Berlin ER” →

    Apple zapowiedziało nową produkcję pt. „Berlin ER”, której premiera odbędzie się na platformie w lutym 2025 roku.

    Zarządzanie chaotycznym oddziałem ratunkowym w najtrudniejszym i najbardziej przepełnionym szpitalu w Berlinie to nie lada zadanie dla młodej dr Parker, która szuka nowego startu w wielkim mieście po tym, jak jej życie prywatne imploduje w Monachium. Kiedy próbuje wdrożyć niezbędne reformy, Parker napotyka opór ze strony niedostatecznie opłacanego, źle wyposażonego i chronicznie zmęczonego personelu szpitala, który może przetrwać tylko dzięki niezbędnej dawce czarnego humoru. Jednak w obliczu coraz bardziej bezlitosnego systemu opieki zdrowotnej, zmaltretowany zespół musi odłożyć na bok różnice i zjednoczyć się, aby ratować życie.

    14 marca – trailer „Dope Thief” →

    Oparty na książce Dennisa Tafoyi „Dope Thief”, serial prześledzi losy długoletnich przyjaciół i przestępców z Filadelfii, którzy udają agentów DEA, aby obrabować nieznany dom na wsi, tylko po to, by ich drobna gra stała się przedsięwzięciem na śmierć i życie, gdy nieświadomie ujawniają i odkrywają największy ukryty korytarz narkotykowy na wschodnim wybrzeżu.

    26 marca – nowy spin-off: „Side Quest” →

    Tuż po finale sezonu 4, 26 marca, zadebiutuje spin-off „Side Quest”. Seria antologii pokaże historie pracowników, graczy i fanów, którzy są związani z uniwersum gry.

    Spin-off będzie liczył 4 odcinki, dostępne jednocześnie. Rob McElhenney, twórca oryginalnej serii, również pojawi się w obsadzie.

    Gotowi na więcej przygód?

    26 marca – trailer „The Studio” →

    Apple TV+ zapowiedziało nowy serial komediowy, „The Studio”, który zadebiutuje 26 marca 2025 roku. Za produkcję odpowiada Seth Rogen, który jest scenarzystą, reżyserem i odtwórcą głównej roli.

    Serial osadzony jest w świecie Hollywood, gdzie Matt Remick (Rogen), nowy szef Continental Studios, stara się uratować upadające filmy. Walczy z artystami, korporacyjnymi przełożonymi i własnymi lękami, próbując stworzyć kinowe hity.

    W obsadzie zobaczymy m.in.: Bryana Cranstona, Catherine O’Harę, Kathryn Hahn, a nawet Martina Scorsese.

    14 kwietnia – „Your Friends & Neighbors” →

    W kwietniu zobaczymy natomiast nowy serial dramatyczny, w którym wystąpią m.in. Jon Hamm, Amanda Peet, Olivia Munn oraz Hoon Lee.

    Po tym, jak został zwolniony w niesławie, menedżer funduszu hedgingowego wciąż zmagający się z niedawnym rozwodem, ucieka się do kradzieży z domów swoich sąsiadów w niezwykle zamożnej wiosce Westmont, tylko po to, by odkryć, że sekrety i sprawy ukryte za tymi bogatymi fasadami mogą być bardziej niebezpieczne, niż kiedykolwiek sobie wyobrażał.

    16 kwietnia – „Government Cheese” →

    W kwietniu natomiast na platformie zobaczymy kolejną, komediową propozycję od Apple TV+.

    „Government Cheese” to surrealistyczna komedia rodzinna rozgrywająca się w 1969 roku w San Fernando Valley, która opowiada historię Chambersów, dziwacznej rodziny realizującej wzniosłe i pozornie niemożliwe marzenia, w piękny sposób nieskrępowanej realiami świata. Kiedy Hampton Chambers (David Oyelowo) zostaje zwolniony z więzienia, jego długo oczekiwane spotkanie rodzinne nie przebiega tak, jak planował. Podczas jego nieobecności żona Hamptona, Astoria (Simone Missick), oraz synowie, Einstein (Evan Ellison) i Harrison (Jahi Di’Allo Winston), stworzyli niekonwencjonalną jednostkę rodzinną, a powrót Hamptona obraca ich świat w chaos.

    30 kwietnia – „Careme” →

    „Carêême” opowiada historię Antonina Carême’a (Benjamin Voisin), pierwszego celebryty w świecie kulinariów, który z ubogiego Paryża wspiął się na szczyt sławy w Europie czasów Napoleona.

    Jego talent przyciąga wpływowych polityków, którzy czynią go szpiegiem Francji. Carême staje przed wyborem: zemsta czy wszystko — miłość, bogactwo, sława — ale jakim kosztem?

    „Fountain of Youth” →

    „Fountain of Youth” opowie o dwójce zwaśnionego rodzeństwa (John Krasinski i zdobywczyni Oscara Natalie Portman), którzy współpracują przy globalnym napadzie w celu odnalezienia mitologicznej tytułowej „Fontanny Młodości”.

    Muszą wykorzystać swoją wiedzę historyczną, aby podążać za wskazówkami podczas epickiej przygody, która zmieni ich życie… i być może doprowadzi do nieśmiertelności.

    Data premiery nie jest jeszcze znana.

    Zapowiedź „Deaf President Now! →

    Historia największego ruchu na rzecz praw obywatelskich, o którym większość ludzi nigdy nie słyszała.

    „Deaf President Now!” opowiada o ośmiu dniach historycznych protestów, które odbyły się na Uniwersytecie Gallaudet w 1988 roku po tym, jak rada powiernicza szkoły mianowała słyszącego prezydenta zamiast kilku bardzo wykwalifikowanych Głuchych kandydatów. Po tygodniu wieców, bojkotów i protestów, studenci Gallaudet University triumfują, gdy słyszący prezydent rezygnuje, a ukochany dziekan dr I. King Jordan zostaje pierwszym niesłyszącym prezydentem uniwersytetu. Protesty były kluczowym momentem w historii praw obywatelskich, a ich wpływ wykraczał daleko poza kampus Gallaudet i utorował drogę dla ustawy o Amerykanach z niepełnosprawnościami (ADA). „Deaf President Now!” zawiera ekskluzywne wywiady z pięcioma kluczowymi postaciami ruchu, w tym z Gallaudet Four – Jerrym Covellem, Bridgettą Bourne-Firl, Timem Rarusem i Gregiem Hlibokiem – oraz I. Kingiem Jordanem, a także elementy archiwalne i scenariuszowe.

    Film zawiera również eksperymentalne podejście narracyjne zwane Deaf Point of View, wykorzystujące impresjonistyczne zdjęcia wizualne i skomplikowaną konstrukcję dźwiękową, aby wepchnąć widzów w doświadczenie Głuchych.

    Data premiery nie jest jeszcze znana.

    Produkcja 3. sezonu „Severance” już trwa!

    Choć Apple oficjalnie nie ogłosiło kontynuacji, producent Ben Stiller potwierdził rozpoczęcie prac.

    Stiller chce uniknąć długiej przerwy między sezonami, jak to miało miejsce wcześniej z powodu strajków w Hollywood w 2023 roku oraz licznych przeróbek scenariusza. Apple nadal stawia na wysoką jakość produkcji, mimo spadających budżetów.

    Koszt odcinka 2. sezonu sięgał 20 mln USD, a 1. sezon przyniósł Apple TV+ ponad 200 mln USD tylko z nowych subskrypcji Apple TV+.

    Jeśli jeszcze, jakimś cudem, nie widzieliście tej produkcji – zachęcam do nadrobienia!

    W sezonie 2025 wszystkie 30 klubów MLS będzie nosić unikalną naszywkę Apple TV+

    A dokładniej mowa o lewym rękawie koszulek zawodników. Naszywka jest inspirowana herbem, kolorami i tożsamością wizualną danego klubu. To trzeci rok 10-letniego partnerstwa Apple i MLS.

    Abonenci Apple TV+ mogą teraz oglądać wybrane mecze MLS w każdą niedzielę bez dodatkowej subskrypcji.

    Amazon zaktualizował aplikację Prime Video na tvOS

    Firma poprawiała jej optymalizację dla tvOS, a nowości to m.in. obsługa gestów na pilocie Siri, podpowiedzi wyszukiwania w czasie rzeczywistym, lepsza jakość obrazów, efekty dźwiękowe i wsparcie funkcji dostępności Apple, takich jak VoiceOver.

    Aplikacja oferuje teraz bardziej „natywne” doświadczenie na tvOS. Można ją pobrać za darmo z App Store, ale do oglądania treści wymagany jest abonament Prime.

    Netflix nie planuje integracji z Apple TV

    Pojawienie się treści Netflix w aplikacji Apple TV było błędem, który został już naprawiony. Niestety, bo już się cieszyliśmy.

    Na razie na amerykańskich kontach, ale jest nadzieja.

    Integracja Netflix z Apple TV.

    W Polsce będzie brakować Polsatu i Canal+ wciąż :/ choć canal+ we Francji na tej samej aplikacji się integruje, ma 4K i Atmosa…. https://t.co/0ydAuxH6Iz

    — Paweł Okopień Light&TV💡📺 (@paweloko) February 14, 2025

    Netflix nadal nie wspiera funkcji śledzenia treści w Apple TV, w przeciwieństwie do usług takich jak Apple TV+, Disney+ czy Prime Video.

    Ted Lasso – sezon 4 nadchodzi

    Apple TV+ jeszcze nie ogłosiło oficjalnie powrotu „Ted Lasso”, ale liczne doniesienia wskazują, że sezon 4 jest w drodze. Potwierdzają to m.in. wypowiedzi twórców, odnowione kontrakty aktorów i zaplanowana produkcja.

    Obsada

    Większość aktorów powróci, choć możliwe, że Phil Dunster (Jamie Tartt) będzie miał ograniczoną rolę z powodu konfliktów terminowych. Jason Sudeikis (Ted Lasso) również może pojawiać się rzadziej niż w poprzednich sezonach.

    Nowości w sezonie 4

    Jednym z głównych wątków ma być powstanie kobiecej drużyny AFC Richmond, co rozszerzy historię serialu.

    Premiera

    Początkowo planowano rozpoczęcie zdjęć na początku tego roku, ale teraz mówi się o wiośnie. Oczekuje się, że sezon 4 pojawi się najwcześniej w 2026 roku.

    Ile osób w Polsce ogląda Apple TV+?

    Według badania, które otrzymaliśmy od serwisu JustWatch (Za co dziękujemy!), Netflix umocnił swoją pozycję jako najpopularniejsza platforma streamingowa w Polsce, kończąc rok z ponad dwukrotnie większym udziałem niż Max. Na kolejnych miejscach uplasowały się Amazon Prime Video i Disney Plus, które walczą o trzecie miejsce z różnicą zaledwie 1%.

    Disney+ zwiększył swój udział w rynku o kolejne 2% pod koniec 2024 roku. Amazon Prime Video, Max i Player również odnotowały wzrost o 1%, z kolei Netflix i Viaplay straciły na przestrzeni roku, tracąc odpowiednio po 2% i 1% udziałów.

    Raport opiera się na danych pozyskanych od 550k użytkowników JustWatch miesięcznie w Polsce, analizując ich preferencje dotyczące streamingu, interakcje z ofertami oraz tytuły, które oznaczyli jako obejrzane.

    Aplikacja Apple TV jest już dostępna na Androida

    Zobacz poprzednie wydania i więcej nadchodzących premier i nowości

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  6. Apple TV+ – podsumowanie premier #132

    Zapraszam do 132. wydania przeglądu nowości i zapowiedzi Apple TV+.

    14 lutego – premiera miesiąca „The Gorge” →

    W Walentynki czeka nas premiera miesiąca od Apple, czyli film „The Gorge” z Anya Taylor-Joy i Milesem Tellerem.

    Całość Apple Oryginał Film zrealizuje w kooperacji ze Skydance.

    Opis fabuły:

    Dwójka doskonale wyszkolonych agentów (Miles Teller i Anya Taylor-Joy) zostaje wyznaczona do pełnienia funkcji w wieżach strażniczych po przeciwnych stronach rozległego i ściśle tajnego wąwozu, chroniąc świat przed nieujawnionym, tajemniczym złem, które czai się w jego wnętrzu. Nawiązują więź na odległość, starając się zachować czujność w obronie przed niewidzialnym wrogiem. Kiedy kataklizm zagrażający ludzkości zostaje im ujawniony, muszą współpracować w teście siły fizycznej i psychicznej, aby utrzymać tajemnicę w wąwozie, zanim będzie za późno.

    Premiera 4. sezonu „Mythic Quest”→

    Tymczasem na platformie zadebiutował 4. sezon komedii „Mythic Quest”.

    Pierwsze odcinki są już dostępne, a kolejne pojawią się co tydzień, aż do finału 26 marca. Sezon liczy 10 odcinków.

    Ekipa ponownie mierzy się z wyzwaniami w zmieniającym się świecie gier wideo. Wrócą ulubione postacie, a fabuła skupi się na rozwoju karier, konfliktach ego i równowadze między pracą a życiem osobistym.

    Premiera „Vietnam: The War That Changed America” →

    Mam też nowy, sześcioczęściowy serial dokumentalny z nigdy wcześniej niepublikowanymi materiałami archiwalnymi, opowiadający historię wojny z perspektywy osób, które ją przeżyły – 50 lat później. Narratorem jest Ethan Hawke.

    Serial przedstawia wspomnienia świadków, spotkania po latach i rzadko widziane nagrania, tworząc poruszający obraz jednej z najdłuższych wojen w historii. Wśród bohaterów znaleźli się: Bill Broyles, weteran i scenarzysta, który po 50 latach spotyka członka swojego oddziału; Hilary Brown, pierwsza kobieta korespondentka wojenna ABC News; Melvin Pender, złoty medalista olimpijski, który walczył w Wietnamie; żołnierze Vietcongu, w tym pierwsza kobieta zestrzeliwująca wrogi samolot; oraz cywile, którzy byli świadkami konfliktu.

    Produkcją zajęło się nagradzane studio 72 Films, a reżyserem jest Rob Coldstream. To kolejna współpraca Apple TV+ i 72 Films po premierze dokumentu „John Lennon: Murder Without a Trial”.

    Premiera „Love You to Death” →

    Na platformie pojawiła się też hiszpański serial romantyczny „Love You to Death” („A muerte”).

    Całość oparto na powieści, która była wyborem klubu książki Reese Witherspoon. W rolach głównych występują Verónica Echegui i Joan Amargós. Historia opowiada o Raúlu, który po diagnozie raka serca ponownie łączy się z Martą, przyjaciółką z dzieciństwa, a ich relacja zmusza ich do przemyślenia, czym jest prawdziwa miłość.

    14 lutego – „Goldie” →

    Zainspirowany wielokrotnie nagradzanym animowanym filmem krótkometrażowym Emily Brundige z 2019 roku o tej samej nazwie, „Goldie” podąży za tytułową bohaterką – gigantyczną dziewczyną o wielkim sercu, która wyrusza na epickie przygody ze swoimi najlepszymi przyjaciółmi w ich ukochanym miasteczku Boysenberg.

    W 13 półgodzinnych odcinkach wspólnie uczą się, że bycie innym jest czymś, co należy świętować, i że na tym świecie jest miejsce dla każdego – nawet dla gigantów.

    21 lutego – „Onside: Major League Soccer” →

    Apple zapowiedziało nowy serial dokumentalny opowiadający o kulisach rozgrywek MLS, do których transmisji Apple TV+ ma wyłączne prawa.

    Wyjdź poza boisko z osobowościami, które napędzają MLS. Dzięki bezprecedensowemu dostępowi do zawodników, trenerów i klubów, ta seria odkrywa elektryzujące momenty i wciągające historie, które sprawią, że sezon 2024 będzie niezapomniany.

    21 lutego – trailer 2. sezonu „Surface” →

    Rozgrywający się w gronie elit San Francisco serial „Surface” z Gugu Mbatha-Raw („The Morning Show”) w roli Sophie, kobiety, która doznała traumatycznego urazu głowy, który pozostawił ją z ekstremalną utratą pamięci, uważaną za wynik próby samobójczej – powróci w lutym z 2. sezonem.

    Gdy Sophie wyrusza w podróż, by z pomocą męża i przyjaciół poskładać swoje życie w całość, zaczyna kwestionować, czy prawda, którą jej powiedziano, jest w rzeczywistości prawdą, którą żyła. Poprzez zwroty akcji i szokujący trójkąt miłosny, ten seksowny, podniosły thriller pyta: Co by było, gdybyś obudził się pewnego dnia i nie znał swoich sekretów?

    „Surface” to opowieść o odkrywaniu samego siebie, która zastanawia się, czy jesteśmy zaprogramowani, aby stać się tym, kim jesteśmy, czy też wybieramy własną tożsamość.

    26 lutego – trailer „Berlin ER” →

    Apple zapowiedziało nową produkcję pt. „Berlin ER”, której premiera odbędzie się na platformie w lutym 2025 roku.

     

    Zarządzanie chaotycznym oddziałem ratunkowym w najtrudniejszym i najbardziej przepełnionym szpitalu w Berlinie to nie lada zadanie dla młodej dr Parker, która szuka nowego startu w wielkim mieście po tym, jak jej życie prywatne imploduje w Monachium. Kiedy próbuje wdrożyć niezbędne reformy, Parker napotyka opór ze strony niedostatecznie opłacanego, źle wyposażonego i chronicznie zmęczonego personelu szpitala, który może przetrwać tylko dzięki niezbędnej dawce czarnego humoru. Jednak w obliczu coraz bardziej bezlitosnego systemu opieki zdrowotnej, zmaltretowany zespół musi odłożyć na bok różnice i zjednoczyć się, aby ratować życie.

    14 marca – „Dope Thief” →

    Oparty na książce Dennisa Tafoyi „Dope Thief”, serial prześledzi losy długoletnich przyjaciół i przestępców z Filadelfii, którzy udają agentów DEA, aby obrabować nieznany dom na wsi, tylko po to, by ich drobna gra stała się przedsięwzięciem na śmierć i życie, gdy nieświadomie ujawniają i odkrywają największy ukryty korytarz narkotykowy na wschodnim wybrzeżu.

    26 marca – nowy spin-off: „Side Quest” →

    Tuż po finale sezonu 4, 26 marca, zadebiutuje spin-off „Side Quest”. Seria antologii pokaże historie pracowników, graczy i fanów, którzy są związani z uniwersum gry.

    Spin-off będzie liczył 4 odcinki, dostępne jednocześnie. Rob McElhenney, twórca oryginalnej serii, również pojawi się w obsadzie.

    Gotowi na więcej przygód?

    26 marca – trailer „The Studio” →

    Apple TV+ zapowiedziało nowy serial komediowy, „The Studio”, który zadebiutuje 26 marca 2025 roku. Za produkcję odpowiada Seth Rogen, który jest scenarzystą, reżyserem i odtwórcą głównej roli.

    Serial osadzony jest w świecie Hollywood, gdzie Matt Remick (Rogen), nowy szef Continental Studios, stara się uratować upadające filmy. Walczy z artystami, korporacyjnymi przełożonymi i własnymi lękami, próbując stworzyć kinowe hity.

    W obsadzie zobaczymy m.in.: Bryana Cranstona, Catherine O’Harę, Kathryn Hahn, a nawet Martina Scorsese.

    14 kwietnia – „Your Friends & Neighbors” →

    W kwietniu zobaczymy natomiast nowy serial dramatyczny, w którym wystąpią m.in. Jon Hamm, Amanda Peet, Olivia Munn oraz Hoon Lee.

    Po tym, jak został zwolniony w niesławie, menedżer funduszu hedgingowego wciąż zmagający się z niedawnym rozwodem, ucieka się do kradzieży z domów swoich sąsiadów w niezwykle zamożnej wiosce Westmont, tylko po to, by odkryć, że sekrety i sprawy ukryte za tymi bogatymi fasadami mogą być bardziej niebezpieczne, niż kiedykolwiek sobie wyobrażał.

    16 kwietnia – „Government Cheese” →

    W kwietniu natomiast na platformie zobaczymy kolejną, komediową propozycję od Apple TV+.

    „Government Cheese” to surrealistyczna komedia rodzinna rozgrywająca się w 1969 roku w San Fernando Valley, która opowiada historię Chambersów, dziwacznej rodziny realizującej wzniosłe i pozornie niemożliwe marzenia, w piękny sposób nieskrępowanej realiami świata. Kiedy Hampton Chambers (David Oyelowo) zostaje zwolniony z więzienia, jego długo oczekiwane spotkanie rodzinne nie przebiega tak, jak planował. Podczas jego nieobecności żona Hamptona, Astoria (Simone Missick), oraz synowie, Einstein (Evan Ellison) i Harrison (Jahi Di’Allo Winston), stworzyli niekonwencjonalną jednostkę rodzinną, a powrót Hamptona obraca ich świat w chaos.

    „Fountain of Youth” →

    „Fountain of Youth” opowie o dwójce zwaśnionego rodzeństwa (John Krasinski i zdobywczyni Oscara Natalie Portman), którzy współpracują przy globalnym napadzie w celu odnalezienia mitologicznej tytułowej „Fontanny Młodości”.

    Muszą wykorzystać swoją wiedzę historyczną, aby podążać za wskazówkami podczas epickiej przygody, która zmieni ich życie… i być może doprowadzi do nieśmiertelności.

    Data premiery nie jest jeszcze znana.

    Zapowiedź „Deaf President Now! →

    Historia największego ruchu na rzecz praw obywatelskich, o którym większość ludzi nigdy nie słyszała.

    „Deaf President Now!” opowiada o ośmiu dniach historycznych protestów, które odbyły się na Uniwersytecie Gallaudet w 1988 roku po tym, jak rada powiernicza szkoły mianowała słyszącego prezydenta zamiast kilku bardzo wykwalifikowanych Głuchych kandydatów. Po tygodniu wieców, bojkotów i protestów, studenci Gallaudet University triumfują, gdy słyszący prezydent rezygnuje, a ukochany dziekan dr I. King Jordan zostaje pierwszym niesłyszącym prezydentem uniwersytetu. Protesty były kluczowym momentem w historii praw obywatelskich, a ich wpływ wykraczał daleko poza kampus Gallaudet i utorował drogę dla ustawy o Amerykanach z niepełnosprawnościami (ADA). „Deaf President Now!” zawiera ekskluzywne wywiady z pięcioma kluczowymi postaciami ruchu, w tym z Gallaudet Four – Jerrym Covellem, Bridgettą Bourne-Firl, Timem Rarusem i Gregiem Hlibokiem – oraz I. Kingiem Jordanem, a także elementy archiwalne i scenariuszowe.

    Film zawiera również eksperymentalne podejście narracyjne zwane Deaf Point of View, wykorzystujące impresjonistyczne zdjęcia wizualne i skomplikowaną konstrukcję dźwiękową, aby wepchnąć widzów w doświadczenie Głuchych.

    Data premiery nie jest jeszcze znana.

    Apple TV+ nie zdobyło żadnej nominacji do Oscara

    Pomimo sukcesów seriali, filmy Apple TV+ nadal pozostają w tyle. Żadna z produkcji, takich jak „Blitz” (reż. Steve McQueen), „The Last of the Sea Women”, „Fancy Dance” czy „Wolfs”, nie została uwzględniona w nominacjach do 97. ceremonii Oscarów.

    To kontrastuje z sukcesem z 2022 roku, gdy „CODA” zdobyła Oscara za najlepszy film, stając się pierwszą streamingową produkcją, która otrzymała tę nagrodę. Jednak od tego czasu strategia Apple zmieniła się – firma stawia na filmy bardziej masowe, jak nadchodzący blockbuster o Formule 1, zamiast projektów skierowanych na prestiżowe nagrody.

    Brak nominacji może być rozczarowaniem, ale wpisuje się w nową strategię Apple, koncentrującą się na produkcjach streamingowych i komercyjnych.

    Tim Cook bierze aktywny udział w promocji 2. sezonu „Severance” od Apple TV+

    Jego aktorskie zdolności przypominają występ w krótkim filmie „Mother Nature” przed premierą iPhone’a 15 w 2023 roku. Zresztą, oceńcie je sami.

    Was helping this new guy find his office this morning… pic.twitter.com/ldBBvH7AmU

    — Ben Stiller (@BenStiller) January 24, 2025

    Drugi sezon „Severance” powrócił na Apple TV+ po trzyletniej przerwie. Obecnie dostępne są jego trzy odcinki. Jest świetny i gorąco polecam!

    Serial „Silo” po raz pierwszy w Top 10 według rankingu Nielsen Streaming Originals

    Silo” zajął 9. miejsce z 417 milionami minut oglądania w tygodniu od 30 grudnia do 5 stycznia.

    To rzadkie osiągnięcie dla produkcji Apple TV+, które rzadko trafiają do zestawienia Nielsena. Wcześniej na liście znalazły się takie tytuły jak „Ted Lasso”, „The Morning Show” i „Hijack”. Apple kwestionuje jednak dokładność tych rankingów, wskazując, że nie uwzględniają one wszystkich grup demograficznych ani globalnej oglądalności.

    W omawianym tygodniu ranking dominowały tytuły Netfliksa, który ma 90 milionów subskrybentów w USA. „Silo” wchodziło wtedy w finałowy etap drugiego sezonu, z 8 z 10 odcinków już dostępnych. Na wzrost popularności mogła wpłynąć promocja Apple TV+, oferująca darmowy weekend oglądania 4-5 stycznia.

    „Silo” to jedna z najpopularniejszych dramatycznych produkcji Apple, oparta na książkach Hugh Howeya. Serial został przedłużony na trzeci i czwarty sezon, które zakończą całą historię.

    Sezon 3 „Silo” rozwiąże problem ciemnych scen, zapowiadają twórcy!

    Apple TV+ zakończyło właśnie sezon 2 „Silo”, a serial został już przedłużony na sezony 3 i 4. Twórca, Graham Yost, zapowiedział znaczną wizualną zmianę w nadchodzącym sezonie: pojawi się światło słoneczne.

    Poprzednie sezony były krytykowane za zbyt ciemne sceny, co przypomina „problem Game of Thrones”. Yost potwierdził, że w sezonie 3 akcja częściowo przeniesie się na zewnątrz, co pozwoli na jaśniejsze i bardziej przejrzyste ujęcia.

    Jednak nie wszystko będzie rozgrywać się w świetle dziennym — bohaterowie wrócą także do Silo 17, gdzie problemy z energią wciąż będą wpływać na brak oświetlenia.

    Sezon 3 ma łączyć wątki z drugiej i trzeciej książki trylogii „Silo”, co przyniesie zróżnicowane scenerie i więcej jasnych scen.

    Apple TV+ wygrało proces dotyczący rzekomego plagiatu thrillera „Servant”

    Serial, stworzony przez M. Night Shyamalana, był przedmiotem pozwu złożonego przez Francescę Gregorini, reżyserkę filmu „The Truth About Emmanuel” (2013). Twierdziła ona, że „Servant” skopiował fabułę jej dzieła, w której pojawia się matka traktująca lalkę jak prawdziwe dziecko oraz opiekunka wspierająca tę iluzję.

    Pozew o wartości 81 milionów dolarów został złożony w 2020 roku, ale po latach opóźnień proces odbył się dopiero teraz. Po obejrzeniu obu dzieł ława przysięgłych jednogłośnie orzekła na korzyść Apple i Shyamalana, oddalając zarzuty o naruszenie praw autorskich.

    Cztery sezony „Servant” pozostawały dostępne na Apple TV+ przez cały czas trwania sprawy. Teraz sprawa została oficjalnie zamknięta.

    Apple TV+ wprowadza „Sunday Night Soccer” z cotygodniowymi meczami MLS

    Subskrybenci Apple TV+ będą mogli oglądać wybrane mecze MLS w każdą niedzielę wieczorem w sezonie 2025 bez dodatkowych opłat. Usługa kosztuje 59,99 PLN miesięcznie lub 349 PLN rocznie.

    Sezon 2025 rozpocznie się w weekend „MLS is Back” 22–23 lutego. Pierwszy mecz „Sunday Night Soccer” odbędzie się 23 lutego o 19:00 ET, w którym debiutujący San Diego FC zmierzy się z mistrzami MLS Cup, LA Galaxy.

    Anulowany serial Apple TV+ „Schmigadoon!” otrzymał nową życie na scenie

    Serial „Schmigadoon!” od Apple TV+ został anulowany po dwóch sezonach, mimo że trzeci sezon był już w pełni napisany.

    Teraz jednak adaptacja teatralna miała swoją premierę w Kennedy Center w Waszyngtonie!

    Adaptacja zawiera nowe piosenki, w tym jedną, która została napisana dla serialu, ale ostatecznie odrzucona. Twórca serialu, Cinco Paul, wyraził nadzieję, że sezon 3 kiedyś zostanie udostępniony, być może w formie teatralnej.

    Gwiazdy „Severance” rywalizują w „Hot Ones”

    W nowym odcinku popularnego, amerykańskiego show na YouTube, „Hot Ones”, Adam Scott i Patricia Arquette z serialu „Severance” zmierzyli się w wyzwaniu jedzenia ostrych skrzydełek. Zasady są proste: mówić prawdę lub zmierzyć się z „Ostatnim Smarowaniem”. Przegrywa ten, kto zje najwięcej skrzydełek.

    W trakcie odcinka gwiazdy odpowiadają na zabawne pytania – od ulubionej piosenki karaoke Adama po najgorszy ekranowy pocałunek Patricii. Zwycięzca zdobywa złote trofeum w kształcie skrzydełka.

    W 4. sezonie „Teda Lasso” akcja ma skupić się na nowym żeńskim zespole piłkarskim AFC Richmond

    Zamiast kontynuować wątek męskiej drużyny, sezon 4. będzie koncentrował się na tworzeniu żeńskiej drużyny.

    Filmowanie miało rozpocząć się na początku roku, ale teraz przewidziano je na maj/czerwiec.

    Sigmund Judge, wiarygodne źródło informacji o Apple TV, ujawnia tę zmianę, choć męska drużyna nadal może pojawić się w serialu.

    Fani mogą spodziewać się nowych, ekscytujących wątków, chociaż nie wiadomo, czy Jason Sudeikis nadal będzie głównym trenerem.

    Ile zarabiają największe hity Apple TV+?

    Apple nie ujawnia szczegółowych danych finansowych dotyczących swoich usług, w tym TV+. Jednak według raportu Parrot Analytics, opartego na analizie korelacji między popularnością programów a przychodami, największe produkcje przyniosły firmie znaczące zyski:

    To dane szacunkowe, ale pokazują, że sukcesy, takie jak „Severance”, mogą stać się dla Apple kolejnymi fenomenami na miarę „Ted Lasso”.

    Zobacz poprzednie wydania i więcej nadchodzących premier i nowości

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  7. Ripresero le occupazioni di terre in tutto il Lazio

    A livello di sistema agrario, nel Lazio prevaleva il latifondo: in particolare, nella provincia di Roma era diffusa quella che Antonio Cederna definì «un’agricoltura d’attesa», cioè un uso agricolo degli appezzamenti di terra in attesa di una destinazione speculativa dell’area. Di questi latifondi era principalmente proprietaria l’aristocrazia romana: i Torlonia, gli Odescalchi, i Boncompagni, la marchesa Sforza Cesarini. Come abbiamo visto, l’individuazione da parte del Pci di «200 famiglie» (nobili legati al Vaticano, agrari, industriali, gestori dei servizi pubblici che monopolizzavano a Roma il rifornimento dell’acqua, del gas, della luce elettrica e detenevano in pratica l’esclusiva degli appalti delle opere pubbliche, ecc.) era uno modo per poter «collegare le lotte per l’occupazione, per la salvaguardia e la riconversione delle industrie esistenti, per una nuova industrializzazione, con le lotte agrarie. L’intreccio tra potere politico ed economico, fra proprietà e speculazione, conduceva naturalmente alla grande proprietà assenteista, alla quale si contrapponevano braccianti, compartecipanti, contadini poveri» <953.
    Fu questo il contesto in cui, nell’immediato dopoguerra, si svilupparono molte lotte contadine, che Gino Settimi, presidente dell’Alleanza provinciale dei contadini di Roma alla metà degli anni ’70, definì come «lotte rivendicative per soddisfare l’aspirazione secolare alla terra» che avevano anche «contenuti strutturali, volevano eliminare cioè i residui feudali. L’occupazione delle terre, le battaglie per l’equo canone, per la giusta causa permanente, quelle mezzadrili tendevano ad intaccare la struttura della proprietà terriera» <954.
    Per tutto il 1949, in attesa delle iniziative di riforma agraria, la conflittualità nelle campagne fu crescente in tutto il Paese: in quello che è stato definito come l’anno dell’«assalto al latifondo» e della «riscossa contadina» <955, l’aspirazione del mondo contadino era la redistribuzione della terra, il superamento del latifondo e la diffusione della piccola proprietà <956. Tuttavia, come ha evidenziato lo storico Silvio Lanaro, queste lotte, per quanto diffuse in tutto il paese, avevano obiettivi – si andava dalla suddivisione del latifondo a una razionalizzazione delle colture che aumentasse le opportunità di lavoro, dalla riduzione dei canoni di affitto per i coloni alle assunzioni nelle imprese di bonifica – e forme di lotta diversi: non trovarono, quindi, un coordinamento unitario <957.
    Nella prima metà del 1949, mentre tutti i braccianti e i lavoratori agricoli della penisola erano in agitazione, a Roma gli scioperi agrari ebbero un’adesione molto bassa e limitata principalmente alla zona di Maccarese <958: dei numerosi comizi organizzati dalla Federterra, molti andarono deserti.
    Alla fine dell’ottobre 1949, gli eccidi di Melissa e di Isola Caporizzuto, in Calabria, fecero da denotatore a un nuovo ciclo di lotte contadine in tutta Italia, la cui estensione, probabilmente, non era stata prevista neanche dal Pci: i comunisti, anzi, furono colti di sorpresa da questa ondata di lotte, come ammise lo stesso Togliatti in una Direzione del partito del novembre 1949 <959. Come sottolineato dallo storico Aldo Agosti, questo movimento fu molto importante per l’affermazione di nuovi equilibri politici e sociali dell’Italia meridionale, dove non c’era stata la Resistenza, ma le lotte contadine rimasero separate da quelle operaie del Nord anche per l’incapacità del Pci di saldare le rispettive rivendicazioni <960.
    Alla fine del novembre 1949 – e poi, soprattutto, nel mese successivo – ripresero le occupazioni di terre in tutto il Lazio, coinvolgendo così anche l’Agro Romano e alcune aree più vicine al centro cittadino. Con una comunicazione del 14 novembre, il prefetto di Roma Trinchero informò la questura della capitale della necessità di prendere “in seria considerazione il pericolo che vengano effettuati in questa Provincia tentativi di occupazioni di terre così dette incolte. Se si considera che in questa Provincia dopo il 1947 non si sono più avute occupazioni di terre e che il numero delle domande di concessioni è enormemente diminuito, appare evidente che il pericolo sopra accennato torna a riaffiorare in seguito agli incidenti verificatisi in Calabria e, quindi, per ragioni politiche e per effetto di una subdola opera di propaganda e di incitamento. Difatti “l’Unità” nella cronaca del Lazio n. 266, del 9 c.m., ha pubblicato un articolo “Terre incolte” a firma di Antonio Bongiorno, nuovo segretario della Confederterra Romana, con il quale si è impostata, fra l’altro, la situazione particolare delle così dette terre incolte in Provincia di Roma con informazioni e notizie inesatte, artatamente combinate e falsate allo scopo di preparare gli animi della massa alle eventuali, e forse prossime, lotte di lavoratori della terra contro i maggiori proprietari dell’Agro Romano. […] Sembra, poi, che presso la Federterra e la Camera confederale del Lavoro di Roma si svolgano riunioni di agitatori per l’organizzazione di una campagna diretta a provocare le occupazioni, che dovrebbero avere simultaneamente inizio in un determinato giorno in varie zone dell’Agro Romano e del restante territorio della Provincia, seguendo la tattica di far occupare limitate astensioni di terreno per ogni tenuta, costellando così di occupanti tutta la zona, per rendere ovviamente più difficoltoso, sotto ogni aspetto, l’intervento delle forze dell’ordine”. <961
    In una circolare del 3 dicembre, Pòlito [n.d.r.: questore di Roma] affermò che, in conformità alle disposizioni della Confederterra di Roma, il giorno successivo avrebbero dovuto avere inizio le occupazioni di terre considerate incolte. Secondo Pòlito, la maggior parte delle invasioni sarebbero state effettuate da contadini provenienti dai comuni di Zagarolo, San Cesareo, Colonna, Montecompatri, Monteporzio, San Vito Romano, Pisoniano, Albano Laziale, Marino, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Velletri, Rocca di Papa, Valmontone, Labico, Civitavecchia, Tolfa Allumiere, San Severa e Santa Marinella: coloro che non avevano terre da occupare nei propri comuni, si sarebbero recati in altre zone dell’Agro Romano e, in particolare per il comune di Roma, nella borgata di Torre Gaia (proprietà Grazioli, Cavazza, Ercolani) e al Divino Amore (tenuta Lanza). Oltre a queste tenute, nel Comune di Roma, secondo le notizie giunte in questura, si sarebbero volute occupare anche la tenuta in località Torre (frazione La Storta), la tenuta della principessa Hercolani in via Rocca Cencia altezza via Casilina km. 18 (oggi Borgata Finocchio), la tenuta del Duca Grazioli in località Osa (Osteria dell’Osa si trova oggi nella zona delle Torri) e la tenuta Vaccareccia del marchese Ferraioli, a Roma nord. In queste lotte, si evidenziò uno stretto rapporto tra Roma e la provincia. Come ha ricordato Aldo Tozzetti, “cosa avrebbero potuto fare questi contadini, lontani decine di chilometri dai loro paesi d’origine, senza la solidarietà attiva della popolazione di Roma? Tutte le notti venivano rastrellati dalla polizia, caricati sui camion, condotti a Roma e dispersi in varie parti della città. D’accordo con il movimento democratico, con le consulte popolari, i contadini si riunivano nella sezione Trionfale del partito comunista e la mattina dopo, a bordo di camion carichi anche di viveri e di coperte, tornavano sulle terre occupate”. <962
    Le indicazioni di Pòlito per arginare queste possibili invasioni furono nette e decise a evitare episodi che potessero avere un’eco negativa nell’opinione pubblica: “Esperimenteranno, dapprima, accorta ed intelligente opera di persuasone per far desistere gli organizzatori ed i promotori da azioni illegali, avvertendoli della responsabilità penale cui vanno incontro. Ogni accorgimento dovrà adottarsi per scongiurare spiacevoli incidenti, che potrebbero essere sfruttati per finalità politiche. L’intervento in forza, in caso di assoluta necessità, per il ripristino dell’ordine eventualmente turbato, dovrà essere, possibilmente, sempre ordinato e diretto dai Sigg. Funzionari e dagli Ufficiali dell’Arma”. <963
    Effettivamente, a partire dalla mattina del 4 dicembre si ebbero molti movimenti dei braccianti agricoli, che si diressero a occupare delle terre incolte, principalmente di proprietà di nobili <964.
    Secondo una relazione del Gruppo esterno della Legione territoriale dei Carabinieri di Roma, essi erano dovuti intervenire in molte località: “1) Tenute lungo via Aurelia: Circa 40 elementi cooperativa Pisoniano invadevano tenuta “Gualdi” altezza km. 18 via Aurelia, abbandonandola successivamente seguito intervento Arma Castel di Guido; Altri 60-70 elementi medesima cooperativa Pisoniano hanno occupato terreno proprietà Banco S. Spirito via della Muratella – km. 22-28; Circa 120 braccianti cooperativa S. Vito Romano sostano km. 20 detta via Aurelia attesa disposizioni dirigenti, controllati Arma et P.S. 2) Tenute lungo via Casilina: Circa 50 elementi cooperativa Montecompatri et altri 400 elementi stessa cooperativa Montecompatri et Monteporzio successivamente affluiti at Km. 18 via Casilina per occupare terreni tenute Principessa Ercolani et Duca Grazioli hanno desistito proposito, allontanandosi località seguito intervento comandante tenenza Arma Casilina, cui si sono limitati indicare terreni di cui avrebbero preteso assegnazione. 3) Tenute lungo via Tiburtina: Circa 50 elementi cooperativa Italo Grimaldi – Settecamini hanno invaso tenuta Marchese Gerini km. 10 Tiburtina. Seguito intervento comandante stazione Ponte Mammolo hanno sgombrato terreno, lasciando memoria medesimo sottufficiale circa loro aspirazioni; Altri 20 elementi cooperativa Grimaldi hanno occupato 5 ettari terreno proprietà Bonanni km. 13 Tiburtina (Settecamini); 20 elementi sempre detta cooperativa hanno picchettato 10 ettari terreno incolto tenuta “Marco Simoni” proprietà Principe Brancaccio km. 18 Tiburtina (Settecamini). 4) Tenute lungo via Prenestina: […] Circa 50-60 elementi cooperativa Monteporzio Catone hanno picchettato in località Osa (Km. 15-16 Prenestina) tenuta Principessa Caravita, sgombrandola in seguito intervento Arma Stazione Tor Sapienza. 4) Tenute lungo via Ardeatina: Presenza forte contingente carabinieri tenenza S. Paolo habet indotto elementi provenienti Marino at desistere ogni tentativo occupazione tenuta “Falcognane” – F.lli Lanza – Divino Amore”. <965
    Nonostante questi interventi delle forze dell’ordine, il 4 dicembre, furono occupate anche altre terre. Secondo Pòlito, interventi tempestivi, effettuati dalle forze locali di polizia, hanno consentito di controllare la situazione generale e sono valsi, in molti casi, a scongiurare le invasioni delle terre cosiddette incolte. Pur tuttavia, in alcune zone, gruppi di braccianti agricoli, forti del loro numero, non hanno aderito all’invito e alle diffide di desistere dall’azione illegale, e si sono recati ad effettuare occupazioni simboliche nelle seguenti località: 1°) verso le ore 8 di stamane, nella tenuta del Conte Manzolini, sita nella località “Palmarola Nova”, tra la borgata Ottavia e La Storta, al km. 14 di via Trionfale, circa 300 braccianti della Cooperativa “Pace e Lavoro”, di Ottavia, dopo aver scacciato il gregge, ivi pascolante, hanno occupato e picchettato un appezzamento di terreno. Per il ripristino dell’ordine e della legalità, è stato inviato sul posto una colonna autocarrata di guardie e carabinieri […]; 3°) le Tenute, site nella Borgata di Torre Gaia, sulla via Casilina, sono state occupate da circa 400 braccianti, provenienti da Montecompatri e Monteporzio. Il Tenente dei CC. della Tenenza Casilina, portatosi sul posto con adeguati rinforzi, ha fatto allontanare, senza necessità di intervento in forza, gli occupanti abusivi, invitandoli a seguire la via legale per ottenere l’invocata concessione delle terre; […] 9°) Terreno in località “Pontemammolo” è stato simbolicamente occupato da circa 50 braccianti, ma, mentre ne effettuavano il picchettamento, gli stessi sono stati allontanati dalle forze di polizia che hanno rimosso i picchetti; […] 13°) due colonne, provenienti da Monteporzio Catone, si sono portate in località “Finocchio”, e quivi, dopo aver fatto constatare all’Ufficiale dell’Arma presente sul posto che i terreni, che avevano intenzione d occupare, risultano incolti, hanno fatto ritorno ai rispettivi comuni; 14°) verso le ore 12,30 una colonna di forze di polizia al comando di funzionario di questo Ufficio Politico (Dr. Fontana) ha impedito l’occupazione della tenuta di proprietà Giorgi – di Monforte, sita sulla via Salaria, in prossimità di Roma; 15°) verso le ore 13,15, altre forze di polizia, al comando del Dr. Laurenziano, hanno disperso circa 300 contadini, che si accingevano ad invadere la tenuta del Notaio Balzi, sita in località Casteldiguida, sulla via Aurelia – km. 19 – nell’operazione sono state fermate 15 persone sprovviste di documenti di riconoscimento. Altri 20 fermi sono stati operati tra i braccianti, che avevano occupato la tenuta Manzolini, al km. 14 della via Trionfale, e che sono stati estromessi da una colonna di forze di polizia, diretta dal Commissariato di P.S. Dr. Angilella <966.
    In una comunicazione successiva, Pòlito affermò che nella tenuta del conte Manzolini di Palmarola Nova, i picchetti degli occupanti erano stati rimossi senza incidenti, erano stati fermati ventitré di essi, tra cui quattro donne, ed erano stati portati in questura. Un nuovo tentativo pomeridiano di occupazione della tenuta Giorgi-Monfort, condotto da circa centocinquanta contadini guidati dai dirigenti della Federterra e dell’Anpi, era stato evitato, ed erano stati fermati sei dei dirigenti <967.
    Il 5 dicembre risultavano ancora occupate solo la tenuta del Pio Istituto Santo Spirito al km 14 della via Aurelia, la proprietà Balsi, al km 17 della via Aurelia, la proprietà Lancillotti al km 10 della via Boccea, la proprietà dei fratelli Piscini in località Centrone (via della Muratella), dove una settantina di persone sostavano all’interno della tenuta <968: sia i terreni dell’Istituto di Santo Spirito sia quelli della tenuta Centrone erano stati occupati dopo una prima estromissione degli occupanti <969. Il 6 dicembre, i carabinieri allontanarono gli occupanti della tenuta Centrone, procedendo al fermo di tre «sobillatori» <970. Secondo la Camera del Lavoro, il 6 dicembre «a Ottavia come a Fiano e Torlupara sono stati operati arresti di 15 contadini che lavoravano la terra. Alcuni occupanti di Pisoniano, arrestati dalla celere e portati a Roma, non appena rilasciati sono immediatamente ritornati sulla terra e ne hanno continuato la lavorazione» <971.
    In queste operazioni, come messo in luce anche da un articolo del «Tempo» <972, furono fermate molte persone. In un articolo sull’«Unità», che riprendeva un comunicato della Federterra, si denunciarono «le violenze delle forze di polizia, impiegate bestialmente ed in modo massiccio contro contadini inermi, rei solo di voler mettere a coltura terre da decenni incolte per l’egoismo di pochi sfruttatori» <973.
    Anche nella giornata del 6, continuarono i tentativi di occupazione: un gruppo di braccianti della Cooperativa Carpici tentò di invadere una proprietà del barone Lazzaroni a Tor di Quinto ma si allontanò al sopraggiungere dei carabinieri; alcuni contadini di Castel Madama, allontanati dalla tenuta Marcigliana del duca Grazioli di via Salaria km 14, ritornarono nei pressi della tenuta, accampandosi in una grotta lì vicino; un gruppo di braccianti invase la tenuta Anzillotti, al km 10 di via Boccea, ma i carabinieri sgomberarono il terreno, fermarono nove persone e sequestrarono due trattori <974.
    Nella mattinata del 7 dicembre, gruppi di braccianti – secondo Pòlito «molto meno numerosi di quelli dei giorni scorsi» <975 – si diressero verso i territori già occupati nei giorni precedenti. In gran parte, furono allontanati dalle forze di polizia prima di poter procedere alle occupazioni. Carabinieri e polizia sgomberarono i contadini della Cooperativa Pisoniano sia dalla tenuta Centrone (arrestando venti persone secondo i carabinieri <976, ventisette – «dimostratesi le più riottose all’invito di allontanamento» <977 – secondo il questore) e dalla tenuta Testa di Lepre del principe Doria (fermandone otto). I carabinieri della tenenza di Montesacro, inoltre, sgomberarono la tenuta Marcigliana del duca Grazioli Lante da circa cento braccianti della tenuta Castel Madama, che vi avevano iniziato la semina: quaranta furono fermati, mentre gli altri sessanta, in prevalenza donne e minori, furono ricondotti a Tivoli <978.
    Secondo Aldo Natoli, intervistato dall’«Unità», l’atteggiamento delle forze dell’ordine durante questi episodi di sgombero, per quanto teso a scongiurare ulteriori eccidi dopo quelli di Melissa e Torremaggiore, non era stato certamente paterno: «Non c’è dubbio, per esempio, che l’uso del mitra debba essere stato per lo meno sconsigliato. In compenso, però, i solerti funzionari della Questura di Roma hanno escogitato una tattica complessa, come se conducessero contro i braccianti una vera e propria guerriglia, anche se con l’esclusione, fino a questo momento, della armi da fuoco. Sono stati operati in questi giorni centinaia di fermi, con una tecnica che ricorda quella del prelevamento degli ostaggi, o le razzie tedesche. Gruppi di braccianti, uomini e donne, vengono sistematicamente rastrellati, caricati su camions, trasportati a Roma e poi abbandonati a piccoli gruppi, qua e là, in luoghi diversi, allo scopo di sbandarli e disperderli. […] Altre volte la polizia compie veri e propri ratti» <979.
    [NOTE]
    953 Perna, Dalla liberazione di Roma ai movimenti di massa per la terra, l’occupazione, la democrazia e la pace, cit., pp. 45 6.
    954 G. Settimi, L’attacco contro il latifondo in provincia di Roma, in Il movimento contadino nella storia del Lazio, 1945-1975, Atti del convegno indetto dall’Alleanza contadini del Lazio (Roma, 30 ottobre 1975), p. 101.
    955 Santarelli, Storia critica della Repubblica, cit., p. 71.
    956 Cfr. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, cit., pp. 160-87, Turone, Storia del sindacato in Italia, cit., pp. 173-8 e Malgeri, La stagione del centrismo, cit., pp. 98-109. Sulla posizione del Pci nei confronti del bracciantato agricolo e delle sue richieste, cfr. Ivi, pp. 98-9 e Gozzini, Martinelli, Storia del Partito comunista italiano, VII, cit., pp. 84-106.
    957 Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana, cit., p. 228.
    958 Acs, Mi, Ps, 1949, b. 49, f. “Roma – Lavoratori agricoli”. Passim.
    959 Agosti, Togliatti, cit., p. 380.
    960 Ibidem.
    961 Acs, Mi, Ps, 1949, b. 68, f. “Roma – Agitazioni”, s. 6 “Lavoratori agricoli”. Comunicazione di Trinchero del 14 novembre 1949 riportata in una circolare di Pòlito del 22 novembre 1949. Pòlito diede ordini netti su come reprimere tali possibili occupazioni: «Le SS.LL. esperimenteranno dapprima tutti i mezzi persuasivi per scongiurare azioni di violenza o, comunque, illegali, e soltanto in caso di palesata resistenza, agiranno con la dovuta energia, a termini di legge, contro autori e promotori» (Ibidem).
    962 Tozzetti, La casa e non solo, cit., p. 31.
    963 Acs, Mi, Ps, 1949, b. 68, f. “Roma – Agitazioni”, s. 6 “Lavoratori agricoli”. Circolare di servizio di Pòlito del 3 dicembre 1949.
    964 Da 48 ore i braccianti occupano le terre incolte dei principi romani, «l’Unità», 6 dicembre 1949.
    965 Acs, Mi, Ps, 1949, b. 68, f. “Roma – Agitazioni”, s. 6 “Lavoratori agricoli”. Comunicazione del Gruppo esterno della Legione Territoriale dei Carabinieri del 4 dicembre 1949.
    966 Ivi. Comunicazione di Pòlito del 4 dicembre 1949.
    967 Ibidem
    968 Ivi. Comunicazione del Gruppo Esterno della Legione territoriale dei carabinieri di Roma del 5 dicembre 1949.
    969 Ivi. Comunicazione di Pòlito del 5 dicembre 1949.
    970 Ivi. Comunicazione del Gruppo esterno della Legione Territoriale dei Carabinieri di Roma del 6 dicembre 1949.
    971 Archivio storico Cgil Lazio, Cdl Roma, Comunicati, 1949. Comunicato del 6 dicembre 1949.
    972 Numerosi fermi in periferia per l’occupazione di terre, «Il Tempo», 7 dicembre 1949.
    973 18000 contadini arano i latifondi dell’Agro nonostante la Celere e le cariche di cavalleria, «l’Unità», 7 dicembre 1949. Il comunicato e l’articolo si riferiscono a tutta la Provincia, non solo al Comune di Roma. Gli incidenti più gravi, secondo il quotidiano comunista, si sarebbero verificati a Monterotondo, dove gli occupanti sarebbero stati caricati dalla polizia a cavallo. Secondo una comunicazione di Pòlito, invece, erano stati inviati sul posto «una colonna di Forze di Polizia ed un plotone di Carabinieri a cavallo», ma «all’arrivo della colonna sul posto gli occupanti si sono allontanati» (Acs, Mi, Ps, 1949, b. 68, f. “Roma – Agitazioni”, s. 6 “Lavoratori agricoli”. Comunicazione di Pòlito del 6 dicembre 1949).
    974 Ibidem.
    975 Ivi. Comunicazione di Pòlito del 7 dicembre 1949.
    976 Ivi. Fonogramma della Legione territoriale dei Carabinieri di Roma del 7 dicembre 1949, ore 18.
    977 Ivi. Comunicazione di Pòlito del 7 dicembre 1949.
    978 Ivi. Fonogramma della Legione territoriale dei Carabinieri di Roma del 7 dicembre 1949, ore 18.
    979 Alla guerriglia condotta dalla Polizia rispondono arando la terra occupata, «l’Unità», 8 dicembre 1949. Qualche giorno prima, un articolo di Luca Pavolini aveva invece descritto con toni più pacati l’atteggiamento dei carabinieri: «Gruppetti di carabinieri hanno seguito le colonne in marcia e sono rimasti sui margini dei campi a guardare le lavorazioni. Qualcuno di loro, nei paesi vicini, aveva il padre o il fratello impegnato ad occupare altre terre. Solo in qualche punto i carabinieri sono intervenuti. […] I carabinieri – così come aveva assistito alle pacifiche occupazioni – hanno assistito anche alle razzie dei “celerini”. “Li comandano, che devono fare?”, ci diceva un maresciallo panciuto, pieno d’esperienza e di capelli grigi» (Da 48 ore i braccianti occupano le terre incolte dei principi romani, «l’Unità», 6 dicembre 1949).
    Ilenia Rossini, Conflittualità sociale, violenza politica e collettiva e gestione dell’ordine pubblico a Roma (luglio 1948-luglio 1960), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Anno Accademico 2014-2015

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