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#spie — Public Fediverse posts

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  1. Donne tra guerra totale, guerra civile e occupazione tedesca

    A partire dalla pubblicazione di “Una guerra civile” di Pavone, come si è già ricordato, si è aperto in Italia un interessante dibattito che riguardava la possibilità o meno di definire la Repubblica sociale italiana un regime collaborazionista. Pavone, com’è noto, ha ribadito che per la Rsi tale categoria non è del tutto adatta. Egli ha ritenuto infatti che si possa parlare di regimi collaborazionisti per quei governi creati e asserviti all’occupante tedesco, fondati sui fascismi locali che da soli non avevano avuto la forza di prendere il potere. Per l’Italia invece, dove il fascismo aveva conquistato e mantenuto il potere per un ventennio, la parte finale di quell’esperienza, non poteva considerarsi, secondo Pavone, un mero collaborazionismo <150. Marco Palla, durante il convegno Bellunese del 1988, criticava invece l’utilizzo, a suo avviso generalista, della categoria di guerra civile, fuorviante per il caso italiano, ritenendo invece più utile analizzare il periodo 1943-1945 in Italia sotto la lente della categoria di collaborazionismo, che avrebbe permesso, secondo lo studioso, anche un approccio comparativo con le altre esperienze europee <151. Mi sembra utile, per sviluppare il dibattito, inserire la distinzione tra relazioni italo-italiane e quelle italo-tedesche, prendendo a prestito la distinzione che Stanley Hoffmann suggerisce per il caso francese tra relazioni franco-francesi e quelle franco-tedesche <152. Se le relazioni italo-italiane riconducono maggiormente alla categoria di guerra civile, le seconde invece rinviano alla collaborazione con le forze occupanti. Personalmente ritengo però che per comprendere la vicenda della Rsi e dei e delle fasciste repubblicane non possa essere utilizzata un’unica categoria di analisi ma, allineandomi con gli studi degli ultimi vent’anni sulla guerra in Italia, ritengo piuttosto che debbano esserne prese in considerazione diverse – quelle di guerra totale, di guerra civile, di lotta per la sopravvivenza, di occupazione tedesca, di guerra ai civili, di guerra alle donne, e anche, come vedremo, di guerra tra i generi – che da sole non esauriscono il fenomeno, ma che insieme contribuiscono a spiegarlo e a renderne la complessità. Pur utilizzando dunque il termine “collaborazionismo”, si deve precisare che non si vuole compiere una trasposizione automatica di un capo di reato in categoria storiografica. Piuttosto il suo utilizzo rimanda a una definizione di comodo, che riunisca sotto un’unica etichetta una serie di profili ed esperienze che risultano essere, come vedremo, molto diverse tra loro.
    Se infatti i processi per collaborazionismo da una parte descrivono le scelte delle fasciste repubblicane, ideologicamente convinte, mosse dalla volontà di sostenere la linea politica e militare dei tedeschi, d’altra parte essi evidenziano soprattutto l’esperienza delle donne per così dire “comuni” e della popolazione durante la guerra. Una guerra che ebbe i caratteri totali in cui vennero meno i confini tra dentro e fuori, tra pubblico e privato, e dunque comportò il coinvolgimento diretto dei e delle civili nelle dinamiche belliche, provocandone spesso una scelta di parte <153. Emerge quindi, dall’analisi dei fascicoli processuali, una sorta di storia della società in guerra, in cui possono essere analizzati i comportamenti delle donne, le loro scelte di campo quotidiane, le relazioni che intesserono con i protagonisti della guerra, dettate dalla fede alla religione civile a cui erano state educate per vent’anni, ma anche dalle contingenze della guerra, dalla paura, dall’opportunismo, dalla volontà di sopravvivere o di arricchirsi, dall’aderenza o dalla ribellione ai contesti familiari.
    Dalla lettura delle carte processuali sono quindi emerse esperienze diversificate rispetto allo stereotipo dell’ausiliaria delineato nel capitolo precedente. Innanzitutto bisogna sottolineare che la stessa categoria delle ausiliarie risulta ben più sfaccettata e complessa rispetto all’immagine restituita dal regolamento del Saf [Servizio ausiliario femminile della Repubblica Sociale Italiana] e dalla pubblicistica saloina, e si possono individuare casi di quelle ausiliarie che non si limitarono alle mansioni previste ufficialmente. Come già ricordato precedentemente, nonostante gli sforzi delle istituzioni della Rsi di normalizzarne le attività, le ausiliarie chiesero e spesso ricoprirono ruoli diversi da quelli previsti dal Regolamento, limitate all’ambito dell’assistenza, della propaganda, delle mansioni di ufficio. Molte, come vedremo nei paragrafi successivi, pur vestendo la divisa da ausiliaria, fecero parte dei sistemi informativi tedeschi o vennero arruolate negli Uffici politici investigativi; altre affiancarono alle mansioni ufficiali un’attività delatoria più o meno consapevole; altre ancora chiesero e ottennero di essere arruolate in prima linea, di imbracciare le armi, partecipando a rastrellamenti o assistendo a interrogatori negli uffici di brigate nere e di altri corpi della Rsi impiegati nella lotta antipartigiana.
    Dai documenti emergono poi, oltre alle esperienze delle ausiliarie, atteggiamenti di “collaborazione” con il nemico, tedeschi occupanti o fascisti repubblicani, che si discostano e niente hanno a che vedere col Saf che, come ricorda Maura Firmani, “non può essere rappresentativo di tutta la militanza femminile” <154. Se si guarda infatti oltre il Saf e lo stereotipo dell’ausiliaria, si possono scorgere profili diversi: quelli delle delatrici, definizione che a sua volta, come vedremo, apre a profili distinti; quelli che Dianella Gagliani ha chiamato delle “irregolari”, rastrellatrici e torturatrici; quelli delle donne che collaborarono per fini economici o quelli di coloro che si avvicinarono al nemico “per amore” o per motivi privati legati alla sopravvivenza e alla vita quotidiana durante la guerra.
    Le istituzioni della Rsi, nonostante gli sforzi di centralizzazione, furono incapaci di controllare la periferia, e dunque nelle realtà locali proliferarono fenomeni ed esperienze diverse, non autorizzate ufficialmente dal regime anche se spesso celatamente tollerate. La storia della Rsi infatti non è solo la storia delle sue istituzioni centrali e delle sue direttive, ma anche delle vicende degli organismi locali, talvolta dipendenti da singole personalità, che sfuggirono spesso al controllo delle autorità. Il proliferare di bande autonome e di fenomeni di “collaborazionismo” femminile eterodossi rispetto al modello del Saf sono quindi da considerare due facce della medesima questione: la debolezza della Rsi e la sua anarchica “policrazia” <155. Diversi infatti sono i fascicoli a carico di donne che parteciparono a rastrellamenti, a sevizie e torture, a omicidi, a plotoni di esecuzione. Le storie di queste donne prendono
    forma e maggiore significato e importanza nell’intreccio con le vicende locali e se inserite all’interno delle storie che coinvolgono le bande autonome di cui fecero parte insieme a protagonisti, uomini, di maggiore rilievo politico-militare. Difficile infatti pensare che donne che frequentavano le caserme della banda Carità o della banda Koch e, come vedremo, assistevano agli interrogatori e alle azioni punitive, non avessero una comunità di intenti con i loro compagni uomini. D’altra parte l’emergere di tali figure devono essere ricondotte anche al clima di corruzione, di disfacimento morale e di estremizzazione della violenza che caratterizzò gli ultimi anni della guerra e agevolò la diffusione di veri e propri casi di criminalità.
    La varietà, la complessità e la «liquidità» delle esperienze femminili che emergono dagli atti processuali hanno reso difficoltosa la costruzione di categorie dai confini netti e definiti. I profili personali sono difficilmente catalogabili in una tipologia senza che essi debordino nelle altre: ogni esperienza individuale racchiude infatti tratti comuni a tipologie diverse. Tuttavia per non cadere nel racconto della tranche de vie, pur non componendo una tipologia vera e propria, si è tentato di definire una morfologia fluida basata su tre elementi di analisi: quello delle attività svolte, quello delle motivazioni della scelta <156 e quello del grado di relazione con gli occupanti e gli altri protagonisti della guerra. Se finora gli studi, come quello di Francesca Alberico e Annalisa Carlotti, rispettivamente condotti sulla base delle fonti orali e della memorialistica, o anche quello di Roberta Cairoli, hanno indagato le esperienze delle donne della Rsi secondo le attività che avevano svolto nel biennio 1943-1945 e le motivazioni che avevano provocato la loro scelta di campo <157, mi è sembrato interessante introdurre un terzo elemento di analisi, che è quello del grado di relazione con tedeschi e fascisti, mutuato dalla ricerca di Annette Warring. Questa studiosa, analizzando il caso delle donne danesi e dei figli nati dalle loro relazioni con i tedeschi occupanti, ha infatti proposto una tipologia sulla base del carattere della fraternizzazione con i tedeschi. Secondo la sua classificazione, sono stati definiti cinque modelli: le prostitute, le donne che hanno una relazione sentimentale con un solo tedesco, coloro che frequentano pubblicamente e in gruppo gli occupanti, coloro che lavorano a favore dei tedeschi, le donne filo-tedesche sostenitrici dell’ideologia nazista <158. Tale criterio apre un nuovo orizzonte di studio sul tema, suggerendo l’esistenza di una serie di atteggiamenti e comportamenti complessi che rinviano a relazioni tra occupanti e occupati diverse dal binomio vittima-carnefice. D’altra parte si deve tenere presente che in Italia la presenza della Rsi e vent’anni di regime comportano una sostanziale differenza rispetto al caso danese e le donne entrano in contatto non solo con gli occupanti, ma anche con i fascisti repubblicani e con i partigiani. Per comprendere appieno le esperienze delle donne italiane deve essere effettuata dunque, come già ricordato, un’operazione di contestualizzazione multipla delle vicende personali all’interno delle categorie dell’occupazione tedesca, della guerra civile, della guerra totale, della guerra ai civili, ma anche all’interno delle dinamiche delle relazioni di genere <159. Non è possibile infatti interpretare i gesti delle donne se non nell’intersezione tra queste diverse scale di lettura, attraverso cui viene delineata la complessità dell’universo femminile “collaborazionista”, e più in generale dell’universo femminile durante la guerra.
    [NOTE]
    150 C. Pavone, Una guerra civile, cit.
    151 M. Palla, Guerra civile o collaborazionismo?, in M. Legnani, F. Vendramini (a cura di), Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, cit., pp. 83-98.
    152 S. Hoffmann, Collaborationism in France during World War II, «The Journal of Modern History», vol. 40, n. 3, septembre 1968, pp. 375-395.
    153 Sul tema della scelta si rimanda alle lucide pagine di C. Pavone, Una guerra civile, cit., pp. 3-62, in particolare sulla scelta dei fascisti, si vedano le pp. 36-41.
    154 M. Firmani, Per la patria a qualsiasi prezzo, cit., p. 136.
    155 M. Griner parla per esempio del policentrismo degli organismi di polizia, che sfuggono al controllo delle autorità centrali saloine, in riferimento in particolare alla banda Carità e alla banda Koch, cfr. M. Griner, La banda “Koch”, cit, pp. 38-45.
    156 Bisogna comunque ricordare che la fonte giudiziaria ha dei grossi limiti nel rivelare le motivazioni della scelta, poiché le ammissioni delle imputate durante gli interrogatori sono sottoposte alle esigenze difensive, e dunque sono carte che devono essere lette in controluce e con grande cautela.
    157 F. Alberico, Ausiliarie di Salò, cit.; A. Carlotti, La memorialistica della Rsi, cit.
    158 Cfr. A. Warring, Tyskerpiger. Under besœttelse og retsopgǿr (Donne dei tedeschi durante l’occupazione e punizione nel dopoguerra), Gyldendal, Kǿbenhavn, 1994. Si veda inoltre, Ead., Identità nazionale, genere e sessualità, «Storia e problemi contemporanei», n. 24, 1999; Ead., Intimate and sexual relations, in R. Gildea, O. Wieviorka, A. Warring (a cura di), Surviving Hitler and Mussolini. Daily life in occupied Europe, Oxford, Berg, 2006; Ead., Aimer l’ennemi au Danemark, in F. Rouquet, F. Virgili, D. Voldman (a cura di), Amours, guerres et sexualité. 1914-1945, Gallimard, Paris, 2007.
    159 Sull’occupazione tedesca cfr. L. Klinkhammer, L’occupazione tedesca,cit.; sulla categoria di guerra civile, cfr. C. Pavone, Una guerra civile, cit.; sulla guerra totale, cfr. G. Gribaudi, Guerra totale, cit.
    Francesca Gori, Ausiliarie, spie, amanti. Donne tra guerra totale, guerra civile e giustizia di transizione in Italia. 1943-1953, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

    #1943 #1944 #1945 #atti #ausiliarie #banda #Carità #civile #collaborazioniste #delatrici #donne #esecuzione #fascisti #FrancescaGori #guerra #Koch #occupazione #omicidi #opportunismo #partigiani #paura #plotoni #processuali #rastrellamenti #Resistenza #RSI #spie #tedeschi #torture
  2. Congratulations to the finalists of the 2026 Prism Awards!🥂 24 products across eight categories have been named for their outstanding innovation in photonics. Winners will be announced on 21 January at #PhotonicsWest. 💡 Read the press release: spie.org/news/innovat... #PhotonicsPrism #SPIE

  3. It was a privilege to present our research at the #SPIE Security + Defence conference this week. Our oral presentation, "Multi-UAV geometrical area coverage using gradient descent," was part of the #RHID_HADRON project. We're grateful for the opportunity to share our work with the scientific community.

    #DefenseAndSecurity #UAV #Robotics #Research

  4. Our RAS-RMA colleague: Tien-Thanh Nguyen had a great time at the SPIE Security + Defence conference in Madrid, where he presented our work on "State-of-the-Art Autonomous Landing Solutions for UAVs on Moving Platforms" as part of the #DEFRA_SAILS project.
    Thank you to everyone who attended his oral presentation!

    #SPIE #DefenseAndSecurity #UAV #Robotics #AutonomousSystems #Research

  5. Drei Telefonate später…

    1. #Polizei zwecks #Gefahrenabwehr
    2. #Baufirma (Telefonnummer eines Subunternehmers auf der Absperrung) informiert
    3. Meldung an die #StadtWedel - Info zur akuten Gefahr, sowie Details zur fehlenden #Barrierefreiheit, damit es zukünftig besser läuft.

    Noch während die #PolizeiWedel die umgekippten Absperrungen beseitigt, trifft eine Mitarbeiterin der Firma #Spie ein.

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    #Wedel

  6. #SPIE übernimmt ab 2025 die Betriebsführung für ein neuartiges #Geothermiekraftwerk im bayrischen #Geretsried.

    Die von #Eavor entwickelte Technologie nutzt heißes Gestein in 4.500 Metern Tiefe zur Wärme- und Stromerzeugung, ganz ohne #Thermalwasser.

    SPIE sorgt für Wartung, Betriebssicherheit und höchste Anlagenverfügbarkeit.

    presseportal.de/pm/145443/6032

    #ErneuerbareEnergien #Wärmeversorgung #Technologietransfer #Energiezukunft #Deutschland #Geothermie

  7. It's #WiOWednesday! Meet Gabriela Olivo, System Test Engineer at Jenoptik. "I work at the interface of the production floor and engineering to qualify optical systems before the end user can apply them." Read her story in the 2025 #SPIE #WomenInOptics notebook: spie.org/community-s... #WomenInSTEM

  8. questa è l'ultima chiamata per il nostro Paese: siamo chiamati a scegliere se vogliamo o no un futuro di #Riarmo,#Guerra,#Spie e #Militari in scuole e università, nuove generazioni come carne da cannone per gli interessi dei vari Leonardo, Fincantieri, Eni, ecc

  9. Congratulations to the first place winner of the 2025 #SPIE #StartupChallenge, Max-IR Labs! 🥇 A big round of applause to the 🥈 second place winner, Photosynthetic B.V. and the 🥉 third place winner, OptiCardio! And, of course, one more big thank you to our Founding Partner, Jenoptik. 👏👏

  10. I consider this unnecessarily cold for a #conference setting where the most prominent activity is sitting. Other's thoughts?

    #SPIE

  11. Vimes boot theory, but for hats.

    I wear my hats a lot, and take them everywhere I travel. I buy them from an online Panama hat shop in Ecuador that lets me customise the design, and then they weave them to order. I spend between $200 and $300, which sounds like a lot, except that this hat has already lasted me 5 years, and my previous one was 8 years old when I decided to retire it. If I bought cheap straw hats instead they wouldn't cost as much, but each one would last me nowhere near as long.

    panamahatsdirect.com/

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  12. SPIE is over, and now I've checked out of the hotel. Got some time to kill before my 10 pm flight home.

    The next conference is in two year's time, in Copenhagen. I won't know if I'll get to go that one until much closer to the time.

    #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro #SPIEastro2024

  13. After dinner at a Japanese BBQ restaurant we ended up in a tiny craft beer and live music bar where I drank Belgian beer with my Australian colleagues originating from Australia, China, Sri Lanka and Catalonia. A bunch of Italians from INAF turned up too.

    #SPIE #SPIEastro2024 #SPIE2024 #SPIEastro

  14. On the subject of living in the future, most countries only have 24 hours in a day. Here they seem to have found a way to squeeze in at least 25.

    #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro #SPIEastro2024

  15. I just bought an ice cream, from a vending machine, and paid for it using my train pass.

    Truly living in the future here.

    #SPIE2024 #SPIEastro #SPIE #SPIEastro2024

  16. In the category of "biggest X in the world" this may not be the most exciting, but there will definitely be some people at this event getting at least a little excited about it.

    #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro #SPIEastro2024

  17. The people building instruments for the ESO ELT (Extremely Large Telescope) have started measuring them in units of giraffes and elephants. This was Eckhard Sturm telling us that MICADO will be 1 giraffe tall and weigh 4 elephants. The next speaker, Bernhard Brandl, noted that METIS will also be 1 giraffe tall but only weigh 3 elephants.

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  18. Some optics for astronomy end up looking like abstract glass ornaments. This is a spare/prototype "field splitter" for the MUSE instrument, on display at the Bertin Technologies/Winlight booth in the vendor exhibition.

    The stack of mirrors is designed to split up an image of the night sky into 24 slices, and send the light from each slice to a different part of the instrument for further dissection.

    #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro #SPIEastro2024

  19. I think Ohara are winning the "which vendor brought the biggest thing to the exhibition" competition this year. That's a TMT mirror segment blank, a hexagonal chunk of glass-ceramic 1.44 metres from corner to corner. The TMT (Thirty Meter Telescope) will have a primary mirror consisting of 492 segments this size.

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  20. Ugh. Pretty sure the reason for this is that now that the vendor exhibition is open they've hidden all the coffee in there to make us go in. That's all very well (and has happened at previous conferences) but the exhibition is on the ground floor and the event is spread across all four floors of the venue. The presence of coffee on the ground floor isn't much help if you're on the fourth floor and just have a few minutes in which to grab a drink.

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  21. This morning bleary-eyed conference delegates have been looking at empty tables on every floor of the building with confused and forlorn expressions on their faces.

    These tables have, generally, had urns of hot coffee on them throughout the day. For some reason during the session break between plenaries and normal talks this morning they do not. Given that the plenaries start at 8:30 am a lot of people were in need of caffeination by the 10 - 10:30 am break. The one cafe in the building was quickly overwhelmed, so I resorted to the vending machines.

    #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro #SPIEastro2024

  22. Why bittersweet? Well, ten years ago Lee Spitler and I started developing a concept for a tiny Australian space telescope in a 6U CubeSat, intended to measure the extra-Galactic background light (EBL) at visible wavelengths. It would complement measurements at longer wavelengths from the likes of CIBER, and help to determine the origin of the observed EBL excess... Like VERTECS it used a small refracting telescope, a CMOS image sensor, and a focal plane mosaic filter to perform multiband imaging without moving parts.

    We spent 6 or so years trying to get our "Australian Space Eye" mission funded, initially as a standalone 6U CubeSat and later on merged with the SkyHopper CubeSat, but we never succeeded.

    So, the fact that another group decided to do something very similar to what we hoped to do and then got it funded by JAXA is validation that our general concept was sound. Which is nice. Also the science that we had planned to do will soon get done, so that's good. It could have been us doing all this though, and at least 5 years earlier too, and I am a little sad about that missed opportunity.

    arxiv.org/abs/1606.06960

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    #SPIEastro #SPIE #SPIE2024 #SPIEastro2024

  23. This is a little bittersweet for me.

    Amongst the many talks I went to today were two on the VERTECS project, a tiny space telescope in a 6U CubeSat intended to measure the extra-Galactic background light (EBL) at visible wavelengths. This will complement measurements at longer wavelengths from the likes of CIBER-2, and help determine the origin of the observed EBL excess.

    The project has been funded through the JAXA-SMASH small satellite program, and they are well on their way towards a target launch date late next year or early 2026.

    vertecs-project.com/

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    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  24. Science Fair for grown ups.

    The first of four poster sessions was this evening, between 5:30 and 7 pm. It was hot, crowded and noisy, but there were ample free drinks and nibbles.

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  25. Somehow I ended up, while attending the SPIE Astronomical Telescopes and Instrumentation conference in Japan, in a Californian themed restaurant, drinking the same type of Hawaiian beer that I drank when attending an SPIE Astronomical Telescopes and Instrumentation conference for the very first time, back in 2002, in Waikoloa.

    I blame our professor of instrumentation and head of mechanical engineering.

    #SPIE #SPIEastro #SPIE2024 #SPIEastro2024

  26. Conference starting at 8:30 am on a Sunday morning? Not great. Conference starting at 8:30 am on a Sunday morning with no opportunity to have a decent breakfast first? Worse.

    #SPIE2024 #SPIEastro #SPIE #SPIEastro2024