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143 results for “ProfessorCode”

  1. CES: Ryzen 5000U/H: AMD startet Notebook-Prozessoren mit Zen 3

    AMD lässt die nächste Ryzen-Generation für Notebooks vom Stapel. Die neue Kernarchitektur Zen 3 kommt allerdings nicht in allen Prozessormodellen zum Einsatz.
    Ryzen 5000U/H: AMD startet Notebook-Prozessoren mit Zen 3
  2. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  3. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    https://www.loraitalia.it/wiki/normativa/

    #Meshastic

    #LoRa

  4. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  5. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    https://www.loraitalia.it/wiki/normativa/

    #Meshastic

    #LoRa

  6. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  7. CW: Paws, Undies

    Rdyjin got on a small kick of wanting the Professor for a bit, and doodled this up of him! I really like how he did the paws there~

    Art by zgf.art/artist/rdyjin/

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim 

    #furry #furryart #ZGFArt #Rdy #paws #footfocus #underwear #shorts #undressing #shortsdown #ProfessorvonEucalyptus #marcep #customspecies #anthro #male #tail

  8. CW: Paws, Undies

    Rdyjin got on a small kick of wanting the Professor for a bit, and doodled this up of him! I really like how he did the paws there~

    Art by zgf.art/artist/rdyjin/

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim 

    #furry #furryart #ZGFArt #Rdy #paws #footfocus #underwear #shorts #undressing #shortsdown #ProfessorvonEucalyptus #marcep #customspecies #anthro #male #tail

  9. CW: Paws, Undies

    Rdyjin got on a small kick of wanting the Professor for a bit, and doodled this up of him! I really like how he did the paws there~

    Art by zgf.art/artist/rdyjin/

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim 

    #furry #furryart #ZGFArt #Rdy #paws #footfocus #underwear #shorts #undressing #shortsdown #ProfessorvonEucalyptus #marcep #customspecies #anthro #male #tail

  10. CW: Paws, Undies

    Rdyjin got on a small kick of wanting the Professor for a bit, and doodled this up of him! I really like how he did the paws there~

    Art by zgf.art/artist/rdyjin/

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim 

    #furry #furryart #ZGFArt #Rdy #paws #footfocus #underwear #shorts #undressing #shortsdown #ProfessorvonEucalyptus #marcep #customspecies #anthro #male #tail

  11. Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    ArtsandCulture Music Books

    Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library

    The library? Yes, the library is hosting a series for Chicagoans to learn about Puerto Rican history ahead of Bad Bunny’s historical Super Bowl halftime show performance this weekend.

    By Ambar Colón Feb 3, 2026, 3:30am PST

    Bad Bunny arrives at the 68th annual Grammy Awards on Sunday.

    It’s a big week for Benito Antonio Martínez Ocasio, known professionally as Bad Bunny.

    After making Grammy history as the first Spanish-language album of the year winner, the world’s most-streamed male artist is now prepping for his Super Bowl halftime show on Sunday.

    While many Chicagoans are getting ready to watch the halftime show from the bar or at home, the real local pregame is at the Chicago Public Library, which is hosting a cultural program that explores Puerto Rican history through music.

    “Bad Bunny x Super Bowl: Beats and History”
    When: 6 p.m. on Feb. 3 and 2 p.m. on Feb. 6
    Where: West Belmont and Harold Washington branches
    Tickets: Free with registration
    Info: chipublib.bibliocommons.com

    The event is a part of the library’s ongoing “One Book, One Chicago” initiative.

    The “Puerto Rico x Bad Bunny: Beats & History” program covers the superstar singer’s collaborative work with Professor Jorell Meléndez-Badillo, the Midwest-based author of “Puerto Rico: A National History.” Here an audience listens to the program in October at the Harold Washington Library Center in Chicago’s Loop.

    More than 300 people have attended the virtual and in-person events at various Chicago Public Library branches, with folks tuning in from as far as New Jersey and Florida.

    In the library program, Colón breaks down Puerto Rico’s long history of resistance to a soundtrack of songs from Bad Bunny’s “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” alongside musical movements that predate the singer.

    The program incorporates the work of historian Jorell Meléndez-Badillo, a professor at the University of Wisconsin–Madison and author of “Puerto Rico: A National History.”

    Meléndez-Badillo worked closely with Bad Bunny to create text-based music videos for each of the 17 tracks on “DeBÍ TiRAR MáS FOToS.” The professor’s notes, written in Spanish only, detail the work and lives of several Puerto Rican individuals and important social justice movements in the archipelago’s history.

    https://www.youtube.com/watch?v=v9T_MGfzq7I

    Continue/Read Original Article Here: Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    Tags: Bad Bunny, Chicago Public Library, Chicago Sun-Times, DeBI TiRAR MaS FOToS, February 3 2026, February 6 2026, Grammys, Music, One Book One Chicago, Pregame, Professor Jorell Meléndez-Badillo, Puerto Rican History, Puerto RIco, Puerto Rico: A Natural History, Super Bowl, This Weekend, YouTube
    #BadBunny #ChicagoPublicLibrary #ChicagoSunTimes #DeBITiRARMaSFOToS #February32026 #February62026 #Grammys #Music #OneBookOneChicago #Pregame #ProfessorJorellMeléndezBadillo #PuertoRicanHistory #PuertoRIco #PuertoRicoANaturalHistory #SuperBowl #ThisWeekend #YouTube
  12. Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    ArtsandCulture Music Books

    Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library

    The library? Yes, the library is hosting a series for Chicagoans to learn about Puerto Rican history ahead of Bad Bunny’s historical Super Bowl halftime show performance this weekend.

    By Ambar Colón Feb 3, 2026, 3:30am PST

    Bad Bunny arrives at the 68th annual Grammy Awards on Sunday.

    It’s a big week for Benito Antonio Martínez Ocasio, known professionally as Bad Bunny.

    After making Grammy history as the first Spanish-language album of the year winner, the world’s most-streamed male artist is now prepping for his Super Bowl halftime show on Sunday.

    While many Chicagoans are getting ready to watch the halftime show from the bar or at home, the real local pregame is at the Chicago Public Library, which is hosting a cultural program that explores Puerto Rican history through music.

    “Bad Bunny x Super Bowl: Beats and History”
    When: 6 p.m. on Feb. 3 and 2 p.m. on Feb. 6
    Where: West Belmont and Harold Washington branches
    Tickets: Free with registration
    Info: chipublib.bibliocommons.com

    The event is a part of the library’s ongoing “One Book, One Chicago” initiative.

    The “Puerto Rico x Bad Bunny: Beats & History” program covers the superstar singer’s collaborative work with Professor Jorell Meléndez-Badillo, the Midwest-based author of “Puerto Rico: A National History.” Here an audience listens to the program in October at the Harold Washington Library Center in Chicago’s Loop.

    More than 300 people have attended the virtual and in-person events at various Chicago Public Library branches, with folks tuning in from as far as New Jersey and Florida.

    In the library program, Colón breaks down Puerto Rico’s long history of resistance to a soundtrack of songs from Bad Bunny’s “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” alongside musical movements that predate the singer.

    The program incorporates the work of historian Jorell Meléndez-Badillo, a professor at the University of Wisconsin–Madison and author of “Puerto Rico: A National History.”

    Meléndez-Badillo worked closely with Bad Bunny to create text-based music videos for each of the 17 tracks on “DeBÍ TiRAR MáS FOToS.” The professor’s notes, written in Spanish only, detail the work and lives of several Puerto Rican individuals and important social justice movements in the archipelago’s history.

    https://www.youtube.com/watch?v=v9T_MGfzq7I

    Continue/Read Original Article Here: Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    #BadBunny #ChicagoPublicLibrary #ChicagoSunTimes #DeBITiRARMaSFOToS #February32026 #February62026 #Grammys #Music #OneBookOneChicago #Pregame #ProfessorJorellMeléndezBadillo #PuertoRicanHistory #PuertoRIco #PuertoRicoANaturalHistory #SuperBowl #ThisWeekend #YouTube
  13. Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    ArtsandCulture Music Books

    Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library

    The library? Yes, the library is hosting a series for Chicagoans to learn about Puerto Rican history ahead of Bad Bunny’s historical Super Bowl halftime show performance this weekend.

    By Ambar Colón Feb 3, 2026, 3:30am PST

    Bad Bunny arrives at the 68th annual Grammy Awards on Sunday.

    It’s a big week for Benito Antonio Martínez Ocasio, known professionally as Bad Bunny.

    After making Grammy history as the first Spanish-language album of the year winner, the world’s most-streamed male artist is now prepping for his Super Bowl halftime show on Sunday.

    While many Chicagoans are getting ready to watch the halftime show from the bar or at home, the real local pregame is at the Chicago Public Library, which is hosting a cultural program that explores Puerto Rican history through music.

    “Bad Bunny x Super Bowl: Beats and History”
    When: 6 p.m. on Feb. 3 and 2 p.m. on Feb. 6
    Where: West Belmont and Harold Washington branches
    Tickets: Free with registration
    Info: chipublib.bibliocommons.com

    The event is a part of the library’s ongoing “One Book, One Chicago” initiative.

    The “Puerto Rico x Bad Bunny: Beats & History” program covers the superstar singer’s collaborative work with Professor Jorell Meléndez-Badillo, the Midwest-based author of “Puerto Rico: A National History.” Here an audience listens to the program in October at the Harold Washington Library Center in Chicago’s Loop.

    More than 300 people have attended the virtual and in-person events at various Chicago Public Library branches, with folks tuning in from as far as New Jersey and Florida.

    In the library program, Colón breaks down Puerto Rico’s long history of resistance to a soundtrack of songs from Bad Bunny’s “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” alongside musical movements that predate the singer.

    The program incorporates the work of historian Jorell Meléndez-Badillo, a professor at the University of Wisconsin–Madison and author of “Puerto Rico: A National History.”

    Meléndez-Badillo worked closely with Bad Bunny to create text-based music videos for each of the 17 tracks on “DeBÍ TiRAR MáS FOToS.” The professor’s notes, written in Spanish only, detail the work and lives of several Puerto Rican individuals and important social justice movements in the archipelago’s history.

    https://www.youtube.com/watch?v=v9T_MGfzq7I

    Continue/Read Original Article Here: Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    Tags: Bad Bunny, Chicago Public Library, Chicago Sun-Times, DeBI TiRAR MaS FOToS, February 3 2026, February 6 2026, Grammys, Music, One Book One Chicago, Pregame, Professor Jorell Meléndez-Badillo, Puerto Rican History, Puerto RIco, Puerto Rico: A Natural History, Super Bowl, This Weekend, YouTube
    #BadBunny #ChicagoPublicLibrary #ChicagoSunTimes #DeBITiRARMaSFOToS #February32026 #February62026 #Grammys #Music #OneBookOneChicago #Pregame #ProfessorJorellMeléndezBadillo #PuertoRicanHistory #PuertoRIco #PuertoRicoANaturalHistory #SuperBowl #ThisWeekend #YouTube
  14. Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    ArtsandCulture Music Books

    Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library

    The library? Yes, the library is hosting a series for Chicagoans to learn about Puerto Rican history ahead of Bad Bunny’s historical Super Bowl halftime show performance this weekend.

    By Ambar Colón Feb 3, 2026, 3:30am PST

    Bad Bunny arrives at the 68th annual Grammy Awards on Sunday.

    It’s a big week for Benito Antonio Martínez Ocasio, known professionally as Bad Bunny.

    After making Grammy history as the first Spanish-language album of the year winner, the world’s most-streamed male artist is now prepping for his Super Bowl halftime show on Sunday.

    While many Chicagoans are getting ready to watch the halftime show from the bar or at home, the real local pregame is at the Chicago Public Library, which is hosting a cultural program that explores Puerto Rican history through music.

    “Bad Bunny x Super Bowl: Beats and History”
    When: 6 p.m. on Feb. 3 and 2 p.m. on Feb. 6
    Where: West Belmont and Harold Washington branches
    Tickets: Free with registration
    Info: chipublib.bibliocommons.com

    The event is a part of the library’s ongoing “One Book, One Chicago” initiative.

    The “Puerto Rico x Bad Bunny: Beats & History” program covers the superstar singer’s collaborative work with Professor Jorell Meléndez-Badillo, the Midwest-based author of “Puerto Rico: A National History.” Here an audience listens to the program in October at the Harold Washington Library Center in Chicago’s Loop.

    More than 300 people have attended the virtual and in-person events at various Chicago Public Library branches, with folks tuning in from as far as New Jersey and Florida.

    In the library program, Colón breaks down Puerto Rico’s long history of resistance to a soundtrack of songs from Bad Bunny’s “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” alongside musical movements that predate the singer.

    The program incorporates the work of historian Jorell Meléndez-Badillo, a professor at the University of Wisconsin–Madison and author of “Puerto Rico: A National History.”

    Meléndez-Badillo worked closely with Bad Bunny to create text-based music videos for each of the 17 tracks on “DeBÍ TiRAR MáS FOToS.” The professor’s notes, written in Spanish only, detail the work and lives of several Puerto Rican individuals and important social justice movements in the archipelago’s history.

    https://www.youtube.com/watch?v=v9T_MGfzq7I

    Continue/Read Original Article Here: Bad Bunny’s hottest local Super Bowl pregame is at the Chicago Public Library – Chicago Sun-Times

    #BadBunny #ChicagoPublicLibrary #ChicagoSunTimes #DeBITiRARMaSFOToS #February32026 #February62026 #Grammys #Music #OneBookOneChicago #Pregame #ProfessorJorellMeléndezBadillo #PuertoRicanHistory #PuertoRIco #PuertoRicoANaturalHistory #SuperBowl #ThisWeekend #YouTube
  15. Ricordatevi che #Giorgetti è quello competente, che tiene i conti in ordine, che non dobbiamo preoccuparci dei personaggi particolari tra i ministri perché comunque i cordoni della borsa li tiene lui, che è uno con la testa sulle spalle, è pure laureato, faceva il commercialista oh; è vero ha gli occhialini da professorone, ma la barba di tre giorni di uno di noi, e poi è una persona a modo, saluta sempre. Lui sa quello che fa. Tranquilli.

    Tranquilli.

    #maxiemendamento #manovra #governo

  16. Ricordatevi che #Giorgetti è quello competente, che tiene i conti in ordine, che non dobbiamo preoccuparci dei personaggi particolari tra i ministri perché comunque i cordoni della borsa li tiene lui, che è uno con la testa sulle spalle, è pure laureato, faceva il commercialista oh; è vero ha gli occhialini da professorone, ma la barba di tre giorni di uno di noi, e poi è una persona a modo, saluta sempre. Lui sa quello che fa. Tranquilli.

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  20. CW: Paws, Erection, Cock

    Oh? Are you trying to get some extra credit from the Professor? Well, he's not that easy to please so let's see how hard you work to do so.

    Art by furaffinity.net/user/dean.winc

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim 

    #furry #furryart #paws #footfocus #footfetish #erection #penis #balls #furryballs #ProfessorvonEucalyptus

  21. CW: Paws, Erection, Cock

    Oh? Are you trying to get some extra credit from the Professor? Well, he's not that easy to please so let's see how hard you work to do so.

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  22. CW: Paws, Erection, Cock

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  23. CW: Paws, Erection, Cock

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    Art by furaffinity.net/user/dean.winc

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  24. This "cosplay piece" was grabbed for Space Engineers! I've used it for quite a lot of games at this point, but that's the origin of it! I do all kinds of games though over at twitch.tv/ra_zim 

    Art by twitter.com/starwolfskin 

    Copyright & Marcep Belong to linktr.ee/Ra_Zim

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  25. The Professor is relaxing outside today, giving a read of a book. While physical books are ancient in his setting, there's just something about that feel of paper and heft of a book that Xivir enjoys every now and then.

    Art by furaffinity.net/user/t-fruit

    Marcep is linktr.ee/Ra_Zim

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  26. Diciamolo in italiano @diciamoloinitaliano.wordpress.com@diciamoloinitaliano.wordpress.com ·

    La transizione linguistica che nessuno racconta

    di Antonio Zoppetti

    L’altro giorno leggevo che l’accademia della Crusca ha partecipato alla Bright Night 2025 dell’Università di Firenze, e sul suo sito si legge:

    Bright Night (‘Brilliant Researchers Impact on Growth Health and Trust in research’) è il nome dato alla Notte europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori, la manifestazione ideata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di diffondere la cultura scientifica delle Università.”

    Leggendo tra le righe, si intuisce una certa insofferenza per questa denominazione in inglese, presentata come qualcosa di imposto da altri, e affiancata alla traduzione italiana a cui viene dato maggior risalto.
    Bisognerebbe però spendere qualche riflessione su quello che l’Accademia, ma più in generale i linguisti e gli intellettuali italiani, non dicono.

    Perché l’Università di Firenze ha scelto l’inglese?

    La scelta di denominare in inglese i nomi delle manifestazioni non è un’insolita bizzarria – come si potrebbe evincere dalle parole della Crusca – è invece una ben precisa strategia che vale per ogni tipo di manifestazione, evento o mostra. In ottobre, a Milano, ci sarà la Cook-Fest, il food festival del Corriere della Sera, e il settimo Fringe Milano Off International ideato da due nativi italiani con la testa nell’anglosfera. Tempo fa avevo denunciato come persino una mostra dedicata alla figura simbolo dell’italiano era stata anglicizzata attraverso il Dante Vibes, e prima ancora avevo fatto delle ricerche sulle denominazioni in inglese che erano prevalenti rispetto a quelle in italiano persino nelle manifestazioni paesane (notevole il Tractor Day).

    Chi si occupa di studiare la lingua italiana non solo dovrebbe raccontare queste cose, ma anche quantificarle (qual è la percentuale delle denominazioni in inglese nel panorama culturale italiano? Non trovo studi in merito, chissà come mai… ma la mia impressione è che prevalgano).
    Invece di limitarsi a contare gli anglicismi magari per concludere che sono pochi, passeggeri o poco frequenti, i linguisti dovrebbero riflettere seriamente sulle loro cause e soprattutto sul loro impatto nella nostra società. Alcuni studiosi sono convinti che il fenomeno nasca da una “moda”, dal loro essere “di prestigio” o dal fatto che siano più sintetici degli equivalenti italiani. Ma queste spiegazioni sono ridicole e insufficienti, la verità è un’altra ed è ben più profonda: certe manifestazioni ideate dall’Ue come la Bright Night – ma anche dalle realtà tutte italiane che inseguono la stessa strategia a partire dalla Rcs Academy che forma i futuri giornalisti e comunicatori – non hanno solo “l’obiettivo di diffondere la cultura scientifica delle Università”, ma anche di diffondere l’inglese, che fa parte del pacchetto, benché non sia dichiarato e avvenga in modo surrettizio.

    Se la nostra società spinge i cittadini verso la transizione ecologica ed energetica (e vorrebbe convincere tutti a comprare auto elettriche che hanno per ora scarso successo), o verso la transizione digitale (con ostacoli all’uso del contante o balzelli che di fatto escludono chi non è in grado di usare internet), è in atto anche un’altra transizione che però viene sottaciuta: la transizione linguistica.

    La transizione linguistica

    La transizione linguistica è il graduale processo di adozione dell’inglese da parte delle popolazioni non anglofone con l’obiettivo di renderlo un requisito per tutti, e risolvere così i problemi della comunicazione internazionale, strategica soprattutto per i mercati globali. Il progetto include un profondo cambiamento culturale e organizzativo per fare in modo che le popolazioni non anglofone imparino l’inglese, e le realtà dove questo è già avvenuto – per esempio l’Olanda, l’Islanda o alcuni Paesi scandinavi – sono presentate come “virtuose” e avanzate, mentre le altre sono considerate “arretrate”, perché questo processo non si è “ancora” realizzato, e dietro quell’ancora si svela un ben preciso progetto di colonizzazione linguistica. Questo progetto è perseguito senza che nessuno ne metta in risalto gli effetti collaterali, e cioè la regressione delle lingue locali e la loro anglicizzazione. E quel che è peggio nessuno o quasi sembra cogliere che mentre tutto il mondo dovrebbe convertirsi allo studio dell’inglese, i Paesi anglofoni non hanno l’esigenza di apprendere alcuna altra lingua al di fuori della propria che preferiscono rendere “universale”. Tutto ciò comporta invece problemi etici, cognitivi ed economici di grande rilevanza. Ma guai a sollevare il problema, non aprite quella porta!

    Le leve della transizione linguistica sono molteplici e differenziate, ma ruotano attorno a due cardini: ci sono interventi espliciti per introdurre e ufficializzare l’inglese a partire dalla scuola, e altri indiretti che si basano sull’esclusione e la stigmatizzazione sociale di chi non si inchina alla dittatura dell’inglese.

    Questa seconda strategia è ben visibile per esempio quando un politico italiano è costretto a esprimersi in inglese in qualche contesto internazionale. Se lo parla in modo disinvolto supera la prova mediatica – e in ogni trasmissione di attualità si esalta la padronanza della lingua superiore di volta in volta di Draghi, Meloni e via governando – altrimenti viene esposto al pubblico ludibrio (come nel caso di Renzi o Rutelli).

    La gogna mediatica spinge perciò a bollare come ignorante (in assoluto) chi non conosce l’inglese, indipendentemente dal contesto e dalle sue competenze. In quest’ottica, un professorone che conosce a menadito il latino o il greco, e che magari è un poliglotta che parla correntemente francese, spagnolo e tedesco, se non sa l’inglese è comunque un riprovevole ignorante, che non può che vergognarsi. Viceversa, un imprenditore statunitense arricchito e imbruttito che non sa parlare altro che la propria lingua naturale e che possiede la cultura pragmatica e poco profonda di uno statunitense medio è visto come un modello positivo (in fin dei conti sa l’unica cosa che vale la pena di sapere: la lingua dei padroni).

    L’affermazione della superiorità della lingua inglese comporta allo stesso tempo lo svilimento dell’apprendimento di altre lingue straniere (tedesco, francese, spagnolo…) che viene considerato un vezzo privo di obiettivi concreti, un po’ come studiare il pianoforte, che non fa parte del paniere della “cultura” ufficiale. Questa visione coloniale non è messa in discussione quasi da nessuno, a parte qualche paria escluso dal panorama culturale italiano.

    L’idea è che essere internazionali non significhi esprimere qualcosa in tutte le lingue del mondo, ma viceversa abbandonarle per adottare la lingua naturale dei Paesi dominanti. Chi non si adegua ne paga le conseguenze, come sta avvenendo per esempio nei contesti scientifici. Anche se nessuno vieta di pubblicare nella propria lingua nazionale, o in quelle ben più diffuse dell’inglese come il cinese o lo spagnolo, di fatto esistono una serie di pregiudizi che premiano le pubblicazioni in inglese a cui viene attribuita maggiore rilevanza e dunque visibilità. Perciò, pubblicare in inglese diventa conveniente, se non indispensabile, per poter essere presi in considerazione ed emergere. Dunque, uno studio in italiano non ha la stessa circolazione di uno pubblicato in inglese (a meno che qualcuno non lo traduca nella lingua dominante per rilanciarlo in questo modo), per motivi linguistici e non in base ai contenuti scientifici che veicola.

    La transizione linguistica, però, non si persegue solo attraverso queste e altre modalità surrettizie, ma anche attraverso politiche linguistiche più coercitive.

    La politica linguistica per istituzionalizzare l’inglese

    Le politiche linguistiche nella scuola italiana ed europea prevedono di creare le nuove generazioni bilingui a base inglese sin dai primi anni delle elementari, per arrivare a privilegiare l’inglese come lingua di insegnamento per l’università e i corsi di specializzazione a discapito delle lingue locali. Negli ultimi vent’anni, gli atenei italiani che hanno scelto di insegnare direttamente in inglese, escludendo l’italiano come lingua della formazione, sono infatti sempre di più. Anche in questo caso la transizione linguistica è incentivata dai sistemi di punteggio “internazionali” (in realtà statunitensi) che si basano sulla capacità di attrarre gli studenti stranieri, e questo obiettivo si persegue insegnando direttamente in inglese e non certo favorendo l’insegnamento dell’italiano a chi viene da noi né erogando corsi in altre lingue (“non avrai altra lingua al di fuori di me”, recita il primo comandamento della transizione linguistica anglomane). E così il progetto Erasmus, nato per favorire gli scambi interlinguistici, si è ben presto trasformato in una potente leva per la diffusione del monolinguismo a base inglese, visto che nella pratica si declina solo così. Lo stesso vale per i programmi scolastici che prevedono l’apprendimento di una materia direttamente in una lingua straniera, denominati con la sigla inglese “CLIL” (Content and Language Integrated Learning): sulla carta c’è scritto “lingua straniera”, ma di fatto quella lingua diventa sempre e solo l’inglese e non circolano analoghi corsi in altre lingue, a parte poche eccezioni.

    Se a scuola, un tempo, era obbligatorio studiare una lingua straniera, grazie alle riforme che hanno sostituito “lingua straniera” con “inglese”, oggi la lingua della perfida Albione è diventata un obbligo e un requisito per tutti. Dalla scuola si è poi passati alla pubblica amministrazione, e con la riforma Madia l’inglese è diventato anche un requisito per accedere ai concorsi pubblici. L’inglese è diventato la lingua obbligatoria per presentare i Progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) e anche il Fondo italiano per la scienza (FIS): nel nostro Paese si devono presentare e discutere in inglese, mica in italiano, e questi sono i primi passi che ufficializzano l’inglese anche nel nostro territorio.

    Intanto l’inglese è già diventato la lingua ufficiale internazionale per esempio dell’aviazione o del mondo dei militari (almeno del blocco occidentale, e cioè dei “buoni” che sanzionano Putin ma non Netanyahu).

    Quanto all’Unione Europea, nonostante sia nata all’insegna del plurilinguismo, l’inglese è sempre più introdotto come la lingua della comunicazione pubblica – anche se è conosciuto da una minoranza di europei e di italiani – e soprattutto è ormai la lingua di lavoro prevalente o quasi unica (soprattutto nella documentazione in Rete): l’italiano è da tempo stato estromesso, e il francese e il tedesco rimangono sulla carta ma di fatto sono in via di abbandono.

    La transizione linguistica insegue la filosofia di “una fetta di salame alla volta” (ogni fettina non porta risultati visibili in modo macroscopico, ma piano piano il salame si consuma) ed è fatta di tantissime piccole mosse che sembrano insignificanti, prese singolarmente, ma nel complesso ci portano dove ci vogliono portare. Per esempio i documenti personali o sanitari che sono diventati bilingui, dunque nelle carte d’identità rilasciate dalla Repubblica italiana le scritte sono ormai bilingui (nome/name, scadenza/expiry), come se l’inglese fosse la lingua ufficiale dell’Europa.

    Questo suicidio linguistico inseguito dalle politiche anglomani tutte interne si inserisce in un ben più ampio fenomeno mondiale che è la conseguenza dell’egemonia culturale, politica, economica e sociale degli Stati Uniti, e in particolare dell’espansione delle multinazionali. E così arriviamo anche al fenomeno degli anglicismi, che si moltiplicano con ritmi esponenziali da ormai molti decenni, e sono solo l’effetto collaterale dell’affermarsi dell’inglese globale.

    Se, nei piani alti, si allarga il progetto di instaurare in modo ufficiale una diglossia post-moderna che fa del globalese la lingua superiore, nei piani più bassi il ricorso al lessico, alla terminologia e alla ri-concettualizzazione in inglese (assassino/killer, calcolatore/computer, verde/green) è la conseguenza di questo modo di essere “internazionali”. E così la città araba di Gaza si esprime nella lingua di chi sta sterminando i palestinesi e pianifica la sostituzione etnica (Gaza City), il confinamento al tempo del covid è diventato lockdown, mentre le insegne dei negozi (divenuti shop, store, megastore, outlet, showroom…) sono sempre più in inglese, come i titoli dei film al cinema e le trasmissioni dei palinsesti televisivi, in un’anglicizzazione dei generi cinematografici (biopic, romance) e persino dei libri, che fuori dall’editoria si declina con i nomi degli eventi e delle fiere in inglese. È l’intero panorama linguistico italiano che sta cambiando pelle, a partire dalle comunicazioni bilingui della metropolitana milanese o delle ferrovie dello Stato che ci induce a una sorta di ipnosi bilingue (prossima fermata… next stop…) che ci ribalta nell’inconscio in modo sempre più profondo.

    Ecco perché hanno deciso di chiamare in inglese la manifestazione a cui ha partecipato la Crusca, per tornare da dove eravamo partiti: non perché questa decisione sia una stravaganza isolata, ma perché è l’espressione della transizione linguistica in atto che nessuno si prende la briga di raccontare.

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