Scompenso cardiaco e obesità: le linee guida ESC 2026 aprono la porta a semaglutide e tirzepatide
Per la prima volta due farmaci incretino-mimetici entrano in una raccomandazione specifica per il trattamento dell’obesità nel paziente con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata. Un’analisi dei dati e dei limiti, con uno sguardo dalla medicina interna.
L’obesità non è più soltanto un fattore di rischio da correggere a margine dello scompenso cardiaco. Le nuove Linee guida ESC 2026 per la gestione dello scompenso cardiaco, presentate al congresso di Monaco e pubblicate su European Heart Journal, la collocano al centro della fisiopatologia dello scompenso a frazione di eiezione preservata (HFpEF) e, per la prima volta, includono semaglutide e tirzepatide in una raccomandazione dedicata al trattamento dell’obesità in questi pazienti.
La popolazione target è definita con precisione: pazienti con scompenso sintomatico, LVEF ≥45% e BMI ≥30 kg/m², con o senza diabete. In questi pazienti, semaglutide o tirzepatide “should be considered” per ridurre il peso corporeo e migliorare capacità di esercizio e qualità di vita — raccomandazione di Classe IIa, livello di evidenza B.
Perché l’obesità conta così tanto nell’HFpEF
Il legame tra obesità e scompenso non si limita alla comorbidità con ipertensione, diabete e dislipidemia. Le linee guida sottolineano un meccanismo diretto: l’espansione del tessuto adiposo, in particolare epicardico, promuove uno stato infiammatorio sistemico e una trasformazione proinfiammatoria che favorisce la fibrosi miocardica. Contemporaneamente, la capacità del ventricolo sinistro di dilatarsi in risposta a un aumento del volume ematico risulta compromessa, per cui anche incrementi volemici modesti generano aumenti sproporzionati delle pressioni di riempimento.
Il fenotipo che ne risulta è clinicamente riconoscibile: il fenotipo HFpEF-obesità rappresenta circa il 30-40% dei pazienti europei e il 60-70% di quelli nordamericani. Sono pazienti mediamente più giovani rispetto agli HFpEF non obesi, ma con sintomi più marcati, qualità di vita peggiore e capacità funzionale più compromessa.
Un punto di interesse pratico, spesso sottovalutato: nei pazienti obesi i peptidi natriuretici possono essere falsamente bassi, per una maggiore clearance a livello del tessuto adiposo, con il rischio concreto di sottostimare la congestione. Anche il consumo di ossigeno di picco, se corretto solo per il peso corporeo totale, può sottostimare la performance funzionale: le linee guida suggeriscono di considerare la massa magra ai fini prognostici. Sono avvertenze che meritano di entrare nella pratica clinica quotidiana, non solo nei trial.
Le evidenze alla base della raccomandazione
STEP-HFpEF: semaglutide senza diabete
Lo studio ha arruolato 529 pazienti con HFpEF, BMI ≥30 kg/m² e LVEF ≥45%, randomizzati a semaglutide 2,4 mg/settimana vs placebo per 52 settimane. A fine studio:
- KCCQ-CSS: +16,6 punti con semaglutide vs +8,7 con placebo (differenza 7,8 punti)
- Peso corporeo: -13,3% vs -2,6% (differenza 10,7 punti percentuali)
- Test del cammino 6 minuti: +21,5 m vs +1,2 m (differenza 20,3 m)
STEP-HFpEF DM: la conferma nei pazienti diabetici
Su 616 pazienti con HFpEF, obesità e diabete di tipo 2, i risultati sono coerenti: KCCQ-CSS +13,7 vs +6,4 punti (differenza 7,3), calo ponderale -9,8% vs -3,4%, differenza nel test del cammino di 14,3 metri. La coerenza tra i due studi STEP-HFpEF sostiene un punto chiave delle linee guida: il beneficio è indipendente dalla presenza di diabete.
SUMMIT: tirzepatide e il primo segnale su eventi clinici
SUMMIT ha arruolato 731 pazienti con HFpEF, LVEF ≥50% e obesità, seguiti per una mediana di 104 settimane, ed è il primo trial di questo programma ad avere tra gli endpoint primari un vero endpoint clinico composito (morte cardiovascolare o evento di peggioramento dello scompenso):
- Endpoint composito: 9,9% (tirzepatide) vs 15,3% (placebo) — HR 0,62
- Eventi di peggioramento dello scompenso: 8,0% vs 14,2% — HR 0,54
- Mortalità cardiovascolare isolata: nessuna differenza dimostrata (8 decessi vs 5, numeri piccoli, non conclusivi)
- KCCQ-CSS a 52 settimane: +19,5 vs +12,7 punti (differenza 6,9)
Semaglutide e tirzepatide: stessa raccomandazione, evidenze diverse
È un punto che merita di essere ribadito con chiarezza editoriale: i due farmaci non sono intercambiabili sul piano delle evidenze, anche se le linee guida li riuniscono nella stessa raccomandazione di Classe IIa. Semaglutide (agonista GLP-1) ha alle spalle due trial solidi su sintomi, qualità di vita e capacità funzionale. Tirzepatide (agonista duale GIP/GLP-1) porta in dote SUMMIT, l’unico studio ad aver mostrato una riduzione di un endpoint clinico *hard*, trainata soprattutto dalla riduzione degli eventi di worsening HF, non dalla mortalità cardiovascolare. Le stesse linee guida mantengono un linguaggio prudente: l’indicazione resta legata a peso, capacità di esercizio e qualità di vita, non a una generica prevenzione di eventi cardiovascolari maggiori.
I confini della raccomandazione
Il perimetro va rispettato con rigore, anche comunicativo: le evidenze riguardano quasi esclusivamente HFpEF (LVEF ≥45-50%) e non sono estensibili all’HFrEF, per cui le stesse linee guida chiedono trial dedicati e follow-up più lunghi. Trovano inoltre spazio, con raccomandazione più debole (Classe IIb, livello C), la chirurgia bariatrica nei pazienti con BMI ≥35 kg/m² che non raggiungono un calo ponderale adeguato con stile di vita e farmaci — in assenza, però, di studi di confronto diretto tra chirurgia e nuovi farmaci anti-obesità.
Il commento editoriale
Una raccomandazione solida sulla carta, ma da calare con cautela nella popolazione reale della medicina interna e della geriatria cardiovascolare.
Dal punto di vista di chi lavora in un reparto di Medicina Interna con Lungodegenza, questa raccomandazione merita un plauso e, insieme, alcune riserve pratiche.
- L’età dei pazienti reali non è l’età dei pazienti dei trial. L’età mediana in STEP-HFpEF era 69 anni, in SUMMIT 65 anni: popolazioni relativamente giovani e selezionate per uno scompenso HFpEF-obesità. I pazienti che vediamo nei reparti di medicina interna con scompenso e obesità sono spesso più anziani, pluripatologici, con fragilità e sarcopenia già presenti. In questi soggetti una perdita di peso del 10-14% ottenuta con GLP-1/GIP RA non è a costo zero: la letteratura sui farmaci incretinici documenta una quota non trascurabile di perdita di massa magra insieme a quella adiposa. Nessuno dei trial citati ha misurato sistematicamente la composizione corporea con metodiche di riferimento, e questo è un limite che l’entusiasmo per il dato di outcome rischia di far passare in secondo piano.
- Il segnale su eventi clinici duri resta un segnale, non una certezza. L’HR di 0,62 di SUMMIT sull’endpoint composito è un risultato interessante, ma va letto per quello che è: guidato quasi interamente dagli eventi di worsening HF (spesso influenzati anche da fattori soft come l’intensificazione della diuretico-terapia), senza una riduzione dimostrata della mortalità cardiovascolare isolata, su soli 731 pazienti e con un numero assoluto di decessi cardiovascolari molto piccolo (8 vs 5) per trarre conclusioni di sopravvivenza. Le stesse linee guida ESC lo riconoscono, mantenendo la raccomandazione ancorata a peso, sintomi e qualità di vita e non a una generica prevenzione di eventi maggiori: una prudenza redazionale che condivido e che non tutta la comunicazione medica successiva alla pubblicazione ha rispettato con lo stesso rigore.
- Il nodo dell’accesso e della sostenibilità. Una raccomandazione di Classe IIa non equivale a un accesso garantito. In Italia la prescrizione di semaglutide e tirzepatide per indicazioni cardiologiche, al di fuori della gestione del diabete o dell’obesità già rimborsata, dipenderà dalle decisioni di AIFA e dalla sostenibilità economica per il SSN. Il rischio concreto è quello di una raccomandazione internazionale che fatica a tradursi in pratica clinica diffusa, specie nei pazienti più anziani e complessi che affollano i reparti internistici e che, paradossalmente, potrebbero beneficiarne di più in termini di qualità di vita mentre restano più esposti a effetti avversi gastrointestinali, sarcopenia e problemi di aderenza terapeutica in politerapia.
- Le implicazioni diagnostiche meritano più risalto. Il richiamo delle linee guida sulla possibile sottostima dei peptidi natriuretici e del consumo di ossigeno di picco nei pazienti obesi è, a mio avviso, uno degli elementi più utili per la pratica quotidiana, forse più della raccomandazione farmacologica stessa: un NT-proBNP falsamente rassicurante in un paziente obeso e dispnoico può ritardare la diagnosi di scompenso, ed è un errore che vale la pena richiamare esplicitamente nei contesti di medicina interna dove l’obesità è la norma, non l’eccezione.
In sintesi: le linee guida ESC 2026 fanno un passo concettualmente corretto e atteso, sostenuto da evidenze di buona qualità per l’HFpEF associato a obesità. Ma la traduzione in pratica clinica, soprattutto nella popolazione anziana e fragile che caratterizza gran parte della medicina interna italiana, richiede cautela, personalizzazione e — soprattutto — dati di follow-up più lunghi di quelli oggi disponibili.
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Redazione. (2026, settembre 19). Scompenso cardiaco e obesità, nelle nuove linee guida ESC entrano semaglutide e tirzepatide. PharmaStar. https://www.pharmastar.it/news/cardio/scompenso-cardiaco-e-obesit-nelle-nuove-linee-guida-esc-entrano-semaglutide-e-tirzepatide-51811
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