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#meshastic — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #meshastic, aggregated by home.social.

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  1. 🚀 Piccola vittoria tecnica dal fronte Meshtastic tarantino

    Da ieri ho fatto una modifica semplice, ma molto sensata, al mio nodo principale:
    gli ho tolto il compito di ripetere via radio tutto il traffico proveniente da MQTT.

    Tradotto per esseri umani normali:

    prima il nodo non faceva solo il nodo radio locale, ma si metteva anche a rilanciare nell’etere roba arrivata da internet.
    Un po’ come avere un faro in giardino e costringerlo anche a fare il centralinista, il postino, il megafono del paese e il DJ della sagra.

    Risultato?

    📉 Canale molto meno occupato
    🔋 Consumo ridotto
    🌞 Batteria più tranquilla
    📡 Radio più pulita per i nodi veramente vicini

    La parte utile però resta:
    il nodo continua a inviare la posizione verso MQTT, così appare sulla mappa e si vede che anche Taranto c’è, respira, trasmette e aspetta nuovi nodi all’orizzonte.

    Quindi la filosofia è semplice:

    Sì alla posizione in mappa.
    No al casino inutile in radio.

    Il nodo deve fare il nodo, non il ripetitore universale dell’internet cosmico.

    Per chi passa da queste parti: il faro è acceso.
    Ma ora consuma meno, urla meno, e ascolta meglio. 😄📡

    #meshastic

  2. 🚀 Piccola vittoria tecnica dal fronte Meshtastic tarantino

    Da ieri ho fatto una modifica semplice, ma molto sensata, al mio nodo principale:
    gli ho tolto il compito di ripetere via radio tutto il traffico proveniente da MQTT.

    Tradotto per esseri umani normali:

    prima il nodo non faceva solo il nodo radio locale, ma si metteva anche a rilanciare nell’etere roba arrivata da internet.
    Un po’ come avere un faro in giardino e costringerlo anche a fare il centralinista, il postino, il megafono del paese e il DJ della sagra.

    Risultato?

    📉 Canale molto meno occupato
    🔋 Consumo ridotto
    🌞 Batteria più tranquilla
    📡 Radio più pulita per i nodi veramente vicini

    La parte utile però resta:
    il nodo continua a inviare la posizione verso MQTT, così appare sulla mappa e si vede che anche Taranto c’è, respira, trasmette e aspetta nuovi nodi all’orizzonte.

    Quindi la filosofia è semplice:

    Sì alla posizione in mappa.
    No al casino inutile in radio.

    Il nodo deve fare il nodo, non il ripetitore universale dell’internet cosmico.

    Per chi passa da queste parti: il faro è acceso.
    Ma ora consuma meno, urla meno, e ascolta meglio. 😄📡

    #meshastic

  3. 🚀 Piccola vittoria tecnica dal fronte Meshtastic tarantino

    Da ieri ho fatto una modifica semplice, ma molto sensata, al mio nodo principale:
    gli ho tolto il compito di ripetere via radio tutto il traffico proveniente da MQTT.

    Tradotto per esseri umani normali:

    prima il nodo non faceva solo il nodo radio locale, ma si metteva anche a rilanciare nell’etere roba arrivata da internet.
    Un po’ come avere un faro in giardino e costringerlo anche a fare il centralinista, il postino, il megafono del paese e il DJ della sagra.

    Risultato?

    📉 Canale molto meno occupato
    🔋 Consumo ridotto
    🌞 Batteria più tranquilla
    📡 Radio più pulita per i nodi veramente vicini

    La parte utile però resta:
    il nodo continua a inviare la posizione verso MQTT, così appare sulla mappa e si vede che anche Taranto c’è, respira, trasmette e aspetta nuovi nodi all’orizzonte.

    Quindi la filosofia è semplice:

    Sì alla posizione in mappa.
    No al casino inutile in radio.

    Il nodo deve fare il nodo, non il ripetitore universale dell’internet cosmico.

    Per chi passa da queste parti: il faro è acceso.
    Ma ora consuma meno, urla meno, e ascolta meglio. 😄📡

    #meshastic

  4. 📡 Taranto, forse ci siamo

    Forse, e sottolineo forse, perché non vorrei irritare gli antichi spiriti della propagazione radio, qualcosa si sta finalmente muovendo anche dalle parti di Taranto.

    Per mesi la situazione è stata più o meno questa:

    “Pronto, Meshtastic Taranto chiama…”

    silenzio radio cosmico

    “…ok, riprovo domani.” 😄

    Ma adesso iniziano ad arrivare segnali interessanti.

    Nodi che vengono riattivati, antenne più performanti, router in preparazione, punti strategici tra la Valle d’Itria, Martina Franca, Mottola, Cisternino e finalmente anche Taranto.

    Insomma, non siamo ancora alla conquista della ionosfera, però forse stiamo passando dalla fase:

    “C’è nessuno là fuori?”

    alla fase:

    “Aspetta… forse qualcuno mi sente davvero.” 📡

    Io, nel mio piccolo, il mio faro tarantino l’ho acceso.

    Nodo stabile, antenna montata, alimentazione solare che fa il suo dovere, telemetria meteo in mesh e tanta, tantissima pazienza da vecchio radioamatore che sa bene che prima o poi qualcosa arriva.

    Adesso pare che anche altra gente si stia muovendo, e questa è la parte più bella.

    Perché Meshtastic non nasce per fare numeri finti su una mappa.

    Nasce quando qualcuno mette un nodo, poi un altro ne mette un altro, poi qualcuno trova un punto alto, qualcun altro sistema un’antenna, e piano piano il vuoto smette di essere vuoto.

    Taranto forse sta per smettere di essere un buco nero Meshtastic

    Non facciamo proclami solenni.

    Non stappiamo ancora lo spumante.

    Non lanciamo ancora il comunicato ufficiale con fanfara, trombe e nominativi in parata.

    Però una cosa possiamo dirla:

    c’è gente che si sta muovendo.

    E quando nella radio c’è gente che si muove, prima o poi qualcosa si accende davvero.

    Io resto qui, in ascolto, con il mio nodo acceso e la solita compostezza istituzionale.

    Compostezza che, in caso di primo collegamento serio con Taranto, durerà realisticamente circa dodici secondi. 😄📡

    #meshastic

  5. 📡 Taranto, forse ci siamo

    Forse, e sottolineo forse, perché non vorrei irritare gli antichi spiriti della propagazione radio, qualcosa si sta finalmente muovendo anche dalle parti di Taranto.

    Per mesi la situazione è stata più o meno questa:

    “Pronto, Meshtastic Taranto chiama…”

    silenzio radio cosmico

    “…ok, riprovo domani.” 😄

    Ma adesso iniziano ad arrivare segnali interessanti.

    Nodi che vengono riattivati, antenne più performanti, router in preparazione, punti strategici tra la Valle d’Itria, Martina Franca, Mottola, Cisternino e finalmente anche Taranto.

    Insomma, non siamo ancora alla conquista della ionosfera, però forse stiamo passando dalla fase:

    “C’è nessuno là fuori?”

    alla fase:

    “Aspetta… forse qualcuno mi sente davvero.” 📡

    Io, nel mio piccolo, il mio faro tarantino l’ho acceso.

    Nodo stabile, antenna montata, alimentazione solare che fa il suo dovere, telemetria meteo in mesh e tanta, tantissima pazienza da vecchio radioamatore che sa bene che prima o poi qualcosa arriva.

    Adesso pare che anche altra gente si stia muovendo, e questa è la parte più bella.

    Perché Meshtastic non nasce per fare numeri finti su una mappa.

    Nasce quando qualcuno mette un nodo, poi un altro ne mette un altro, poi qualcuno trova un punto alto, qualcun altro sistema un’antenna, e piano piano il vuoto smette di essere vuoto.

    Taranto forse sta per smettere di essere un buco nero Meshtastic

    Non facciamo proclami solenni.

    Non stappiamo ancora lo spumante.

    Non lanciamo ancora il comunicato ufficiale con fanfara, trombe e nominativi in parata.

    Però una cosa possiamo dirla:

    c’è gente che si sta muovendo.

    E quando nella radio c’è gente che si muove, prima o poi qualcosa si accende davvero.

    Io resto qui, in ascolto, con il mio nodo acceso e la solita compostezza istituzionale.

    Compostezza che, in caso di primo collegamento serio con Taranto, durerà realisticamente circa dodici secondi. 😄📡

    #meshastic

  6. 📡 Taranto, forse ci siamo

    Forse, e sottolineo forse, perché non vorrei irritare gli antichi spiriti della propagazione radio, qualcosa si sta finalmente muovendo anche dalle parti di Taranto.

    Per mesi la situazione è stata più o meno questa:

    “Pronto, Meshtastic Taranto chiama…”

    silenzio radio cosmico

    “…ok, riprovo domani.” 😄

    Ma adesso iniziano ad arrivare segnali interessanti.

    Nodi che vengono riattivati, antenne più performanti, router in preparazione, punti strategici tra la Valle d’Itria, Martina Franca, Mottola, Cisternino e finalmente anche Taranto.

    Insomma, non siamo ancora alla conquista della ionosfera, però forse stiamo passando dalla fase:

    “C’è nessuno là fuori?”

    alla fase:

    “Aspetta… forse qualcuno mi sente davvero.” 📡

    Io, nel mio piccolo, il mio faro tarantino l’ho acceso.

    Nodo stabile, antenna montata, alimentazione solare che fa il suo dovere, telemetria meteo in mesh e tanta, tantissima pazienza da vecchio radioamatore che sa bene che prima o poi qualcosa arriva.

    Adesso pare che anche altra gente si stia muovendo, e questa è la parte più bella.

    Perché Meshtastic non nasce per fare numeri finti su una mappa.

    Nasce quando qualcuno mette un nodo, poi un altro ne mette un altro, poi qualcuno trova un punto alto, qualcun altro sistema un’antenna, e piano piano il vuoto smette di essere vuoto.

    Taranto forse sta per smettere di essere un buco nero Meshtastic

    Non facciamo proclami solenni.

    Non stappiamo ancora lo spumante.

    Non lanciamo ancora il comunicato ufficiale con fanfara, trombe e nominativi in parata.

    Però una cosa possiamo dirla:

    c’è gente che si sta muovendo.

    E quando nella radio c’è gente che si muove, prima o poi qualcosa si accende davvero.

    Io resto qui, in ascolto, con il mio nodo acceso e la solita compostezza istituzionale.

    Compostezza che, in caso di primo collegamento serio con Taranto, durerà realisticamente circa dodici secondi. 😄📡

    #meshastic

  7. 📡 Taranto, forse ci siamo

    Forse, e sottolineo forse, perché non vorrei irritare gli antichi spiriti della propagazione radio, qualcosa si sta finalmente muovendo anche dalle parti di Taranto.

    Per mesi la situazione è stata più o meno questa:

    “Pronto, Meshtastic Taranto chiama…”

    silenzio radio cosmico

    “…ok, riprovo domani.” 😄

    Ma adesso iniziano ad arrivare segnali interessanti.

    Nodi che vengono riattivati, antenne più performanti, router in preparazione, punti strategici tra la Valle d’Itria, Martina Franca, Mottola, Cisternino e finalmente anche Taranto.

    Insomma, non siamo ancora alla conquista della ionosfera, però forse stiamo passando dalla fase:

    “C’è nessuno là fuori?”

    alla fase:

    “Aspetta… forse qualcuno mi sente davvero.” 📡

    Io, nel mio piccolo, il mio faro tarantino l’ho acceso.

    Nodo stabile, antenna montata, alimentazione solare che fa il suo dovere, telemetria meteo in mesh e tanta, tantissima pazienza da vecchio radioamatore che sa bene che prima o poi qualcosa arriva.

    Adesso pare che anche altra gente si stia muovendo, e questa è la parte più bella.

    Perché Meshtastic non nasce per fare numeri finti su una mappa.

    Nasce quando qualcuno mette un nodo, poi un altro ne mette un altro, poi qualcuno trova un punto alto, qualcun altro sistema un’antenna, e piano piano il vuoto smette di essere vuoto.

    Taranto forse sta per smettere di essere un buco nero Meshtastic

    Non facciamo proclami solenni.

    Non stappiamo ancora lo spumante.

    Non lanciamo ancora il comunicato ufficiale con fanfara, trombe e nominativi in parata.

    Però una cosa possiamo dirla:

    c’è gente che si sta muovendo.

    E quando nella radio c’è gente che si muove, prima o poi qualcosa si accende davvero.

    Io resto qui, in ascolto, con il mio nodo acceso e la solita compostezza istituzionale.

    Compostezza che, in caso di primo collegamento serio con Taranto, durerà realisticamente circa dodici secondi. 😄📡

    #meshastic

  8. 📡 Taranto, forse ci siamo

    Forse, e sottolineo forse, perché non vorrei irritare gli antichi spiriti della propagazione radio, qualcosa si sta finalmente muovendo anche dalle parti di Taranto.

    Per mesi la situazione è stata più o meno questa:

    “Pronto, Meshtastic Taranto chiama…”

    silenzio radio cosmico

    “…ok, riprovo domani.” 😄

    Ma adesso iniziano ad arrivare segnali interessanti.

    Nodi che vengono riattivati, antenne più performanti, router in preparazione, punti strategici tra la Valle d’Itria, Martina Franca, Mottola, Cisternino e finalmente anche Taranto.

    Insomma, non siamo ancora alla conquista della ionosfera, però forse stiamo passando dalla fase:

    “C’è nessuno là fuori?”

    alla fase:

    “Aspetta… forse qualcuno mi sente davvero.” 📡

    Io, nel mio piccolo, il mio faro tarantino l’ho acceso.

    Nodo stabile, antenna montata, alimentazione solare che fa il suo dovere, telemetria meteo in mesh e tanta, tantissima pazienza da vecchio radioamatore che sa bene che prima o poi qualcosa arriva.

    Adesso pare che anche altra gente si stia muovendo, e questa è la parte più bella.

    Perché Meshtastic non nasce per fare numeri finti su una mappa.

    Nasce quando qualcuno mette un nodo, poi un altro ne mette un altro, poi qualcuno trova un punto alto, qualcun altro sistema un’antenna, e piano piano il vuoto smette di essere vuoto.

    Taranto forse sta per smettere di essere un buco nero Meshtastic

    Non facciamo proclami solenni.

    Non stappiamo ancora lo spumante.

    Non lanciamo ancora il comunicato ufficiale con fanfara, trombe e nominativi in parata.

    Però una cosa possiamo dirla:

    c’è gente che si sta muovendo.

    E quando nella radio c’è gente che si muove, prima o poi qualcosa si accende davvero.

    Io resto qui, in ascolto, con il mio nodo acceso e la solita compostezza istituzionale.

    Compostezza che, in caso di primo collegamento serio con Taranto, durerà realisticamente circa dodici secondi. 😄📡

    #meshastic

  9. 📡 Qualcosa si muove anche su Taranto

    Dopo antenne, prove, pali, cavi, pannelli solari, nodi appesi, nodi spostati, nodi guardati con sospetto e qualche santo tecnico invocato a bassa voce…

    finalmente qualcosa si muove anche su Taranto. 😄

    🛰️ Rapporto di ricezione ricevuto

    Oggi è arrivato un rapporto di ricezione da circa:

    30 km in linea d’aria

    Non è stato ancora un collegamento reciproco, sia chiaro.

    L’altro nodo era:

    • nel borsello
    • con l’antennino
    • nemmeno in verticale

    Praticamente più nascosto di un messaggio in bottiglia lanciato nello Ionio. 🍾🌊

    Però il segnale è arrivato

    E questo, per una zona che fino a ieri sembrava il deserto radio in salsa LoRa, è una piccola grande notizia.

    Taranto non è ancora una mesh vera e propria.

    Ma il primo segnale serio c’è stato.

    Il faro è acceso.

    Ora aspettiamo le navi. 🚢📡✨

    #meshastic

  10. 📡 Qualcosa si muove anche su Taranto

    Dopo antenne, prove, pali, cavi, pannelli solari, nodi appesi, nodi spostati, nodi guardati con sospetto e qualche santo tecnico invocato a bassa voce…

    finalmente qualcosa si muove anche su Taranto. 😄

    🛰️ Rapporto di ricezione ricevuto

    Oggi è arrivato un rapporto di ricezione da circa:

    30 km in linea d’aria

    Non è stato ancora un collegamento reciproco, sia chiaro.

    L’altro nodo era:

    • nel borsello
    • con l’antennino
    • nemmeno in verticale

    Praticamente più nascosto di un messaggio in bottiglia lanciato nello Ionio. 🍾🌊

    Però il segnale è arrivato

    E questo, per una zona che fino a ieri sembrava il deserto radio in salsa LoRa, è una piccola grande notizia.

    Taranto non è ancora una mesh vera e propria.

    Ma il primo segnale serio c’è stato.

    Il faro è acceso.

    Ora aspettiamo le navi. 🚢📡✨

    #meshastic

  11. 📡 Qualcosa si muove anche su Taranto

    Dopo antenne, prove, pali, cavi, pannelli solari, nodi appesi, nodi spostati, nodi guardati con sospetto e qualche santo tecnico invocato a bassa voce…

    finalmente qualcosa si muove anche su Taranto. 😄

    🛰️ Rapporto di ricezione ricevuto

    Oggi è arrivato un rapporto di ricezione da circa:

    30 km in linea d’aria

    Non è stato ancora un collegamento reciproco, sia chiaro.

    L’altro nodo era:

    • nel borsello
    • con l’antennino
    • nemmeno in verticale

    Praticamente più nascosto di un messaggio in bottiglia lanciato nello Ionio. 🍾🌊

    Però il segnale è arrivato

    E questo, per una zona che fino a ieri sembrava il deserto radio in salsa LoRa, è una piccola grande notizia.

    Taranto non è ancora una mesh vera e propria.

    Ma il primo segnale serio c’è stato.

    Il faro è acceso.

    Ora aspettiamo le navi. 🚢📡✨

    #meshastic

  12. 📡 Qualcosa si muove anche su Taranto

    Dopo antenne, prove, pali, cavi, pannelli solari, nodi appesi, nodi spostati, nodi guardati con sospetto e qualche santo tecnico invocato a bassa voce…

    finalmente qualcosa si muove anche su Taranto. 😄

    🛰️ Rapporto di ricezione ricevuto

    Oggi è arrivato un rapporto di ricezione da circa:

    30 km in linea d’aria

    Non è stato ancora un collegamento reciproco, sia chiaro.

    L’altro nodo era:

    • nel borsello
    • con l’antennino
    • nemmeno in verticale

    Praticamente più nascosto di un messaggio in bottiglia lanciato nello Ionio. 🍾🌊

    Però il segnale è arrivato

    E questo, per una zona che fino a ieri sembrava il deserto radio in salsa LoRa, è una piccola grande notizia.

    Taranto non è ancora una mesh vera e propria.

    Ma il primo segnale serio c’è stato.

    Il faro è acceso.

    Ora aspettiamo le navi. 🚢📡✨

    #meshastic

  13. 📡 Qualcosa si muove anche su Taranto

    Dopo antenne, prove, pali, cavi, pannelli solari, nodi appesi, nodi spostati, nodi guardati con sospetto e qualche santo tecnico invocato a bassa voce…

    finalmente qualcosa si muove anche su Taranto. 😄

    🛰️ Rapporto di ricezione ricevuto

    Oggi è arrivato un rapporto di ricezione da circa:

    30 km in linea d’aria

    Non è stato ancora un collegamento reciproco, sia chiaro.

    L’altro nodo era:

    • nel borsello
    • con l’antennino
    • nemmeno in verticale

    Praticamente più nascosto di un messaggio in bottiglia lanciato nello Ionio. 🍾🌊

    Però il segnale è arrivato

    E questo, per una zona che fino a ieri sembrava il deserto radio in salsa LoRa, è una piccola grande notizia.

    Taranto non è ancora una mesh vera e propria.

    Ma il primo segnale serio c’è stato.

    Il faro è acceso.

    Ora aspettiamo le navi. 🚢📡✨

    #meshastic

  14. Cos’è il punto di rugiada? 🌿💧

    Il punto di rugiada è una cosa semplice.

    L’aria contiene sempre un po’ di acqua invisibile, chiamata vapore.

    Quando l’aria si raffredda molto, a un certo punto non riesce più a tenere tutta quell’acqua invisibile.

    Allora l’acqua esce fuori e diventa:

    • goccioline sull’erba
    • condensa sui vetri
    • umidità sulle cose
    • a volte anche nebbia

    Quel momento si chiama punto di rugiada.

    Nel mio caso la piccola stazione meteo dice:

    Temperatura, 27°C
    Umidità, 31%
    Punto di rugiada, 9°C

    Vuol dire che fuori ci sono 27°C, ma l’aria è abbastanza secca.

    Solo se quell’aria scendesse fino a circa 9°C, comincerebbe a formarsi la rugiada.

    Quindi, detto proprio facile:

    punto di rugiada basso = aria secca
    punto di rugiada alto = aria umida e appiccicosa

    Oggi quindi, almeno qui, fa caldo… ma non siamo ancora dentro una pentola a vapore 😄

    #meshastic

  15. Cos’è il punto di rugiada? 🌿💧

    Il punto di rugiada è una cosa semplice.

    L’aria contiene sempre un po’ di acqua invisibile, chiamata vapore.

    Quando l’aria si raffredda molto, a un certo punto non riesce più a tenere tutta quell’acqua invisibile.

    Allora l’acqua esce fuori e diventa:

    • goccioline sull’erba
    • condensa sui vetri
    • umidità sulle cose
    • a volte anche nebbia

    Quel momento si chiama punto di rugiada.

    Nel mio caso la piccola stazione meteo dice:

    Temperatura, 27°C
    Umidità, 31%
    Punto di rugiada, 9°C

    Vuol dire che fuori ci sono 27°C, ma l’aria è abbastanza secca.

    Solo se quell’aria scendesse fino a circa 9°C, comincerebbe a formarsi la rugiada.

    Quindi, detto proprio facile:

    punto di rugiada basso = aria secca
    punto di rugiada alto = aria umida e appiccicosa

    Oggi quindi, almeno qui, fa caldo… ma non siamo ancora dentro una pentola a vapore 😄

    #meshastic

  16. Cos’è il punto di rugiada? 🌿💧

    Il punto di rugiada è una cosa semplice.

    L’aria contiene sempre un po’ di acqua invisibile, chiamata vapore.

    Quando l’aria si raffredda molto, a un certo punto non riesce più a tenere tutta quell’acqua invisibile.

    Allora l’acqua esce fuori e diventa:

    • goccioline sull’erba
    • condensa sui vetri
    • umidità sulle cose
    • a volte anche nebbia

    Quel momento si chiama punto di rugiada.

    Nel mio caso la piccola stazione meteo dice:

    Temperatura, 27°C
    Umidità, 31%
    Punto di rugiada, 9°C

    Vuol dire che fuori ci sono 27°C, ma l’aria è abbastanza secca.

    Solo se quell’aria scendesse fino a circa 9°C, comincerebbe a formarsi la rugiada.

    Quindi, detto proprio facile:

    punto di rugiada basso = aria secca
    punto di rugiada alto = aria umida e appiccicosa

    Oggi quindi, almeno qui, fa caldo… ma non siamo ancora dentro una pentola a vapore 😄

    #meshastic

  17. Cos’è il punto di rugiada? 🌿💧

    Il punto di rugiada è una cosa semplice.

    L’aria contiene sempre un po’ di acqua invisibile, chiamata vapore.

    Quando l’aria si raffredda molto, a un certo punto non riesce più a tenere tutta quell’acqua invisibile.

    Allora l’acqua esce fuori e diventa:

    • goccioline sull’erba
    • condensa sui vetri
    • umidità sulle cose
    • a volte anche nebbia

    Quel momento si chiama punto di rugiada.

    Nel mio caso la piccola stazione meteo dice:

    Temperatura, 27°C
    Umidità, 31%
    Punto di rugiada, 9°C

    Vuol dire che fuori ci sono 27°C, ma l’aria è abbastanza secca.

    Solo se quell’aria scendesse fino a circa 9°C, comincerebbe a formarsi la rugiada.

    Quindi, detto proprio facile:

    punto di rugiada basso = aria secca
    punto di rugiada alto = aria umida e appiccicosa

    Oggi quindi, almeno qui, fa caldo… ma non siamo ancora dentro una pentola a vapore 😄

    #meshastic

  18. 🌦️📡 Meteo casa è ufficialmente operativa

    Aggiornamento dalla centrale meteo improvvisata di snowfan.it.

    Dopo il flash del T-Echo Plus, la scoperta archeologica della porta USB nascosta sotto il finto tasto rosso, la telemetria ambientale attivata e le prime letture via LoRa, oggi siamo passati alla fase superiore.

    Installazione fisica in giardino.

    Il piccolo nodo Meteo casa è stato piazzato dentro uno schermo solare ventilato, appeso sotto una copertura di canne di bambù.

    Non un telo chiuso.
    Non una scatola forno.
    Non una prigione per sensori.

    Canne di bambù, ombra, aria che circola e un dignitosissimo schermo bianco a piatti, pronto a difenderlo dal sole diretto senza soffocarlo.

    Ora il T-Echo Plus misura e trasmette nella mesh

    • temperatura
    • umidità
    • pressione atmosferica
    • punto di rugiada

    Il tutto via Meshtastic, con la sobrietà di una stazione meteo elementare e la fierezza di un satellite meteorologico appeso al pergolato.

    Non misura il vento.
    Non misura la pioggia.
    Non sa ancora prevedere quando finiranno le batterie delle mie pazienze.

    Però funziona.

    La telemetria arriva nell’app, i valori sono leggibili, la curva si muove e la Puglia ha ufficialmente un altro piccolo segnale atmosferico dentro la mesh.

    Da oggi Meteo casa osserva il microclima del giardino.

    La scienza forse non tremerà.

    Ma il Fediverso sì, almeno un pochino.

    🌦️📡😄

    #meshastic

  19. 🌦️📡 Meteo casa è ufficialmente operativa

    Aggiornamento dalla centrale meteo improvvisata di snowfan.it.

    Dopo il flash del T-Echo Plus, la scoperta archeologica della porta USB nascosta sotto il finto tasto rosso, la telemetria ambientale attivata e le prime letture via LoRa, oggi siamo passati alla fase superiore.

    Installazione fisica in giardino.

    Il piccolo nodo Meteo casa è stato piazzato dentro uno schermo solare ventilato, appeso sotto una copertura di canne di bambù.

    Non un telo chiuso.
    Non una scatola forno.
    Non una prigione per sensori.

    Canne di bambù, ombra, aria che circola e un dignitosissimo schermo bianco a piatti, pronto a difenderlo dal sole diretto senza soffocarlo.

    Ora il T-Echo Plus misura e trasmette nella mesh

    • temperatura
    • umidità
    • pressione atmosferica
    • punto di rugiada

    Il tutto via Meshtastic, con la sobrietà di una stazione meteo elementare e la fierezza di un satellite meteorologico appeso al pergolato.

    Non misura il vento.
    Non misura la pioggia.
    Non sa ancora prevedere quando finiranno le batterie delle mie pazienze.

    Però funziona.

    La telemetria arriva nell’app, i valori sono leggibili, la curva si muove e la Puglia ha ufficialmente un altro piccolo segnale atmosferico dentro la mesh.

    Da oggi Meteo casa osserva il microclima del giardino.

    La scienza forse non tremerà.

    Ma il Fediverso sì, almeno un pochino.

    🌦️📡😄

    #meshastic

  20. 🌦️📡 Meteo casa è ufficialmente operativa

    Aggiornamento dalla centrale meteo improvvisata di snowfan.it.

    Dopo il flash del T-Echo Plus, la scoperta archeologica della porta USB nascosta sotto il finto tasto rosso, la telemetria ambientale attivata e le prime letture via LoRa, oggi siamo passati alla fase superiore.

    Installazione fisica in giardino.

    Il piccolo nodo Meteo casa è stato piazzato dentro uno schermo solare ventilato, appeso sotto una copertura di canne di bambù.

    Non un telo chiuso.
    Non una scatola forno.
    Non una prigione per sensori.

    Canne di bambù, ombra, aria che circola e un dignitosissimo schermo bianco a piatti, pronto a difenderlo dal sole diretto senza soffocarlo.

    Ora il T-Echo Plus misura e trasmette nella mesh

    • temperatura
    • umidità
    • pressione atmosferica
    • punto di rugiada

    Il tutto via Meshtastic, con la sobrietà di una stazione meteo elementare e la fierezza di un satellite meteorologico appeso al pergolato.

    Non misura il vento.
    Non misura la pioggia.
    Non sa ancora prevedere quando finiranno le batterie delle mie pazienze.

    Però funziona.

    La telemetria arriva nell’app, i valori sono leggibili, la curva si muove e la Puglia ha ufficialmente un altro piccolo segnale atmosferico dentro la mesh.

    Da oggi Meteo casa osserva il microclima del giardino.

    La scienza forse non tremerà.

    Ma il Fediverso sì, almeno un pochino.

    🌦️📡😄

    #meshastic

  21. 🌦️📡 Meteo casa è ufficialmente operativa

    Aggiornamento dalla centrale meteo improvvisata di snowfan.it.

    Dopo il flash del T-Echo Plus, la scoperta archeologica della porta USB nascosta sotto il finto tasto rosso, la telemetria ambientale attivata e le prime letture via LoRa, oggi siamo passati alla fase superiore.

    Installazione fisica in giardino.

    Il piccolo nodo Meteo casa è stato piazzato dentro uno schermo solare ventilato, appeso sotto una copertura di canne di bambù.

    Non un telo chiuso.
    Non una scatola forno.
    Non una prigione per sensori.

    Canne di bambù, ombra, aria che circola e un dignitosissimo schermo bianco a piatti, pronto a difenderlo dal sole diretto senza soffocarlo.

    Ora il T-Echo Plus misura e trasmette nella mesh

    • temperatura
    • umidità
    • pressione atmosferica
    • punto di rugiada

    Il tutto via Meshtastic, con la sobrietà di una stazione meteo elementare e la fierezza di un satellite meteorologico appeso al pergolato.

    Non misura il vento.
    Non misura la pioggia.
    Non sa ancora prevedere quando finiranno le batterie delle mie pazienze.

    Però funziona.

    La telemetria arriva nell’app, i valori sono leggibili, la curva si muove e la Puglia ha ufficialmente un altro piccolo segnale atmosferico dentro la mesh.

    Da oggi Meteo casa osserva il microclima del giardino.

    La scienza forse non tremerà.

    Ma il Fediverso sì, almeno un pochino.

    🌦️📡😄

    #meshastic

  22. 🌦️📡 Meteo casa è ufficialmente operativa

    Aggiornamento dalla centrale meteo improvvisata di snowfan.it.

    Dopo il flash del T-Echo Plus, la scoperta archeologica della porta USB nascosta sotto il finto tasto rosso, la telemetria ambientale attivata e le prime letture via LoRa, oggi siamo passati alla fase superiore.

    Installazione fisica in giardino.

    Il piccolo nodo Meteo casa è stato piazzato dentro uno schermo solare ventilato, appeso sotto una copertura di canne di bambù.

    Non un telo chiuso.
    Non una scatola forno.
    Non una prigione per sensori.

    Canne di bambù, ombra, aria che circola e un dignitosissimo schermo bianco a piatti, pronto a difenderlo dal sole diretto senza soffocarlo.

    Ora il T-Echo Plus misura e trasmette nella mesh

    • temperatura
    • umidità
    • pressione atmosferica
    • punto di rugiada

    Il tutto via Meshtastic, con la sobrietà di una stazione meteo elementare e la fierezza di un satellite meteorologico appeso al pergolato.

    Non misura il vento.
    Non misura la pioggia.
    Non sa ancora prevedere quando finiranno le batterie delle mie pazienze.

    Però funziona.

    La telemetria arriva nell’app, i valori sono leggibili, la curva si muove e la Puglia ha ufficialmente un altro piccolo segnale atmosferico dentro la mesh.

    Da oggi Meteo casa osserva il microclima del giardino.

    La scienza forse non tremerà.

    Ma il Fediverso sì, almeno un pochino.

    🌦️📡😄

    #meshastic

  23. @centopus trzeba bedzie budować sieć na nowo, wykluczając korporacyjne serwery ;) #Meshastic

  24. @centopus trzeba bedzie budować sieć na nowo, wykluczając korporacyjne serwery ;) #Meshastic

  25. @centopus trzeba bedzie budować sieć na nowo, wykluczając korporacyjne serwery ;) #Meshastic

  26. @centopus trzeba bedzie budować sieć na nowo, wykluczając korporacyjne serwery ;) #Meshastic

  27. @centopus trzeba bedzie budować sieć na nowo, wykluczając korporacyjne serwery ;) #Meshastic

  28. Piccola nota Meshtastic dal mio laboratorio LoRa 📡

    Ho finalmente stabilizzato la logica dei miei nodi Meshtastic, e la cosa interessante è che MQTT non lo sto usando per “chattare via Internet”, ma solo come servizio di appoggio per la mappa LoRaItalia.

    La configurazione attuale è questa,

    Heltec V3
    gateway MQTT alimentato in casa
    serve a pubblicare verso LoRaItalia ciò che ricevo localmente
    
    Heltec V4
    nodo su palo in modalità CLIENT_BASE
    fa copertura LoRa locale
    ha “Ignora MQTT” attivo
    
    T-Deck Plus
    nodo mobile
    lo uso in giro, sfruttando la copertura del V4
    

    Il punto importante è questo,

    pubblico verso MQTT quello che sento via LoRa
    ma non voglio far rientrare nella mia rete LoRa tutto il traffico MQTT
    

    In pratica il V3 fa il lavoro sporco con MQTT, essendo alimentato e pensato per quello.
    Il V4 invece deve restare un nodo radio pulito, utile alla mesh locale, senza sprecare energia e airtime per ripetere pacchetti arrivati da Internet.

    Con Ignora MQTT attivo sul V4 ho notato consumi più bassi e meno traffico inutile, perché il nodo non è costretto a processare e ritrasmettere una quantità di messaggi che non hanno vero interesse per la copertura locale.

    La sintesi è semplice,

    il V3 è il modem verso LoRaItalia
    il V4 è il nodo LoRa vero
    il T-Deck Plus è il mobile da campo
    

    Separare bene questi ruoli rende la rete più ordinata, consuma meno e lascia il V4 concentrato su ciò che deve fare davvero, coprire il territorio via LoRa. 📶

    #meshastic

    #lora

  29. Piccola nota Meshtastic dal mio laboratorio LoRa 📡

    Ho finalmente stabilizzato la logica dei miei nodi Meshtastic, e la cosa interessante è che MQTT non lo sto usando per “chattare via Internet”, ma solo come servizio di appoggio per la mappa LoRaItalia.

    La configurazione attuale è questa,

    Heltec V3
    gateway MQTT alimentato in casa
    serve a pubblicare verso LoRaItalia ciò che ricevo localmente
    
    Heltec V4
    nodo su palo in modalità CLIENT_BASE
    fa copertura LoRa locale
    ha “Ignora MQTT” attivo
    
    T-Deck Plus
    nodo mobile
    lo uso in giro, sfruttando la copertura del V4
    

    Il punto importante è questo,

    pubblico verso MQTT quello che sento via LoRa
    ma non voglio far rientrare nella mia rete LoRa tutto il traffico MQTT
    

    In pratica il V3 fa il lavoro sporco con MQTT, essendo alimentato e pensato per quello.
    Il V4 invece deve restare un nodo radio pulito, utile alla mesh locale, senza sprecare energia e airtime per ripetere pacchetti arrivati da Internet.

    Con Ignora MQTT attivo sul V4 ho notato consumi più bassi e meno traffico inutile, perché il nodo non è costretto a processare e ritrasmettere una quantità di messaggi che non hanno vero interesse per la copertura locale.

    La sintesi è semplice,

    il V3 è il modem verso LoRaItalia
    il V4 è il nodo LoRa vero
    il T-Deck Plus è il mobile da campo
    

    Separare bene questi ruoli rende la rete più ordinata, consuma meno e lascia il V4 concentrato su ciò che deve fare davvero, coprire il territorio via LoRa. 📶

    #meshastic

    #lora

  30. Piccola nota Meshtastic dal mio laboratorio LoRa 📡

    Ho finalmente stabilizzato la logica dei miei nodi Meshtastic, e la cosa interessante è che MQTT non lo sto usando per “chattare via Internet”, ma solo come servizio di appoggio per la mappa LoRaItalia.

    La configurazione attuale è questa,

    Heltec V3
    gateway MQTT alimentato in casa
    serve a pubblicare verso LoRaItalia ciò che ricevo localmente
    
    Heltec V4
    nodo su palo in modalità CLIENT_BASE
    fa copertura LoRa locale
    ha “Ignora MQTT” attivo
    
    T-Deck Plus
    nodo mobile
    lo uso in giro, sfruttando la copertura del V4
    

    Il punto importante è questo,

    pubblico verso MQTT quello che sento via LoRa
    ma non voglio far rientrare nella mia rete LoRa tutto il traffico MQTT
    

    In pratica il V3 fa il lavoro sporco con MQTT, essendo alimentato e pensato per quello.
    Il V4 invece deve restare un nodo radio pulito, utile alla mesh locale, senza sprecare energia e airtime per ripetere pacchetti arrivati da Internet.

    Con Ignora MQTT attivo sul V4 ho notato consumi più bassi e meno traffico inutile, perché il nodo non è costretto a processare e ritrasmettere una quantità di messaggi che non hanno vero interesse per la copertura locale.

    La sintesi è semplice,

    il V3 è il modem verso LoRaItalia
    il V4 è il nodo LoRa vero
    il T-Deck Plus è il mobile da campo
    

    Separare bene questi ruoli rende la rete più ordinata, consuma meno e lascia il V4 concentrato su ciò che deve fare davvero, coprire il territorio via LoRa. 📶

    #meshastic

    #lora

  31. 📡 Settantacinque giorni senza Internet globale

    In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.

    Settantacinque.

    Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
    Non “oggi Telegram è lento”.
    Non “riavvia il router che magari riparte”.

    Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.

    E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:

    Internet non è una legge della natura.

    Internet è infrastruttura.
    È controllo.
    È accesso.
    È permesso.
    È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.

    Quando tutto funziona, sembra magia.
    Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.

    Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.

    Meshtastic non sostituisce Internet.
    Non ti fa vedere Netflix.
    Non ti manda i reel.
    Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.

    Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.

    Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.

    Un nodo sul balcone.
    Uno sul tetto.
    Uno in campagna.
    Uno da un amico.
    Uno alimentato a batteria.
    Uno con un pannellino solare.
    Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.

    Messaggi brevi, certo.
    Niente fronzoli, certo.
    Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.

    Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:

    “Sto bene.”
    “Qui non funziona nulla.”
    “Serve aiuto.”
    “Passa da questo nodo.”

    allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.

    Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:

    una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.

    Meshtastic non è la soluzione a tutto.
    Non è magia.
    Non è rivoluzione pronta in scatola.
    Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.

    Però è un piccolo pezzo di indipendenza.

    Locale.
    Decentrato.
    Autonomo.
    Testardo.
    Radiofonico.

    E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.

    È semplice manutenzione preventiva della libertà.

    Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.

    Però intanto si prova.
    Si monta.
    Si misura.
    Si sposta.
    Si alimenta a sole.
    Si bestemmia contro gli adattatori.
    Si festeggia quando arriva un pacchetto.

    E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.

    Internet è meravigliosa.
    Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.

    E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.

    #meshastic

    #lora

    https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/

  32. 📡 Settantacinque giorni senza Internet globale

    In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.

    Settantacinque.

    Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
    Non “oggi Telegram è lento”.
    Non “riavvia il router che magari riparte”.

    Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.

    E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:

    Internet non è una legge della natura.

    Internet è infrastruttura.
    È controllo.
    È accesso.
    È permesso.
    È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.

    Quando tutto funziona, sembra magia.
    Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.

    Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.

    Meshtastic non sostituisce Internet.
    Non ti fa vedere Netflix.
    Non ti manda i reel.
    Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.

    Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.

    Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.

    Un nodo sul balcone.
    Uno sul tetto.
    Uno in campagna.
    Uno da un amico.
    Uno alimentato a batteria.
    Uno con un pannellino solare.
    Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.

    Messaggi brevi, certo.
    Niente fronzoli, certo.
    Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.

    Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:

    “Sto bene.”
    “Qui non funziona nulla.”
    “Serve aiuto.”
    “Passa da questo nodo.”

    allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.

    Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:

    una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.

    Meshtastic non è la soluzione a tutto.
    Non è magia.
    Non è rivoluzione pronta in scatola.
    Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.

    Però è un piccolo pezzo di indipendenza.

    Locale.
    Decentrato.
    Autonomo.
    Testardo.
    Radiofonico.

    E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.

    È semplice manutenzione preventiva della libertà.

    Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.

    Però intanto si prova.
    Si monta.
    Si misura.
    Si sposta.
    Si alimenta a sole.
    Si bestemmia contro gli adattatori.
    Si festeggia quando arriva un pacchetto.

    E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.

    Internet è meravigliosa.
    Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.

    E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.

    #meshastic

    #lora

    https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/

  33. 📡 Settantacinque giorni senza Internet globale

    In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.

    Settantacinque.

    Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
    Non “oggi Telegram è lento”.
    Non “riavvia il router che magari riparte”.

    Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.

    E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:

    Internet non è una legge della natura.

    Internet è infrastruttura.
    È controllo.
    È accesso.
    È permesso.
    È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.

    Quando tutto funziona, sembra magia.
    Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.

    Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.

    Meshtastic non sostituisce Internet.
    Non ti fa vedere Netflix.
    Non ti manda i reel.
    Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.

    Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.

    Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.

    Un nodo sul balcone.
    Uno sul tetto.
    Uno in campagna.
    Uno da un amico.
    Uno alimentato a batteria.
    Uno con un pannellino solare.
    Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.

    Messaggi brevi, certo.
    Niente fronzoli, certo.
    Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.

    Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:

    “Sto bene.”
    “Qui non funziona nulla.”
    “Serve aiuto.”
    “Passa da questo nodo.”

    allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.

    Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:

    una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.

    Meshtastic non è la soluzione a tutto.
    Non è magia.
    Non è rivoluzione pronta in scatola.
    Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.

    Però è un piccolo pezzo di indipendenza.

    Locale.
    Decentrato.
    Autonomo.
    Testardo.
    Radiofonico.

    E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.

    È semplice manutenzione preventiva della libertà.

    Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.

    Però intanto si prova.
    Si monta.
    Si misura.
    Si sposta.
    Si alimenta a sole.
    Si bestemmia contro gli adattatori.
    Si festeggia quando arriva un pacchetto.

    E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.

    Internet è meravigliosa.
    Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.

    E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.

    #meshastic

    #lora

    https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/

  34. 📡 Settantacinque giorni senza Internet globale

    In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.

    Settantacinque.

    Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
    Non “oggi Telegram è lento”.
    Non “riavvia il router che magari riparte”.

    Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.

    E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:

    Internet non è una legge della natura.

    Internet è infrastruttura.
    È controllo.
    È accesso.
    È permesso.
    È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.

    Quando tutto funziona, sembra magia.
    Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.

    Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.

    Meshtastic non sostituisce Internet.
    Non ti fa vedere Netflix.
    Non ti manda i reel.
    Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.

    Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.

    Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.

    Un nodo sul balcone.
    Uno sul tetto.
    Uno in campagna.
    Uno da un amico.
    Uno alimentato a batteria.
    Uno con un pannellino solare.
    Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.

    Messaggi brevi, certo.
    Niente fronzoli, certo.
    Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.

    Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:

    “Sto bene.”
    “Qui non funziona nulla.”
    “Serve aiuto.”
    “Passa da questo nodo.”

    allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.

    Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:

    una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.

    Meshtastic non è la soluzione a tutto.
    Non è magia.
    Non è rivoluzione pronta in scatola.
    Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.

    Però è un piccolo pezzo di indipendenza.

    Locale.
    Decentrato.
    Autonomo.
    Testardo.
    Radiofonico.

    E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.

    È semplice manutenzione preventiva della libertà.

    Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.

    Però intanto si prova.
    Si monta.
    Si misura.
    Si sposta.
    Si alimenta a sole.
    Si bestemmia contro gli adattatori.
    Si festeggia quando arriva un pacchetto.

    E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.

    Internet è meravigliosa.
    Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.

    E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.

    #meshastic

    #lora

    https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/

  35. 📡 Settantacinque giorni senza Internet globale

    In Iran Internet globale è bloccato da 75 giorni.

    Settantacinque.

    Non il Wi-Fi che prende male in cucina.
    Non “oggi Telegram è lento”.
    Non “riavvia il router che magari riparte”.

    Settantacinque giorni di blocco imposto all’accesso a Internet globale, diventato il più lungo mai registrato secondo NetBlocks, superando persino il blackout birmano di 72 giorni durante il colpo di Stato del 2021.

    E mentre qualcuno continua a pensare che “tanto c’è sempre Internet”, la realtà ogni tanto arriva con gli scarponi chiodati e ci ricorda una cosa semplice:

    Internet non è una legge della natura.

    Internet è infrastruttura.
    È controllo.
    È accesso.
    È permesso.
    È cavo, fibra, DNS, operatori, gateway, autorizzazioni, governi, filtri e interruttori.

    Quando tutto funziona, sembra magia.
    Quando qualcuno decide di spegnere, scopriamo che il nostro modernissimo smartphone può diventare una mattonella luminosa con le notifiche morte.

    Ed è qui che Meshtastic, che a molti sembra solo il giocattolo degli smanettoni con antennine, dBm, gommini da 4 cm e discussioni infinite sui cavi RG58, improvvisamente assume tutto un altro sapore.

    Meshtastic non sostituisce Internet.
    Non ti fa vedere Netflix.
    Non ti manda i reel.
    Non ti salva dai buongiornissimi con glitter.

    Però fa una cosa molto più basilare e, in certi momenti, molto più importante.

    Permette a persone vicine di comunicare senza Internet, senza SIM, senza router, senza server centrale, usando una rete radio locale fatta di piccoli nodi LoRa.

    Un nodo sul balcone.
    Uno sul tetto.
    Uno in campagna.
    Uno da un amico.
    Uno alimentato a batteria.
    Uno con un pannellino solare.
    Uno che ripete i messaggi e tiene viva la rete.

    Messaggi brevi, certo.
    Niente fronzoli, certo.
    Niente “esperienza utente premium con abbonamento gold”, per fortuna.

    Ma quando il punto non è scrollare, bensì dire:

    “Sto bene.”
    “Qui non funziona nulla.”
    “Serve aiuto.”
    “Passa da questo nodo.”

    allora anche poche righe possono valere più di mille app lucidissime e inutilizzabili.

    Il caso iraniano mostra una cosa che dovremmo prendere molto sul serio:

    una società può essere digitalmente connessa e allo stesso tempo vulnerabilissima, se quella connessione passa tutta da porte che qualcun altro può chiudere.

    Meshtastic non è la soluzione a tutto.
    Non è magia.
    Non è rivoluzione pronta in scatola.
    Non è il piano perfetto per salvare il mondo con una stampante 3D e due antenne comprate online.

    Però è un piccolo pezzo di indipendenza.

    Locale.
    Decentrato.
    Autonomo.
    Testardo.
    Radiofonico.

    E più vedo certi scenari, più mi convinco che costruire reti alternative prima che servano non sia paranoia.

    È semplice manutenzione preventiva della libertà.

    Poi certo, qui al Sud è già tanto se due nodi riescono a parlarsi senza che un palazzo, una collina, una tapparella, un connettore sbagliato o il sacro gommino da 4 cm decidano di sabotare l’impresa.

    Però intanto si prova.
    Si monta.
    Si misura.
    Si sposta.
    Si alimenta a sole.
    Si bestemmia contro gli adattatori.
    Si festeggia quando arriva un pacchetto.

    E ridendo e scherzando si costruisce qualcosa che non chiede permesso a nessuno.

    Internet è meravigliosa.
    Ma quando sparisce, resta solo quello che hai preparato prima.

    E forse è meglio prepararlo quando sembra ancora solo un hobby da pazzi con le antenne.

    #meshastic

    #lora

    https://www.agi.it/estero/news/2026-05-13/iran-internet-blocco-record-37037223/

  36. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    https://www.loraitalia.it/wiki/normativa/

    #Meshastic

    #LoRa

  37. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  38. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  39. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    https://www.loraitalia.it/wiki/normativa/

    #Meshastic

    #LoRa

  40. 📡 Cronache dal Sacro Palo del LoRa

    Oggi possiamo dirlo con una certa soddisfazione tecnica, morale e leggermente vendicativa.

    Il nodo funziona.
    L’antenna è montata.
    Il cavo è ragionato.
    E soprattutto, non c’è il presepe degli adattatori.

    Perché sì, nel meraviglioso mondo delle radio, ogni tanto compare il Grande Sacerdote del “devi fare così”, quello con l’aria da professorone, la tabella in mano e tre adattatori SMA/N/BNC/boh infilati uno nell’altro come se stesse componendo una canna da pesca rituale.

    Io invece ho fatto una cosa molto più noiosa, quindi pericolosamente sensata.

    Trasmissione a 27 dBm.
    Circa 2 metri di RG58, con una perdita stimata intorno a 1,5 dB.
    Antenna da 3 dBi.
    Niente adattatori inutili.
    Niente castelli traballanti.
    Niente “fidati, l’ho visto su YouTube”.

    E qui arriva la parte bella.

    Il conto non si fa buttando tutto nello stesso pentolone, perché dBi, ERP ed EIRP non sono la stessa cosa.

    L’antenna è dichiarata in dBi, cioè rispetto a un’antenna isotropica teorica.
    Il limite invece si ragiona in ERP, cioè rispetto a un dipolo reale.

    Traduzione per umani normali:

    EIRP guarda il segnale rispetto all’antenna isotropica immaginaria.
    ERP guarda il segnale rispetto al dipolo.
    La differenza è circa 2,15 dB.

    Quindi una antenna da 3 dBi equivale a circa:

    3 dBi - 2,15 = 0,85 dBd
    

    E allora il conto reale in ERP diventa:

    Potenza trasmessa:              27 dBm
    Perdita cavo/connettori:        -1,5 dB
    Guadagno antenna in dBd:        +0,85 dB
    ----------------------------------------
    ERP finale stimata:             26,35 dBm
    

    Limite pratico della banda interessata:

    500 mW ERP ≈ 27 dBm ERP
    

    Risultato:

    26,35 dBm ERP < 27 dBm ERP
    

    Quindi sì, con questa configurazione si resta sotto il limite.

    E allora il famigerato RG58 da 2 metri, invece di essere il cattivo della storia, diventa praticamente il funzionario dell’ufficio regolamenti.

    Un po’ rallenta.
    Un po’ smorza.
    Un po’ dice, “calma ragazzi, qui si resta nei limiti”.

    Risultato?

    Nodo accessibile.
    Antenna esterna.
    Cavo unico, pulito, senza adattatori in cascata.
    Configurazione comoda anche per chi deve poterci arrivare fisicamente senza arrampicarsi come uno stambecco caffeinato.
    E soprattutto tutto funziona da giorni.

    La morale è semplice.

    Non sempre la soluzione migliore è quella più estrema, più lunga, più lucida, più piena di dB dichiarati in stile televendita.

    A volte la soluzione migliore è quella che puoi montare, controllare, mantenere e capire.

    Il resto è folklore da banco radio.

    📡 Il nodo parla.
    📶 Il segnale passa.
    📏 I conti tornano.
    🧙‍♂️ Il professorone borbotta.

    E io, modestamente, mi godo il LoRa senza il rosario degli adattatori.

    #Meshastic

    #LoRa

  41. Oh Meshtastic, sometimes I am getting crazy...

    As already done two times before I added a INA226 and MT3608 to a node, no big deal. Delivery steady 5V and measure the real battery voltage. Worked fine so far.

    Now Meshtastic is showing a voltage of 1,59 V and a current of 178,9 mA on channel 3. For the other nodes it is channel one and 3.X V and a current of 20-40 mA.

    Probably I forgot something but what is wrong here?

    The INA226 does not have 3 channels!

    https://social.0x520.eu/@finn/statuses/01KH4R7Z82NQX5M4AMR2801JNG

    #Meshastic

  42. Oh Meshtastic, sometimes I am getting crazy...

    As already done two times before I added a INA226 and MT3608 to a node, no big deal. Delivery steady 5V and measure the real battery voltage. Worked fine so far.

    Now Meshtastic is showing a voltage of 1,59 V and a current of 178,9 mA on channel 3. For the other nodes it is channel one and 3.X V and a current of 20-40 mA.

    Probably I forgot something but what is wrong here?

    The INA226 does not have 3 channels!

    https://social.0x520.eu/@finn/statuses/01KH4R7Z82NQX5M4AMR2801JNG

    #Meshastic

  43. Oh Meshtastic, sometimes I am getting crazy...

    As already done two times before I added a INA226 and MT3608 to a node, no big deal. Delivery steady 5V and measure the real battery voltage. Worked fine so far.

    Now Meshtastic is showing a voltage of 1,59 V and a current of 178,9 mA on channel 3. For the other nodes it is channel one and 3.X V and a current of 20-40 mA.

    Probably I forgot something but what is wrong here?

    The INA226 does not have 3 channels!

    https://social.0x520.eu/@finn/statuses/01KH4R7Z82NQX5M4AMR2801JNG

    #Meshastic

  44. Oh Meshtastic, sometimes I am getting crazy...

    As already done two times before I added a INA226 and MT3608 to a node, no big deal. Delivery steady 5V and measure the real battery voltage. Worked fine so far.

    Now Meshtastic is showing a voltage of 1,59 V and a current of 178,9 mA on channel 3. For the other nodes it is channel one and 3.X V and a current of 20-40 mA.

    Probably I forgot something but what is wrong here?

    The INA226 does not have 3 channels!

    https://social.0x520.eu/@finn/statuses/01KH4R7Z82NQX5M4AMR2801JNG

    #Meshastic

  45. Oh Meshtastic, sometimes I am getting crazy...

    As already done two times before I added a INA226 and MT3608 to a node, no big deal. Delivery steady 5V and measure the real battery voltage. Worked fine so far.

    Now Meshtastic is showing a voltage of 1,59 V and a current of 178,9 mA on channel 3. For the other nodes it is channel one and 3.X V and a current of 20-40 mA.

    Probably I forgot something but what is wrong here?

    The INA226 does not have 3 channels!

    https://social.0x520.eu/@finn/statuses/01KH4R7Z82NQX5M4AMR2801JNG

    #Meshastic

  46. @n1kdo looks like @bayme.sh is doing / has done #meshastic nodes on balloons - that would put its usefulness in the same realm as APRS trackers.

    mastodon.radio/@bayme.sh@bsky.

    youtube.com/live/j7MsniL_C3I

  47. @n1kdo looks like @bayme.sh is doing / has done #meshastic nodes on balloons - that would put its usefulness in the same realm as APRS trackers.

    mastodon.radio/@bayme.sh@bsky.

    youtube.com/live/j7MsniL_C3I

  48. @n1kdo looks like @bayme.sh is doing / has done #meshastic nodes on balloons - that would put its usefulness in the same realm as APRS trackers.

    mastodon.radio/@bayme.sh@bsky.

    youtube.com/live/j7MsniL_C3I

  49. @n1kdo looks like @bayme.sh is doing / has done #meshastic nodes on balloons - that would put its usefulness in the same realm as APRS trackers.

    mastodon.radio/@bayme.sh@bsky.

    youtube.com/live/j7MsniL_C3I

  50. @n1kdo looks like @bayme.sh is doing / has done #meshastic nodes on balloons - that would put its usefulness in the same realm as APRS trackers.

    mastodon.radio/@bayme.sh@bsky.

    youtube.com/live/j7MsniL_C3I

  51. Installed a #solar node on the mast of my rooftop TV antenna which should help grow the #mesh in my area for #meshastic . Now I'm going to start researching how to make a meshtastic BBS for my community. I should be receiving the equipment to do it for Christmas this December.

  52. Installed a #solar node on the mast of my rooftop TV antenna which should help grow the #mesh in my area for #meshastic . Now I'm going to start researching how to make a meshtastic BBS for my community. I should be receiving the equipment to do it for Christmas this December.