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#dantedi — Public Fediverse posts

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  1. Il 25 marzo si celebra Dante Alighieri e la Divina Commedia. La data si riferisce alla primavera del 1300, giorno in cui il poeta si perdeva nella selva oscura.
    Dante descrive, nel Canto IV, l'impervia...
    facebook.com/tizianocaviglia/p

    #liguria #iloveliguria #visitriviera #dantedì @cultura @liguria

  2. Il #25marzo è il #Dantedì 📜

    E se il modo migliore per entrare nell'Inferno dantesco fosse... un gioco da tavolo?🎲
    Stai fermo un girone è uno dei nostri volumi più amati: un #gioco stampabile e ritagliabile con carte, segnalini e tavola da gioco per esplorare il mondo di #Dante senza mai annoiarsi ✨

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  7. Diciamolo in italiano @diciamoloinitaliano.wordpress.com@diciamoloinitaliano.wordpress.com ·

    Dante Vibes: come uccidere la lingua di Dante con la scusa di promuoverla

    di Antonio Zoppetti

    Gabriele Valle mi ha segnalato un obbrobrio partorito dalla biblioteca comunale di Trento che ha passato ogni limite. Si tratta di una mostra che si propone di celebrare la grandezza del padre della lingua italiana con un titolo in itanglese: Dante Vibes.

    Questa modalità di comunicazione — inappropriata, patetica e provinciale — è al contrario un oltraggio a Dante e alla nostra lingua.

    Gabriele non è rimasto inerte, e ha denunciato questa porcheria scrivendo agli organizzatori e ai giornali. Il quotidiano locale l’Adige (17 aprile) ha pubblicato le sue considerazioni: vibes (che si pronuncia vaibs), “insieme agli altri quattromila anglicismi che hanno gettato radici nei nostri dizionari”, è un anglicismo nordamericano frequente nell’ambito colloquiale che deriva da vibrations.
    “Ci si domanda – ironizza Valle – se Dante sarebbe riuscito a pronunciare il titolo dell’omaggio che vuole rendergli la Biblioteca comunale di Trento. (…) Ciò che stupisce è che proprio un tributo al cosiddetto padre della lingua venga fatto con un titolo espresso in itanglish. La biblioteca comunale è un formidabile pilastro della comunità. Trovo grottesco che abbia fatto una concessione a una diffusissima tendenza, che per qualcuno ‘emana buone vibrazioni’”.

    Per comprendere meglio la sua (e la mia) indignazione basta riflettere sulla nostra storia linguistica e sul perché Dante è diventato il simbolo dell’italiano.

    Perché “Dante Vibes” è un oltraggio?

    Scrivendo la Comedia nel volgare fiorentino, il Sommo Poeta ha saputo creare una lingua che si è affermata in tutto il Paese diventando il canone dell’italiano.

    A quei tempi la lingua della scrittura era il latino, la lingua della cultura, mentre le lingue del volgo, che oggi potremmo far coincidere con i dialetti, non possedevano lo stesso prestigio, erano solo la lingua della quotidianità che le masse utilizzavano nel parlare. Al contrario del latino, i volgari nella lingua del sì non possedevano una grammatica consolidata né un lessico comune a tutte le genti italiche. E non avevano ancora prodotto una letteratura in grado di superare i propri confini regionali per saper arrivare a tutta l’Italia (che era solo un luogo geografico, ma non politico).

    In Europa, i primi volgari che erano stati impiegati per comporre opere poetiche in alternativa al latino erano soprattutto quelli francesi, cioè la lingua d’oc utilizzata dai poeti provenzali, e l’antico francese, la lingua d’oïl dei cicli epici di re Artù, da cui è derivato l’odierno “oui”. Questi modelli stranieri avevano una risonanza internazionale, come l’odierno inglese, e in un primo tempo anche molti poeti italici scelsero queste lingue per comporre le prime opere poetiche, invece di scrivere in latino o nella lingua del sì. Poi qualcuno cominciò a pensare di comporre direttamente nelle nostre parlate. Ma i componimenti nei volgari del nord non riuscirono a guadagnare un’universalità che li facesse arrivare in ogni regione, mentre quelli in umbro di San Francesco e Jacopone da Todi erano considerati preghiere in musica per il popolino, senza una dignità letteraria. Solo la lirica della scuola siciliana voluta da Federico II era riuscita a entusiasmare anche i lettori colti di un po’ tutto il Paese, in particolare in Toscana e in Emilia, ma il progetto politico e linguistico federiciano era stato una meteora, e si era esaurito con la morte di Federico. L’unificazione dell’Italia era dunque fallita, e anche la poesia in siciliano si dissolse.

    Il successo di Dante ha fatto invece scuola, ha elevato la nostra lingua alla stessa dignità di quelle francesi e degli antichi Romani, ed era destinato a dare vita al moderno italiano. Il sommo poeta, come notava Leopardi, aveva attinto parole dal provenzale, dal latino, dall’arabo e anche dagli altri volgari italici, ma le aveva toscanizzate nelle desinenze e nei suoni, facendole diventare voci perfettamente italiane. Questo ha reso Dante il “padre” della nostra lingua. E quando le parole non c’erano o non gli bastavano, ricorreva all’invenzione di nuovi vocaboli, creando neologismi che seguivano gli stessi criteri (inurbarsi, disvicinare…).

    La grandezza di Dante esaltata da tutti, nella nostra storia, sta in questo. Machiavelli, nel Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua, metteva in bocca a Dante queste parole:

    “Perché le dottrine varie di che io ragiono, mi costringono a pigliare vocaboli atti a poterle esprimere; e non si potendo se non con termini latini, io gli usavo, ma li deducevo in modo, con le desinenze, ch’io gli facevo diventare simili alla lingua del resto dell’opera.” Lo stesso giudizio che Ludovico Antonio Muratori (Della perfetta poesia italiana, 1706) estendeva a tutti gli scrittori del secolo d’oro, che dalla lingua “Latina, e dalla Provenzale, e da i vari Dialetti d’Italia presero non pochi vocaboli, e modi di parlare, e li fecero divenir propri dell’Italiana.”

    Una mostra intitolata Dante Vibes – con inversione sintattica rispetto per esempio a “vibrazioni dantesche” – va invece nella direzione opposta: non è l’italianizzazione di ciò che arriva da fuori, bensì la distruzione dell’italiano che viene deformato in un mischione che non è più né italiano né inglese.

    Che cosa avrebbe pensato Dante di questo progetto? Lo si può intuire da un passo del Convivio, un’opera che ricorreva al volgare non solo per la lirica, ma anche per il commento alle poesie proposte, perché il latino internazionale dei dotti non sarebbe stato adatto a commentare i ritmi e le rime dell’“italica loquela”, che era più conveniente spiegare nella loro stessa lingua. Tra le ragioni del volgare c’era anche il “naturale amore de la propria loquela” – “l’amore ch’io porto a la mia loquela, che è a me prossima più che l’altre” – che gli faceva respingere le ragioni dei “malvagi uomini d’Italia” che disprezzano la propria lingua in favore de “lo volgare altrui”. Dunque avrebbe mandato con ogni probabilità i curatori della mostra all’Inferno.

    L’itanglese? Vuolsi così colà dove si puote

    La scelta dell’itanglese è sempre più spesso spacciata per essere “di moda”, come fosse qualcosa di simpatico per accalappiare un nuovo pubblico che però, più che esistere – si vuole creare. Questo pubblico vive solo nella testa colonizzata dei nuovi operatori della comunicazione. Mi chiedo quanti italiani sappiano cosa significhino Dante Vibes, Open Mic ed escape room e quanti preferiscano davvero i reading alle letture e declamazioni.

    Se, un tempo, la prima regola della comunicazione era quella di usare un linguaggio adatto al destinatario, i nuovi strateghi del marketing puntano oggi alla strategia opposta, quella di imporre a tutti il proprio linguaggio anglomane da addetti ai lavori che si formano solo su testi in angloamericano.

    Anglicismo dopo anglicismo, in uno stillicidio quotidiano, in questo modo l’inglese viene così proposto (e allo stesso tempo imposto) da una classe dirigente in preda alla coazione a ripetere. La parola d’ordine è anglicizzare, e non c’è ormai evento, manifestazione, progetto che non ricorra a questa strategia.

    E così l’inglesorum erede del latinorum è il nuovo canone degli azzercagarbugli della comunicazione che se ne fregano di come parla la gente, perché nella loro testa c’è solo la newlingua dell’élite di cui fanno parte, una lingua aristocratica e di classe che vogliono affermare.

    Il perché della proliferazione dell’itanglese è allora semplice: perché vuolsi così colà dove si puote, per citare Dante. Ma oggi il luogo dove “si puote” non è il paradiso, sta nei nuovi centri di irradiazione della lingua, che stanno abbandonando l’italiano per privilegiare l’inglese in ogni ambito. Lo si vede nelle iniziative scellerate come quella della biblioteca di Trento, e nei progetti istituzionali, nella lingua dei giornali e in quella del lavoro, della scienza, della cultura…

    L’itanglese non è il sempice ricorso a qualche anglicismo, è un nuovo canone linguistico

    Carlo Vurachi, per esempio, mi ha segnalato un’iniziativa della regione Friuli-Venezia Giulia denominata in inglese: il Recruiting Day Young rivolto agli under 35. Intanto, su un articolo del Corriere dei giorni scorsi il vecchio concetto di ubriacone, beone, avvinazzato, trincone (come il papà di Braccio di Ferro Trinchetto o come Spugna, il nostromo di Capitan Uncino), ma anche parole storiche come alcolizzato, alcolista, etilista… cedono il posto ai binge drinker dell’Alcohol Prevention Day, e non alla giornata di prevenzione dell’alcol (quest’ultima è una voce italianizzata di origine araba). Questa newlingua è stata partorita dall’Osservatorio “nazionale” dell’acol che in teoria dovrebbe esprimersi in italiano, nei suoi “Report”. E la mentalità coloniale che punta a esprimersi con l’inglese è ancora più disarmante in un articolo dove i letti separati diventano sleep divorce. Perché? Perché questa “tendenza” che è vecchia come il cucco oggi negli Stati Uniti è detta così, e noi sudditi ripetiamo ciò che arriva dagli Usa nella loro lingua superiore a cui siamo asserviti.

    Mentre certi linguisti rimasti agli anni Ottanta pensano che l’itanglese consista nell’accogliere qualche singola parola in inglese, la realtà è un’altra. Dante Vibes non accoglie l’anglicismo “vibes” che non compare nemmeno tra i neologismi della Treccani, è un riversamento dell’inglese che esce dai dizionari e si porta con sé l’inversione sintattica. Lo stesso si può dire del Recruting Day Young che non consiste nell’importazione di singole parole, ma nel passare direttamente alla struttura della lingua inglese, oltre che al lessico.

    L’itanglese travalica ormai la semplice sfera lessicale, si trasforma in enunciazioni mistilingui di una portata superiore, genera una gamma di espressioni che non è più possibile registrare nei dizionari, perché uscendo dal lessico si animano di vita propria, e si ricombinano. E così le radici inglesi diventano prefissoidi (under/over 35), generano parole ibride scritte e pronunciate un po’ in italiano e un po’ inglese (zoomare, softwarista), mentre spuntano sempre più pseudoanglicismi e ricombinazioni maccheroniche delle radici inglesi (smart working) che convivono con espressioni realmente inglesi… Tutto ciò è lo sfaldamento dell’italiano, non la sua modernizzazione.

    L’itanglese non è un vezzo senza conseguenze, assurge a un‘ostentazione compiaciuta dei suoni inglesi, a uno stilema linguistico ricercato dai comunicatori che vanno nella direzione opposta a quella del padre della nostra lingua, Dante, che attingeva dalle lingue allora dominanti facendole diventare italiane.

    In questo modo l’italiano diventa “volgare”, inteso come codice espressivo popolare che non possiede lo stesso prestigio.

    La lingua di Dante, disonorata in patria ma amata all’estero e da re Carlo

    Mentre noi ci vergogniamo dell’italiano e lo mescoliamo alla nuova lingua superiore, all’estero il nostro idioma – che continua a essere rappresentata soprattutto dalla lingua di Dante – è invece amato e ammirato, e gode di un prestigio che in patria non possiede più. E così, poche settimane fa, Re Carlo ha scelto di tenere in italiano parte del suo intervento pronunciato in parlamento. Lo ha fatto nell’incipit del suo discorso (“spero di non stare rovinando la lingua di Dante”), in alcuni passi più sentiti e anche nella conclusione: “E quindi uscimmo a rivedere le stelle”.

    A rovinare la lingua di Dante ci pensa invece la biblioteca di Trento, non il re del Regno Unito, che con la sua scelta di esprimersi in italiano – particolarmente significativa visto che i sistemi scolastici anglofoni non puntano all’insegnamento di altre lingue – ha lanciato un segnale importante in favore del plurilinguismo, e anche della bellezza della nostra lingua che in patria è invece svilita.

    Sul discorso di Carlo voglio divulgare l’immagine che mi ha mandato il professor Jacopo Parravicini, docente di fisica all’università di Firenze. Credo che potrebbe aiutare a riflettere i comunicatori anglomani della Biblioteca di Trento.

    Intanto se qualcuno vuole inoltrare le sue proteste sul nome della manifestazione, sul sito della biblioteca, in basso, ci sono i recapiti a cui rivolgersi.

    #anglicismiNellItaliano #Dantedì #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa

  8. #25marzo, #Dantedì

    “Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita.”

    L'incipit della #DivinaCommedia segna l'inizio del viaggio di Dante avvenuto, per molti studiosi, il 25 marzo del 1300.

    Il contributo proposto è dedicato all'iconografia dei personaggi mitologici presenti nel testo dantesco e alle loro fonti visive sulla base di alcuni manoscritti della Divina Commedia datati tra la metà del XIV e il XV secolo.

    ⬇️ riviste.unimi.it/index.php/fen

  9. Oggi è il #dantedì. E questo è quello che noi facevamo fino a pochi anni fa. #djset #cinema #teatro #music

  10. Dantedì 2025
    Il 25 marzo 2025 si celebra il DanteDì, giornata dedicata al Sommo Poeta Dante Alighieri e alla lingua italiana. Sono svariate le iniziative in programma in Italia, ma per dare un quadro incisivo è opportuno partire dalle due città che più di altre hanno avuto un ruolo cruciale nella vita di Dante Alighieri. Il Museo Casa di Dante di Firenze permetterà a tutti i visitatori di entrare al prezzo ridotto di cinque euro....
    italofonia.info/dantedi-2025/
    #Dantedì #Dante Alighieri

  11. Giornate Dantesche: a Foligno una settimana di eventi per celebrare Dante Alighieri

    Dal 31 marzo al 6 aprile protagoniste l'eredità storica e culturale del Sommo Poeta e le connessioni con la città umbra.

    Tutti i dettagli su @storieearcheostorie

    #dante #dantealighieri #medioevo #foligno #umbria #dantedì #eventi

    storiearcheostorie.com/2025/03

  12. “Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona…”
    (“Inferno”, Canto V)
    #dantedi

  13. Oggi è il Dantedì 2024, la giornata dedicata al Sommo Poeta padre della lingua italiana
    Oggi, come ogni 25 marzo, ricorre il "Dantedì". Si tratta di una giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. La data corrisponde al giorno dell’anno 1300 in cui, secondo la tradizione, Dante si perde nella “selva oscura”. L’obiettivo della giornata è quello di far riscoprire la...
    italofonia.info/oggi-e-il-dant
    #Dantedì

  14. 25 marzo è il #Dantedì, giornata istituita per ricordare il genio di #DanteAlighieri nella data che riconosciuta come inizio del viaggio nell'aldilà della #DivinaCommedia in cui si cita diverse volte il #vino addirittura per spiegare il mistero della nascita dell’anima umana.

    Lasciatevi ispirare dall’anima del vino per progetti 𝗖𝗼𝗻𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼/𝗠𝗮𝗶𝗹 𝗔𝗿𝘁/𝗠𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮 𝗔𝗿𝘁𝘀 𝗖𝗮𝗹𝗹 “𝗩𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗡𝗼𝘁𝘁𝗲–𝗩𝗜𝗧𝗘/𝗩𝗜𝗡𝗢”
    👉 www.vocidinotte.it

    #wine #concorsoletterario #mailart #multimedia #digitalart #art

  15. #dantedì Oltre ai 6 eventi citati nell'articolo vale la pena segnalare Mirabile Visione: Inferno, un documentario su Dante che dovrebbe essere raggiungibile anche al di fuori delle (solite) grandi città artribune.com/arti-visive/2024

  16. Avui que som #Dantedì, podeu aprofitar per llegir "L’avara povertà di Catalogna: comentaris a un vers del Dant".

    És un assaig de Frederic Rahola, del 1919, que ja desmentia les manipulacions anticatalanes de la Divina Comèdia per part del nacionalisme espanyol. stroligut.com/frederic-rahola/

  17. On March 25th, 1300 …

    Dante Alighieri embarked on a journey that would ultimately lead to the creation of his masterpiece, the Divine Comedy. This epic poem, written in the early 14th century, is widely considered one of the greatest works of literature in history. Dante's journey began in the city of Florence, where he was born and raised. As a young man, he became involved in politics and was eventually exiled from his hometown. This experience ...

    #dantedì #medium

    angallo.medium.com/on-march-25