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Ipertensione e demenza nell’anziano: la fragilità cambia le regole del gioco
Una delle certezze più radicate della medicina cardiovascolare e che la pressione alta faccia male al cervello: più ipertensione, più rischio di demenza, in una relazione che si considera valida a qualunque eta. Uno studio pubblicato il 10 giugno 2026 su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, introduce una variabile che rimette in discussione questa linearita nei grandi anziani: lo stato di fragilità fisica. Nei soggetti robusti l’ipertensione resta un fattore di rischio per demenza, come atteso; ma nei soggetti fragili o pre-fragili la stessa ipertensione non aumenta il rischio, e una pressione arteriosa lievemente elevata sembra addirittura associarsi a un rischio piu basso.
Il disegno dello studio
Il gruppo di Jason R. Smith, dell’Universita del North Carolina a Chapel Hill, ha analizzato una coorte prospettica di 6.135 adulti privi di demenza al basale, provenienti dallo studio americano ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities), con un’eta media di 75 anni, per il 58,5% donne, il 79,2% di etnia bianca e il 20,8% di etnia nera. L’arruolamento risale al periodo 2011-2013, con un follow-up mediano di 9 anni.
I fattori di rischio vascolare al basale sono stati classificati secondo criteri standard: pressione arteriosa elevata (sistolica 120-129 mmHg e diastolica <80 mmHg), ipertensione conclamata (sistolica ≥130 mmHg, diastolica ≥80 mmHg, o uso di farmaci antipertensivi), diabete e abitudine tabagica attuale. Lo stato di fragilità e stato definito secondo i criteri fenotipici di Fried, che considerano cinque componenti: astenia riferita, scarsa attivita fisica, velocita del cammino ridotta, forza di prensione ridotta e calo ponderale non intenzionale. I soggetti con nessuno di questi criteri sono stati classificati come robusti (n=2.383), quelli con uno o due criteri come pre-fragili (n=2.376), e quelli con tre o piu criteri come fragili (n=334); per l’analisi statistica, pre-fragilità e fragilità sono state accorpate in un unico gruppo per limiti di numerosita campionaria. La demenza incidente e stata accertata mediante valutazioni neuropsicologiche di persona, segnalazioni semestrali di partecipanti o informatori, e sorveglianza di dati amministrativi da ricoveri e certificati di morte, con modelli di regressione di Cox per stimare le associazioni.
I risultati principali
Durante il follow-up ha sviluppato demenza il 15,8% dei partecipanti robusti, contro il 30,0% di quelli pre-fragili o fragili — un differenziale di rischio di base che da solo giustificherebbe una gestione clinica differenziata. Nel modello pienamente aggiustato, diabete (hazard ratio 1,29; IC 95% 1,15-1,44), fumo attivo (HR 1,50; IC 95% 1,19-1,89) e stato di pre-fragilità/fragilità (HR 1,59; IC 95% 1,43-1,78) sono risultati fattori di rischio indipendenti per demenza.
Il dato piu interessante riguarda l’interazione statisticamente significativa tra ipertensione e stato di fragilita rispetto al rischio di demenza (p per interazione = 0,026):
- nei partecipanti robusti, l’ipertensione e risultata associata a un rischio di demenza piu elevato (hazard ratio aggiustato 1,39; IC 95% 1,00-1,94);
- nei partecipanti pre-fragili o fragili, la stessa ipertensione non ha mostrato questa associazione (HR aggiustato 0,82; IC 95% 0,66-1,01);
- una pressione arteriosa solo elevata (non ancora ipertensione conclamata) e risultata associata a un rischio piu basso di demenza nei soggetti pre-fragili o fragili (HR aggiustato 0,68; IC 95% 0,49-0,95), mentre non ha mostrato alcuna associazione protettiva nei robusti (HR aggiustato 1,03; IC 95% 0,65-1,64).
Il comunicato dell’American Academy of Neurology fornisce anche i tassi assoluti, utili per dare concretezza clinica ai rapporti di rischio: tra i partecipanti pre-fragili o fragili, chi aveva pressione elevata o ipertensione ha sviluppato demenza rispettivamente a un tasso di 29,5 e 41,2 casi per 1.000 persone-anno, contro 42,3 casi per 1.000 persone-anno in chi aveva pressione normale. Tra i partecipanti robusti, invece, il tasso e stato di 13,3 e 20,2 casi per 1.000 persone-anno rispettivamente per pressione elevata e ipertensione, contro 12,6 casi per 1.000 persone-anno con pressione normale — qui la relazione dose-rischio va nella direzione classica, con la pressione piu alta associata a piu demenza.
Diabete e fumo attivo, al contrario dell’ipertensione, sono risultati associati a un rischio maggiore di demenza indipendentemente dallo stato di fragilita: il diabete con HR 1,28 nei robusti e 1,29 nei pre-fragili/fragili, il fumo con HR 1,59 nei robusti e 1,44 nei pre-fragili/fragili. Questo e un punto metodologicamente importante, perche esclude che l’effetto “paradosso” osservato per l’ipertensione sia un artefatto generico legato alla fragilita: la fragilità modifica specificamente la relazione pressione-demenza, non la relazione tra fattori di rischio vascolare e demenza in generale.
Che cosa significa, secondo gli autori
«E entusiasmante pensare che, anche per le persone in eta avanzata, potremmo aiutare a preservare la salute cerebrale scegliendo il target pressorio ottimale in base alla presenza di segni di fragilita» – ha dichiarato Smith nel comunicato stampa dell’American Academy of Neurology.
Lo stesso autore ha pero precisato che lo studio dimostra un’associazione, non un nesso di causalita: non e provato che l’ipertensione unita alla fragilita causi un rischio piu basso di demenza, e servono ulteriori studi per stabilire se una gestione pressoria differenziata per stato di fragilita riduca realmente tale rischio.
Gli autori segnalano inoltre alcuni limiti rilevanti: l’analisi non ha tenuto conto dell’eta di insorgenza dei fattori di rischio vascolare, del loro controllo terapeutico nel tempo ne delle traiettorie cumulative di esposizione; l’accorpamento di pre-fragilita e fragilita in un unico gruppo, dettato da limiti di numerosita, impedisce di distinguere gli effetti nei due sottogruppi; la popolazione includeva solo soggetti di etnia bianca e nera, limitando la generalizzabilita; le analisi di interazione potrebbero essere state sottodimensionate per rilevare disparita tra sottogruppi; infine, le associazioni non sono state stratificate per sottotipo di demenza (vascolare, degenerativa, mista).
Il contesto: un dibattito che dura da anni
Il risultato di Smith e colleghi si inserisce in un filone di ricerca gia consolidato sul cosiddetto “paradosso della pressione arteriosa” nell’anziano fragile. Studi di coorte come il Nambu Cohort Study giapponese avevano gia mostrato che, negli ipertesi ambulatoriali anziani, la mortalita per tutte le cause e piu alta nei pazienti fragili indipendentemente dal livello pressorio, e che nei fragili anche una pressione sistolica elevata non peggiora ulteriormente la prognosi rispetto a valori piu contenuti. Il razionale fisiopatologico piu accreditato riguarda la perfusione cerebrale: nell’anziano fragile, spesso con rigidita arteriosa avanzata e autoregolazione cerebrovascolare compromessa, una pressione sistemica piu bassa puo tradursi in ipoperfusione cerebrale relativa, mentre valori pressori moderatamente piu alti potrebbero mantenere una perfusione cerebrale adeguata.
Le principali societa scientifiche hanno gia iniziato a incorporare questa cautela nelle linee guida, sia pure con notevole eterogeneita: le linee guida ESC 2024 propongono un target intensivo di 120-129/70-79 mmHg per i pazienti under 85 anni, ma raccomandano un target piu conservativo, inferiore a 140/90 mmHg, per gli ultra 85enni o per i pazienti con fragilita moderata-severa; le linee guida ESH 2023 indicano un target iniziale di 130-140 mmHg per la fascia 65-79 anni, con ulteriore riduzione sotto i 130 mmHg se ben tollerata, ma un range piu permissivo di 140-150 mmHg per gli over 80. Una revisione sistematica pubblicata su Drugs & Aging ha censito tredici linee guida sull’ipertensione nell’anziano fragile, rilevando una qualita metodologica molto eterogenea e raccomandazioni pratiche spesso vaghe o prive di soglie numeriche condivise.
Commento editoriale
In un reparto di Medicina Interna come il mio, i pazienti che meglio incarnano questo studio li vedo ogni settimana: ultraottantenni, spesso pluripatologici, in cui il confine tra “ipertensione da trattare con decisione” e “ipertensione da tollerare con prudenza” e tutt’altro che scontato. Per anni la linea di condotta piu diffusa e stata quella di trattare tutti secondo lo stesso target numerico, magari con qualche margine di tolleranza in piu per l’eta anagrafica. Questo studio, insieme alla letteratura che lo precede, dice qualcosa di piu preciso: non e l’eta anagrafica la variabile che conta davvero, e il fenotipo di fragilità.
Sul piano pratico, credo che il messaggio da portare in corsia sia duplice. Primo: la valutazione della fragilita — attraverso i criteri di Fried o strumenti equivalenti come la Clinical Frailty Scale, entrambi semplici da applicare al letto del paziente in pochi minuti — dovrebbe entrare stabilmente nella valutazione geriatrica di ogni paziente anziano iperteso, non restare confinata agli ambulatori di geriatria specialistica. Un paziente che cammina lentamente, ha perso peso senza volerlo e si sente stanco in modo persistente non e semplicemente “un anziano”: e un paziente in cui la stessa pressione arteriosa puo avere un significato prognostico opposto rispetto al coetaneo robusto.
Secondo: questo studio non e, e non deve diventare, un alibi per smettere di trattare l’ipertensione nell’anziano fragile o per giustificare una deprescrizione indiscriminata. Gli stessi autori sono chiari nel dire che si tratta di un’associazione osservazionale, non di una dimostrazione causale, e che l’ipertensione resta un problema clinico rilevante per la maggioranza dei pazienti. Quello che cambia e la cornice decisionale: nel paziente fragile, la domanda giusta non e “quanto devo abbassare la pressione”, ma “qual e il compromesso migliore tra rischio cardiovascolare, rischio di ipoperfusione cerebrale e tollerabilita clinica”, tenendo conto di cadute, ipotensione ortostatica e qualita di vita residua. E lo stesso principio, del resto, che orienta da anni le nostre scelte di deprescrizione nei pazienti a fine vita o con aspettativa di vita limitata: l’obiettivo terapeutico si sposta dalla massimizzazione dell’endpoint surrogato al beneficio clinico netto per quel singolo paziente.
Aggiungo una nota di metodo che vale la pena condividere con i colleghi: il fatto che diabete e fumo mantengano un effetto negativo coerente indipendentemente dalla fragilità, mentre l’ipertensione no, e un dettaglio che rende il risultato piu credibile e meno riconducibile a un semplice bias di sopravvivenza o di reverse causation (l’ipotesi, cioe, che sia la demenza incipiente a causare una pressione piu bassa, e non viceversa). Detto questo, resto dell’idea — condivisa dagli stessi autori — che prima di cambiare la pratica clinica servano studi di intervento randomizzati che confrontino esplicitamente target pressori diversi in coorti stratificate per fragilità. Fino ad allora, il buon senso clinico resta lo strumento migliore: individualizzare, non standardizzare.
Smith, J. R., et al. (2026). Frailty status modifies the association between vascular risk factors and incident dementia. Neurology, 107(1), e218127. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127 https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127
Teotia, V. (Ed.). (2026, 3 luglio). Frailty may modify late-life hypertension-dementia risk. Medscape Medical News. https://www.medscape.com/viewarticle/frailty-may-modify-late-life-hypertension-dementia-risk-2026a1000mln
American Academy of Neurology. (2026, 10 giugno). High blood pressure associated with lower risk of dementia in frail people [Comunicato stampa]. EurekAlert! https://www.eurekalert.org/news-releases/1131342
Tan, M. C., et al. (2023). Hypertension treatment in frail older adults: A systematic review and appraisal of guidelines. Drugs & Aging. https://link.springer.com/article/10.1007/s40266-023-01053-1
Todd, O. M., et al. (2022). Hypertension management in older patients — are the guideline blood pressure targets appropriate? Age and Ageing, 51(1), afab226. https://academic.oup.com/ageing/article/51/1/afab226/6430095
Ogawa, M., et al. (2021). Blood pressure, frailty status, and all-cause mortality in elderly hypertensives: The Nambu Cohort Study. Geriatrics & Gerontology International. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8668433/
Warwick, J., et al. (2020). Blood pressure targets for older patients — do advanced age and frailty really not matter? Canadian Geriatrics Journal. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7259922/
#AmericanAcademyOfNeurology #anzianoFragile #ARIC #criteriDiFried #decadimentoCognitivo #Demenza #deprescrizione #diabete #fragilità #frailty #fumo #geriatria #Invecchiamento #ipertensione #medicinaInterna #Neurology #pressioneArteriosa #prevenzione #rischioCardiovascolare #targetPressorio -
Ipertensione e demenza nell’anziano: la fragilità cambia le regole del gioco
Una delle certezze più radicate della medicina cardiovascolare e che la pressione alta faccia male al cervello: più ipertensione, più rischio di demenza, in una relazione che si considera valida a qualunque eta. Uno studio pubblicato il 10 giugno 2026 su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, introduce una variabile che rimette in discussione questa linearita nei grandi anziani: lo stato di fragilità fisica. Nei soggetti robusti l’ipertensione resta un fattore di rischio per demenza, come atteso; ma nei soggetti fragili o pre-fragili la stessa ipertensione non aumenta il rischio, e una pressione arteriosa lievemente elevata sembra addirittura associarsi a un rischio piu basso.
Il disegno dello studio
Il gruppo di Jason R. Smith, dell’Universita del North Carolina a Chapel Hill, ha analizzato una coorte prospettica di 6.135 adulti privi di demenza al basale, provenienti dallo studio americano ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities), con un’eta media di 75 anni, per il 58,5% donne, il 79,2% di etnia bianca e il 20,8% di etnia nera. L’arruolamento risale al periodo 2011-2013, con un follow-up mediano di 9 anni.
I fattori di rischio vascolare al basale sono stati classificati secondo criteri standard: pressione arteriosa elevata (sistolica 120-129 mmHg e diastolica <80 mmHg), ipertensione conclamata (sistolica ≥130 mmHg, diastolica ≥80 mmHg, o uso di farmaci antipertensivi), diabete e abitudine tabagica attuale. Lo stato di fragilità e stato definito secondo i criteri fenotipici di Fried, che considerano cinque componenti: astenia riferita, scarsa attivita fisica, velocita del cammino ridotta, forza di prensione ridotta e calo ponderale non intenzionale. I soggetti con nessuno di questi criteri sono stati classificati come robusti (n=2.383), quelli con uno o due criteri come pre-fragili (n=2.376), e quelli con tre o piu criteri come fragili (n=334); per l’analisi statistica, pre-fragilità e fragilità sono state accorpate in un unico gruppo per limiti di numerosita campionaria. La demenza incidente e stata accertata mediante valutazioni neuropsicologiche di persona, segnalazioni semestrali di partecipanti o informatori, e sorveglianza di dati amministrativi da ricoveri e certificati di morte, con modelli di regressione di Cox per stimare le associazioni.
I risultati principali
Durante il follow-up ha sviluppato demenza il 15,8% dei partecipanti robusti, contro il 30,0% di quelli pre-fragili o fragili — un differenziale di rischio di base che da solo giustificherebbe una gestione clinica differenziata. Nel modello pienamente aggiustato, diabete (hazard ratio 1,29; IC 95% 1,15-1,44), fumo attivo (HR 1,50; IC 95% 1,19-1,89) e stato di pre-fragilità/fragilità (HR 1,59; IC 95% 1,43-1,78) sono risultati fattori di rischio indipendenti per demenza.
Il dato piu interessante riguarda l’interazione statisticamente significativa tra ipertensione e stato di fragilita rispetto al rischio di demenza (p per interazione = 0,026):
- nei partecipanti robusti, l’ipertensione e risultata associata a un rischio di demenza piu elevato (hazard ratio aggiustato 1,39; IC 95% 1,00-1,94);
- nei partecipanti pre-fragili o fragili, la stessa ipertensione non ha mostrato questa associazione (HR aggiustato 0,82; IC 95% 0,66-1,01);
- una pressione arteriosa solo elevata (non ancora ipertensione conclamata) e risultata associata a un rischio piu basso di demenza nei soggetti pre-fragili o fragili (HR aggiustato 0,68; IC 95% 0,49-0,95), mentre non ha mostrato alcuna associazione protettiva nei robusti (HR aggiustato 1,03; IC 95% 0,65-1,64).
Il comunicato dell’American Academy of Neurology fornisce anche i tassi assoluti, utili per dare concretezza clinica ai rapporti di rischio: tra i partecipanti pre-fragili o fragili, chi aveva pressione elevata o ipertensione ha sviluppato demenza rispettivamente a un tasso di 29,5 e 41,2 casi per 1.000 persone-anno, contro 42,3 casi per 1.000 persone-anno in chi aveva pressione normale. Tra i partecipanti robusti, invece, il tasso e stato di 13,3 e 20,2 casi per 1.000 persone-anno rispettivamente per pressione elevata e ipertensione, contro 12,6 casi per 1.000 persone-anno con pressione normale — qui la relazione dose-rischio va nella direzione classica, con la pressione piu alta associata a piu demenza.
Diabete e fumo attivo, al contrario dell’ipertensione, sono risultati associati a un rischio maggiore di demenza indipendentemente dallo stato di fragilita: il diabete con HR 1,28 nei robusti e 1,29 nei pre-fragili/fragili, il fumo con HR 1,59 nei robusti e 1,44 nei pre-fragili/fragili. Questo e un punto metodologicamente importante, perche esclude che l’effetto “paradosso” osservato per l’ipertensione sia un artefatto generico legato alla fragilita: la fragilità modifica specificamente la relazione pressione-demenza, non la relazione tra fattori di rischio vascolare e demenza in generale.
Che cosa significa, secondo gli autori
«E entusiasmante pensare che, anche per le persone in eta avanzata, potremmo aiutare a preservare la salute cerebrale scegliendo il target pressorio ottimale in base alla presenza di segni di fragilita» – ha dichiarato Smith nel comunicato stampa dell’American Academy of Neurology.
Lo stesso autore ha pero precisato che lo studio dimostra un’associazione, non un nesso di causalita: non e provato che l’ipertensione unita alla fragilita causi un rischio piu basso di demenza, e servono ulteriori studi per stabilire se una gestione pressoria differenziata per stato di fragilita riduca realmente tale rischio.
Gli autori segnalano inoltre alcuni limiti rilevanti: l’analisi non ha tenuto conto dell’eta di insorgenza dei fattori di rischio vascolare, del loro controllo terapeutico nel tempo ne delle traiettorie cumulative di esposizione; l’accorpamento di pre-fragilita e fragilita in un unico gruppo, dettato da limiti di numerosita, impedisce di distinguere gli effetti nei due sottogruppi; la popolazione includeva solo soggetti di etnia bianca e nera, limitando la generalizzabilita; le analisi di interazione potrebbero essere state sottodimensionate per rilevare disparita tra sottogruppi; infine, le associazioni non sono state stratificate per sottotipo di demenza (vascolare, degenerativa, mista).
Il contesto: un dibattito che dura da anni
Il risultato di Smith e colleghi si inserisce in un filone di ricerca gia consolidato sul cosiddetto “paradosso della pressione arteriosa” nell’anziano fragile. Studi di coorte come il Nambu Cohort Study giapponese avevano gia mostrato che, negli ipertesi ambulatoriali anziani, la mortalita per tutte le cause e piu alta nei pazienti fragili indipendentemente dal livello pressorio, e che nei fragili anche una pressione sistolica elevata non peggiora ulteriormente la prognosi rispetto a valori piu contenuti. Il razionale fisiopatologico piu accreditato riguarda la perfusione cerebrale: nell’anziano fragile, spesso con rigidita arteriosa avanzata e autoregolazione cerebrovascolare compromessa, una pressione sistemica piu bassa puo tradursi in ipoperfusione cerebrale relativa, mentre valori pressori moderatamente piu alti potrebbero mantenere una perfusione cerebrale adeguata.
Le principali societa scientifiche hanno gia iniziato a incorporare questa cautela nelle linee guida, sia pure con notevole eterogeneita: le linee guida ESC 2024 propongono un target intensivo di 120-129/70-79 mmHg per i pazienti under 85 anni, ma raccomandano un target piu conservativo, inferiore a 140/90 mmHg, per gli ultra 85enni o per i pazienti con fragilita moderata-severa; le linee guida ESH 2023 indicano un target iniziale di 130-140 mmHg per la fascia 65-79 anni, con ulteriore riduzione sotto i 130 mmHg se ben tollerata, ma un range piu permissivo di 140-150 mmHg per gli over 80. Una revisione sistematica pubblicata su Drugs & Aging ha censito tredici linee guida sull’ipertensione nell’anziano fragile, rilevando una qualita metodologica molto eterogenea e raccomandazioni pratiche spesso vaghe o prive di soglie numeriche condivise.
Commento editoriale
In un reparto di Medicina Interna come il mio, i pazienti che meglio incarnano questo studio li vedo ogni settimana: ultraottantenni, spesso pluripatologici, in cui il confine tra “ipertensione da trattare con decisione” e “ipertensione da tollerare con prudenza” e tutt’altro che scontato. Per anni la linea di condotta piu diffusa e stata quella di trattare tutti secondo lo stesso target numerico, magari con qualche margine di tolleranza in piu per l’eta anagrafica. Questo studio, insieme alla letteratura che lo precede, dice qualcosa di piu preciso: non e l’eta anagrafica la variabile che conta davvero, e il fenotipo di fragilità.
Sul piano pratico, credo che il messaggio da portare in corsia sia duplice. Primo: la valutazione della fragilita — attraverso i criteri di Fried o strumenti equivalenti come la Clinical Frailty Scale, entrambi semplici da applicare al letto del paziente in pochi minuti — dovrebbe entrare stabilmente nella valutazione geriatrica di ogni paziente anziano iperteso, non restare confinata agli ambulatori di geriatria specialistica. Un paziente che cammina lentamente, ha perso peso senza volerlo e si sente stanco in modo persistente non e semplicemente “un anziano”: e un paziente in cui la stessa pressione arteriosa puo avere un significato prognostico opposto rispetto al coetaneo robusto.
Secondo: questo studio non e, e non deve diventare, un alibi per smettere di trattare l’ipertensione nell’anziano fragile o per giustificare una deprescrizione indiscriminata. Gli stessi autori sono chiari nel dire che si tratta di un’associazione osservazionale, non di una dimostrazione causale, e che l’ipertensione resta un problema clinico rilevante per la maggioranza dei pazienti. Quello che cambia e la cornice decisionale: nel paziente fragile, la domanda giusta non e “quanto devo abbassare la pressione”, ma “qual e il compromesso migliore tra rischio cardiovascolare, rischio di ipoperfusione cerebrale e tollerabilita clinica”, tenendo conto di cadute, ipotensione ortostatica e qualita di vita residua. E lo stesso principio, del resto, che orienta da anni le nostre scelte di deprescrizione nei pazienti a fine vita o con aspettativa di vita limitata: l’obiettivo terapeutico si sposta dalla massimizzazione dell’endpoint surrogato al beneficio clinico netto per quel singolo paziente.
Aggiungo una nota di metodo che vale la pena condividere con i colleghi: il fatto che diabete e fumo mantengano un effetto negativo coerente indipendentemente dalla fragilità, mentre l’ipertensione no, e un dettaglio che rende il risultato piu credibile e meno riconducibile a un semplice bias di sopravvivenza o di reverse causation (l’ipotesi, cioe, che sia la demenza incipiente a causare una pressione piu bassa, e non viceversa). Detto questo, resto dell’idea — condivisa dagli stessi autori — che prima di cambiare la pratica clinica servano studi di intervento randomizzati che confrontino esplicitamente target pressori diversi in coorti stratificate per fragilità. Fino ad allora, il buon senso clinico resta lo strumento migliore: individualizzare, non standardizzare.
Smith, J. R., et al. (2026). Frailty status modifies the association between vascular risk factors and incident dementia. Neurology, 107(1), e218127. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127 https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127
Teotia, V. (Ed.). (2026, 3 luglio). Frailty may modify late-life hypertension-dementia risk. Medscape Medical News. https://www.medscape.com/viewarticle/frailty-may-modify-late-life-hypertension-dementia-risk-2026a1000mln
American Academy of Neurology. (2026, 10 giugno). High blood pressure associated with lower risk of dementia in frail people [Comunicato stampa]. EurekAlert! https://www.eurekalert.org/news-releases/1131342
Tan, M. C., et al. (2023). Hypertension treatment in frail older adults: A systematic review and appraisal of guidelines. Drugs & Aging. https://link.springer.com/article/10.1007/s40266-023-01053-1
Todd, O. M., et al. (2022). Hypertension management in older patients — are the guideline blood pressure targets appropriate? Age and Ageing, 51(1), afab226. https://academic.oup.com/ageing/article/51/1/afab226/6430095
Ogawa, M., et al. (2021). Blood pressure, frailty status, and all-cause mortality in elderly hypertensives: The Nambu Cohort Study. Geriatrics & Gerontology International. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8668433/
Warwick, J., et al. (2020). Blood pressure targets for older patients — do advanced age and frailty really not matter? Canadian Geriatrics Journal. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7259922/
#AmericanAcademyOfNeurology #anzianoFragile #ARIC #criteriDiFried #decadimentoCognitivo #Demenza #deprescrizione #diabete #fragilità #frailty #fumo #geriatria #Invecchiamento #ipertensione #medicinaInterna #Neurology #pressioneArteriosa #prevenzione #rischioCardiovascolare #targetPressorio -
Ipertensione e demenza nell’anziano: la fragilità cambia le regole del gioco
Una delle certezze più radicate della medicina cardiovascolare e che la pressione alta faccia male al cervello: più ipertensione, più rischio di demenza, in una relazione che si considera valida a qualunque eta. Uno studio pubblicato il 10 giugno 2026 su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, introduce una variabile che rimette in discussione questa linearita nei grandi anziani: lo stato di fragilità fisica. Nei soggetti robusti l’ipertensione resta un fattore di rischio per demenza, come atteso; ma nei soggetti fragili o pre-fragili la stessa ipertensione non aumenta il rischio, e una pressione arteriosa lievemente elevata sembra addirittura associarsi a un rischio piu basso.
Il disegno dello studio
Il gruppo di Jason R. Smith, dell’Universita del North Carolina a Chapel Hill, ha analizzato una coorte prospettica di 6.135 adulti privi di demenza al basale, provenienti dallo studio americano ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities), con un’eta media di 75 anni, per il 58,5% donne, il 79,2% di etnia bianca e il 20,8% di etnia nera. L’arruolamento risale al periodo 2011-2013, con un follow-up mediano di 9 anni.
I fattori di rischio vascolare al basale sono stati classificati secondo criteri standard: pressione arteriosa elevata (sistolica 120-129 mmHg e diastolica <80 mmHg), ipertensione conclamata (sistolica ≥130 mmHg, diastolica ≥80 mmHg, o uso di farmaci antipertensivi), diabete e abitudine tabagica attuale. Lo stato di fragilità e stato definito secondo i criteri fenotipici di Fried, che considerano cinque componenti: astenia riferita, scarsa attivita fisica, velocita del cammino ridotta, forza di prensione ridotta e calo ponderale non intenzionale. I soggetti con nessuno di questi criteri sono stati classificati come robusti (n=2.383), quelli con uno o due criteri come pre-fragili (n=2.376), e quelli con tre o piu criteri come fragili (n=334); per l’analisi statistica, pre-fragilità e fragilità sono state accorpate in un unico gruppo per limiti di numerosita campionaria. La demenza incidente e stata accertata mediante valutazioni neuropsicologiche di persona, segnalazioni semestrali di partecipanti o informatori, e sorveglianza di dati amministrativi da ricoveri e certificati di morte, con modelli di regressione di Cox per stimare le associazioni.
I risultati principali
Durante il follow-up ha sviluppato demenza il 15,8% dei partecipanti robusti, contro il 30,0% di quelli pre-fragili o fragili — un differenziale di rischio di base che da solo giustificherebbe una gestione clinica differenziata. Nel modello pienamente aggiustato, diabete (hazard ratio 1,29; IC 95% 1,15-1,44), fumo attivo (HR 1,50; IC 95% 1,19-1,89) e stato di pre-fragilità/fragilità (HR 1,59; IC 95% 1,43-1,78) sono risultati fattori di rischio indipendenti per demenza.
Il dato piu interessante riguarda l’interazione statisticamente significativa tra ipertensione e stato di fragilita rispetto al rischio di demenza (p per interazione = 0,026):
- nei partecipanti robusti, l’ipertensione e risultata associata a un rischio di demenza piu elevato (hazard ratio aggiustato 1,39; IC 95% 1,00-1,94);
- nei partecipanti pre-fragili o fragili, la stessa ipertensione non ha mostrato questa associazione (HR aggiustato 0,82; IC 95% 0,66-1,01);
- una pressione arteriosa solo elevata (non ancora ipertensione conclamata) e risultata associata a un rischio piu basso di demenza nei soggetti pre-fragili o fragili (HR aggiustato 0,68; IC 95% 0,49-0,95), mentre non ha mostrato alcuna associazione protettiva nei robusti (HR aggiustato 1,03; IC 95% 0,65-1,64).
Il comunicato dell’American Academy of Neurology fornisce anche i tassi assoluti, utili per dare concretezza clinica ai rapporti di rischio: tra i partecipanti pre-fragili o fragili, chi aveva pressione elevata o ipertensione ha sviluppato demenza rispettivamente a un tasso di 29,5 e 41,2 casi per 1.000 persone-anno, contro 42,3 casi per 1.000 persone-anno in chi aveva pressione normale. Tra i partecipanti robusti, invece, il tasso e stato di 13,3 e 20,2 casi per 1.000 persone-anno rispettivamente per pressione elevata e ipertensione, contro 12,6 casi per 1.000 persone-anno con pressione normale — qui la relazione dose-rischio va nella direzione classica, con la pressione piu alta associata a piu demenza.
Diabete e fumo attivo, al contrario dell’ipertensione, sono risultati associati a un rischio maggiore di demenza indipendentemente dallo stato di fragilita: il diabete con HR 1,28 nei robusti e 1,29 nei pre-fragili/fragili, il fumo con HR 1,59 nei robusti e 1,44 nei pre-fragili/fragili. Questo e un punto metodologicamente importante, perche esclude che l’effetto “paradosso” osservato per l’ipertensione sia un artefatto generico legato alla fragilita: la fragilità modifica specificamente la relazione pressione-demenza, non la relazione tra fattori di rischio vascolare e demenza in generale.
Che cosa significa, secondo gli autori
«E entusiasmante pensare che, anche per le persone in eta avanzata, potremmo aiutare a preservare la salute cerebrale scegliendo il target pressorio ottimale in base alla presenza di segni di fragilita» – ha dichiarato Smith nel comunicato stampa dell’American Academy of Neurology.
Lo stesso autore ha pero precisato che lo studio dimostra un’associazione, non un nesso di causalita: non e provato che l’ipertensione unita alla fragilita causi un rischio piu basso di demenza, e servono ulteriori studi per stabilire se una gestione pressoria differenziata per stato di fragilita riduca realmente tale rischio.
Gli autori segnalano inoltre alcuni limiti rilevanti: l’analisi non ha tenuto conto dell’eta di insorgenza dei fattori di rischio vascolare, del loro controllo terapeutico nel tempo ne delle traiettorie cumulative di esposizione; l’accorpamento di pre-fragilita e fragilita in un unico gruppo, dettato da limiti di numerosita, impedisce di distinguere gli effetti nei due sottogruppi; la popolazione includeva solo soggetti di etnia bianca e nera, limitando la generalizzabilita; le analisi di interazione potrebbero essere state sottodimensionate per rilevare disparita tra sottogruppi; infine, le associazioni non sono state stratificate per sottotipo di demenza (vascolare, degenerativa, mista).
Il contesto: un dibattito che dura da anni
Il risultato di Smith e colleghi si inserisce in un filone di ricerca gia consolidato sul cosiddetto “paradosso della pressione arteriosa” nell’anziano fragile. Studi di coorte come il Nambu Cohort Study giapponese avevano gia mostrato che, negli ipertesi ambulatoriali anziani, la mortalita per tutte le cause e piu alta nei pazienti fragili indipendentemente dal livello pressorio, e che nei fragili anche una pressione sistolica elevata non peggiora ulteriormente la prognosi rispetto a valori piu contenuti. Il razionale fisiopatologico piu accreditato riguarda la perfusione cerebrale: nell’anziano fragile, spesso con rigidita arteriosa avanzata e autoregolazione cerebrovascolare compromessa, una pressione sistemica piu bassa puo tradursi in ipoperfusione cerebrale relativa, mentre valori pressori moderatamente piu alti potrebbero mantenere una perfusione cerebrale adeguata.
Le principali societa scientifiche hanno gia iniziato a incorporare questa cautela nelle linee guida, sia pure con notevole eterogeneita: le linee guida ESC 2024 propongono un target intensivo di 120-129/70-79 mmHg per i pazienti under 85 anni, ma raccomandano un target piu conservativo, inferiore a 140/90 mmHg, per gli ultra 85enni o per i pazienti con fragilita moderata-severa; le linee guida ESH 2023 indicano un target iniziale di 130-140 mmHg per la fascia 65-79 anni, con ulteriore riduzione sotto i 130 mmHg se ben tollerata, ma un range piu permissivo di 140-150 mmHg per gli over 80. Una revisione sistematica pubblicata su Drugs & Aging ha censito tredici linee guida sull’ipertensione nell’anziano fragile, rilevando una qualita metodologica molto eterogenea e raccomandazioni pratiche spesso vaghe o prive di soglie numeriche condivise.
Commento editoriale
In un reparto di Medicina Interna come il mio, i pazienti che meglio incarnano questo studio li vedo ogni settimana: ultraottantenni, spesso pluripatologici, in cui il confine tra “ipertensione da trattare con decisione” e “ipertensione da tollerare con prudenza” e tutt’altro che scontato. Per anni la linea di condotta piu diffusa e stata quella di trattare tutti secondo lo stesso target numerico, magari con qualche margine di tolleranza in piu per l’eta anagrafica. Questo studio, insieme alla letteratura che lo precede, dice qualcosa di piu preciso: non e l’eta anagrafica la variabile che conta davvero, e il fenotipo di fragilità.
Sul piano pratico, credo che il messaggio da portare in corsia sia duplice. Primo: la valutazione della fragilita — attraverso i criteri di Fried o strumenti equivalenti come la Clinical Frailty Scale, entrambi semplici da applicare al letto del paziente in pochi minuti — dovrebbe entrare stabilmente nella valutazione geriatrica di ogni paziente anziano iperteso, non restare confinata agli ambulatori di geriatria specialistica. Un paziente che cammina lentamente, ha perso peso senza volerlo e si sente stanco in modo persistente non e semplicemente “un anziano”: e un paziente in cui la stessa pressione arteriosa puo avere un significato prognostico opposto rispetto al coetaneo robusto.
Secondo: questo studio non e, e non deve diventare, un alibi per smettere di trattare l’ipertensione nell’anziano fragile o per giustificare una deprescrizione indiscriminata. Gli stessi autori sono chiari nel dire che si tratta di un’associazione osservazionale, non di una dimostrazione causale, e che l’ipertensione resta un problema clinico rilevante per la maggioranza dei pazienti. Quello che cambia e la cornice decisionale: nel paziente fragile, la domanda giusta non e “quanto devo abbassare la pressione”, ma “qual e il compromesso migliore tra rischio cardiovascolare, rischio di ipoperfusione cerebrale e tollerabilita clinica”, tenendo conto di cadute, ipotensione ortostatica e qualita di vita residua. E lo stesso principio, del resto, che orienta da anni le nostre scelte di deprescrizione nei pazienti a fine vita o con aspettativa di vita limitata: l’obiettivo terapeutico si sposta dalla massimizzazione dell’endpoint surrogato al beneficio clinico netto per quel singolo paziente.
Aggiungo una nota di metodo che vale la pena condividere con i colleghi: il fatto che diabete e fumo mantengano un effetto negativo coerente indipendentemente dalla fragilità, mentre l’ipertensione no, e un dettaglio che rende il risultato piu credibile e meno riconducibile a un semplice bias di sopravvivenza o di reverse causation (l’ipotesi, cioe, che sia la demenza incipiente a causare una pressione piu bassa, e non viceversa). Detto questo, resto dell’idea — condivisa dagli stessi autori — che prima di cambiare la pratica clinica servano studi di intervento randomizzati che confrontino esplicitamente target pressori diversi in coorti stratificate per fragilità. Fino ad allora, il buon senso clinico resta lo strumento migliore: individualizzare, non standardizzare.
Smith, J. R., et al. (2026). Frailty status modifies the association between vascular risk factors and incident dementia. Neurology, 107(1), e218127. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127 https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127
Teotia, V. (Ed.). (2026, 3 luglio). Frailty may modify late-life hypertension-dementia risk. Medscape Medical News. https://www.medscape.com/viewarticle/frailty-may-modify-late-life-hypertension-dementia-risk-2026a1000mln
American Academy of Neurology. (2026, 10 giugno). High blood pressure associated with lower risk of dementia in frail people [Comunicato stampa]. EurekAlert! https://www.eurekalert.org/news-releases/1131342
Tan, M. C., et al. (2023). Hypertension treatment in frail older adults: A systematic review and appraisal of guidelines. Drugs & Aging. https://link.springer.com/article/10.1007/s40266-023-01053-1
Todd, O. M., et al. (2022). Hypertension management in older patients — are the guideline blood pressure targets appropriate? Age and Ageing, 51(1), afab226. https://academic.oup.com/ageing/article/51/1/afab226/6430095
Ogawa, M., et al. (2021). Blood pressure, frailty status, and all-cause mortality in elderly hypertensives: The Nambu Cohort Study. Geriatrics & Gerontology International. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8668433/
Warwick, J., et al. (2020). Blood pressure targets for older patients — do advanced age and frailty really not matter? Canadian Geriatrics Journal. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7259922/
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Ipertensione e demenza nell’anziano: la fragilità cambia le regole del gioco
Una delle certezze più radicate della medicina cardiovascolare e che la pressione alta faccia male al cervello: più ipertensione, più rischio di demenza, in una relazione che si considera valida a qualunque eta. Uno studio pubblicato il 10 giugno 2026 su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, introduce una variabile che rimette in discussione questa linearita nei grandi anziani: lo stato di fragilità fisica. Nei soggetti robusti l’ipertensione resta un fattore di rischio per demenza, come atteso; ma nei soggetti fragili o pre-fragili la stessa ipertensione non aumenta il rischio, e una pressione arteriosa lievemente elevata sembra addirittura associarsi a un rischio piu basso.
Il disegno dello studio
Il gruppo di Jason R. Smith, dell’Universita del North Carolina a Chapel Hill, ha analizzato una coorte prospettica di 6.135 adulti privi di demenza al basale, provenienti dallo studio americano ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities), con un’eta media di 75 anni, per il 58,5% donne, il 79,2% di etnia bianca e il 20,8% di etnia nera. L’arruolamento risale al periodo 2011-2013, con un follow-up mediano di 9 anni.
I fattori di rischio vascolare al basale sono stati classificati secondo criteri standard: pressione arteriosa elevata (sistolica 120-129 mmHg e diastolica <80 mmHg), ipertensione conclamata (sistolica ≥130 mmHg, diastolica ≥80 mmHg, o uso di farmaci antipertensivi), diabete e abitudine tabagica attuale. Lo stato di fragilità e stato definito secondo i criteri fenotipici di Fried, che considerano cinque componenti: astenia riferita, scarsa attivita fisica, velocita del cammino ridotta, forza di prensione ridotta e calo ponderale non intenzionale. I soggetti con nessuno di questi criteri sono stati classificati come robusti (n=2.383), quelli con uno o due criteri come pre-fragili (n=2.376), e quelli con tre o piu criteri come fragili (n=334); per l’analisi statistica, pre-fragilità e fragilità sono state accorpate in un unico gruppo per limiti di numerosita campionaria. La demenza incidente e stata accertata mediante valutazioni neuropsicologiche di persona, segnalazioni semestrali di partecipanti o informatori, e sorveglianza di dati amministrativi da ricoveri e certificati di morte, con modelli di regressione di Cox per stimare le associazioni.
I risultati principali
Durante il follow-up ha sviluppato demenza il 15,8% dei partecipanti robusti, contro il 30,0% di quelli pre-fragili o fragili — un differenziale di rischio di base che da solo giustificherebbe una gestione clinica differenziata. Nel modello pienamente aggiustato, diabete (hazard ratio 1,29; IC 95% 1,15-1,44), fumo attivo (HR 1,50; IC 95% 1,19-1,89) e stato di pre-fragilità/fragilità (HR 1,59; IC 95% 1,43-1,78) sono risultati fattori di rischio indipendenti per demenza.
Il dato piu interessante riguarda l’interazione statisticamente significativa tra ipertensione e stato di fragilita rispetto al rischio di demenza (p per interazione = 0,026):
- nei partecipanti robusti, l’ipertensione e risultata associata a un rischio di demenza piu elevato (hazard ratio aggiustato 1,39; IC 95% 1,00-1,94);
- nei partecipanti pre-fragili o fragili, la stessa ipertensione non ha mostrato questa associazione (HR aggiustato 0,82; IC 95% 0,66-1,01);
- una pressione arteriosa solo elevata (non ancora ipertensione conclamata) e risultata associata a un rischio piu basso di demenza nei soggetti pre-fragili o fragili (HR aggiustato 0,68; IC 95% 0,49-0,95), mentre non ha mostrato alcuna associazione protettiva nei robusti (HR aggiustato 1,03; IC 95% 0,65-1,64).
Il comunicato dell’American Academy of Neurology fornisce anche i tassi assoluti, utili per dare concretezza clinica ai rapporti di rischio: tra i partecipanti pre-fragili o fragili, chi aveva pressione elevata o ipertensione ha sviluppato demenza rispettivamente a un tasso di 29,5 e 41,2 casi per 1.000 persone-anno, contro 42,3 casi per 1.000 persone-anno in chi aveva pressione normale. Tra i partecipanti robusti, invece, il tasso e stato di 13,3 e 20,2 casi per 1.000 persone-anno rispettivamente per pressione elevata e ipertensione, contro 12,6 casi per 1.000 persone-anno con pressione normale — qui la relazione dose-rischio va nella direzione classica, con la pressione piu alta associata a piu demenza.
Diabete e fumo attivo, al contrario dell’ipertensione, sono risultati associati a un rischio maggiore di demenza indipendentemente dallo stato di fragilita: il diabete con HR 1,28 nei robusti e 1,29 nei pre-fragili/fragili, il fumo con HR 1,59 nei robusti e 1,44 nei pre-fragili/fragili. Questo e un punto metodologicamente importante, perche esclude che l’effetto “paradosso” osservato per l’ipertensione sia un artefatto generico legato alla fragilita: la fragilità modifica specificamente la relazione pressione-demenza, non la relazione tra fattori di rischio vascolare e demenza in generale.
Che cosa significa, secondo gli autori
«E entusiasmante pensare che, anche per le persone in eta avanzata, potremmo aiutare a preservare la salute cerebrale scegliendo il target pressorio ottimale in base alla presenza di segni di fragilita» – ha dichiarato Smith nel comunicato stampa dell’American Academy of Neurology.
Lo stesso autore ha pero precisato che lo studio dimostra un’associazione, non un nesso di causalita: non e provato che l’ipertensione unita alla fragilita causi un rischio piu basso di demenza, e servono ulteriori studi per stabilire se una gestione pressoria differenziata per stato di fragilita riduca realmente tale rischio.
Gli autori segnalano inoltre alcuni limiti rilevanti: l’analisi non ha tenuto conto dell’eta di insorgenza dei fattori di rischio vascolare, del loro controllo terapeutico nel tempo ne delle traiettorie cumulative di esposizione; l’accorpamento di pre-fragilita e fragilita in un unico gruppo, dettato da limiti di numerosita, impedisce di distinguere gli effetti nei due sottogruppi; la popolazione includeva solo soggetti di etnia bianca e nera, limitando la generalizzabilita; le analisi di interazione potrebbero essere state sottodimensionate per rilevare disparita tra sottogruppi; infine, le associazioni non sono state stratificate per sottotipo di demenza (vascolare, degenerativa, mista).
Il contesto: un dibattito che dura da anni
Il risultato di Smith e colleghi si inserisce in un filone di ricerca gia consolidato sul cosiddetto “paradosso della pressione arteriosa” nell’anziano fragile. Studi di coorte come il Nambu Cohort Study giapponese avevano gia mostrato che, negli ipertesi ambulatoriali anziani, la mortalita per tutte le cause e piu alta nei pazienti fragili indipendentemente dal livello pressorio, e che nei fragili anche una pressione sistolica elevata non peggiora ulteriormente la prognosi rispetto a valori piu contenuti. Il razionale fisiopatologico piu accreditato riguarda la perfusione cerebrale: nell’anziano fragile, spesso con rigidita arteriosa avanzata e autoregolazione cerebrovascolare compromessa, una pressione sistemica piu bassa puo tradursi in ipoperfusione cerebrale relativa, mentre valori pressori moderatamente piu alti potrebbero mantenere una perfusione cerebrale adeguata.
Le principali societa scientifiche hanno gia iniziato a incorporare questa cautela nelle linee guida, sia pure con notevole eterogeneita: le linee guida ESC 2024 propongono un target intensivo di 120-129/70-79 mmHg per i pazienti under 85 anni, ma raccomandano un target piu conservativo, inferiore a 140/90 mmHg, per gli ultra 85enni o per i pazienti con fragilita moderata-severa; le linee guida ESH 2023 indicano un target iniziale di 130-140 mmHg per la fascia 65-79 anni, con ulteriore riduzione sotto i 130 mmHg se ben tollerata, ma un range piu permissivo di 140-150 mmHg per gli over 80. Una revisione sistematica pubblicata su Drugs & Aging ha censito tredici linee guida sull’ipertensione nell’anziano fragile, rilevando una qualita metodologica molto eterogenea e raccomandazioni pratiche spesso vaghe o prive di soglie numeriche condivise.
Commento editoriale
In un reparto di Medicina Interna come il mio, i pazienti che meglio incarnano questo studio li vedo ogni settimana: ultraottantenni, spesso pluripatologici, in cui il confine tra “ipertensione da trattare con decisione” e “ipertensione da tollerare con prudenza” e tutt’altro che scontato. Per anni la linea di condotta piu diffusa e stata quella di trattare tutti secondo lo stesso target numerico, magari con qualche margine di tolleranza in piu per l’eta anagrafica. Questo studio, insieme alla letteratura che lo precede, dice qualcosa di piu preciso: non e l’eta anagrafica la variabile che conta davvero, e il fenotipo di fragilità.
Sul piano pratico, credo che il messaggio da portare in corsia sia duplice. Primo: la valutazione della fragilita — attraverso i criteri di Fried o strumenti equivalenti come la Clinical Frailty Scale, entrambi semplici da applicare al letto del paziente in pochi minuti — dovrebbe entrare stabilmente nella valutazione geriatrica di ogni paziente anziano iperteso, non restare confinata agli ambulatori di geriatria specialistica. Un paziente che cammina lentamente, ha perso peso senza volerlo e si sente stanco in modo persistente non e semplicemente “un anziano”: e un paziente in cui la stessa pressione arteriosa puo avere un significato prognostico opposto rispetto al coetaneo robusto.
Secondo: questo studio non e, e non deve diventare, un alibi per smettere di trattare l’ipertensione nell’anziano fragile o per giustificare una deprescrizione indiscriminata. Gli stessi autori sono chiari nel dire che si tratta di un’associazione osservazionale, non di una dimostrazione causale, e che l’ipertensione resta un problema clinico rilevante per la maggioranza dei pazienti. Quello che cambia e la cornice decisionale: nel paziente fragile, la domanda giusta non e “quanto devo abbassare la pressione”, ma “qual e il compromesso migliore tra rischio cardiovascolare, rischio di ipoperfusione cerebrale e tollerabilita clinica”, tenendo conto di cadute, ipotensione ortostatica e qualita di vita residua. E lo stesso principio, del resto, che orienta da anni le nostre scelte di deprescrizione nei pazienti a fine vita o con aspettativa di vita limitata: l’obiettivo terapeutico si sposta dalla massimizzazione dell’endpoint surrogato al beneficio clinico netto per quel singolo paziente.
Aggiungo una nota di metodo che vale la pena condividere con i colleghi: il fatto che diabete e fumo mantengano un effetto negativo coerente indipendentemente dalla fragilità, mentre l’ipertensione no, e un dettaglio che rende il risultato piu credibile e meno riconducibile a un semplice bias di sopravvivenza o di reverse causation (l’ipotesi, cioe, che sia la demenza incipiente a causare una pressione piu bassa, e non viceversa). Detto questo, resto dell’idea — condivisa dagli stessi autori — che prima di cambiare la pratica clinica servano studi di intervento randomizzati che confrontino esplicitamente target pressori diversi in coorti stratificate per fragilità. Fino ad allora, il buon senso clinico resta lo strumento migliore: individualizzare, non standardizzare.
Smith, J. R., et al. (2026). Frailty status modifies the association between vascular risk factors and incident dementia. Neurology, 107(1), e218127. https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127 https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000218127
Teotia, V. (Ed.). (2026, 3 luglio). Frailty may modify late-life hypertension-dementia risk. Medscape Medical News. https://www.medscape.com/viewarticle/frailty-may-modify-late-life-hypertension-dementia-risk-2026a1000mln
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Tan, M. C., et al. (2023). Hypertension treatment in frail older adults: A systematic review and appraisal of guidelines. Drugs & Aging. https://link.springer.com/article/10.1007/s40266-023-01053-1
Todd, O. M., et al. (2022). Hypertension management in older patients — are the guideline blood pressure targets appropriate? Age and Ageing, 51(1), afab226. https://academic.oup.com/ageing/article/51/1/afab226/6430095
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como inteligências artificiais manipulam informações políticas
Acho que é uma discussão pouco apreciada ainda
https://www.tecnologiaeclasse.com.br/p/como-inteligencias-artificiais-manipulam
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¿Qué implica renunciar a la ciudadanía de EU?; esto advierte el Departamento de Estado
Tras aprobarse la reforma de doble nacionalidad, algunos senadores han informado sobre su renuncia a otra ciudadanía ante sus aspiraciones políticas rumbo a 2027. ¿Qué implica renunciar a la nacionalidad estadounidense y qué requisitos establece EU? Aquí te explicamos el proceso y sus consecuencias #DobleNacionalidad #EstadosUnidos #PoliticaMexico #eluniversal…
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Pessoal, integramos nosso site ao Fediverso.
Se quiserem acompanhar as informações mais completas sobre nosso clube randoneiro e as provas que organizamos, sigam e nos ajudem a divulgar.
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🌀⚠️ #Clima | ¡Alerta en el Pacífico! El huracán Rachel intensifica su fuerza rápidamente y alcanza la categoría 2 frente a las costas de México. Mantente informado y toma precauciones. 🌊🌪️ #HuracánRachel #ProtecciónCivil #ClimaMéxico
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México despliega 159 elementos de la Semar en frontera con Texas
La Armada de México desplegó 159 elementos, 11 vehículos y dos drones en la frontera de Tamaulipas, mientras Estados Unidos movilizó aproximadamente 500 militares en el Valle del Río Grande.
Por Martín García | Reportero
La Armada de México desplegó 159 elementos navales, 11 vehículos y dos drones en la franja fronteriza de Tamaulipas, en el marco de la Operación Sable, ante el despliegue de aproximadamente 500 elementos de las fuerzas armadas de Estados Unidos en el Valle del Río Grande, Texas.
La Secretaría de Marina (Semar) y la Secretaría de Relaciones Exteriores (SRE) informaron que los movimientos militares de ambos países forman parte de operaciones espejo orientadas a reforzar la seguridad fronteriza, mejorar las capacidades de detección y mantener la vigilancia dentro de las respectivas jurisdicciones.
El despliegue estadounidense fue informado por el Comando Norte de Estados Unidos, que señaló que alrededor de 500 elementos de sus fuerzas armadas participan en la operación denominada Vanguardia Ardiente.
Operativos en Tamaulipas
En territorio mexicano, el Sector Naval de Matamoros, Tamaulipas, mantiene el despliegue de personal y recursos operativos dentro de su jurisdicción fronteriza como parte de la Operación Sable.
La Semar precisó que las acciones corresponden a labores de vigilancia y seguridad en la frontera norte, sin que ello implique el ingreso de fuerzas estadounidenses al territorio mexicano.
La coordinación entre las autoridades de ambos países se desarrolla mediante los mecanismos institucionales establecidos, de acuerdo con la información difundida por la Semar y la SRE.
Cooperación sin subordinación
Las dependencias federales señalaron que la relación bilateral en materia de seguridad fronteriza se conduce bajo cuatro ejes: respeto a la soberanía, responsabilidad compartida, confianza mutua y cooperación sin subordinación.
Bajo este esquema, cualquier mecanismo de cooperación o intercambio de información entre México y Estados Unidos debe realizarse mediante los canales institucionales correspondientes.
La Semar indicó que las operaciones mexicanas continuarán bajo las atribuciones y jurisdicción de las autoridades nacionales, mientras que las acciones estadounidenses se desarrollarán en territorio de ese país.
El despliegue ocurre en una zona fronteriza donde ambos gobiernos mantienen operaciones de vigilancia y seguridad, aunque con responsabilidades diferenciadas conforme a sus respectivas jurisdicciones. –sn–
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ISSSTE inicia negociación con SNTISSSTE para firmar Condiciones Generales de Trabajo en 2026
El ISSSTE abrió con el SNTISSSTE el proceso para acordar las Condiciones Generales de Trabajo, con el objetivo de concretar su firma antes de concluir 2026, tras 14 años sin un nuevo acuerdo laboral.
Por Gabriela Díaz | Reportera
El Instituto de Seguridad y Servicios Sociales de los Trabajadores del Estado (ISSSTE) inició el proceso de negociación con el Sindicato Nacional de Trabajadores del ISSSTE (SNTISSSTE) para concretar la firma de las Condiciones Generales de Trabajo antes de que concluya 2026, después de 14 años sin un nuevo acuerdo.
El anuncio fue realizado por el director general del ISSSTE, Martí Batres Guadarrama, durante el encuentro con motivo del Día de los Trabajadores del ISSSTE, donde estuvo presente Roberto Javier Gómez Gómez, presidente del Comité Ejecutivo Nacional del SNTISSSTE.
“En 14 años no se han firmado las Condiciones Generales de Trabajo”, señaló Batres, quien informó que a partir de este 1 de octubre se abre el proceso de diálogo con la representación sindical para buscar un acuerdo que permita formalizar las nuevas condiciones laborales durante este año.
ISSSTE y sindicato abrirán proceso de negociación
Las Condiciones Generales de Trabajo constituyen el marco que regula aspectos de la relación laboral entre una institución pública y su personal sindicalizado. En este caso, el proceso involucrará al ISSSTE y al SNTISSSTE, cuya dirigencia nacional para el periodo 2026-2030 está encabezada por Roberto Javier Gómez Gómez. El Tribunal Federal de Conciliación y Arbitraje entregó en junio pasado la Toma de Nota al nuevo Comité Ejecutivo Nacional del sindicato.
El anuncio ocurre mientras el ISSSTE mantiene una agenda de modificaciones laborales y fortalecimiento de su plantilla. De acuerdo con información oficial publicada en agosto, 20 mil 917 trabajadores ampliaron voluntariamente su jornada de seis a ocho horas, mientras que se reportaron procesos de renivelación para 26 mil 800 enfermeras, 22 mil 700 trabajadores administrativos, mil 200 trabajadores sociales y 456 terapistas físicos.
Amplían jornada y renivelan plazas
Batres Guadarrama señaló que la ampliación voluntaria de jornada permitió mejorar los ingresos de los trabajadores participantes y, al mismo tiempo, incrementar las horas destinadas a la atención de la derechohabiencia.
El director general también sostuvo que las medidas laborales forman parte de las acciones emprendidas durante su gestión para modificar las condiciones del personal del organismo.
En octubre de 2025, el ISSSTE ya había informado que 20 mil 917 trabajadores se habían incorporado al esquema voluntario de ampliación de jornada. En ese mismo reporte se documentó la renivelación de personal de distintas áreas, cifras que posteriormente fueron actualizadas por el propio Instituto.
La apertura de la negociación para las Condiciones Generales de Trabajo agrega ahora un componente contractual a las medidas laborales implementadas en los últimos dos años.
SNTISSSTE reporta acuerdo para pago de uniformes
Durante el encuentro, Roberto Javier Gómez Gómez señaló que la coordinación entre la representación sindical y la dirección del ISSSTE permitió concretar el pago de uniformes mediante monedero electrónico.
El dirigente sindical vinculó esta medida con las prestaciones dirigidas al personal del organismo y con el reconocimiento a quienes trabajan en las áreas médicas, administrativas y de servicios.
El Día de los Trabajadores del ISSSTE se conmemora cada 1 de octubre. El propio Instituto documentó que esta fecha fue establecida en 1960 por acuerdo de su Junta Directiva como reconocimiento al personal que integra el organismo. –sn–
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Hallan cinco cuerpos maniatados en Tlalnepantla, Morelos; investigan muertes a un costado de carretera
Cinco personas, tres hombres y dos mujeres, fueron localizadas sin vida y maniatadas en Tlalnepantla, Morelos. La Fiscalía estatal investiga el hallazgo ocurrido a un costado de la carretera Xochimilco-Oaxtepec.
Por Mireya Estrada | Corresponsal
Cinco personas, tres hombres y dos mujeres, fueron localizadas sin vida y atadas de pies y manos este jueves en un paraje del municipio de Tlalnepantla, Morelos, a un costado de la carretera federal Xochimilco-Oaxtepec.
El hallazgo ocurrió durante la mañana, luego de un reporte al número de emergencias 911 sobre varias personas abandonadas a la orilla de la vía. Elementos de seguridad acudieron al sitio y confirmaron que las víctimas ya no presentaban signos vitales.
La Fiscalía General del Estado de Morelos (FGE) inició las investigaciones para establecer la identidad de las víctimas y determinar las circunstancias en que ocurrieron las muertes. De acuerdo con reportes coincidentes, los cuerpos presentaban huellas de violencia y, según versiones difundidas, lesiones producidas por arma de fuego.
Hallazgo ocurrió en el paraje Los Nogales
Los cuerpos fueron encontrados en las inmediaciones del paraje conocido como Los Nogales, cerca del poblado de Felipe Neri, en una zona próxima a los límites de Morelos con el Estado de México.
Personal de la FGE acordonó el área para permitir la intervención de agentes de investigación y peritos, quienes realizaron las primeras diligencias y el levantamiento de los cuerpos.
Hasta el momento, las autoridades no han informado públicamente la identidad de las cinco personas ni han reportado detenidos relacionados con este caso.
El hallazgo ocurre días después de otros hechos violentos registrados en Morelos. El 26 de septiembre, dos estudiantes de la Universidad Autónoma del Estado de Morelos (UAEM) fueron asesinados durante un ataque armado en Cuernavaca, mientras que un tercer adolescente resultó herido.
La violencia también alcanzó recientemente a la comunidad universitaria por el feminicidio de Claudia Tacoronte Aguilera, estudiante española de 21 años que realizaba un intercambio académico en la UAEM. Por ese caso, la Fiscalía de Morelos obtuvo una orden de aprehensión y posteriormente fue detenido Francisco Javier “N”, señalado como presunto responsable.
La investigación por el hallazgo de Tlalnepantla permanece abierta y corresponderá a la Fiscalía estatal determinar las causas de muerte, identificar a las víctimas y establecer quiénes participaron en los hechos. –sn–
Información relacionada:
- https://sociedad-noticias.com/2026/09/27/asesinan-a-dos-estudiantes-de-la-uaem-en-cuernavaca-fiscalia-de-morelos-investiga-el-ataque/
- https://sociedad-noticias.com/2026/09/17/detienen-a-el-trompas-presunto-feminicida-de-la-estudiante-espanola-claudia-tacoronte-en-morelos/
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Ruta Rosa de Afirme llevará consultas y mastografías gratuitas a 10 puntos del país
Ruta Rosa Afirme 2026 llevará valoraciones médicas gratuitas y mastografías a 10 puntos de México. La iniciativa reporta más de mil mujeres beneficiadas y 420 estudios realizados durante los últimos tres años.
Por Deyanira Vázquez | Reportera
La iniciativa Ruta Rosa de Afirme ampliará durante octubre sus acciones de prevención y detección oportuna del cáncer de mama con consultas médicas gratuitas y mastografías sin costo en 10 puntos de México.
El programa, impulsado por Afirme Grupo Financiero, reporta más de mil mujeres beneficiadas en 20 estados, 420 mastografías realizadas durante los últimos tres años y 750 valoraciones clínicas efectuadas mediante sus consultorios móviles, que han recorrido 71 ciudades del país.
La nueva etapa contempla visitas a sucursales de Crédito Sí en Durango, Saltillo, Monclova, Torreón, Mazatlán, Culiacán, Los Mochis, así como en las zonas de Lincoln, Apodaca y Solidaridad, en Nuevo León. Las asistentes podrán recibir una valoración médica inicial y, cuando sea necesario, un certificado para realizarse una mastografía sin costo.
Ruta Rosa ampliará la atención durante octubre
De acuerdo con la información proporcionada por Afirme, la campaña podría sumar más de 150 mastografías a las 420 realizadas desde 2023, además de las consultas médicas gratuitas previstas durante el recorrido.
La estrategia busca acercar servicios preventivos a mujeres que pueden enfrentar barreras para acceder a estudios de detección. La Secretaría de Salud federal señala que la detección oportuna del cáncer de mama incrementa de manera importante las posibilidades de tratamiento exitoso.
Más información sobre detección de cáncer de mama en Sociedad Noticias
El Instituto Mexicano del Seguro Social (IMSS) también identifica la autoexploración, la exploración clínica y la mastografía de tamizaje como herramientas para favorecer la detección temprana del padecimiento.
En este contexto, Ruta Rosa incorpora además acciones de información y acompañamiento para promover que la prevención forme parte del cuidado habitual de la salud.
Afirme reporta más de mil pólizas contra cáncer de mama
Como parte de las acciones de Afirme Seguros, la institución informó que durante los últimos tres años ha emitido más de mil pólizas diseñadas para brindar protección ante un primer diagnóstico de cáncer de mama.
La cobertura contempla una suma asegurada de 500 mil pesos para gastos relacionados con la atención médica. Durante octubre, la empresa también ofrecerá un descuento de 10 por ciento en este producto, de acuerdo con la información presentada durante el arranque de Ruta Rosa 2026.
La campaña incluye además la posibilidad de realizar donaciones en cajeros automáticos y alcancías instaladas en sucursales participantes. Afirme informó que duplicará cada peso aportado por clientes y colaboradores para fortalecer los programas de atención y acompañamiento de Unidas Contigo A.C., organización integrada por sobrevivientes de cáncer de mama y voluntarias.
Prevención y detección oportuna, entre las acciones de octubre
Durante el lanzamiento de la campaña, Nubia Aridia Linares Cervantes, coordinadora estatal del Programa de Cáncer de la Mujer de la Secretaría de Salud de Nuevo León, informó que el número preliminar de defunciones por cáncer de mama en la entidad era de 243 al cierre de junio de 2026, frente a 481 registradas al cierre de 2025.
La funcionaria participó en representación de la Secretaría de Salud estatal y reconoció las acciones emprendidas por Afirme y Unidas Contigo.
Por su parte, Flora Ferrera Fernández, presidenta de Unidas Contigo, llamó a la población a participar en las actividades de prevención y acompañamiento relacionadas con la campaña.
La organización trabaja en acciones de concientización sobre la detección oportuna y brinda apoyo a personas que enfrentan un diagnóstico de cáncer de mama.
Las acciones de Ruta Rosa se suman a otras estrategias de detección que se desarrollan en México durante octubre. Sociedad Noticias ha informado sobre jornadas públicas de mastografías y programas de atención que buscan acercar los estudios a la población.
Consulta otras noticias sobre cáncer de mama en Sociedad Noticias
Crédito Sí atenderá a mujeres en sus sucursales
Luis Alberto Salazar, director ejecutivo de Microfinanzas de Crédito Sí, informó que 94 por ciento de los clientes de esa institución son mujeres y señaló que la empresa participará en Ruta Rosa con más de 250 consultas médicas gratuitas.
El programa contempla que las mujeres reciban una valoración inicial y, cuando exista indicación médica, puedan acceder al proceso para realizarse una mastografía.
La iniciativa también incorpora la participación de Universidad Afirme, donde Paloma Acevedo, sobreviviente de cáncer de mama, compartió su experiencia y llamó a mantener las acciones de prevención y acompañamiento.
Carlos Padilla, director ejecutivo de Productos de Afirme Grupo Financiero, señaló que las aportaciones realizadas durante la campaña buscan ampliar el acceso a información y prevención, mientras que Chary González, directora Laboral, Comunicación y Vida de Afirme, planteó como objetivos fortalecer la prevención y ampliar la conversación pública sobre el cáncer de mama. –sn–
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Huracán Rachel afecta Puerto Vallarta; mantienen playas cerradas y vigilancia por lluvias y oleaje
El huracán Rachel se intensificó a categoría 2 frente al Pacífico, mientras Puerto Vallarta mantiene playas cerradas y vigilancia por lluvias, viento y oleaje elevado.
Por Gabriela Díaz | Reportera
El huracán Rachel mantiene bajo vigilancia a Puerto Vallarta y otras zonas de la costa de Jalisco, aunque el sistema se aleja gradualmente del litoral. El ciclón alcanzó la categoría 2 y sus efectos continúan con lluvias, viento y oleaje elevado en la región.
En Puerto Vallarta permanecen las medidas preventivas ante las condiciones marítimas. Las autoridades mantienen la bandera roja en las playas y la vigilancia de guardavidas, por lo que se recomienda a habitantes y visitantes evitar ingresar al mar mientras continúen las restricciones.
El Sistema Meteorológico Nacional (SMN) informó que Rachel registra vientos máximos sostenidos de 155 kilómetros por hora y rachas superiores, mientras avanza hacia el noroeste. El centro del huracán se localiza a más de 400 kilómetros al oeste de Cabo Corrientes, por lo que no se prevé un impacto directo del centro del sistema sobre Puerto Vallarta.
Rachel mantiene efectos en la costa de Jalisco
Aunque el ciclón se aleja, su circulación continúa generando condiciones adversas en el occidente del país. Para Jalisco se pronostican lluvias intermitentes, principalmente en las regiones Costa Sur, Costa-Sierra Occidental, Sierra de Amula y Sur.
También se prevén acumulados de entre 20 y 50 milímetros, además de rachas superiores a 40 kilómetros por hora en algunas zonas y oleaje de entre dos y tres metros en el litoral durante este jueves y viernes.
La Unidad Estatal de Protección Civil y Bomberos de Jalisco (UEPCBJ) pidió mantener las medidas preventivas, evitar zonas inundadas y no cruzar arroyos o corrientes de agua. También recomendó mantenerse alejado de árboles, estructuras metálicas y sitios expuestos durante las tormentas.
Playas de Puerto Vallarta permanecen restringidas
En Puerto Vallarta, personal de Protección Civil mantiene recorridos preventivos en las playas para informar a residentes y turistas sobre las condiciones del mar.
La bandera roja continúa como medida de seguridad debido al oleaje asociado con Rachel. Las autoridades han pedido suspender actividades recreativas en el mar y atender las instrucciones de los guardavidas.
La situación requiere especial precaución porque las condiciones marítimas pueden cambiar rápidamente aun cuando el centro del huracán se encuentre lejos de la costa.
Protección Civil mantiene vigilancia
La Coordinación Nacional de Protección Civil (CNPC) mantiene el llamado a la población de las zonas costeras para atender los avisos oficiales, particularmente ante lluvias intensas, incremento de niveles de ríos y arroyos, inundaciones y posibles deslaves.
En Jalisco, las autoridades estatales mantienen seguimiento de la evolución del huracán y de sus efectos en las regiones costeras. La recomendación para habitantes y visitantes es evitar actividades en playas mientras permanezcan las restricciones y mantenerse informados mediante canales oficiales.
El seguimiento de Rachel forma parte de la vigilancia meteorológica permanente en el Pacífico mexicano, debido a que cambios en su intensidad o trayectoria pueden modificar las condiciones previstas para las entidades costeras. –sn–
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