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7 results for “feritae”

  1. 10.9.2026

    - New car stereo and backup camera installed today
    - Spent the day with @Kheldar_Lars
    - Got today's done

  2. 10.8.2026

    - Listening to a mockingbird blasting his song over every other bird
    - had a chance to chat with our neighbor this evening
    - cooked dinner for tonight and made a salad bowl to grab from for the week ahead.

  3. 10.7.2026

    - Second day of Elections Training - fingers crossed that we'll get our schedules for Early Voting before Tuesday since set-up is next Wednesday
    - watched Mayday with Ryan Reynolds and Kenneth Brannagh. That was a really fun movie.
    - just an all around good afternoon hanging out with hobie. Definitely worth not finishing my to-dos for the day.

  4. 𝐒𝐚𝐥𝐚 𝐎𝐩𝐞𝐧 2026 - Proiezione di "Ravone"

    Cinema Galliera, giovedì 15 ottobre alle ore 21:00 CEST

    🎥 Torna 𝐒𝐚𝐥𝐚 𝐎𝐩𝐞𝐧, la rassegna di cinema indipendente e documentario sociale di OpenDDB e Cinema Teatro Galliera di Bologna.

    🔥 La quinta stagione inaugura ufficialmente il 𝟏𝟓 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 (con replica il 20) con 𝐑𝐚𝐯𝐨𝐧𝐞 di Giuliana Fantoni: a due anni dall’alluvione che colpì Bologna, un film che attraversa le sue ferite e interroga il nostro rapporto con il territorio e la sua cura.

    🗓️ 15 ottobre ore 21:00 / 20 ottobre ore 19:00

    🍿Cinema Teatro Galliera

    Prenota il tuo posto👉https://www.cinemateatrogalliera.it/prenotare-si-puo/

    𝙊𝙨𝙥𝙞𝙩𝙞 𝙞𝙣 𝙨𝙖𝙡𝙖:

    - 𝙂𝙞𝙪𝙡𝙞𝙖𝙣𝙖 𝙁𝙖𝙣𝙩𝙤𝙣𝙞 (𝙧𝙚𝙜𝙞𝙨𝙩𝙖)

    - ⁠𝙇𝙖𝙯𝙖 (𝙥𝙧𝙤𝙙𝙪𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚)

    - ⁠𝙇𝙪𝙘𝙖 𝙑𝙞𝙖𝙣𝙚𝙡𝙡𝙞 (𝙥𝙧𝙚𝙨𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝘾𝙤𝙢𝙞𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙍𝙖𝙫𝙤𝙣𝙚 𝙎𝙞𝙘𝙪𝙧𝙤)

    - ⁠𝙈𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙀𝙡𝙚𝙣𝙖 𝘽𝙤𝙣𝙛𝙞𝙜𝙡𝙞 (𝙧𝙖𝙥𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝘾𝙤𝙢𝙞𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙍𝙖𝙫𝙤𝙣𝙚 𝙎𝙞𝙘𝙪𝙧𝙤)

    - Bologna for Climate Justice

    ℹ️ 𝙄𝙣𝙛𝙤 𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙧𝙖𝙢𝙢𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙥𝙧𝙤𝙨𝙨𝙞𝙢𝙞 𝙖𝙥𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞

    👉 https://openddb.it/sala-open/

    SINOSSI

    Una violenta alluvione ha travolto Bologna nel 2024. Seguendo il corso del torrente Ravone incontriamo le storie di chi l’ha vissuta, un coro di voci che esortano a riflettere sulle conseguenze emotive e materiali di questa tragedia, su come l’equilibrio di una comunità sia stato sconvolto e sul rapporto, sempre più fragile, tra uomo e natura. Un racconto locale che diventa racconto universale, una metafora dei corsi d’acqua alla ricerca del loro spazio vitale, sottratto dall’uomo per favorire l’urbanizzazione.
    Dino, l’ultimo ortolano rimasto, racconta come la fine della civiltà contadina abbia portato all’abbandono del territorio. Le sue parole sono un invito a ripopolare le colline, prendendosene cura.

    balotta.org/event/2026-proiezi

  5. X0

    Quando tutto ormai è distrutto, sulle macerie cammini piano perché ogni passo è a rischio di dolore.Ma questo non deve mai scoraggiare chi, con i piedi sanguinanti per le cattiverie inflitte, sta camminando con fatica. Non è saggio fermarsi, e neppure indugiare. Anche se lentamente, è necessario andare avanti.Perché prima o poi le ferite guariscono, e le macerie restano indietro. Assieme alle tue giustificazioni, ai tuoi pretesti, alle colpe che non sai assumerti. E dietro, oltre le […]

    giovanniliconti1.wordpress.com

  6. TRANSGENDER LOVE

    Brame brame il mio specchio arretra
    Il mio specchio lungo e ovale
    Riflette
    Solo il fumo di una pentola
    In quest'ora cupa
    Di un pomeriggio spento
    Chiuso

    Si nasconde dietro due gocce nascoste il tuo respiro
    E tutto il mondo è appannato
    Da un groppo in gola
    La ceretta
    Amare brame
    La lametta, la crema, le trame e
    Le trecce
    Poi, un canto, le calze
    I tacchi
    E il vento

    Ma tu, tu
    Che ne sai cosa vuol dire
    Guardarsi e odiarsi
    Avere un angelo dentro
    E un mostro fuori?

    Analisi della poesia visiva:

    Un braccio con un crocifisso fissato con lo scotch evoca un atto di auto-flagellazione rituale o di ribellione sacra, mescolando dolore fisico, spiritualità e profanazione. È un'immagine cruda, intima, che richiama il corpo come altare personale – ferito, esposto, ma anche redento. Il testo si dispone probabilmente lungo il braccio, seguendo le vene o la curva del muscolo, con parole che "scendono" come lacrime o sangue. Questa è una poesia visiva che usa la forma per incarnare il tema: il corpo trans come croce da portare, ma anche come strumento di liberazione.

    Questa poesia è un lamento e un inno all'amore transgender: non solo eros romantico, ma auto-amore ferito, amore per il corpo in metamorfosi, e amore divino profanato. Esplora la disforia di genere come crocifissione quotidiana – il "mostro" esterno contro l'"angelo" interiore – ma culmina in un vento liberatorio. È queer, spirituale e viscerale, con echi di mistica (il crocifisso) e femminilità performativa (ceretta, tacchi).

    Lo specchio distorto e il tempo morto (prima strofa: "Brame brame il mio specchio arretra... Chiuso")
    Inizia con un desiderio duplicato ("Brame brame"), come un'eco di fame insaziabile per l'identità autentica. Lo "specchio lungo e ovale" è intimo, quasi un oggetto da toeletta, ma "arretra" – si ritrae, rifiuta il confronto. Riflette solo "il fumo di una pentola", un'immagine banale e evanescente: non il sé desiderato, ma la quotidianità opprimente, il vapore che offusca la vista in un "ora cupa" di "pomeriggio spento". È la disforia allo specchio: il corpo non riflette l'anima, ma un velo di nebbia, un tempo "chiuso" come una prigione. Qui, l'amore trans è desiderio represso, intrappolato in routine asfissianti.
    Il rituale del corpo e la liberazione sensoriale (seconda strofa: "Si nasconde dietro due gocce nascoste... E il vento")
    Transizione dal singolare al "tuo respiro" – forse rivolto a un amante, o al sé frammentato. Le "due gocce nascoste" sono lacrime, sudore o sangue da una ferita (legato al crocifisso sullo scotch?), che nascondono il respiro vitale. Il mondo "appannato" da un "groppo in gola" evoca soffocamento emotivo, ma poi irrompe il catalogo rituale: "La ceretta" (depilazione, dolore per allisciare la pelle "sbagliata"), "Amare brame" (desideri che bruciano, amorosi e autodistruttivi), "La lametta" (rasatura o autolesionismo simbolico), "la crema" (idratante post-rituale, cura), "le trame" (tessuti di gonna o trame narrative del sé). Poi, l'accumulo gioioso: "Le trecce" (capelli femminili intrecciati, affermazione), "un canto" (voce liberata, forse post-terapia vocale), "le calze", "I tacchi" (drag, performance di genere), e infine "E il vento" – brezza di euforia, leggerezza post-transizione. È l'amore come rito alchemico: dal groppo alla danza, dal dolore alla fluidità. Il corpo si trasforma da prigione a tela.
    La sfida all'empatia e la dualità sacra (terza strofa: "Ma tu, tu... E un mostro fuori?")
    Culmine polemico: "Ma tu, tu" ripete per accusare l'esterno (società cisnormativa, o un partner ignaro). "Che ne sai cosa vuol dire / Guardarsi e odiarsi" è il grido della disforia – l'odio allo specchio, quotidiano supplizio. La chiusura è biblica: "Avere un angelo dentro / E un mostro fuori" riecheggia la dualità divina/umana (angelo come anima pura, mostro come corpo stigmatizzato). Nel contesto trans, è l'essenza: l'interno celestiale (identità autentica) contro l'esterno demonizzato (corpo "deviante"). L'amore transgender è qui redenzione: abbracciare il mostro per liberare l'angelo, un crocifisso personale che diventa chiave di compassione.

    Il braccio con crocifisso e scotch: Centrale e scioccante. Il braccio è esposto, vulnerabile – non una gamba astratta, ma un arto che "agisce" (si guarda, si tocca). Il crocifisso attaccato con scotch è blasfemo e tenero: Cristo sul corpo trans come identificazione (sofferenza condivisa), o ribellione (fissare il sacro sul profano). Lo scotch è precario, temporaneo – come la transizione, che "tiene" insieme ferite. Evoca auto-punizione (flagellazione mistica) o protezione (talismano contro l'odio). Il testo sovrapposto al braccio rende le parole "carne": "brame" sulle vene, "vento" sulla punta delle dita, come un tatuaggio effimero. È poesia "incarnata": il visivo non decora, ma è il tema – il corpo come croce, amore come scotch che sigilla le crepe.

    #photography #visualpoetry #conceptart

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