[Le parole sono l'aspetto fisico della memoria] - Visual Poetry
Giovanni Liconti
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TRANSGENDER LOVE
Brame brame il mio specchio arretra
Il mio specchio lungo e ovale
Riflette
Solo il fumo di una pentola
In quest'ora cupa
Di un pomeriggio spento
ChiusoSi nasconde dietro due gocce nascoste il tuo respiro
E tutto il mondo è appannato
Da un groppo in gola
La ceretta
Amare brame
La lametta, la crema, le trame e
Le trecce
Poi, un canto, le calze
I tacchi
E il ventoMa tu, tu
Che ne sai cosa vuol dire
Guardarsi e odiarsi
Avere un angelo dentro
E un mostro fuori?Analisi della poesia visiva:
Un braccio con un crocifisso fissato con lo scotch evoca un atto di auto-flagellazione rituale o di ribellione sacra, mescolando dolore fisico, spiritualità e profanazione. È un'immagine cruda, intima, che richiama il corpo come altare personale – ferito, esposto, ma anche redento. Il testo si dispone probabilmente lungo il braccio, seguendo le vene o la curva del muscolo, con parole che "scendono" come lacrime o sangue. Questa è una poesia visiva che usa la forma per incarnare il tema: il corpo trans come croce da portare, ma anche come strumento di liberazione.
Questa poesia è un lamento e un inno all'amore transgender: non solo eros romantico, ma auto-amore ferito, amore per il corpo in metamorfosi, e amore divino profanato. Esplora la disforia di genere come crocifissione quotidiana – il "mostro" esterno contro l'"angelo" interiore – ma culmina in un vento liberatorio. È queer, spirituale e viscerale, con echi di mistica (il crocifisso) e femminilità performativa (ceretta, tacchi).
Lo specchio distorto e il tempo morto (prima strofa: "Brame brame il mio specchio arretra... Chiuso")
Inizia con un desiderio duplicato ("Brame brame"), come un'eco di fame insaziabile per l'identità autentica. Lo "specchio lungo e ovale" è intimo, quasi un oggetto da toeletta, ma "arretra" – si ritrae, rifiuta il confronto. Riflette solo "il fumo di una pentola", un'immagine banale e evanescente: non il sé desiderato, ma la quotidianità opprimente, il vapore che offusca la vista in un "ora cupa" di "pomeriggio spento". È la disforia allo specchio: il corpo non riflette l'anima, ma un velo di nebbia, un tempo "chiuso" come una prigione. Qui, l'amore trans è desiderio represso, intrappolato in routine asfissianti.
Il rituale del corpo e la liberazione sensoriale (seconda strofa: "Si nasconde dietro due gocce nascoste... E il vento")
Transizione dal singolare al "tuo respiro" – forse rivolto a un amante, o al sé frammentato. Le "due gocce nascoste" sono lacrime, sudore o sangue da una ferita (legato al crocifisso sullo scotch?), che nascondono il respiro vitale. Il mondo "appannato" da un "groppo in gola" evoca soffocamento emotivo, ma poi irrompe il catalogo rituale: "La ceretta" (depilazione, dolore per allisciare la pelle "sbagliata"), "Amare brame" (desideri che bruciano, amorosi e autodistruttivi), "La lametta" (rasatura o autolesionismo simbolico), "la crema" (idratante post-rituale, cura), "le trame" (tessuti di gonna o trame narrative del sé). Poi, l'accumulo gioioso: "Le trecce" (capelli femminili intrecciati, affermazione), "un canto" (voce liberata, forse post-terapia vocale), "le calze", "I tacchi" (drag, performance di genere), e infine "E il vento" – brezza di euforia, leggerezza post-transizione. È l'amore come rito alchemico: dal groppo alla danza, dal dolore alla fluidità. Il corpo si trasforma da prigione a tela.
La sfida all'empatia e la dualità sacra (terza strofa: "Ma tu, tu... E un mostro fuori?")
Culmine polemico: "Ma tu, tu" ripete per accusare l'esterno (società cisnormativa, o un partner ignaro). "Che ne sai cosa vuol dire / Guardarsi e odiarsi" è il grido della disforia – l'odio allo specchio, quotidiano supplizio. La chiusura è biblica: "Avere un angelo dentro / E un mostro fuori" riecheggia la dualità divina/umana (angelo come anima pura, mostro come corpo stigmatizzato). Nel contesto trans, è l'essenza: l'interno celestiale (identità autentica) contro l'esterno demonizzato (corpo "deviante"). L'amore transgender è qui redenzione: abbracciare il mostro per liberare l'angelo, un crocifisso personale che diventa chiave di compassione.Il braccio con crocifisso e scotch: Centrale e scioccante. Il braccio è esposto, vulnerabile – non una gamba astratta, ma un arto che "agisce" (si guarda, si tocca). Il crocifisso attaccato con scotch è blasfemo e tenero: Cristo sul corpo trans come identificazione (sofferenza condivisa), o ribellione (fissare il sacro sul profano). Lo scotch è precario, temporaneo – come la transizione, che "tiene" insieme ferite. Evoca auto-punizione (flagellazione mistica) o protezione (talismano contro l'odio). Il testo sovrapposto al braccio rende le parole "carne": "brame" sulle vene, "vento" sulla punta delle dita, come un tatuaggio effimero. È poesia "incarnata": il visivo non decora, ma è il tema – il corpo come croce, amore come scotch che sigilla le crepe.
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La delusione è dolore, ma nelle schegge la realtà si moltiplica.
È il cielo in frantumi, precipitato in tante minacciose scaglie. E una realtà che mai avremmo immaginato; ma se si fa attenzione se ne può prendere un pezzo. Un piccolo pezzo di cielo. Un frammento, solo un piccolo punto di vista per l’anima. Da scegliere bene. Ci è dovuto. Tagliente, per difenderci. Chiaro, per vedere bene quanto riflette. Una speranza di vita piccola, per ricominciare.
Da cui ripartire.Disappontment • Digital Photo
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Ormai sono briciole,
Questo dolore.
Sparse cristallizzate mute
Senza più
voci perché chi domande vane
Sulla tavola che è un altare.
Senza lumi.
Senza fumo.
Senza rito.Quelle note sul muro
Qualcuno le ha strappate.
Non sono riuscite a volare via.
Chiuse dietro la porta chiusa
Di quella furia cupa.
Ora, è silenzio.
Ormai è spietato silenzio.
È sera.
E quel dolore,
Sono briciole.