#the-stringer — Public Fediverse posts
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Did Horst Faas Really Switch the Credit on ‘Napalm Girl’? His Archivist Says Not https://petapixel.com/2026/04/08/did-horst-faas-really-switch-the-credit-on-napalm-girl-his-archivist-says-not/ #thestringerthemanwhotookthephoto #associatedpress #photojournalism #theterrorofwar #carlrobinson #michaelebert #thestringer #Interviews #garyknight #napalmgirl #vietnamwar #horstfaas #Features #netflix #Analog #nickut
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Nick Ut Files Defamation Lawsuit Against Netflix Over ‘The Stringer’ Documentary https://petapixel.com/2026/03/02/nick-ut-files-lawsuit-the-stringer-vii-foundation-defamation/ #thestringerthemanwhotookthephoto #viifoundation #documentary #thestringer #garyknight #vietnamwar #netflix #Analog #nickut #News #Law
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The ‘Terror of War’ Authorship Conversation Should Go Far Beyond One Photo https://petapixel.com/2026/01/18/the-terror-of-war-authorship-conversation-should-go-far-beyond-one-photo/ #associatedpress #photojournalism #wordpressphoto #terrorofwar #thestringer #napalmgirl #Editorial #editorial #guestpost #stringers #Industry #industry #opinion #nickut
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Dave Burnett Says ‘The Stringer’ Used His Photos Without Permission or Attribution https://petapixel.com/2025/12/12/dave-burnett-says-the-stringer-used-his-photos-without-permission-or-attribution/ #thestringerthemanwhotookthephoto #thewashingtonpost #carlrobinson #davidburnett #attribution #terrorofwar #thestringer #garyknight #napalmgirl #vietnamwar #copyright #Culture #netflix #nickut #News
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Pulitzer Prize-Winning Photographer Neal Ulevich Makes Sharp Rebuke of ‘The Stringer’ https://petapixel.com/2025/12/12/pulitzer-prize-winning-photographer-neal-ulevich-makes-sharp-rebuke-of-the-stringer/ #theterrorofwar #davidburnett #nealulevich #thestringer #napalmgirl #vietnamwar #nickut #News
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Photographer Who Was at the Scene of ‘Napalm Girl’ Says Nick Ut Took the Photo https://petapixel.com/2025/12/10/photographer-who-was-at-the-scene-of-napalm-girl-says-nick-ut-took-the-photo/ #thestringerthemanwhotookthephoto #thewashingtonpost #carlrobinson #davidburnett #terrorofwar #thestringer #garyknight #napalmgirl #vietnamwar #netflix #Analog #nickut #News
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#TheStringer – vous en voulez encore ? – pour les épisodes précédents, je vous invite à remonter le fil du hashtag, que j’ai largement alimenté (voire saturé ? 😊)
FCCT, c’est le Club des correspondants étrangers de Thaïlande, depuis 65 ans. L’institution assure être le club de presse étranger le plus ancien, le plus important et le plus actif d’Asie du Sud-Est, ainsi que d’un rempart de la liberté d’expression dans la région.
À propos de The Stringer: The man who took the photo, FCCT a organisé un débat en visio (1h20), avec les participations de Carl Robinson, de Gary Knight et de Matt Growcoot.
(Matt Growcoot est un photographe de presse et journaliste pour @PetaPixel. Il estime que le film ne suffit pas pour se prononcer sur qui est l’auteur de la photo. Vous pouvez lire son article ici)
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My ★★★½ review of The Stringer: The Man Who Took the Photo on @letterboxd: https://boxd.it/bYtsiN
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I Appeared on a Panel Discussion With Carl Robinson and Gary Knight From ‘The Stringer’ https://petapixel.com/2025/12/05/i-appeared-on-a-panel-discussion-with-carl-robinson-and-gary-knight-from-the-stringer/ #photojournalism #carlrobinson #thestringer #discussion #garyknight #journalism #napalmgirl #vietnamwar #Editorial #Opinion #netflix #nickut
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Capitolo 420: Il Cinema Non Va in Vacanza
Da che mondo è mondo, dicembre da sempre è il mese dei grandi recuperi di ciò che è uscito durante l’anno, al fine di poter stilare una Top 20 il più possibile credibile. Gran parte della lista è già pronta, più o meno, ma ogni anno c’è sempre una chicca che sbuca fuori all’improvviso e spariglia un po’ le posizioni (come accaduto l’anno scorso, con Fremont e Tatami visti proprio all’ultimo). Tra le cose che ho in programma di vedere nelle prossime settimane in previsione della Top 20 c’è sicuramente Sotto le Foglie di Ozon, il film di Jarmusch che uscirà il 18 in sala, Anemone di Day Lewis, Una Scomoda Circostanza di Aronofski, Bird di Andrea Arnold, Dreams di Haugerud (anche se andrebbe vista tutta la trilogia) e sicuramente altro (se avete suggerimenti scriveteli nei commenti, solo roba uscita in Italia nel 2025, in sala o su piattaforma). Detto ciò, prima di dedicarmi alle grandi manovre dicembrine, facciamo un passo indietro, con gli ultimi film visti a novembre.
After The Hunt (2025): Trovo sempre interessante vedere un film di Luca Guadagnino (almeno negli ultimi anni), anche i meno riusciti hanno sempre quel dettaglio, che può essere l’uso della colonna sonora o una particolare linea di dialogo (la citazione su Morrissey e gli Smiths mi ha fatto venire gli occhi a cuoricino), che vale la pena scoprire. A Yale una studentessa (Sidney di The Bear) accusa il professor Andrew Garfield di molestie, denunciando l’accaduto alla professoressa con cui sta facendo il dottorato, Julia Roberts (che è molto amica del collega). Il film è un bel po’ paraculo, Guadagnino non prende posizione su nulla, mostra solo una storia che, a seconda delle versioni, può farti parteggiare per l’una o per l’altra parte: oddio, in verità, vista soprattutto la posizione di potere dell’uomo, c’è solo una parte dalla quale stare (per quanto la ragazza sia abbastanza insopportabile). Una riflessione, da parte di un autore europeo, sulla zona di grigio che c’è tra un approccio e una molestia, un argomento sempre molto delicato e che, in particolare negli Stati Uniti, crea molta discussione. Il film non dà risposte, ma spunti di riflessione sì. Dimenticavo: che brava Julia Roberts! Se vi interessa, lo trovate su Prime Video.
•••L’Amore Non Va in Vacanza (2006): Trovato in tv dopo esser tornato dal cinema per rivedere il film di Panahi (di cui ho già parlato durante la Festa del Cinema), ho pensato che, se proprio dovevo vedere qualcosa, per quella sera mi sarebbe andata bene una cosa così leggera. Scritto e diretto da Nancy Meyers (già autrice del simpatico What Women Want, tra gli altri), questa commedia romantica è una collezione di cliché salvata da un ottimo cast e da qualche idea simpatica. Dopo grandi delusioni sentimentali, la californiana Cameron Diaz e la britannica Kate Winslet decidono di scambiarsi casa durante le vacanze di Natale, grazie a un servizio online. La prima finisce nella brughiera inglese, dove incontrerà Jude Law, l’altra in una villa di Los Angeles, dove avrà come mentore Eli Wallach e come spasimante Jack Black. Al netto di qualche idea simpatica, la storia è talmente prevedibile e smielata da risultare quasi offensiva (alcuni tremendi monologhi sull’amore sembrano usciti da un libro della collana Harmony). Certo, presumo di non rientrare nel target di riferimento al quale questo film fosse destinato e, devo ammettere, quando vent’anni fa l’ho visto al cinema non ricordavo mi fosse sembrato così brutto, ma tant’è. Divertente il cameo di Dustin Hoffman, che quel giorno era passato sul set per caso.
••½Pulse (2001): Chicca giapponese firmata da Kiyoshi Kurosawa, che in breve si è trasformata in un vero e proprio cult movie. Siamo nell’era della transizione tecnologica, ci siamo passati tutti, quando internet cominciava a entrare più o meno stabilmente nelle nostre vite e, di conseguenza, a renderci più soli nonostante fossimo ancora più connessi. Questa premessa però è solo la cornice di un film in cui la solitudine uccide (letteralmente), trasformando le vittime in fantasmi sbiaditi, più tristi che minacciosi (ad essere minaccioso, più che altro, è il brusio del modem 56k, che mi riporta a incubi lontani, ma questo è un altro discorso). A tratti è un horror, ma senza mai voler spaventare davvero: è più un’inquietudine che sale lentamente, soprattutto quando vedi quel nastro rosso intorno a porte e finestre (segno che là dentro non bisogna entrare). Un film che lascia addosso qualcosa di impalpabile, che però avverti anche nei giorni successivi alla visione. Bellissimo (lo trovate su Mubi, che grazie a questo link potete vedere gratis per 30 giorni).
••••Eyes Wide Shut (1999): Quando fai zapping con il telecomando e ti trovi davanti ai titoli di testa di un film di Stanley Kubrick sai già come andrà a finire: te lo riguardi da cima a fondo. La last dance di Kubrick è un’odissea notturna in una Manhattan innevata, onirica, dove nessun sogno però è mai soltanto un sogno (chissà come sarebbe stato questo film se l’avesse girato David Lynch?). Tom Cruise e Nicole Kidman sono una coppia perfetta: belli, ricchi, felici. Una sera però la donna, dopo aver fumato erba, confessa al marito di aver fantasticato di scappare con un marinaio intravisto anni prima nella hall di un albergo. Questa fantasia getta Cruise nella totale confusione, in una notte in cui avrà a che fare con una paziente innamorata di lui, una bella prostituta e, soprattutto, una “festa” in maschera dietro la quale si nascondono segreti e orge. Quello del protagonista è un desiderio (non più tanto latente) di infedeltà, di ripicca sulla fantasia della moglie, in un pericoloso viaggio dove i desideri e i sogni non trovano però mai riscontri nel tangibile, restando sempre sottopelle. Cruise ha continuamente l’aria di uno che ha perso prima un taxi, poi la moglie, poi la bussola, in una sciarada in cui c’è qualcuno che muore davvero. Quell’ultima battuta poi, è la chiave di un film geniale, iconico, tratto da un romanzo breve di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, che a dirla tutta non è neanche particolarmente straordinario (al contrario di quest’opera di Kubrick che, diciamolo dai, è il miglior film di Natale di sempre).
••••½The Stringer (2025): Ci sono immagini che abbiamo visto tutti, senza neanche sapere bene dove, come, quando. Tra queste, una delle più celebri del Novecento è senz’altro l’immagine in bianco e nero denominata Napalm Girl, in cui vediamo una bambina vietnamita correre spaventata dopo un bombardamento. Il documentario di Bao Nguyen racconta la storia di quella foto, attribuita al fotogiornalista dell’agenzia AP Nick Ut, che grazie a quello scatto vinse il Pulitzer e il World Press Photo, oltre a diventare un eroe in Vietnam, vista l’importanza di quella foto nel denunciare i disastri compiuti dall’esercito statunitense durante quella guerra. Il film tuttavia segue un’inchiesta secondo la quale il vero autore della foto, mai riconosciuto, è stato in realtà un freelance vietnamita, tale Nghe, che secondo molti testimoni e una straordinaria ricostruzione in 3D eseguita da uno studio forense, è il vero autore di quello scatto. Era lui dunque a meritare premi, fama, gloria eterna? Secondo il documentario la risposta è decisamente sì, anche se non manca il punto di vista opposto, in un film che alterna sapientemente materiale d’archivio e interviste a molti fotogiornalisti presenti sul luogo dello scatto, durante la guerra in Vietnam, compreso lo stesso Nghe, rintracciato dopo una faticosa ricerca. Bello e piuttosto appassionante (la scena della ricostruzione in 3D vale tutto il film), lo trovate su Netflix.
•••½SERIE TV
Come sapete non sono un divoratore di Serie TV, ci sono troppi bei film da guardare, troppi viaggi da fare dentro una storia che comincia, si sviluppa e finisce in due ore per perdermi in mesi o anni di episodi spesso riempitivi e mediocri, di lavori fatti per essere cotti e mangiati, poi interrotti, ripresi, allungati spesso con sottotrame inutili. Ovviamente ci sono le eccezioni, ci mancherebbe (I Soprano, Breaking Bad, Twin Peaks, The Office, Game of Thrones e tante altre). Premesso ciò, che ho dovuto ribadire per rispondere a quanti mi scrivono dicendomi che parlo troppo poco di serie (spero che mi vorrete bene lo stesso), parliamo allora di serie! In questo periodo sono piuttosto attivo a dire il vero (attivo per i miei standard, si capisce) e dopo aver visto Mr Scorsese, di cui vi ho già parlato per bene nel Capitolo 419, ho cominciato addirittura altre tre cose. In ordine cronologico: Welcome to Derry si basa ovviamente sull’universo di IT, che ritengo il capolavoro di Stephen King, e non sarebbe neanche tanto male se non fosse tutto così ripetitivo e palese. Il primo episodio finisce addirittura con una scena davvero clamorosa e inaspettata, il punto è che si vede troppo: i mostri, ovvero le personificazioni delle paure dei bambini messe in atto da Pennywise, non lasciano davvero spazio all’immaginazione (cavolo, si vedono pure le gengive dei mostri!). Si sa, la cosa che fa più paura in assoluto è ciò che possiamo immaginare o temere accada e non è mai ciò che ci fanno vedere (Spielberg ce l’ha insegnato benissimo con Lo Squalo). Insomma, per farla breve, dopo tre episodi mi ha stufato e l’ho mollata.Destino che invece non è accaduto a Pluribus, solo perché Vince Gilligan, dopo Breaking Bad e quell’altro capolavoro di Better Call Saul merita credito infinito. Devo dire che, al contrario di quanto sento in giro, ho faticato un po’ a guardare gli episodi di questa nuova serie, almeno fino al termine del quinto, che invece mi ha davvero preso. Ora sono molto curioso di scoprire cosa succede, dove vuole andare a parare. Per ora vedo solo un’enorme metafora dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle nostre vite, il nostro rapporto con essa e tutto il resto. Ma vediamo dove ci porta stavolta Gilligan.
Dulcis in fondo, bisogna parlare di Stranger Things 5. Ragazzi miei, ma che è sta roba? Ma vi ricordate cos’era la prima stagione di questa serie? Io ho ancora addosso la sensazione di brivido che ho provato quella notte, nella mia stanza, mentre seguivo le avventure di quei ragazzi e di quelle ragazze (altro grande esempio di cosa significa non far vedere il “mostro” per gran parte degli episodi). Che capolavoro è stata quella prima stagione? Un’opera irripetibile, il cui ricordo è quasi disintegrato dai primi episodi di questa quinta stagione, un carrozzone pop di citazioni messe là apposta per creare meme e contenuti social, insulsi plot twist, personaggi che agiscono in maniera sempre meno credibile. Addirittura il villain, Vecna, che nella quarta stagione sembrava davvero terrificante, ora è diventato un borghesotto affabulatore che rapisce bambini con le buone maniere (quelli di Netflix devono aver constatato che la stagione precedente faceva troppa paura per i ragazzini, non sia mai perdere una fetta di pubblico per fare qualcosa di cupo che però stava funzionando). Altra cosa: Holly Wheeler è insopportabile. Ovviamente vedrò anche i restanti episodi, quando Netflix avrà la bontà di farli uscire (altra cosa che non ho digerito è la maniera in cui sono state calendarizzate le puntate), ma ormai non mi aspetto più nulla.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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🧵 The Stringer, le doc
J’ai fait un focus sur Carl Robinson, parce que c’est le point de départ de cette histoire, et que c’est un personnage intéressant, parce que au croisement des deux cultures, d’où sa sensibilité particulière.
Dans le doc, vous decouvrirez qui est Nghé, le véritable auteur de l’image, qui était formé comme photographe et cadreur, ce n’était pas un clampin. Il faut comprendre qui il est, ses enfants, son oncle… Tellement bouleversé d’être retrouvé, qu’il a eu un AVC juste après.
Enfin, du côté de l’enquête, vous verrez la modélisation parfaite par Index Investigation @index_ngo
https://mastodon.social/@index_ngo/115626287707792839/9 – FIN
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🧵 The Stringer, le doc
Par se femme, on apprend aussi que la fausse attribution était un peu un secret de polichinelle d’emblée, que les milieux des Vietnamiens qui gravitaient autour de l’agence et des télés. Manifestement, tout le monde savait, au moins parmi les Vietnamiens.
Ainsi le film, c’est beaucoup un plaidoyer pour les Vietnamiens payés des clopinettes qui produisaient les images mais qui comptaient pour que dalle et étaient largement méprisés. Ceux-là n’avaient aucune chance de pouvoir protester et d’être entendus. Il en était de même pour Carl Robinson dont l’emploi subalterne faisait vivre la famille americano-vietnamienne.
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🧵 The Stringer, le doc
Carl en veut à AP, mais pas seulement : c’est plus largement aux US et à ce qu’ils ont fait au Vietnam et aux Vietnamiens. C’est plus clair même quand on le lit sur Substack.
Il n’est pas vrai que l’idée de cette révélation, qui donc le hantait, lui soit venu d’un coup, là, très récemment. Il a plusieurs fois tenté d’amorcer cette démarche de lanceur d’alerte il y a plus de 15 ans, en se heurtant à des menaces très explicites. Un des ses amis témoigne de l’obsession qu’était pour Carl cette vérité cachée (je n’ai pas noté son nom).
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🧵 The Stringer, le doc
Ensuite, Carl Robinson et sa famille son restés en Australie où ils se sont établis définitivement. Mais à partir de 1995, Carl et sa femme ont fait des séjours multiples au Vietnam, et c’est bien au Vietnam que Gary Knight et Bao Nguyen, documentariste américain dont les parents sont vietnamiens, rencontrent Carl Robinson et sa femme.
Ainsi, alors que Carl Robinson est présenté par les soutiens de Nick Hut et de AP (et par leurs avocats) comme un vieux type aigri, en conflit avec AP depuis des décennies, on comprend par le doc et aussi en creusant autour, de quoi ça procède.
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🧵 The Stringer, le doc
Carl Robinson vit 10 ans au Vietnam, de 1965 à 1975, avec femmes et enfants. Il ne vit pas dans la bulle des Amércains, mais vit avec les Vietnamiens, les fréquente. Lui-même explique qu’il n’a jamais été vraiment intégré dans l’équipe AP.
À partir de 1975, il travaille chez AP à New York, et puis deux ans après, en 1977, il est muté, toujours chez AP, en Australie. Un an après, il est viré. Comment ? Pourquoi ? Ce n’est pas AP qui explique ça, mais Carl lui-même sur son Substack.
Eh oui, Carl Robinson a un Substack. J’ai trouvé ça pour vous. 😊
https://open.substack.com/pub/carlrobinson/p/fired-by-the-ap-in-australia-may
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🧵 The Stringer, le doc
D’abor il y a Carl Robinson, l’employé d’AP à Saïgon chargé d’éditer les photos sous l’autorité de Horst Faas, photographe de renom qui dirige l’agence locale. C’est Horst Faas qui ordonne à Carl de changer l’attribution de la photo, du free-lance Nghé vers l’employé de l’agence Nick Ut. Pour un membre du staff p, on écrit STF avant le nom ; pour un free-lance (stringer) on écrit STR. Ce mesonge, Carl dit qu’il le hante depuis 50 ans.
Carl Robinson est alors un Américain établi au Vietnam, marié avec un Vietnamienne. C’est important de comprendre ça. Tout s’articule à la relation de Carl au Vietnam.
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🧵 The Stringer, le doc
Alors, le film, c’est d’une part le déroulement d’une enquête, à partir de la révélation par Carl Robinson au photographe Gary Knight, et puis une galerie de personnages, de témoins.
Ces deux composantes sont peut-être aussi importantes l’une que l’autre, et c’est la combinaison des deux qui emporte l’adhésion.
Il y a une narration, un « narratif » comme on dit maintenant quand on soupçonne une fabrication insincère. En voyant le doc, on ne peut pas croire que cette narration soit tellement falsifiée. Alors, il y a peut-être un chouïa trop de sentimentalisme, mais on a envie de dire : c’est de bonne guerre.
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🧵 The Stringer, le doc.
Il faut bien comprendre que c’est une putain de polémique, ce film, cette enquête. Pour n’avoir pas qu’un seul son de cloche, vous pouvez lire la page Wikipédia [en] du film, vous verrez la thèse de « la défense ».
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Stringer
On oppose au film qu’il ne développe que la thèse de « l’accusation ». À cela, on peut répondre que Nick Ut et ses soutiens ont refusé de participer au film, de répondre dans des interviews filmées aux arguments de l’enquête.
J’ai appris beaucoup de choses par le doc. J’avais surtout travaillé les points techniques, si vous voulez.
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🧵 « The Stringer » le doc Netflix sur la paternité de la photo « La petite fille au napalm ».
Yes! Je l’ai vu. J’ai repris un abo Netflix pour ça, je n’en avais plus, et je me désabonnerai à nouveau bientôt.
Le doc emporte l’adhésion ! mais comme je l’écrivais il y a des mois, l’enquête par AP elle-même est sérieuse, et elle conduit pratiquement à la même conclusion. Ça mérite passer du temps sur l’enquête AP. L’agence n’en déduit rien, mais rien qu’avec l’enquête AP on peut faire la même déduction que par le doc.
Je quote un thread précédent, qui vous permettra de remonter mes threads si ça vous tente.
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#TheStringer
https://piaille.fr/@FoucPerotin/115633083753042544 -
Sur Netflix est sorti « The Stringer » le doc sur la paternité de la photo « La petite fille au napalm ». Une version complétée par rapport à celle de janvier à Sundance, pour intégrer les études qui ont été menées depuis.
Cette histoire et tout ce qu’il y a autour, les questions posées bien au-delà de la seule question de l’attribution, ça m’a passionné. J’y ai consacré trois threads en mai et août. Je vous donne le lien vers le dernier qui renvoie vers les autres.
https://piaille.fr/@FoucPerotin/115123892949524520
Ce qui est passionnant, c’est que AP a elle-même consacré de gros moyens pour mener son enquête. (je donne les liens dans un des mes threads)
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The Five Most Shocking Claims Made by Netflix’s ‘The Stringer’ https://petapixel.com/2025/11/28/the-five-most-shocking-claims-made-by-netflixs-the-stringer/ #thestringerthemanwhotookthephoto #nguyenthanhnghe #viifoundation #documentary #thestringer #napalmgirl #Features #netflix #nickut
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‘The Stringer’ Stands to Destroy Reputations | The PetaPixel Podcast https://petapixel.com/2025/11/26/the-stringer-stands-to-destroy-reputations-the-petapixel-podcast/ #thepetapixelpodcast #pressphotographer #petapixelpodcast #associatedpress #nguyenthanhnghe #photojournalism #worldpressphoto #documentary #photocredit #terrorofwar #thestringer #garyknight #napalmgirl #vietnamwar #horstfaas #pulitzer #Podcast #netflix #podcast #timpage #nickut #ap
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Netflix’s Trailer for ‘The Stringer’ Doesn’t Pull Any Punches https://petapixel.com/2025/11/07/netflixs-trailer-for-the-stringer-doesnt-pull-any-punches/ #associatedpress #nguyenthanhnghe #worldpressphoto #theterrorofwar #controversy #documentary #thestringer #napalmgirl #Culture #netflix #nickut #News #ap
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Nick Ut Speaks Out After Netflix Buys Doc Challenging ‘Napalm Girl’ Photo Credit https://petapixel.com/2025/09/06/nick-ut-speaks-out-after-netflix-buys-doc-challenging-napalm-girl-photo-credit/ #associatedpress #nguyenthanhnghe #photojournalism #worldpressphoto #theterrorofwar #visapourlimage #photoindustry #documentary #thestringer #napalmgirl #Industry #nickut #News #ap
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Le documentaire The Stringer, pour lequel Index a produit une reconstitution 3D, sera disponible sur Netflix prochainement ⬇️
La plate-forme n’a pas encore révélé la date de sortie du film.
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Netflix Buys ‘The Stringer’, Explosive Doc That Challenged ‘Napalm Girl’ Attribution https://petapixel.com/2025/09/03/netflix-buys-the-stringer-explosive-doc-that-challenged-napalm-girl-attribution/ #theassociatedpress #associatedpress #photojournalism #theterrorofwar #documentary #photocredit #thestringer #napalmgirl #provenance #vietnamwar #Culture #nickut #News
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Netflix Picks Up ‘The Stringer,’ Controversial Doc That Challenges Who Took The Famous “Napalm Girl” Photo From The Vietnam War
#Acquisitions #Documentary #News #AssociatedPress #BaoNguyen #Netflix #TheStringer #TheStringerTheManWhoTookthePhotohttps://deadline.com/2025/09/the-stringer-the-man-who-took-the-photo-netflix-acquisition-1236505150/
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Documentary Filmmaker Suggests ‘Napalm Girl’ Photo Credit Was Changed Out of Loyalty to Nick Ut https://petapixel.com/2025/08/06/documentary-filmmaker-suggests-napalm-girl-photo-credit-was-changed-out-of-loyalty-to-nick-ut/ #associatedpress #documentary #photocredit #terrorofwar #thestringer #garyknight #napalmgirl #vietnamwar #horstfaas #nickut #News
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Documentary Festival DC/DOX Became A Counterprogramming Option During Trump’s Military Parade
#Variety #News #DCDoxFilmFestival #DocumentariestoWatch #TheStringerhttps://variety.com/2025/film/news/dc-dox-counterprogramming-trump-military-parade-1236428335/
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400 Photographers Demand World Press Photo Restores Nick Ut’s ‘Napalm Girl’ Credit https://petapixel.com/2025/06/02/400-photographers-demand-world-press-photo-restores-nick-uts-napalm-girl-credit/ #associatedpress #photojournalism #worldpressphoto #theterrorofwar #thestringer #napalmgirl #Industry #warphoto #history #vietnam #nickut #News #war #wpp #ap