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#universitadipisa — Public Fediverse posts

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  1. 🍼 𝗡𝗲𝗹 𝗠𝗲𝗱𝗶𝗼𝗲𝘃𝗼 𝘁𝗼𝘀𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗶ù 𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶

    🔎 Uno studio internazionale con il contributo dell’Università di Pisa ribalta le vecchie ipotesi sulla discriminazione infantile nelle società medievali.

    #Medioevo #Archeologia #Bioarcheologia #Toscana #UniversitàDiPisa #Storia #Infanzia #Ricerca #PLOSONE

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cZf

    storiearcheostorie.com/2026/05

  2. 🍼 𝗡𝗲𝗹 𝗠𝗲𝗱𝗶𝗼𝗲𝘃𝗼 𝘁𝗼𝘀𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗶ù 𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶

    🔎 Uno studio internazionale con il contributo dell’Università di Pisa ribalta le vecchie ipotesi sulla discriminazione infantile nelle società medievali.

    #Medioevo #Archeologia #Bioarcheologia #Toscana #UniversitàDiPisa #Storia #Infanzia #Ricerca #PLOSONE

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cZf

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  3. 🍼 𝗡𝗲𝗹 𝗠𝗲𝗱𝗶𝗼𝗲𝘃𝗼 𝘁𝗼𝘀𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗶ù 𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶

    🔎 Uno studio internazionale con il contributo dell’Università di Pisa ribalta le vecchie ipotesi sulla discriminazione infantile nelle società medievali.

    #Medioevo #Archeologia #Bioarcheologia #Toscana #UniversitàDiPisa #Storia #Infanzia #Ricerca #PLOSONE

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    storiearcheostorie.com/2026/05

  4. Studi / I papiri carbonizzati di Ercolano ridanno voce al filosofo stoico Zenone

    Elena Percivaldi

    Un’altra pagina perduta del pensiero antico torna a vivere dalle ceneri di Ercolano. Grazie alle nuovissime tecnologie di imaging avanzato, un team di studiosi dell’Università di Pisa e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è riuscito a leggere porzioni finora inaccessibili dei papiri carbonizzati provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

    Foto: ©CNR

    La scoperta, pubblicata su Scientific Reports (Springer Nature), ha rivelato nuove informazioni su Zenone di Cizio, il fondatore dello Stoicismo, gettando luce su aspetti poco noti della sua vita e della sua dottrina. Debolezza fisica, isolamento volontario e rigore ascetico emergono dai testi come tratti distintivi di un uomo interamente dedito alla riflessione filosofica e alla virtù morale.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2022/12/13/archeologia-carbonizzati-ma-vivi-reperti-lignei-ercolano-reggia-portici/

    Lo Stoicismo e il suo maestro

    Fondato ad Atene intorno al 300 a.C., lo Stoicismo è una delle scuole più influenti del pensiero ellenistico. Il suo fondatore, Zenone di Cizio, predicava la necessità di vivere in accordo con natura e ragione, esercitando il controllo delle passioni per raggiungere l’equilibrio interiore.

    Foto: ©CNR

    I nuovi frammenti, decifrati grazie a tecniche non invasive, confermano la fama di Zenone come asceta e maestro di rigore, ma anche come figura discussa. In alcuni passi del papiro PHerc. 1018, che contiene la Storia della scuola stoica di Filodemo di Gadara, il filosofo viene persino descritto come “moralmente discutibile” per alcune teorie contenute nella sua opera La Repubblica, dove proponeva pratiche sociali decisamente poco convenzionali per l’epoca.

    Busto di Zenone (foto: WIkimedia Commons)

    Deriso dai contemporanei per la sua origine fenicia e la scarsa padronanza del greco, Zenone si guadagnò tuttavia alla morte solenni onoranze pubbliche, segno del rispetto che la città di Atene nutriva per la sua grandezza filosofica.

    La rivoluzione della termografia attiva

    Il vero salto in avanti di questa ricerca risiede nella tecnologia impiegata: la termografia attiva. Per la prima volta, infatti, i ricercatori del CNR-ISPC (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale) e del CNR-ISASI (Istituto di Scienze Applicate e Sistemi Intelligenti “Eduardo Caianiello”) hanno applicato questa tecnica ai papiri ercolanesi.

    Foto: ©CNR

    Il metodo, basato sulla rilevazione di contrasti termici tra l’inchiostro carbonioso e la superficie del papiro, permette di ottenere immagini leggibili anche in rotoli fortemente danneggiati. Il risultato è un livello di dettaglio paragonabile all’imaging iperspettrale a onda corta (SWIR), ma con una maggiore capacità di rivelare informazioni sulla struttura interna del papiro e sulle zone di restauro o incollaggio.

    Come ha spiegato Costanza Miliani, direttrice dell’ISPC-CNR, questa tecnica “consente di acquisire segnali invisibili a occhio nudo, restituendo testi quasi del tutto perduti e garantendo allo stesso tempo la conservazione dei materiali originali”.

    Le nuove edizioni dei testi: più parole, più filosofia

    Le immagini ottenute hanno permesso di arricchire in modo significativo l’edizione critica di diversi papiri.
    La nuova versione della Storia della scuola stoica curata da Kilian Fleischer (Università di Tubinga) contiene il 10% di testo greco in più rispetto all’edizione del 1994, offrendo nuovi dati sulla cronologia di Zenone e dei suoi successori Crisippo e Panezio, che introdusse lo stoicismo a Roma.

    Non meno straordinari i risultati relativi ad altri rotoli:

    • Il papiro PHerc. 1508, curato da Eleni Avdoulou, rivela il 45% di testo in più e sembra contenere non una storia della scuola pitagorica, come si credeva, ma una biografia di medici greci, tra cui Acrone di Agrigento ed Eurifonte di Cnido.
    • Il papiro PHerc. 1780, riedito da Carlo Pernigotti, restituisce il 30% in più di testo greco e si è rivelato una raccolta di testamenti di filosofi epicurei, l’unico testo documentario della collezione ercolanese.
    Foto: ©CNR

    Scienza e tutela: un equilibrio possibile

    La ricerca rientra nel Progetto ERC Advanced Grant GreekSchools, coordinato da Graziano Ranocchia del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa.
    La direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli, Silvia Scipioni, ha sottolineato come “le nuove tecnologie concilino tutela e ricerca, permettendo la lettura dei papiri senza alcun danno fisico”.

    Graziano Ranocchia

    Per la prima volta, la Biblioteca è co-beneficiaria di un progetto europeo, al fianco del CNR e dell’Università di Pisa: un passo decisivo verso la digitalizzazione e conservazione integrata dei papiri, considerati tra i documenti più fragili e preziosi dell’antichità.

    Come ha concluso Ivo Rendina, direttore del CNR-ISASI, “questi metodi di diagnostica ottica restituiscono alla comunità scientifica e alla società un patrimonio di conoscenze rimasto per duemila anni nel silenzio della cenere”.

    Per saperne di più:

    #archeologia #CNR #Ercolano #FilodemoDiGadara #filosofiaGreca #GreekSchools #papiri #ScientificReports #Stoicismo #studi #termografiaAttiva #UniversitàDiPisa #VillaDeiPapiri #ZenoneDiCizio

  5. Studi / Scoperti i più antichi antenati del bue domestico: i resti dell’uro nella valle dell’Indo e in Mesopotamia risalgono a 10mila anni fa

    Redazione

    I più antichi antenati del bue domestico sono stati scoperti nella valle dell’Indo e nella mezzaluna fertile in Mesopotamia: si tratta di resti di uro (Bos primigenius) risalenti a circa 10mila anni fa. La ricerca pubblicata sulla rivista Nature e condotta dal Trinity College di Dublino e dall’Università di Copenaghen, ha coinvolto Luca Pandolfi, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che da tempo si occupa dell’evoluzione e dell’estinzione dei grandi mammiferi continentali anche in relazione ai cambiamenti climatici. 

    L’uro o Bos primigenius (Wikimedia Commons)

    L’ultimo esemplare di uro fu abbattuto in Polonia nel 1627

    Gli uri addomesticati erano animali abbastanza simili a quelli selvatici, ma un po’ più piccoli, soprattutto con corna meno sviluppate ad indicare una maggiore mansuetudine. Giulio Cesare nel De Bello Gallico (De Bello Gallico, 6-28) descrive infatti l’uro selvatico come un animale di dimensioni di poco inferiori all’elefante, veloce e di natura particolarmente aggressiva. Dai resti fossili emerge che gli uri selvatici potevano raggiungere un’altezza di poco meno di due metri, i 1000 kg di peso ed avere corna lunghe più di un metro. La loro presenza ha dominato le faune dell’Eurasia e del Nord Africa a partire da circa 650 mila anni fa, per poi subire un forte declino dalla fine del Pleistocene, circa 11mila anni fa, fino alla sua estinzione in età moderna. L’ultimo esemplare di cui si ha notizia fu abbattuto il Polonia nel 1627.

    “Lo studio su Nature ha analizzato per la prima volta questa specie per comprenderne la storia evolutiva e genetica attraverso resti fossili rinvenuti in diversi di siti in Eurasia, Italia inclusa, e Nord Africa”, dice Luca Pandolfi.

    Gli uri migrarono verso il sud Europa a causa dei cambiamenti climatici

    Dai reperti, che includono scheletri completi e crani ben conservati, sono stati estratti campioni di DNA antico. La loro analisi ha quindi permesso di individuare quattro popolazioni ancestrali distinte che hanno risposto in modo diverso ai cambiamenti climatici e all’interazione con l’uomo. Gli uri europei, in particolare, subirono una diminuzione drastica sia in termini di popolazione che di diversità genetica durante l’ultima era glaciale, circa 20 mila anni fa. La diminuzione delle temperature ridusse infatti il loro habitat spingendoli verso la Penisola Italiana e quella Iberica da cui successivamente ricolonizzarono l’intera Europa.

    Cranio di uro conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università di Breslavia, Polonia (foto L. Pandolfi).

    “Nel corso del Quaternario, epoca che va da 2 milioni e mezzo di anni fa sino ad oggi, l’uro è stato protagonista degli ecosistemi del passato, contraendo ed espandendo il proprio habitat in relazione alle vicissitudine climatiche che hanno caratterizzato questo periodo di tempo – conclude Pandolfi – le ossa di questi maestosi animali raccontano ai paleontologi la storia del successo, adattamento e declino, di una specie di cui noi stessi abbiamo concorso all’estinzione e rivelano la complessità e fragilità delle relazioni che legano gli organismi viventi al clima del nostro Pianeta”.

    Per saperne di più:

    Fonte: Università di Pisa

    Immagine in apertura: Pitture rupestri di Lascaux (Francia) con raffigurazioni di uro. Image credit: Prof Saxx  CC BY-SA 3.0.

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