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L’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT
Se la storia dell’UAR [Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni] è stata ormai oggetto di studi specifici <421, non si può dire altrettanto per quella del SIFAR. Infatti la storia e l’attività del servizio segreto militare italiano, che oggi trova il suo corrispettivo nell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) e nell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), risultano tuttora di difficile ricostruzione, soprattutto a causa di una sostanziale mancanza di fonti. Inoltre, l’aggressiva strategia anticomunista portata avanti dal SIFAR durante la guerra fredda in Italia ha fatto sì che il servizio segreto militare finisse per essere analizzato e studiato quasi esclusivamente in riferimento all’alba della cosiddetta “strategia della tensione” e agli scandali ad essa legati <422, facendo così anche emergere i limiti della storiografia italiana sull’intelligence nazionale.
Anche se quindi, rispetto al caso dell’UAR, la ricostruzione della storia e dell’attività del SIFAR rimane tutt’ora parziale <423, è tuttavia possibile collocare la nascita ufficiale del primo servizio segreto militare della Repubblica nell’anno 1949. Il SIFAR, organo direttamente discendente dal SIM (Servizio Informazione Militare) di epoca fascista, avrebbe, dal ’49 in poi, agito nell’ambito dell’intelligence sia interna che esterna sotto la guida di Giovanni Carlo Re e alle dipendenze del ministero della Difesa <424. È ovvio come la nascita del SIFAR coincida con una momento “caldo” della guerra fredda, specialmente per l’Italia, che aveva da poco vissuto un primo picco di tensioni legate al bipolarismo mondiale in occasione delle elezioni del ’48. Proprio la grande preoccupazione rispetto alla forte presenza del PCI nella penisola, unitamente a timori legati al passato fascista italiano, avrebbero indotto sin dall’inizio l’intelligence statunitense, ormai riformata attraverso il National Security Act di Truman del ’47, a tenere il nuovo servizio segreto militare italiano sotto stretta osservazione e controllo <425, gettando così le basi per il forte e duraturo legame tra il SIFAR e la neonata CIA. Tale legame avrebbe infatti portato poi, come già detto, all’istituzione della rete Gladio a metà degli anni Cinquanta.
Le premesse della collaborazione
I buoni e stretti rapporti esistenti tra il nuovo gigante dell’intelligence statunitense e il servizio segreto militare italiano risultano però anche fondamentali per quanto riguarda i futuri legami di quest’ultimo con l’Organisation Gehlen. Sia l’ufficioso servizio segreto tedesco che quello militare italiano erano infatti “risorti” dalle ceneri degli organi spionistici nazisti e fascisti e ora, agli inizi della guerra fredda, si ritrovarono legati alla stessa agenzia d’intelligence statunitense, la CIA. Di conseguenza, in fin dei conti, tanto l’Organisation Gehlen e la sua base estera ODEUM Roma quanto il SIFAR facevano parte del medesimo disegno di strategia anticomunista dell’intelligence statunitense in Europa e, in particolar modo, in Italia. Il SIFAR appariva quindi fin dal principio quale “partner naturale” del servizio di Gehlen in Italia e, come si vedrà, gli sforzi di Johannes e del suo gruppo sarebbero stati per anni rivolti verso la creazione di un’alleanza ufficiale con il servizio segreto militare italiano. Tuttavia non sarebbe stato un processo semplice, anche a causa delle tensioni che la questione delle collaborazioni spionistiche creava tra l’Organisation Gehlen e la CIA. Quest’ultima, infatti, «volle che le cooperazioni [tra il servizio segreto gehleniano e gli altri servizi d’intelligence occidentali] avvenissero in forma riservata e sotto controllo statunitense, in quanto un’eccessiva autonomia dell’Organisation Gehlen in tale ambito ed eventuali “incidenti diplomatici” avrebbero avuto dirette ricadute sulla stessa CIA» <426. Reinhard Gehlen e il resto dello staff tedesco, da parte loro, erano invece desiderosi di «costituire legami con i servizi d’intelligence occidentali e di essere riconosciuti come partner paritari». Alcuni primi “sintomi collaterali” di tale conflitto d’interessi sarebbero emersi proprio, come si vedrà, nel nascente rapporto di Pullach con l’intelligence militare italiana. Prima di analizzare l’evoluzione di tale rapporto, è importante sottolineare quanto sia difficile retrospettivamente, alla luce delle problematiche relative alla declassificazione del materiale d’archivio, a cui si è accennato nell’introduzione al presente capitolo, stabilire quali siano state le dinamiche precise del rapporto ODEUM Roma-SIFAR che si sarebbe infine ufficializzato nel ’54. Tuttavia, sulla base della documentazione disponibile, è possibile tracciare almeno una storia approssimativa degli eventi e, sulla base di questi ultimi, esprimere delle ipotesi plausibili.
I primi contatti di Johannes con il ministero della Difesa italiano sembrano risalire al biennio ’46/’47 quando, come già accennato, l’avvocato italo-tedesco Giovanni de Planitz, poi diventato lui stesso informatore dell’ODEUM Roma, gli avrebbe assicurato un permesso di soggiorno italiano, grazie ai propri contatti presso tale ministero <427. È perciò probabile che Planitz abbia funto da primissimo tramite tra il capo del nascente ODEUM Roma e gli ufficiali del ministero della Difesa, allora ancora impiegati nella ricostruzione di un servizio segreto militare repubblicano, il futuro SIFAR. Visto che quest’ultimo non sarebbe nato prima del ’49, è impossibile parlare quindi di una qualche collaborazione tra l’ODEUM Roma e il servizio segreto militare italiano prima di tale data, ma sembra che legami tra i membri dei due organi d’intelligence, seppur ufficiosi, siano già esistiti al momento della nascita del SIFAR. A partire dal ’49 sembra poi che tali contatti si siano consolidati, grazie anche a una mossa piuttosto curiosa da parte di Johannes. Pare infatti che egli abbia permesso che Guignot e Friede, diventassero “doppiogiochisti” e si facessero reclutare dal SIFAR come informatori durante il biennio ’49-’50, come provano i documenti dello stesso servizio segreto italiano <428. L’Organisation Gehlen ne era consapevole e lo tollerava <429. Ma per quale ragione? Perché Johannes non si oppose a questo “doppio impiego” di Friede e Guignot?
È a questo punto lecito ipotizzare che il legame professionale tra i due collaboratori dell’ODEUM Roma e il neonato SIFAR si sia venuto a costituire con il permesso di Johannes, probabilmente allo scopo di dare vita a una prima, embrionale forma di collaborazione tra il servizio militare italiano e l’Organisation Gehlen, con Friede e Guignot nelle vesti di “mediatori” o “anelli di collegamento”. Infatti la pratica, da parte di due diversi servizi d’intelligence, di stabilire un rapporto “a triangolo” con un agente mediatore non è una rarità nella storia dello spionaggio e, all’interno della panoramica della guerra fredda in particolare, offriva notevoli vantaggi, primo fra tutti lo scambio di informazioni tra i due organi coinvolti. In tal senso appare infatti plausibile che l’ODEUM Roma e il SIFAR, entrambi impegnati nella stessa “battaglia” anticomunista, abbiano dunque tentato di dare vita a un simile disegno di collaborazione attraverso il tramite di Guignot e Friede. Tuttavia l’esperimento non sembra aver portato i frutti sperati. Friede, come si è visto, avrebbe abbandonato il gruppo spionistico romano quando, nel ’50, sarebbe stato trasferito in Germania, e anche il rapporto tra Guignot e il SIFAR sarebbe finito dopo meno di un anno, apparentemente a causa dell’insufficienza di materiale fornito dall’uomo di Johannes <430.
Nonostante ciò, l’avvicinamento fra i due servizi segreti sarebbe andato intensificandosi, come sembrano anche provare vari solleciti fatti da parte dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Marras, al gruppo romano dell’Organisation Gehlen «di far venire 34 [Reinhard] al più presto da lui a Roma» per poterlo conoscere personalmente <431. Alla luce di ciò è dunque particolarmente curioso che nel maggio del ’50 in un memorandum dello stesso Johannes si legge che, al momento, «non esistono legami d’intelligence con gli italiani» <432. L’unica spiegazione plausibile è, a questo punto, che Johannes intendeva dire nel ’50 che allora non esistevano legami ufficiali con il SIFAR, dato che l’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT. Questo, come si vedrà, sarebbe di fatto accaduto solo quattro anni dopo, nel giugno del ’54. Tuttavia, sulla lunga strada verso l’ufficializzazione dei rapporti tra il servizio segreto di Pullach e la sua base estera a Roma, da una parte, e il SIFAR dall’altra, ci sarebbe prima stato un ultimo ostacolo da superare: la concorrenza col Friedrich-Wilhelm-Heinz-Dienst (FWHD), da sempre una spina nel fianco di Reinhard e del suo servizio.
[NOTE]
421 G. Pacini, Il cuore occulto del potere, cit.
422 Da citare, a tal proposito, è soprattutto la costituzione della rete stay-behind Gladio, operazione congiunta tra CIA e SIFAR, cominciata a metà degli anni Cinquanta. Inoltre, la scoperta dei cosiddetti “Fascicoli SIFAR” negli anni Sessanta avrebbe non solo provocato la convocazione di varie commissioni d’inchiesta parlamentari, ma avrebbe anche contribuito alla dissoluzione dello stesso SIFAR nel ’66, poi diventato SID (Servizio Informazioni Difesa). Sul coinvolgimento del SIFAR nel disegno strategico anticomunista statunitense in Europa e, in generale, sulla costituzione delle reti stay-behind cfr. F. Cacciatore, Il nemico alle porte. Intervento americano in Europa e strategia di covert operation, 1943-1963, 2021, tesi di dottorato non pubblicata. Per la “strategia della tensione” e le attività degli ambienti deviati di destra in Italia durante la guerra fredda cfr. M. Dondi, L’eco del boato. Storia della strategia della tensione, Laterza, Roma-Bari, 2015; B. Armani, Italia anni settanta. Movimenti, violenza politica e lotta armata tra memoria e rappresentazione storiografica, in «Storica», 11 (2012), n. 32, pp. 41-82; A. Cento Bull, Italian Neofascism: The Strategy of Tension and the Politics of Nonreconciliation, Berghahn, Oxford 2007.
423 G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Sperling&Kupfer, Milano 2010.
424 F. Cacciatore, Il nemico alle porte, cit., pp. 101-102.
425 Ivi, p. 107.
426 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 121.
427 Bericht No.3, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 176. In un ulteriore documento del 1948 si legge che Planitz starebbe collaborando con un certo «colonnello Massia», ex membro del SIM fascista. Cfr. Besprechung mit S-1933 am 9. September 1948, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
428 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 65, pp. 67-68.
429 Reisebericht Italien, 6. Bis 16. Februar 1950, febbraio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000138.
430 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 68.
431 Italien, Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezüglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 maggio 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134. Anche in Spionage unter Freunden l’inizio di una collaborazione più o meno stabile tra il SIFAR e l’ODEUM Roma viene fatto risalire al ’49, cfr. E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 58.
432 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000119.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022Anche Guido Zimmer, subito dopo la resa, tornò in Italia «in divisa militare americana», ma nello stesso tempo continuava a «costruire la rete Stay Behind nazista» e «grazie ai buoni uffici di Dulles» divenne segretario del barone Luigi Parrilli, che nell’Operazione Sunrise aveva fatto da mediatore tra l’OSS ed i nazisti <12; fece domanda per la cittadinanza italiana, ma nel 1948, insieme ad altre ex SS, «lavorò per i servizi segreti della Germania federale» <13.
[NOTE]
12 Uomo d’affari d’origine napoletana residente a Genova, cavaliere dell’ordine di Malta, rappresentante della società statunitense Kelvinetor in Europa, amico di Howard Lewis (finanziere consigliere del presidente Roosevelt) e di John Ginnes (industriale inglese residente in Svizzera interlocutore privilegiato di Churchill).
13 Si presume che Zimmer sia entrato nella Rete organizzata dal generale Reinhard Gehlen, che aveva diretto in maniera eccellente i servizi segreti nazisti (Abwehr) nel settore orientale (con un occhio di riguardo per l’Unione Sovietica); forte di questa sua competenza, alla fine della guerra si mise a disposizione dei vincitori affinché utilizzassero la sua competenza contro l’URSS: fatto prigioniero dagli statunitensi fu arruolato da Allen Dulles in persona. Nel luglio 1946 fu costituita l’organizzazione Gehlen, un servizio segreto clandestino, con sede a Pullach presso Monaco di Baviera, che riciclò in funzione anticomunista i vecchi agenti che avevano servito il Reich di Hitler (tra di essi anche Otto Skorzeny, il “salvatore” di Mussolini dal Gran Sasso, nonché uno degli organizzatori dei Werwolf, il movimento di resistenza nazista che arruolò anche giovanissimi ragazzi della Hitlerjugend agli ordini di ufficiali della Waffen-SS). Nel 1956 il generale Gehlen fu incaricato dall’allora cancelliere Konrad Adenauer di dirigere il Bundesnachrichtendienst (BND), il nuovo servizio segreto federale, e l’organizzazione che era stata clandestina divenne una propaggine governativa, portando con sé tutti gli agenti che vi avevano fatto parte.
Claudia Cernigoi, Le serpi in seno: l’infiltrazione e la provocazione nei movimenti comunisti, dossier n. 65 de “La Nuova Alabarda”, Trieste, 2021, Supplemento al n. 416 – 3/12/21 de “La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo”Nella sua istruttoria Guido Salvini descrive così la vera natura dell’agenzia di stampa portoghese: “Aginter Press era stata, sino all’aprile 1974, un centro di eversione internazionale, finanziato non solo dal Governo portoghese ma anche da altri Governi europei, dietro cui si celava: un centro spionistico legato ai servizi segreti portoghesi e ad altri servizi segreti occidentali quali la C.I.A. e la rete tedesco-occidentale GEHLEN; un centro di reclutamento e di addestramento di mercenari e terroristi specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo; un’organizzazione fascista internazionale denominata “ORDRE ET TRADITION” e il suo braccio militare O.A.C.I.
Aldo Doninelli, L’internazionale nera e la Guerra controrivoluzionaria, l’agenzia di stampa Aginter Presse, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Roma Tre, Anno Accademico 2017-2018Dalle indagini si scoprì che tra il 12 aprile e l’11 maggio 1969 Borghese si incontrò con alcuni imprenditori di Genova per costituire un “gruppo di salute pubblica” per salvare il Paese dall’avanzata del comunismo e che lo stesso Miceli in un’informativa scrisse che il SID non seppe nulla del golpe e che non vi partecipò. Durante le indagini di questo processo, si delineò anche il vero ruolo di Adriano Monti, risultando una sorta di “ambasciatore” di Borghese in alcuni ambienti politici internazionali, tanto che a Madrid incontrò Otto Skorzeny, membro dell’intelligence tedesca legata alla “Rete Gehlen”. Skorzeny era in contatto direttamente con gli Stati Uniti d’America e da lui Monti ricevette la notizia che dagli Usa c’era l’ok per il golpe, ma, come sappiamo, che a capo del nuovo governo doveva andare Andreotti.
Filippo Augusto Albarin, Il Golpe Borghese, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2023-2024#1950 #Adenauer #AldoDoninelli #CIA #ClaudiaCernigoi #Federale #FilippoAugustoAlbarin #Germania #governo #Italia #ODEUM #OrganisationGehlen #Ovest #RFT #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #SIFAR #Uar
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