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Anche in questo caso, è il Psi il partito che maggiormente si spende per la difesa dei giudici inquisiti
Una delle tematiche di maggior interesse per l’ordine giudiziario in questo periodo è quello relativo alle modalità di elezione dei membri “togati” del Consiglio superiore della magistratura. La legge del 1967 prevedeva un sistema maggioritario a doppio turno che aveva dimostrato una notevole tendenza a favorire la schiacciante affermazione di una sola corrente in occasione delle elezioni del 1972. In quelle elezioni infatti Magistratura Indipendente, attraverso un efficace sistema di alleanze, era riuscita ad ottenere l’assegnazione di tutti i seggi spettanti ai membri magistrati eletti <252 (nelle successive elezioni del 1976, con un nuovo sistema elettorale proporzionale la stessa corrente otterrà solo 8 seggi su 20 <253). Secondo molti osservatori <254, proprio a causa della sua composizione, durante la legislatura consigliare iniziata nel 1972, il Csm si era caratterizzato in senso conservatore e si era reso protagonista di una lunga serie di iniziative volte a penalizzare i magistrati delle correnti più progressiste, a cominciare da Magistratura Democratica, sia attraverso l’uso dei poteri disciplinari sia con le assegnazioni agli uffici direttivi. Da un punto di vista tecnico comunque, il sistema elettorale appariva, dopo la prova del 1972, scarsamente idoneo ad assicurare un buon funzionamento dell’organo e praticamente tutte le correnti, in occasione della campagna elettorale per le elezioni dell’Associazione Nazionale Magistrati del giugno 1975, comprendevano nel loro programma un sostegno alla riforma (compresa Magistratura Indipendente) <255.
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Dello stesso avviso erano i principali partiti, ma con sfumature diverse. Il Pci, pur votando a favore della legge di riforma in Parlamento nella seconda metà del 1975, non sembra dare eccessivo peso a tale iniziativa; l’Unità ne parla poco e, si direbbe, svogliatamente. Su Rinascita se ne occupano saltuariamente gli esperti di giustizia del Pci: Spagnoli, Perna, Malagugini, Barcellona; ma certo non sembra essere una delle priorità del partito. Più battagliero appare il Psi; già alla fine di gennaio, nel corso delle polemiche circa le dichiarazioni di Spagnuolo al Mondo, il ministro Zagari rilascia un’intervista allo stesso settimanale <256, in cui dichiara che tra le riforme necessarie per rendere più efficace la funzione giurisdizionale vi è quella relativa ad una revisione, in senso proporzionalista, delle legge elettorale per il Csm. In aprile poi il Psi, attraverso Viviani, presenta il proprio disegno di legge per la riforma elettorale; nello stesso periodo Vincenzo Balzamo, che cura i lavori della commissione problemi dello Stato del Psi, rende noto che, per quanto riguarda il Csm, la priorità è la riforma elettorale, mentre eventuali revisioni costituzionali (con riferimento al disegno di legge Bianco-Gargani) possono anche essere opportune, ma ancor più importante è mantenere l’indipendenza della magistratura <257. Nella stessa direzione va anche il rapporto del convegno del Psi sullo Stato che si tiene a Gardone a settembre. <258 Nel frattempo anche la Dc si è espressa a favore del sistema proporzionale ed anzi, attraverso il deputato Coppola, presenta un proprio disegno di legge in tal senso <259, che confluirà poi con quello del Psi nella legge approvata a ottobre. Non mancano, tra i moderati ed anche fra i democristiani coloro che sono critici nei confronti del progetto di legge (come sarà evidente a novembre, quando il Presidente Leone rinvia la norma alle Camere), ma l’intera magistratura, o quasi, è ormai per la riforma e, inoltre, vi è una considerazione di importanza non secondaria: il vecchio sistema elettorale può aver favorito gli elementi moderati, ma nulla garantisce che lo farà anche in futuro; le forze progressiste sembrano avanzare nell’ambito della magistratura come in altri settori della società italiana e la prospettiva di ritrovarsi con Magistratura democratica che controlla il Csm non deve essere vista con favore dai democristiani (e non solo da loro). L’unico partito a votare contro la riforma è quindi il Movimento Sociale. Forse anche per questo desta qualche stupore l’iniziativa di Leone (definita «pretestuosa» da Alessandro Pizzorusso <260); anche perché da un punto di vista tecnico-giuridico non sembra che le osservazioni siano particolarmente fondate (ne sarà accolta solo una su quattro dal Parlamento, che confermerà definitivamente la legge a dicembre). Secondo una nota inviata da Malagugini alla segreteria del Pci nell’ottobre 1975, a convincere Leone dell’opportunità di rinviare la legge sarebbe stato Cucco, consigliere per Terzo potere del Csm <261. Come accennato, uno dei problemi maggiori causati dalla schiacciante maggioranza conservatrice al Csm nella legislatura iniziata nel 1972, secondo i progressisti, è quello dei procedimenti disciplinari <262. Nel corso del periodo in esame si assiste in effetti ad alcuni procedimenti in cui il contenuto politico appare piuttosto evidente. Tra i più noti quello di tre pretori del lavoro di Milano, sottoposti a procedimento disciplinare a causa delle sentenze da loro emesse tra il 1971 ed il 1973; si tratta di un caso piuttosto noto perché seguito da vicino dalla stampa e perché descritto nei dettagli nel libro “Magistrati scomodi”, uscito nel 1974 <263 e narrato nelle memorie di uno dei giudici inquisiti <264. Il procedimento si presenta come estremamente delicato perché teso, nelle intenzioni di coloro che lo hanno promosso, a sanzionare il merito delle sentenze dei pretori, la loro attività giurisdizionale. Per quanto riguarda il contenuto delle sentenze, leggendo oggi le memorie di Romano Canosa (scritte alla fine degli anni Settanta), le convinzioni che esprime ed il linguaggio usato in quel momento, non si fatica a credere che esse dovessero essere il frutto di un’interpretazione favorevole ai lavoratori fino ai limiti (e forse in qualche caso anche oltre) della lettera della legge; d’altra parte, lo stesso Canosa afferma di aver ascoltato le critiche di Gino Giugni, principale ispiratore dello statuto dei lavoratori, al «radicalismo di una certa magistratura di sinistra» <265. Se le sentenze potevano essere considerate dettate da parzialità il rimedio doveva però essere necessariamente costituito dai giudizi di appello (i quali infatti, come lamenta Canosa ribaltavano quasi sempre il giudizio di primo grado) ma non un’inchiesta disciplinare finalizzata a giudicare l’attività giurisdizionale e quindi ledere l’indipendenza del giudice nel suo libero convincimento; infatti il procedimento disciplinare presso il Csm, pur governato da giudici conservatori, giunge ad una soluzione di proscioglimento.
Per quanto riguarda gli altri provvedimenti disciplinari “politici” essi riguardano magistrati quasi sempre di Magistratura democratica e gli atti censurabili consistono nella maggior parte dei casi <266 in critiche delle sentenze di altri giudici o dichiarazioni pubbliche considerate incompatibili con l’ufficio ricoperto <267. La Dc si occupa poco della questione ed il suo quotidiano non dà quasi alcun peso alle vicende. Il partito comunista si schiera a difesa dei magistrati progressisti sotto inchiesta e sottolinea, in particolare, l’intento politico generale da parte dell’alta magistratura e del Csm a maggioranza moderata e come le mancanze (o presunte tali) che si vogliono colpire siano sempre riconducibili alla manifestazione del pensiero <268. Ma, anche in questo caso, è il Psi il partito che maggiormente si spende per la difesa dei giudici inquisiti e attacca duramente il Csm ed i magistrati conservatori che promuovono le azioni disciplinari <269. Anche in questo caso valgono le considerazioni già fatte a proposito dei toni dei socialisti sulle inchieste sull’eversione di destra: il partito, avvertendo che la sua immagine risulta logorata dagli anni di collaborazione con la Dc compie tutti gli sforzi possibili per accreditarsi presso gli ambienti della sinistra.
Un elemento importante per l’elaborazione di una politica sulla giustizia e sull’ordinamento giudiziario da parte dei partiti della sinistra è il loro rapporto con la corrente più progressista della magistratura, ovvero Magistratura Democratica. Dopo la scissione del 1969 questo gruppo si era spostato sulla sinistra dell’asse politico e, in occasione del primo congresso, tenutosi a Firenze nel 1973, l’argomento più significativo del dibattito era stato l’atteggiamento nei confronti della sinistra tradizionale, in particolare del partito comunista. Con le elezioni politiche del 1972 Generoso Petrella aveva abbandonato la segreteria della corrente per l’elezione al Senato nelle liste del Pci ed era stato sostituito da Marco Ramat, in quel momento di simpatie socialiste <270; a Firenze dunque si confrontano due gruppi principali, la “destra” interna, rappresentata da Violante, Bruti Liberati, Grimaldi, dallo stesso Petrella, che affermava il ruolo del Pci come punto di riferimento principale, e la “sinistra” con Accattatis, Senese, Marrone, ed altri che sostenevano due punti fondamentali: l’autonomia ideologica rispetto ai partiti della sinistra tradizionale e l’esigenza di formulare strategie politico-giudiziarie “di classe” <271; la conferma di Ramat alla segreteria testimonia lo sforzo di cercare una mediazione tra le due anime della corrente. Un risultato che sembra in buona misura raggiunto in occasione del congresso successivo, nell’aprile del 1975 a Napoli, che segna probabilmente il momento di maggior approssimazione di Magistratura democratica con il Pci <272. In questo periodo Md conta sul sostegno del 13% dei magistrati, contro oltre il 40% di Magistratura Indipendente e poco più del 20% ciascuno a Terzo Potere e Impegno Costituzionale <273.
Alla vigilia della VII legislatura quindi, pur in presenza di elementi fortemente innovatori che introducono un acceso dibattito interno, la magistratura appare ancora caratterizzata, rispetto alla società italiana, dalla prevalenza di giudici di orientamento moderato-conservatore <274 soprattutto nei suoi gradi più elevati, forse anche in virtù del fatto che la gran maggioranza dei magistrati provengono dalle regioni del Mezzogiorno <275, le quali appunto si distinguono, dal punto di vista politico-culturale, per un maggior seguito ottenuto dai partiti moderati <276. Eppure diversi magistrati appartenenti alle giovani leve, non necessariamente orientate a sinistra o aderenti a Magistratura Democratica, quando si trovano davanti inchieste delicate che riguardano esponenti di partito dimostrano di non farsi influenzare da quella sorta di “sudditanza” culturale nei confronti delle forze politiche, soprattutto quelle di governo, che aveva caratterizzato l’ordine giudiziario italiano fin dall’unificazione.
E’ opinione diffusa che lo scandalo dei petroli, come anche le inchieste sulle “deviazioni” dei servizi di sicurezza che denotano quantomeno una mancanza di incisività nel controllo politico, abbiano avuto un ruolo significativo nella riduzione di consensi sofferto dalla Dc in occasione delle elezioni del giugno 1975, alle quali, non a caso, il Pci si presenta come il partito dalle “mani pulite”. Anche nel 1976 il coinvolgimento di diversi esponenti Dc in possibili violazioni della legge continua ad avere effetti, se è vero che pur decidendo di dare il voto a questo partito, molti moderati si vedono costretti a “turarsi il naso”, secondo la celebre espressione di Indro Montanelli. In questa maniera le inchieste giudiziarie ricordate danno un contributo importante, forse fondamentale, a quell’«assedio» di cui parla Flaminio Piccoli e che descrive lo stato d’animo di molti democristiani tra il 1974 ed il 1976 <277 quando l’immagine del partito è forse adeguatamente resa dal film di Elio Peltri “Todo modo”, del 1975, in cui un gruppo di dirigenti Dc si isola completamente dalla società per richiudersi in un mondo surreale in cui si mescolano i sensi di colpa dei dirigenti delle correnti interne per gli scandali di cui si sono resi protagonisti, alle ipocrisie ed ai litigi legati all’esercizio del potere.
Ma gli effetti delle inchieste giudiziarie non si limitano al consenso elettorale; essi si estendono, verosimilmente, anche agli equilibri interni della Dc: a Fanfani succede, pur in presenza di grandi resistenze, un personaggio caratterizzato da notevoli anomalie nella storia del partito, Zaccagnini, che non gode di un grande seguito personale, ma che si è messo in luce per aver denunciato la mancanza di tensione etica e la necessità di abbandonare pratiche non trasparenti; in molti, all’interno ed all’esterno del partito di maggioranza relativa confidano in una fase di “rinnovamento”, in cui un diverso atteggiamento rispetto ai metodi illegali di finanziamento, ai legami con la criminalità organizzata e l’approccio nei confronti di certi elementi delle forze armate sospettate di scarsa fedeltà ai valori democratici, hanno un ruolo importantissimo.
Le inchieste che riguardano i partiti di governo, portano, da un punto di vista politico ed elettorale, significativi vantaggi al maggior partito di opposizione e di ciò i dirigenti del partito comunista sono consapevoli. Eppure, se da una parte il lavoro dei magistrati permette al Pci di acquisire maggior forza, dall’altra parte esso crea il rischio di radicalizzare la contrapposizione con la Dc che non è funzionale alla collaborazione tra i due maggiori partiti che costituisce il disegno strategico del Pci e, quando le inchieste coinvolgono i socialisti, rischiano di creare un solco nell’ambito della sinistra. Berlinguer è deciso a tener ferma la rotta del partito in direzione del compromesso storico, l’unica strategia che può portare i comunisti a responsabilità di governo correndo pochissimi rischi, di conseguenza la sua tattica è quella di evitare una esasperazione dei toni. Inoltre, pur apprezzando le novità di segno “democratico” che emergono in maniera sempre più evidente tra i giudici, non pochi responsabili del partito dimostrano sempre una certa diffidenza nei confronti di esponenti di un potere burocratico che, in tutta autonomia, intraprendono iniziative capaci di incidere sulle dinamiche dei partiti. Tuttavia la posizione del partito per quanto riguarda l’eversione di destra, la criminalità organizzata, ma anche la corruzione pubblica è chiara ed è di aperto contrasto. Il risultato è una politica in cui i comunisti, pur senza alzare i toni, senza ricorrere al deprecato “qualunquismo”, senza cioè attribuire all’intera Democrazia Cristiana le responsabilità per gli atti devianti di singoli esponenti, adottano tutte le iniziative specifiche per favorire l’emergere delle responsabilità personali di coloro che sono sottoposti a indagini.
Con i socialisti il Pci è ancora più cauto. Per quanto riguarda i processi che si riferiscono al terrorismo di marca fascista non esistono problemi di sorta; si tratta di vicende che uniscono i due partiti della sinistra contro, almeno ciò è quanto si percepisce nel dibattito pubblico, alcuni partiti di governo; si tratta di inchieste, si potrebbe dire, che favoriscono la linea dell’”alternativa di sinistra” in campo politico; un discorso analogo vale per la criminalità organizzata. Mentre il problema della corruzione e del finanziamento occulto dei partiti è assai più delicato: il Psi sembra pagare la prossimità col potere centrale che dura ormai da oltre un decennio e, in alcune circostanze, membri del partito vengono lambiti, o anche coinvolti, nelle indagini, cosa che probabilmente non rimane senza conseguenze per le delusioni elettorali del Psi nel 1975. Inoltre, anche se la stampa non dà grande risalto alla cosa, il partito vota puntualmente, o quasi, in sintonia con la Dc nella commissione inquirente che si occupa di petroli, Montedison ed altro. In questo caso le inchieste sembrano, da un punto di vista politico favorire l’unità d’azione tra Dc e Psi, in una parola, il Centrosinistra.
[NOTE]
252 A. Pizzorusso, L’organizzazione della giustizia in Italia, Einaudi, Torino, 1982. Vedere anche “Gerarchie e potere nella magistratura”, Il Contemporaneo, allegato a Rinascita N. 9 del 1 marzo 1974.
253 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit.
254 Vedere, ad esempio, R. Canosa, Storia della magistratura in Italia. Da piazza Fontana a mani pulite.Cit.
255 Vedere l’inserto sulla campagna elettorale in La Magistratura aprile-maggio 1975,
256 “Colpire a fondo. Colloquio con Mario Zagari”, Il Mondo del 31 gennaio 1974. N. 5; vedere anche “Grandi forze sono senza controllo”, l’Avanti, 23 gennaio 1974
257 “Per la giustizia soluzioni globali”, l’Avanti del 12 aprile 1974
258“Ampliare le libertà per rafforzare le istituzioni”, l’Avanti del 27 settembre 1974
259 “Nuove rappresentanze per i magistrati”, il Popolo del 09 aprile 1975
260 A. Pizzorusso, L’organizzazione della giustizia in Italia. Cit. Pag. 42.
261 Nota del 21 ottobre 75, Fondazione Gramsci, Archivio del Pci, Busta N. 208, Pag. 910X
262 Sull’argomento vedere, ad esempio, “La disciplina dei magistrati”, Quale giustizia N. 38-39 del 1977; oppure E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione agli anni Novanta”. Cit. Pag. 191.
263 Magistratura Democratica, Magistrati scomodi. Un tentativo di epurazione, Dedalo, Bari, 1974.
264 R. Canosa, Storia di un pretore, Einaudi, Torino, 1978.
265 Romano Canosa, Storia di un pretore. Cit. Pag. 87.
266 Una significativa eccezione è costituita dal trasferimento ai danni del pretore Di Giorgio di Martina Franca. Verosimilmente l’interessamento del Csm deriva dalle inchieste del pretore che avevano toccato interessi politici e imprenditoriali locali. Vedere “Trasferito il pretore Di Giorgio”, l’Unità del 14 gennaio 1974
267 Il periodico Quale giustizia di maggio-giugno 1977 contiene una descrizione dei casi più significativi.
268 Vedere, ad esempio, “L’attacco ai magistrati democratici”, l’Unità del 14 maggio 1974
269 Vedere, per esempio, “Caso Ramat, riappare la repressione”, l’Avanti del 26/04/1974 o “Il Csm all’azione repressiva”, l’Avanti del 18 maggio 1974, o, ancora, “al Csm altri tre pretori perseguiti per le loro sentenze in materia di lavoro”, l’Avanti del 13 ottobre 1974
270 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit. Pag. 320.
271 G. Palombarini, Giudici a sinistra. Cit. Pag. 117
272 Vedere, ad esempio, “I giudici fanno il compromesso storico”, Espresso, N. 16 del 1975
273 S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Cit. Pag. 385 Si tratta delle percentuali di voto ottenute da ciascuna corrente in occasione delle elezioni per la giunta esecutiva dell’Associazione Nazionale Magistrati nel 1976.
274 Questa circostanza è testimoniata, oltre che dai risultati elettorali per il rinnovo dei vertici dell’Anm e per il Csm, da diversi protagonisti dell’epoca, ad esempio Paolo Emilio Taviani, che, nelle sue memorie, nel parlare di Vittorio Occorsio, ricorda che gli era stato descritto come giudice «orientato a sinistra», un giudizio che il politico democristiano considera «un merito anziché un difetto» in considerazione «dell’eccessivo reazionarismo della maggioranza dei magistrati anziani»; si tratta di un commento che risale alla fine del 1973.
275 Di Federico, Caratteristiche socioculturale della magistratura. La tendenza degli ultimi vent’anni, Rusconi, Milano, 1989.
276 R. Mannheimer e G. Sani, Il Mercato elettorale, Il Mulino, Bologna, 1987.
277 G. Galli, Storia del socialismo italiano. Cit. Pag. 413.
Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013