#ethicswashing — Public Fediverse posts
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Exposing the all-too-frequent hollowness of #EthicsWashing and "Corporate Social Responsibility." #WhicheverWayTheWindBlows
https://www.theguardian.com/us-news/2026/aug/24/us-companies-voting-rights-raga
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Exposing the all-too-frequent hollowness of #EthicsWashing and "Corporate Social Responsibility." #WhicheverWayTheWindBlows
https://www.theguardian.com/us-news/2026/aug/24/us-companies-voting-rights-raga
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Exposing the all-too-frequent hollowness of #EthicsWashing and "Corporate Social Responsibility." #WhicheverWayTheWindBlows
https://www.theguardian.com/us-news/2026/aug/24/us-companies-voting-rights-raga
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Exposing the all-too-frequent hollowness of #EthicsWashing and "Corporate Social Responsibility." #WhicheverWayTheWindBlows
https://www.theguardian.com/us-news/2026/aug/24/us-companies-voting-rights-raga
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Ultimo e le persone con disabilità: alzare l'asticella
Il 3 luglio 2026, la sera prima del grande concerto da 250mila persone a Tor Vergata, il cantautore romano Ultimo ha aperto la prova generale a tutte le persone con disabilità che ne hanno fatto richiesta.
Riporto un estratto del commento della giornalista Valentina Tomirotti che si può leggere per intero qui.
Esiste una forma di abilismo che non assomiglia alla discriminazione che siamo abituati a riconoscere.
Non è il gradino davanti all’ingresso, non è la cattiveria esplicita, non è l’esclusione dichiarata. È qualcosa di molto più sottile e molto più difficile da nominare, perché agisce dall’interno, si installa nelle aspettative, riscrive verso il basso quello che consideriamo accettabile.
È l’abilismo che ci convince, nel tempo e attraverso mille piccole esperienze di esclusione, che certe cose non sono pensate per noi come i concerti affollati, i trasporti di sera, i locali senza ascensore, i festival con pavimentazione sconnessa, e che quindi, quando qualcuno ci offre una versione alternativa di quelle cose, dobbiamo essere grati invece di chiederci perché la versione originale non sia mai stata progettata per includere anche noi.
§
La disabilità ti insegna, nel corso degli anni, ad abbassare l’asticella: non perché tu sia meno ambiziosa o meno esigente, ma perché l’ambiente intorno a te continua a dirti, in modi espliciti e impliciti, che certe esperienze non sono per te. E a un certo punto quella rinuncia diventa così normale che smetti di chiamarla rinuncia. La chiami vita.
Quando la soluzione all’inaccessibilità non è rendere accessibile l’evento ma creare un evento parallelo, stiamo spostando il problema invece di affrontarlo. Stiamo dicendo, senza dirlo, che l’evento principale non cambierà, e che chi non riesce a starci può accontentarsi di una versione ridotta.
Nessuno direbbe a una persona senza disabilità: il concerto è troppo affollato per te, però puoi venire alle prove due giorni prima. Lo chiameremmo un ripiego, giustamente. Per noi, invece, quel ripiego diventa troppo spesso un privilegio da celebrare.
Un contesto protetto è legittimo solo se è temporaneo e dichiarato tale. Ha senso come tappa, non come destinazione. La domanda giusta da fare a chi lo organizza non è “grazie, ma perché non c’era prima”, è “bene, e qual è il piano perché l’anno prossimo io possa stare nell’evento principale?”. Se quel piano non esiste, l’evento separato non è un ponte verso l’inclusione, è un modo elegante per non doverla mai costruire.
§
Oggi l’accessibilità viene trattata come un problema di gestione del pubblico disabile: dove li mettiamo perché stiano al sicuro, come li accompagniamo, quale area recintiamo per loro. È la logica sbagliata, quella giusta si chiede una cosa diversa: come costruiamo un evento in cui la sicurezza di tutti è parte del progetto fin dall’inizio, invece di essere una toppa applicata alla fine? La prima mentalità produce recinti, aree dedicate, prove separate. La seconda produce eventi che funzionano per più persone senza doverle isolare. La competenza per fare la seconda cosa esiste già, ci sono professionisti che la fanno di mestiere, quello che manca è la volontà di considerarla un requisito.
La responsabilità di alzare l’asticella non può ricadere sempre su di noi. Non possiamo essere noi a dover ogni volta spiegare, negoziare, chiedere, documentare, ringraziare e poi anche denunciare quando la gratitudine ci viene chiesta al posto dei diritti. Questo è un lavoro che spetta a chi organizza.
Non chiedo a nessuno di rinunciare alla propria esperienza positiva in nome di un principio astratto e non pretendo che chi ha vissuto una bella giornata la rilegga come un torto. Quello che metto in discussione è che ci siamo abituati a considerare normale dover scegliere tra sicurezza e partecipazione, tra protezione e uguaglianza, al punto da chiamare “fortuna” ciò che dovrebbe essere semplicemente scontato.
Il vero traguardo non è creare sempre più eccezioni. È costruire un mondo in cui nessuno debba sentirsi fortunato per aver potuto fare qualcosa che è un suo diritto. Quando cominciamo a ringraziare per ciò che ci spetta, il problema non è la nostra gratitudine. È quanto in basso abbiamo imparato a mettere l’asticella.
E soprattutto, è che continuiamo a chiedere a noi stesse di alzarla, quando quel peso dovrebbe stare da tempo su altre spalle.
#società #abilismo #ethicswashing
https://valentinatomirotti.substack.com/p/quando-impariamo-ad-accontentarci
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Ultimo e le persone con disabilità
Il 3 luglio 2026, la sera prima del grande concerto da 250mila persone a Tor Vergata, il cantautore romano Ultimo ha aperto la prova generale a tutte le persone con disabilità che ne hanno fatto richiesta.
Riporto qui di seguito un estratto del commento della giornalista Valentina Tomirotti che si può leggere per intero qui.
Esiste una forma di abilismo che non assomiglia alla discriminazione che siamo abituati a riconoscere.
Non è il gradino davanti all’ingresso, non è la cattiveria esplicita, non è l’esclusione dichiarata. È qualcosa di molto più sottile e molto più difficile da nominare, perché agisce dall’interno, si installa nelle aspettative, riscrive verso il basso quello che consideriamo accettabile.
È l’abilismo che ci convince, nel tempo e attraverso mille piccole esperienze di esclusione, che certe cose non sono pensate per noi come i concerti affollati, i trasporti di sera, i locali senza ascensore, i festival con pavimentazione sconnessa, e che quindi, quando qualcuno ci offre una versione alternativa di quelle cose, dobbiamo essere grati invece di chiederci perché la versione originale non sia mai stata progettata per includere anche noi.
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La disabilità ti insegna, nel corso degli anni, ad abbassare l’asticella: non perché tu sia meno ambiziosa o meno esigente, ma perché l’ambiente intorno a te continua a dirti, in modi espliciti e impliciti, che certe esperienze non sono per te. E a un certo punto quella rinuncia diventa così normale che smetti di chiamarla rinuncia. La chiami vita.
Quando la soluzione all’inaccessibilità non è rendere accessibile l’evento ma creare un evento parallelo, stiamo spostando il problema invece di affrontarlo. Stiamo dicendo, senza dirlo, che l’evento principale non cambierà, e che chi non riesce a starci può accontentarsi di una versione ridotta.
Nessuno direbbe a una persona senza disabilità: il concerto è troppo affollato per te, però puoi venire alle prove due giorni prima. Lo chiameremmo un ripiego, giustamente. Per noi, invece, quel ripiego diventa troppo spesso un privilegio da celebrare.
Un contesto protetto è legittimo solo se è temporaneo e dichiarato tale. Ha senso come tappa, non come destinazione. La domanda giusta da fare a chi lo organizza non è “grazie, ma perché non c’era prima”, è “bene, e qual è il piano perché l’anno prossimo io possa stare nell’evento principale?”. Se quel piano non esiste, l’evento separato non è un ponte verso l’inclusione, è un modo elegante per non doverla mai costruire.
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Oggi l’accessibilità viene trattata come un problema di gestione del pubblico disabile: dove li mettiamo perché stiano al sicuro, come li accompagniamo, quale area recintiamo per loro. È la logica sbagliata, quella giusta si chiede una cosa diversa: come costruiamo un evento in cui la sicurezza di tutti è parte del progetto fin dall’inizio, invece di essere una toppa applicata alla fine? La prima mentalità produce recinti, aree dedicate, prove separate. La seconda produce eventi che funzionano per più persone senza doverle isolare. La competenza per fare la seconda cosa esiste già, ci sono professionisti che la fanno di mestiere, quello che manca è la volontà di considerarla un requisito.
La responsabilità di alzare l’asticella non può ricadere sempre su di noi. Non possiamo essere noi a dover ogni volta spiegare, negoziare, chiedere, documentare, ringraziare e poi anche denunciare quando la gratitudine ci viene chiesta al posto dei diritti. Questo è un lavoro che spetta a chi organizza.
Non chiedo a nessuno di rinunciare alla propria esperienza positiva in nome di un principio astratto e non pretendo che chi ha vissuto una bella giornata la rilegga come un torto. Quello che metto in discussione è che ci siamo abituati a considerare normale dover scegliere tra sicurezza e partecipazione, tra protezione e uguaglianza, al punto da chiamare “fortuna” ciò che dovrebbe essere semplicemente scontato.
Il vero traguardo non è creare sempre più eccezioni. È costruire un mondo in cui la parola “fortuna” scompaia dal modo in cui parliamo di accesso perché nessuno dovrebbe sentirsi fortunato per aver potuto fare qualcosa che è un suo diritto. Quando cominciamo a ringraziare per ciò che ci spetta, e a sorvegliarci a vicenda perché nessuna chieda di più, il problema non è la nostra gratitudine. È quanto in basso abbiamo imparato a mettere l’asticella.
E soprattutto, è che continuiamo a chiedere a noi stesse di alzarla, quando quel peso dovrebbe stare da tempo su altre spalle.
#società #abilismo #ethicswashing
https://valentinatomirotti.substack.com/p/quando-impariamo-ad-accontentarci
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«Quali aziende, oggi, comprano pannelli solari, cotone o componenti auto le cui filiere passano dallo Xinjiang, e cosa succede a chi prova a scoprirlo e denunciarlo ora che farlo può essere trattato, dalla Cina, come un reato contro l’unità nazionale?
È un problema che riguarda direttamente il consumatore europeo che installa un pannello fotovoltaico pensando di fare una scelta etica sul clima, senza sapere che la probabilità che quel pannello contenga polisilicio prodotto con lavoro forzato è, secondo le stime disponibili, tutt’altro che trascurabile».https://diogenenotizie.com/cina-il-lavoro-forzato-degli-uiguri-diventa-legge/
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«Quali aziende, oggi, comprano pannelli solari, cotone o componenti auto le cui filiere passano dallo Xinjiang, e cosa succede a chi prova a scoprirlo e denunciarlo ora che farlo può essere trattato, dalla Cina, come un reato contro l’unità nazionale.
È un problema che riguarda direttamente il consumatore europeo che installa un pannello fotovoltaico pensando di fare una scelta etica sul clima, senza sapere che la probabilità che quel pannello contenga polisilicio prodotto con lavoro forzato è, secondo le stime disponibili, tutt’altro che trascurabile».https://diogenenotizie.com/cina-il-lavoro-forzato-degli-uiguri-diventa-legge/
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«Se restare in ufficio fino a tardi viene considerato un segno di dedizione, sempre più persone inizieranno a restare fino a tardi.
Se chi non contraddice mai il proprio capo viene premiato, le riunioni diventeranno un teatro di consenso.
Se ogni volta che qualcuno fa notare un problema finisce sotto osservazione più del problema stesso, dopo un po' nessuno avrà più il coraggio di segnalare quello che non funziona.
Il modo in cui un'azienda costruisce la propria cultura non dipende solo da quello che decide di premiare, dipende anche da quello che sceglie di tollerare». -
«Se restare in ufficio fino a tardi viene considerato un segno di dedizione, sempre più persone inizieranno a restare fino a tardi.
Se chi non contraddice mai il proprio capo viene premiato, le riunioni diventeranno un teatro di consenso.
Se ogni volta che qualcuno fa notare un problema finisce sotto osservazione più del problema stesso, dopo un po' nessuno avrà più il coraggio di segnalare quello che non funziona.
Il modo in cui un'azienda costruisce la propria cultura non dipende solo da quello che decide di premiare, dipende anche da quello che sceglie di tollerare». -
«Se restare in ufficio fino a tardi viene considerato un segno di dedizione, sempre più persone inizieranno a restare fino a tardi.
Se chi non contraddice mai il proprio capo viene premiato, le riunioni diventeranno un teatro di consenso.
Se ogni volta che qualcuno fa notare un problema finisce sotto osservazione più del problema stesso, dopo un po' nessuno avrà più il coraggio di segnalare quello che non funziona.
Il modo in cui un'azienda costruisce la propria cultura non dipende solo da quello che decide di premiare, dipende anche da quello che sceglie di tollerare». -
«Se restare in ufficio fino a tardi viene considerato un segno di dedizione, sempre più persone inizieranno a restare fino a tardi.
Se chi non contraddice mai il proprio capo viene premiato, le riunioni diventeranno un teatro di consenso.
Se ogni volta che qualcuno fa notare un problema finisce sotto osservazione più del problema stesso, dopo un po' nessuno avrà più il coraggio di segnalare quello che non funziona.
Il modo in cui un'azienda costruisce la propria cultura non dipende solo da quello che decide di premiare, dipende anche da quello che sceglie di tollerare».#ethicswashing
https://snowfan.it/@Comandante_Virgola/116866325822152704 -
«Se restare in ufficio fino a tardi viene considerato un segno di dedizione, sempre più persone inizieranno a restare fino a tardi.
Se chi non contraddice mai il proprio capo viene premiato, le riunioni diventeranno un teatro di consenso.
Se ogni volta che qualcuno fa notare un problema finisce sotto osservazione più del problema stesso, dopo un po' nessuno avrà più il coraggio di segnalare quello che non funziona.
Il modo in cui un'azienda costruisce la propria cultura non dipende solo da quello che decide di premiare, dipende anche da quello che sceglie di tollerare». -
IA: o que propõe o Papa
Leão XIV intervém, com peso político e simbólico, numa disputa crucial e ainda indefinida. Seus pontos: domínio das big techs é ilegítimo; dados, algoritmos, programas e infraestruturas, são parte do Comum; Estados precisam intervirhttps://outraspalavras.net/tecnologiaemdisputa/ia-que-propoe-o-papa/
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"The lack of a clear definition of a 'green datacenter' is a glaring issue that will be faced by every hyperscale facility coming through the planning system,"...
Indeed.
#greenwashing #ethicswashing #tech #AI #datacentres
https://www.theregister.com/2026/02/10/edinburgh_green_ai_datacenter/
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"The lack of a clear definition of a 'green datacenter' is a glaring issue that will be faced by every hyperscale facility coming through the planning system,"...
Indeed.
#greenwashing #ethicswashing #tech #AI #datacentres
https://www.theregister.com/2026/02/10/edinburgh_green_ai_datacenter/
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"The lack of a clear definition of a 'green datacenter' is a glaring issue that will be faced by every hyperscale facility coming through the planning system,"...
Indeed.
#greenwashing #ethicswashing #tech #AI #datacentres
https://www.theregister.com/2026/02/10/edinburgh_green_ai_datacenter/
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"The lack of a clear definition of a 'green datacenter' is a glaring issue that will be faced by every hyperscale facility coming through the planning system,"...
Indeed.
#greenwashing #ethicswashing #tech #AI #datacentres
https://www.theregister.com/2026/02/10/edinburgh_green_ai_datacenter/
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"The lack of a clear definition of a 'green datacenter' is a glaring issue that will be faced by every hyperscale facility coming through the planning system,"...
Indeed.
#greenwashing #ethicswashing #tech #AI #datacentres
https://www.theregister.com/2026/02/10/edinburgh_green_ai_datacenter/
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"European Union is starting to distance itself from US Big Tech monopolies with countries moving towards tech sovereignty, the AI Skills Hub is one example of how, conversely, the UK is moving away from sovereignty to greater dependency" Regulatory hallucinations by GAFAM & #ethicswashing, as ever
RE: https://bsky.app/profile/did:plc:nsvj3t6pkewnz5fuwoyudlry/post/3mejnamyrwk2c -
"European Union is starting to distance itself from US Big Tech monopolies with countries moving towards tech sovereignty, the AI Skills Hub is one example of how, conversely, the UK is moving away from sovereignty to greater dependency" Regulatory hallucinations by GAFAM & #ethicswashing, as ever
RE: https://bsky.app/profile/did:plc:nsvj3t6pkewnz5fuwoyudlry/post/3mejnamyrwk2c -
I love that #MarkTrail took on #ethicsWashing this week! I may need to buy a set of these from the artist for my office. #AIEthics via @washingtonpost
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I love that #MarkTrail took on #ethicsWashing this week! I may need to buy a set of these from the artist for my office. #AIEthics via @washingtonpost
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I love that #MarkTrail took on #ethicsWashing this week! I may need to buy a set of these from the artist for my office. #AIEthics via @washingtonpost
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I love that #MarkTrail took on #ethicsWashing this week! I may need to buy a set of these from the artist for my office. #AIEthics via @washingtonpost
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And here’s the thing: if/when there is another administration, you don’t let these fuckers weasel their way back in by waving their money. They should never have been let in to begin with. The number of fucking “human rights” and “ethical this or that” conferences I refused to speak at because they were sponsored by these assholes comes to mind. I guess being surveillance capitalists and farming people wasn’t bad enough for some folks.
Wrote this a decade ago (nothing’s fucking changed): https://ar.al/notes/rightscon-or-a-right-con/
#google #facebook #meta #sponsorship #institutionalCorruption #BigTech #ethicsWashing #privacyWashing https://mstdn.party/@philjreese/114037657970053201
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And here’s the thing: if/when there is another administration, you don’t let these fuckers weasel their way back in by waving their money. They should never have been let in to begin with. The number of fucking “human rights” and “ethical this or that” conferences I refused to speak at because they were sponsored by these assholes comes to mind. I guess being surveillance capitalists and farming people wasn’t bad enough for some folks.
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Wrote this a decade ago (nothing’s fucking changed): https://ar.al/notes/rightscon-or-a-right-con/
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When posting a link to the @w3c Ethical Web Principles, please also make sure to link to their members page so we can all see the list of exemplary corporations that adhere to these excellent principles (Meta, Google, TikTok, UnitedHealth, etc.) :
https://www.w3.org/membership/list/
#w3c #EthicalWebPrinciples #ethics #web #ethicsWashing #surveillanceCapitalism #surveillance #capitalism #BigTech #bullshit #meta #google #tiktok #unitedHealthcare #unitedHealth #unitedHealthGroup
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How many of your members violate these policies and what action will you take against them?
Google?
Meta?
Adobe?
Microsoft?
US Department of Homeland Security?
TikTok?
IAB?
IBM?
Oracle?
Samsung?
Snap?
Yahoo!?Or, how about UnitedHealth Group?
Hmm? 🤔
#w3c #EthicalWebPrinciples #surveillanceCapitalism #BigTech #ethicsWashing https://w3c.social/@w3c/113640062325227269
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How many of your members violate these policies and what action will you take against them?
Google?
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Adobe?
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Google?
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Google?
Meta?
Adobe?
Microsoft?
US Department of Homeland Security?
TikTok?
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IBM?
Oracle?
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Yahoo!?Or, how about UnitedHealth Group?
Hmm? 🤔
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JK:na tuohon (a)siantuntijaryhmän kokoonpanoon ja lobbaukseen liittyen, että IEP:n AI:n etiikkaa käsittelevä entry mainitsee lopussa erikseen ryhmän vinon kokoonpanon ja arvelee EU:n Ethical Guidelines for Trustworthy AI -dokumenttia paitsi hampaattomaksi, myös esimerkiksi teollisuuden harjoittamasta "etiikka-pesusta", https://iep.utm.edu/ethics-of-artificial-intelligence/#H3.
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JK:na tuohon (a)siantuntijaryhmän kokoonpanoon ja lobbaukseen liittyen, että IEP:n AI:n etiikkaa käsittelevä entry mainitsee lopussa erikseen ryhmän vinon kokoonpanon ja arvelee EU:n Ethical Guidelines for Trustworthy AI -dokumenttia paitsi hampaattomaksi, myös esimerkiksi teollisuuden harjoittamasta "etiikka-pesusta", https://iep.utm.edu/ethics-of-artificial-intelligence/#H3.
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JK:na tuohon (a)siantuntijaryhmän kokoonpanoon ja lobbaukseen liittyen, että IEP:n AI:n etiikkaa käsittelevä entry mainitsee lopussa erikseen ryhmän vinon kokoonpanon ja arvelee EU:n Ethical Guidelines for Trustworthy AI -dokumenttia paitsi hampaattomaksi, myös esimerkiksi teollisuuden harjoittamasta "etiikka-pesusta", https://iep.utm.edu/ethics-of-artificial-intelligence/#H3.
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JK:na tuohon (a)siantuntijaryhmän kokoonpanoon ja lobbaukseen liittyen, että IEP:n AI:n etiikkaa käsittelevä entry mainitsee lopussa erikseen ryhmän vinon kokoonpanon ja arvelee EU:n Ethical Guidelines for Trustworthy AI -dokumenttia paitsi hampaattomaksi, myös esimerkiksi teollisuuden harjoittamasta "etiikka-pesusta", https://iep.utm.edu/ethics-of-artificial-intelligence/#H3.
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«Bei Google ist Rassismus & Sexismus allgegenwärtig», sagt @timnitGebru. Sie wurde als Co-Leiterin des Google Ethics AI Teams eingestellt, um in der Technologie Probleme zu eruieren & verbessern. Das tat sie & wurde dafür entlassen.
Google betreibe #EthicsWashing & #DiversityBranding, so Gebru, um ethisch & divers zu wirken, ohne es tatsächlich anzustreben. Die Botschaft für die Öffentlichkeit: Wir regulieren uns selber und brauchen keine staatlichen Mechanismen. Ethische Werte als Feigenblatt.
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«Bei Google ist Rassismus & Sexismus allgegenwärtig», sagt @timnitGebru. Sie wurde als Co-Leiterin des Google Ethics AI Teams eingestellt, um in der Technologie Probleme zu eruieren & verbessern. Das tat sie & wurde dafür entlassen.
Google betreibe #EthicsWashing & #DiversityBranding, so Gebru, um ethisch & divers zu wirken, ohne es tatsächlich anzustreben. Die Botschaft für die Öffentlichkeit: Wir regulieren uns selber und brauchen keine staatlichen Mechanismen. Ethische Werte als Feigenblatt.
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«Bei Google ist Rassismus & Sexismus allgegenwärtig», sagt @timnitGebru. Sie wurde als Co-Leiterin des Google Ethics AI Teams eingestellt, um in der Technologie Probleme zu eruieren & verbessern. Das tat sie & wurde dafür entlassen.
Google betreibe #EthicsWashing & #DiversityBranding, so Gebru, um ethisch & divers zu wirken, ohne es tatsächlich anzustreben. Die Botschaft für die Öffentlichkeit: Wir regulieren uns selber und brauchen keine staatlichen Mechanismen. Ethische Werte als Feigenblatt.
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«Bei Google ist Rassismus & Sexismus allgegenwärtig», sagt @timnitGebru. Sie wurde als Co-Leiterin des Google Ethics AI Teams eingestellt, um in der Technologie Probleme zu eruieren & verbessern. Das tat sie & wurde dafür entlassen.
Google betreibe #EthicsWashing & #DiversityBranding, so Gebru, um ethisch & divers zu wirken, ohne es tatsächlich anzustreben. Die Botschaft für die Öffentlichkeit: Wir regulieren uns selber und brauchen keine staatlichen Mechanismen. Ethische Werte als Feigenblatt.
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«Bei Google ist Rassismus & Sexismus allgegenwärtig», sagt @timnitGebru. Sie wurde als Co-Leiterin des Google Ethics AI Teams eingestellt, um in der Technologie Probleme zu eruieren & verbessern. Das tat sie & wurde dafür entlassen.
Google betreibe #EthicsWashing & #DiversityBranding, so Gebru, um ethisch & divers zu wirken, ohne es tatsächlich anzustreben. Die Botschaft für die Öffentlichkeit: Wir regulieren uns selber und brauchen keine staatlichen Mechanismen. Ethische Werte als Feigenblatt.
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“Ethics research” at Google, Facebook, etc., is the new “climate change research” at Exxon.
https://www.theguardian.com/environment/2015/jul/08/exxon-climate-change-1981-climate-denier-funding
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“Ethics research” at Google, Facebook, etc., is the new “climate change research” at Exxon.
https://www.theguardian.com/environment/2015/jul/08/exxon-climate-change-1981-climate-denier-funding
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“Ethics research” at Google, Facebook, etc., is the new “climate change research” at Exxon.
https://www.theguardian.com/environment/2015/jul/08/exxon-climate-change-1981-climate-denier-funding
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Ethics as PR (or the ‘Some Very Good People Work There!’ Fallacy)
https://ar.al/2021/05/08/ethics-as-pr-or-the-some-very-good-people-work-there-fallacy/
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Ethics as PR (or the ‘Some Very Good People Work There!’ Fallacy)
https://ar.al/2021/05/08/ethics-as-pr-or-the-some-very-good-people-work-there-fallacy/
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Aus dem #cccamp19-Vortrag von @[email protected]: »Ethikrichtlinien für Künstliche Intelligenz? Wie wär's mit Gesetzen? – Wie die Industrie mit Debatten um "ethische KI" Zeit kauft«:
Selbstverpflichtungen der #KI-Industrie sind nachweislich wirkungslos.