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160 results for “tiangolo”

  1. I gave a talk in Spanish for the @pyconcharlas at , and it was a whole lot of fun. So cool to hear people laugh live, thanks for having me! 🐍😊😁

  2. An amazing experience at , this improvised open space, talking @FastAPI, @pydantic, and type hints with Guido, the creator of Python, for 1+ hour 🤩🐍

    Even more after @samuel_colvin, @carljm (and other 10-20) joined 😎

    All because @1st1 forced him to meet me 😅

  3. Maybe this is what is about. A bunch of nerds having fun together, and ending all energized and inspired to go and build the things that the world needs us to build. 🐍😎🚀

    @mkennedy, @pradyunsg, @david_montague_, @marcelotryle twitter.com/i/web/status/16520

  4. The last part of the @pydantic team and the newly assembled team translating the @FastAPI docs to Ukrainian during the last sprint. 🤓🚀

    @marcelotryle, @david_montague_

  5. Only cool and badass people at that table 😎 ...plus me. 😅😂

    During 🐍

  6. I got to meet people that I didn't even expect in , it was a nice surprise to find some Singapore friends, Javan Tan and Su Lyn Choo, and go for dinner with them and @marlene_zw 😁

    ...also, that was a lot of ribs 😂

  7. The great @llanga! Finally met him in person in . I've been failing to meet him in 2 or 3 previous conferences. 😅

    And yes, he's as cool in person as you imagine. Actually cooler. 😎

    One of the two most metal people in Python 🤘🐍
    (the other, @pyblogsal, escaped)

  8. One of the people I was most excited to meet in was @WillingCarol 🤩

    CPython core dev, prev steering council member, Jupyter core dev, and to me, she represents the Python community 🤗

    Came for the language, stayed for Carol (and others) 😎

  9. I met @sethmlarson at ! 😁

    He's one of the maintainers of @urllib3, one of the most (the most?) downloaded Python libraries, you probably don't use it directly, but you probably use something that uses it. 😎

  10. One of the last dinners at with nice Python people. 🐍🚀

    @xsc27, @Glnnlhmn, @webknjaz

    And the new team translating the @FastAPI docs to Ukrainian 😎💪

  11. The magic of PyCon, @patrick91 got @FastAPI running on the browser, with client and everything, on @pyodide during 🤯

    This will be amazing for docs and learning (probably later with @pyscript_dev). 😅😎

    @marcelotryle and I were cheerleading. 😂

  12. I caught @reydelhumo training to become a Python release manager during 😅

  13. Finally met @mkennedy from @talkpython in person! 🤗

    We got to hangout and even recorded a podcast during , with adventures in the middle. 😅

    You will laugh hearing that episode once it's released. 😂

  14. Here's @emilyemorehouse at , she's so cool, kind and badass. 😎

    She added the walrus operator to the Python language and she's one of the five steering council members (the people that take the key and hard decisions in Python). 🦭🐘 (for the lack of a walrus emoji).

  15. Who would have guessed that @zeeg, cofounder of @getsentry and @charliermarsh, creator of Ruff and founder of @astral_sh, are even nicer and cooler in person than online! 😎😁

    At another great party in 🎉

  16. Here's @paulweveritt at , the friendly face of @pycharm 😎

    I just discovered in Guido's talk that he did a lot of the work setting up @ThePSF 🤯

    He also co-hosted one of the funnest parties at PyCon 🎉

  17. I bumped into @teoliphant on the street at 🤩

    He created @numpy_team, it powers pretty much all AI and scientific computing, from ChatGPT to black hole pics. ✨

    He recognized me and gave me a hug. Considering him a friend blows my mind. 🤯

  18. Microsoft friends at ! 🤗

    @luumelo14, @savostrowski, @kjaymiller

    Some of the people ensuring you get a nice developer experience with @FastAPI on @pythonvscode and @Azure ✨

  19. I was able to hangout a lot with the amazing @marlene_zw at 🤩

    She's such a cool person and friend, she's one of the people that represent (to me) the Python community spirit the most. 😁✨

  20. Milonguero Weekend 20 – 21 – 22 February 2026

    🗓️ Start: 20. Februar 2026 17:00
    ⏳ End: 22. Februar 2026 17:00
    📍 Location: Lange Straße 7 6374 – Aschaffenburg (Bayer), Lange Straße 7 6374 – Aschaffenburg (Bayer), 63739, Aschaffenburg, Deutschland

    Milonguero Weekend
    20 – 21 – 22 February 2026
    Join MILONGUERO WEEKEND
    5 Milongas, 5 International TDJ, 3 Days, Chacarera Time, Friendly Hugs & Beautiful Moments!!

    * 200 mts. Wooden floor
    * The Balance of Roles

    A Meeting of Tango and Friends.
    A fantastic tango Weekend
    Welcome the winter tango season!

    From **February 20–22, 2026**, join us for three unforgettable nights of milongas, music, and warm embraces.

    Let yourself be carried by the beat, enjoy magical tandas, and connect with people who feel tango just like you do.
    Guest DJs, beautiful energy, and that special spark that only a tango embrace can bring.

    **Aschaffenburg, Germany**
    February 20–22, 2026

    #TangoAschaffenburg2026 #Milonga #TangoFestival #TangoLovers

    website

    rhein-neckar-tango.de/veransta

  21. Il contesto era anche quello dell’applicazione del Trattato di Maastricht

    A portare a compimento il processo di industrializzazione del paese, arriva negli anni Ottanta la cosiddetta “terziarizzazione”, ovvero un’accelerazione del settore terziario, costituito dai servizi secondo diverse le diverse tipologie elaborate per distinguerli dai beni. Genericamente si parla di commercio, servizi pubblici, turismo, trasporti, attività finanziarie, bancarie e assicurative, attività di ricerca, ecc., ma l’individuazione dei servizi è avvenuta in base a classificazioni molto elaborate <57.
    Il terziario va a conquistare il centro del panorama economico che l’industria occupava dagli anni Sessanta <58. Nel 1980 esso rappresenta già una fetta di oltre il 48% degli occupati e il 51,6% del valore aggiunto. L’anno successivo, la “terziarizzazione” dell’economia produce un ulteriore spostamento degli occupati: i servizi assorbono la quota maggiore di lavoratori, quasi il 50%, l’industria scende sotto il 40% e l’agricoltura arretra all’11%. Nel 1995 le percentuali sono rispettivamente al 61,3%, 32,7% e 6%. Gli addetti al terziario nel 2009 saranno il 67,0%, con l’industria al 29,2% e l’agricoltura al 3,8%.
    I settori dei servizi che giocano un ruolo determinante nel nuovo corso economico sono la finanza, l’informazione e ricreazione, e i servizi sociali. Soprattutto i servizi finanziari acquistano una centralità a livello globale nell’intreccio tra informatica e telecomunicazioni. “Fu determinante per lo sviluppo dei mercati monetari, nonché dei numerosi servizi e figure professionali ad essi collegati”, segnala Ginsborg <59.
    In Italia, al contrario, proprio questo settore, come altri di punta del terziario, ha avuto un andamento atipico e più instabile rispetto alle altre potenze economiche. Per esempio, le banche, dopo il fortunato periodo senza precedenti degli anni Settanta e inizio Ottanta, quando approfittarono soprattutto della propensione italiana al risparmio, si mossero con lentezza e senza i rinnovamenti organizzativi e di configurazioni societarie in grado di competere con i colossi internazionali.
    D’altro canto, la grande vitalità della produzione italiana è testimoniata dall’andamento dell’economia del nostro paese nella seconda parte degli anni Ottanta, in coincidenza con la decisa ripresa dell’andamento internazionale. In particolare, se la crescita in tutta Europa ha un progressivo incremento, in Italia le cose vanno ancora meglio, con un aumento del Pil da metà anni Settanta alla fine degli Ottanta di poco meno del 50%, un cinque per cento in più rispetto alla media degli altri partner europei. Ed è proprio sul finire di quel decennio che l’Italia può annunciare di essere diventata la quinta potenza economica mondiale del G7, cioè il Group of seven, il club ristretto delle sette democrazie più industrializzate al mondo dove il suo ingresso aveva fatto storcere il naso ad alcuni partner. È il cosiddetto “sorpasso” della Gran Bretagna annunciato nel gennaio 1987 dall’allora ministro del Tesoro e presa male da Londra, ma confermata dalle organizzazioni internazionali e solidamente legata alla grande realtà della capillare diffusione della piccola impresa, assente nel Regno Unito.
    A livello industriale, le ragioni di questa rinnovata energia del comparto italiano vanno ricercate nella sua adeguatezza ad una nuova struttura dei mercati internazionali, sempre più dinamici e in continua espansione. Si tratta del fenomeno che vede la crisi mondiale della grande impresa ispirata al modello americano, incapace di incorporare attributi come rapidità e flessibilità nella produzione, presente invece nei distretti industriali italiani. Questi consistevano in reti di imprese che spesso si concentrarono in aree geografiche limitate, che avevano una serie di vantaggi nell’approvvigionamento della manodopera, nelle relazioni commerciali e nella specializzazione, indotta dalla concentrazione intorno ad una o più fasi di un processo produttivo.
    All’incremento sostenuto della competitività delle piccole e medie imprese, corrispose una ristrutturazione dei centri industriali di grandi dimensioni. Per ridurre i propri costi, in particolare legati alle retribuzioni dei dipendenti, e guadagnare produttività, si fece ricorso all’automazione e ai vantaggi suscitati dalla rivoluzione informatica e tecnologica in corso, così come al decentramento, sia trasferendo parte della produzione fuori dai confini nazionali, sia esternalizzandola alle imprese di dimensioni più ridotte. <60
    L’area del triangolo Torino-Milano-Genova perse conseguentemente parte della sua importanza, in seguito all’emergere di un notevole numero di distretti nelle aree più orientali del Nord Italia e lungo la costa Adriatica. Quest’ampia zona geografica, indicata con la sigla NEC, Nord-Est e Centro, prese il nome di Terza Italia.
    Ma intanto, nello scenario internazionale gli ultimi anni Ottanta sono quelli della svolta che si prepara ad Est. A ridefinire gli equilibri globali è il cambio di rotta del blocco Sovietico, contrapposto a quello Occidentale nel mondo diviso in due. Nel 1985 il nuovo segretario generale del Partito Comunista, Michail Gorbaciov, annuncia che l’Unione Sovietica per sopravvivere deve uscire dalla stagnazione da cui è strangolata, attraverso una riorganizzazione dei principi che hanno guidato il regime comunista. I sui programmi di riforme, che furono segnati da resistenze e fallimenti, aprirono comunque la strada a quella spinta incontenibile che portò nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino, con la riunificazione tedesca, e successivamente alla dissoluzione dell’Impero sovietico e alla fine della Guerra fredda. A livello psicologico, in Occidente la fine del Comunismo è vissuta come fine del Socialismo, della Socialdemocrazia e, in genere, di ogni intervento dello Stato nel Mercato.
    Un passaggio storico che in Italia non si traduce nella sola ridefinizione del ruolo del Partito Comunista, ma che precipita in una crisi di decomposizione l’intero sistema dei partiti, imperniato su un consolidato patto di potere DC-PSI, a cui il PCI non è estraneo, coinvolgendo tutte le classi e forze sociali. Ma ciò accade proprio perché, se il quadro è quello della caduta del Muro di Berlino, ad agire sono anche fattori interni, legati soprattutto all’insoddisfazione proprio dei ceti medi urbani. Se da un lato l’irrompere nel 1992 di Tangentopoli, l’inchiesta giudiziaria sulla pratica consolidata delle tangenti da parte dei partiti, è vissuto come “questione morale”, dal punto di vista della Banca d’Italia “prese la forma di una crisi di indebitamento che avrebbe causato la sfiducia europea e internazionale nei confronti dell’economia italiana” <61.
    Tanto più che il decennio si era aperto con la recessione del 1991 che aveva colpito in primo luogo gli Stati Uniti, per cause strutturali e non solo connesse alla fine della Guerra Fredda, esprimendosi come economia delle contraddizioni. “La Borsa di Wall Street continua a segnare record dopo record. Le corporation continuano ad annunciare profitti strepitosi. Ma per ogni punto guadagnato dalla Borsa e per ogni dollaro guadagnato dalle azioni di una corporation, ci sono migliaia di nuovi disoccupati” <62.
    E così anche l’Italia, nel pieno infuriare di Tangentopoli e della guerra allo Stato dichiarata dalla Mafia in Sicilia, si trovò a dover far quadrare i difficili numeri della congiuntura economica. Una crisi di carattere finanziario che ebbe importanti effetti sul sistema economico e sulle condizioni di vita della popolazione: sostenibilità della situazione del bilancio pubblico, con un disavanzo corrente previsto oltre i quarantamila miliardi di lire, necessità di riforme strutturali, rilancio della competitività del sistema economico, collocazione dell’Italia nel commercio mondiale, aumento dell’efficienza della Pubblica Amministrazione, lotta alla corruzione, perdita di credibilità della classe politica.
    Il contesto era anche quello dell’applicazione del Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese, nel quale l’allora Comunità Europea fissava le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l’ingresso e la permanenza dei vari stati nell’Unione. Si fissava, inoltre, l’Unione economica monetaria, stabilendo che entro il primo gennaio 1999 si sarebbe dato il via alla moneta unica, l’Euro con la nascita della Banca centrale europea. Si indicavano un rapporto deficit pubblico/Pil non superiore al 3%, un rapporto debito pubblico/Pil non superiore al 60%, un tasso di inflazione non superiore del’1,5% rispetto a quello dei tre paesi più virtuosi. Mentre per diversi paesi, soprattutto del nord Europa, si pose il problema della ratifica del trattato, cui si opponevano ampie fasce di popolazione, per l’Italia la vera difficoltà era proprio doversi conformare a questi parametri. Il deficit di bilancio italiano all’epoca era il 9,9% del Pil, rispetto al 3% indicato dal Trattato. Il debito pubblico era al 103% del Pil anziché minore del 60%. Il tasso d’inflazione sfiorava il 10% del Pil, invece di essere entro il 3%.
    [NOTE]
    57 Grande influenza ha avuto la distinzione proposta da T.P.Hill nel 1977, secondo il quale “i servizi non sono beni immateriali o invisibili, ma godono di proprietà specifiche e devono quindi beneficiare di un diverso statuto concettuale”. Quanto alla destinazione, è stata in genere definita in relazione a due tipologie generali di mercato: servizi al produttore o intermedi da una parte, servizi al consumatore o finali dall’altra. Esempi del primo tipo sono servizi alle aziende quali la contabilità, la consulenza legale e finanziaria, la pubblicità, etc. Tra gli esempi del secondo tipo, i servizi ricreativi, la sanità l’istruzione. P. Ginsborg, ibidem.
    58 Al censimento 1931 le percentuali erano: agricoltura 46,8, industria 30,8 e servizi 22,4. Nel secondo dopoguerra, l’agricoltura incide ancora per il 42% ma industria e servizi acquistano maggiore peso, 32% e 26%. È lo sviluppo industriale degli anni Sessanta che modifica la distribuzione degli occupati fra settori: nell’industria arrivano al 41%, nei servizi al 30% mentre gli occupati in agricoltura si attestano sotto il 30% (Fonte Istat).
    59 P. Ginsborg, ibidem. “La gamma dei servizi finanziari, sia al produttore sia al consumatore, si ampliò in maniera spettacolare. Allo stesso tempo, i mercati monetari vennero trasformati dal volume e dalla mobilità dei capitali, dalla volatilità sia del prezzo del denaro (tassi d’interesse) sia dei rapporti tra le valute (tassi di cambio)”.
    60 Ennio De Simone, Storia Economica, pp. 323-324
    61 P. Ginsborg, ibidem, pag.472.
    62 Piero Scaruffi, Il Terzo Secolo, almanacco della società americana alla fine del millennio (Feltrinelli, 1996).
    Lorenzo Petrone, La classe media in Italia: un baricentro. L’evoluzione della compagine sociale protagonista del miracolo economico, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2016-2017

    #1991 #1992 #anni #decentramento #distretti #Genova #indebitamento #industria #LorenzoPetrone #Maastricht #Milano #Ottanta #recessione #servizi #terziario #Torino #trattato #triangolo

  22. 🔺IL TRIANGOLO NO, NON L’AVEVO CONSIDERATO

    Vi siete chiesti perché c’è un binario abbandonato a piazza delle Camelie?
    Si trattava di un’asta fondamentale per il funzionamento della #TerminiCentocelle: grazie al quale era possibile “girare” i treni youtube.com/shorts/qsL0ZZbGgOg

  23. #Report rivela un triangolo della morte: la ndrangheta controlla le tifoserie organizzate che a loro volta influenzano la dirigenza del Juventus F.C:

    Gli juventini tacciono.

    La Gazzetta riporta l'interrogatorio di #Chiellini sentito dalla magistratura per indagare su presunti imbrogli della società di calcio:

    Va in trend sul birdsite l'hashtag #BloccaLaGazzetta

    A conferma che per la rinascita culturale dell'Italia andrebbe sospeso almeno per una stagione il campionato di calcio di Serie A.

  24. Let’s Be Real: The Truth About Church Leadership


    By Tiangelo Hill

    Let’s Be Real: The Truth About Church Leadership by Tiangelo Hill doesn’t mess around. He jumps right into what church leadership is really like—the highs, the lows, and everything in between. If you’re looking for some polished, feel-good advice, don’t expect to find it here. Hill cuts straight through that and goes after what really matters: leaders who are honest, grounded, and willing to show some humility.

    The core message? Just be real. Hill isn’t interested in leaders who try to keep up some perfect image. He makes it clear that leadership isn’t about putting on a front or trying to impress people—it’s about being truthful with yourself and the folks you’re leading. He throws out the whole idea that leaders need to appear flawless. For him, actual leadership starts when you drop the act and start showing up as your real self. And honestly, plenty of other leadership experts back him up on this: people trust leaders who are genuine—especially in church.

    What I really liked is how direct Hill is. You won’t need any fancy degrees to keep up. He writes simply, for everyone—no matter if you’ve been leading for years or just got started. The advice is practical, no fluff, and honestly, you can’t help but do some soul-searching along the way. You find yourself thinking, “Am I being real about why I’m here?”

    Now, for all the things the book does right, it is on the short side—only 52 pages. Sometimes you want a little more depth or more concrete strategies. If you’re hoping for heavy theological arguments or step-by-step leadership moves, you might wish Hill dug in a bit more. Still, he stays laser-focused on his main point, and that really lands.

    We give Let’s Be Real

    Rating: 4.5 out of 5.

    All things considered, Let’s Be Real is a solid choice for anyone in church leadership. Hill reminds us—again and again—that being honest, trustworthy, and open to growth aren’t just leadership buzzwords. They’re the real building blocks of trust. The message comes through loud and clear: leadership gets real when you do, and there’s just no shortcut around that.

    © Rhema International 2026. Unauthorized use and/or duplication of this material without express and written permission, from this blog’s author and/or owner, is strictly prohibited. Excerpts and links may be used, provided that full and clear credit is given to Rhema International

    #Bible #BookReview #BookReviews #bookBlog #Books #ChristianBookReviews #ChristianBooks #Christianity #faith #God #LetSBeRealTheTruthAboutChurchLeadership #NonFictionalChristian #TiangelloHill
  25. Let’s Be Real: The Truth About Church Leadership


    By Tiangelo Hill

    Let’s Be Real: The Truth About Church Leadership by Tiangelo Hill doesn’t mess around. He jumps right into what church leadership is really like—the highs, the lows, and everything in between. If you’re looking for some polished, feel-good advice, don’t expect to find it here. Hill cuts straight through that and goes after what really matters: leaders who are honest, grounded, and willing to show some humility.

    The core message? Just be real. Hill isn’t interested in leaders who try to keep up some perfect image. He makes it clear that leadership isn’t about putting on a front or trying to impress people—it’s about being truthful with yourself and the folks you’re leading. He throws out the whole idea that leaders need to appear flawless. For him, actual leadership starts when you drop the act and start showing up as your real self. And honestly, plenty of other leadership experts back him up on this: people trust leaders who are genuine—especially in church.

    What I really liked is how direct Hill is. You won’t need any fancy degrees to keep up. He writes simply, for everyone—no matter if you’ve been leading for years or just got started. The advice is practical, no fluff, and honestly, you can’t help but do some soul-searching along the way. You find yourself thinking, “Am I being real about why I’m here?”

    Now, for all the things the book does right, it is on the short side—only 52 pages. Sometimes you want a little more depth or more concrete strategies. If you’re hoping for heavy theological arguments or step-by-step leadership moves, you might wish Hill dug in a bit more. Still, he stays laser-focused on his main point, and that really lands.

    We give Let’s Be Real

    Rating: 4.5 out of 5.

    All things considered, Let’s Be Real is a solid choice for anyone in church leadership. Hill reminds us—again and again—that being honest, trustworthy, and open to growth aren’t just leadership buzzwords. They’re the real building blocks of trust. The message comes through loud and clear: leadership gets real when you do, and there’s just no shortcut around that.

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  26. Il VLT punta l'obiettivo sulla vicina Galassia del Triangolo

    #m33 @astronomia

    Una nuova immagine ravvicinata della galassia del Triangolo, ripresa dal Very Large Telescope (VLT) dell’ESO, mostra l’intreccio di gas e polvere che determina la nascita delle stelle e l’evoluzione delle galassie.

    umbertogaetani.substack.com/p/