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27 results for “tiangolo”

  1. I gave a talk in Spanish for the @pyconcharlas at , and it was a whole lot of fun. So cool to hear people laugh live, thanks for having me! 🐍😊😁

  2. An amazing experience at , this improvised open space, talking @FastAPI, @pydantic, and type hints with Guido, the creator of Python, for 1+ hour 🤩🐍

    Even more after @samuel_colvin, @carljm (and other 10-20) joined 😎

    All because @1st1 forced him to meet me 😅

  3. Maybe this is what is about. A bunch of nerds having fun together, and ending all energized and inspired to go and build the things that the world needs us to build. 🐍😎🚀

    @mkennedy, @pradyunsg, @david_montague_, @marcelotryle twitter.com/i/web/status/16520

  4. The last part of the @pydantic team and the newly assembled team translating the @FastAPI docs to Ukrainian during the last sprint. 🤓🚀

    @marcelotryle, @david_montague_

  5. Only cool and badass people at that table 😎 ...plus me. 😅😂

    During 🐍

  6. I got to meet people that I didn't even expect in , it was a nice surprise to find some Singapore friends, Javan Tan and Su Lyn Choo, and go for dinner with them and @marlene_zw 😁

    ...also, that was a lot of ribs 😂

  7. The great @llanga! Finally met him in person in . I've been failing to meet him in 2 or 3 previous conferences. 😅

    And yes, he's as cool in person as you imagine. Actually cooler. 😎

    One of the two most metal people in Python 🤘🐍
    (the other, @pyblogsal, escaped)

  8. One of the people I was most excited to meet in was @WillingCarol 🤩

    CPython core dev, prev steering council member, Jupyter core dev, and to me, she represents the Python community 🤗

    Came for the language, stayed for Carol (and others) 😎

  9. I met @sethmlarson at ! 😁

    He's one of the maintainers of @urllib3, one of the most (the most?) downloaded Python libraries, you probably don't use it directly, but you probably use something that uses it. 😎

  10. One of the last dinners at with nice Python people. 🐍🚀

    @xsc27, @Glnnlhmn, @webknjaz

    And the new team translating the @FastAPI docs to Ukrainian 😎💪

  11. The magic of PyCon, @patrick91 got @FastAPI running on the browser, with client and everything, on @pyodide during 🤯

    This will be amazing for docs and learning (probably later with @pyscript_dev). 😅😎

    @marcelotryle and I were cheerleading. 😂

  12. I caught @reydelhumo training to become a Python release manager during 😅

  13. Finally met @mkennedy from @talkpython in person! 🤗

    We got to hangout and even recorded a podcast during , with adventures in the middle. 😅

    You will laugh hearing that episode once it's released. 😂

  14. Here's @emilyemorehouse at , she's so cool, kind and badass. 😎

    She added the walrus operator to the Python language and she's one of the five steering council members (the people that take the key and hard decisions in Python). 🦭🐘 (for the lack of a walrus emoji).

  15. Who would have guessed that @zeeg, cofounder of @getsentry and @charliermarsh, creator of Ruff and founder of @astral_sh, are even nicer and cooler in person than online! 😎😁

    At another great party in 🎉

  16. Here's @paulweveritt at , the friendly face of @pycharm 😎

    I just discovered in Guido's talk that he did a lot of the work setting up @ThePSF 🤯

    He also co-hosted one of the funnest parties at PyCon 🎉

  17. I bumped into @teoliphant on the street at 🤩

    He created @numpy_team, it powers pretty much all AI and scientific computing, from ChatGPT to black hole pics. ✨

    He recognized me and gave me a hug. Considering him a friend blows my mind. 🤯

  18. Microsoft friends at ! 🤗

    @luumelo14, @savostrowski, @kjaymiller

    Some of the people ensuring you get a nice developer experience with @FastAPI on @pythonvscode and @Azure ✨

  19. I was able to hangout a lot with the amazing @marlene_zw at 🤩

    She's such a cool person and friend, she's one of the people that represent (to me) the Python community spirit the most. 😁✨

  20. #Nullapiùdiunomicidio di #jimthompson Fra i grandi maestri del noir americano (con la N maiuscola) Jim Thompson occupa un posto di riguardo, al pari di Raymond Chandler e James M. Cain. Pubblicato la prima volta nel 1949, questo romanzo ha una trama poi non così complicata: ci sono due donne e un uomo e, come accade quasi sempre, il triangolo non può durare a lungo… Ma lo sviluppo del racconto e lo stile crudo e...
    valeriotagliaferri.it/?p=417 #unolibri #unolibro #libri #libro #leggere #noir

  21. Capitolo 416: La Quiete Prima della Festa

    Ieri ho ritirato il badge della ventesima Festa del Cinema di Roma. Ventesima: fa strano solo a scriverlo. Perché dal 2006 ho cambiato vite, ragazze, case, quartieri, città, ma una cosa non è cambiata: la mia presenza all’Auditorium durante la Festa del Cinema. Ma di questo cominceremo a parlare con molta più enfasi e attenzione da domani. Per il resto, dalla serie “cose incredibili che ogni tanto mi capitano”, segnalo Kevin Spacey che ha messo piede nella galleria dove sono esposte le mie foto a Roma (YellowKorner), ha visto le mie opere e poi se ne è andato portandosi via una cartolina con sopra una mia foto. Quel Kevin Spacey. Detto ciò, passiamo ai film.

    La Voce di Hind Rajab (2025): Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kawthar ibn Haniyya mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno. Un capolavoro.
    •••••

    Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo! (1971): E ora, qualcosa di completamente diverso. Era da molto tempo che volevo avvicinarmi a questa serie cinematografica che vede al centro il rude poliziotto interpretato da Clint Eastwood, citato anche in Zodiac di Fincher (in una scena, Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo si incontrano al cinema mentre guardano questo film). San Francisco è minacciata da un cecchino che uccide le sue vittime a distanza. Clint Eastwood è l’ispettore di polizia incaricato della sua cattura, uno che non va molto per il sottile quando si trova davanti a un criminale. Nonostante sia un film prettamente d’azione, il triangolo tra l’ispettore, la burocrazia (ogni intervento di polizia ha bisogno di un mandato o di seguire un iter legislativo ben preciso) e l’assassino ha diversi risvolti interessanti. Un cult del genere, capostipite di una serie di film che ha reso celebre il capello spettinato di Eastwood e la sua inseparabile 44 Magnum. Niente male, nonostante il tipico titolo italiano anni 70, che traduce in maniera prolissa il molto più efficace Dirty Harry del titolo originale.
    •••½

    Le Città di Pianura (2025): Road movie alcolico tra le province del Veneto, opera seconda di Francesco Sossai, regista 36enne di ottime speranze. Due amici di vecchia data, in attesa di raggiungere l’aeroporto per andare ad accogliere un terzo amico (Andrea Pennacchi), di ritorno dopo un lungo esilio, vagano di bar in bar all’inseguimento di un continuo bicchiere della staffa. A Venezia si imbattono in un sobrio studente di architettura (Filippo Scotti, protagonista di È Stata la Mano di Dio di Sorrentino) e, tra il serio e il faceto, lo trascinano nelle loro avventure. Una storia di formazione camuffata da divertissement, un film molto più profondo e interessante di quanto la storia non voglia farlo sembrare. Il Veneto in quest’ottica diventa un personaggio vero e proprio, i cui paesaggi di pianura si alternano ai primissimi piani sui suoi protagonisti, che richiamano lontani echi dei “perdenti” di Kaurismaki. Una ventata di freschezza, che merita il supporto più totale. Andate al cinema e guardatelo!
    •••½

    Io e Annie (1975): Ci sono cose che si fanno e basta. Tipo rivedere uno dei tuoi film preferiti in assoluto, ancor di più se il mondo del cinema (e non solo) ha appena perso la sua meravigliosa protagonista, Diane Keaton. Un accenno di trama (sperando sia inutile, perché un capolavoro di tale fattura dovreste averlo già visto tutti): Alvy, un Woody Allen in forma smagliante, ripercorre le tappe della sua relazione con Annie, Diane Keaton, infarcendola di ricordi personali e di immancabili momenti di anedonia (l’incapacità di essere felici). Alla millesima visione è un film che fa ancora ridere tantissimo, che emoziona, che tocca le corde giuste, in mezzo a una montagna di scene cult (una a caso: la fila alla cassa del cinema, con l’intervento di Marshall McLuhan). Diane Keaton è strepitosa, Allen tocca il suo apice (che bisserà poi in Manhattan) e alla fine ci furono pure quattro premi Oscar (film, regia, sceneggiatura e attrice protagonista). E ora che ne ho scritto ho di nuovo voglia di rivederlo, anche perché, ça va sans dire, “abbiamo tutti bisogno di uova”.
    •••••

    Stranger Things (2016-2023): Visto che si sta avvicinando l’arrivo della stagione finale della serie creata dai Duffer Brothers, ho ben pensato di rivedermi tutte e quattro le stagioni precedenti di Stranger Things. La prima resta un miracolo, una delle cose migliori viste negli ultimi dieci anni (e non solo), qualcosa di non replicabile: la sparizione di Will Byers e le conseguenti indagini dei suoi tre amici, che si gettano alla ricerca del compagno di merende, imbattendosi però in una bambina dagli straordinari poteri telepatici, Eleven (detta El). Et incontra I Goonies in un’avventura che sembra uscire fuori direttamente dalla nostra infanzia, da quei mirabolanti anni 80, di cui oggi ricordiamo solo lo splendore. Detto ciò, la seconda stagione prova a darsi da fare ma il paragone con la prima è impietoso: non rivelo dettagli per evitare di fare spoiler a chi ha intenzione di recuperare oggi tutta la serie. Le cose si mettono ancora peggio con la terza stagione, dove entra in gioco la minaccia russa, i ragazzi sono ormai adolescenti con i primi scazzi sentimentali e il tutto diventa grottesco, pop, forzatamente divertente (è la stagione peggiore). I Duffer hanno imparato la lezione e tornano quindi con una quarta stagione molto più cupa, nonostante su tre trame principali, due siano pesantemente insufficienti. Ma è la trama principale a riportare la serie a livelli altissimi: una serie di misteriosi omicidi e la minaccia che grava su uno dei protagonisti del gruppo, destinato ad essere il prossimo della lista. La quinta stagione dovrebbe portare avanti la narrazione della precedente in un’unica enorme trama, la nostra preferita, quindi le aspettative sono più che buone. Ne riparleremo a tempo debito (anche perché tentare di dribblare ogni spoiler è faticosissimo!).

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    #Cinema #daVedere #film #ioEAnnie #ispettoreCallaghanIlCasoScorpioèTuo #leCittàDiPianura #recensione

  22. Capitolo 439: Tra Le Nuvole

    Ben ritrovati e ben ritrovate. A giugno, causa viaggio verso il Sol Levante, per forza di cose ho dovuto lasciare un po’ da parte il cinema (anche se ciò non mi ha impedito di vedere il film di Spielberg, di cui vi ho già parlato qui!). A parte Disclosure Day, dall’ultimo capitolo pubblicato sul blog ho guardato soltanto otto film, di cui cinque sullo schermo dei quattro aerei presi per raggiungere il Giappone e per tornare in Italia. Nello spazio di oggi vi parlerò soprattutto di questi, ma non prima di avervi riassunto brevemente gli altri tre, accorpati tutti insieme. Se invece vi interessano, le prime foto scattate durante il viaggio le ho già pubblicate sul mio profilo instagram professionale. Al di là di questo è davvero molto bello poter tornare qui a raccontarvi i film, a parlare di cinema, di vita e di tutto il resto. Ci siete ancora, vero? 🙂

    Maburosi (1995) / Drive (2011) / Copycat (1995): Prima di partire, dopo l’abbuffata di film sul Giappone fatta a maggio, mi sono concesso il primo film di Kore’eda al cinema. Un dramma famigliare, sempre bellissimo, sempre emozionante. Interessante vedere come tutto il cinema del regista nipponico sia germogliato da questo seme iniziale, che racchiude in molti versi gran parte della sua filmografia. Molto bello (••••). Totalmente diverso è invece Drive di Refn, un cult che ho visto e rivisto più volte da quando è uscito e che continuo ad amare, per le sue atmosfere notturne (una delle Los Angeles più belle mai viste sullo schermo), per gli intrecci di una vicenda che non ti permette di staccare un istante (••••½). Non esattamente all’altezza è invece Copycat di Jon Amiel, con Sigourney Weaver e Holly Hunter alle prese con un serial killer che ama imitare i celebri assassini del passato imitandone il modus operandi, cambiando dunque metodo per ogni omicidio. Sarebbe anche interessante se non fosse stato scritto in maniera così sciatta. Tra l’altro è stato il mio centesimo film visto nel 2026: l’avessi saputo prima, avrei scelto qualcosa di meglio (••½).

    Il Maestro (2025): Quando devo prendere un volo intercontinentale, la prima cosa che faccio appena mi siedo in aereo è consultare il catalogo dei film disponibili. Di solito mi concedo come primo film qualcosa che non ho visto, essendo ancora fresco, poi un rewatch di qualcosa che conosco e mi piace (così se mi abbiocco non è un grosso problema) e infine qualcosa di più commerciale, che non credo vedrei in altre occasioni, ma che possa farmi compagnia durante il lungo viaggio. Detto ciò, ad aprire le danze della mia personalissima rassegna cinematografica a bordo del primo volo Ethiad è stato il nuovo film di Andrea Di Stefano (già regista del bellissimo L’Ultima Notte di Amore). Favino è un ex campione di tennis che ora ha la panzetta e un passato decisamente sopra le righe. Per mantenersi occupato prova a rilanciarsi diventando il maestro di tennis di un ragazzo timido, schiacciato dalle aspettative del padre, che spera di avere in casa il futuro del tennis italiano. Un road movie tra campi di terra battuta, in cui sia il maestro che l’allievo potranno imparare qualcosa l’uno dall’altro (uno l’importanza di essere una persona affidabile, l’altro il sapore della libertà). Mi è piaciuto, mi sono divertito e, se ci fosse stato un finale un pizzico più potente, sarebbe potuto essere davvero una rivelazione. Di Stefano è bravo, regista da tenere d’occhio.
    •••½

    La Vita Segreta di Walter Mitty (2013): Uno dei film che hanno ispirato il mio libro La Strada Altrove, come vi racconto qui. Non lo vedevo da molti anni e sono stato felicissimo di ritrovarlo: Ben Stiller è un timido archivista di Life alle prese con l’ultima copertina del celebre magazine cartaceo, prima della dolorosa transizione al digitale. La foto l’ha scattata Sean Penn, in una sorta di parodia di Steve McCurry, ma viene incredibilmente perduta. Il timido Ben Stiller si lancia così all’inseguimento del fotografo per cercare di recuperare il negativo, in un giro del mondo che gli permetterà di varcare soprattutto i confini di se stesso. Colonna sonora pazzesca e finale meraviglioso, una commedia forse un po’ bistrattata e sottovalutata, che ancora oggi si mantiene fresca, interessante, piena di momenti degni di nota. E soprattutto, uno dei film che meglio riesce a trasmettere la potenza della fotografia e la sua capacità di riassumere in uno scatto un momento di eternità. Bellissimo.
    ••••

    The Running Man (2025): Dopo lo scalo ad Abu Dhabi, mi aspettavano altre dieci ore di volo per raggiungere Tokyo. Tra l’inevitabile abbiocco e qualche riga di un libro, mi sono concesso l’ultimo film del volo d’andata, il remake di un cult anni 80 che vedeva Arnold Schwarzenegger nei panni del protagonista. Il punto di partenza è sempre l’omonimo romanzo di Stephen King, ma stavolta a prestare il volto al personaggio principale è Glen Powell che, a differenza del film di quarant’anni fa, non interpreta un galeotto in cerca di grazia, bensì un disoccupato disperato che ha bisogno di denaro per curare la figlia malata. Per riuscirci si iscrive a un celebre programma televisivo nel quale i concorrenti devono sfuggire a una squadra di cacciatori professionisti incaricati di eliminarli entro trenta giorni. Chi riesce a sopravvivere fino alla fine si porta a casa un premio tanto ricco quanto improbabile. Edgar Wright conosce il suo mestiere, questo è poco ma sicuro, e il manicheismo della vicenda riesce spesso a risultare anche divertente. Se solo il film non fosse così ingenuo in alcuni passaggi, avrebbe potuto aspirare a qualcosa di più di un semplice intrattenimento da volo intercontinentale. Detto questo, il film ha svolto il suo compito: mi ha fatto passare il tempo senza guardare l’orologio una sola volta e, dopo le sei ore del primo volo e altre due di scalo, non era affatto scontato.
    •••

    A Pale View of Hills (2025): Durante il viaggio di ritorno mi aveva incuriosito l’idea di vedere un film giapponese che non avevo mai sentito. Questo qui, diretto da Kei Ishikawa, era addirittura stato presentato a Cannes (sezione Un Certain Regard), quindi le premesse per un buon film c’erano tutte. La storia si svolge su due piani temporali diversi: a Hiroshima negli anni 50, in cui una donna incinta incontra un’altra donna, che vorrebbe lasciare il Giappone per assicurarsi un futuro negli Stati Uniti e l’Inghilterra degli anni 80, in cui una ragazza di origini giapponesi vorrebbe scrivere un libro sul passato di sua madre (la donna incinta di cui sopra). Mentre i ricordi scivolano via senza mai sorprendere né emozionare, mi domandavo spesso perché non avessi scelto un altro film. E continuo a domandarmelo ancora adesso, nonostante qualche spunto sia anche interessante (soprattutto la citazione di Ozu, con il suocero che viene a trovare la famigliola e l’unica che sembra avere tempo da dedicargli sia lei, sua nuora). Non credo che sarà distribuito in Italia e, beh, non ci perderemo chissà cosa.
    ••½

    Casablanca (1942): Dopo le prime dieci ore di volo e altre due di scalo, per concludere in bellezza prima dell’atterraggio a Fiumicino avevo bisogno di qualcosa che durasse poco e, soprattutto, fosse bellissima. Entrambi i requisiti sono ampiamente rispettati da questo immortale capolavoro di Michael Curtiz, che è anche uno dei miei film preferiti in assoluto: non mi stancherò mai di vederlo. Al di là del memorable triangolo amoroso tra Humphrey Bogart/Rick, Ingrid Bergman/Ilsa e il triestino (ma austriaco, essendo del 1908) Paul Henreid/Viktor Laszlo, è la componente idealista a emozionare. Ed è così che, alla ventesima visione (numero casuale ma non lontano dalla realtà, presumo), mi sono ritrovato commosso anche a bordo di un aereo, durante la scena in cui i clienti del bar di Rick intonano la Marsigliese davanti ai soldati tedeschi, incalzati da Laszlo. Lo so, è una scena intrisa di retorica, ma credo che sia uno dei momenti di cinema più belli di sempre. Boh, ma che altro c’è da dire su questo film? Un capolavoro, punto. Poco dopo, il mio aereo toccava finalmente il suolo romano, dopo oltre dieci giorni di Giappone. Ma questa è davvero un’altra storia.
    •••••

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    #aPaleViewOfHills #casablanca #Cinema #daVedere #film #ilMaestro #recensione #theRunningMan #walterMitty