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https://www.europesays.com/it/468359/ Concertone Primo maggio a Roma, la scaletta: da Emma a Geolier, fino a Sayf. Orari, dove vederla, conduttori e mobilità – Il Messaggero #ConcertoPrimoMaggio #concertone #ConcertonePrimoMaggio #Cronaca #Headlines #IT #Italia #Italy #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #PrimoMaggio #roma #Titoli #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi
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Dall’inizio della guerra di #Gaza, 13 palestinesi sono stati uccisi a causa delle incursioni dei coloni e 12 da colpi d’arma da fuoco.
Nella maggior parte dei casi, chi ha sparato, coloni che prestano servizio nella riserva, non viene arrestato, ma solo interrogato e rilasciato.Allo stesso tempo, si verificano #pogrom organizzati che coinvolgono decine di giovani a volto coperto armati di mazze e ordigni incendiari, i quali sferrano attacchi rapidi e abbandonano la scena nel giro di pochi minuti.
Le forze di sicurezza arrivano quando è già tutto finito, e quindi raramente si registrano arresti.
Nelle ultime settimane, il governo e il capo di stato maggiore dell’esercito hanno emesso delle condanne, a seguito delle pressioni degli Stati Uniti, ma ciò non è sufficiente. ⬇️6 -
Dall’inizio della guerra di #Gaza, 13 palestinesi sono stati uccisi a causa delle incursioni dei coloni e 12 da colpi d’arma da fuoco.
Nella maggior parte dei casi, chi ha sparato, coloni che prestano servizio nella riserva, non viene arrestato, ma solo interrogato e rilasciato.Allo stesso tempo, si verificano #pogrom organizzati che coinvolgono decine di giovani a volto coperto armati di mazze e ordigni incendiari, i quali sferrano attacchi rapidi e abbandonano la scena nel giro di pochi minuti.
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#Prete ex docente #IRC e Ministero dell'Istruzione condannati in sede civile dalla Corte d'appello di Napoli a pagare 324 mila euro a una vittima di #abusi risalenti agli anni Ottanta. Il prete fu assolto in primo grado sul penale, poi il reato andò prescritto.👇
https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2026/04/06/news/si_nascondeva_a_montu_beccaria_sotto_falso_nome_prete_dovra_risarcire_una_vittima_di_abusi-15573453/
Nel 2018 "Le Iene" l'hanno scovato nel pavese: sotto falso nome, faceva catechismo.👇
https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-don-silverio-continuava-a-fare-catechismo-ai-bambini-sotto-falso-nome_77593.shtml
Poi era sparito, assolto dai tribunali ecclesiastici e coperto dalla Chiesa.👇
https://www.editorialedomani.it/fatti/cosi-la-chiesa-assolve-e-copre-il-prete-pedofilo-sotto-falso-nome-hl9vu6v4 -
K e spada. La controversa storia dell’italiano (goWare, 2026)
Di Antonio Zoppetti
La storia della lingua italiana non è molto conosciuta, anche perché a scuola si insegna la storia della letteratura, che è tutt’altra cosa. Fino al 1960 – quando Bruno Migliorini colmò questa lacuna – non esistevano nemmeno opere specialistiche che avevano tentato di ricostruirla per intero. Negli anni Duemila l’argomento è stato finalmente coperto da svariati libri dal taglio manualistico o scolastico. Ho provato però a riproporla con un intento divulgativo e allo stesso tempo narrativo, per raccontarla a tutti più che agli studenti, perché è una storia molto interessante e persino divertente in alcuni suoi risvolti.
Nei piani alti è fatta soprattutto di controversie spesso molto accese, e da una “questione della lingua” che è nata con Dante prima ancora che il suo italiano – il fiorentino – si affermasse come il canone a cui tutti gli altri volgari avrebbero finito per sottostare. Ma mentre infuriavano le dispute letterarie e linguistiche per fissare i canoni di una lingua che si è in qualche modo formata secoli prima che l’Italia fosse unificata politicamente, nei piani bassi – fuori dalle aree centrali dello Stivale dove la lingua dei libri e quella spontanea del volgo tendeva a coincidere – gli italiani si esprimevano ognuno nel proprio dialetto.
La diglossia – cioè la presenza sul territorio di due lingue che non possiedono una pari dignità, e sono dunque gerarchizzate – è il filo rosso di questa storia.
Il latino, la lingua madre da cui i volgari sono derivati, è il primo protagonista ma anche antagonista, perché come molte madri tendeva a sovrastare e soffocare le lingue che ne erano derivate. Queste, per affrancarsi, hanno dovuto tagliare il loro cordone ombelicale e raggiungere la loro autonomia proprio sottraendo terreno alla lingua più antica, prestigiosa e internazionale.
Anche quando non era ormai più una lingua viva – perché non era più la lingua naturale di nessuno –, il latino si teneva ben stretta la scrittura. Dunque, per secoli, nel parlare quotidiano si ricorreva al volgare locale, ma i pochi che sapevano leggere e scrivere ricorrevano al latino: la lingua colta e internazionale, l’unica che possedesse le sue regole, cioè la grammatica.
Solo intorno all’anno Mille nella nostra penisola sono comparsi i primi frammentari tentativi di mettere per iscritto anche il volgare italico, prima con scritti di natura privata o pratica, e poi con i primi componimenti poetici che erano erano cantati, e sapevano arrivare al popolo di allora che ascoltava, più che leggere. Dopo aver conquistato la poesia, con il tempo i volgari italici hanno poi dato vita alle proprie letterature, e nei secoli hanno sottratto sempre più ambiti al latino, per esprimere la scienza, e diventare la lingua delle riviste, della scuola e della cultura… ma a loro volta i volgari erano in competizione tra loro nel loro intento di rivolgersi a tutto il Paese.
Nel Cinquecento il toscano ha finito per imporsi sulle altre parlate per il suo prestigio letterario, ma anche per motivazioni sociali più profonde. Da quel momento in poi, nella nuova diglossia, la lingua delle tre corone fiorentine – Dante, Petrarca e Boccaccio – è stata presa come modello delle prime grammatiche e del Vocabolario della Crusca che hanno dettato le regole della scrittura nella nuova era della stampa, e gli altri volgari sono precipitati allo status di “dialetti”, lingue inferiori, di solito considerate rozze, da purgare ed emendare, almeno nella scrittura, visto che questo “italiano” era una lingua libresca e innaturale, fuor dalla Toscana.
Naturalmente questo processo non era affatto condiviso da tutti. C’era chi lo contestava e non lo seguiva, chi ha continuato a scrivere nel proprio dialetto dando vita a una letteratura parallela considerata di genere minore. C’era anche chi scriveva in un italiano pratico lontano dalle questioni di stile, perché puntava alla comunicazione e alla comprensibilità senza preoccuparsi dei modi eleganti e delle uniformità. E poi c’era invece chi considerava il toscano superiore e dismetteva la propria parlata naturale per scrivere in toscano, in un’alienazione linguistica che si ritrova nel veneto Bembo, che rinunciava al proprio idioma nel suo scrivere e nel dare vita alla sua grammatica dal successo strepitoso, come nel milanese Manzoni che decise di sciacquare i cenci nell’Arno per purgare i difetti del suo scrivere che risentiva del meneghino che parlava.
Intanto, la nostra lingua si era guadagnata una fama internazionale e un’ammirazione immensa, soprattutto grazie al Rinascimento, e poi alla musica lirica; ma mentre gli italianismi si espandevano all’estero, allo stesso tempo l’italiano era influenzato dallo spagnolo dei tempi della dominazione e della scoperta del Nuovo Mondo, e poi dal successivo prestigiosissimo francese di Luigi XIV, dell’Illuminismo, dell’epoca napoleonica o della Belle Époque.
Fatta l’Italia, nel 1861, non bisognava solo “fare anche gli italiani” – come nella massima attribuita a D’Azeglio – ma anche l’italiano, visto dal primo censimento emergeva che gli analfabeti rappresentavano il 78% della popolazione.
Con la scuola, il diffondersi dei giornali e poi con l’avvento del sonoro, del cinema, della televisione, oltre che con il mescolamento della popolazione dovuto ai flussi migratori del secondo dopoguerra, nel Novecento l’italiano è divenuto finalmente patrimonio di tutti, e sono spuntate le prime generazioni italofone dalla nascita. I dialetti, però, hanno perso ulteriormente terreno e in alcune zone del Paese – non ovunque, per fortuna – sono in via di abbandono. Ma proprio quando l’italiano novecentesco diventava un fenomeno sociale di massa – come aveva colto per primo Pasolini –, tramontata l’era del francese è oggi l’inglese la lingua con cui dobbiamo confrontarci. E davanti a questa lingua che gode di un prestigio superiore, vediamo la nostra regredire su molti fronti, dalla ricerca scientifica ai progetti di insegnare in inglese all’università. In questi e altri ambiti faticosamente guadagnati a scapito del latino nel corso dei secoli, oggi l’italiano perde terreno in una nuova diglossia che rischia di trasformarlo – insieme ad altre lingue – in un dialetto di un mondo che pensa e parla in inglese.
Allo stesso tempo, la moltiplicazione selvaggia degli anglicismi sta comportando un cambio di pelle dell’italiano storico, e confrontare quello che sta accadendo oggi con quello che è già successo in passato davanti all’antico splendore dello spagnolo o del francese è fondamentale per comprendere le grandi differenze che l’interferenza dell’inglese sta determinando.
“K e spada”, perché questo gioco di parole?
L’idea di raccontare questa storia come un romanzo della lingua italiana, e di ricostruirne le tenzoni letterarie come in un’avventura di cappa e spada, si intreccia con la simbolica vicenda della lettera “k”, che agli albori fu spesso impiegata per rendere il suono duro della “c” (velare) a partire da quello che è considerato l’atto di nascita dell’italiano: una sentenza in cui per la prima volta il volgare veniva trascritto sulla pergamena con i suoi suoni, il “Sao ko kelle terre” del Placito capuano. Questa soluzione è stata in seguito sconfitta dal “ch” in voga nella più blasonata lingua degli epigoni di Dante. Ma il “duello” tra le due soluzioni ortografiche si è protratto per secoli, e solo tra il Seicento e il Settecento questa lettera è scomparsa da tutti i libri, al punto che in seguito è stata definita “straniera”, visto che nelle lingue germaniche ha invece attecchito.
Poiché nulla è mai definitivo, attraverso l’interferenza dell’inglese oggi assistiamo al suo ritorno in auge attraverso parole di alta frequenza come killer, trekking o click, mentre il “ch” di chat e di check-up ribalta le regole ortografiche che si sono consolidate nei secoli e rischia di sconquassarle.
K e spada nasce da queste premesse. E la spada non è solo la metafora delle infinite controversie per stabilire quale sia l’italiano – l’eterna questione della lingua che ci fa dibattere anche oggi sul politicamente corretto, gli anglicismi o la femminilizzazione della cariche – è anche il simbolo del potere e dello Stato. Se la differenza tra una lingua e un dialetto è che la prima è più prestigiosa anche perché possiede un esercito (per riprendere la massima di Max Weinreich) o un’università (come aggiungeva Umberto Eco), per capire dove l’italiano sta andando è opportuno raccontare la storia della nostra lingua nei suoi rapporti con la società.
Come aveva indicato Gramsci, ogni volta che riaffiora la questione della lingua significa che sotto ci sono in atto questioni più profonde, una riorganizzazione dell’egemonia culturale e un conflitto tra le classi dirigenti. Sono insomma i modelli culturali alti che vengono poi imitati dalle masse e si propagano. Anche Pasolini aveva compreso che il nuovo italiano unitario novecentesco non era più trainato dagli scrittori come nel secolo precedente, ma erano gli imprenditori, i centri industriali del nord o i mezzi di informazione ad avere in mano le sorti del nostro idioma.
Oggi, tra questi focolai di irradiazione della lingua ci sono anche i protagonisti del web, le multinazionali d’oltreoceano e le politiche linguistiche globali che puntano alla diffusione dell’inglese, e sembrano poco interessate al plurilinguismo, considerato un ostacolo alla lingua unica dei mercati, più che una ricchezza da proteggere e coltivare.
K e spada non è solo la storia della nostra lingua, è anche la storia della nostra società e di tutti noi: ricostruisce chi siamo e da dove veniamo, ma soprattutto riflette su dove stiamo andando.
Chi è interessato, per farsi un’idea del taglio del libro può leggere il “Prologo” con l’indice dell’opera disponibile gratuitamente a questo indirizzo:
https://aaa.italofonia.info/wp-content/uploads/2026/04/Zoppetti_K_e_Spada_Prologo_omaggio.pdf
Un grazie a chi lo vorrà diffondere.
Il libro a stampa è già disponibile su Amazon e Ibs, in attesa che si propaghi anche sulle altre consuete piattaforme e che sia affiancato dalla più economica versione digitale.
#KESpada #linguaItaliana #rassegnaStampa -
Do you have any experience with the Copper Charlie stove? It's an #induction stove with a battery, which enables it to operate during a power outage, work on 120V without upgrading your wiring to 240v, doesn't buzz like AC induction cooktops because it runs on DC, etc. Has anyone seen it in the wild?
https://copperhome.com/
https://www.nytimes.com/wirecutter/reviews/copper-charlie-induction-stove-review/
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LO STUPRO DI FRANCA
9 marzo 1973. Milano. Nel capoluogo lombardo si consuma una delle pagine più schifose: Franca Rame viene rapita e stuprata.
Attrice militante, femminista, sempre in prima linea insieme al marito, Dario Fo, per i fascisti Franca è una donna troppo scomoda: merita una punizione.
Via Nirone. 18.30. Franca Rame sta passeggiando per il centro quando viene aggredita da cinque infami con il volto coperto da passamontagna e costretta, con una pistola puntata alla schiena, a salire su un furgone.
Viene picchiata, seviziata e violentata per diverse ore da almeno tre uomini, mentre un quarto la tiene ferma, e un quinto guida il furgone. Alla fine viene “scaricata” nei pressi del Castello Sforzesco.
Per anni le indagini contro ignoti ristagnano nelle sabbie mobili. Vengono chiuse, poi riaperte, poi di nuovo chiuse. Fino al 1987, quando nel corso del processo per la Strage di Bologna, Angelo Izzo - uno degli autori del Massacro del Circeo - dichiara di aver saputo da alcuni camerati di cella - Edgardo Bonazzi e Pierluigi Concutelli - che lo stupro ai danni di Franca Rame è stata opera di cinque neofascisti milanesi. Ma c’è di più: la spedizione punitiva è stata ordinata dai Carabinieri della Divisione Pastrengo.
Le sue dichiarazioni, non vengono prese troppo sul serio, ma aprono uno squarcio nell'istruttoria. I sospetti riprendono vigore quando viene ritrovato un appunto dell'ex dirigente dei Servizi Segreti, Gianadelio Maletti, che racconta di uno scontro tra il Comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo, e il suo superiore, futuro capo dei Servizi Segreti, Vito Miceli. I due si sarebbero rinfacciati, l'azione contro Franca Rame. Emergono anche alcuni nomi degli esecutori dello stupro: Angelo Angeli, e poi un certo Muller e un certo Patrizio.
Effettivamente a Milano gira negli ambienti neofascisti un Robert Muller, mercenario, prima nel Congo belga, poi, nello Yemen, ma nessuno si prende la briga di ascoltarlo.
Il giudice Guido Salvini che indaga sull’eversione nera, durante un interrogatorio apprende da Biagio Pitarresi, esponente di spicco della destra milanese, che l’azione in un primo momento fu proposta a lui, da un ufficiale dell’Arma, ma che egli si era rifiutato ed era quindi subentrato Angelo Angeli.
Questa ricostruzione sulle responsabilità dei carabinieri fu confermata dal generale Bozzo, all’epoca dei fatti tenente di stanza alla caserma Lamarmora, che testimoniò il fatto che in caserma si era brindato e che il generale Palumbo, il comandante dell’Italia del Nord dei carabinieri, parlando in ufficio con il suo segretario personale, all’arrivo della notizia, esclamò «Finalmente!».
Chi è Giovanbattista Palumbo? Un ex repubblichino, piduista e sodale del colonnello Dino Mingarelli, uno degli estensori nell’estate del 1964 del fallito golpe ispirato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto “Piano Solo”. Il peggio del peggio. Il reato intanto finisce in prescrizione. Di quei cinque fascisti nessuna traccia. Angelo Angeli che fine ha fatto?
Dario Fo scrive al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Non riceverà mai alcuna risposta. Il Quirinale attribuì questa responsabilità alle poste italiane: la lettera si era sicuramente smarrita in qualche ufficio postale. Un paese indecente.
Nel 1975 Franca racconterà l’allucinante vicenda che l’ha vista protagonista nel monologo “Lo stupro”.
<<Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti - diceva Franca Rame - È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa.
Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani>>.
Franca ci ha lasciati, dopo una lunga malattia, il 29 maggio 2013.
Alfredo Facchini
#francarame #stupro
#connivenzefascisticarabinieriservizisegreti
#9marzo1973 -
LO STUPRO DI FRANCA
9 marzo 1973. Milano. Nel capoluogo lombardo si consuma una delle pagine più schifose: Franca Rame viene rapita e stuprata.
Attrice militante, femminista, sempre in prima linea insieme al marito, Dario Fo, per i fascisti Franca è una donna troppo scomoda: merita una punizione.
Via Nirone. 18.30. Franca Rame sta passeggiando per il centro quando viene aggredita da cinque infami con il volto coperto da passamontagna e costretta, con una pistola puntata alla schiena, a salire su un furgone.
Viene picchiata, seviziata e violentata per diverse ore da almeno tre uomini, mentre un quarto la tiene ferma, e un quinto guida il furgone. Alla fine viene “scaricata” nei pressi del Castello Sforzesco.
Per anni le indagini contro ignoti ristagnano nelle sabbie mobili. Vengono chiuse, poi riaperte, poi di nuovo chiuse. Fino al 1987, quando nel corso del processo per la Strage di Bologna, Angelo Izzo - uno degli autori del Massacro del Circeo - dichiara di aver saputo da alcuni camerati di cella - Edgardo Bonazzi e Pierluigi Concutelli - che lo stupro ai danni di Franca Rame è stata opera di cinque neofascisti milanesi. Ma c’è di più: la spedizione punitiva è stata ordinata dai Carabinieri della Divisione Pastrengo.
Le sue dichiarazioni, non vengono prese troppo sul serio, ma aprono uno squarcio nell'istruttoria. I sospetti riprendono vigore quando viene ritrovato un appunto dell'ex dirigente dei Servizi Segreti, Gianadelio Maletti, che racconta di uno scontro tra il Comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo, e il suo superiore, futuro capo dei Servizi Segreti, Vito Miceli. I due si sarebbero rinfacciati, l'azione contro Franca Rame. Emergono anche alcuni nomi degli esecutori dello stupro: Angelo Angeli, e poi un certo Muller e un certo Patrizio.
Effettivamente a Milano gira negli ambienti neofascisti un Robert Muller, mercenario, prima nel Congo belga, poi, nello Yemen, ma nessuno si prende la briga di ascoltarlo.
Il giudice Guido Salvini che indaga sull’eversione nera, durante un interrogatorio apprende da Biagio Pitarresi, esponente di spicco della destra milanese, che l’azione in un primo momento fu proposta a lui, da un ufficiale dell’Arma, ma che egli si era rifiutato ed era quindi subentrato Angelo Angeli.
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Chi è Giovanbattista Palumbo? Un ex repubblichino, piduista e sodale del colonnello Dino Mingarelli, uno degli estensori nell’estate del 1964 del fallito golpe ispirato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto “Piano Solo”. Il peggio del peggio. Il reato intanto finisce in prescrizione. Di quei cinque fascisti nessuna traccia. Angelo Angeli che fine ha fatto?
Dario Fo scrive al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Non riceverà mai alcuna risposta. Il Quirinale attribuì questa responsabilità alle poste italiane: la lettera si era sicuramente smarrita in qualche ufficio postale. Un paese indecente.
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<<Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti - diceva Franca Rame - È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa.
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LO STUPRO DI FRANCA
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Chi è Giovanbattista Palumbo? Un ex repubblichino, piduista e sodale del colonnello Dino Mingarelli, uno degli estensori nell’estate del 1964 del fallito golpe ispirato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto “Piano Solo”. Il peggio del peggio. Il reato intanto finisce in prescrizione. Di quei cinque fascisti nessuna traccia. Angelo Angeli che fine ha fatto?
Dario Fo scrive al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Non riceverà mai alcuna risposta. Il Quirinale attribuì questa responsabilità alle poste italiane: la lettera si era sicuramente smarrita in qualche ufficio postale. Un paese indecente.
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<<Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti - diceva Franca Rame - È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa.
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Alfredo Facchini
#francarame #stupro
#connivenzefascisticarabinieriservizisegreti
#9marzo1973 -
LO STUPRO DI FRANCA
9 marzo 1973. Milano. Nel capoluogo lombardo si consuma una delle pagine più schifose: Franca Rame viene rapita e stuprata.
Attrice militante, femminista, sempre in prima linea insieme al marito, Dario Fo, per i fascisti Franca è una donna troppo scomoda: merita una punizione.
Via Nirone. 18.30. Franca Rame sta passeggiando per il centro quando viene aggredita da cinque infami con il volto coperto da passamontagna e costretta, con una pistola puntata alla schiena, a salire su un furgone.
Viene picchiata, seviziata e violentata per diverse ore da almeno tre uomini, mentre un quarto la tiene ferma, e un quinto guida il furgone. Alla fine viene “scaricata” nei pressi del Castello Sforzesco.
Per anni le indagini contro ignoti ristagnano nelle sabbie mobili. Vengono chiuse, poi riaperte, poi di nuovo chiuse. Fino al 1987, quando nel corso del processo per la Strage di Bologna, Angelo Izzo - uno degli autori del Massacro del Circeo - dichiara di aver saputo da alcuni camerati di cella - Edgardo Bonazzi e Pierluigi Concutelli - che lo stupro ai danni di Franca Rame è stata opera di cinque neofascisti milanesi. Ma c’è di più: la spedizione punitiva è stata ordinata dai Carabinieri della Divisione Pastrengo.
Le sue dichiarazioni, non vengono prese troppo sul serio, ma aprono uno squarcio nell'istruttoria. I sospetti riprendono vigore quando viene ritrovato un appunto dell'ex dirigente dei Servizi Segreti, Gianadelio Maletti, che racconta di uno scontro tra il Comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo, e il suo superiore, futuro capo dei Servizi Segreti, Vito Miceli. I due si sarebbero rinfacciati, l'azione contro Franca Rame. Emergono anche alcuni nomi degli esecutori dello stupro: Angelo Angeli, e poi un certo Muller e un certo Patrizio.
Effettivamente a Milano gira negli ambienti neofascisti un Robert Muller, mercenario, prima nel Congo belga, poi, nello Yemen, ma nessuno si prende la briga di ascoltarlo.
Il giudice Guido Salvini che indaga sull’eversione nera, durante un interrogatorio apprende da Biagio Pitarresi, esponente di spicco della destra milanese, che l’azione in un primo momento fu proposta a lui, da un ufficiale dell’Arma, ma che egli si era rifiutato ed era quindi subentrato Angelo Angeli.
Questa ricostruzione sulle responsabilità dei carabinieri fu confermata dal generale Bozzo, all’epoca dei fatti tenente di stanza alla caserma Lamarmora, che testimoniò il fatto che in caserma si era brindato e che il generale Palumbo, il comandante dell’Italia del Nord dei carabinieri, parlando in ufficio con il suo segretario personale, all’arrivo della notizia, esclamò «Finalmente!».
Chi è Giovanbattista Palumbo? Un ex repubblichino, piduista e sodale del colonnello Dino Mingarelli, uno degli estensori nell’estate del 1964 del fallito golpe ispirato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto “Piano Solo”. Il peggio del peggio. Il reato intanto finisce in prescrizione. Di quei cinque fascisti nessuna traccia. Angelo Angeli che fine ha fatto?
Dario Fo scrive al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Non riceverà mai alcuna risposta. Il Quirinale attribuì questa responsabilità alle poste italiane: la lettera si era sicuramente smarrita in qualche ufficio postale. Un paese indecente.
Nel 1975 Franca racconterà l’allucinante vicenda che l’ha vista protagonista nel monologo “Lo stupro”.
<<Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti - diceva Franca Rame - È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa.
Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani>>.
Franca ci ha lasciati, dopo una lunga malattia, il 29 maggio 2013.
Alfredo Facchini
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#connivenzefascisticarabinieriservizisegreti
#9marzo1973 -
LO STUPRO DI FRANCA
9 marzo 1973. Milano. Nel capoluogo lombardo si consuma una delle pagine più schifose: Franca Rame viene rapita e stuprata.
Attrice militante, femminista, sempre in prima linea insieme al marito, Dario Fo, per i fascisti Franca è una donna troppo scomoda: merita una punizione.
Via Nirone. 18.30. Franca Rame sta passeggiando per il centro quando viene aggredita da cinque infami con il volto coperto da passamontagna e costretta, con una pistola puntata alla schiena, a salire su un furgone.
Viene picchiata, seviziata e violentata per diverse ore da almeno tre uomini, mentre un quarto la tiene ferma, e un quinto guida il furgone. Alla fine viene “scaricata” nei pressi del Castello Sforzesco.
Per anni le indagini contro ignoti ristagnano nelle sabbie mobili. Vengono chiuse, poi riaperte, poi di nuovo chiuse. Fino al 1987, quando nel corso del processo per la Strage di Bologna, Angelo Izzo - uno degli autori del Massacro del Circeo - dichiara di aver saputo da alcuni camerati di cella - Edgardo Bonazzi e Pierluigi Concutelli - che lo stupro ai danni di Franca Rame è stata opera di cinque neofascisti milanesi. Ma c’è di più: la spedizione punitiva è stata ordinata dai Carabinieri della Divisione Pastrengo.
Le sue dichiarazioni, non vengono prese troppo sul serio, ma aprono uno squarcio nell'istruttoria. I sospetti riprendono vigore quando viene ritrovato un appunto dell'ex dirigente dei Servizi Segreti, Gianadelio Maletti, che racconta di uno scontro tra il Comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo, e il suo superiore, futuro capo dei Servizi Segreti, Vito Miceli. I due si sarebbero rinfacciati, l'azione contro Franca Rame. Emergono anche alcuni nomi degli esecutori dello stupro: Angelo Angeli, e poi un certo Muller e un certo Patrizio.
Effettivamente a Milano gira negli ambienti neofascisti un Robert Muller, mercenario, prima nel Congo belga, poi, nello Yemen, ma nessuno si prende la briga di ascoltarlo.
Il giudice Guido Salvini che indaga sull’eversione nera, durante un interrogatorio apprende da Biagio Pitarresi, esponente di spicco della destra milanese, che l’azione in un primo momento fu proposta a lui, da un ufficiale dell’Arma, ma che egli si era rifiutato ed era quindi subentrato Angelo Angeli.
Questa ricostruzione sulle responsabilità dei carabinieri fu confermata dal generale Bozzo, all’epoca dei fatti tenente di stanza alla caserma Lamarmora, che testimoniò il fatto che in caserma si era brindato e che il generale Palumbo, il comandante dell’Italia del Nord dei carabinieri, parlando in ufficio con il suo segretario personale, all’arrivo della notizia, esclamò «Finalmente!».
Chi è Giovanbattista Palumbo? Un ex repubblichino, piduista e sodale del colonnello Dino Mingarelli, uno degli estensori nell’estate del 1964 del fallito golpe ispirato dal generale De Lorenzo, il cosiddetto “Piano Solo”. Il peggio del peggio. Il reato intanto finisce in prescrizione. Di quei cinque fascisti nessuna traccia. Angelo Angeli che fine ha fatto?
Dario Fo scrive al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Non riceverà mai alcuna risposta. Il Quirinale attribuì questa responsabilità alle poste italiane: la lettera si era sicuramente smarrita in qualche ufficio postale. Un paese indecente.
Nel 1975 Franca racconterà l’allucinante vicenda che l’ha vista protagonista nel monologo “Lo stupro”.
<<Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti - diceva Franca Rame - È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa.
Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani>>.
Franca ci ha lasciati, dopo una lunga malattia, il 29 maggio 2013.
Alfredo Facchini
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#9marzo1973 -
Ora dico, quel gruppo di persone violente che la scorsa settimana, a #torino hanno combinato quello che abbiamo visto, hanno ottenuto il solo risultato di aver permesso al #governomeloni di aggiornare il così detto #decretosicurezza con il #fermopreventivo. Tutti quelli che hanno coperto i #violenti, sono complici di questa situazione.
A volte penso che sia sbagliato affermare che "solo una parte", che "non sono tutti così". Tutti sono complici, anche solo perché coprono! -
“They don’t want people to come to the US. They’re trying to make people hate the US,” he said. “They treat you so bad that you just want to leave immediately. They are getting paid for treating us really bad.”
"his student visa wasn’t set to expire until June 2026"
https://coppercourier.com/2025/12/23/student-experience-in-ice-detention/
-
“They don’t want people to come to the US. They’re trying to make people hate the US,” he said. “They treat you so bad that you just want to leave immediately. They are getting paid for treating us really bad.”
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"his student visa wasn’t set to expire until June 2026"
https://coppercourier.com/2025/12/23/student-experience-in-ice-detention/
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“They don’t want people to come to the US. They’re trying to make people hate the US,” he said. “They treat you so bad that you just want to leave immediately. They are getting paid for treating us really bad.”
"his student visa wasn’t set to expire until June 2026"
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RENEE GOOD POTEVA ESSERE SALVATA
Alfredo FacchiniRenée Good rimase in vita per otto minuti. Un’eternità. Secondo il senatore e medico Matt Klein, un dottore presente sul posto si offrì di intervenire subito. Ma gli fu impedito. Un’accusa gravissima.
Ma nell’Amerika di Trump cadrà nel vuoto. Lo Stato ancora una volta farà da scudo intorno a chi ha premuto il grilletto e ai suoi complici. L’agente dell’ICE che ha sparato gira liberamente. Non è in carcere, non è imputato, non è nemmeno sotto processo. È protetto. Coperto. Immune.
L’immunità è una dottrina. Serve a garantire che chi esercita la violenza per conto dello Stato non debba mai risponderne davvero. Renée Good non è morta solo per un colpo d’arma da fuoco. È morta perché l’ICE oggi non risponde ai cittadini, ma solo al potere che la finanzia e la legittima.
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2025, la polizia dell’immigrazione non è più un’agenzia federale come le altre. È diventata, una milizia fascista, l’asse portante di una politica punitiva, ideologica, costruita sull’idea che la migrazione sia una colpa e il migrante un nemico interno. Nel primo mandato era un laboratorio. Nel secondo è una macchina a pieno regime.
Al comando c’è Tom Homan, ribattezzato senza ironia lo “Zar del confine”. Oggi rivendica apertamente l’obiettivo: espulsioni di massa, senza filtri, senza priorità, senza eccezioni. La più grande operazione di rimpatrio nella storia statunitense. Detto, promesso, messo a bilancio.
La missione dell’ICE è stata riscritta. Non si parla più di criminalità grave, di interventi mirati. Chi è privo di documenti diventa automaticamente un bersaglio. Punto. Arresto, detenzione, rimpatrio.
Los Angeles, New York, Chicago: sono finite nel mirino. Raid, arresti sul posto di lavoro, per strada, davanti alle scuole. Una sfida aperta alle amministrazioni locali, trasformata in scontro politico permanente. La risposta federale è muscolare. Dove scoppiano proteste, arriva la Guardia Nazionale.
Il Congresso in mano al Trumpismo ha approvato il famigerato “Big Beautiful Bill”: circa 170 miliardi di dollari destinati alla sicurezza interna su più anni. Una fetta gigantesca finisce all’ICE. Risultato: organici quasi raddoppiati, fino a circa 22.000 agenti; centri di detenzione nuovi di zecca o ampliati; voli charter privati che decollano ogni giorno con un solo scopo, riportare indietro corpi indesiderati.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan cosa stia succedendo. A fine 2025 oltre 70.000 persone detenute: un record assoluto. Strutture al collasso. Sovraffollamento cronico. Denunce continue. Morti sospette, cure negate, condizioni degradanti. Il governo risponde con la solita formula: “law and order”.
Non è sicurezza. È costruzione del capro espiatorio. L’ICE, così com’è stata riforgiata sotto Trump, non serve a governare l’immigrazione. Serve a mostrare forza, a produrre paura, a tenere in piedi una narrazione elettorale permanente. Una guerra interna suprematista combattuta contro chi ha meno diritti, meno voce, meno difese.
#AlfredoFacchini #reneenicolegood
#ice
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/renee-good-agenti-ice-soccorsi-impediti-news/8264256/ -
RENEE GOOD POTEVA ESSERE SALVATA
Alfredo FacchiniRenée Good rimase in vita per otto minuti. Un’eternità. Secondo il senatore e medico Matt Klein, un dottore presente sul posto si offrì di intervenire subito. Ma gli fu impedito. Un’accusa gravissima.
Ma nell’Amerika di Trump cadrà nel vuoto. Lo Stato ancora una volta farà da scudo intorno a chi ha premuto il grilletto e ai suoi complici. L’agente dell’ICE che ha sparato gira liberamente. Non è in carcere, non è imputato, non è nemmeno sotto processo. È protetto. Coperto. Immune.
L’immunità è una dottrina. Serve a garantire che chi esercita la violenza per conto dello Stato non debba mai risponderne davvero. Renée Good non è morta solo per un colpo d’arma da fuoco. È morta perché l’ICE oggi non risponde ai cittadini, ma solo al potere che la finanzia e la legittima.
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2025, la polizia dell’immigrazione non è più un’agenzia federale come le altre. È diventata, una milizia fascista, l’asse portante di una politica punitiva, ideologica, costruita sull’idea che la migrazione sia una colpa e il migrante un nemico interno. Nel primo mandato era un laboratorio. Nel secondo è una macchina a pieno regime.
Al comando c’è Tom Homan, ribattezzato senza ironia lo “Zar del confine”. Oggi rivendica apertamente l’obiettivo: espulsioni di massa, senza filtri, senza priorità, senza eccezioni. La più grande operazione di rimpatrio nella storia statunitense. Detto, promesso, messo a bilancio.
La missione dell’ICE è stata riscritta. Non si parla più di criminalità grave, di interventi mirati. Chi è privo di documenti diventa automaticamente un bersaglio. Punto. Arresto, detenzione, rimpatrio.
Los Angeles, New York, Chicago: sono finite nel mirino. Raid, arresti sul posto di lavoro, per strada, davanti alle scuole. Una sfida aperta alle amministrazioni locali, trasformata in scontro politico permanente. La risposta federale è muscolare. Dove scoppiano proteste, arriva la Guardia Nazionale.
Il Congresso in mano al Trumpismo ha approvato il famigerato “Big Beautiful Bill”: circa 170 miliardi di dollari destinati alla sicurezza interna su più anni. Una fetta gigantesca finisce all’ICE. Risultato: organici quasi raddoppiati, fino a circa 22.000 agenti; centri di detenzione nuovi di zecca o ampliati; voli charter privati che decollano ogni giorno con un solo scopo, riportare indietro corpi indesiderati.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan cosa stia succedendo. A fine 2025 oltre 70.000 persone detenute: un record assoluto. Strutture al collasso. Sovraffollamento cronico. Denunce continue. Morti sospette, cure negate, condizioni degradanti. Il governo risponde con la solita formula: “law and order”.
Non è sicurezza. È costruzione del capro espiatorio. L’ICE, così com’è stata riforgiata sotto Trump, non serve a governare l’immigrazione. Serve a mostrare forza, a produrre paura, a tenere in piedi una narrazione elettorale permanente. Una guerra interna suprematista combattuta contro chi ha meno diritti, meno voce, meno difese.
#AlfredoFacchini #reneenicolegood
#ice
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Mi sono appena resa conto che magari anche qui qualcuno è interessato.
Qualche anno fa ho fatto dei test di resistenza per inchiostri da (principalmente) #stilografica , scrivendo dei campioni e attaccandoli ad una finestra rivolta a sud-sud-est
forum.fountainpen.it/download/…
forum.fountainpen.it/download/…adesso ho un balcone coperto rivolto a sud, e mi sto preparando per fare un nuovo test tra l'equinozio e il solstizio; all'inizio di febbraio farò acquisti su un sito che vende anche campioni di inchiostro, e il mio budget è stato quasi riempito, ma se qualcuno ha richieste un paio di campioncini ci stanno ancora
Qualcuno è già stato richiesto su forum.fountainpen.it/viewtopic… , dove è partito il tutto
-
Mi sono appena resa conto che magari anche qui qualcuno è interessato.
Qualche anno fa ho fatto dei test di resistenza per inchiostri da (principalmente) #stilografica , scrivendo dei campioni e attaccandoli ad una finestra rivolta a sud-sud-est
forum.fountainpen.it/download/…
forum.fountainpen.it/download/…adesso ho un balcone coperto rivolto a sud, e mi sto preparando per fare un nuovo test tra l'equinozio e il solstizio; all'inizio di febbraio farò acquisti su un sito che vende anche campioni di inchiostro, e il mio budget è stato quasi riempito, ma se qualcuno ha richieste un paio di campioncini ci stanno ancora
Qualcuno è già stato richiesto su forum.fountainpen.it/viewtopic… , dove è partito il tutto
-
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