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  1. Marinaio riesce ad uccidere i due fascisti appostati fuori

    Pòsina (VI). Fonte: easyvi.it

    Il 16 maggio Bruno Viola [Marinaio] è sulle colline di Schio, poco sopra Poleo. “Con il Tar [Ferruccio Manea], oltre al fratello Ismene ed al vice “Ciodi” (De Guglielmi Giuseppe) ci sono i capipattuglia “Aquila Nera” (Moro Teodulo), “Taras” (Fin Giuseppe), “Marinaio” (Viola Bruno)…il gruppo di Tar viene sistemato nel “cason del Mola.” <135 Da lì dovevano ripartire il giorno seguente per dirigersi verso l’Altopiano.
    “Marte, D’Origano e Silvio, accompagnati anche dal Marinaio, passano la serata al Bojaoro, dove ci sono Brescia e Turco e dove è giunto da Schio Randagio…in particolare, tema del giorno, è la concentrazione in corso delle forze partigiane sull’Altopiano….Marte e D’Origano accompagnano il Marinaio a dormire nella tenda, ospitalità davvero straordinaria; poi tornano al Bojaoro, dove vanno a dormire su un fienile.” <136
    Il giorno seguente, però, avvenne qualcosa di inaspettato. Cinque fascisti, dei “battaglioni M” hanno fatto prigioniero Silvio Costa, prelevandolo da casa sua per interrogarlo su dove si nascondessero i partigiani.
    A Santa Caterina, piccola frazione di Schio, le persone si conoscono tutte. Il sergente Gasparini, che comanda il gruppetto fascista, conosceva Silvio per averlo visto lavorare al caseificio di Santa Caterina. Lo picchiano, gli intimano di parlare, minacciano di fucilarlo. Poi insieme al prigioniero si recano alla casa di Antonio Zanella, la perquisiscono e si allontanano di nuovo con il solo Silvio.
    Infine si dirigono verso la casa di un’ altra famiglia qualche metro più in basso. Dall’alto i fascisti notano dei movimenti e si mettono in attesa con i binocoli.
    I movimenti erano quelli del gruppetto composto da “Marte”, “Brescia”, “Omero”, il “Marinaio” e “D’Origano” i quali saputo ciò che era avvenuto stavano andando a posizionarsi in un posto favorevole per attaccare i fascisti. L’effetto sorpresa era evidentemente svanito. Si appostano all’interno di un rifugio abbandonato.
    I fascisti accerchiano senza farsi vedere il rifugio e cominciano a sparare. “Marte” rimane ferito alla gamba ma “Omero” in risposta uccide un milite. Il combattimento sembra essere giunto ad una fase di stallo, con i partigiani asserragliati nel rifugio e i fascisti fuori. Viola allora decide per l’azione.
    Facendosi “coprire” da “Marte”, esce all’improvviso dal rifugio e riesce ad uccidere i due fascisti appostati fuori. Disarmati anche gli ultimi due fascisti ancora vivi, i partigiani sono salvi.
    Per Bruno Viola la giornata non è ancora finita però. “Subito dopo il tramonto il “Marinaio”, rimasto con “Marte” tutto il pomeriggio, abbraccia i due feriti (Marte, ferito dai fascisti e il Turco, che si “spara” da solo, per errore un colpo di pistola alla gamba, nda), fa loro gli auguri e dopo aver salutato tutti va a riunirsi al gruppo del Tar, in partenza verso il Colletto Di Velo, dovendo passare durante la notte al di là dell’Astico.” <137 Il giorno dopo invece i partigiani rimasti lì subirono un rastrellamento violento (18 maggio 1944).
    Intorno al 10 luglio era arrivata la comunicazione che alcuni gruppi partigiani avrebbero dovuto spostarsi verso la zona libera di Posina, dove erano anche i comandi delle “Garemi”.
    Il trasferimento dei comandi “Garemi” nella zona libera era stato deciso in seguito ad una riunione tenutasi il 15 giugno ’44 a Sant’Antonio, in comune di Valli del Pasubio.
    I rapporti tra la pattuglia di Luigi Faccin e quella di Ferruccio Manea, con il quale pure Viola aveva svolto molte azioni, erano difficili. A casa Barbieri a Raga i due si incontrarono e si ebbe dimostrazione del rapporto conflittuale esistente tra loro.
    ”Un incontro burrascoso perché il Tar tendeva a incorporare la pattuglia del Negro nel suo distaccamento anche usando le maniere forti. Scoppiò un litigio fra “Bastardo” (Zordan Severino, nda) e “Tar” e quando quest’ultimo sfoderò la pistola, intervenne anche il Marinaio che, per la rabbia e il dispiacere di quella scena, aveva le lacrime agli occhi; disse che sarebbe stata una cosa triste ammazzarsi tra loro.” <138
    Va detto che il gruppo del “Negro” passerà comunque sotto il controllo “ufficiale” del “Tar” nell’ottobre del ’44, come si evince da una comunicazione data a “Tar” dal comando brigata “La Pasubiana”, datata 15/10/1944, in cui si legge: “Caro Tar, per disposizioni già date da questo Comando, in seguito a quella già data da noi dal Comando gruppo brigate, il distaccamento del Negro che faceva già parte del battaglione di Serra, è passato a far parte del tuo battaglione.” <139
    Un’altra versione dello stesso episodio ci dice che i contrasti nascevano perché “verso il 10 luglio 1944 arrivò l’ordine da Posina di portarsi colà con tutto il distaccamento: vi furono allora delle grosse discussioni perché alcuni volevano invece restare nella nostra zona, che conoscevano bene. In Raga poi vi fu una tremenda baruffa tra Bruno Viola ed il Tar, che mi fu raccontata quando la sera arrivai con la pattuglia. Io (Giuseppe de Guglielmi “Chiodi”, nda) fui d’accordo con Ferruccio di stare agli ordini del comando e di andare in Posina, cosicché si decise di partire la sera stessa: Tar, Chiodi, Il Marinaio, Gianni, Temporale, Tempesta e tutto il distaccamento.” <140
    Ferruccio Manea ha come vice Giuseppe De Guglielmi “Chiodi”, mentre i capi delle tre pattuglie alle sue dipendenze sono Cirillo Cocco “Temporale”, Mario Caneva “Tempesta” e Giovanni Clementi “Gianni”. Il primo di Monte di Malo, gli altri due di Malo.
    Sempre quel giorno, lunedì, “transitano per S. Caterina, il Pralungo e Vallortigara, i due distaccamenti della zona di Malo, S. Vito, Monte di Malo, guidati da “Tar” e da “Negro”..; si tratta di un totale di circa 50 uomini, non tutti armati. Un distaccamento prenderà posizione al Passo di Campiglia, l’altro al Colle Xomo, dove i tedeschi non hanno ancora riattivato il presidio per la ripresa dei lavori della Todt.” <141 Lo spostamento faceva parte del piano che prevedeva l’insediamento a Posina del comando del battaglione Apolloni; anche il gruppo di “Guastatore” e “Teppa” si spostava verso Posina, località Costamala. <142
    Un’ulteriore questione nacque però prima di arrivare a Posina. Durante il trasferimento iniziarono a circolare delle voci secondo le quali “Tar” avrebbe compiuto dei prelievi per scopo personale. Così un gruppo di uomini non obbedisce al comando di “Tar” di rimettersi in piede e proseguire la marcia; “fra questi il Marinaio che ostentava una posizione più comoda degli altri. Mi avvicinai (Tar sta parlando in prima persona, nda) dicendogli: ‘Che cosa aspetti per alzarti in piedi?!’ il Marinaio si alzò dicendomi: ‘da questo momento io non obbedirò più ai tuoi ordini’. Gli chiesi il perché. Mi rispose che in occasione del raid che lo aveva tenuto lontano una decina di giorni, dalla formazione era stato avvicinato da uomini della pianura i quali mi accusavano di un prelievo irregolare che io avrei fatto per mio tornaconto personale…gli ingiunsi nuovamente di mettersi in marcia, ma ad un analogo rifiuto da parte mia, fui costretto a disarmarlo.” <143
    [NOTE]
    135 Enzo D’Origano, Diari della Resistenza. Da Santacaterina, spaziando per la Val Leogra e dintorni, volume 1, Edizioni Menin, Schio, 1994, pag. 73
    136 Ivi, pp. 73-74
    137 Ivi, pag. 80
    138 Gruppo Cinque, op. cit., vol.8, pag. 425
    139 Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’ Età contemporanea della provincia di Vicenza “Ettore Gallo”, sezione La Resistenza a Vicenza, sottosezione La divisione partigiana Ateo Garemi, busta 2
    140 Gruppo Cinque, (Ettore Trivellato, Valerio Caroti, Domenico Baron, Remo Grendene, Giovanni Cavion, a cura di), Quaderni della Resistenza. Schio,vol ,ⅠⅩⅤ Edizioni Gruppo Cinque, Schio, 1978-1982, volume 6, pag. 278
    141 Enzo D’ Origano, op. cit., vol.3, pag. 190
    142 “Teppa” è Valentino Bortoloso, la cui intervista riporto in appendice
    143 Patrizia Greco, op. cit., pag. 146
    Francesco Corniani, Un marinaio in montagna. Storia di Bruno Viola e dell’eccidio di Malga Zonta, Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno accademico 2009-2010

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