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  1. Neocolonialismo e debiti di ricostruzione

    img generata da IA – dominio pubblico

    Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025

    di M. Minetti

    Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non possono pagare, e chi otterrà dei profitti dagli appalti di costruzione?

    Ma anche, quale grado di indipendenza potranno avere le istituzioni politiche palestinesi, seppure dovessero raggiungere lo status di nazionalità autonoma?

    Per cercare di rispondere a queste domande, possiamo guardare al recente passato e osservare le conclusioni della Conferenza Bilaterale sulla Ricostruzione di aprile 2023 e la Ukraine Recovery Conference di luglio 2025, svoltesi a Roma, per spartire le zone di intervento per la ricostruzione ucraina, circa 600 miliardi di spesa previsti. Anche le ONG del terzo settore italiano si sono messe in coda per ricevere la loro parte, per i servizi decentralizzati che sono in grado di offrire.

    L’imperialismo, fino alla fine del XIX secolo, si è manifestato nella forma classica del dominio militare su alcune città o su intere macro-regioni lontane dalla madrepatria. I paesi più deboli venivano annessi o sottomessi come colonie dell’impero, fosse quello persiano, macedone, romano, cinese, bizantino, russo, spagnolo, britannico, ottomano, moghul o giapponese. Dall’avvento del capitalismo in poi, a quella militare si è affiancata la forma meno violenta, ma altrettanto efficace, del dominio mediante la dipendenza economica, il neocolonialismo. La forza militare è rimasta come minaccia per il recupero dei crediti, spesso con basi militari stanziate a sorvegliare zone di particolare valore strategico o economico.

    Uno dei primi esperimenti di dominio attraverso il debito lo troviamo nell’imposizione delle riparazioni di guerra alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. “Durante il periodo delle riparazioni, la Germania ricevette tra i 27 e i 38 miliardi di Marchi in prestiti” che si aggiunsero a quelli già contratti per far fronte alle spese della guerra stessa. L’economista satunitense Max Winkler riportava che secondo il Ministro delle Finanze prussiano:i funzionari tedeschi furono virtualmente inondati da offerte di prestito da parte di stranieri”(M. Winkler 1933, p. 86). Nel 1931, il debito estero tedesco ammontava a 21,514 miliardi di marchi; le principali fonti di aiuto erano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Svizzera”. In questo consisteva in sostanza il Piano Dawes di ricostruzione della Germania. La crisi americana del 1929 si era aggravata anche per i 17 miliardi di Dollari di crediti esteri in parziale o totale default già nel 1931.

    Sappiamo bene come andò a finire. Solo due anni dopo Hitler divenne Cancelliere e riuscì, con diverse forzature, ma attraverso elezioni democratiche, a ottenere una solida maggioranza parlamentare con il suo programma che prevedeva, tra l’altro, l’autodeterminazione dei territori tedeschi (pt.1), di abolire i trattati di Versailles (pt. 2) e di non ripagare i debiti (pt. 11).

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la principale potenza vincitrice di quello scontro, l’unica che avesse mantenuto integri il suo territorio e le sua potenza produttiva, ovvero gli Stati Uniti d’America, inaugurarono con il Piano Marshall una nuova stagione di prosperità concedendo finanziamenti a fondo perduto per la ricostruzione e lo sviluppo economico, sia ai paesi vincitori che a quelli vinti. La Storica dell’economia Marina Comei, in un raffronto con il Fondo per la Ripresa dell’UE, sostiene che “nel 1947 il Piano serviva a creare un’area antisovietica economicamente unitaria e si inseriva in un progetto di nuovo ordine europeo e internazionale”, da cui infatti nacque la NATO.

    Durante il periodo dei “30 gloriosi” l’effetto stabilizzante degli accordi di Bretton Woods limitò la speculazione finanziaria, mantenendo basso il debito pubblico degli Stati europei, grazie all’intervento delle banche centrali. Caduti gli accordi nel 1971, e iniziata la spirale di crisi delle politiche di welfare, l’avvento del neoliberismo degli anni ’80 ha scatenato le potenze oscure della finanza a caccia di paesi da indebitare irrimediabilmente, per ottenere tassi di interesse sempre più alti. È il caso della speculazione a danno dell’Italia e della banca d’Inghilterra da parte di George Soros del 1992. L’enorme debito pubblico accumulato dall’Italia con i suoi cittadini più ricchi e le banche italiane e straniere, attualmente ci porta a pagare fino a 100 miliardi di interessi ogni anno. Questa situazione debitoria ha giustificato da allora le politiche di privatizzazioni, taglio alla spesa sociale e una maggiore tassazione. Il drenaggio di risorse dai cittadini lavoratori e più bisognosi a favore dei proprietari di investimenti finanziari è ancora maggiore nei paesi a minore reddito, in cui l’esposizione del debito è principalmente verso paesi stranieri, come accaduto in Grecia. Questo processo estrattivo opera anche nei paesi africani e asiatici in via di sviluppo che si sono fortemente indebitati verso la Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni finanziarie, per costruire infrastrutture come strade, dighe, reti elettriche, ospedali e aree urbane, senza poi essere in grado di restituire i fondi e gli interessi accumulati. Con la complicità delle élite al governo talvolta corruttibili, non è stata valutata la sostenibilità economica dei debiti contratti con le banche di investimento straniere, che celavano interessi a mantenere un controllo duraturo sulle risorse naturali usate “a garanzia” dei prestiti.

    Oltre agli Stati Uniti, che in questo genere di “aiuti” allo sviluppo hanno fatto scuola, come racconta nel suo libro, Confessioni di un sicario dell’economia, l’economista John Perkins, attualmente molte altre istituzioni, non solo occidentali, contribuiscono a far indebitare i paesi che mostrano prospettive di sviluppo o posseggono minerali strategici.

    A volte accade che in teatri particolarmente instabili, come quello centrafricano, nordafricano o mediorientale che nuovi attori, differenti da quelli passati alla storia per queste operazioni, sostengano guerriglie antigovernative, colpi di Stato e cambi di partner militari sul terreno. Questo è certamente il caso dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria, del Niger e del Burkina Faso assieme a molti altri, in cui l’influenza di paesi emergenti quali la Cina, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Russia, l’India e il Pakistan hanno scalzato la precedente influenza statunitense, inglese e francese. Il politologo accademico e consigliere dell’esercito USA in Iraq e Afghanistan nel 2007, Parag Khanna ha esposto in alcuni suoi ben noti libri la teoria secondo cui le tre maggiori potenze che possono aspirare al ruolo di imperi, gli Stati Uniti primariamente, ma anche l’Unione Europea e la Cina, siano attualmente in competizione e quindi anche in conflitto, per la determinazione degli assetti geopolitici futuri. La critica che viene mossa a Khanna dall’esperto di geopolitica Emanuele Parsi, nella sua introduzione al libro I tre imperi, è proprio quella della “sopravvalutazione della capacità e della volontà europea di svolgere un ruolo decisivo nel nuovo ordine mondiale, in cui il multipolarismo in termini politici sembra innanzitutto dettato dalla multipolarità già assunta dal sistema economico globale”(Khanna 2009, p.7). Sostanzialmente il Prof. Parsi rileva che non basta una sovraccumulazione di capitali per attuare una politica neo-coloniale, serve anche la potenza militare, ed è quella di cui si sta dotando la UE con il recente ReArm Europe, il piano di 800 miliardi in armamenti che dovrebbe permettere all’Europa di esprimere appieno le sue aspirazioni imperiali, senza dover dipendere totalmente dalle infrastrutture e dalle armi statunitensi, dislocate sul suo territorio durante la Guerra Fredda.

    Penso che tutti noi non riteniamo né attuabile e né auspicabile questo piano di armamenti. Tanto più che ci viene presentato in assenza di una effettiva unità politica e decisionale europea e nel perdurante frazionamento delle forze armate nazionali dei paesi membri. Purtroppo non siamo noi a decidere se approvarlo e forse neppure i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo.

    Visto che i 27 paesi dell’UE non sono affatto concordi su questi indirizzi politici e sul promesso aumento delle spese militari al 5% del PIL, il sospetto, che è quasi una certezza, è che il ReArm Europe sia di fatto un tributo estorto alle “colonie” europee, costrette a comprare tecnologia dismessa o comunque obsolescente dal complesso militare-industriale statunitense, per rilanciare l’economia in grave crisi debitoria di quel paese in declino.

    Il debito è un mostro vorace che non perdona neppure chi lo gestisce, in quanto ritarda soltanto la crisi da sovrapproduzione, fino alla prossima guerra.

    Bibliografia

    G. Ansalone, I Nuovi Imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, Marsilio, 2008.

    P. Ferrero, La truffa del debito pubblico, DeriveApprodi, 2014.

    P. Khanna, I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo, Fazi, 2009.

    J. Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia, MinumumFax, 2010.

    Y. Varoufakis, Il Minotauro globale, Asterios, 2012.

    M. Winkler, Foreign Bonds: An Autopsy, Roland Swain Company, 1933.

    #boardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #pianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE
  2. Mini Listening Post

    One of the most fascinating pieces of electronic artwork I’ve seen is Mark Hansen and Ben Rubin’s Listening Post when it was on display at the Science Museum, London.

    Designed in the early 2000s it was on display from around 2008 for a number of years, but unfortunately it has been packed away in storage amongst the museum’s collections now for some time.

    https://www.youtube.com/watch?v=Rzfnndd9fCk

    You can read about it on the following links:

    The original has 3 PCs, a Mac and 231 (11 rows of 21) embedded modules each with a four-line text display. As well as the visuals there is a complex surround audio experience of sound and synthesized speech coming out of 10 or more speakers. Each embedded module also has a clicking relay which can create the impression of an older flip display working.

    The videos that can be found online really don’t do it justice. There is nothing quite like sitting in front of it with the sound coming at you from all sides.

    By the way, it is called Listening Post as it taps into live forums and IRC and pulls out text for the display. It is literally showing a snapshot of the global conversations as they happen – swearing and all. In fact, I recall a “parental controls” warning prior to going into the display, to that effect.

    I’ve often wondered if a small part of it could be reproduced in a simpler form, so have started a series of blog posts listing some experiments working towards that idea.

    The original is pretty amazing and a serious implementation, with a huge does of imagination and creativity. It would take an awful lot of effort to get anywhere close to something similar, so I’m not aiming for anything even close to that. But I’m going to keep fiddling around on and off to see if I can get something a lot more limited going at a smaller scale that might at least be considered to be in the spirit of the original somehow.

    Warning! I strongly recommend using old or second hand equipment for your experiments.  I am not responsible for any damage to expensive instruments!

    If you are new to microcontrollers, see the Getting Started pages.

    The Display Modules

    My starting point is my Waveshare Zero Multi Display PCB Design and Expander Board.

    The original has 231 small embedded modules, each with a Vacuum Fluorescent Display (VFD) that displays the text. There are two modes for the text: a four-line smaller display, and a large character scrolling display. Each of these options seems to be a function of the type of display in use, which I believe to be a VFD 420.

    There is a data sheet and programmers guide for the VFD 420 here:

    The VFD 420’s normal display mode looks like this:

    The programmers guide describes the “big character” mode as follows:

    “VFD-420’s “Big-character” mode can generate full-screen-height numbers and letters (uppercase only)—up to four letters/digits per screen. Big-mode symbols—consisting of dot/decimal point (.), hyphen/minus sign (-), colon (:) and space—take up one-half the width of other “big” characters.”

    It does seem possible to buy similar displays today, but what I have seen so far are very, very expensive! I did temporarily wonder about the 4-line version of the HD44780 20×2 character displays. I might still come back to that at some point.

    But for now, the trick for me is to attempt to reproduce the look and feel of the VFD big character display with my ST7789 SPI displays used with my Waveshare Zero Multi Display.

    I spent a bit of time studying various videos of the Listening Post in action and started to sketch out the main characters that I’d require to rebuild the big character font.

    It looks like the originals have a 4×4 matrix of small characters per big character. And each small character is a 8×5 grid and of course there are 20 of these for each of the four lines of the display.

    I decided I could probably get away with 10 characters in total.

    The Code

    I’ve opted for a class that implements the “large text LCD” that effectively drives the TFT display. There are functions for each of the 10 character patterns shown above. Each of these uses the primitives from the Adafruit GFX library to construct the 10 glyphs using filled rectangles or sequences of lines. For example:

    // "bottom left triangle"
    void CLCD2004::botLTri (uint16_t x, uint16_t y, uint16_t colour) {
    uint16_t xlen = 0;
    for (int i=1; i<CHAR_H; i++) {
    m_pdisplay->drawFastHLine(1+x*CHAR_W, i+y*CHAR_H, xlen/10, colour);
    xlen = xlen + (CHAR_W*10-1)/CHAR_H;
    }
    }

    From there, I’ve built a set of functions that look up which characters are required for each bt character and gets them on the display one row at a time.

    void CLCD2004::printbigchar (char c, uint16_t x, uint16_t colour) {
    c = c - LCD2004FONT_START;

    printglyph (lcd2004font[c][0], x*BIGCHAR_X, 0, colour);
    printglyph (lcd2004font[c][1], x*BIGCHAR_X, 1, colour);
    printglyph (lcd2004font[c][2], x*BIGCHAR_X, 2, colour);
    printglyph (lcd2004font[c][3], x*BIGCHAR_X, 3, colour);
    }

    void CLCD2004::printglyph (uint16_t g, uint16_t x, uint16_t y, uint16_t colour) {
    if (g & 0xF000) {
    printchar('0' + (g>>12 & 0xF), x, y, colour);
    }
    if (g & 0x0F00) {
    printchar('0' + (g>>8 & 0xF), x+1, y, colour);
    }
    if (g & 0x00F0) {
    printchar('0' + (g>>4 & 0xF), x+2, y, colour);
    }
    if (g & 0x000F) {
    printchar('0' + (g & 0xF), x+3, y, colour);
    }
    }

    void CLCD2004::printchar (char c, uint16_t x, uint16_t y, uint16_t colour) {
    switch (c) {
    ... case '0' to '5' ...

    case '6':
    botLTri(x, y, colour);
    break;

    ... case '7' to '9' ...
    }
    }

    There is a font definition that has each block of four characters stored as a 32-bit value for all ASCII characters from 0 through to Z.

    Everywhere a 6 occurs in the table, that will trigger the above botLTri() function to draw a “bottom, left, triangle”.

    const uint16_t lcd2004font[LCD2004FONT_SIZE][4] = {
    {0x7446,0x1001,0x1001,0x9558}, // 0
    {0x0720,0x0320,0x0320,0x0110}, // 1
    {0x7446,0x0078,0x0780,0x7111}, // 2
    ...
    {0x0760,0x7896,0x1441,0x1001}, // A
    {0x1446,0x1558,0x1446,0x1558}, // B
    {0x7446,0x1000,0x1000,0x9558}, // C
    ...
    {0x4441,0x0078,0x7800,0x1555}, // Z
    };

    Finally I can now wrap this all up in a general print routine.

    void CLCD2004::print (char *c) {
    uint16_t xc = 0;
    while ((c[xc] != 0) && (xc < MAX_BIGCHAR_X)) {
    printbigchar (' ', xc, m_bg);
    printbigchar (c[xc], xc, m_fg);
    xc++;
    }
    }

    Using this class is now a case of setting up the TFT display and LCD objects for each screen.

    SPIClass MySPI(FSPI);
    Adafruit_ST7735 tft1 = Adafruit_ST7735(&MySPI, TFT_CS1, TFT_DC, TFT_RST);
    CLCD2004 lcd((Adafruit_ST77xx*)&tft1, ST_WHITE, ST_BLACK);

    void setup() {
    MySPI.begin(SPI_SCLK, SPI_MISO, SPI_MOSI, SPI_SS);

    tft1.initR(TFT_TYPE);
    tft1.setSPISpeed(SPI_SPEED);
    tft1.setRotation(3);
    tft1.fillScreen(ST_BLACK);
    }

    void loop() {
    lcd.setColour(ST_CYAN, ST_BLACK);
    lcd.printclr();
    lcd.print("ABCD");
    }

    To create the scrolling is a bit more complex. To do that I decided to add the following:

    • A “scrolled” parameter to the display.
    • Use a GFX canvas to maintain a pixel bitmap in memory and write to that.
    • Add an update() function to draw the bitmap over to the display.
    • Expand the print functions to accept a longer string that is stored in a buffer ready to be printed to the canvas.
    • Add a scroll function that determines where in the string the updating/printing starts.

    There were a few things I had to sort out to get this working.

    1. The writing of an RGB bitmap to the display was really slow. This is because the provided function has additional SPI writes per pixel that could actually be done just one. This resulting in my writing my own more optimised version of drawRGBBitmap.
    2. It turns out that setting the SPI speed has to be performed after the initialisation of the display object (i.e. call setSPISpeed() after calling initR()).
    3. Getting the correct “windowing” to allow the scrolling effect was quite tricky.
    4. As the display shows four big characters, I always print five on the canvas and let the scroll work, via the windowing, for a whole character. Then a new set of five characters gets printed, and the scroll position resets again.
    5. The fastest supported SPI speed for the ESP32S3 is 80MHz and it often works at that speed. But occasionally one of the displays will be a bit glitchy, so a slower speed is advisable. I’ve been using 60MHz. I don’t know if that translates to a legitimate SPI speed or not, so the driver may be rounding that to something more sensible – I don’t know!

    The basic operation is now:

    Set up SPI, TFT and the LCD.
    Print a character string to the LCD.
    Calling update() will put the first part of the string on the display.
    Calling scroll() will shift it as required.

    The scroll() function has an option to wrap back to the first character in the string if required.

    The Results so far

    It has taken a bit of tweaking but I believe I can get useful performance out of a single ESP32S3 driving eight SPI displays.

    The original has many display modes, so I went with starting to model one of the simpler modes – it searches for the phrase “I am” and then displays what follows. This mode can be seen in action in the video at the end of this post.

    For now, to show the display as potential, I’m just printing the two words “I AM”. This video shows the hard-coded “I AM” display in action with a randomised start time and scroll speed for each display.

    https://makertube.net/w/hnxY9deqZm1CWCufjS6A4Z

    Find it on GitHub here.

    Closing Thoughts

    As I say, the original has many display modes, but there is something quite hypnotic about the “I AM” mode that I like. It would be nice to find a way to hook this up to Mastodon searching for uses of the phrase.

    So this is starting small, but getting the font in an acceptable format is quite a key part of this project doing anything useful for me. I think this is a really useful start.

    Kevin

    https://www.youtube.com/watch?v=dD36IajCz6A

    #ESP32s3 #ListeningPost #VFD

  3. Mientras #Israel amenaza y amenaza con una respuesta, la única verdad es la realidad.

    Que significa todo esto!?

    Que Israel no va a hacer nada. Porque si hace algo, puede perder.

    Y la realidad es esta:

    " #EstadosUnidos, no Israel, derribó la mayoría de los drones y misiles iraníes

    Las fuerzas estadounidenses hicieron la mayor parte del trabajo pesado en respuesta a las represalias de #Irán por el ataque a su embajada en #Damasco.

    Estados Unidos derribó más drones y misiles que Israel el sábado por la noche durante el ataque de Irán, según informa The Intercept.

    Más de la mitad de las armas de Irán fueron destruidas por aviones y misiles estadounidenses antes de que llegaran a Israel. De hecho, al comandar una operación multinacional de defensa aérea y enviar aviones de combate estadounidenses, esto fue un triunfo militar estadounidense.

    El alcance de la operación militar estadounidense es desconocido para el público estadounidense, pero el Pentágono coordinó el sábado una defensa multinacional a nivel regional que se extiende desde el norte de Irak hasta el sur del Golfo Pérsico. Durante la operación, Estados Unidos, Reino Unido, Francia y Jordania derribaron la mayoría de los drones y misiles iraníes. De hecho, no se ha anunciado oficialmente el origen de los aviones estadounidenses, una omisión que han repetido los principales medios de comunicación. Además, el papel de Arabia Saudita no está claro, ni como base para Estados Unidos ni en términos de cualquier acción del ejército saudí.

    Al calcular la magnitud del ataque de Irán y el papel abrumador de Estados Unidos, fuentes militares estadounidenses dicen que la estimación preliminar es que la mitad de las armas de Irán experimentaron fallas técnicas de algún tipo.

    "La inteligencia estadounidense estima que la mitad de las armas disparadas por Irán fallaron durante el lanzamiento o en vuelo debido a problemas técnicos", dijo a The Intercept un alto oficial de la Fuerza Aérea de Estados Unidos. De los 160 restantes, aproximadamente, Estados Unidos derribó a la mayoría, dijo el oficial. Al oficial se le concedió el anonimato para hablar sobre asuntos operativos delicados.

    Cuando se les pidió que comentaran sobre el derribo por parte de Estados Unidos de la mitad de los drones y misiles de Irán, las Fuerzas de Defensa de Israel y el Consejo de Seguridad Nacional de la Casa Blanca no respondieron en el momento de la publicación. El Pentágono remitió a The Intercept al Comando Central de EE. UU., que señaló un comunicado de prensa que decía que las fuerzas del #CENTCOM apoyadas por destructores del #EUROCOM de EE. UU. “se enfrentaron y destruyeron con éxito más de 80 vehículos aéreos no tripulados de ataque unidireccional (OWA UAV) y al menos seis misiles balísticos. tenía la intención de atacar a Israel desde Irán y Yemen”.

    Más en: theintercept-com.translate.goo

  4. Mientras #Israel amenaza y amenaza con una respuesta, la única verdad es la realidad.

    Que significa todo esto!?

    Que Israel no va a hacer nada. Porque si hace algo, puede perder.

    Y la realidad es esta:

    " #EstadosUnidos, no Israel, derribó la mayoría de los drones y misiles iraníes

    Las fuerzas estadounidenses hicieron la mayor parte del trabajo pesado en respuesta a las represalias de #Irán por el ataque a su embajada en #Damasco.

    Estados Unidos derribó más drones y misiles que Israel el sábado por la noche durante el ataque de Irán, según informa The Intercept.

    Más de la mitad de las armas de Irán fueron destruidas por aviones y misiles estadounidenses antes de que llegaran a Israel. De hecho, al comandar una operación multinacional de defensa aérea y enviar aviones de combate estadounidenses, esto fue un triunfo militar estadounidense.

    El alcance de la operación militar estadounidense es desconocido para el público estadounidense, pero el Pentágono coordinó el sábado una defensa multinacional a nivel regional que se extiende desde el norte de Irak hasta el sur del Golfo Pérsico. Durante la operación, Estados Unidos, Reino Unido, Francia y Jordania derribaron la mayoría de los drones y misiles iraníes. De hecho, no se ha anunciado oficialmente el origen de los aviones estadounidenses, una omisión que han repetido los principales medios de comunicación. Además, el papel de Arabia Saudita no está claro, ni como base para Estados Unidos ni en términos de cualquier acción del ejército saudí.

    Al calcular la magnitud del ataque de Irán y el papel abrumador de Estados Unidos, fuentes militares estadounidenses dicen que la estimación preliminar es que la mitad de las armas de Irán experimentaron fallas técnicas de algún tipo.

    "La inteligencia estadounidense estima que la mitad de las armas disparadas por Irán fallaron durante el lanzamiento o en vuelo debido a problemas técnicos", dijo a The Intercept un alto oficial de la Fuerza Aérea de Estados Unidos. De los 160 restantes, aproximadamente, Estados Unidos derribó a la mayoría, dijo el oficial. Al oficial se le concedió el anonimato para hablar sobre asuntos operativos delicados.

    Cuando se les pidió que comentaran sobre el derribo por parte de Estados Unidos de la mitad de los drones y misiles de Irán, las Fuerzas de Defensa de Israel y el Consejo de Seguridad Nacional de la Casa Blanca no respondieron en el momento de la publicación. El Pentágono remitió a The Intercept al Comando Central de EE. UU., que señaló un comunicado de prensa que decía que las fuerzas del #CENTCOM apoyadas por destructores del #EUROCOM de EE. UU. “se enfrentaron y destruyeron con éxito más de 80 vehículos aéreos no tripulados de ataque unidireccional (OWA UAV) y al menos seis misiles balísticos. tenía la intención de atacar a Israel desde Irán y Yemen”.

    Más en: theintercept-com.translate.goo

  5. Mientras #Israel amenaza y amenaza con una respuesta, la única verdad es la realidad.

    Que significa todo esto!?

    Que Israel no va a hacer nada. Porque si hace algo, puede perder.

    Y la realidad es esta:

    " #EstadosUnidos, no Israel, derribó la mayoría de los drones y misiles iraníes

    Las fuerzas estadounidenses hicieron la mayor parte del trabajo pesado en respuesta a las represalias de #Irán por el ataque a su embajada en #Damasco.

    Estados Unidos derribó más drones y misiles que Israel el sábado por la noche durante el ataque de Irán, según informa The Intercept.

    Más de la mitad de las armas de Irán fueron destruidas por aviones y misiles estadounidenses antes de que llegaran a Israel. De hecho, al comandar una operación multinacional de defensa aérea y enviar aviones de combate estadounidenses, esto fue un triunfo militar estadounidense.

    El alcance de la operación militar estadounidense es desconocido para el público estadounidense, pero el Pentágono coordinó el sábado una defensa multinacional a nivel regional que se extiende desde el norte de Irak hasta el sur del Golfo Pérsico. Durante la operación, Estados Unidos, Reino Unido, Francia y Jordania derribaron la mayoría de los drones y misiles iraníes. De hecho, no se ha anunciado oficialmente el origen de los aviones estadounidenses, una omisión que han repetido los principales medios de comunicación. Además, el papel de Arabia Saudita no está claro, ni como base para Estados Unidos ni en términos de cualquier acción del ejército saudí.

    Al calcular la magnitud del ataque de Irán y el papel abrumador de Estados Unidos, fuentes militares estadounidenses dicen que la estimación preliminar es que la mitad de las armas de Irán experimentaron fallas técnicas de algún tipo.

    "La inteligencia estadounidense estima que la mitad de las armas disparadas por Irán fallaron durante el lanzamiento o en vuelo debido a problemas técnicos", dijo a The Intercept un alto oficial de la Fuerza Aérea de Estados Unidos. De los 160 restantes, aproximadamente, Estados Unidos derribó a la mayoría, dijo el oficial. Al oficial se le concedió el anonimato para hablar sobre asuntos operativos delicados.

    Cuando se les pidió que comentaran sobre el derribo por parte de Estados Unidos de la mitad de los drones y misiles de Irán, las Fuerzas de Defensa de Israel y el Consejo de Seguridad Nacional de la Casa Blanca no respondieron en el momento de la publicación. El Pentágono remitió a The Intercept al Comando Central de EE. UU., que señaló un comunicado de prensa que decía que las fuerzas del #CENTCOM apoyadas por destructores del #EUROCOM de EE. UU. “se enfrentaron y destruyeron con éxito más de 80 vehículos aéreos no tripulados de ataque unidireccional (OWA UAV) y al menos seis misiles balísticos. tenía la intención de atacar a Israel desde Irán y Yemen”.

    Más en: theintercept-com.translate.goo

  6. Mientras #Israel amenaza y amenaza con una respuesta, la única verdad es la realidad.

    Que significa todo esto!?

    Que Israel no va a hacer nada. Porque si hace algo, puede perder.

    Y la realidad es esta:

    " #EstadosUnidos, no Israel, derribó la mayoría de los drones y misiles iraníes

    Las fuerzas estadounidenses hicieron la mayor parte del trabajo pesado en respuesta a las represalias de #Irán por el ataque a su embajada en #Damasco.

    Estados Unidos derribó más drones y misiles que Israel el sábado por la noche durante el ataque de Irán, según informa The Intercept.

    Más de la mitad de las armas de Irán fueron destruidas por aviones y misiles estadounidenses antes de que llegaran a Israel. De hecho, al comandar una operación multinacional de defensa aérea y enviar aviones de combate estadounidenses, esto fue un triunfo militar estadounidense.

    El alcance de la operación militar estadounidense es desconocido para el público estadounidense, pero el Pentágono coordinó el sábado una defensa multinacional a nivel regional que se extiende desde el norte de Irak hasta el sur del Golfo Pérsico. Durante la operación, Estados Unidos, Reino Unido, Francia y Jordania derribaron la mayoría de los drones y misiles iraníes. De hecho, no se ha anunciado oficialmente el origen de los aviones estadounidenses, una omisión que han repetido los principales medios de comunicación. Además, el papel de Arabia Saudita no está claro, ni como base para Estados Unidos ni en términos de cualquier acción del ejército saudí.

    Al calcular la magnitud del ataque de Irán y el papel abrumador de Estados Unidos, fuentes militares estadounidenses dicen que la estimación preliminar es que la mitad de las armas de Irán experimentaron fallas técnicas de algún tipo.

    "La inteligencia estadounidense estima que la mitad de las armas disparadas por Irán fallaron durante el lanzamiento o en vuelo debido a problemas técnicos", dijo a The Intercept un alto oficial de la Fuerza Aérea de Estados Unidos. De los 160 restantes, aproximadamente, Estados Unidos derribó a la mayoría, dijo el oficial. Al oficial se le concedió el anonimato para hablar sobre asuntos operativos delicados.

    Cuando se les pidió que comentaran sobre el derribo por parte de Estados Unidos de la mitad de los drones y misiles de Irán, las Fuerzas de Defensa de Israel y el Consejo de Seguridad Nacional de la Casa Blanca no respondieron en el momento de la publicación. El Pentágono remitió a The Intercept al Comando Central de EE. UU., que señaló un comunicado de prensa que decía que las fuerzas del #CENTCOM apoyadas por destructores del #EUROCOM de EE. UU. “se enfrentaron y destruyeron con éxito más de 80 vehículos aéreos no tripulados de ataque unidireccional (OWA UAV) y al menos seis misiles balísticos. tenía la intención de atacar a Israel desde Irán y Yemen”.

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  7. Mientras #Israel amenaza y amenaza con una respuesta, la única verdad es la realidad.

    Que significa todo esto!?

    Que Israel no va a hacer nada. Porque si hace algo, puede perder.

    Y la realidad es esta:

    " #EstadosUnidos, no Israel, derribó la mayoría de los drones y misiles iraníes

    Las fuerzas estadounidenses hicieron la mayor parte del trabajo pesado en respuesta a las represalias de #Irán por el ataque a su embajada en #Damasco.

    Estados Unidos derribó más drones y misiles que Israel el sábado por la noche durante el ataque de Irán, según informa The Intercept.

    Más de la mitad de las armas de Irán fueron destruidas por aviones y misiles estadounidenses antes de que llegaran a Israel. De hecho, al comandar una operación multinacional de defensa aérea y enviar aviones de combate estadounidenses, esto fue un triunfo militar estadounidense.

    El alcance de la operación militar estadounidense es desconocido para el público estadounidense, pero el Pentágono coordinó el sábado una defensa multinacional a nivel regional que se extiende desde el norte de Irak hasta el sur del Golfo Pérsico. Durante la operación, Estados Unidos, Reino Unido, Francia y Jordania derribaron la mayoría de los drones y misiles iraníes. De hecho, no se ha anunciado oficialmente el origen de los aviones estadounidenses, una omisión que han repetido los principales medios de comunicación. Además, el papel de Arabia Saudita no está claro, ni como base para Estados Unidos ni en términos de cualquier acción del ejército saudí.

    Al calcular la magnitud del ataque de Irán y el papel abrumador de Estados Unidos, fuentes militares estadounidenses dicen que la estimación preliminar es que la mitad de las armas de Irán experimentaron fallas técnicas de algún tipo.

    "La inteligencia estadounidense estima que la mitad de las armas disparadas por Irán fallaron durante el lanzamiento o en vuelo debido a problemas técnicos", dijo a The Intercept un alto oficial de la Fuerza Aérea de Estados Unidos. De los 160 restantes, aproximadamente, Estados Unidos derribó a la mayoría, dijo el oficial. Al oficial se le concedió el anonimato para hablar sobre asuntos operativos delicados.

    Cuando se les pidió que comentaran sobre el derribo por parte de Estados Unidos de la mitad de los drones y misiles de Irán, las Fuerzas de Defensa de Israel y el Consejo de Seguridad Nacional de la Casa Blanca no respondieron en el momento de la publicación. El Pentágono remitió a The Intercept al Comando Central de EE. UU., que señaló un comunicado de prensa que decía que las fuerzas del #CENTCOM apoyadas por destructores del #EUROCOM de EE. UU. “se enfrentaron y destruyeron con éxito más de 80 vehículos aéreos no tripulados de ataque unidireccional (OWA UAV) y al menos seis misiles balísticos. tenía la intención de atacar a Israel desde Irán y Yemen”.

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