Haití pospone la campaña electoral y deja en duda el calendario de votación de diciembre.
#Akerix #IA #Haiti #EleccionesPresidenciales #EleccionesLegislativas
https://akerix.com/es/article/haiti-election-delay?5w=1
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Haití pospone la campaña electoral y deja en duda el calendario de votación de diciembre.
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🎹 ■ Natanael Cano pospone su gira para centrarse en su salud: ¿qué le ocurre al cantante? ■
https://los40.com/2026/10/09/natanael-cano-pospone-su-gira-para-centrarse-en-su-salud-que-le-ocurre-al-cantante/?int=MASTODON_WORLD
Delta Chat: la alternativa a XMPP
Llevo meses posponiendo esta publicación. Es incómoda. Luego de décadas (sí, soy así de "anciano") usando y promoviendo el uso de XMPP y algunas de sus aplicaciones como medio de mensajería instantánea, terminé frustrado con lo mal que se diversificó, al grado de hacer imposible garantizar la comunicación entre todas las usuarias del "mismo" protocolo. Esto último sí lo está consiguiendo Delta Chat...
Continuar leyendo:
🫰 @delta
https://www.europesays.com/es/808649/ Película The Batman Part II pospone rodaje por segunda vez #Cine #Entertainment #Entretenimiento #ES #España #farándula #Film #Movies #Placeres #producción #rodaje #Spain #TheBatman
https://www.europesays.com/hu/270894/ A rendőrség egy ponton feladta, de az egyházi vizsgálat börtönbe juttatta az ausztrál püspököt #AusztrálPüspökök #ausztrália #BroomeIPüspök #ChristopherSaunders #GyerekmolesztálóPapok #gyermekbántalmazás #Hungarian #KatolikusEgyház #Magyar #News #püspökök #SzexuálisVisszaélés #SzexuálisZaklatás #vatikán #Világ #World #WorldNews
Saggi su ambiente, ecologia e animali: libri da leggere
Indice dei contenuti
ToggleLa crisi ecologica ci costringe a rivedere il modo in cui pensiamo il rapporto tra esseri umani, natura e altre specie.
Non riguarda soltanto il cambiamento climatico.
Foreste, biodiversità, animali selvatici, allevamenti, consumo di suolo, grandi infrastrutture e ritorno della wilderness pongono domande che sono contemporaneamente scientifiche, filosofiche, economiche e politiche.
Negli anni Magozine ha recensito diversi libri sull’ecologia e sull’ambiente, dedicando particolare attenzione alla natura selvaggia, al biocentrismo, al rewilding, all’antispecismo e ai movimenti che difendono i territori.
Questa pagina raccoglie quei saggi e permette di entrare nei principali percorsi ambientali del nostro archivio.
Ecologia: non soltanto proteggere la natura
L’ecologia studia relazioni.
Ogni organismo vive all’interno di sistemi nei quali specie, clima, suolo, acqua e risorse interagiscono continuamente.
Anche gli esseri umani appartengono a queste reti.
Per molto tempo abbiamo però costruito una rappresentazione nella quale da una parte esisteva la società e dall’altra una natura esterna, da utilizzare oppure proteggere.
Molti dei saggi raccolti in questo percorso mettono in discussione proprio questa separazione.
La domanda non è più soltanto quanto spazio naturale dobbiamo conservare.
Diventa anche: quale posto attribuiamo alla nostra specie dentro il mondo vivente?
In difesa della natura selvaggia: biocentrismo e wilderness
In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli permette di ricostruire la storia di una delle idee centrali dell’ambientalismo: la wilderness.
La natura selvaggia non è stata sempre considerata qualcosa da proteggere.
Per secoli boschi, montagne e territori non coltivati sono stati spesso percepiti come spazi ostili da controllare, trasformare o conquistare.
Pensatori e naturalisti come Henry David Thoreau, John Muir e Aldo Leopold contribuiscono progressivamente a modificare questa visione.
La wilderness acquista un valore che non dipende esclusivamente dalla sua utilità economica per gli esseri umani.
Da qui emerge anche il contrasto tra antropocentrismo e biocentrismo.
Nel primo caso il mondo viene osservato soprattutto attraverso gli interessi della nostra specie. Nel secondo si riconosce alla vita e agli ecosistemi un valore che non dipende interamente dall’uso che possiamo farne.
Non è una distinzione puramente teorica.
Determina il modo in cui immaginiamo foreste, animali, parchi, agricoltura e sviluppo economico.
L’orsa che mangiava ciliegie: il ritorno della natura in Europa
L’orsa che mangiava ciliegie di Mauro Balboni parte da una situazione apparentemente paradossale.
L’Europa è uno dei continenti nei quali gli esseri umani hanno trasformato più profondamente il territorio.
Eppure, in alcuni luoghi, la natura selvatica sta tornando.
Castori compaiono vicino alle città, grandi animali riconquistano territori dai quali erano scomparsi, foreste ricrescono dove le attività umane vengono abbandonate e alcuni corsi d’acqua tornano a ospitare specie assenti da decenni.
È il territorio del rewilding.
Il ritorno del selvatico non significa però ricostruire artificialmente un passato ideale.
Gli ecosistemi contemporanei devono convivere con città, agricoltura, infrastrutture, turismo e cambiamento climatico.
La domanda diventa allora molto concreta: siamo disposti ad accettare una natura che non controlliamo completamente?
La presenza di lupi, orsi, castori e altri animali produce entusiasmo, ma anche conflitti.
Il rewilding costringe quindi a riflettere non soltanto sulla protezione della natura, ma sulla possibilità di condividere nuovamente lo spazio con altre specie.
Animalità tradita: le radici dello specismo
Il rapporto con gli animali cambia prospettiva in Animalità tradita. Le radici dello specismo di Giulia Heliaha Di Loreto.
Il punto di partenza non è principalmente la conservazione degli ecosistemi.
È la gerarchia che gli esseri umani hanno costruito tra la propria specie e le altre.
Lo specismo indica l’attribuzione di valore differente agli individui sulla base della specie di appartenenza.
Da questa prospettiva allevamento, sperimentazione, caccia e utilizzo degli animali non vengono discussi soltanto chiedendosi se producano sofferenza evitabile.
La domanda diventa più radicale: perché consideriamo normale utilizzare altri esseri senzienti come mezzi per i nostri scopi?
Il libro collega così antispecismo, rapporti di potere e critica delle gerarchie.
Animalismo e antispecismo
Animalismo e antispecismo non sono perfettamente sinonimi.
L’animalismo comprende un campo molto ampio di sensibilità e pratiche dedicate alla tutela degli animali.
Può significare contrastare i maltrattamenti, tutelare fauna selvatica, migliorare le condizioni degli animali negli allevamenti oppure battersi contro determinate forme di caccia.
L’antispecismo mette invece in discussione il principio stesso secondo cui l’appartenenza alla specie umana dovrebbe giustificare una posizione moralmente superiore.
Le due prospettive possono naturalmente incontrarsi.
Per approfondire questa distinzione Magozine ha costruito un percorso specifico dedicato ad animalismo e antispecismo, nel quale il problema del rapporto con gli animali viene affrontato oltre il singolo libro.
Siamo la natura che difende se stessa: ecologia e autonomia
Un’altra prospettiva emerge in Siamo la “natura” che difende se stessa, dedicato a We Are ‘Nature’ Defending Itself di Isabelle Fremeaux e Jay Jordan.
Il libro racconta l’esperienza della ZAD di Notre-Dame-des-Landes, nata dalla lunga opposizione alla costruzione di un aeroporto in Francia.
La difesa del territorio non rimane però soltanto protesta contro un’infrastruttura.
Nel tempo produce una zona autonoma nella quale vengono sperimentate forme differenti di convivenza, produzione e organizzazione sociale.
La formula contenuta nel titolo ribalta una concezione tradizionale dell’ambientalismo.
Non ci sarebbe una natura esterna e passiva che alcuni esseri umani decidono di difendere.
Gli esseri umani stessi sono parte degli ecosistemi minacciati.
La lotta ecologica diventa quindi anche una critica della separazione tra società e natura.
Ecologia e difesa dei territori
Molte questioni ambientali diventano immediatamente politiche quando riguardano un territorio concreto.
Una nuova autostrada, un aeroporto, una cava, una grande opera o un impianto industriale modificano ecosistemi ma anche comunità.
Nascono così conflitti nei quali è difficile separare nettamente ambiente, economia e politica.
La ZAD ne rappresenta un caso particolarmente radicale.
Ma la stessa domanda ricompare in moltissime vertenze territoriali:
chi decide quale trasformazione sia accettabile?
Chi beneficia economicamente dell’opera?
Chi sopporta i costi ambientali?
Quanto deve contare una comunità locale nelle decisioni che riguardano il proprio territorio?
Da questo punto di vista i saggi ecologici dialogano inevitabilmente anche con i percorsi dedicati a politica, potere e beni comuni.
Cambiamento climatico e rischio globale
La crisi ambientale non riguarda però soltanto singoli territori.
In 2 minuti all’Apocalisse Noam Chomsky e Laray Polk accostano due grandi minacce globali: guerra nucleare e catastrofe ambientale.
Il libro appartiene naturalmente anche al percorso dedicato a politica, guerra e potere.
Ma la sua presenza qui è utile perché mostra un aspetto essenziale della crisi climatica.
Conoscere scientificamente un problema non significa automaticamente essere in grado di risolverlo.
Le decisioni ambientali dipendono da rapporti economici, interessi geopolitici, modelli energetici e distribuzione del potere.
Il cambiamento climatico diventa quindi anche un problema politico: sappiamo molto delle possibili conseguenze, ma dobbiamo decidere collettivamente quali costi accettare oggi per ridurre quelli futuri.
Antropocentrismo e biocentrismo
Una delle questioni che attraversano maggiormente questi libri è il rapporto tra antropocentrismo e biocentrismo.
Una prospettiva antropocentrica interpreta facilmente un bosco come riserva di legname, un animale come risorsa alimentare, un fiume come fonte di energia e un paesaggio come destinazione turistica.
Questo non significa che utilizzare l’ambiente sia necessariamente sbagliato.
Ogni organismo utilizza risorse.
Il problema nasce quando il valore di tutto ciò che non è umano viene ridotto completamente alla sua utilità per noi.
Il biocentrismo propone uno spostamento.
Altre forme di vita possiedono un valore che non dipende esclusivamente dal beneficio che producono per gli esseri umani.
È un cambiamento teorico che può avere conseguenze molto concrete sulla conservazione, sulla gestione delle foreste, sulla protezione degli animali e sull’uso del territorio.
Ecologia e antispecismo: due prospettive diverse
Ecologia e antispecismo condividono una critica alla centralità assoluta dell’essere umano, ma non coincidono.
L’ecologia osserva soprattutto ecosistemi, popolazioni e relazioni.
L’antispecismo presta maggiore attenzione agli individui animali e alle gerarchie tra specie.
Queste prospettive possono convergere.
La distruzione degli habitat e gli allevamenti intensivi sono problemi tanto ecologici quanto etici.
Possono però anche entrare in tensione.
La gestione di specie invasive, per esempio, può essere considerata necessaria per la protezione di un ecosistema ma problematica dal punto di vista di chi attribuisce valore morale ai singoli animali coinvolti.
Non è necessario cancellare questa contraddizione.
Comprenderla permette anzi di affrontare la questione ambientale in modo meno superficiale.
Ecologia, biodiversità e natura selvaggia
Per chi vuole approfondire questi temi oltre le recensioni, Magozine ha già costruito un percorso autonomo dedicato a ecologia, biodiversità e natura selvaggia.
Lì vengono affrontati direttamente:
biodiversità;
wilderness;
rewilding;
antropocentrismo e biocentrismo;
rapporto tra società ed ecosistemi;
difesa dei territori;
crisi ecologica.
La funzione di questa pagina è diversa.
Qui partiamo dai libri e dai saggi che permettono di entrare in queste questioni.
I due percorsi devono quindi collegarsi reciprocamente senza diventare copie l’uno dell’altro.
Quali libri sull’ecologia leggere?
Se vuoi comprendere l’origine culturale della natura selvaggia e del biocentrismo, puoi partire da In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli.
Se ti interessa il rewilding europeo e il ritorno delle grandi specie, L’orsa che mangiava ciliegie di Mauro Balboni offre una prospettiva particolarmente concreta.
Per affrontare il problema del rapporto etico con gli animali e dello specismo, il riferimento principale nell’archivio è Animalità tradita.
We Are ‘Nature’ Defending Itself è invece indicato a chi vuole esplorare il rapporto tra ecologia, movimenti territoriali e costruzione di alternative sociali.
Infine, 2 minuti all’Apocalisse permette di collegare la crisi ambientale ai grandi problemi politici e geopolitici contemporanei.
Abitare la natura invece di dominarla
Per secoli una parte importante della modernità ha raccontato il rapporto tra uomo e natura come una conquista.
Territori da bonificare, foreste da tagliare, animali da addomesticare, fiumi da regolare e risorse da estrarre diventavano misure del progresso.
La crisi ecologica mostra i limiti di questa concezione.
Non significa immaginare una natura incontaminata nella quale gli esseri umani debbano scomparire.
Significa riconoscere che siamo una specie all’interno di sistemi dai quali continuiamo a dipendere.
Foreste, suolo, insetti, acqua, animali e clima non costituiscono lo sfondo sul quale si svolge la società umana.
Sono parte delle condizioni che la rendono possibile.
Forse la domanda centrale dell’ecologia contemporanea può allora essere formulata così:
come possiamo abitare il mondo senza comportarci come se fosse esclusivamente nostro?
#ambiente #ecologia #Recensioni #SaggiSaggi su politica, guerra e potere: libri per capire il presente
Indice dei contenuti
ToggleLa politica non riguarda soltanto elezioni, partiti e governi.
Riguarda anche il modo in cui il potere viene costruito, distribuito e giustificato. Entra nelle guerre, nell’economia, nell’informazione, nelle istituzioni, nella scuola, nella scienza e nelle decisioni che stabiliscono quali problemi debbano essere considerati prioritari.
I saggi di politica permettono di fermarsi davanti all’attualità e osservare processi che spesso rimangono nascosti dietro la cronaca quotidiana.
Nell’archivio di Magozine abbiamo recensito libri dedicati a guerra, geopolitica, potere, antimilitarismo, informazione, ruolo degli esperti e grandi conflitti contemporanei.
Questa pagina raccoglie quei percorsi.
Leggere la politica oltre la cronaca
Una notizia racconta generalmente che qualcosa è accaduto.
Un saggio può chiedere perché.
Può ricostruire gli interessi coinvolti, osservare le istituzioni, confrontare interpretazioni differenti e inserire un evento in una storia più lunga.
Questo diventa particolarmente importante quando si parla di guerra e politica internazionale.
Le spiegazioni troppo semplici permettono di individuare rapidamente buoni e cattivi, ma raramente aiutano a comprendere rapporti di forza, alleanze, interessi economici, responsabilità storiche e conseguenze delle decisioni politiche.
Comprendere non significa giustificare.
Significa cercare di vedere più elementi contemporaneamente.
Noam Chomsky: ragione e critica del potere
Una parte importante dei saggi politici recensiti su Magozine è legata all’opera di Noam Chomsky.
Linguista, intellettuale e attivista politico, Chomsky ha dedicato gran parte della propria attività pubblica all’analisi del potere, della politica estera statunitense, dei media e delle responsabilità degli intellettuali.
In La ragione contro il potere, scritto in dialogo con Jean Bricmont, il punto di partenza è proprio il rapporto tra pensiero critico e strutture di potere.
Il libro attraversa politica, scienza, religione e giustizia sociale interrogandosi su ciò che la ragione può ancora fare quando istituzioni e interessi economici spingono nella direzione opposta.
Il problema non è immaginare che la razionalità produca automaticamente decisioni giuste.
È piuttosto conservare la capacità di analizzare criticamente ciò che viene presentato come inevitabile.
Guerra in Ucraina: prospettive diverse sullo stesso conflitto
La guerra in Ucraina occupa uno spazio importante nell’archivio di Magozine perché è stata affrontata attraverso prospettive molto differenti.
Questo permette di evitare che un singolo libro venga trasformato nell’unica chiave interpretativa del conflitto.
Perché l’Ucraina di Noam Chomsky
In Perché l’Ucraina Noam Chomsky affronta la guerra russo-ucraina attraverso una serie di interviste realizzate in gran parte nelle settimane immediatamente precedenti e successive all’invasione russa del febbraio 2022.
Il libro condanna l’invasione, ma cerca contemporaneamente di ricostruire il contesto geopolitico nel quale il conflitto è maturato.
NATO, Stati Uniti, Russia, Europa e Ucraina vengono inseriti dentro una storia di rapporti internazionali che non comincia nel momento in cui iniziano i bombardamenti.
È proprio questa distinzione a rendere utile un saggio politico.
Ricostruire le cause di una guerra non significa attenuare la responsabilità di chi decide di iniziarla. Significa cercare di comprendere quali condizioni abbiano reso possibile arrivare a quel punto e quali alternative politiche siano state scartate.
Qui siamo in guerra: le voci anarchiche, antifasciste e femministe
Una prospettiva completamente diversa emerge da Qui siamo in guerra. Anarchia, antifascismo e femminismo in Ucraina, Russia e Bielorussia, raccolta curata da Nerofumo.
Il libro riunisce testimonianze, interviste e comunicati provenienti soprattutto dai movimenti attivi nei paesi direttamente coinvolti nel conflitto.
Compaiono organizzazioni anarchiche ucraine, gruppi femministi, realtà antifasciste, collettivi antiautoritari russi e altre esperienze della regione.
Il valore del volume sta anche nelle divergenze.
Pur condividendo la condanna dell’invasione russa, i diversi gruppi non raggiungono necessariamente le stesse conclusioni sul modo in cui reagire.
Alcuni considerano necessario partecipare alla difesa militare dell’Ucraina. Altri cercano forme di autodifesa indipendenti dalle strutture statali. Altri ancora insistono maggiormente sulla critica del militarismo e del nazionalismo.
La guerra costringe così principi politici elaborati in tempo di pace a confrontarsi con situazioni estreme.
Qui siamo in guerra è quindi particolarmente utile accanto al libro di Chomsky: uno osserva soprattutto geopolitica e rapporti tra Stati, l’altro permette di ascoltare le voci di movimenti e persone che vivono il conflitto dall’interno.
Palestina e Israele: storia, occupazione e potere
Palestina e Israele: che fare? raccoglie conversazioni tra Noam Chomsky e lo storico israeliano Ilan Pappé curate da Frank Barat.
Il libro affronta la questione israelo-palestinese attraverso storia, occupazione, colonialismo, diritti dei palestinesi e possibili soluzioni politiche.
Le posizioni dei due autori non coincidono necessariamente su ogni aspetto, ma condividono una critica profonda delle politiche israeliane verso i territori palestinesi.
La forma del dialogo permette inoltre di osservare come due intellettuali possano arrivare a conclusioni simili seguendo percorsi teorici differenti.
Il conflitto israelo-palestinese mostra bene perché politica e storia siano inseparabili.
Parlare soltanto degli eventi più recenti significa perdere decenni di occupazione, guerre, espulsioni, negoziati falliti e trasformazioni territoriali.
Guerra nucleare e crisi climatica: due minacce globali
Con 2 minuti all’Apocalisse di Noam Chomsky e Laray Polk il discorso politico si sposta verso due rischi globali: guerra nucleare e crisi ambientale.
Sono problemi apparentemente differenti, ma condividono una caratteristica fondamentale.
Entrambi richiedono decisioni collettive che superano gli interessi immediati dei singoli Stati e delle singole economie.
La proliferazione nucleare pone continuamente il problema della possibilità che deterrenza, errori di calcolo o escalation militari producano conseguenze irreversibili.
La crisi climatica obbliga invece a confrontarsi con un sistema economico globale nel quale i costi ambientali possono essere rimandati mentre i benefici economici vengono concentrati nel presente.
In entrambi i casi il potere politico deve prendere decisioni sotto condizioni di rischio enorme e interessi contrapposti.
Chomsky e Mujica: sopravvivere al XXI secolo
In Sopravvivere al XXI secolo si incontrano Noam Chomsky e José “Pepe” Mujica.
Le loro storie personali sono molto differenti.
Chomsky proviene dal mondo accademico statunitense. Mujica dalla guerriglia, dal carcere e successivamente dalla presidenza dell’Uruguay.
Il confronto permette di affrontare alcuni dei grandi problemi del nostro tempo: ambiente, guerra, consumismo, disuguaglianze e possibilità di costruire società capaci di sopravvivere alle proprie contraddizioni.
Uno degli aspetti più interessanti è proprio la distanza tra i due punti di osservazione.
La critica intellettuale del potere incontra l’esperienza diretta di chi ha attraversato repressione politica e istituzioni governative.
Antimilitarismo: La scuola va alla guerra
Il potere militare non agisce soltanto quando comincia una guerra.
Può entrare anche nella cultura, nell’educazione e nel modo in cui una società rappresenta le forze armate.
La scuola va alla guerra di Antonio Mazzeo affronta la crescente presenza dell’universo militare all’interno del sistema scolastico.
Visite nelle caserme, collaborazioni con le forze armate, progetti formativi e diffusione dell’immaginario militare pongono una domanda più ampia: quale idea di cittadinanza viene trasmessa attraverso l’educazione?
Il problema non riguarda soltanto la scuola.
Riguarda il modo in cui una società normalizza la guerra, il rapporto tra autorità e obbedienza e la possibilità di costruire invece una cultura antimilitarista.
Esperti, scienza e decisioni politiche
La politica contemporanea dipende sempre più da conoscenze specialistiche.
Pandemie, cambiamento climatico, energia, economia, intelligenza artificiale e sanità pubblica richiedono competenze che nessun cittadino e nessun decisore politico può possedere completamente.
Ma quale ruolo devono avere gli esperti?
Expertise ed epistemologia politica affronta proprio questo problema, diventato particolarmente evidente durante la pandemia.
Affidarsi alla competenza scientifica è indispensabile in molti campi.
Questo non significa però trasformare automaticamente una valutazione tecnica in una decisione politica.
Uno scienziato può stimare rischi e conseguenze. La scelta tra interessi differenti, costi sociali e valori rimane inevitabilmente politica.
Il problema diventa quindi costruire un rapporto tra competenza, democrazia e responsabilità.
Potere e informazione
Il potere non agisce soltanto attraverso leggi, eserciti o polizia.
Agisce anche attraverso il modo in cui un problema viene raccontato.
Quali eventi occupano le prime pagine?
Quali vittime vengono considerate importanti?
Quali guerre vengono spiegate attraverso il contesto e quali attraverso formule semplici?
Quali posizioni vengono presentate come realistiche e quali come estremiste?
La riflessione di Chomsky sui media attraversa molti dei libri presenti in questo percorso.
Non è necessario immaginare una regia unica capace di decidere ogni notizia.
Il funzionamento dell’informazione può dipendere anche da proprietà dei mezzi di comunicazione, fonti istituzionali, pubblicità, accesso alle informazioni e valori condivisi all’interno delle redazioni.
La capacità di leggere criticamente i media diventa quindi parte della capacità di comprendere la politica.
Politica, potere e anarchismo
Alcuni autori e libri presenti in questo percorso appartengono anche alla storia del pensiero anarchico.
Chomsky si definisce libertario. Qui siamo in guerra raccoglie numerosi contributi anarchici e antiautoritari. La scuola va alla guerra affronta l’antimilitarismo, tema centrale in molte tradizioni libertarie.
È però utile mantenere distinti i due itinerari.
Nel percorso dedicato ai saggi sull’anarchismo il punto di partenza sono teoria libertaria, movimenti anarchici, autori e pratiche politiche.
Qui il punto di partenza è invece più ampio: il funzionamento del potere politico, le guerre, la geopolitica, l’informazione e le istituzioni.
Uno stesso libro può naturalmente comparire in entrambi.
La sovrapposizione permette al lettore di raggiungerlo seguendo interessi differenti.
Politica e storia
Esiste anche un confine inevitabilmente permeabile con i saggi di storia, memoria e movimenti sociali.
Perché l’Ucraina parla di un conflitto contemporaneo ma necessita di ricostruzione storica.
Palestina e Israele: che fare? utilizza decenni di storia per discutere un problema politico ancora aperto.
Un libro sulla strategia della tensione può essere letto contemporaneamente come ricerca storica e studio del rapporto tra Stato e potere.
La differenza tra i due percorsi riguarda quindi soprattutto la domanda iniziale.
Nel percorso storico chiediamo come siamo arrivati fino a qui.
In questo percorso chiediamo soprattutto come funziona il potere nel presente e quali decisioni produce.
Guerra e potere internazionale
La guerra rappresenta una delle forme più estreme del potere politico.
Gli Stati decidono di mobilitare risorse, controllare territori, imporre sanzioni, stringere alleanze e utilizzare la violenza organizzata.
Ma la guerra non riguarda soltanto gli Stati.
Qui siamo in guerra mostra quanto un conflitto possa costringere anche movimenti sociali, femministi, anarchici e antifascisti a ridefinire concretamente le proprie posizioni.
Antimilitarismo, autodifesa, solidarietà internazionale, nazionalismo e resistenza possono entrare in tensione tra loro.
Studiare la politica internazionale significa quindi osservare sia le strategie dei governi sia ciò che accade alle società attraversate dalla guerra.
Quali saggi di politica leggere?
Per una riflessione generale sul rapporto tra ragione e potere, puoi partire da La ragione contro il potere.
Se vuoi comprendere meglio la guerra in Ucraina, leggere insieme Perché l’Ucraina e Qui siamo in guerra permette di confrontare due prospettive molto diverse: geopolitica e rapporti tra Stati da una parte, movimenti e testimonianze dal basso dall’altra.
Per il conflitto israelo-palestinese, Palestina e Israele: che fare? mette a confronto le analisi di Chomsky e Pappé.
2 minuti all’Apocalisse è indicato per chi vuole esplorare insieme guerra nucleare e crisi climatica.
Sopravvivere al XXI secolo amplia ulteriormente lo sguardo, intrecciando ambiente, consumismo, guerra e futuro dell’umanità.
La scuola va alla guerra consente invece di affrontare militarismo ed educazione, mentre Expertise ed epistemologia politica pone una questione decisiva per le democrazie contemporanee: chi deve decidere quando le scelte politiche dipendono da conoscenze specialistiche?
Capire il potere senza semplificarlo
Il potere non possiede un’unica forma.
Può essere concentrato in un governo, distribuito attraverso istituzioni, esercitato economicamente, incorporato in una tecnologia oppure costruito attraverso il controllo delle informazioni.
Può manifestarsi nella decisione di iniziare una guerra, ma anche nel modo in cui quella guerra viene raccontata, nella struttura di un sistema educativo o nella possibilità di stabilire quali opinioni vengano considerate autorevoli.
Studiare la politica significa quindi osservare contemporaneamente soggetti, strutture e relazioni.
I saggi raccolti in questo percorso non forniscono una sola interpretazione del mondo.
Offrono invece strumenti per porre domande più precise.
Chi decide?
Quali interessi sono coinvolti?
Chi sostiene i costi di una scelta?
Quali alternative vengono considerate impossibili?
E soprattutto: ciò che viene presentato come inevitabile lo è davvero?
#guerra #libri #politica #Recensioni #Saggi