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47 results for “trofi”

  1. Asse intestino-cervello e invecchiamento: ciò che mangiamo dopo i 60 anni plasma davvero il microbiota e protegge la cognizione?

    Un crescente corpo di evidenze indica che la composizione del microbiota intestinale si modifica con l’invecchiamento e che questa modificazione è parzialmente reversibile attraverso la dieta.
    Studi prospettici recenti — tra cui il progetto europeo NU-AGE e una grande coorte pubblicata su BMC Medicine nel 2025 — suggeriscono che un’elevata aderenza alla dieta mediterranea si associa a un microbioma più favorevole e a traiettorie cognitive più protette negli anziani. Il meccanismo chiave coinvolge gli acidi grassi a catena corta (SCFA), la neuroinfiammazione, la barriera emato-encefalica e il nervo vago. Ma quanta certezza abbiamo? Un’analisi critica.

    Il problema: la cognizione declina, il microbiota invecchia — e le due cose non sono indipendenti

    Il calo cognitivo non è un evento improvviso: è il prodotto di decenni di processi che includono neuroinfiammazione cronica, accumulo di proteine anomale (beta-amiloide, tau), disfunzione mitocondriale e degenerazione sinaptica. Ciò che è cambiato negli ultimi anni è la consapevolezza che questi processi non sono confinati al cervello: iniziano, in parte, nell’intestino.

    Il microbiota intestinale — l’ecosistema di circa 100 trilioni di microrganismi che colonizzano il tratto gastrointestinale — subisce con l’invecchiamento modificazioni progressive e in parte patologiche. Nei soggetti anziani si osserva tipicamente:

    • Riduzione della diversità alfa (numero di specie diverse presenti)
    • Diminuzione di generi benefici produttori di SCFA: Faecalibacterium prausnitzii, Akkermansia muciniphila, Bifidobacterium, Lactobacillus
    • Aumento di batteri pro-infiammatori e proteolitici: Eggerthella, Acidaminococcus, Enterococcus
    • Incremento della permeabilità intestinale (“leaky gut”) con translocazione di lipopolisaccaridi batterici (LPS) nel circolo sistemico
    • Riduzione della produzione di SCFA (butirrato, propionato, acetato), molecole con azione antinfiammatoria, neuroprotettiva e di mantenimento della barriera emato-encefalica

    Questa disbiosi legata all’età non è una conseguenza passiva del tempo: è almeno in parte determinata dalla dieta, dalla sedentarietà, dall’uso di antibiotici e dalla riduzione delle interazioni sociali. E, dato clinicamente rilevante, è modificabile.

    L’asse microbiota-intestino-cervello: i meccanismi

    La comunicazione tra intestino e cervello avviene attraverso almeno quattro vie principali, le cui interazioni sono oggi oggetto di intensa ricerca:

    1. Via neuro-endocrina: il nervo vago trasmette segnali dall’intestino al tronco encefalico e alle strutture limbiche. Il microbiota può modulare l’attività vagale attraverso la produzione di neurotrasmettitori o loro precursori: il 90% della serotonina corporea è prodotto nell’intestino da cellule enterocromaffini stimolate da metaboliti batterici.
    2. Via metabolica (SCFA): il butirrato, principale SCFA prodotto dalla fermentazione batterica delle fibre alimentari, attraversa la barriera emato-encefalica, riduce l’attivazione microgliale (la principale fonte di neuroinfiammazione centrale), sostiene la mielinizzazione e favorisce la clearance dell’amiloide attraverso l’attivazione della microglia. Livelli plasmatici più alti di SCFA correlano con migliori prestazioni mnemoniche e nella cognizione frontale negli anziani.
    3. Via immuno-infiammatoria: la disbiosi intestinale determina un aumento della permeabilità della mucosa e il passaggio sistemico di LPS batterici, che inducono un’infiammazione cronica di basso grado (“inflammaging”). Questa infiammazione sistemica raggiunge il SNC, attiva la microglia e accelera la neurodegenerazione. Al contrario, un microbiota ricco in specie anti-infiammatorie sopprime la produzione di citochine pro-infiammatorie (IL-6, TNF-α, IL-17).
    4. Via dei metaboliti del triptofano: alcuni batteri intestinali convertono il triptofano in indoli e in serotonina; altri lo indirizzano verso la via del chinurenina, con produzione di metaboliti neuroattivi e in alcuni casi neurotossici. L’alterazione di questo equilibrio è stata documentata in pazienti con MCI e malattia di Alzheimer.

    Le evidenze cliniche: cosa sappiamo davvero

    La letteratura recente offre un quadro in rapida evoluzione, con studi di qualità crescente:

    Studio NU-AGE (Ghosh et al., Gut, 2020): 612 anziani pre-fragili o non-fragili in cinque Paesi europei (UK, Francia, Olanda, Italia, Polonia) seguiti per 12 mesi con intervento dietetico di tipo mediterraneo (NU-AGE diet). I taxa batterici arricchiti dall’aderenza alla dieta erano positivamente associati a riduzione della fragilità, migliore funzione cognitiva e minori livelli di markers infiammatori (CRP, IL-17). I taxa favoriti occupavano posizioni chiave nelle reti dell’ecosistema microbico. Conclusione: la dieta può rimodellare il microbiota in modo clinicamente rilevante.

    Studio prospettico PREDIMED-Plus (Ni et al., BMC Medicine, dicembre 2025): 746 partecipanti (età media 65 anni) con sovrappeso/obesità e sindrome metabolica, seguiti longitudinalmente. Identificata una “firma microbica” (MedDiet-GMS) associata all’aderenza alla dieta mediterranea — caratterizzata da arricchimento in Barnesiella, Butyricicoccus, Agathobacter, Bacteroides (produttori di SCFA) e riduzione di Acidaminococcus ed Eggerthella (batteri proteolitici pro-infiammatori). Sia l’aderenza alla dieta mediterranea sia la firma microbica erano associati a traiettorie cognitive più favorevoli nel follow-up.

    Revisione sistematica (Nutrients, gennaio 2026 — Natan et al., DOI 10.3390/nu18030369): Sintesi delle evidenze umane sul legame microbiota-cognizione. In soggetti tra 60 e 75 anni, specifiche famiglie batteriche correlano con diversi aspetti della funzione cognitiva. Gli studi interventistici con probiotici e simbiotici mostrano miglioramenti nella funzione cognitiva, particolarmente in soggetti con MCI o Alzheimer precoce. Limite riconosciuto: molte evidenze interventistiche provengono ancora da modelli animali.

    Revisione sistematica ScienceDirect (2026 — 15 studi, 4.275 partecipanti): Interventi microbiota-targeted (probiotici, prebiotici, dieta) su adulti >45 anni con compromissione cognitiva o a rischio di demenza. Qualità metodologica da moderata ad alta. Risultati promettenti ma eterogenei, a conferma che la risposta individuale varia in base alla composizione microbiologica di base.

    Un punto di attenzione critica: in letteratura i risultati non sono sempre convergenti. Alcuni studi retrospettivi non confermano effetti sulla mortalità o sulle ri-ospedalizzazioni una volta aggiustati per i confondenti; altri segnalano associazioni robuste. La causalità — dalla dieta al microbiota alla cognizione — è suggerita dai meccanismi biologici e da alcuni studi longitudinali, ma non ancora definitivamente dimostrata in RCT di grandi dimensioni con endpoint cognitivi hard.

    La dieta mediterranea come strumento terapeutico del microbiota

    Perché la dieta mediterranea? Non per tradizione o per campanilismo scientifico, ma perché contiene, in modo naturalmente bilanciato, i substrati che le specie batteriche benefiche utilizzano per crescere e produrre i loro metaboliti:

    • Fibre fermentabili (inulina, FOS, pectine): abbondanti in legumi, carciofi, cipolla, aglio, finocchio. Substrato elettivo per i produttori di butirrato (Faecalibacterium prausnitzii, Roseburia, Butyricicoccus)
    • Polifenoli (oleuropeina, resveratrolo, antociani, flavonoidi): presenti in olio EVO, vino rosso (moderato), olive, bacche, agrumi. Selezionano specie batteriche antinfiammatorie e producono metaboliti neuroprotettivi (fenilvalerolattoni) attraverso la fermentazione batterica
    • Acidi grassi omega-3 (EPA, DHA): principalmente da pesce azzurro, con azione antinfiammatoria sistemica e modulazione della composizione microbica
    • Proteine vegetali (legumi, frutta secca): favoriscono un profilo fermentativo saccarolitico rispetto a quello proteolitico, riducendo la produzione di ammoniaca e p-cresolo (metaboliti potenzialmente neurotossici)
    • Limitazione di zuccheri semplici e alimenti ultraprocessati: riduce la proliferazione di specie opportuniste e pro-infiammatorie (Escherichia, Firmicutes pro-infiammatori)

    Non esiste una “pillola del microbiota”: l’effetto che la dieta mediterranea esercita sull’ecosistema intestinale è il risultato di centinaia di composti che agiscono in sinergia, difficilmente riproducibili da singoli integratori o supplementi. La riduzionistica supplementazione con un singolo ceppo probiotico ha effetti molto più limitati rispetto all’intervento dietetico complessivo.

    Cosa cambia dopo i 60 anni: le specificità dell’anziano

    Il paziente anziano presenta caratteristiche che rendono l’approccio nutrizionale al microbiota al tempo stesso più urgente e più complesso:

    Inflammaging: lo stato infiammatorio cronico di basso grado che caratterizza l’invecchiamento biologico è in parte alimentato dalla disbiosi intestinale. Un microbiota pro-infiammatorio accelera l’inflammaging; un microbiota diverso e ricco di specie anti-infiammatorie lo attenua. È un circolo vizioso che la dieta può spezzare.

    Fragilità e sarcopenia: la produzione di SCFA ha un effetto trofico sulla mucosa intestinale e modulatorio sull’infiammazione sistemica, influenzando la sintesi proteica muscolare. La correlazione tra microbiota e massa muscolare è oggetto di ricerca attiva.

    Polifarmacia: gli anziani sono spesso politrattati. Antibiotici, inibitori di pompa protonica, metformina, oppioidi e lassativi alterano significativamente la composizione microbica. Qualsiasi intervento nutrizionale deve tenere conto di questo contesto farmacologico.

    Difficoltà di aderenza: la modifica della dieta in età avanzata deve fare i conti con abitudini consolidate, capacità masticatoria, accessibilità economica degli alimenti, solitudine e isolamento. Non si tratta solo di dare indicazioni corrette: si tratta di trovare strategie adattate al singolo paziente.

    Rischio di denutrizione: l’anziano ha fabbisogni proteici aumentati (1,0-1,2 g/kg/die per il mantenimento della massa muscolare) e fabbisogni calorici spesso ridotti. La dieta mediterranea, se non adattata, può risultare ipocalorica in pazienti con scarso appetito o alta spesa energetica.

    Commento editoriale — Tra entusiasmo e rigore

    Il tema microbiota-cognizione è uno dei più affascinanti — e uno dei più a rischio di sovrastima — della medicina contemporanea. I meccanismi sono biologicamente plausibili e in parte dimostrati. I dati osservazionali sono coerenti. Ma la distanza tra correlazione e causalità è ancora significativa.

    Nella pratica clinica quotidiana, il messaggio che possiamo trasmettere con ragionevole sicurezza ai nostri pazienti anziani è questo: una dieta ricca di fibre vegetali, povera di alimenti ultraprocessati e adeguata nelle proteine non è solo “sana in generale” — agisce sull’ecosistema intestinale in modo misurabile, e questo ecosistema dialoga con il cervello attraverso meccanismi biologicamente rilevanti. Non è una cura per la demenza. Ma è uno degli interventi modificabili più accessibili per rallentare i processi che portano al declino cognitivo.

    Alcune cautele che ritengo doverose:

    • Il microbiota è altamente individuale: due persone che mangiano la stessa dieta possono rispondere in modo molto diverso in termini di composizione microbica. La “firma microbica” identificata da Ni et al. (2025) spiega parte della variazione, ma non tutta
    • La maggior parte degli studi disponibili è osservazionale o condotta su modelli animali. Gli RCT sull’asse dieta-microbiota-cognizione con endpoint hard (incidenza di demenza, MCI) sono ancora limitati per numero, dimensioni e durata
    • Il progetto NutBrain italiano (NCT04461951) rappresenta un’opportunità preziosa: è una coorte prospettica su anziani residenti in zona Milano che studia esattamente questo triangolo (dieta → microbiota → cervello), con neuroimaging. I risultati quando disponibili saranno cruciali
    • I probiotici non sono equivalenti alla dieta: gli studi con ceppi singoli mostrano effetti modesti e spesso non replicati; l’intervento dietetico globale rimane lo strumento più robusto

    Come internista che lavora con pazienti anziani e fragili, trovo questo tema particolarmente rilevante — non per le aspettative terapeutiche spesso sovradimensionate dalla comunicazione scientifica divulgativa, ma perché offre una cornice biologica coerente per raccomandare interventi nutrizionali che avevano già evidenze di efficacia su altri outcome (cardiovascolare, metabolico, funzione renale). Il microbiota diventa il trait d’union meccanicistico che unifica molti dei benefici della dieta mediterranea.

    Implicazioni pratiche: cosa consigliare al paziente oltre i 60 anni

    Sulla base delle evidenze disponibili, alcune indicazioni con basi scientifiche ragionevoli:

    • Aumentare la varietà e la quantità di fibre vegetali: obiettivo ≥30 g/die, preferibilmente da fonti diverse (legumi, verdure crocifere, cipolle, aglio, frutta con buccia, frutta secca). La varietà degli alimenti vegetali è più importante della quantità di un singolo alimento
    • Assumere pesce azzurro almeno 2-3 volte/settimana: sardine, sgombro, alici, salmone — fonti di omega-3 EPA/DHA con effetto antinfiammatorio sistemico e microbico
    • Olio extravergine di oliva come grasso principale: 3-4 cucchiai al giorno come da indicazioni NU-AGE; l’oleuropeina e l’idrossitirosolo sono polifenoli con effetto selettivo su specie anti-infiammatorie
    • Ridurre drasticamente alimenti ultraprocessati: fast food, snack industriali, bevande zuccherate, carni lavorate. Sono il fattore dietetico più documentato come distruttore del microbiota
    • Alimenti fermentati con moderazione: yogurt naturale, kefir, crauti non pastorizzati — apportano ceppi batterici vivi e possono arricchire transitoriamente il microbiota, ma non sostituiscono la dieta globale
    • Attenzione agli antibiotici non necessari: cicli ripetuti di antibiotici riducono drasticamente la diversità microbica e possono avere effetti persistenti per mesi; nel paziente anziano questo è particolarmente rilevante
    • Attività fisica regolare: è un modulatore indipendente del microbiota, con aumento della produzione di SCFA e diversità microbica documentati in studi interventistici

    Conclusioni

    L’evidenza che la dieta influenza il microbiota e che il microbiota influenza la cognizione è oggi sufficiente per consigliare interventi nutrizionali specifici negli anziani, anche in assenza di prove definitive di efficacia sulla prevenzione della demenza. La dieta mediterranea non è una panacea, ma è lo strumento dietetico più supportato da evidenze convergenti — meccanicistiche, osservazionali e longitudinali — per modulare l’asse intestino-cervello in senso protettivo.

    Ciò che manca ancora è la prova definitiva: un RCT di grandi dimensioni, con follow-up di almeno 5-10 anni, che dimostri che un intervento dietetico strutturato riduce l’incidenza di MCI e demenza attraverso la mediazione microbica. Fino ad allora, lavoriamo con le prove che abbiamo — che sono già consistenti — e con la biologia che ci orienta.

    Mangiare bene dopo i 60 anni non è vanità: è neuroprotezione.

    Ghosh, T. S., Rampelli, S., Jeffery, I. B., Santoro, A., Neto, M., Capri, M., Giampieri, E., Jennings, A., Candela, M., Turroni, S., Zoetendal, E. G., Hermes, G. D. A., Eussen, S., van Zanten, G., Wielinga, P. Y., Belzer, C., de Vos, W. M., Narbad, A., Monti, D., … O’Toole, P. W. (2020). Mediterranean diet intervention alters the gut microbiome in older people reducing frailty and improving health status: The NU-AGE 1-year dietary intervention across five European countries. Gut, 69(7), 1218–1228. https://doi.org/10.1136/gutjnl-2019-319654

    Ni, J., Hernández-Cacho, A., Nishi, S. K., Babio, N., et al. (2025). Mediterranean diet, gut microbiota, and cognitive decline in older adults with obesity/overweight and metabolic syndrome: A prospective cohort study. BMC Medicine, 23(1), Article 488. https://doi.org/10.1186/s12916-025-04488-y

    Natan, D., et al. (2026). Gut microbiota impact on cognitive function in humans. Nutrients, 18(3), 369. https://doi.org/10.3390/nu18030369 | PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12899800/

    Jiménez-Morales, G., et al. (2026). Mediterranean diet and gut microbiota: Impact on memory and other cognitive functions — A systematic review. Frontiers in Molecular Neuroscience, 19, Article 1749308. https://doi.org/10.3389/fnmol.2026.1749308 | PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13008869/

    Zhang, H., et al. (2026). Correlation between the gut microbiota composition and cognitive frailty: A case-control study in community-dwelling older adults. Frontiers in Nutrition, 12, Article 1709481. https://doi.org/10.3389/fnut.2025.1709481

    Cipriano, G. L., Grimaldi, A., Marra, A., Quartarone, A., & Maresca, G. (2026). Gut microbiota and cognitive decline: A scoping review of microbial mechanisms and adaptive responses in dementia. Frontiers in Aging Neuroscience, 18, Article 1782720. https://doi.org/10.3389/fnagi.2026.1782720

    Cabrera, C., Carrión, N., Mateo, D., et al. (2025). Gut microbiota characterization in ageing, mild cognitive impairment, and Alzheimer’s disease in the context of Mediterranean lifestyle in a Spanish population. Alzheimer’s Research & Therapy, 17, Article 211. https://doi.org/10.1186/s13195-025-01862-z

    Osei Baah, F., et al. (2026). The association between gut microbiota and cognitive decline: A systematic review of the literature. Nutrition Research, 147, 32–41. https://doi.org/10.1016/j.nutres.2025.12.001

    Panza, F., et al. (2020). NutBrain Study: Exploring the relationship between nutrition, gut microbiota, and brain aging in community-dwelling seniors — Italian population-based cohort study protocol. NCT04461951. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7376643/

    Adisa, A., et al. (2025). Could a Mediterranean diet modulate Alzheimer’s disease progression? The role of gut microbiota and metabolite signatures in neurodegeneration. Foods, 14(9), 1559. https://doi.org/10.3390/foods14091559 | PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12071848/

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  2. Intempéries à Montpellier : le trafic de tramway et des bus pourrait s’arrêter dès minuit

    Par Rédaction Métropolitain Publié le 19 oct. 2026 à 17h58 Selon TaM 3M, le trafic de tramway et…
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  3. 🇫🇷#Franța ia în calcul restricții de circulație pe timpul nopții după violențele din weekend.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5KWQ

  4. A61 sortie Lézignan n°25 fermée direction Toulouse

    Accueil Actu trafic Travaux Entre Narbonne et Carcassonne, la nuit de mardi 20 octobre, à partir de 22h…
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  5. Grenoble : les tramways fortement perturbés lundi après les dégradations du week-end

    Le trafic des tramways grenoblois restera perturbé ce lundi 19 octobre après les nombreuses dégradations c…
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    europesays.com/fr/1250615/

  6. 🇫🇷#Franța impune restricții de circulație pe timpul nopții în și alte orașe, după revolte și jafuri.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5L1p

  7. europesays.com/pl/763439/ Kolejne narkotyki nie trafią na bydgoskie ulice. Kryminalni przejęli kilogramy zabronionych substancji #Bydgoszcz #PL #Poland #Polish #Polska #Polski

  8. Audierea privind extrădarea fraților Tate către 🇬🇧#RegatulUnit, stabilită pentru 19 .
    Sunt acuzați de viol, agresiune sexuală și trafic de persoane.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5L4y

  9. VIDEO Accident grav pe 🛣️#DN7, în localitatea .
    Coliziune între un camion și un microbuz.
    2 persoane decedate și mai mulți răniți.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5L2f

  10. Accident grav pe sectorul – Gulia (🛣️#DN7), între un microbuz și o autobasculantă. Două persoane au decedat, iar celelalte 14 sunt evaluate medical la fața locului.

    🔗 biziday.ro/?p=372991

  11. 🇫🇷#Franța. 👮#AutoritățileFranceze locale din , Nisa, și Lille au introdus restricții de circulație pe timpul nopții. Măsura vine ca parte a eforturilor autorităților, care vor să prevină alte violențe sau acte de vandalism, după evenimentele din weekend.

    🔗 biziday.ro/?p=372969

  12. Ancheta accidentului de la mina #Jilț în care trei mineri au murit este tergiversată de 4 ani. Mașina care i-a ucis aparține firmei soțului judecătoarei Laura Sarcină. Ea a devenit cunoscută după ce a învins guvernul #Bolojan în instanță și a obținut suspendarea selecției pentru ⚖️#CurteaDeJustiție a 🇪🇺#UE.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5KWv

    #Știri #UniuneaEuropeană #Trafic

  13. 👮🏻#DIICOT desființează propunerea legislativă privind consumul de : Nu reduce traficul de , ci oferă noi apărări traficanților; nu tratează consumatorul, ci îl lasă în afara oricărui circuit terapeutic.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5KXo

  14. Accident între un microbuz și o mașină pe 🛣️#DN22, – : O persoană inconștientă și cinci răniți.
    Trafic blocat pe ambele sensuri.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5KRl

  15. OSP otrzyma pieniądze na wyposażenie

    Cztery jednostki Ochotniczych Straży Pożarnych z gmin Brwinów i Nadarzyn otrzymają dofinansowanie na zakup wyposażenia. Łącznie przyznano im 100 tys. zł ze środków Samorządu Województwa Mazowieckiego.

    PO 50 tys.

    Wsparcie trafi do trzech jednostek OSP z gminy Brwinów. OSP Brwinów otrzyma 14 500 zł, OSP Biskupice – 15 700 zł, a OSP Żółwin – 19 800 zł. Łączna kwota dofinansowania dla tych jednostek wynosi 50 tys. zł. Taką samą kwotę otrzyma OSP Nadarzyn. Pieniądze zostaną przeznaczone na wyposażenie jednostki.

    Miliony złotych na mazowieckie OSP

    Dofinansowania wpisują się w działania samorządu województwa mazowieckiego na rzecz strażaków ochotników. W ramach programu „Mazowsze dla straży pożarnych” wspierane są m.in. zakupy sprzętu, umundurowania i wozów strażackich, a także remonty strażnic.

    Jak informuje samorząd województwa, na Mazowszu działa około 2 tys. jednostek OSP, w których służy ponad 75 tys. druhen i druhów. W tym roku na realizację programu przeznaczono blisko 21 mln zł.

    Z tej puli ponad 335 tys. zł trafi do 29 jednostek OSP z powiatów otwockiego, piaseczyńskiego, pruszkowskiego i wołomińskiego na zakup wyposażenia.

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    Więcej o autorze / autorach:Data dodania: 18.10.2026 11:11

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    przegladregionalny.pl/artykul/
    \ #Brwinów

  16. Un urs a fost lovit de o mașină în județul , iar animalul a dispărut. Autoritățile au lansat un mesaj de avertizare pentru localnici.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5KLX

  17. Protestele violente din 🇫🇷#Franța se extind în 🇮🇹#Italia,🇧🇪#Belgia,🇦🇱#Albania & 🇵🇹#Portugalia.La #Milano,zona turistică centrală a fost scena unor lupte între demonstranți violenți & poliție,iar la #Bruxelles un grup de persoane mascate au atacat 👮#ForțeleDeOrdine & au răsturnat o mașină.Protestele anticorupție din 🇦🇱#Albania au devenit & acestea violente,aparent după alăturarea studenților.

    🔗 biziday.ro/?p=372720

    #Știri #Flandra #Bruxelles #Lombardia #Milano #Corupție #Trafic

  18. 🇫🇷 Aujourd'hui, est un jour particulier pour la Belgique... Il y a tout juste 30 ans avait lieu la marche blanche suite à l'affaire Dutroux et ses révélations (et surtout les manquements dans l'enquête sur les disparitions suite à la "guerre" entre police et gendarmerie). 300.000 personnes défilaient dans le calme à Bruxelles bien qu'il n'y avait eu d'appel ni des syndicats, ni d'associations, ...

    Pour ma part, ça restera une des journées de travail les plus particulières de toute ma carrière car j'étais de service ce jour-là et le trafic ferroviaire était totalement désorganisé vu l'affluence.

    Et c'est ce jour, que notre ministre de la "guerre" propose de recréer la gendarmerie pour soi-disant mieux mater les casseurs notamment... cette gendarmerie qui était un état dans l'état (une des raisons pour laquelle elle a été démantelée du reste)...

    Une fausse bonne idée pour de nombreux experts... une réponse militariste face à un problème de société, ça ne peut pas fonctionner mais allez faire comprendre ça à un nationaliste... qui reprend le discours des extrémistes de droites tels JD Vance qui imputent les émeutes à l'immigration de masse... On n'est pas sorti de l'auberge avec de tels personnages...

    #opinion #billetHumeur

  19. Belgique : Après le meurtre d’un policier à Bruxelles, six personnes arrêtées dont une en France
    🗞️ 20 Minutes - 🕐 18/10 17:57
    Ils sont six à avoir été arrêtés, en début de semaine. Ils seraient impliqués dans l’enquête sur le meurtre d’un policier à Bruxelles. Les six suspects, dont un mineur, sont tous connus de la justice belge pour trafic de stupéfiants, a déclaré le pro... [1812 chars]
    🔗 20minutes.fr/monde/belgique/42

  20. When I first started selling handmade goods on Etsy, I thought the hardest part would be the crafting. I was wrong. The real nightmare began when I had to figure out how to price my items without accidentally working for free. I remember packing my fiftieth order, feeling proud, and then opening my messy, formula-heavy spreadsheet only to realize that after accounting for materials, shipping, and platform fees, my profit margin was practically zero. I was essentially paying for the privilege of doing business.

    I tried tweaking my spreadsheet, but every time Etsy updated their fee structure, my fragile web of cell references would break. I was spending more time fixing formulas than making products. So I decided to build something.

    The Problem with Etsy Fee Math


    Etsy’s fee structure is notoriously complex. It isn’t just a single flat percentage taken from your sale. It is a layered system comprising a $0.20 listing fee per item, a 6.5% transaction fee, a payment processing fee (typically 3% plus $0.25), and the highly debated offsite ads fee (which can be 12% or 15% depending on your sales volume and opt-out status).

    When you ignore these nuances, the cost is severe. Underpricing leads to burned-out creators who can't sustain their businesses. Overpricing leads to stagnant shops with no sales.

    To solve this, sellers generally fall into one of three approaches. I spent weeks analyzing the trade-offs of each before deciding how to handle my own pricing logic.

    1. The Manual Spreadsheet Approach
    This is the most common starting point. Sellers build custom Excel or Google Sheets.

    • Pros: Complete control over every variable. You can factor in your specific material costs and hourly labor rates.
    • Cons: Highly prone to human error. They are brittle; if Etsy changes a fee percentage, you have to hunt down every hardcoded cell. They are also difficult to share or use on the go.

    2. Generic E-commerce Calculators
    Many sellers turn to broad, multi-platform fee calculators found via search engines.

    • Pros: Quick to use, no setup required, and familiar user interfaces.
    • Cons: They often lack platform-specific nuances. A generic calculator might miss the $0.20 listing fee scaling with quantity, or fail to accurately model the specific thresholds for Etsy's payment processing. They provide a rough estimate, but not the exact precision needed for tight margins.

    3. Custom Automated Scripts
    This involves writing a dedicated script or tool tailored specifically to the platform's exact API and fee documentation.

    • Pros: Exact precision. You can automate the math, handle edge cases (like multiple quantities or offsite ad triggers), and build a reliable interface.
    • Cons: Requires development effort. You have to maintain the code when platform policies change.


    The Technical Approach


    After evaluating these approaches, I chose to build a custom automated solution. The spreadsheet was too fragile, and the generic tools were too imprecise. I needed a reliable JavaScript function that could accurately model the exact fee breakdown for any given listing.

    Here is the core logic I developed to handle the calculations:

    // Etsy fee calculation logic
    function calculateEtsyFees(price, quantity = 1, hasOffsiteAds = false) {
    const listingFee = 0.20 * quantity;
    const transactionFee = price * 0.065; // 6.5%
    const paymentFee = price * 0.03 + 0.25; // 3% + $0.25
    const offsiteAdFee = hasOffsiteAds ? price * 0.12 : 0;

    const totalFees = listingFee + transactionFee + paymentFee + offsiteAdFee;
    const netProfit = price - totalFees;

    return {
    listingFee, transactionFee, paymentFee, offsiteAdFee,
    totalFees,
    netProfit,
    margin: price > 0 ? ((netProfit / price) * 100).toFixed(1) + '%' : 'N/A'
    };
    }

    // Example: $25 handmade candle
    const fees = calculateEtsyFees(25, 1, false);
    console.log(fees);
    // Output: netProfit: $21.30, margin: 85.2%

    Let's break down the decisions behind this code.

    First, notice how the listingFee is multiplied by quantity. This is a common trap in generic calculators. If you sell a pack of 3 items as a single listing, Etsy charges $0.20 for each item in that lot, meaning a $0.60 listing fee. Generic tools often miss this, leading sellers to overestimate their margins on multi-packs.

    Second, the paymentFee includes the fixed $0.25. On a low-priced item, like a $3 digital download, that fixed fee represents a massive percentage of the total sale. By separating it in the return object, I could clearly see how fixed fees impact low-ticket items versus high-ticket items.

    Finally, the hasOffsiteAds boolean. This was crucial. For shops making under a certain revenue threshold, offsite ads are optional. But if you make over that threshold, they are mandatory. Building this toggle allowed me to run "worst-case scenario" projections to ensure my items were still profitable even if every sale was hit with the 12% ad fee.

    Practical Results and Lessons Learned


    Building this custom approach completely changed how I ran my shop. By seeing the exact breakdown of fees, I stopped guessing and started pricing with confidence.

    What surprised me the most was realizing how many of my competitors were likely losing money on shipping upgrades. When I started analyzing the math, I saw that offering "free shipping" on low-margin items was actually eating directly into my base profit because the transaction fees were calculated on the total cart value, including the shipping cost I was absorbing.

    If I could go back and change one thing about my initial approach, I would have expanded the scope sooner. I initially built just the fee calculator because that was my immediate pain point. But I quickly realized that getting the pricing right was only half the battle; I also needed people to actually find my listings.

    This realization led me to expand the toolkit. I integrated AI-powered listing generators to help write optimized titles and descriptions, and built out Etsy SEO tools for keyword research and tag suggestions. I even added a Chrome extension for on-page listing analysis and seasonal keyword suggestions, because understanding the math doesn't help if your SEO isn't driving traffic to your shop.

    Finding Your Own Balance


    If you are currently struggling with your shop's margins, take a hard look at how you are calculating your fees. If you are relying on a fragile spreadsheet or a generic calculator, you might be leaving money on the table. Taking the time to understand the exact mechanics of your platform's fees—whether through a custom script or a dedicated tool—is one of the highest-leverage things you can do for your small business.

    If you want to skip the development phase and just get the exact math for your listings, I've open-sourced the core logic I built into a free, easy-to-use web tool. You can check out the Etsy Fee Calculator on SellerMind to see your exact breakdown, including offsite ad impacts.

    Full disclosure: I'm the developer of SellerMind. I built this because I needed it myself.#etsy #javascript #webdev #ecommerce #software #coding #development #engineering #inclusive #community
    How I Compared Three Approaches to Automating Etsy Fee Math

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