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  1. Chanel N°5: l’errore che profuma di genio

    Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.

    Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.

    Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.

    La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?

    Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.

    E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.

    Fashion Blogger: Paola Moretti
    Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
    Immagine: AI
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  2. Chanel N°5: l’errore che profuma di genio

    Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.

    Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.

    Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.

    La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?

    Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.

    E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.

    Fashion Blogger: Paola Moretti
    Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
    Immagine: AI
    #5Maggio #5Maggio1921 #AdsChanel #alchimisti #aldeidi #AndyWarhol #brand #campioneSbagliato #centifoglia #Chanel #ChanelN5 #CocoChanel #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #DmitrijPavlovicRomnov #Donna #ErnestBeaux #erroreDiLaboratorio #favaTonka #fiaschettaDiWhisky #fioreDArancio #Floramaye #fragola #GabrielleChanel #GabrielleCocoChanel #Gelsomino #Haiti #Iho #Iris #LesParfumsChanel #Limone #MariaPavlovna #MarilynMonroe #minimalismo #MoMA #muschio #natoPerSbaglio #N5ByChanel #N5Chanel #neroli #NewYork #PaolaMoretti #Parfum #PerfettamenteChic #PierreWertheimer #pietraPreziosa #Profumiere #Profumo #QuelquesFleurs #Rasputin #reginaDellaModa #ReveDOr #Romanov #Romantico #SapevateChe #scandalo #StoriaDellaModa #talismano #vaniglia #vetiverDiHaiti #whisky #ylangYlang #ZarNicolaII
  3. Chanel N°5: l’errore che profuma di genio

    Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.

    Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.

    Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.

    La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?

    Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.

    E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.

    Fashion Blogger: Paola Moretti
    Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
    Immagine: AI
    #5Maggio #5Maggio1921 #AdsChanel #alchimisti #aldeidi #AndyWarhol #brand #campioneSbagliato #centifoglia #Chanel #ChanelN5 #CocoChanel #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #DmitrijPavlovicRomnov #Donna #ErnestBeaux #erroreDiLaboratorio #favaTonka #fiaschettaDiWhisky #fioreDArancio #Floramaye #fragola #GabrielleChanel #GabrielleCocoChanel #Gelsomino #Haiti #Iho #Iris #LesParfumsChanel #Limone #MariaPavlovna #MarilynMonroe #minimalismo #MoMA #muschio #natoPerSbaglio #N5ByChanel #N5Chanel #neroli #NewYork #PaolaMoretti #Parfum #PerfettamenteChic #PierreWertheimer #pietraPreziosa #Profumiere #Profumo #QuelquesFleurs #Rasputin #reginaDellaModa #ReveDOr #Romanov #Romantico #SapevateChe #scandalo #StoriaDellaModa #talismano #vaniglia #vetiverDiHaiti #whisky #ylangYlang #ZarNicolaII