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#decretocaivano — Public Fediverse posts

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  1. Dalla famiglia nel bosco al piccolo Domenico: Meloni fa spot sui bambini ma contraddice le sue leggi, dal decreto Caivano allo scudo per i medici.

    Il bastone coi decreti e le leggi. La propaganda al contrario, sfruttando cinicamente tutti i social, quando la cronaca si presta ad attaccare con acredine i giudici.

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

    #Meloni #GovernoMeloni #Social #DecretoCaivano #Giustizia #Magistratura

  2. Meloni attacca di nuovo i giudici e dice che “i figli non sono dello Stato”.
    D’altronde sente il fiato sul collo: a due settimane dal referendum giustizia del 22 e 23 marzo, la destra alimenta la narrativa della magistratura invasiva per spingere la sua riforma punitiva contro i giudici.
    Peccato che sia stato persino il decreto Caivano del suo governo a introdurre pene fino a 2 anni per chi non garantisce l’obbligo scolastico dei figli e il coinvolgimento del tribunale per i minorenni.
    E comunque, in ogni caso, anche stavolta i giudici stanno solo applicando le leggi.
    Ma è molto più utile costruire il solito nemico immaginario, mettere l’opinione pubblica contro la magistratura e usare un caso drammatico come clava politica per distrarre dalle responsabilità del governo e avvelenare il clima in vista del referendum.
    Il 22 e 23 marzo, vota NO.

    #ReferendumGiustizia #Meloni #Magistratura #DecretoCaivano #VotaNo #VoltItalia #Volt

  3. quando il governo spereta, la gente dorme, ma quando blocca il porno, la gente muore…

    In questo nostro magico paese — che, lo sapete, a me tutto sommato piace… ma è chi ci vive a non piacermi — quando, relativamente a questioni informatiche, escono fuori problemi veri… tipo, che ne so, Piracy Shield oppure Chat Control… l’individuo medio (normaloide) sembra sempre cadere dal perone dello zio a riguardo. Ma, a quanto pare, se qualcuno tocca i fottuti porno, allora anche i cretini si svegliano… ma nel senso che smettono appena di dormire, eh, non nel senso che prendono la proverbiale pillola rossa e iniziano a vedere la vera realtà, quello non sia mai… 🤥

    Quindi, eccoci qui: benvenuti in Italia, vietato scopare, è il caso di dire, perché dal 12 novembre, meno di 2 settimane, entrerà in vigore la nuova norma AGCOM di cui si è inizialmente parlato 6 mesi fa, per cui diverse piattaforme dedicate alla pornografia dovranno verificare che gli utenti siano effettivamente maggiorenni; questo tramite un accesso astruso con un’identità digitale riconosciuta dallo Stato… nel nostro caso, CIE e SPID, ma questa roba non riguarda solo l’Italia, e in realtà il calderone bolle, per farla breve, in buona parte dell’Unione Europea. 🐸

    Al di là di tutto, la cosa fa molto ridere, perché è stata implementata in modo molto italiano. L’AGCOM non ha inizialmente diffuso la lista iniziale di siti su cui il provvedimento sarebbe dovuto essere applicato, e non avrebbe nemmeno notificato i diretti interessati… Però, per via di qualcosa del Digital Services Act che non ho capito bene, si è trovata ora a doverlo fare… e, a quanto pare, concedere di conseguenza anche ulteriori 3 mesi di tempo alle piattaforme tirate in causa per permettere a queste di effettivamente implementare i requisti. Quindi, se tutto va bene, della pratica se ne parlerà il 12 gennaio, e già qui… Ma, la cosa proprio spassosa è vedere questa lista magica (PDF) di ben 48 siti ci sono dettagli sorprendenti, ed altri meno. 🤗

    Innanzitutto, a parte una manciata di colossi, tra cui PornHub e le sue proprietà, mi sorprende vedere quanti siti piccoli apparentemente presi a caso ci sono… o meglio, a giudicare dagli URL, questi sembrano avere in comune l’essere o localizzati anche in italiano, o addirittura interamente indirizzati al pubblico italiano… ma nessuno di questi è italiano, nel senso che nessuna società che li possiede è italiana. Un (1) singolo sito effettivamente italiano c’è qui in mezzo, hentai-ita.net, che è di proprietà di una società lombarda, e ok… Ma che cazzo di diritto morale hanno invece tutte queste altre aziendine, localizzate in culo all’Europa, di creare siti con nomi italiani, facendo credere sia roba nazionale che dà da mangiare a dipendenti italiani e contribuisce alle casse dello Stato, e invece con noi non c’entra una minchia? Praticamente il problema dell'”italian-sounding”, ma qui sounding potrebbe significare un’altra cosa (NSFW). 🤯

    La cosa divertente, però, sono gli esatti URL che sono stati inseriti. Per alcuni siti c’è la normale pagina indice, mentre altri hanno per qualche motivo URL “sporchi”, che o rimandano a pagine fin troppo specifiche — per esempio, qualcuno rimanda a specifiche categorie, e qualcuno a pagine di termini di servizio… perché? — o includono parametri query specifici alla richiesta — come hash di sessione… che no, non è una cosa grave per la privacy come alcuni finti colti dicono, ma è sintomo di siti programmati a casaccio, spesso in PHP; anche phpBB ha questo comportamento — o… uno in particolare rimanda ad una ricerca specifica: /gay-porno?q=daddy. Il tizio lì dell’AGCOM che si è messo a girare per ‘sti siti ha insomma deciso di fare proprio questa ricerca su uno, e non l’ha tagliata dall’URL prima di includerlo nel documento, che proprio boh… in questo caso, gusti discutibili, ma per tutti gli altri URL è sintomo di skill issue (non conoscere gli standard de-facto di routing nei siti web, quindi quali parti di un URL sono utili e quali no). 🥴

    Infine, di contro, non mi sorprende che in questa lista ci siano finiti solo siti normie; si, tanti decisamente mai sentiti per me, oltre a quelli grandi, ma comunque nulla che sia usato da non-normaloidi. Per esempio, spicca sicuramente la mancanza di rule34; ma non è questione di pornografia reale o meno, perché anche di vari booru e siti di quel tipo, che hanno anche (e qualcuno solo) immagini reali, non c’è l’ombra… ma mi chiedo se ciò sia per ignoranza, per realismo pratico, o per evitare un’insurrezione popolare da parte di weeb ed affini. Decisamente, però, godo a vedere che OnlyFans rientra nella lista, e così finalmente tutte quelle famose sanguisughe anche nostrane, che immoralmente seducono uomini deboli e sfigati spillandogli centinaia o migliaia di euro al mese, troveranno un ostacolo in più per farlo… (E no, imporre anche ad OnlyFans la verifica non è superfluo solo perché la piattaforma obbliga a collegare carte di credito, perché non basta; basti vedere le storie dei minori che caricano roba a pagamento lì sopra, per dire.) 😼

    Ovviamente, lo sapete già che a me freca meno di zero, non solo perché per me la pornografia farebbe bene a sparire direttamente dalla faccia della terra, ma perché non è che ci voglia granché a superare questi blocchi; dall’anno prossimo sentiremo certamente anche da noi, come in Regno Unito, parlamentari che scoprono dai nipoti cos’è una VPN… almeno, per ora. Io sono ben più che d’accordo con l’idea di bloccare la pornografia ai minorenni, ma c’è un problema… da un lato, che ‘sta roba non funziona, non ha mai funzionato… e, dall’altro, costituisce con certezza matematica un pendio scivoloso che porta all’erosione dei diritti digitali dei cittadini. 😭

    Lasciando anche da parte i rischi per la privacy di queste verifiche di età online, perché a dire il vero la situazione qui non è una schifezza come tra UK e USA, e il sistema per cui questa verifica sarà fatta qui mi sembra effettivamente ben architettato in tal senso — con l’identità degli utenti che è gestita da fornitori già accreditati a livello statale per gli altri accessi sicuri, e il permesso di accesso che viene passato ai siti per mezzo di token temporanei anonimizzati… Il primo vero punto è che, per fare questi accessi, serviranno app mobile di merda: o la nostra IO, che è sì open-source, ma un sacco di roba (tra cui questa, temo) non ci funziona senza Play Integrity, che è una dipendenza spyware closed-source di Google, che è un’azienda statunitense… oppure, quella che dovrebbe cacciare fuori Bruxelles, che non ho idea di come sarà, ma non ho affatto buone speranze. 😖

    E poi, ovviamente, c’è sempre il rischio dell’abuso da parte dei potenti… che però, in questo caso, non è previsto da mere supposizioni, ma storie reali accadute in altre parti del mondo. Nel Regno Unito si è appunto messa la verifica dell’identità per piattaforme social, ma anche roba come Discord, e in quell’Online Safety Act c’è andata di mezzo pure Wikipedia… mentre, in Australia, si vorrebbe imporre la verifica dell’età anche a fottuto GitHub — perché fornisce funzioni di collaborazione che dai coglioni al potere sono interpretate come social — e addirittura ai motori di ricerca web! Ci rendiamo conto??!! Ma, ovviamente, il popolino di queste cose non se ne preoccupa prima che sia troppo tardi; solo se c’è il sesso di mezzo ne parla, sennò vaffanculo, chi se ne frega se ci trattano come bambini terroristi pretendendo di poter spiare le nostre chat e di bloccarci l’accesso a metà del web legale… Ma io ve lo giuro, cari italiani: Pignio non richiede verifica, ma le foto dei miei piedini lì sopra non ce le troverete MAI!!! 👿🖕

    #blocco #privacy #AGCOM #porno #pornografia #verifica #identità #provvedimento #minori #DecretoCaivano

  4. Catania, il dialogo con la città e le due anime del Pd

    Sabato 18 ottobre, nei pressi del Teatro Massimo di Catania, il circolo Officina Democratica e il circolo PD Catania Centro hanno promosso una giornata di confronto nell’ambito della Festa dell’Unità. Un appuntamento scandito da dibattiti e interventi su quattro temi centrali: la sfida educativa contro le mafie, la sostenibilità urbana, il futuro della città e la […]

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    #ComuneDiCatania #DecretoCaivano #OfficinaDemocratica #PD #povertàEducativa #PUGExPRG_ #SanCristoforo

  5. Scuola demolita e ricostruita a 40 metri, una vergogna da 10 milioni di euro

    Sembra una barzelletta. Di quelle surreali, che fanno ridere per non piangere. Ma è tutto vero, documentato e persino finanziato: a Catania, con i fondi del Decreto Caivano e si spenderanno 10 milioni di euro per demolire una scuola e ricostruirla a 40 metri di distanza. Quaranta metri. Praticamente il salto in lungo dell’assurdo.

    Di chi è il capolavoro? Impossibile dirlo. Sindaco, […]

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    #ComuneDiCatania #DecretoCaivano #GiuntaTrantino #SanCristoforo

  6. Il ragazzino con la pistola e l’emergenza negata

    Nelle stesse ore in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella definisce le periferie “veicoli di disuguaglianze ed emarginazione”, un fatto di cronaca avvenuto a Catania ne è la tragica dimostrazione.

    Un ragazzo di sedici anni fa partire un colpo accidentale dalla pistola che possedeva. Il proiettile ha colpito in pieno l’occhio della sua fidanzata, una coetanea. Per puro caso […]

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    #asiliNido #DecretoCaivano #devianzaMinorile #dispersioneScolastica #periferia #povertòEducativa #serviziSociali #tempoPieno

  7. San Cristoforo, Trantino dà il benservito alla società civile

    La giunta Trantino ha definito i progetti del decreto Caivano per San Cristoforo. Vedremo come si concluderà l’iter di approvazione. Ma adesso siamo chiamati a pronunciarci sulla qualità del percorso partecipativo finora compiuto. Cosa rimane delle richieste di reali processi di co-programmazione e co-progettazione affacciate dal mondo associativo? Peraltro fondate sulle puntuali […]

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    #CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #DecretoCaivano #GiuntaTrantino #SanCristoforo