#anvur — Public Fediverse posts
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Come annunciato nel nostro comunicato dell’Epifania, la ricerca italiana ha ora ricevuto, dopo il primo, un secondo dono: l’abolizione della Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi tornano locali, sotto il giudizio di commissioni con un membro interno e una maggioranza di esterni sorteggiati da liste di docenti che hanno fatto domanda per servire come commissari.
Gli “specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica” verranno stabiliti amministrativamente con un “decreto del Ministro, su proposta dell’ANVUR, sentito il CUN”. Finisce l’ASN, ma sopravvive la valutazione amministrativa, centralizzata e quantitativa, i cui parametri saranno determinati, secondo fonti del diritto inferiori alla legge, dall’ANVUR, agenzia per la valutazione di stato resa ancor più dipendente dal governo. Qualunque sia la sua scelta, che cosa è scienza e che cosa no continuerà a essere stabilito dal potere esecutivo. Non vale la pena preoccuparsi per il ritorno del “cretino locale”: questa volta il “cretino” sarà sicuramente governativo, e molto probabilmente bibliometrico.
Si potrebbero proporre, in alternativa, requisiti formali per dare pubblicità ai concorsi pubblici, quali l’adesione alle pratiche della scienza aperta. Così, però, verrebbero urtati gli interessi di chi, a vario titolo, vive delle rendite assicurate da pubblicazioni variamente privatizzate: ciò, prevedibilmente, favorirà la conservazione della bibliometria di stato, con tutto quello che porta con sè.
- The post’s content. https://aisa.sp.unipi.it/abolizione-dellabilitazione-scientifica-nazionale-e-valutazione-di-stato/ -
Come annunciato nel nostro comunicato dell’Epifania, la ricerca italiana ha ora ricevuto, dopo il primo, un secondo dono: l’abolizione della Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi tornano locali, sotto il giudizio di commissioni con un membro interno e una maggioranza di esterni sorteggiati da liste di docenti che hanno fatto domanda per servire come commissari.
Gli “specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica” verranno stabiliti amministrativamente con un “decreto del Ministro, su proposta dell’ANVUR, sentito il CUN”. Finisce l’ASN, ma sopravvive la valutazione amministrativa, centralizzata e quantitativa, i cui parametri saranno determinati, secondo fonti del diritto inferiori alla legge, dall’ANVUR, agenzia per la valutazione di stato resa ancor più dipendente dal governo. Qualunque sia la sua scelta, che cosa è scienza e che cosa no continuerà a essere stabilito dal potere esecutivo. Non vale la pena preoccuparsi per il ritorno del “cretino locale”: questa volta il “cretino” sarà sicuramente governativo, e molto probabilmente bibliometrico.
Si potrebbero proporre, in alternativa, requisiti formali per dare pubblicità ai concorsi pubblici, quali l’adesione alle pratiche della scienza aperta. Così, però, verrebbero urtati gli interessi di chi, a vario titolo, vive delle rendite assicurate da pubblicazioni variamente privatizzate: ciò, prevedibilmente, favorirà la conservazione della bibliometria di stato, con tutto quello che porta con sè.
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Come annunciato nel nostro comunicato dell’Epifania, la ricerca italiana ha ora ricevuto, dopo il primo, un secondo dono: l’abolizione della Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi tornano locali, sotto il giudizio di commissioni con un membro interno e una maggioranza di esterni sorteggiati da liste di docenti che hanno fatto domanda per servire come commissari.
Gli “specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica” verranno stabiliti amministrativamente con un “decreto del Ministro, su proposta dell’ANVUR, sentito il CUN”. Finisce l’ASN, ma sopravvive la valutazione amministrativa, centralizzata e quantitativa, i cui parametri saranno determinati, secondo fonti del diritto inferiori alla legge, dall’ANVUR, agenzia per la valutazione di stato resa ancor più dipendente dal governo. Qualunque sia la sua scelta, che cosa è scienza e che cosa no continuerà a essere stabilito dal potere esecutivo. Non vale la pena preoccuparsi per il ritorno del “cretino locale”: questa volta il “cretino” sarà sicuramente governativo, e molto probabilmente bibliometrico.
Si potrebbero proporre, in alternativa, requisiti formali per dare pubblicità ai concorsi pubblici, quali l’adesione alle pratiche della scienza aperta. Così, però, verrebbero urtati gli interessi di chi, a vario titolo, vive delle rendite assicurate da pubblicazioni variamente privatizzate: ciò, prevedibilmente, favorirà la conservazione della bibliometria di stato, con tutto quello che porta con sè.
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Come annunciato nel nostro comunicato dell’Epifania, la ricerca italiana ha ora ricevuto, dopo il primo, un secondo dono: l’abolizione della Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi tornano locali, sotto il giudizio di commissioni con un membro interno e una maggioranza di esterni sorteggiati da liste di docenti che hanno fatto domanda per servire come commissari.
Gli “specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica” verranno stabiliti amministrativamente con un “decreto del Ministro, su proposta dell’ANVUR, sentito il CUN”. Finisce l’ASN, ma sopravvive la valutazione amministrativa, centralizzata e quantitativa, i cui parametri saranno determinati, secondo fonti del diritto inferiori alla legge, dall’ANVUR, agenzia per la valutazione di stato resa ancor più dipendente dal governo. Qualunque sia la sua scelta, che cosa è scienza e che cosa no continuerà a essere stabilito dal potere esecutivo. Non vale la pena preoccuparsi per il ritorno del “cretino locale”: questa volta il “cretino” sarà sicuramente governativo, e molto probabilmente bibliometrico.
Si potrebbero proporre, in alternativa, requisiti formali per dare pubblicità ai concorsi pubblici, quali l’adesione alle pratiche della scienza aperta. Così, però, verrebbero urtati gli interessi di chi, a vario titolo, vive delle rendite assicurate da pubblicazioni variamente privatizzate: ciò, prevedibilmente, favorirà la conservazione della bibliometria di stato, con tutto quello che porta con sè.
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Come annunciato nel nostro comunicato dell’Epifania, la ricerca italiana ha ora ricevuto, dopo il primo, un secondo dono: l’abolizione della Abilitazione scientifica nazionale. I concorsi tornano locali, sotto il giudizio di commissioni con un membro interno e una maggioranza di esterni sorteggiati da liste di docenti che hanno fatto domanda per servire come commissari.
Gli “specifici requisiti di produttività e di qualificazione scientifica” verranno stabiliti amministrativamente con un “decreto del Ministro, su proposta dell’ANVUR, sentito il CUN”. Finisce l’ASN, ma sopravvive la valutazione amministrativa, centralizzata e quantitativa, i cui parametri saranno determinati, secondo fonti del diritto inferiori alla legge, dall’ANVUR, agenzia per la valutazione di stato resa ancor più dipendente dal governo. Qualunque sia la sua scelta, che cosa è scienza e che cosa no continuerà a essere stabilito dal potere esecutivo. Non vale la pena preoccuparsi per il ritorno del “cretino locale”: questa volta il “cretino” sarà sicuramente governativo, e molto probabilmente bibliometrico.
Si potrebbero proporre, in alternativa, requisiti formali per dare pubblicità ai concorsi pubblici, quali l’adesione alle pratiche della scienza aperta. Così, però, verrebbero urtati gli interessi di chi, a vario titolo, vive delle rendite assicurate da pubblicazioni variamente privatizzate: ciò, prevedibilmente, favorirà la conservazione della bibliometria di stato, con tutto quello che porta con sè.
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Dai Baroni al cognitariato
https://rizomatica.noblogs.org/2024/02/minetti-dai-baroni-al-cognitariato/
di M. Minetti
“Incapaci di assoggettarli alla disciplina della catena di montaggio o di sostituirli con le macchine, i manager hanno organizzato tali lavoratori intellettuali attraverso contratti a tempo determin
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