[libro] Leggere Lolita a Teheran
Autrice: Azar Nafisi
Titolo: Leggere Lolita a Teheran
Editore: Adelphi
Altro: ISBN 9788845921544; 12,00 €; p. 384; I ed. 2004; titolo originale: Reading Lolita in Teheran; Traduzione di Roberto Serrai; genere: romanzo autobiografico
Voto: 9/10
Sono incappato in questo libro per caso e quasi per errore. Per caso perché dovevo provare che funzionasse la nuova carta di credito e in libreria è un posto sicuro dove spendere i mie soldi e per errore perché pensavo fosse un’altra iraniana, una citata da Cecilia Sala nei suoi podcast. Per fortuna capitano questi errori.
Azar Nafisi è una iraniana che ha studiato in Svizzera, in Inghilterra e si è laureata in letteratura inglese ed americana presso la University of Oklahoma. Dice Wikipedia: “Nafisi ritorna in Iran nel 1979, divenendo professoressa di Letteratura Inglese presso l’Università Allameh Tabatabai di Teheran; incarico che terrà per 18 anni, eccetto che per il periodo 1981-1987, durante il quale sarà espulsa per non aver rispettato le norme vigenti sull’abbigliamento.” Nel 1995 smette di insegnare all’Università, la repressione del regime diventa ogni giorno più opprimente. Ma Nafisi ha un piano B: ogni giovedì, a casa sua, terrà un seminario di letteratura inglese riservato a sette studentesse. Questo seminario durerà due anni, fino al giugno del 1997, quando Nafisi e la sua famiglia decideranno, a malincuore, di emigrare negli USA.
Il romanzo, basato su fatti veri, è la storia di questi due anni di seminario, di molteplici riflessioni sulla letteratura di Nabokov, Fitzgerald, James e Austen (tenete conto che molte trame dei romanzi di questi autori saranno raccontate per esteso) e di come la letteratura sia “una epifania della verità”, una capacità maieutica, rivelatrice dei meccanismi che regolano la realtà che ci circonda. Ecco che Lolita viene usato per rivelare il tipo di oppressione del regime islamico iraniano: i meccanismi di possesso, di privazione di identità del protagonista Humbert nei confronti di Dolores diventano lo specchio di un paese. (Io lessi Lolita tanti anni fa. È vero che ho la memoria di un pesce rosso, ma tutte le cose che spiega Nafisi ricordo distintamente di non averle viste. È stato come rileggere il libro una seconda volta.)
Lascio all’autrice le altre numerose riflessioni sul legame fra letteratura (inglese) e vita vissuta, nonostante l’Iran di fine novecento sia un paese così diverso da quelli in cui furono scritti e pensati i romanzi trattati. Ma l’arte e l’essere umano è sempre uguale, in ogni latitudine e ogni tempo e i grandi scrittori sanno distillare quello che ci accomuna a discapito del tempo e dello spazio. I bravi insegnanti sanno indicarci dove guardare, ovviamente.
In questo romanzo traspare un amore infinito per la letteratura inglese e per l’Iran, la sua cultura e le numerose persone straordinarie che lo abitano. Sebbene basato su fatti reali, molti dettagli sono stati cambiati per proteggere i protagonisti. Chissà, forse anche qualche personaggio potrebbe essere inventato, ma tutti risultano estremamente verosimili. Di sicuro vivono egregiamente in queste pagine. Di sicuro ci farà sentire un paese così lontano e sconosciuto, più familiare e più vicino a noi. Una lettura consigliata, in questi tempi di barricate, muri e divisioni.
Buona lettura!
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