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#concitadegregorio — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #concitadegregorio, aggregated by home.social.

  1. E io sono solo, ovvero la mia Pasqua…

    È Pasqua. La Coop è chiusa. Sono spenti tutti i lampioni del supermercato. Le vie sono deserte. Ci sono solo io. È sera inoltrata. Vado fuori a camminare. Nel quartiere Sozzifanti non c'è anima viva. È nuvoloso. Il cielo, carico di nubi, promette pioggia. Mi incammino verso la zona industriale, che è anch'essa deserta. Tira una l

    magozine.it/e-io-sono-solo/

    #ArteECultura #BarGiuliaDiPontedera #ConcitaDeGregorio #Pasqua #solitudine

  2. L’uso del linguaggio è diventato una clava che limita i campi di interpretazione della realtà: si può esser lapidati per una battuta sull’abbigliamento della Bellanova ma è normale il #classismo nell’irridere #disoccupati e #stagisti.
    #ConcitaDeGregorio
    kulturjam.it/costume-e-societa

  3. I calli dell’indifferenza

    Mi attirerò l'ira di tantə, però... da dove comincio.

    Sta girando su alcune delle maggiori testate italiane la notizia secondo la quale Boris Berezovsky, pianista russo, avrebbe chiesto di «essere rigorosi» verso il nemico ucraino, suggerendo di «tagliare acqua e corrente elettrica» nelle città e agendo al di fuori della «pietà [provata]

    cronostasi.noblogs.org/post/20

    #ConcitaDeGregorio #giornalismo #guerra #ucraina

  4. Quello grande e quello piccolo

    C'è questo pezzo di Concita De Gregorio su Repubblica in cui scrive di "innumerevoli Irina" uccise in Ucraina vorrebbero una soluzione dagli intellettuali di sinistra che non si schierano. Ci butta in mezzo quella tattica, tutta comunicativa, di riprendere le parole di una bambina a mo' di esempio brillante...

    cronostasi.noblogs.org/post/20

    #ConcitaDeGregorio #guerra #repubblica #ucraina

  5. CW: Long: Ukraine, wartime opinions, examples of violence 🇮🇹

    E niente, c'è questo pezzo di #ConcitaDeGregorio...
    "Ma dove?"
    ... su #Repubblica...
    "O belin, crono, ma ancora leggi #Repubblica? Basta, ti fa male alla salute!"
    E hai ragione pure tu, ma lasciami finire. Dicevo: c'è questo pezzo di Concita De Gregorio su Repubblica in cui scrive che "le innumerevoli Irina" uccise in #Ucraina vorrebbero una soluzione dagli intellettuali di sinistra che non si schierano. Ci butta in mezzo quella tattica, tutta comunicativa, di riprendere le parole di una bambina a mo' di esempio brillante contro presunte fisime che bloccano l'azione: "se uno grande picchia uno piccolo, che cosa posso fare?".

    Non lo so, gentile De Gregorio. Non faccio parte di quella élite intellettuale che lei va attaccando, né mi interessa molto sapere cosa pensano. Dopotutto, non ho bisogno di proiettare la mia insicurezza o impotenza come fa lei, gentile De Gregorio, manipolando, creando buchi, gettando morti altrui nella narrazione di chi si dissocia, per mantenere la propria alla prova del mercato degli abbonati mensili.

    Però vede, quando si parla di "uno grande" e "uno piccolo", la questione è sempre un pochino intellettuale. Bisogna capire cosa rende "grande" e "piccolo" due fazioni, ma soprattutto cosa stia animando le fazioni contrapposte del caso. Partiamo dalla scuola: lei darebbe una pistola a una persona bullizzata, cioè "quello piccolo"? Sussurrerebbe con orgoglio alla propria persona piccola, «Va' e punisci il bullo»? Dubito anche che darebbe una pistola a un insegnante allo scopo di sedare gli animi. Avrebbe più senso piuttosto, togliere le armi al "quello grande", cioè il bullo. Un esempio su tutti sarebbe fare in modo di insegnare a tutti i "piccoli" di far quadrato, la forza fatta dall'unione, isolando il bullo. Immagino sappia che il bullismo è il prodotto di tanti sottoelementi sociali concorrenti, dal malessere famigliare riflesso sui figli alle dinamiche di competitività che vengono spesso accettate e mai arrestate anche da chi è in carica, come presidi e professori, che si nascondono dietro mani legate di fronte a tragedia compiuta, coscienti e consapevoli ma sempre omertosi. Perché sa, i professori «non sono pagati abbastanza» per stare a guardare il pelo nell'uovo. E poi ecco, un po' di bullismo ti fa stare al mondo. Per qualcunə è quel minimo di ansia positiva che fa crescere e diventare uomini. Un po' come scrisse Francesco Merlo, suo collega di testata, sbeffeggiando gli studenti in piazza assieme agli assidui lettori della sua rubrica. La loro unica colpa è stata protestare contro le morti accadute durante l'alternanza scuola-lavoro, ma per Merlo sono troppo ideologizzati, dunque giù di manganello.

    Il piccolo e il grande sono categorie manichee fin troppo intercambiabili. Li crediamo blocchi di marmo, ma sono cubetti di ghiaccio che si muovono sul proprio sciolto, mossi dalle calde correnti della violenza fino a perdere la forma acquisita. Un giornale che lascia ai lettori la possibilità di prendere di mira una persona che sceglie di non vaccinarsi citando - ahimè - fantasie di complotto e illazioni gravi, per esempio, è un grande che attacca un piccolo in un abuso di diritti. Un divulgatore scientifico che insulta chiunque osi anche solo chiedere informazioni per uscire da un doloroso impasse, approfittando del megafono che centinaia di migliaia di seguaci gli garantiscono, è un grande che attacca un piccolo. Quel divulgatore, quel giornalista, quel professore, quel preside, quel bullo e quella vittima; tutti, nessunə esclusə, sono stati piccoli e poi grandi. Perché nessuno ha fermato il vento caldo che smuove, consuma, liquefa quei blocchi manichei. Una volta sciolti, ci si dimentica cosa ci abbia mossi, e si attende per istinto una nuova ondata gelida che possa dare loro una nuova forma, per continuare a stare in movimento. E nulla si impara.

    De Gregorio cita Berlinguer. Io vorrei però ricordare David Foster Wallace. A una cerimonia della maturità, lui raccontò la storiella dei tre pesci. Due pesci incontrano un terzo che dice, «Oggi l'acqua è davvero fantastica». I due si guardano e si chiedono, «Cos'è l'acqua?».

    Non ho risposte sulla questione ucraina, come penso tantə oltre a me. Su una cosa però son certo: ospitare chi scappa dalla guerra è cosa buona. Uscire dalle logiche di potere, che ci vorrebbero tuttə schierati e polarizzatə, per poter allentare la presa del potere stesso su di noi e non ripeterla su altrə, è altra cosa buona.

    La terza guerra mondiale non è solo un evento fisico, ma una triste prospettiva sociale che comincia dipingendo la guerra e mai guardando la mano che sceglie il pennello, mai domandandosi cosa abbia generato quel dipinto.