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#arabpop — Public Fediverse posts

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  1. La poesia, tradotta dall’arabo da Silvia Moresi, è tratta da «Metamorfosi», il primo numero della rivista «Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee», uscito nell’autunno del 2021. Una bellissima rivista pubblicata dalla Tamu edizioni che vi invito caldamente ad acquistare, qui. Anche la breve biografia che segue è tratta dalla rivista.

    Sahar, conosci il significato della parola separazione?
    Anche per me è sconosciuto
    sembra sia un termine tecnico per definire il tuo ultimo viaggio.
    Avevi perso più della metà del tuo peso
    all’inizio della primavera
    quando in una lettera mi hai scritto:
    «non ho la forza di parlare
    e scrivere è molto difficile».
    Davanti a quelle che sembravano mille primavere
    abbiamo sorseggiato un bicchiere di arabismo,
    ti ho detto di essere furiosa
    mi hai detto di essere piena di speranza.
    Che terre infelici
    ma quanta gioia dispensavi tu
    cucinavi per i profughi del deserto
    convincendoli che mangiavano per Giaffa.
    Mi hai sfinita a suon di olive e timo
    hai chiesto a Dio di concederti una patria
    ma non l’ha fatto, come al solito,
    così l’hai creata con una bicicletta.
    Sussurro una vecchia canzone georgiana
    «in Oriente non esiste Paese senza guerra»,
    quanto detestavi i miei canti.
    Cadute sulle rive della terra degli schiavi
    caduti i nostri cuori in un’imboscata,
    ho confessato:
    «sei la persona più sciocca che amo»
    «abbiamo studiato dallo stesso maestro», hai risposto.
    Senza patria
    ho costruito nel mio cuore una tenda
    abbiamo portato con noi le mie noiose poesie
    le nostre anime sono rimaste come essenze spezzate
    città da progettare.
    Ti ho convinta che amare la patria è un’offesa
    indelebile
    imperdonabile
    mi hai convinta che noi, qui,
    tra Farkha e Acri
    sulle spiagge di Nauplio
    a Beirut, al Cairo, a San‘a
    siamo sotto la stessa nuvola
    nulla ci distingue
    identici i destini della follia.
    Non conosco il significato della parola separazione
    ma non ho partecipato alla tua sepoltura
    e ho pensato alla tua morte come a un viaggio ad Amman
    lì, dove ti rifugiavi dopo la fatica.
    Come addio tardivo
    compro tredici tulipani gialli
    e quando il fioraio mi chiede delle lacrime
    rispondo che ho sognato una rivoluzione
    e tutti gli amici sono morti.

    Atene
    marzo 2021

    Carol Sansour è una poetessa palestinese che vive e lavora ad Atene. Scrive e fotografa con l’obiettivo di smuovere e provocare gli elementi stagnanti della società. Con la sua visione postnazionale, postreligiosa e postgender prova a costruire uno spazio umano più ampio. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta poetica Fi al-mishmish/In the Time of the Apricots/À la saison des abricots, per la casa editrice Al Kotob Khan. Le sue poesie non sono mai state tradotte in italiano.

    https://acqueagitate.home.blog/2023/12/23/separazione-una-poesia-di-carol-sansour/

    #Arabpop #CarolSansour #poesia #Separazione #TamuEdizioni

  2. La poesia, tradotta dall’arabo da Silvia Moresi, è tratta da «Metamorfosi», il primo numero della rivista «Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee», uscito nell’autunno del 2021. Una bellissima rivista pubblicata dalla Tamu edizioni che vi invito caldamente ad acquistare, qui. Anche la breve biografia che segue è tratta dalla rivista.

    Sahar, conosci il significato della parola separazione?
    Anche per me è sconosciuto
    sembra sia un termine tecnico per definire il tuo ultimo viaggio.
    Avevi perso più della metà del tuo peso
    all’inizio della primavera
    quando in una lettera mi hai scritto:
    «non ho la forza di parlare
    e scrivere è molto difficile».
    Davanti a quelle che sembravano mille primavere
    abbiamo sorseggiato un bicchiere di arabismo,
    ti ho detto di essere furiosa
    mi hai detto di essere piena di speranza.
    Che terre infelici
    ma quanta gioia dispensavi tu
    cucinavi per i profughi del deserto
    convincendoli che mangiavano per Giaffa.
    Mi hai sfinita a suon di olive e timo
    hai chiesto a Dio di concederti una patria
    ma non l’ha fatto, come al solito,
    così l’hai creata con una bicicletta.
    Sussurro una vecchia canzone georgiana
    «in Oriente non esiste Paese senza guerra»,
    quanto detestavi i miei canti.
    Cadute sulle rive della terra degli schiavi
    caduti i nostri cuori in un’imboscata,
    ho confessato:
    «sei la persona più sciocca che amo»
    «abbiamo studiato dallo stesso maestro», hai risposto.
    Senza patria
    ho costruito nel mio cuore una tenda
    abbiamo portato con noi le mie noiose poesie
    le nostre anime sono rimaste come essenze spezzate
    città da progettare.
    Ti ho convinta che amare la patria è un’offesa
    indelebile
    imperdonabile
    mi hai convinta che noi, qui,
    tra Farkha e Acri
    sulle spiagge di Nauplio
    a Beirut, al Cairo, a San‘a
    siamo sotto la stessa nuvola
    nulla ci distingue
    identici i destini della follia.
    Non conosco il significato della parola separazione
    ma non ho partecipato alla tua sepoltura
    e ho pensato alla tua morte come a un viaggio ad Amman
    lì, dove ti rifugiavi dopo la fatica.
    Come addio tardivo
    compro tredici tulipani gialli
    e quando il fioraio mi chiede delle lacrime
    rispondo che ho sognato una rivoluzione
    e tutti gli amici sono morti.

    Atene
    marzo 2021

    Carol Sansour è una poetessa palestinese che vive e lavora ad Atene. Scrive e fotografa con l’obiettivo di smuovere e provocare gli elementi stagnanti della società. Con la sua visione postnazionale, postreligiosa e postgender prova a costruire uno spazio umano più ampio. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta poetica Fi al-mishmish/In the Time of the Apricots/À la saison des abricots, per la casa editrice Al Kotob Khan. Le sue poesie non sono mai state tradotte in italiano.

    https://acqueagitate.home.blog/2023/12/23/separazione-una-poesia-di-carol-sansour/

    #Arabpop #CarolSansour #poesia #Separazione #TamuEdizioni

  3. La poesia, tradotta dall’arabo da Silvia Moresi, è tratta da «Metamorfosi», il primo numero della rivista «Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee», uscito nell’autunno del 2021. Una bellissima rivista pubblicata dalla Tamu edizioni che vi invito caldamente ad acquistare, qui. Anche la breve biografia che segue è tratta dalla rivista.

    Sahar, conosci il significato della parola separazione?
    Anche per me è sconosciuto
    sembra sia un termine tecnico per definire il tuo ultimo viaggio.
    Avevi perso più della metà del tuo peso
    all’inizio della primavera
    quando in una lettera mi hai scritto:
    «non ho la forza di parlare
    e scrivere è molto difficile».
    Davanti a quelle che sembravano mille primavere
    abbiamo sorseggiato un bicchiere di arabismo,
    ti ho detto di essere furiosa
    mi hai detto di essere piena di speranza.
    Che terre infelici
    ma quanta gioia dispensavi tu
    cucinavi per i profughi del deserto
    convincendoli che mangiavano per Giaffa.
    Mi hai sfinita a suon di olive e timo
    hai chiesto a Dio di concederti una patria
    ma non l’ha fatto, come al solito,
    così l’hai creata con una bicicletta.
    Sussurro una vecchia canzone georgiana
    «in Oriente non esiste Paese senza guerra»,
    quanto detestavi i miei canti.
    Cadute sulle rive della terra degli schiavi
    caduti i nostri cuori in un’imboscata,
    ho confessato:
    «sei la persona più sciocca che amo»
    «abbiamo studiato dallo stesso maestro», hai risposto.
    Senza patria
    ho costruito nel mio cuore una tenda
    abbiamo portato con noi le mie noiose poesie
    le nostre anime sono rimaste come essenze spezzate
    città da progettare.
    Ti ho convinta che amare la patria è un’offesa
    indelebile
    imperdonabile
    mi hai convinta che noi, qui,
    tra Farkha e Acri
    sulle spiagge di Nauplio
    a Beirut, al Cairo, a San‘a
    siamo sotto la stessa nuvola
    nulla ci distingue
    identici i destini della follia.
    Non conosco il significato della parola separazione
    ma non ho partecipato alla tua sepoltura
    e ho pensato alla tua morte come a un viaggio ad Amman
    lì, dove ti rifugiavi dopo la fatica.
    Come addio tardivo
    compro tredici tulipani gialli
    e quando il fioraio mi chiede delle lacrime
    rispondo che ho sognato una rivoluzione
    e tutti gli amici sono morti.

    Atene
    marzo 2021

    Carol Sansour è una poetessa palestinese che vive e lavora ad Atene. Scrive e fotografa con l’obiettivo di smuovere e provocare gli elementi stagnanti della società. Con la sua visione postnazionale, postreligiosa e postgender prova a costruire uno spazio umano più ampio. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta poetica Fi al-mishmish/In the Time of the Apricots/À la saison des abricots, per la casa editrice Al Kotob Khan. Le sue poesie non sono mai state tradotte in italiano.

    https://acqueagitate.home.blog/2023/12/23/separazione-una-poesia-di-carol-sansour/

    #Arabpop #CarolSansour #poesia #Separazione #TamuEdizioni

  4. La poesia, tradotta dall’arabo da Silvia Moresi, è tratta da «Metamorfosi», il primo numero della rivista «Arabpop. Rivista di arti e letterature arabe contemporanee», uscito nell’autunno del 2021. Una bellissima rivista pubblicata dalla Tamu edizioni che vi invito caldamente ad acquistare, qui. Anche la breve biografia che segue è tratta dalla rivista.

    Sahar, conosci il significato della parola separazione?
    Anche per me è sconosciuto
    sembra sia un termine tecnico per definire il tuo ultimo viaggio.
    Avevi perso più della metà del tuo peso
    all’inizio della primavera
    quando in una lettera mi hai scritto:
    «non ho la forza di parlare
    e scrivere è molto difficile».
    Davanti a quelle che sembravano mille primavere
    abbiamo sorseggiato un bicchiere di arabismo,
    ti ho detto di essere furiosa
    mi hai detto di essere piena di speranza.
    Che terre infelici
    ma quanta gioia dispensavi tu
    cucinavi per i profughi del deserto
    convincendoli che mangiavano per Giaffa.
    Mi hai sfinita a suon di olive e timo
    hai chiesto a Dio di concederti una patria
    ma non l’ha fatto, come al solito,
    così l’hai creata con una bicicletta.
    Sussurro una vecchia canzone georgiana
    «in Oriente non esiste Paese senza guerra»,
    quanto detestavi i miei canti.
    Cadute sulle rive della terra degli schiavi
    caduti i nostri cuori in un’imboscata,
    ho confessato:
    «sei la persona più sciocca che amo»
    «abbiamo studiato dallo stesso maestro», hai risposto.
    Senza patria
    ho costruito nel mio cuore una tenda
    abbiamo portato con noi le mie noiose poesie
    le nostre anime sono rimaste come essenze spezzate
    città da progettare.
    Ti ho convinta che amare la patria è un’offesa
    indelebile
    imperdonabile
    mi hai convinta che noi, qui,
    tra Farkha e Acri
    sulle spiagge di Nauplio
    a Beirut, al Cairo, a San‘a
    siamo sotto la stessa nuvola
    nulla ci distingue
    identici i destini della follia.
    Non conosco il significato della parola separazione
    ma non ho partecipato alla tua sepoltura
    e ho pensato alla tua morte come a un viaggio ad Amman
    lì, dove ti rifugiavi dopo la fatica.
    Come addio tardivo
    compro tredici tulipani gialli
    e quando il fioraio mi chiede delle lacrime
    rispondo che ho sognato una rivoluzione
    e tutti gli amici sono morti.

    Atene
    marzo 2021

    Carol Sansour è una poetessa palestinese che vive e lavora ad Atene. Scrive e fotografa con l’obiettivo di smuovere e provocare gli elementi stagnanti della società. Con la sua visione postnazionale, postreligiosa e postgender prova a costruire uno spazio umano più ampio. Nel 2020 ha pubblicato la raccolta poetica Fi al-mishmish/In the Time of the Apricots/À la saison des abricots, per la casa editrice Al Kotob Khan. Le sue poesie non sono mai state tradotte in italiano.

    https://acqueagitate.home.blog/2023/12/23/separazione-una-poesia-di-carol-sansour/

    #Arabpop #CarolSansour #poesia #Separazione #TamuEdizioni