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  2. Kevin Costner – „Open Range“ (2003)

    Kevin Costner in einem Western zu sehen, heißt zwangsläufig ja immer auch „Der mit dem Wolf tanzt“ mitzudenken. Einfach weil alle, die den Film damals gesehen haben, ihn nicht mehr vergessen können. Seine Western-Obsession fortzusetzen, war 2003 tatsächlich fast schon trotzig von dem Mann, angesichts der Mega-Flops als die sich seine Projekte nach dem Blockbuster und Oscar-Hit entpuppt haben. Für mich hat sich das gelohnt! (ARD, Wh.)

    Zum Blog: nexxtpress.de/mediathekperlen/
  3. Roger Donaldson – „Thirteen Days“ (2000)

    Dieser Film ist heute vielleicht nur noch schwer zu vermitteln. Und das nicht nur, weil die Sowjetunion schon länger tot ist, als Fidel Castro, sondern vor allem, weil da kein JFK mehr im Weißen Haus residiert, sondern eben Donald Trump. Und was diesem noch einfallen wird, um die drohende Wahlniederlage im November abzuwenden, vermag ich nicht vorherzusagen. Kuba jedenfalls, ist quasi als nächstes Ziel prädestiniert, um von dem Debakel das diese Administration für die U.S.A. und die Welt ist, abzulenken. (3Sat, Wh.)

    Zum Blog: nexxtpress.de/mediathekperlen/
  4. Ariel Vromen, Kevin Costner – „Das Jerico Projekt“ (2016)

    Hier begegnen sich Science-Fiction, Spionagethriller und Psychodrama auf eine Weise, die fasziniert, weil sie unkonventionell ist. Der Film ist aus 2016 – moralische Fragen und technologischer Nervenkitzel haben in die Zeit gepasst. Was macht einen Menschen aus? Ich gebe zu: zwischendurch habe ich zwar das eine oder andere Mal den Faden verloren – hatte ein starkes Kopfschmerzgefühl – am Ende war ich ziemlich zufrieden. (@3sat)

  5. Horizon è il tipico insediamento dei film western verso il quale sono tutti diretti. Horizon è il mito della frontiera, è l’ovest, è una promessa, è un punto d’arrivo, è la speranza. La città di Horizon, per molti se non per tutti, sembra essere il futuro: “Un luogo in cui riesco a immaginarmi”, afferma il personaggio interpretato da Kevin Costner. Spesso però il viaggio non è la destinazione, ma il percorso fatto per raggiungerla ed è questo il succo delle prime tre ore di questa epopea ambiziosa, non sempre avvincente, ma comunque imponente messa in piedi da Kevin Costner in questo primo capitolo dell’American Saga di Horizon, che prevede una seconda parte in uscita ad agosto e altri due film attualmente in lavorazione (anche se il deludente esordio al box office statunitense, a fronte del 100 milioni di dollari spesi, potrebbe far cadere tutto il castello).

    Raccontato attraverso quattro storie parallele, intersecate tra loro, Horizon è praticamente l’episodio pilota più lungo della storia del cinema, in cui vengono presentati personaggi, ambientazioni, caratteri e obiettivi. C’è la vedova Sienna Miller, sfuggita al massacro da parte degli Apache, che ha una cotta per il tenente dell’Unione. C’è il cowboy solitario, Costner in persona, che si prende a cuore la causa di una prostituta, scortandola per un’America ostile insieme al bambino (non suo) di cui lei si sta prendendo cura. C’è la carovana in viaggio attraverso lande desolate e pericolose, guidata da un saggio Luke Wilson, oltre agli inevitabili cacciatori di indiani, insieme ai quali si muove un giovane adolescente che sta appena cominciando a distinguere il bene dal male.

    Una sorta di miniserie composta da film interminabili, con una regia ad ampio respiro, che sfrutta i sensazionali paesaggi statunitensi, così come la splendida fotografia di J. Michael Muro. In questo costosissimo progetto c’è la nostalgia del cinema americano nei confronti del suo genere per eccellenza, il western, qui omaggiato in ogni sua forma. Il primo capitolo come detto mette le carte in tavola, è quasi un lungo preambolo a ciò che presumibilmente vedremo nei film successivi, se mai il regista riuscirà a girare anche l’altra metà del progetto. Non tutto funziona a dovere, ma sequenze come quella dell’assedio di Horizon, del bagno notturno di un’inglese tanto bella quanto viziata o del tentato battesimo del fuoco del giovane pistolero, sono barlumi di splendido cinema che rendono necessaria l’attesa per il secondo capitolo (in arrivo a metà agosto). Polvere, tramonti infuocati e una costante necessità di sopravvivere: un western vecchio stile di questa portata forse è un po’ troppo anacronistico rispetto al cinema di oggi, ma la bellezza di certe immagini non può mai passare di moda. Le premesse per una grande opera ci sono: aspettiamo fiduciosi il resto.

    https://unavitadacinefilo.com/2024/07/03/recensione-horizon-capitolo-1-2024/

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