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  1. La tardiva rivincita delle fotocamere prodotte in Liguria

    Fonte: New Old Camera Srl

    La produzione di macchine fotografiche in Liguria sarebbe da considerarsi decisamente minoritaria rispetto alla già debole nicchia nazionale perché le industrie, o i singoli fabbricanti che se ne occuparono, sono solamente altri tre oltre a Speich e Pavia. Infatti si deve escludere doverosamente la maggiore impresa nazionale del settore fotografico, la notissima Ferrania, ormai da tempo passata in mani straniere, che ha tuttora uno stabilimento a Cairo Montenotte. È il più importante gruppo industriale produttore di materiale fotografico nazionale che a partire dagli anni ‘30 lanciò sul mercato anche decine e decine di apprezzati modelli di fotocamere di buona qualità, fabbricate però nella sede milanese. Un altro costruttore non fotografo di fine Ottocento è Ettore Gainotti, detentore di un brevetto per la fabbricazione di un magazzino a scambio automatico per lastre e pellicole rigide e di un cono di ingrandimento per stampe stereoscopiche alla luce solare chiamato “Eureka”. La Ettore Gainotti aveva la sua sede in Genova, Salita San Nicolosio al numero 11 come risulta certificato da inserzioni pubblicitarie apparse nei cataloghi di grossisti. Nelle pubblicazioni riguardanti le macchine fotografiche italiane sinora edite, la Ditta Gainotti è documentata più volte per i due brevetti, ma non si fa accenno alcuno alla produzione di fotocamere che invece deve essere stata particolarmente copiosa se le sue inserzioni iniziavano con l’intestazione Premiata fabbrica di apparecchi fotografici. Si ipotizza, perciò, e a ragione, che molte apparecchiature fra quelle vendute dai grossisti di foto materiale di Genova ed etichettate con il loro nome, siano in effetti uscite dalla piccola officina di salita San Nicolosio. L’unica fotocamera sicuramente targata Gainotti, al momento, resta il prototipo illustrato a parte, una folding che evidenzia particolari costruttivi molto interessanti come il sistema di fissaggio del pianale estremamente razionale e innovativo per l’epoca. Certamente una delle principali Ditte genovesi committenti di Gainotti è stata la Casa grossista Ing. Ippolito Cattaneo con sede in Piazza Cinque Lampade 17; molto nota nell’ambiente fotografico nazionale e internazionale per essere stata a lungo la rappresentante italiana della Leica e della Rolleiflex. Nei suoi cataloghi di inizio secolo, col marchio Cattaneo, sono illustrate due introvabili fotocamere destinate al mercato dei fotodilettanti: la ICC N. 1 costruita in legno ricoperta in pelle nera per il formato 6,5×9, corredata con magazzino a scamotaggio per 6 lastre, e il simile Modello ICC N.2 per 12 lastre. Nel catalogo del 1906 Cattaneo presenta anche la Monitor a 4 tiranti esterni molto simile alle già famose Klapp lanciate dalla Ernemann e dalla Goertz. La Ing. Ippolito Cattaneo è stata prevalentemente una ditta grossista, ma ha sicuramente fatto costruire in loco, e contrassegnato con il suo marchio, diverse serie di campagnole di grande qualità e robustezza, realizzate in noce bianco per tutti i formati richiesti dai professionisti e dai dilettanti evoluti. Anche molte delle ottiche di corredo erano etichettate dalla Ditta genovese; facevano parte di scambi commerciali, particolarmente intensi allora, come quello che vide, nel secondo dopoguerra, la Cattaneo collaborare con la ISO di Milano nella progettazione della Lux con utili suggerimenti derivanti dalla sua profonda esperienza del mercato delle fotocamere 24×36. Il più importante intervento produttivo nel campo fotografico per qualità e importanza è certamente quello della San Giorgio, fondata a Genova dal Senatore Attilio Odero nel 1905, con due stabilimenti a Sestri Ponente e Pistoia. Specializzata nella costruzione di macchinari navali e strumenti di precisione per artiglieria, nel primo dopoguerra riconvertì la produzione creando una linea di apparecchiature ottiche, proiettori cine, binocoli, strumenti di rilevazione e impostando la progettazione di apparecchi fotografici da destinare al pubblico civile, mai andati oltre lo stadio di prototipo. Uno di questi, una folding a rulli di tipo tradizionale, fu sperimentato sul campo per documentare la visita di Mussolini agli stabilimenti genovesi nel 1938. Nel 1945, alla ripresa dell’attività, la San Giorgio che contava 12.000 operai in organico, attuò la seconda riconversione producendo macchine tessili, apparati per radiologia, parchimetri, motorini per biciclette, componenti per l’auto, strumenti ottici. Il capo dell’ufficio calcoli dal ‘29 al ‘54 l’Ing. Cesare Morais e il Direttore dell’ufficio tecnico ing. Bruscaglioni rispolverarono i vecchi progetti di macchine fotografiche e delle relative ottiche, realizzando due prototipi: il primo si chiamava Taro, una spy camera formato 15 x 15 mm che utilizzava piccoli caricatori di pellicola 16 mm montata su supporto di carta, utili per scattare 25 fotogrammi. La Taro si avvaleva di ottica anastigmatica a quattro elementi 1:3,5 f=20 mm a vite e rientrante nel corpo, con fuoco a partire da 30 mm e di un otturatore a tendina unica i cui tempi erano compresi fra 1/40 e 1/150. Per evitare la velatura durante la ricarica erano state predisposte due antine che si ritraevano solo al momento dell’esposizione. Dopo numerose prove fu approntato un piccolo lotto di poche decine di esemplari a titolo di preproduzione senza essere mai lanciati sul mercato. Analoga sorte subì anche il secondo tentativo chiamato Parva, dalle caratteristiche analoghe ma con otturatore abbinato al trasporto della pellicola e la spaziatura automatica dei fotogrammi; poteva utilizzare spezzoni ricavati da qualunque tipo di film 16 mm negativo, allora in auge presso i cineoperatori professionisti o dilettanti. Della Parva si ignora il numero di esemplari prodotti, ma viene definita “di buon livello tecnico” in una recensione riguardante la produzione mondiale di minicamere dell’annata, pubblicata sulla rivista U.S.A. “Modern Photography” dell’ottobre 1953. Dopo questi primi tentativi infruttuosi i tecnici della San Giorgio si indirizzano verso altri due progetti giudicati più promettenti: la Safo formato quadrato 24×24 mm piccola e compatta, e l’elegante Janua, formato 24×36, la più sofisticata ed elegante fra le trecento “Leica copy” realizzate nel mondo. La Janua era concepita con molta attenzione ai particolari e nessuno ha mai potuto sollevare critiche sulla sua perfezione; avrebbe certamente meritato una maggior fortuna commerciale, se non fosse ritornata sul mercato, importata a Genova, proprio da Cattaneo, la Leica IIIC, prodotta da un marchio consolidato da trent’anni di presenza nell’ambiente della fotografia professionale di tutto il mondo; oltretutto venduta all’identico prezzo concorrenziale di 135.000 Lire del 1950.
    L’insuccesso commerciale delle macchine liguri è strettamente collegato alla proverbiale debolezza dell’industria italiana produttrice di fotocamere, alla distribuzione commerciale più attenta alle novità estere che a promuovere quelle di casa, alla cronica mancanza di investimenti nella ricerca tecnologica; episodica e carente, non solo in questo specifico settore.
    Oggigiorno, paradossalmente, lo stesso fattore negativo che portò alla estinzione delle fabbriche locali in campo fotografico e ne limitò la vendita a un numero inconsistente di esemplari, ha acceso l’interesse dei collezionisti di apparecchiature da ripresa e ha fatto salire alle stelle le quotazioni dei pezzi definiti rarissimi in tutte le pubblicazioni specifiche. È la tardiva rivincita delle fotocamere prodotte in Liguria, pressoché introvabili sul mercato e gelosamente custodite dai fortunati collezionisti che ne sono entrati in possesso.
    Alfredo Moreschi, Piccola storia degli apparecchi fotografici. Tentativi liguri, Il Regesto (Bollettino bibliografico dell’Accademia della Pigna) Anno III n. 4 ottobre-dicembre 2012

    Tra le pubblicazioni di Alfredo Moreschi: Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Tre fotografie, lepómene editore, Sanremo, aprile 2024; (a cura di) Alfredo Moreschi, Marco Innocenti, Quaderno del circolo lepómene, Sanremo, 2021; Nuovo “Fiori di Liguria” (in ricordo del Professor Giacomo Nicolini), ed. in pr., 2020; Parco Costiero della Riviera dei Fiori. Fiori e piante della pista ciclopedonale, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2019; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Manuale di depunteggiatura, editore lepómene, Sanremo, ottobre 2018; articoli in (a cura di) Letizia Lodi, Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento, Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Presenzio Astante (al secolo Alfredo Moreschi), Quattro progetti per la città di Sanremo, Casabianca editore, Sanremo, giugno 2014; (a cura di) Alfredo Moreschi e Claudio Porchia, Il mondo verde celtico, Edizioni Zem, Vallecrosia, 2011; (a cura di) Alfredo Moreschi in collaborazione con Marco Innocenti e Loretta Marchi, Catalogo della mostra fotografica. 1905-2005: Centenario del Casinò Municipale di Sanremo. Una storia per immagini, De Ferrari, Genova, 2007; Giacomo Nicolini – Alfredo Moreschi, Fiori di Liguria, (a cura di) Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Edizione SIAG – Genova, 1982.
    Adriano Maini

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