#fantasy-epico — Public Fediverse posts
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🗡️ Immergiti nelle emozioni crude dell'anima brutale di "The First Berserker: Khazan" - avrai la carne d'oca! #Recensione #FantasyEpico
🔗 https://www.tomshw.it/videogioco/the-first-berserker-khazan-ha-unanima-brutale-recensione
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🗡️ Immergiti nelle emozioni crude dell'anima brutale di "The First Berserker: Khazan" - avrai la carne d'oca! #Recensione #FantasyEpico
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Nothing is going according to plan for Diel Dathirii and his allies. Hellion has entrenched his power in House Dathirii, Hasryan is in Lord Allastam’s clutches, and with no one left to poison Master Avenazar, it’s only a matter of time before he seeks revenge.
While Nevian scrambles to put together his magical trap, Larryn reaches out to the only person he trusts to save Hasryan: Sora Sharpe. Their impulsive rescue will hurtle Isandor towards a final confrontation—one last opportunity to reclaim House Dathirii and face Master Avenazar. But in order to seize this chance, Diel Dathirii and his allies will need to answer one question: what price are they willing to pay to ensure the future of their loved ones within the City of Spires?
City of Exile is the fourth and final installment of the City of Spires series, a multi-layered political fantasy led by an all-queer cast. Fans of complex storylines criss-crossing one another, elves and magic, and strong friendships and found families will find everything they need within these pages.
La verità è che tutto quello che vorrei scrivere di questo libro, e di questa serie, è che mi ha reso molto felice, di quella felicità che mi fa desiderare che tuttə la leggano per condividerla con più persone possibili. A Isandor mi sono sentita a casa, mi sono sentita accolta dalla famiglia Dathirii e dalla sua cerchia e mi sono sentita in un mondo di relazioni che non dovevo sforzarmi di capire.
Ho iniziato questa serie un po’ dubbiosa su alcune rappresentazioni e ho finito per trovarla uno dei migliori esempi di fantasy per varietà di personaggi queer credibili, soprattutto per quanto riguarda quelli aromantici e asessuali e altre identità poco frequentate. E anche per quanto riguarda gli orientamenti più raccontati, non è facile trovare due personaggi che si amano con l’amore romantico che lega Diel Dathirii e Jaeger Larethian.
Questo è proprio uno dei punti di forza della serie, la grandissima varietà di amori che descrive, nessuno più forte o importante dell’altro, tutti ugualmente capaci di smuovere mari e monti: una forza oltremodo necessaria quando bisogna tirar fuori la famiglia allargata dal pantano nel quale gli intrighi della città l’hanno gettata. Anche in City of Exile, infatti, viene ribadito che quando si affronta che ha in mano soldi e potere non ci sono soluzioni facili e indolori, soprattutto se non accetti soluzioni al ribasso e non vuoi sacrificare nessunə.
Il finale della serie non è di quelli allegri e spensierati: City of Exile finisce con un prezzo da pagare, ma non con il lutto, perché se è quello che è necessario fare per il bene della famiglia allargata, lo si farà con il sorriso e una festa in grande stile. Difficilmente Arseneault avrebbe potuto scrivere un epilogo più soddisfacente, ma non posso fare a meno di sperare che torneremo ancora a Isandor per vedere come sono andate avanti le vite di questi magnifici personaggi.
https://lasiepedimore.com/2024/02/22/city-of-exile-city-of-spires-4-di-claudie-arseneault/
#fantasyEpico #personaggioAromantico #personaggioAsessuale #personaggioBisessuale #personaggioGay #personaggioQueer #personaggioTransgender
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La Grande Guerra di Espansione aveva diviso il mondo a metà. I rettiliani naga, incapaci di sopravvivere nel freddo clima del nord, si erano impossessati del caldo sud. Qui vivevano altre tre razze: i possenti rekon, volatili umanoidi alti tre metri; i dispettosi tokkebi, capaci di governare il fuoco; e gli ingegnosi umani, in cerca di un re perduto. Ognuna era devota a una differente divinità e per centinaia di anni erano coesistite in uno stato di equilibrio che viene ora messo nuovamente in discussione. In una taverna che si staglia solitaria come ultimo baluardo di civiltà prima del confine, compare un uomo dall’aspetto agghiacciante. Il suo nome è Keigon Draca e sta cercando una missiva a lui indirizzata. Seguendo l’antica massima “tre ghermiscono uno”, l’umano Keigon è stato chiamato a entrare a far parte di una squadra di recupero insieme al rekon Tinahan e al tokkebi Pihyong. Quello che devono trovare è un naga, uno di quegli esseri semimmortali che vivono, silenziosi come spettri, al di là del confine, in città di austero marmo celate nell’impenetrabile foresta di Kiboren. Lee Young-do introduce così il lettore in un mondo esotico e pieno di misteri, a partire dal vero fine della missione di recupero. Intanto, nel regno dei naga che non hanno più un cuore, intrighi e omicidi si susseguono, portando un fratello e una sorella l’uno contro l’altra. Lee Young-do dà nuova linfa al genere fantasy con una epopea in quattro volumi arricchita da elementi e creature mai viste prima, ispirate alla tradizione coreana. Un umano, un rekon, un tokkebi e un naga si troveranno loro malgrado a dovere unire le forze. Durante il loro cammino li accompagnerà una domanda fondamentale: cos’è un re?
Ho incrociato L’uccello che beve lacrime per caso, mentre spulciavo le nuove uscite sul blog di Troppacaffeina: ho letto di questo nuovo fantasy e ho pensato che mi andava proprio di visitare un mondo fantastico. Quindi l’ho letto totalmente ignara di tutto – a malapena avevo letto la sinossi – e devo dire che non è andata troppo male.
In linea di massima il romanzo mi è piaciuto: ho trovato interessante che, a parte gli esseri umani, si parlasse di creature che non avevo mai sentito nominare, con punti di forza e debolezza diversi da quelli soliti dei soliti elfi e nani. Inoltre, mi ha lasciato una gran voglia di sapere cosa succederà ai vari personaggi, ai quali è facile affezionarsi, e la risposta alle domande, più o meno espresse, che L’uccello che beve lacrime lascia aperte: si tratta, infatti, del primo volume di una serie che proseguirà con L’ambizione dei rekon.
Tuttavia ho delle perplessità con il modo in cui il romanzo è stato scritto. Innanzi tutto, è molto difficile visualizzare le ambientazioni: Lee ci dice che c’è una città, c’è una torre, ci sono delle rovine e c’è una foresta, ma senza dettagliare abbastanza perché nella testa dellə lettorə si formi qualcosa di più specifico di una vaga idea. Un vero peccato perché questa vaghezza non dà carattere alla storia, che così potrebbe essere ambientata in qualunque universo fantasy medievaleggiante.
Un altro elemento di perplessità per me è stato lo stile. Sembra che Lee ogni tanto non sappia cosa fare della sua storia: quindi finisce per tagliare corto, per mescolare registri diversi e per farci finire in delle situazioni così inaspettate da dare l’impressione di aver saltato dei capitoli. È stata una lettura molto disorientante da questo punto di vista, perché sembra un romanzo scritto di getto e mai riletto prima della pubblicazione: sarebbe solo bastato un po’ di buon editing per avere un libro di gran lunga migliore.
https://lasiepedimore.com/2023/11/14/luccello-che-beve-lacrime-il-cuore-dei-naga-1-di-yeong-do-lee/
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La Grande Guerra di Espansione aveva diviso il mondo a metà. I rettiliani naga, incapaci di sopravvivere nel freddo clima del nord, si erano impossessati del caldo sud. Qui vivevano altre tre razze: i possenti rekon, volatili umanoidi alti tre metri; i dispettosi tokkebi, capaci di governare il fuoco; e gli ingegnosi umani, in cerca di un re perduto. Ognuna era devota a una differente divinità e per centinaia di anni erano coesistite in uno stato di equilibrio che viene ora messo nuovamente in discussione. In una taverna che si staglia solitaria come ultimo baluardo di civiltà prima del confine, compare un uomo dall’aspetto agghiacciante. Il suo nome è Keigon Draca e sta cercando una missiva a lui indirizzata. Seguendo l’antica massima “tre ghermiscono uno”, l’umano Keigon è stato chiamato a entrare a far parte di una squadra di recupero insieme al rekon Tinahan e al tokkebi Pihyong. Quello che devono trovare è un naga, uno di quegli esseri semimmortali che vivono, silenziosi come spettri, al di là del confine, in città di austero marmo celate nell’impenetrabile foresta di Kiboren. Lee Young-do introduce così il lettore in un mondo esotico e pieno di misteri, a partire dal vero fine della missione di recupero. Intanto, nel regno dei naga che non hanno più un cuore, intrighi e omicidi si susseguono, portando un fratello e una sorella l’uno contro l’altra. Lee Young-do dà nuova linfa al genere fantasy con una epopea in quattro volumi arricchita da elementi e creature mai viste prima, ispirate alla tradizione coreana. Un umano, un rekon, un tokkebi e un naga si troveranno loro malgrado a dovere unire le forze. Durante il loro cammino li accompagnerà una domanda fondamentale: cos’è un re?
Ho incrociato L’uccello che beve lacrime per caso, mentre spulciavo le nuove uscite sul blog di Troppacaffeina: ho letto di questo nuovo fantasy e ho pensato che mi andava proprio di visitare un mondo fantastico. Quindi l’ho letto totalmente ignara di tutto – a malapena avevo letto la sinossi – e devo dire che non è andata troppo male.
In linea di massima il romanzo mi è piaciuto: ho trovato interessante che, a parte gli esseri umani, si parlasse di creature che non avevo mai sentito nominare, con punti di forza e debolezza diversi da quelli soliti dei soliti elfi e nani. Inoltre, mi ha lasciato una gran voglia di sapere cosa succederà ai vari personaggi, ai quali è facile affezionarsi, e la risposta alle domande, più o meno espresse, che L’uccello che beve lacrime lascia aperte: si tratta, infatti, del primo volume di una serie che proseguirà con L’ambizione dei rekon.
Tuttavia ho delle perplessità con il modo in cui il romanzo è stato scritto. Innanzi tutto, è molto difficile visualizzare le ambientazioni: Lee ci dice che c’è una città, c’è una torre, ci sono delle rovine e c’è una foresta, ma senza dettagliare abbastanza perché nella testa dellə lettorə si formi qualcosa di più specifico di una vaga idea. Un vero peccato perché questa vaghezza non dà carattere alla storia, che così potrebbe essere ambientata in qualunque universo fantasy medievaleggiante.
Un altro elemento di perplessità per me è stato lo stile. Sembra che Lee ogni tanto non sappia cosa fare della sua storia: quindi finisce per tagliare corto, per mescolare registri diversi e per farci finire in delle situazioni così inaspettate da dare l’impressione di aver saltato dei capitoli. È stata una lettura molto disorientante da questo punto di vista, perché sembra un romanzo scritto di getto e mai riletto prima della pubblicazione: sarebbe solo bastato un po’ di buon editing per avere un libro di gran lunga migliore.
https://lasiepedimore.com/2023/11/14/luccello-che-beve-lacrime-il-cuore-dei-naga-1-di-yeong-do-lee/