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#storiebrevi — Public Fediverse posts

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  1. Durante un periodo di forzata immobilità, Louisa May Alcott scrisse sette storie ispirate ai fiori. Intrecciando questa meravigliosa ghirlanda per suo diletto e per le sue ragazze, raccontò dell’amore per i buoni libri e per le altre persone, della ricerca della pace e della crescita personale, di quei valori, insomma, sui quali basò la propria esistenza e che volle condividere con le sue lettrici. Mostrò loro come fosse possibile migliorare la propria personalità, e di conseguenza il mondo, con semplici gesti quotidiani, nella scelta delle proprie letture, nella vita familiare o nell’incontro con le altre persone. Dopo oltre un secolo questa straordinaria scrittrice ha ancora molto da insegnare e le sue storie continuano a essere avvincenti, a commuovere, a far riflettere. La prima edizione del libro risale al 1887 e questa ne rappresenta la prima traduzione italiana.

    Penso che Una ghirlanda per ragazze rimarrà nei miei ricordi come una raccolta di racconti per aspiranti signorine per bene. Cosa che io non sono al punto che ho finito per provare più simpatia per le signorine frivole amanti dello shopping invece che per le signorine asociali che amano leggere: è stato davvero molto irritante e non posso fare a meno di pensare che questo elemento è invecchiato davvero molto male.

    I racconti di Alcott ci parlano di vite distrutte dalla sfortuna, che sia per la rovina del patrimonio di famiglia e per la cronica povertà nella quale si è nate: una sfortuna alla quale purtroppo si risponde con una tonnellata di moralismo e di paternalismo. Leggere oggi di questə bravə e ricchə borghesi che si danno da fare per guadagnare punti bontà aiutando ə poverə è oltremodo fastidioso.

    Non ricordavo che Piccoli donne e Piccole donne crescono avessero questo difetto – anche se per quanto mi riguarda sono libri avvolti dalle nebbie dei vecchi ricordi – ma immagino che Una ghirlanda per ragazze vada annoverato tra le opere minori e che non dovrei farmi influenzare troppo nel mio desiderio di rileggere le sue opere principali. Il mio consiglio è di leggere questi racconti se siete fan di Alcott, altrimenti potete anche lasciar perdere: sono piacevoli per lo sguardo sulla condizione delle ragazze più povere, ma dovete essere preparatə a uno sguardo davvero tanto moralista.

    https://lasiepedimore.com/2024/09/12/una-ghirlanda-per-ragazze-di-louisa-may-alcott/

    #classici #letteraturaPerRagazzə #PdM2024 #storieBrevi

  2. Breve e sorprendente romanzo comico dell’autore sudanese di La stagione della migrazione a Nord, uno dei massimi romanzi moderni in lingua araba, Le nozze di al-Zain (pubblicato nel 1969) racconta le stravaganti imprese sentimentali di un personaggio unico nella letteratura di ogni paese. Alto e sgraziato, due soli denti in bocca, al-Zain si è conquistato sul campo una fama sfortunata, quella di un uomo che si invaghisce perdutamente di ragazze che finiscono sempre per sposare qualcun altro. Non gli manca il buon gusto, visto che «si innamorava solo delle ragazze più belle e attraenti del paese, quelle più educate, e quelle con la parlata più dolce», ma tanto efficace è questa sua paradossale qualità, questo suo disperato talento, che le madri affrante di figlie zitelle lo cercano e lo inseguono, confidando nel suo amore senza speranze per cambiare il destino nuziale di quelle giovani donne dall’incerto futuro.
    Ma un giorno nel villaggio affacciato sul Nilo tutti rimangono sorpresi per una notizia che ha dell’incredibile: al-Zain la «Giraffa», al-Zain che appena nato non aveva pianto ma era esploso in una risata, che sin dai primi mesi faceva divertire fino alle lacrime donne e bambini, al-Zain che ha perso i denti a sei anni e che non ha mai avuto un pelo di barba, né ciglia, né sopracciglia – al-Zain, si sposa. Per lui è più di un miracolo, per il villaggio una sconvolgente rivelazione da cui nascono confronti e tensioni, discussioni e diatribe, tra i devoti e gli empi, tra poveri e benestanti, tra moderni e tradizionalisti. E forse solo la sfacciata fortuna di al-Zain potrà riconciliare e sancire l’integrità di un mondo e di una comunità.
    Adattato per il teatro in Libia, il romanzo è stato anche trasposto in un film dal regista kuwaitiano Khalid al-Siddiq, vincendo un premio a Cannes nel
    1976. Commistione esemplare di un sofisticato stile letterario e di un gusto narrativo che accoglie la tradizione del racconto orale, Le nozze di al-Zain è un piccolo classico ormai famoso in tutto il mondo. Lo scrittore britannico Kingsley Amis ha celebrato l’eleganza con cui il lettore è invitato a ridere e a sorridere degli abitanti del villaggio, e l’umorismo sempre premuroso della vicenda: «Anche quando toccano l’apice del ridicolo i protagonisti mantengono una fondamentale dignità».
    Completano il volume due tra i migliori racconti brevi dell’autore, ulteriore esempio di uno sguardo dal carisma universale.

    Le nozze di al-Zain è una raccolta di storie brevi: la prima – quella più lunga – dà il titolo al libro e tratteggia molto bene la nascita di una di quelle figure che nelle piccole comunità, a causa di una o più caratteristiche peculiari, assumono loro malgrado un ruolo ben preciso e un certo leggendario si forma intorno a loro.

    Al-Zain è proprio una di queste figure: a un aspetto fisico distintivo si somma la sua risata, che si vocifera si sia sentita prima che mettesse piede sulla terra e che l’abbia accompagnato per tutta la vita. Così gli è stato attribuito il potere di innamorarsi delle donne con le migliori qualità e alle quali conveniva guardare per concludere un buon matrimonio, potere che finisce per dare vita a una serie di situazioni al limite dell’assurdo.

    Non è il tipo di racconto che ti fa gridare al capolavoro – anche se nel finale si può ben vedere la pennellata di uno scrittore di talento – ma di sicuro lo fanno i due racconti che accompagnano Le nozze di al-Zain. Il primo, Una manciata di datteri, in appena sei pagine, riesce a essere un racconto potentissimo sulla fine dell’innocenza e sui vari tipi di rapacità che impoveriscono il Sudan.

    Infine, Il dum di Wad Hamid (il dum è una specie di palma) racconta della complessità di portare innovazione e riforme repentine, ma in molti casi necessarie in luoghi sperduti del Sudan. La pretesa di cancellare tradizione antiche in nome del progresso calato dall’alto porta le persone a irrigidirsi e a rifiutare in toto dei cambiamenti necessari, con il solo risultato di ritardarli ancora di più.

    Mi dispiace molto che non ci siano più lavori di Salih e che il suo romanzo più noto, La stagione della migrazione a Nord, sia fuori catalogo da anni. Spero proprio che Sellerio lo ristampi perché questi racconti mi sono sembrati solo un assaggino del talento di questo scrittore.

    https://lasiepedimore.com/2024/06/12/le-nozze-di-al-zain-di-tayeb-salih/

    #classici #postcolonialismo #storieBrevi #Sudan