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#ilmanifesto — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #ilmanifesto, aggregated by home.social.

fetched live
  1. Francia: la rabbia degli studenti medi, e la polizia picchia duro:
    https://
    ilmanifesto.it/francia-la-rabbia-degli-studenti-medi-e-la-polizia-picchia-duro?t=gZ44FwmbAUTFWNaRrYBbg

    #scuola #studenti #lotte #Francia #repressione #polizia #democrazia #istruzione #ilmanifesto

  2. un ottimo #NicolaPerugini su #IlManifesto su come #Israele manipola il linguaggio con termini asettici per negare il massacro di decine di migliaia di civili palestinesi innnocenti.
    Un classico del controllo del linguaggio da parte dei militari

    ilmanifesto.it/la-risposta-del

  3. In un carosello di tre slide tutto quello che pensiamo della prossima #Manifestival, in programma anche al Teatro Palladium di Roma Tre.

    #ilmanifesto
    @Roma

  4. Attacco Usa ai server di Autistici/Inventati, è l’altra guerra ibrida

    Dati in pasto L’intrusione, la schedatura degli utenti e la ridenominazione del sito sono avvenute lo stesso giorno e sono state rivendicate pubblicamente dall’utente X @astrarce

    ilmanifesto.it/attacco-usa-ai-

    #USA #HackerDiStato #GuerraIbrida #USA #AutisticiInventati #LibertàDigitali #privacy #ilmanifesto #Internet

    @scuola
    @maupao
    @RFancio
    @quinta
    @informapirata
    @informatica
    @Khrys
    @kenobit
    @nemobis
    @devol
    @Puntopanto

  5. il punto sulla vicenda della censura e dell’attacco statunitense al collettivo autistici/inventati

    28 ago. 2026, pom.

    qui è possibile ascoltare e leggere alcuni interventi che tra ieri e oggi facevano e fanno il punto della situazione:

    comunicazione + storia di A/I:
    https://slowforward.net/wp-content/uploads/2026/08/autistici-inventati_-comunicazione-storia-del-collettivo.pdf

    LaPresse:
    https://www.lapresse.it/esteri/2026/08/26/gli-usa-designano-autistici-inventati-organizzazione-terroristica-globale/

    Il Post
    https://www.ilpost.it/2026/08/26/stati-uniti-sanzioni-autistici-inventati-palestine-action/

    spazio mastodon del collettivo A/I:
    (1) https://mastodon.uno/@[email protected]/117172993814058779
    (2) https://mastodon.uno/@[email protected]/117172912987296486

    devol:
    https://devol.it/autistici-inventati-quando-colpire-linfrastruttura-significa-colpire-la-liberta-digitale/

    il manif:
    https://ilmanifesto.it/terrorista-e-la-piattaforma
    https://ilmanifesto.it/vietato-sganciare-la-comunicazione-dal-marketing

    un primo podcast su ROR:
    https://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/08/ai-nella-lista-organizzazioni

    Radio Onda d’Urto:
    https://www.radiondadurto.org/2026/08/27/autistici-inventati-nella-lista-statunitense-dei-terroristi-globali-se-non-fosse-grave-e-seria-la-situazione-si-potrebbe-fare-una-bella-risata-intervista-al-collettivo-digitale/

    trasmissione ROR del 28 agosto:
    https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/ponte-radio/2026/08/sulle-sanzioni-ad-autisticiinventati

    #aI #articoli #audio #AutisticiInventati #collettivoAI #comunicazione #devol #ilManif #ilManifesto #IlPost #link #manif #Mastodon #podcast #RadioOndaDUrto #RadioOndaRossa #ROR #storiaDiAI
  6. dalla newsletter del ‘manifesto’: alessandra pigliaru su “femminicidio” (24 ago. 2026)

    Il femminicidio è una parola che indica la morte di una donna in quanto donna. Viene uccisa per questo: in quanto donna. Si potrà obiettare, come da anni accade nella parte culturalmente e politicamente più reazionaria del Paese, che si può chiamare omicidio, che le violenze non hanno genere e che Tania Terrin, Daniela Florea, Tania Sperindio siano morte per ragioni diverse e lontane da un istinto proprietario o dalla volontà di sopprimere la loro libertà. Si può obiettare quasi tutto, anche contro l’evidenza: sostenere, ad esempio, che l’educazione affettiva sia inefficace, che sia questione di nazionalità, eccetera.

    Ci sono i dati, gli osservatori, per quanto parziali, i convegni, gli studi. C’è soprattutto un’elaborazione teorica e delle pratiche condivise da decenni dal femminismo, dai movimenti e dai centri antiviolenza. Dal dicembre scorso c’è persino una legge dello Stato che, utile o meno, ha introdotto nel codice penale il reato di femminicidio e lo definisce attraverso parole piuttosto difficili da equivocare: odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso, dominio; il rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo; la volontà di limitarne le libertà individuali.

    Eppure ci sarà sempre chi continuerà a discutere strumentalmente se la violenza maschile contro le donne costituisca o meno un fenomeno sistemico, là dove “sistemico” non vuol dire che ogni uomo sia violento né che ogni donna uccisa sia vittima di femminicidio.

    Lo ripetiamo, magari serve: il punto comune di queste storie, diverse e prossime, è l’annientamento della libertà femminile. Non è accettabile la possibilità che una donna interrompa una relazione, cambi casa, ami qualcun altro oppure nessuno, denunci, sottragga il proprio corpo e il proprio tempo, stabilisca da sé la forma della propria esistenza. Il punto terminale e irreversibile di questa pretesa è il femminicidio. Poi viene il lavacro pubblico in cui ogni volta ci si domanda cosa non abbia funzionato nella rete istituzionale che avrebbe dovuto impedire la morte di una donna.

    Nel frattempo, nelle sacche più retrive di quella che si autodefinisce destra (e che talvolta riesce persino a creare imbarazzo a chi a destra siede in Parlamento) il problema sembra essere invece la collocazione geografica del patriarcato, cioè se fosse «mediterraneo» allora potrebbe perfino diventare sostenibile, desiderabile. L’operazione linguistica non è innocua, si pretende di contrastare la violenza restaurando almeno simbolicamente alcuni di quei rapporti dentro i quali quella stessa sopraffazione ha attecchito e, per secoli, ha trovato legittimazione.

    In questa nostalgia dell’ordine, ciò che viene taciuto è che le donne continuano a morire in quanto donne. Si potrebbe aggiungere che il patriarcato ha danneggiato anche gli uomini imponendo una maschilità obbligata alla forza, all’autosufficienza, al controllo, incapace di nominare dipendenza, fragilità e perdita. Perché il suo nucleo, a qualunque latitudine, è che la libertà di una donna possa costituire una sottrazione a un uomo. È un’idea tossica della relazione tra i sessi: pericolosa, antistorica e antisociale. E nonostante il femminismo l’abbia già decostruita, il suo ripresentarsi offre il terreno su cui si vorrebbero far crescere generazioni educate alla regressione. Questo è il clima intorno ai corpi morti delle donne e a chi piange la propria orfanità. Di fronte a loro non può più bastare l’elenco di “cosa non abbia funzionato”, perché non ha funzionato niente e tutto questo è intollerabile.

    #AlessandraPigliaru #controllo #discriminazione #dominio #femminicidio #ilManifesto #manif #newsletter #newsletterDelManifesto #odio #possesso #prevaricazione
  7. Un bosco in Piazza d'Armi... a Milano

    Da un articolo di Roberto Maggioni su l'ExtraTerrestre settimanale ecologista del Manifesto del 23 luglio:
    ilmanifesto.it/edizioni/extra-

    Immagina un posto a Milano dove non ci sono palazzi, niente vetrine, niente traffico, niente boschi verticali, ma tutto orizzontale: terra, prati, canneti, arbusti, alberi, animali, insetti.
    L’ex Piazza d’Armi è un pezzo di Milano che non sembra Milano. Ma ancora per quanto tempo? I progetti di chi possiede la
    proprietà dell’area, la societa Invimit interamente partecipata dal Ministero dell’Economia, sono infatti destinati a riportare quest’area oggi selvaggia e spontanea - per quanto largamente
    inaccessibile al pubblico - nei solchi del
    «modello Milano»."

    #Milano #ambiente #boschi #CrisiClimatica
    #ilManifesto

    @scuola
    @groupfeed
    @lindasartini
    @RFancio
    @ambiente
    @rivoluzioneurbanamobilita
    @lgsp
    @alephoto85
    @skariko
    @filippodb
    @FIABSegrateCiclabile

  8. @kathsone @outlook @mattiz6276 @kenobit @sio @gubi @GustavinoBevilacqua @Yaku @snow @junes
    Che poi, ciò che è tossico è il tenere le persone incollate allo strumento.

    Diverso ma affine un articolo che hanno letto quasi integralmente questa mattina a #TerzaPagina su #radioTre.

    "Industrie progettate per la dipendenza", su #ilmanifesto di oggi.

    ilmanifesto.it/industrie-proge

    Non parla di social, ma di gioco d'azzardo.

    Mo' vado a prendermi il quotidiano, voglio leggerlo su carta.

  9. il sistema elettorale proporzionale “puro” / francesco pallante

    Francesco Pallante
    (dalla newsletter del ‘manifesto’, 29 giu. 2026)

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi. Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978). I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive. La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi. Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica. È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile. Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema. Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro. Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato. Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli. Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

    #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #democrazia #elezioni #FrancescoPallante #ilManifesto #newsletterDelManifesto #Parlamento #riformaElettorale #riforme #riformeElettorali #sistemaElettorale #sistemaElettoralePuro
  10. In effetti è tutto storto.
    Da #ilmanifesto di oggi.
    Maicol e Mirco.
    #Buongiorno.

  11. "I nostri media non soltanto sottolineano l’imperialismo russo, ma immaginano che questo potrebbe invadere l’Europa, laddove è peraltro incapace di annettere l’ #Ucraina in tre anni di guerra"

    Da leggere #EdgarMorin #IlManifesto (via #JuanCarlosDeMartin)

    ilmanifesto.it/lo-spettro-russ

  12. Chiara Cruciati, Ora ignorare la Palestina è più difficile, Il Manifesto, 22 maggio 2026

    I TESTIMONI La Global Sumud Flotilla ha raggiunto il suo scopo, l’abbattimento del muro narrativo che la stampa e la politica occidentali hanno contribuito a erigere: costringe a guardare quanto giornalisti, attivisti, cittadini e prigionieri palestinesi denunciano, quanto scrivono in libri e articoli e mostrano nei loro film e nelle dirette tv

    Qualche tempo fa a Zahra Shorrab è capitato di vedere una foto su Instagram: un uomo legato mani e piedi, seduto a terra con la schiena poggiata contro un blocco di cemento, gli occhi bendati e indosso una tuta bianca. Sul post era taggata la posizione, Gaza City. La donna ha osservato i pochi tratti del volto rimasti scoperti e lo ha riconosciuto: è suo figlio Mohammed. Lo cercava da due anni.
    Era scomparso nel nulla il 20 agosto 2024. Sopra la foto c’è un «annuncio»: «In vendita». Il post è stato pubblicato da un soldato israeliano di stanza a Gaza, Harel Amshika, sul suo profilo. Di Mohammed non si hanno notizie.
    È solo uno di innumerevoli casi: cittadini israeliani, siano essi soldati semplici o ministri, esibiscono crimini di guerra e contro l’umanità. Quanto avviene in Palestina non è mai stato un segreto. Eppure Israele lavora alacremente per tenere fuori i giornalisti internazionali e ammazzare quelli palestinesi. Investe una fortuna per la Hasbara, la propaganda di Stato (dai 15 milioni del 2023 ai 700 del 2026) necessaria a ripulire la propria immagine con l’aiuto di influencer, intelligenza artificiale ed eventi pubblici. Ha fatto pressioni, spesso nemmeno necessarie, sui governi amici perché reprimessero le manifestazioni per la Palestina e ha minacciato più volte le Corti dell’Aja. Da ultimo ha tentato di arginare gli effetti delle flottiglie, di mare e di terra.
    Potrebbe apparire una contraddizione e il macabro show di Ben Gvir pare confermarlo: il ministro autodenuncia le pratiche di detenzione israeliane mentre il resto delle istituzioni, davanti alle condanne internazionali, le etichettano come l’atto un po’ folle di un singolo. La contraddizione, però, non c’è: quello che Israele cerca di impedire è la testimonianza diretta esterna. Ha silenziato le voci della stampa palestinese e internazionale. Ha demonizzato ogni rapporto di ong indipendenti e delle Nazioni unite. Nel caso della Flotilla, è giunto alle porte d’Europa per rapire persone che non puntavano tanto a rompere il blocco di Gaza – impresa impossibile – ma a infrangere il silenzio che lo sostiene.
    La Global Sumud Flotilla ha raggiunto il suo scopo, l’abbattimento del muro narrativo che la stampa e la politica occidentali hanno contribuito a erigere: costringe a guardare quanto giornalisti, attivisti, cittadini e prigionieri palestinesi denunciano, quanto scrivono in libri e articoli e mostrano nei loro film e nelle dirette tv. La sua spettacolare cattura e l’umiliazione inflitta ai prigionieri confermano la minaccia che una simile missione rappresenta per Israele.
    Il genocidio era già in diretta, ora ignorarlo è più difficile. Spetta agli equipaggi di terra continuare ad amplificare la voce palestinese.
    ilmanifesto.it/ora-ignorare-la

    #gazagenocide #israeleStatoTerrorista #ilManifesto #22maggio_2026
    #globalSumudFlotilla
    @politica

  13. Molti di più. Tanto che non se ne trovano. Da #ilmanifesto di oggi. Maicol e Mirco. #Buongiorno.

  14. Dall'anteprima de #ilManifesto di oggi.
    Sospese le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese
    Violato il primo emendamento alla Costituzione Usa, che garantisce la libertà di esprimere “anche opinioni ritenute odiose”. Non solo, la garanzia si estende a chiunque nel mondo, quindi anche Julian Assange avrebbe potuto goderne se il patteggiamento imposto dal Dipartimento di Giustizia non l’avesse obbligato a non invocarla.

    #francescaAlbanese #palestina #usa #sanzioni #trump #assange
    @attualita

  15. Michele Giorgio, Da Israele scherno e minacce agli attivisti della Flotilla, Il Manifesto, 1° maggio 2026

    IL VELENO Tra video, accuse di terrorismo e richieste di durezza militare Tel Aviv giustifica il suo assalto in mare contro le imbarcazioni civili dirette a Gaza

    Potrebbe essere legato alla ripresa dell’attacco all’Iran, data per imminente dalla tv israeliana Canale 12, il rilascio in Grecia, probabilmente a Creta, dei passeggeri delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (Gsf) per Gaza, comunicato ieri dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar. È l’ipotesi avanzata da alcuni, di fronte all’enfasi con cui in Israele sono state sottolineate le nuove proposte di attacco a Teheran preparate dal Centcom Usa per Donald Trump e l’arrivo nei porti di Ashdod e Haifa di 6.500 tonnellate di armi, veicoli e bombe americane. Una nuova massiccia offensiva israelo-americana comporterebbe l’interruzione totale dei voli da e per Israele, ritardando l’espulsione degli attivisti della Sumud presi con la forza sulle imbarcazioni intercettate. Tenerli in carcere per giorni, forse settimane, esporrebbe Israele a critiche e condanne ancora più nette per l’assalto lanciato contro imbarcazioni civili a centinaia di chilometri dalle sue coste e da quelle di Gaza.
    Comunque sia, il coinvolgimento della Grecia, paese dell’Ue, in un’operazione militare in mare descritta da più parti come un «sequestro» e una violazione aperta del diritto internazionale, conferma l’alleanza sempre più stretta tra Atene e Tel Aviv. La Grecia, assieme a Cipro, all’India e ad altri non meglio precisati paesi del Mediterraneo, fu indicata a febbraio da Benyamin Netanyahu come parte di un fronte guidato da Israele, contrapposto a un presunto «Muro sunnita» capeggiato dalla Turchia e dal Pakistan.
    La copertura mediatica in Israele dell’arrembaggio alla Gsf è scemata con il passare delle ore. Poi sono giunti il comunicato del ministro Saar sulla destinazione dei sequestrati in mare e le dichiarazioni di Benyamin Netanyahu. I componenti della Flotilla potranno continuare «a guardare Gaza su YouTube», ha ironizzato il premier israeliano. «Complimenti alla nostra Marina! Ho dato loro istruzioni di impedire alla Flotilla di sostenitori di Hamas di raggiungere le coste di Gaza. La missione è stata portata a termine con pieno successo», ha scritto su X.
    Al mattino, dopo l’attacco compiuto in mare, più voci del governo avevano oscillato tra lo scherno e le minacce esplicite alla Flotilla. Con il sostegno di buona parte dell’opinione pubblica israeliana che da sempre giudica coloro che prendono parte alle missioni della Gsf, nel migliore dei casi, degli «occidentali idioti» che passano il tempo a navigare per il Mediterraneo. Nel peggiore, li vede come «collusi con Hamas e il terrorismo» e «pericolosi per la sicurezza di Israele». Accuse che ha ribadito più volte il ministro della Difesa Katz, uno degli esponenti più radicali del governo. Katz ha giustificato l’attacco, a suo avviso in linea «con la legge israeliana», e ha anche fatto riferimento a una risoluzione dell’Onu che affermerebbe la consegna di aiuti umanitari per Gaza solo attraverso canali ufficiali e non da attivisti. Mercoledì aveva annunciato l’imposizione di sanzioni alla campagna di crowdfunding lanciata dalla Global Sumud Flotilla.
    Infine, il ministro ultranazionalista della Sicurezza Itamar Ben Gvir ha fatto sapere di aver dato istruzioni alle forze armate di proiettare un video di 43 minuti, che in Israele chiamano il «video dell’orrore» sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, ai 175 attivisti detenuti. Il ministero degli Esteri e quello della Difesa, come diversi giornali, hanno etichettato la Gsf come la «Flotilla dei preservativi» dopo la diffusione di video di presunti ritrovamenti, nelle imbarcazioni intercettate, di «condom e droga». Lo scorso anno toccò a Greta Thunberg subire offese e prese in giro per la sua presenza sulle barche della Flotilla per Gaza. È stato diffuso anche un altro video che mostra gli attivisti che si divertono, si esibiscono in acrobazie, si mettono in equilibrio sulle mani e formano piramidi umane.
    Molto duri i toni del generale della riserva Eliezer Marom, ex comandante della Marina, che ai microfoni di Radio 103FM ha parlato degli attivisti della Gsf come di «terroristi che imperversano sul mare e non solo per minare la sovranità dello Stato di Israele», facendo riferimento a un episodio in cui gli attivisti si sarebbero avvicinati a un mercantile della Msc diretto ad Ashdod con 4.000 container. «Si tratta semplicemente di terroristi orchestrati da Hamas e devono essere trattati come terroristi. Per creare un effetto deterrente, dobbiamo essere molto più aggressivi», ha esortato Marom.
    Anche il Board of Peace di Donald Trump ha attaccato la flottiglia diretta a Gaza, descrivendola come una provocazione volta a danneggiare proprio la Striscia. In un comunicato, il Bop invita «coloro che desiderano veramente aiutare Gaza» e contribuire alla ricostruzione a fare pressione su Hamas affinché accetti di disarmarsi.
    ilmanifesto.it/da-israele-sche

    #globalsumudflotilla2026
    #israeleterrorista #Grecia #gaza #iranWar
    #ilmanifesto
    @news

  16. L’ideologia del «soli contro tutti» che alimenta il fanatismo: ilmanifesto.it/lideologia-del-

    Condivido questo articolo di Gad Lerner su il manifesto di oggi. Si può diffonderlo liberamente.

    L'articolo contiene anche qualche precisazione storica che è bene non dimenticare.

    #storia #memoria #antifascismo #ebrei #IlManifesto #GadLerner #ANPI

    @scuola
    @Puntopanto
    @RFancio
    @lindasartini
    @alephoto85
    @jenshansen
    @lgsp
    @DarioZanette

  17. Non si può avere tutto, nella vita.
    Da #ilmanifesto di oggi.
    Maicol e Mirco.
    Buongiorno.

  18. Il giorno che #IlManifesto stamperà una maglietta con questa foto, potrà scalare il New York Times. Il ritorno delle T-shirt vintage come posizionamento culturale | Rivista Studio rivistastudio.com/magliette-vi

    @cultura

    #fashion

  19. Buona domenica: in regalo da il manifesto un articolo di Gad Lerner: ilmanifesto.it/i-vuoti-e-le-am

    "Pochi ma bulli I manifestanti che arrivavano in piazza Duomo reggendo lo striscione «Liguria cristiana mai mussulmana» si son dovuti rendere conto che sul sagrato i turisti islamici intenti a scattare foto dopo lo shopping erano assai più numerosi di loro"

    Diventa una staffetta partigiana, un'iniziativa del Manifesto
    ilmanifesto.it/25-aprile-2026-

    #sovranismi #ilmanifesto #GadLerner #letture

    @scuola
    @RFancio
    @lindasartini
    @jenshansen
    @Puntopanto
    @alephoto85

  20. #DanielaRanieri
    #ElenaBasile
    #StefaniaMaurizi
    #LaviniaMarchetti
    ...
    Quante brave giornaliste geopolitiche italiane sono emerse o stanno emergendo in questi ultimi anni!

    #Limes, #IlFattoQuotidiano, #Domani, #IlManifesto (e siti online che ancora conosco male) stanno dando voce a una generazione di donne riflessive e con una visione.
    Anche #AlessandroOrsini mi piace ma è decisamente meno simpatico e un po' troppo spocchioso.

  21. Andrea Fabozzi sul ‘manifesto’ (newsletter) a proposito del referendum costituzionale, 23 marzo 2026
    Andrea Fabozzi
    Le uniche due riforme costituzionali non fermate dal referendum sono quelle di cui ci si è pentiti. La riforma del Titolo quin
    differx.noblogs.org/2026/03/23
    #Resistenza #ricostruzioni #ZinesAuthors #Costituzione #CSM #fascismo #IlManifesto #magistratura #manif #referendum #ReferendumCostituzionale #RiformeCostituzionali

  22. Maicol & Mirco dalla prima pagina del Manifesto di oggi.
    @[email protected]
    poliverso.org/display/22b2c6df

    Maicol & Mirco dalla prima pagina del Manifesto di oggi.#referendum #giustizia #NO #ilmanifesto@ilmanifesto

  23. Trucchi da governo.
    Da #ilmanifesto di oggi.
    Maicol e Mirco.
    #Buongiorno.

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