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  1. Civitavecchia, l’epigrafe del marinaio romano ritrovata negli Stati Uniti sarà esposta da settembre

    Un importante tassello della storia dell’antica Centumcellae torna finalmente a casa. L’epigrafe funeraria di Sextus Congenius Verus, marinaio della flotta pretoria di Miseno, è stata riconsegnata al Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia dopo oltre ottant’anni dalla sua scomparsa. Considerata dispersa dal 1943, la lapide marmorea è stata recuperata negli Stati Uniti grazie a una complessa operazione di cooperazione internazionale che ha coinvolto il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, l’FBI e le autorità italiane.

    La restituzione rappresenta uno dei più significativi esempi recenti di tutela del patrimonio archeologico italiano e consentirà di restituire al pubblico un documento fondamentale per la conoscenza della presenza della marina imperiale romana nel porto di Civitavecchia.

    Una lapide romana scomparsa durante i bombardamenti del 1943

    L’epigrafe, databile al II secolo d.C., fu rinvenuta nel 1866 durante i lavori per la costruzione del carcere di Civitavecchia, nell’area del sepolcreto romano di Prato del Turco, situato presso l’antica Centumcellae.

    Il sito ospitava le sepolture dei marinai appartenenti alle flotte di Miseno e Ravenna, incaricate della sorveglianza del grande porto voluto dall’imperatore Traiano, uno degli scali più strategici dell’Impero romano nel Tirreno.

    Entrata a far parte delle collezioni del Museo Civico di Civitavecchia, la lastra venne considerata definitivamente perduta dopo la distruzione dell’edificio durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1943.

    La scoperta inattesa negli Stati Uniti

    La vicenda ha avuto una svolta nel marzo 2025, quando il reperto è riemerso a New Orleans, dove è stato riconosciuto dalla professoressa Susan S. Lusnia, docente di Archeologia Classica presso la Tulane University.

    Lo studio dell’iscrizione ha permesso di identificarla come la celebre epigrafe di Sextus Congenius Verus, già nota nei principali repertori epigrafici ma ritenuta dispersa da oltre ottant’anni.

    Determinante è stata anche la disponibilità dei collezionisti privati che ne erano entrati in possesso, i quali hanno scelto spontaneamente di restituire il reperto allo Stato italiano.

    La cooperazione internazionale che ha riportato il reperto in Italia

    La restituzione è stata resa possibile grazie a un’articolata attività di collaborazione internazionale che ha coinvolto l’Art Crimes Unit dell’FBI, il Consolato Generale d’Italia a New York, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e la Procura della Repubblica di Civitavecchia.

    Grazie a questa sinergia, la lapide è stata ufficialmente rimpatriata il 10 aprile 2026, tornando definitivamente nel patrimonio archeologico nazionale.

    Il recupero conferma ancora una volta il ruolo fondamentale della cooperazione tra istituzioni italiane e straniere nella tutela e nel recupero dei beni culturali dispersi.

    L’epigrafe protagonista del nuovo Museo Archeologico di Civitavecchia

    L’iscrizione funeraria entrerà a far parte del nuovo percorso espositivo permanente del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, completamente rinnovato nell’ambito del progetto di riqualificazione che sarà inaugurato il 18 settembre.

    Il nuovo allestimento racconterà la storia del territorio dall’età antica attraverso reperti provenienti anche dai depositi del museo, affiancati da ricostruzioni tridimensionali, installazioni multimediali e strumenti progettati per garantire la massima accessibilità.

    Il ritorno dell’epigrafe di Sextus Congenius Verus restituisce così non soltanto un prezioso documento archeologico, ma anche un frammento dell’identità storica di Civitavecchia, ricongiungendo un reperto simbolo alla comunità che lo aveva perduto durante uno dei periodi più drammatici della sua storia.

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