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1000 results for “radioastro”

  1. #MPIfR:
    "
    Funkelnder Pulsar verrät unsichtbare Strukturen im Weltraum
    "
    "Schwankungen in der Helligkeit und das langgezogene Erscheinungsbild eines Sternüberrests zeigen, dass seine Strahlung innerhalb einer unbekannten interstellaren Wolke gestreut wird, die sich 430 Lichtjahre von der Erde entfernt befindet."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    13.5.2026

    #Astronomie #Effelsberg #FAST #Pulsar #Wolke #Radioastronomie #Radiostrahlung #Radioteleskop #Szintillation

  2. #MPIfR:
    "
    Funkelnder Pulsar verrät unsichtbare Strukturen im Weltraum
    "
    "Schwankungen in der Helligkeit und das langgezogene Erscheinungsbild eines Sternüberrests zeigen, dass seine Strahlung innerhalb einer unbekannten interstellaren Wolke gestreut wird, die sich 430 Lichtjahre von der Erde entfernt befindet."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    13.5.2026

    #Astronomie #Effelsberg #FAST #Pulsar #Wolke #Radioastronomie #Radiostrahlung #Radioteleskop #Szintillation

  3. #MPIfR:
    "
    Funkelnder Pulsar verrät unsichtbare Strukturen im Weltraum
    "
    "Schwankungen in der Helligkeit und das langgezogene Erscheinungsbild eines Sternüberrests zeigen, dass seine Strahlung innerhalb einer unbekannten interstellaren Wolke gestreut wird, die sich 430 Lichtjahre von der Erde entfernt befindet."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    13.5.2026

    #Astronomie #Effelsberg #FAST #Pulsar #Wolke #Radioastronomie #Radiostrahlung #Radioteleskop #Szintillation

  4. #MPIfR:
    "
    Funkelnder Pulsar verrät unsichtbare Strukturen im Weltraum
    "
    "Schwankungen in der Helligkeit und das langgezogene Erscheinungsbild eines Sternüberrests zeigen, dass seine Strahlung innerhalb einer unbekannten interstellaren Wolke gestreut wird, die sich 430 Lichtjahre von der Erde entfernt befindet."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    13.5.2026

    #Astronomie #Effelsberg #FAST #Pulsar #Wolke #Radioastronomie #Radiostrahlung #Radioteleskop #Szintillation

  5. #MPIfR:
    "
    Funkelnder Pulsar verrät unsichtbare Strukturen im Weltraum
    "
    "Schwankungen in der Helligkeit und das langgezogene Erscheinungsbild eines Sternüberrests zeigen, dass seine Strahlung innerhalb einer unbekannten interstellaren Wolke gestreut wird, die sich 430 Lichtjahre von der Erde entfernt befindet."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    13.5.2026

    #Astronomie #Effelsberg #FAST #Pulsar #Wolke #Radioastronomie #Radiostrahlung #Radioteleskop #Szintillation

  6. QT National Radio Astronomy Observatory - NSF NRAO @thenrao.bsky.social
    2026 March 6

    ALMA Detects Extremely Abundant Alcohol in Interstellar Comet 3I/ATLAS

    New research reveals that 3I/ATLAS is packed with an unusually large amount of the organic molecule methanol – more than almost all known comets in our own solar system.

    #Astronomy #RadioAstronomy #3iatlas #ALMA

    public.nrao.edu/news/alma-dete

    bsky.app/profile/thenrao.bsky.

  7. Listen to KTNN FM on FMRadioHub! 📻🎶

    Tune into KTNN FM on FMRadioHub and enjoy trending radio shows, live music, news, and culture anytime, anywhere. Stay connected with authentic voices and nonstop entertainment right from your phone. Download FMRadioHub today and start listening to live FM radio!🔥📲

    Listen Now: fmradiohub.com/radio/us.ktnn66

    #FMRadioHub #KTNNFM #LiveRadio #FMRadio #OnlineRadio #RadioStreaming #MusicLovers #TrendingRadio #ListenLive #LiveFMRadio 📻🎵

  8. The Karl G. Jansky Very Large Array (aka, the VLA) is a premier radio astronomy observatory. The facility has 27 radio antennas arranged in a Y-shape on the Plains of San Agustin, naturally insulated by mountains from signal interference. Operated by the NRAO, they use interferometry to simulate a single giant telescope up to 22 miles across, offering high-resolution imaging of the universe.

    #travel #NewMexico #roadtrip #daytrip #weekendgetaway #wanderlust #radioastronomy #offthebeatentrack

  9. #MPIfR:
    "
    Radiosignale aus dem Randbereich extremer Sterne
    "
    "Ein Team deutscher und australischer Astronomen hat Hinweise darauf gefunden, dass einige der am schnellsten rotierenden Sterne im Universum Radiowellen aussenden, die in unmöglich geglaubten Entfernungen zum Stern entstehen."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    25.3.2026

    #Astronomie #CSIRO #Fermi #Gammaastronomie #Gammastrahlung #Magnetfeld #Millisekundenpulsar #NASA #Pulsar #Radioastronomie #Weltraumteleskop

  10. #MPIfR:
    "
    Radiosignale aus dem Randbereich extremer Sterne
    "
    "Ein Team deutscher und australischer Astronomen hat Hinweise darauf gefunden, dass einige der am schnellsten rotierenden Sterne im Universum Radiowellen aussenden, die in unmöglich geglaubten Entfernungen zum Stern entstehen."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    25.3.2026

    #Astronomie #CSIRO #Fermi #Gammaastronomie #Gammastrahlung #Magnetfeld #Millisekundenpulsar #NASA #Pulsar #Radioastronomie #Weltraumteleskop

  11. #MPIfR:
    "
    Radiosignale aus dem Randbereich extremer Sterne
    "
    "Ein Team deutscher und australischer Astronomen hat Hinweise darauf gefunden, dass einige der am schnellsten rotierenden Sterne im Universum Radiowellen aussenden, die in unmöglich geglaubten Entfernungen zum Stern entstehen."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    25.3.2026

    #Astronomie #CSIRO #Fermi #Gammaastronomie #Gammastrahlung #Magnetfeld #Millisekundenpulsar #NASA #Pulsar #Radioastronomie #Weltraumteleskop

  12. #MPIfR:
    "
    Radiosignale aus dem Randbereich extremer Sterne
    "
    "Ein Team deutscher und australischer Astronomen hat Hinweise darauf gefunden, dass einige der am schnellsten rotierenden Sterne im Universum Radiowellen aussenden, die in unmöglich geglaubten Entfernungen zum Stern entstehen."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    25.3.2026

    #Astronomie #CSIRO #Fermi #Gammaastronomie #Gammastrahlung #Magnetfeld #Millisekundenpulsar #NASA #Pulsar #Radioastronomie #Weltraumteleskop

  13. #MPIfR:
    "
    Radiosignale aus dem Randbereich extremer Sterne
    "
    "Ein Team deutscher und australischer Astronomen hat Hinweise darauf gefunden, dass einige der am schnellsten rotierenden Sterne im Universum Radiowellen aussenden, die in unmöglich geglaubten Entfernungen zum Stern entstehen."

    mpifr-bonn.mpg.de/pressemeldun

    25.3.2026

    #Astronomie #CSIRO #Fermi #Gammaastronomie #Gammastrahlung #Magnetfeld #Millisekundenpulsar #NASA #Pulsar #Radioastronomie #Weltraumteleskop

  14. Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali

    Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.

    I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.

    Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.

    Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.

    Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.

    Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.

    SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-Caltech

    Velocità e dimensioni

    Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.

    SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.

    Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.

    Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.

    Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNES

    Osservazioni complementari

    Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.

    Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.

    Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.

    Il satellite SWOT

    SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.

    Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.

    Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.

    SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.

    https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI

    Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal

      Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    #CNES #CSA #JPL #KaRIn #NASA #SWOT #UKSA #VirginiaTech

  15. Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali

    Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.

    I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.

    Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.

    Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.

    Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.

    Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.

    SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-Caltech

    Velocità e dimensioni

    Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.

    SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.

    Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.

    Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.

    Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNES

    Osservazioni complementari

    Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.

    Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.

    Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.

    Il satellite SWOT

    SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.

    Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.

    Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.

    SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.

    https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI

    Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal

      Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    #CNES #CSA #JPL #KaRIn #NASA #SWOT #UKSA #VirginiaTech

  16. Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali

    Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.

    I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.

    Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.

    Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.

    Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.

    Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.

    SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-Caltech

    Velocità e dimensioni

    Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.

    SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.

    Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.

    Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.

    Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNES

    Osservazioni complementari

    Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.

    Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.

    Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.

    Il satellite SWOT

    SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.

    Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.

    Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.

    SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.

    https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI

    Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal

      Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    #CNES #CSA #JPL #KaRIn #NASA #SWOT #UKSA #VirginiaTech

  17. Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali

    Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.

    I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.

    Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.

    Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.

    Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.

    Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.

    SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-Caltech

    Velocità e dimensioni

    Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.

    SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.

    Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.

    Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.

    Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNES

    Osservazioni complementari

    Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.

    Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.

    Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.

    Il satellite SWOT

    SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.

    Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.

    Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.

    SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.

    https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI

    Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal

      Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    #CNES #CSA #JPL #KaRIn #NASA #SWOT #UKSA #VirginiaTech

  18. Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali

    Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.

    I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.

    Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.

    Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.

    Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.

    Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.

    SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-Caltech

    Velocità e dimensioni

    Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.

    SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.

    Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.

    Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.

    Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNES

    Osservazioni complementari

    Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.

    Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.

    Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.

    Il satellite SWOT

    SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.

    Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.

    Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.

    SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.

    https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI

    Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal

      Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    #CNES #CSA #JPL #KaRIn #NASA #SWOT #UKSA #VirginiaTech

  19. RE: mastodon.world/@lapicotera/116

    Felicidades, #Radioaficionados !! 🌈🎙️✨ ...Es un mundo apasionante, ¡y necesario! La radioafición nos hace más ingeniosos e independientes 😉 Sabías que hay bandas de radio reservadas sólo para aficionados? Es como las vías pecuarias... conviene seguir usándolas (y sobre todo, saber que existen) para que no desaparezcan!! 📻 🐎🌳
    #radio #curiosidades #preparacionismo #preparacionistas #burros 🫏 💕 #caballos #radioastronomia #ciencia #tecnologia

  20. From Yashwant Gupta, "Phased Arrays":

    "For identical elements, this phased array gives a sensitivity which is n times the sensitivity of a single element, for point source observations. The beam of such a phased array is much narrower than that of the individual elements, as it is the process of adding the voltage signals with different phases from the different elements that produces the narrow beam of the array pattern."

    6/8

    #radioastronomy #interferometry #phasedarray #antennas

  21. From Yashwant Gupta, "Phased Arrays":

    "For identical elements, this phased array gives a sensitivity which is n times the sensitivity of a single element, for point source observations. The beam of such a phased array is much narrower than that of the individual elements, as it is the process of adding the voltage signals with different phases from the different elements that produces the narrow beam of the array pattern."

    6/8

    #radioastronomy #interferometry #phasedarray #antennas

  22. 📢 Qlub lance Qlub Vidéo, une plateforme de diffusion qui propose une alternative québécoise et souveraine à YouTube : site.qlub.social/qlub-video/

    Visionnez gratuitement du contenu et, pour les abonnés #QlubPro, publiez vos propres vidéos dans un environnement ouvert et décentralisé pour faire découvrir votre contenu ici comme à l’international.

    Suivez les premières chaînes de #QlubVidéo :
    @chaine_radioacton
    @chaine_archivistegabrielcote
    @chaine_qlub_video

    #Qlub #PeerTube #Fédivers

  23. ✨ An engineering marvel from the 1970s! 🚀
    Construction began in 1967, with 40–60 people working on the project for a total of 1,318 days. On an area of 154,000 m², the radio telescope with its 100 m diameter dish was built – including laboratory and office buildings as well as the control room. 🏗️🔧 The ground had to support a load of 3,200 tons! 💪

    🗓️ Milestones:
    1966: Foundation of the institute
    1967–1971: Construction of the Effelsberg radio telescope
    May 1971: Inauguration of the radio telescope 🎉
    August 1972: Start of scientific operations 📡

    🔭 Today, it is the second-largest fully steerable radio telescope in the world! 🌍

    #radioastronomy #radiotelescope #fascination #science #effelsberg

  24. ✨ Ein Technikwunder aus den 70ern! 🚀

    Begonnen im Jahr 1967, arbeiteten 40–60 Menschen insgesamt 1.318 Tage lang an diesem außergewöhnlichen Projekt. Auf einem Gelände von 154.000 m² entstand das Radioteleskop mit einer 100 m großen Schüssel – dazu kamen Labor- und Büroräume sowie der Steuerraum. 🏗️🔧 Der Boden musste dabei eine Traglast von 3.200 Tonnen aushalten! 💪

    🗓️ Meilensteine:
    1966: Gründung des Instituts
    1967–1971: Bau des Radioteleskops in Effelsberg
    Mai 1971: Einweihung des Radioteleskops 🎉
    August 1972: Start des Messbetriebs 📡

    🔭 Heute ist es das zweitgrößte vollbewegliche Radioteleskop der Welt! 🌍

    #radioastronomie #radioteleskop #enten #elefanten #erstaunlich #fascination #effelsberg

  25. Wow, what a fascinating Astronomy Day! The sky was mostly clear in both Bonn and Effelsberg, and our visitors were able to experience the partial solar eclipse (SoFi) on March 29 with their own eyes!

    A solar eclipse occurs when the Moon passes between the Earth and the Sun. This only happens during a new moon and when the Moon is aligned with the Sun and Earth. There are three types of solar eclipses:

    👉 Total SoFi - when the Sun is completely covered. A total solar eclipse lasts a maximum of 7 minutes and 32 seconds;
    👉 Partial SoFi - when only a part of the Sun is covered;
    👉 Annular SoFi - when the Moon is too far away and therefore too small to completely cover the Sun.

    Since the Moon is 400 times smaller than the Sun and exactly 400 times closer to the Earth, it can completely cover the Sun when viewed from Earth. However, a solar eclipse cannot be observed equally from all places on Earth, but only within a narrow geographic area. But wherever you are, remember: Never look directly at the Sun without proper eye protection! For example, SoFi glasses or a welding helmet with the appropriate protection level are suitable, but not regular sunglasses or binoculars.

    In addition to the partially obscured Sun, several sunspots were also visible. The number of sunspots depends on the current phase of the Sun's 11-year activity cycle, which is why they are not always visible.

    #SaveTheDate:
    📢 The next partial solar eclipse in Germany: August 12, 2026 – over 80% coverage;
    📢 The next total solar eclipse visible from Germany: in 2081.

    #solareclipse #astronomy #sunspots #fascination #effelsberg

  26. FT8: The Digital Revolution of Modern Amateur Radio

    2,237 words, 12 minutes read time.

    FT8 is a digital communication protocol released in 2017 by Joe Taylor, K1JT, and Steve Franke, K9AN, designed to allow radio amateurs to exchange contact information under extreme weak-signal conditions. Operating primarily on High Frequency (HF) bands, FT8 uses a precise 15-second sequence of structured data bursts to transmit call signs, signal reports, and grid squares even when the human ear can hear nothing but static. This mode has fundamentally shifted the landscape of ham radio by enabling reliable global communication during the low points of the solar cycle, ensuring that operators can maintain “workable” signals despite poor ionospheric propagation. Its rapid adoption stems from its efficiency and the fact that it allows modest stations with simple wire antennas and low power to compete with massive “big gun” contest stations.

    The technical backbone of FT8 is a specialized form of digital modulation known as 8-slot Frequency Shift Keying (8-FSK). This means the signal shifts between eight distinct tones, each representing a specific piece of data. Because the bandwidth is incredibly narrow—only 50 Hz—multiple conversations can happen simultaneously within a standard 3 kHz single-sideband radio channel without interfering with one another. To make this work, the protocol requires absolute synchronization. Every participating computer must have its internal clock set to within one second of Coordinated Universal Time (UTC). This allows the software to know exactly when to start listening for a message and when to begin transmitting its own response. Without this temporal precision, the sequence breaks down and the data becomes unreadable noise.

    The “how” of FT8 is a masterclass in forward error correction and data compression. A standard FT8 message is only 75 bits long, yet it contains everything necessary to confirm a legal and valid contact. Joe Taylor, a Nobel Prize-winning astrophysicist, applied the same principles used to detect faint signals from deep space to the world of amateur radio. By using sophisticated algorithms, the software can reconstruct a message even if a significant portion of the signal is lost to fading or atmospheric interference. This capability allows FT8 to function at signal-to-noise ratios as low as -21 dB. To put that in perspective, an FT8 signal can be decoded when it is significantly weaker than the background noise of the universe itself.

    The impact of this mode on the hobby cannot be overstated. Before FT8, many men found themselves frustrated by “dead bands” where hours of calling “CQ” yielded no results. FT8 turned the hobby into a 24/7 pursuit. According to the ARRL (American Radio Relay League), FT8 and its successor modes now account for a massive percentage of all amateur radio activity globally. It has bridged the gap between traditional radio technology and modern computing, appealing to men who enjoy the technical challenge of optimizing a digital interface while still respecting the core physics of radio wave propagation. It is the tool of the modern digital woodsman, carving out a path through the noise of a crowded spectrum.

    The Mechanics of the 15-Second Cycle

    Understanding the rhythm of FT8 is essential for any man looking to master the digital airwaves. The protocol operates on a rigid 15-second “time slot” system. In the first 12.64 seconds of a slot, the message is transmitted; the remaining time is used for the software to process the data and for the operator to prepare the next response. This “even/odd” sequence ensures that two stations aren’t talking over each other. One station transmits on the even-numbered minutes and 15-second intervals, while the other listens, then they swap. This disciplined structure removes the guesswork and chaos often found in voice or Morse code pile-ups, creating an orderly flow of information that maximizes the use of available airtime.

    To get on the air with FT8, an operator needs more than just a radio and an antenna; he needs a bridge between the analog and digital worlds. This is usually achieved through a dedicated USB interface or a built-in sound card in modern transceivers. The software—most commonly WSJT-X—takes the digital data from the computer, converts it into audio tones, and feeds those tones into the radio’s transmitter. On the receiving end, the process is reversed. The radio “hears” a series of chirps and warbles, which the sound card captures and the software decodes back into text on the screen. This synergy of hardware and software is what makes FT8 a true “hybrid” mode of communication.

    The software interface provides a “waterfall” display, a visual representation of the radio spectrum where signals appear as vertical blue or yellow streaks. This allows an operator to see exactly where the activity is and find an open “slot” to transmit. It is a highly visual and tactical way to operate. Instead of spinning a dial and listening for a faint voice, you are scanning a digital landscape, looking for the telltale signatures of other stations. For many men, this adds a layer of strategy to the hobby that is deeply engaging, akin to a high-stakes game of electronic chess where the board is the entire planet.

    Why Signal-to-Noise Ratio Matters

    In the world of radio, the Signal-to-Noise Ratio (SNR) is the ultimate metric of success. It is the difference between the strength of the desired signal and the level of background atmospheric noise. FT8 excels because it is “wideband” in its ability to hear, but “narrowband” in its transmission. Because the tones are so precise and the error correction so robust, FT8 can pull a signal out of a “noise floor” that would render a voice transmission completely unintelligible. This is the primary reason why FT8 is the go-to mode for “DXing”—the art of contacting long-distance stations. It levels the playing field, allowing a man with a 100-watt radio and a wire in his backyard to talk to someone in Antarctica or Japan.

    The mathematical genius behind FT8 involves a process called “Costas arrays” and “Low-Density Parity-Check” (LDPC) codes. These are not just buzzwords; they are the tools that allow the software to identify the start of a transmission and fix any bits that were flipped or lost during the journey through the ionosphere. As Joe Taylor noted in his technical documentation for the WSJT-X suite, the goal was to create a mode that was “optimized for the specific characteristics of HF propagation.” By focusing on short, structured bursts rather than long-form conversation, FT8 prioritizes the successful completion of a contact over everything else.

    This efficiency does come with a trade-off. FT8 is not a “rag-chewing” mode. You won’t be discussing the weather or your favorite sports team. The messages are strictly limited to the essentials: call sign, signal report (in dB), and location (maidenhead grid square). However, for many men, the thrill is in the “catch.” The satisfaction comes from seeing a distant, rare station pop up on the screen and successfully completing that 60-second digital handshake. It is a hobby centered on the achievement of technical milestones and the collection of digital “QSL” cards that prove you reached the far corners of the earth.

    Integration with Modern Computing

    The rise of FT8 has coincided with the ubiquity of high-speed internet and powerful home computers. This integration has led to the creation of the “PSK Reporter” network, a massive, real-time map of global radio propagation. When your computer decodes an FT8 signal, it can automatically upload that data to a central server. This allows any operator in the world to see exactly where their signal is being heard in real-time. It is a revolutionary tool for understanding the ionosphere. A man can send out a few “CQ” calls and then check a website to see that he is being heard in Spain, Australia, and Brazil, all within seconds.

    This real-time feedback loop has changed the way men approach radio. It removes the mystery and replaces it with data. If you aren’t being heard, you can immediately troubleshoot your antenna or wait for the bands to open up. This data-driven approach appeals to the problem-solving nature of the masculine mind. It turns amateur radio into a laboratory where the results are visible and measurable. You aren’t just shouting into the void; you are probing the atmosphere and receiving instant confirmation of your reach.

    Furthermore, FT8 has fostered a global community of “citizen scientists.” By contributing data to these networks, ham operators are helping researchers understand solar cycles and their impact on global communications. As noted in various IEEE publications, the sheer volume of data generated by FT8 operators provides a unique look at the Earth’s upper atmosphere that was previously impossible to obtain on such a scale. When you engage in FT8, you aren’t just playing with a radio; you are part of a global sensor network that monitors the very fringes of our planet’s environment.

    The Role of Precision Timing

    As mentioned, timing is the lifeblood of FT8. Because the protocol relies on such tight windows of transmission, even a two-second drift in your computer’s clock can make you invisible to the rest of the world. This has led to the widespread use of time-synchronization software like Dimension 4 or Meinberg NTP. For the radio enthusiast, this adds another layer of technical “shack” maintenance. Ensuring that your station is perfectly synced to the atomic clocks in Colorado or via GPS is a point of pride. It represents the discipline required to participate in high-level digital communications.

    This requirement for precision also highlights the evolution of the amateur radio station. The modern “shack” is often a clean, streamlined desk featuring a high-resolution monitor and a sleek transceiver. Gone are the days of massive, heat-spewing vacuum tube amplifiers—though those still have their place. The FT8 operator is a digital navigator, managing signal levels, gain settings, and software configurations to ensure the cleanest possible signal. Over-driving the audio, for instance, creates “splatter” that ruins the frequency for others. Mastery of FT8 requires a gentleman’s agreement to maintain a clean signal and respect the shared bandwidth of the community.

    The discipline of the 15-second cycle also introduces a meditative quality to the hobby. There is a cadence to it—transmit, wait, decode, respond. It requires focus and patience. You are watching the waterfall, waiting for that specific signal to emerge from the static. When the software finally highlights a successful decode in bright red or green, there is a genuine sense of accomplishment. It is a modern manifestation of the same thrill early radio pioneers felt when they first heard a Morse code signal crackle through their headsets a century ago.

    FT8 and the Future of Amateur Radio

    While some traditionalists argue that FT8 has taken the “human element” out of radio, the reality is that it has saved the hobby for thousands of men. In an era of high urban noise and restricted antenna space, FT8 allows a man to remain active and competitive. You don’t need a 100-foot tower to be a successful FT8 operator; a simple wire hidden in the attic can often be enough to work the world. It has democratized the airwaves, making the thrill of long-distance communication accessible to anyone with a basic radio and a laptop.

    Looking forward, FT8 is just the beginning. The principles of weak-signal digital communication are being applied to even more robust modes like FT4 (a faster version for contesting) and JS8Call (which allows for actual keyboard-to-keyboard messaging). The technology is constantly evolving, driven by the same spirit of innovation that has defined amateur radio since its inception. As we move deeper into the 21st century, the marriage of radio physics and digital signal processing will only grow stronger, ensuring that the airwaves remain a vibrant frontier for exploration and discovery.

    In conclusion, FT8 represents the pinnacle of modern amateur radio engineering. It is a mode built on the foundations of advanced mathematics, precise timing, and a deep understanding of the natural world. For the man who is looking to earn his license, FT8 offers a clear path toward global connectivity and technical mastery. It is a testament to the fact that even when the sun is quiet and the bands seem dead, there is always a way to reach out and touch the other side of the planet. The digital revolution is here, and it is chirping across the HF bands in 15-second increments, waiting for the next generation of operators to join the conversation.

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    D. Bryan King

    Sources

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