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Epistemologia e pensiero critico: conoscenza, verità e ragione
Indice dei contenuti
ToggleCome facciamo a sapere che qualcosa è vero?
Quanto possiamo fidarci dei nostri sensi, della memoria, delle autorità, dei mezzi di informazione o delle convinzioni condivise dalla maggioranza?
E soprattutto: che cosa significa davvero pensare con la propria testa?
L’epistemologia è il campo della filosofia che studia la conoscenza: la sua origine, i suoi limiti, i criteri attraverso cui distinguiamo ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere.
Il pensiero critico porta molte di queste domande nella vita quotidiana.
Significa imparare a valutare un’affermazione, distinguere fatti e interpretazioni, riconoscere i propri pregiudizi, verificare le fonti e accettare anche la possibilità di cambiare idea quando emergono prove migliori.
Su Magozine questi problemi attraversano filosofia, psicologia, educazione e controinformazione. Perché la questione della conoscenza non appartiene soltanto ai filosofi: riguarda ogni volta che leggiamo una notizia, ascoltiamo un esperto, discutiamo un’idea o proviamo a capire il mondo.
Che cos’è l’epistemologia
L’epistemologia studia la conoscenza.
Le sue domande fondamentali sono antiche:
Che cosa possiamo conoscere?
Da dove provengono le nostre conoscenze?
Quale rapporto esiste tra esperienza e ragione?
Quando una credenza può essere considerata giustificata?
Esistono limiti oltre i quali la conoscenza umana non può andare?
Nel corso della storia le risposte sono state molto differenti.
Gli empiristi hanno attribuito un ruolo decisivo all’esperienza.
I razionalisti hanno sottolineato invece il ruolo della ragione e delle strutture attraverso cui organizziamo ciò che percepiamo.
Lo scetticismo ha ricordato che la certezza assoluta è spesso molto più difficile da raggiungere di quanto immaginiamo.
Davide Morelli affronta direttamente questi problemi in Sui limiti della conoscenza umana, ovvero alcune questioni di epistemologia, passando dal confronto tra innatismo ed empirismo ai problemi dell’induzione e della deduzione.
Esperienza e ragione
Una delle grandi questioni della filosofia riguarda l’origine della conoscenza.
Quanto deriva dall’esperienza?
Quanto dipende invece dalle strutture della mente che interpretano l’esperienza?
Osservare il mondo non significa infatti registrarlo passivamente.
Ogni osservazione viene organizzata attraverso concetti, aspettative, linguaggio e conoscenze precedenti.
Questo non significa che la realtà sia soltanto un’invenzione della mente.
Significa però riconoscere che conoscere è un processo, non una semplice fotografia del mondo.
Anche per questo la conoscenza può essere corretta, ampliata o abbandonata.
Induzione e deduzione
Due forme classiche di ragionamento sono induzione e deduzione.
La deduzione parte da principi o premesse e ne ricava conseguenze logicamente necessarie.
L’induzione procede invece dall’osservazione di casi particolari verso conclusioni più generali.
Gran parte della conoscenza empirica utilizza forme di ragionamento induttivo.
Ma osservare cento casi nei quali un fenomeno si verifica non garantisce logicamente che il centunesimo debba comportarsi nello stesso modo.
Questo problema non rende inutile l’induzione.
Ricorda semplicemente che molte conoscenze possiedono gradi differenti di certezza.
Imparare a distinguere tra certezza, probabilità, ipotesi e semplice possibilità è già una forma di pensiero critico.
Che cos’è la verità?
Anche la parola verità sembra semplice soltanto finché non proviamo a definirla.
Una frase può essere vera perché corrisponde a un fatto.
Una teoria può essere considerata affidabile perché spiega bene le osservazioni disponibili.
Un sistema filosofico può invece interrogarsi sulla possibilità stessa di accedere a una realtà indipendente dal soggetto che la conosce.
Davide Morelli ha raccolto differenti posizioni nel saggio Sui diversi modi di porsi nei confronti della verità in estrema sintesi.
La pluralità delle teorie sulla verità non significa però che ogni affermazione abbia lo stesso valore.
Dire che la conoscenza possiede limiti non equivale a sostenere che non esistano criteri per distinguere un’affermazione documentata da una completamente arbitraria.
Dubbio e scetticismo
Il dubbio può essere uno strumento di conoscenza.
Mettere in discussione una convinzione permette di verificare su quali basi poggia.
Ma esiste una differenza fondamentale tra scetticismo metodologico e rifiuto sistematico di qualsiasi prova.
Il pensiero critico non consiste nel non credere mai a nulla.
Consiste nel chiedere:
Quali prove sostengono questa affermazione?
Quanto sono affidabili?
Esistono spiegazioni alternative?
Che cosa potrebbe dimostrare che la mia ipotesi è sbagliata?
Sto utilizzando lo stesso livello di severità anche verso le idee con cui sono già d’accordo?
Il dubbio diventa produttivo quando apre una verifica.
Diventa sterile quando nessuna prova possibile viene considerata sufficiente.
Che cos’è il pensiero critico
Il pensiero critico non coincide con l’essere continuamente contrari.
Non significa cercare un errore in qualsiasi affermazione oppure assumere automaticamente che la versione dominante sia falsa.
Pensare criticamente significa valutare un’idea attraverso argomenti e prove.
Richiede quindi almeno quattro capacità:
comprendere ciò che viene realmente affermato;
distinguere fatti, interpretazioni e giudizi;
valutare la qualità delle fonti;
considerare seriamente anche elementi contrari alla propria posizione.
Questa autonomia di giudizio è uno dei temi centrali di Sul pensiero e sulla capacità di pensare di Davide Morelli.
L’articolo insiste proprio sulla difficoltà di costruire un pensiero realmente autonomo quando scuola, società, mezzi di comunicazione e appartenenze culturali forniscono continuamente idee già organizzate.
Pensare con la propria testa
L’espressione “pensare con la propria testa” può essere ingannevole.
Nessuno costruisce il proprio pensiero completamente da zero.
Pensiamo attraverso parole che abbiamo imparato, concetti elaborati da altri, conoscenze ricevute dalla scuola, dalla famiglia, dai libri e dalla società.
L’autonomia non consiste quindi nell’essere indipendenti da qualsiasi influenza.
Consiste piuttosto nel diventare capaci di riconoscere, confrontare e mettere alla prova le influenze ricevute.
È anche il problema affrontato da Morelli in Perché nella nostra società è così difficile dire sì alla vita e pensare?.
La libertà di pensiero non è soltanto assenza di censura.
Richiede tempo, strumenti culturali e possibilità reale di confronto.
Pensiero critico e conformismo
Il problema della conoscenza incontra qui la psicologia sociale.
Possiamo aderire a un’idea non perché l’abbiamo verificata, ma perché è condivisa dalle persone che ci circondano.
La maggioranza può diventare implicitamente una fonte di verità.
Un’autorità può apparire credibile non soltanto per la qualità delle sue argomentazioni, ma per il ruolo che ricopre.
Per questo Psicologia sociale e pensiero critico comunicano direttamente.
Comprendere conformismo, obbedienza e influenza sociale aiuta a capire perché valutare razionalmente un’affermazione sia spesso più difficile di quanto sembri.
Autorità ed esperti
Nessuno può verificare personalmente ogni conoscenza.
Per sapere come funziona una centrale nucleare, una malattia, un telescopio o un algoritmo dobbiamo inevitabilmente affidarci anche al lavoro di persone che possiedono competenze che noi non abbiamo.
Affidarsi a un esperto non significa rinunciare al pensiero critico.
Il problema diventa piuttosto capire perché consideriamo qualcuno competente.
Titoli, esperienza, pubblicazioni, consenso della comunità scientifica, trasparenza dei dati e possibilità di controllo sono criteri differenti.
Anche gli esperti possono sbagliare.
Ma da questo non consegue che un’affermazione priva di prove abbia lo stesso peso di un risultato sostenuto da un metodo verificabile.
Il pensiero critico richiede quindi di evitare due estremi:
accettare qualsiasi autorità senza domande;
rifiutare qualsiasi competenza perché nessuno è infallibile.
Conoscenza e metodo
Una delle conquiste più importanti del pensiero scientifico non consiste nell’aver eliminato l’errore.
Consiste nell’aver sviluppato procedure per scoprirlo e correggerlo.
Osservazione, formulazione di ipotesi, confronto con i dati, replicazione e discussione pubblica permettono di mettere continuamente alla prova le spiegazioni.
La conoscenza scientifica è quindi modificabile.
Questo carattere provvisorio viene talvolta interpretato erroneamente come debolezza.
In realtà poter correggere una teoria quando compaiono prove migliori è proprio una delle caratteristiche che distinguono un metodo aperto dalla difesa dogmatica di una convinzione.
Fonti: chi lo dice?
Una delle prime domande del pensiero critico è:
da dove proviene questa informazione?
Un’affermazione può attraversare decine di siti, post e articoli fino a rendere quasi invisibile la sua origine.
Risultano quindi fondamentali le fonti primarie.
Un documento, uno studio, una sentenza, una registrazione o un insieme di dati permettono spesso di verificare ciò che una fonte secondaria sta raccontando.
Ma anche una fonte primaria deve essere interpretata.
Un documento autentico può essere presentato fuori contesto.
Un dato reale può essere selezionato ignorando altri dati.
Una citazione corretta può essere utilizzata per suggerire una conclusione che l’autore originale non sosteneva.
La verifica delle fonti non consiste quindi soltanto nel trovare un link.
Richiede di capire che cosa quel documento dimostra realmente.
Controinformazione e metodo critico
Questo problema è centrale anche nella controinformazione.
Mettere in discussione una ricostruzione dominante può essere utile.
Ma una fonte alternativa non diventa automaticamente affidabile soltanto perché contesta quella ufficiale.
Una controinformazione credibile deve essere particolarmente severa verso le proprie fonti.
Risulta quindi importante:
risalire ai documenti originali;
distinguere notizia e commento;
cercare conferme indipendenti;
verificare date e contesto;
cercare anche elementi contrari alla propria ipotesi.
Il principio dovrebbe essere semplice:
non chiedersi se una notizia conferma ciò che pensiamo, ma quanto possiamo verificarla.
Propaganda: vero e falso non bastano
La propaganda mostra molto bene perché il pensiero critico non possa limitarsi alla domanda “è vero o falso?”.
Una comunicazione propagandistica può contenere affermazioni false.
Ma può anche utilizzare soltanto fatti autentici, selezionandoli e organizzandoli per orientare l’interpretazione.
Nella guida Propaganda: significato, tecniche e storia della propaganda politica abbiamo affrontato proprio questa caratteristica.
Di fronte a un messaggio dobbiamo quindi domandarci non soltanto:
questa informazione è corretta?
ma anche:
perché viene selezionata proprio questa informazione?
che cosa viene escluso?
quale emozione cerca di produrre?
quale comportamento cerca di favorire?
Qui epistemologia, psicologia sociale e analisi dei media si incontrano.
Disinformazione
La disinformazione pone un problema differente.
Un’informazione può essere falsa perché qualcuno ha commesso un errore.
Oppure può essere costruita o diffusa consapevolmente per ingannare.
Dal punto di vista del lettore, però, la prima necessità rimane la stessa: verificare.
Su Magozine il problema è affrontato anche attraverso casi storici, come Propaganda: irredentismo e fake news storiche e La menzogna alimentata ad arte: disinformazione storica.
La storia permette di osservare con maggiore distanza come narrazioni, selezione delle fonti e ripetizione possano modificare la percezione collettiva di un evento.
Un caso concreto: 5G e Covid
Un esempio particolarmente utile per riflettere sul metodo è Disinformazione e controinformazione sul 5G al tempo del coronavirus.
L’articolo appartiene al contesto del 2020 e le sue affermazioni scientifiche devono naturalmente essere lette alla luce delle conoscenze disponibili in quel momento e delle ricerche successive.
Ma il problema metodologico rimane interessante.
Riconoscere che una determinata teoria è priva di prove non significa dover accettare automaticamente qualsiasi affermazione contraria.
Ogni tesi deve essere valutata per le prove che porta.
È una regola fondamentale del pensiero critico:
la debolezza di un’ipotesi non dimostra automaticamente la verità dell’ipotesi opposta.
Pensiero critico e pregiudizi personali
Uno degli ostacoli più difficili da riconoscere è rappresentato dalle nostre stesse convinzioni.
Tendiamo naturalmente a prestare maggiore attenzione alle informazioni compatibili con ciò che pensiamo già.
Possiamo giudicare molto severamente una fonte quando sostiene una posizione contraria alla nostra e diventare improvvisamente meno rigorosi quando conferma ciò in cui crediamo.
Pensare criticamente significa quindi esercitare il dubbio anche verso se stessi.
Una buona domanda è:
accetterei questa prova se sostenesse la tesi opposta?
Se la risposta cambia in base alla conclusione, probabilmente non stiamo applicando lo stesso criterio.
Informazione e libertà
La possibilità di verificare un’informazione dipende anche dall’accesso alle fonti.
Per questo pensiero critico e libertà d’informazione sono collegati.
Una società nella quale fonti, documenti o posizioni differenti non possono circolare rende più difficile il controllo delle affermazioni pubbliche.
Ma anche un ambiente nel quale circolano quantità enormi di informazioni senza criteri di verifica può produrre confusione.
La libertà di accesso non elimina quindi la necessità di valutare.
La rende ancora più importante.
Educare al pensiero critico
Il pensiero critico non dovrebbe essere considerato una capacità riservata agli studiosi.
Può essere educato fin dall’infanzia.
Una scuola orientata al pensiero critico non dovrebbe limitarsi a chiedere di ricordare risposte.
Dovrebbe insegnare anche a costruire domande.
Perché pensi questo?
Quali sono le prove?
Esiste un’altra spiegazione?
Come potremmo verificare?
Che cosa cambierebbe la tua opinione?
La riflessione di Morelli in Sul pensiero e sulla capacità di pensare incontra qui anche il percorso di Magozine dedicato all’educazione: imparare non significa soltanto ricevere conoscenze, ma sviluppare progressivamente la capacità di valutarle.
Il confronto come strumento di conoscenza
Discutere non significa necessariamente convincere l’altro.
Un confronto può essere utile anche quando nessuna delle persone coinvolte cambia completamente posizione.
Argomentare costringe a esplicitare presupposti che spesso rimangono nascosti.
Ascoltare un’obiezione può mostrare un punto debole.
Formulare una risposta può costringerci a precisare meglio ciò che pensiamo.
Per questo una società nella quale il confronto viene ridotto a schieramenti contrapposti perde uno dei suoi strumenti di conoscenza.
Il pensiero critico ha bisogno anche della possibilità di dire:
non lo so.
Oppure:
su questo punto avevo torto.
Sono affermazioni molto più compatibili con la ricerca della conoscenza di una sicurezza costruita soltanto per difendere la propria posizione.
Nessuno è depositario della verità
Questa consapevolezza attraversa anche Sillabario contemporaneo di Davide Morelli.
Il volume raccoglie riflessioni su psicologia, filosofia, società, politica, media ed economia dichiarando esplicitamente la compresenza di elementi oggettivi e interpretazioni personali.
La distinzione è importante.
Un pensiero può essere interessante senza pretendere di essere una verità definitiva.
Una prospettiva soggettiva può aprire domande.
Ma dovrebbe essere riconoscibile come tale.
Separare dato, interpretazione e opinione è uno degli esercizi fondamentali del pensiero critico.
Sapere di poter sbagliare
Il pensiero critico non conduce necessariamente a maggiori certezze.
Spesso produce il risultato opposto: rende più visibili i limiti di ciò che sappiamo.
Ma questa incertezza non deve essere confusa con il relativismo assoluto.
Non tutte le affermazioni sono ugualmente fondate.
Non tutte le fonti sono ugualmente affidabili.
Non tutte le interpretazioni spiegano i fatti con la stessa efficacia.
Possiamo quindi riconoscere contemporaneamente due cose:
la conoscenza umana è fallibile;
esistono metodi migliori e peggiori per avvicinarsi alla realtà.
È nello spazio tra queste due affermazioni che si incontrano epistemologia e pensiero critico.
E proprio per questo il tema appartiene al percorso più ampio di Psicologia e filosofia: capire come conosciamo significa anche capire come pensiamo, come siamo influenzati e come costruiamo la nostra visione del mondo.
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